Sagra del fungo porcino – Castelpagano (BN) – 2023


La Sagra del fungo porcino di Castelpagano (BN) procede spedita da 25 anni. L’evento è andato di pari passo con la ristrutturazione dell’intero centro storico del paese, eseguita dalla stessa pubblica amministrazione che ha anche incentivato lo sviluppo della sagra. L’idea è proprio quella di porre la sagra come fiore all’occhiello e spingere le persone a scoprire e tornare a Castelpagano.


Sagra del fungo porcino, Aperifungo


L’anno scorso questa era stata una delle portate che mi erano piaciute di più. Non so se fosse previsto o se fosse solamente capitato, ma nelle frittelle ricordo specificatamente che c’erano dei pezzettoni di fungo insieme a salumi/salsiccioni vari, mentre quest’anno il fritto (6 pezzi) comprendeva il “solo” salume.

Il panino è rimasto praticamente identico. Invece della salsina ai funghi scegliamo quella all’aglianico.
Il pane era perfetto, per fortuna ci sono capitati 2-3 eventi di seguito dove il pane era di prima scelta. Forse qualcuno ha capito che non importa quanto sia buono ciò che ci metti dentro…se il pane è sereticcio (vedi: Stantio) ti rovina tutto il piatto. Vogliamo approfittarne per far sparire una volta per tutte anche quei panini lunghi da festa di paese nei quali troviamo tracce di salsiccia-e-patatine e che forse possono piacere a uno stormo di piccioni? Nel caso io firmo, fatemi sapere.

Buono anche l’hamburger, anche se troppo tenace per i miei gusti. Il paninetto abbinato al vino come aperitivo rimane però un qualcosa che mi stuzzica. Sono curioso di vedere come si evolverà il prossimo anno.


Sagra del fungo porcino, gli stand


Una bella occasione per spaziare tra le delizie territoriali di Castelpagano è quella di soffermarsi agli stand che accompagnano la sagra. In molte occasioni essi sono solo di contorno, qui vi consiglio fermamente di concedervi qualche minuto per provare qualche specialità. Aziende agricole locali o degli immediati dintorni espongono il meglio che hanno. Ecco quindi sbucare etichette di rossi e bianchi, porchette, rossi prosciutti (per cui Castelpagano è nota, occhio!) e una sfilza di formaggi e salumi vari.


Presente come primo stand appena la discesa dall’inizio del paese diventa più lieve, di fronte alla cassa dell’Aperifungo, il banco dei dolci. Ve lo segnalo non a fine pasto perché c’è l’imbarazzo della scelta alla sola vista. Un bancale pieno di torte, direttamente uscito dalle più folkloristiche favole dei Grimm.

Crostate, sacher, torte di mele, panettoni, dolcetti al cocco, di tutto. Fantastico.


E’ inoltre a questo punto della serata che ci accorgiamo, in linea con lo scorso anno, di essere tra gli unici in camicetta e pantaloncino, mentre tutto il paese gira quasi in giacchetto. Stavolta non abbiamo sbagliato strada, abbiamo solo sbagliato outfit. Non un problema.


Sagra del fungo porcino, il menu


Finite le foto di rito è il momento di provare il menu completo della sagra.
Al prezzo ridicolo di 16,50€ abbiamo:

  • Perditempo bella fornarina alle verdurine dell’orto
  • Insalata di farro alla boscaiola
  • Tagliatelle all’uovo al ragù di bosco
  • Rotolo delicato al profumo di fughi
  • Bombette di vitello affogate alla crema di porcini
  • Bocconcini di nero a metà con spezie, erbe, falanghina e sottobosco
  • Vini DOC del Sannio


Partiamo dalla pasta. La tagliatella col porcino vince sempre. Quest’anno si è optato per una versione al sugo, per mio gusto personale i funghi li preferisco sempre in bianco, forse faccio una piccola eccezione per i Gallinacci. Considerato il prezzo dell’intero menu la porzione a mio dire è più che soddisfacente.

