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Festival del gusto – Venosa (PZ) – 2023

Festival del gusto – Venosa (PZ) – 2023


Venosa è una città che ha tanti motivi per essere visitata. E’ la città natale del poeta Orazio, è uno dei Borghi più belli d’Italia, ha un castello, una cattedrale, un ben tenuto centro storico…e da oggi è sede anche del Festival del gusto. Una prima edizione partita alla grande che sfrutta il naturale percorso cittadino per mostrare al pubblico le delizie delle terre lucane.


Venosa e il Festival del gusto


Una delle prime cose che si scorge arrivando al Festival del gusto è il castello. Datato 1470, si mostra al pubblico nel suo naturale fossato, oggi un giardino curato ricco di verde e alberi. Proseguendo sul viale lastricato ci si lascia la chiesa di San Filippo sulla destra e ci si infila nei vicoletti.

Perdersi è impossibile, ogni angolino è allestito a festa (nonostante il percorso non sia brevissimo) e ai lati della pubblica illuminazione ciondolano filari di peperoni in diverso stato di essiccazione.
Il protagonista di questa prima edizione del festival è infatti proprio il peperone crusco di Senise (PZ).
Per esaltare al massimo le potenzialità di questo prodotto è stato anche istituito un piccolo gemellaggio proprio con Senise e gli eventi che già lo celebravano (tipo il Tumact Me Tulez).


Tutta la parte gastronomica e stuzzicante dell’evento si trova ai piedi della cattedrale di Sant’Andrea Apostolo. La piazza e la cattedrale, dei naturali colori della pietra, riflettono le tante lucine disposte orizzontalmente e concedono al visitatore una vista che colma gli occhi di genuina meraviglia, soprattutto se come noi è la prima volta che la vedete. Dal piccolo palco fino alle 22.00 una azzeccatissima discografia di Tonino Carotone ci immerge nelle atmosfere del festival.


Vicoli e piazze di Venosa


Nel percorso che va dal castello alla cattedrale troviamo, come anticipato, diversi allestimenti ed iniziative. Una delle più ricche si trova proprio nella piazza che porta il nome del poeta, ricordato costantemente in città, parliamo chiaramente di piazza Orazio Flacco.

Il poeta, stringendo a sè una filare di peperoni (bel tocco) osserva lo sciamare della folla che è libera di avvicinarsi ad artisti che espongono e realizzano sul posto le loro opere, a casette in legno scuro che mettono a disposizione i loro prodotti biologici. Tra i tanti, vino, taralli, lavanda, miele, olio…

C’è spazio per un convegno e per un libero passeggio.


Subito prima della piazza abbiamo una sequenza di vicoli che ricordano le atmosfere di Alice nel paese delle meraviglie, con tanto di danza al suono di una cornamusa e rappresentazioni appese ai muri dei personaggi di Carroll. Il percorso è anche occasione per ammirare la street art che decora tutto il paese.
Proseguendo naturalmente ci si incorre anche nei clown dell’Avis, che fanno animazione per bambini, e si fuoriesce giusto in tempo per potersi concedere l’acquisto ricordo di rosmarino, pasta secca, artigianato, ceramiche e ovviamente peperoni cruschi in ogni forma (perchè il colore è sempre il tipico rosso brillante).


Festival del gusto, Il percorso gastronomico


In ogni angolino si può trovare qualcosa da mangiare, ma è andando verso la cattedrale che il preponderante lato culinario del festival prende vita.
Inizialmente trovere delle pettole di peperoni e cipolle, impastati e fritti al momento, risultano fragranti e non unti, sono un perfetto antipasto/aperitivo e potete gustarli anche con delle creme dolci.
A realizzarli è il Forno Magico, anch’esso perfettamente in tema con l’elegante ma vistoso andazzo della serata tutta.


Un attimo più avanti potete ritrovare un’esposizione artistica: Giraffe che reggono lampadari e peperoni.
Ancora più avanti siete nel pieno del percorso gastronomico.
Il primo stand è di una nota macelleria locale che serve carne di cavallo in diverse varianti, anche accompagnata da frittelle di zucchine (5€, ma è disponibile anche il panino a 7€ ed altro ancora), mentre subito dopo trovate un’interessante proposta: paella con crusco, ceci e baccalà. Saporita soprattutto se si acchiappa il sapido baccalà, prezzo più alto rispetto alla media degli altri piatti, 10€.


