L’Italia riparta dal Covid19

La foto che vedete qui molto probabilmente l’avete vista girare in questi giorni sulla vostra home di FB, come molti di voi sapranno si tratta di uno scorcio dell’acqua di Venezia.

L'acqua di Venezia beneficia dell'assenza dell'uomo
– L’acqua di Venezia beneficia dell’assenza dell’uomo


Era così difficile?


Quel che appare subito evidente è di come l’acqua sia (o sembri) “limpida”.
Quel che sovviene subito dopo è: “Non credevo Venezia potesse avere un’acqua così pulita”.

Qualche precisino ha subito voluto inutilmente precisare che non si tratta di miracolo chimico ma è semplicemente la sabbia che, senza il rimestar di gondole e traghetti, si è depositata.

A me, e forse a qualcuno di voi, ciò interessa molto poco.
Il punto è che a memoria non ricordo di aver mai potuto pensare che Venezia potesse essere anche così.

Del resto Venezia, oltre che sinonimo di bellezza, è sempre stata sinonimo di acque torbide e spesso maleodoranti.
Non ci abbiamo neanche mai provato a renderla migliore, perchè pensavamo non fosse possibile.

Eppure in 7 giorni, senza fare assolutamente nulla, è successo questo.
Senza spendere soldi, senza spendere fatica, senza ingegnarsi e senza ipotizzare.

Il mare di Salerno, come a Venezia, ritorna chiaro
– Anche il mare di Salerno trae benefici ambientali durante la pandemia


Questo mi fa pensare, e comincia a farmele girare.
Perchè allora, deduco, non ci vuole poi così tanto a migliorare l’ambiente intorno a noi, no?
Perchè quando si parla di ambiente sembra di parlare di imprese impossibili, insostenibili economicamente o lontanissime nel futuro. E invece bastavano 7 giorni?
7 giorni di nulla?


Complice la nostra quarantena forzata abbiamo notato un po’ dappertutto questo tipo di miglioramenti (ad esempio qualità dell’aria in Cina, Nord Italia e Europa in generale) e, se da un lato sicuramente non si può pretendere di rimanere trincerati sul divano in attesa che la natura faccia il suo corso, dall’altro mi sale un po’ su il pensiero che forse, una volta tornata la normalità, dovremmo pretendere e adoperarci per qualcosa di più.


La nostra Campania come Venezia


Venezia è lontana, ma la nostra Campania, la nostra Irpinia, il nostro Cilento (…ecc!) sono qui e sono vittime di noncuranza e sfruttamento oltre il limite.
Ce ne rendiamo tutti conto benissimo ogni estate.

E non parlo della cartaccia buttata per terra (o in mare), perchè siamo nel 2020 e offenderebbe la mia intelligenza dover spiegare ancora che questo “non si fa”, ma parlo del passo in più che ci vede indignarci sileziosi quando scorgiamo all’orizzonte yatch e barconi che ci inquinano il mare dopo esserci fatti 1 ora di traffico per 2 ore di sole, parlo delle zone bellissime di litorale in cui non andiamo da anni perchè “lì ci sono le industrie che scaricano”.

Ma forse, se tutti siamo sopravvissuti e terremo botta per 1 mese intero senza produrre nulla, chiusi in casa, allora allora allora FORSE si può anche limitare un pò una produzione, e un guadagno, in favore di un’accortezza all’ambiente?

Perchè se io, ipotetico veneziano, posso scegliere di affacciarmi e vedere il mio riflesso ispiratore Mufasa style nel canale, perchè dovrei mai riabituarmi al torbido fetore che c’era prima?

Anche il mare di Agropoli, come a Venezia, migliora in assenza dell'uomo
– Il porto di Agropoli non è da meno


Siamo noi a scegliere


La scelta viene da noi e dev’essere etica, i risultati raggiunti involontariamente in questi giorni non devono essere dimenticati, dobbiamo tracciare una maledetta linea e non rinunciare a quel che abbiamo capito possa essere routine.

Vi invito, a quarantena finita, e a estate sopraggiunta, di indignarvi, di urlare, di alzare polveroni e di protestare se le buone maledette cattive vecchie abitudini di qualcuno, di qualche industria, di qualche malcostume, tentano di strapparci via quel che di buono ci siamo ricordati di avere.

Non c’è niente di più importante del nostro benessere e della nostra salute, il virus tristemente ce l’ha ricordato, e questo passa anche dalla salute dell’ambiente in cui viviamo.

E’ nostro, e non dobbiamo rinunciarvi, guai a chi ce lo tocca, non c’è profitto che ne valga la pena.

Del resto, come sempre detto su questa pagina, non è tanto l’abbuffata e la bevuta, è il contesto.
Ci divertiremmo così tanto alla nostra sagra preferita se bosco, spiaggia, centro storico e parco fossero invase di sporcizia, scorie e liquami? Non credo.

E vi dirò di più, a quel punto non ne trarremmo più niente, neanche quel guadagno per cui ci siamo giocati tutto.


Falco


La nostra pagina:

Il trono di Sagre


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