In ordine sparso poi ho aggredito subito il rotolo, che ho trovato veramente ottimo. Non so se questa specialità solitamente si serva fredda o comunque non bollente, considerato che è colma di ricotta probabilmente è immangiabile appena sformata e va lasciata riposare. Non lo so e non mi interessa, buonissimo, approvato a pieni voti.


Purtroppo non rientrano nei miei gusti nè questa versione dolciastra della ciambotta (fornarina alle verdure dell’orto), nè il farro, per lo stesso motivo. So che al contrario della provincia di Salerno, dove questi piatti sono notoriamente salati, in alcune parti del beneventano e dell’avellinese ci sono alcuni piatti (tipo i peperoni ripieni provati a Caposele, chi se li scorda…) che hanno un forte retrogusto dolciastro.
Purtroppo nell’intero panorama del mondo della cucina internazionale l’unico gusto che difficilmente mando giù è proprio l’accenno di agrodolce. Che sia bambù o che sia ciambotta.


I bocconcini, il Nero a metà, il sottobosco e le bombette…e la pizza


Le ultime due pietanze nel menu sono a base di carne. Bombette e Bocconcini.
Le bombette, che in realtà sembrano più uno spesso roastbeef sono effettivamente affogate in un bella salsina che invoglia alla scarpetta. La nostra porzione purtroppo, vuoi un po’ le foto, vuoi un po’ l’averla mangiata per ultima, vuoi che probabilmente era tiepida già in partenza…al momento dell’assaggio era diventata fredda. Si percepiva fosse buona in origine quindi io l’ho mangiata tutta senza particolari patemi (in realtà io ho comunque spazzolato via tutto il menu, nonostante l’accenno di critiche…avrò lasciato due forchettate si e no).


Mi ritaglio un piccolo capitolo a parte per i bocconcini.
Provati per ultimi, più che tiepidi, erano comunque ottimi.
Molto teneri, ricchi di carne e…sottobosco (?) ma soprattutto ricavati da questo Nero a metà.

Cosa sarebbe per la precisione? Il Sindaco Giuseppe Bozzuto, tra i più grandi promotori dell’iniziativa, ci ha spiegato durante l’intervista che ci sono discreti sforzi per generare un incrocio di razze suine tra il noto nero casertano e la specie locale, anch’essa rinomata (pensata all’accenno precedente sul prosciutto!). Sforzi che, a giudicare da queste succose polpettine, sembrano andare nella giusta direzione.


Spendiamo due paroline anche per la pizza. L’anno scorso era stata anch’essa parte di un menu spaziale. Chiaramente un prodotto da forno più che da pizzeria (e nessuno cerca di mistificarlo, tranquilli) ideale da gustare nel modo più semplice possibile in bianco, al sugo o in versione di classica Margherita.

L’impasto mi è piaciuto. Poco salato e soffice, un ottimo prodotto da forno. Il fungo stavolta era un po’ spugnoso e bagnato. L’ho mangiata comunque con piacere. Viene servita al prezzo di 8€ con accompagnamento di vino/birra.


Sagra del fungo porcino, conclusioni


Il territorio di Castelpagano comprende 1000 ettari di bosco, dai quali fuoriescono i prodotti che vivacemente vengono consumati durante l’evento. Quest’anno, eccezionalmente, si passerà dai canonici tre giorni a ben nove, con l’esclusione del solo lunedì. Oltre al menu sul porcino, nei weekend a seguire sarà possibile provare altre specialità locali oppure la tagliata di marchigiana.

Aggiungo come nota personale che per il secondo anno consecutivo abbiamo incontrato sul posto addetti ai lavori o semplici paesani genuinamente gentili. L’idea dall’esterno è che questo evento piaccia davvero tanto agli abitanti di Castelpagano, e che se lo tengano stretto.

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Falco

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