Superata questa parte c’è il primo drammatico ingorgo con due elementi che attirano molto pubblico.
Pasta realizzata al momento (strascinati o ditalini), serviti con peperone crusco e mollica, estremamente croccanti, oppure con crema di formaggio e polvere (ovviamente sempre di peperone!)

Li abbiamo provati entrambi e vi consigliamo di assaggiarne almeno uno! Se invece siete in coppia/gruppo, il consiglio è sempre quello di condividere tutto e assaggiare il più possibile.


Festival del gusto, Il percorso gastronomico pt 2


Addentrandovi all’interno della piazza della cattedrale troverete naturalmente altri stand gastronomici.
Molto successo riscuote al solito la strazzata aviglianese, già incontrata all’omonimo evento di Castel Lagopesole (PZ), alla sua destra non è da meno il cuoppo di baccalà e peperone crusco fritto. Una delizia che purtroppo, nonostante il gentile invito, non riusciamo a provare (eravamo ormai troppo pieni!)


Abbiamo provato invece due esempi di apprezzata carne locale. Da un lato la salsiccia (e i salumi, il pezzente, la soppressata) di Macelleria Sileno, che preparava morbidi panini anche con hamburger.


Dall’altro la porchetta realizzata con orgoglio da Carni DOC di A. Gammone.
Molto gentili, ci hanno invitato all’interno dello stand a seguire la farcitura del panino e a provare la croccantissima porchetta. Da segnalare il pane ottimo, fresco e fragrante che ci è sembrato di notare fosse lo stesso per tutti gli stand. Finalmente del pane degno della farcitura interna. Dimenticatevi la gommosità e il sapore stantio del paninazzo improvvisato da festa patronale.


Ho parlato della gentilezza di Carni DOC ma tra comitato organizzativo, amministrazione comunale, stand, cuochi, cantanti e semplici civili abbiamo riscontrato, come sempre ci capita in terre lucane, l’infinita gentilezza e disponibilità dei locali. Non eravamo mai stati a Venosa, ci siamo sentiti rilassati e a casa nostra, un punto a favore che non è passato per niente inosservato, ve lo assicuriamo.


Festival del gusto, il percorso gastronomico pt 3


Tra inviti ad avvicinarci, sorrisi e assaggini, in piazza siamo passati anche a provare il guanciale di maiale.
Lunga cottura, in un naturale sughetto di succhi e carotine. Servito con crostino di pane dorato.
Una delizia delicata che non potete saltare, accompagnandola con vino.


Di fianco, per spezzare, zeppola di San Giuseppe realizzata al momento.
In questo caso nella sua versione più saporita, quella fritta!


Ancora, alle vostre spalle, caciocavallo impiccato. Versione un po’ diversa da quella cui siamo abituati ultimamente. Formaggio fuso sui carboni, naturalmente, su una morbida fetta di pane (dorata anch’essa) con in cima un rossissimo salume tagliato fresco.
Ricordava per le tonalità il più fragrante dei french toast!


Tra la folla, in un tripudio di ovazioni, ci pensa la signora Nunzia da Bari a ridimensionare qualsiasi influencer. Tra inviti a riprodursi più di frequente possibile, acqua e amore, invita tutti a disporsi a cerchio intorno al suo banchetto e a rapide manate stira prontamente un chiletto di fresche orecchiette.
Insegna il suo sapere ai fanciulli, concede foto e scompare in una nuvola di semola. Che show.


Festival del gusto, conclusioni


Ci sembra assurdo che una città piena di attrazioni come Venosa non avesse mai avuto un festival/evento del genere. Le sue stradine sembrano fatte apposta per far perdere ed accogliere. Come si sarà potuto immaginare la nostra permanenza è stata estremamente gradita.

Abbiamo apprezzato la naturale bellezza della città ma anche i gusti, i sapori, l’organizzazione e il buonumore.
Abbiamo avuto la possibilità di visitare anche il palazzo comunale e di conoscere il sindaco Marianna Iovanni e l’organizzatore dell’evento Felice Lovaglio Manzi, al quale vanno i nostri complimenti per una prima edizione senza passi falsi o incertezze.


Il festival è una piacevole scusa per fermarsi un giorno di più (e infatti i b&b erano tutti belli pieni) e visitare, castelli, chiese, cattedrali ma anche l’immediato circondario. Non dimentichiamo che Venosa è nota anche per un ottimo aglianico!

L’evento in questa sua prima edizione si terrà 30 Settembre e 1 Ottobre 2023, vi invitiamo a scoprirlo!


Falco

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Le notti della maccaronara – Castelfranci (AV) – 2023

Le notti della maccaronara – Castelfranci (AV) – 2023

Le notti della maccaronara è un evento che trova la sua forma definitiva nel 2023.
Inizialmente, anni addietro e soprattutto pre-covid al Comune di Castelfranci (AV) si era tentato di trovare una serata che unisse i punti forti della cittadina irpina: Piatti tipici e vino locale.

Si è scelto così di lasciarsi rappresentare dal più apprezzato di questi piatti, proprio quella maccaronara che è stato scelto di servire, tirata a mano, nelle tre notti dell’evento. Francesco Raffaele, in concomitanza con il Comune di Castelfranci (AV), ha chiesto a Il Trono di Sagre di seguire questo e gli altri due eventi dell’annata. Il Trono ha risposto affermativamente, e con grande piacere.

Le notti della maccaronara, maccaronara

La golden hour di Castelfranci


Non essendo la prima volta che ci troviamo in città sappiamo benissimo quanto possano rendere le colline nei dintorni di Castelfranci con la luce giusta. Alle 18.30 infatti siamo già sul posto, mentre ancora le botti stanno rotolando al loro posto e le balle di fieno sono ancora belle composte e intonse, pronte a fare da morbidi sedili per il resto della giornata.

I vigneti, i tanti vigneti, sono illuminati dal caldo sole di quest’estate e lo saranno ancora per un paio d’ore, il momento è ideale per cominciare a parlare della maccaronara.
Non è la prima volta che ve ne parliamo, difatti citando noi stessi possiamo dire che…

“L’antica tradizione prevede una preparazione rigorosamente a mano partendo da un impasto ottenuto con semola di grano duro, o talvolta anche farina di grano tenero e acqua, viene poi stesa e tagliata con un mattarello apposito chiamato appunto “maccaronara”. Questo antico strumento, un tempo ottenuto dal legno oggi di ottone, ha delle scanalature con la classica forma della pasta.
Passando con decisione questo strumento sull’impasto si ottiene un taglio a spaghetto che poi viene staccato uno ad uno a mano con una certa dimestichezza prima da un lato e poi dall’altro.
Preparata al sugo semplice o ragù di carne (mogliatielli, braciole, cotechini etc.), con fagioli, al tartufo, con i porcini, e tante varianti rappresenta un piatto tipico della cucina Irpina.”


Lezioni di maccaronara


E’ perfettamente d’accordo anche lo chef Pasquale Corrado che rapidamente, mentre appassionato ci racconta usanze e tradizioni culinarie del posto, ci regala anche una veloce dimostrazione di stesura della pasta.

Chiaramente dopo un po’ d’accademia siamo già pronti per un assaggio. Nel caldo torrido della sua postazione, nel breve tempo che la pasta viene a galla, chef e famiglia, che per oggi lavoreranno insieme, ci preparano un bel piatto fumante e abbondante di maccaronara al sugo, sulla quale facciamo piovere abbondante formaggio.


Le notti della Maccaronara, dei Mugliatielli e della Sfrionzola


Come può qualcosa che ti è stato preparato davanti agli occhi non essere ottima? E infatti la divoriamo con piacere, piacevolissima la sensazione del pomodoro fresco e dolce che si avvolge alla porosità della pasta…

Allo Che Corrado toccano anche mugliatielli e sfrionzola, piacevole scoperta che non vediamo l’ora di saggiare. Ora, chi è con noi dal Vendemmia Fest del 2019 si ricorderà quanto parlai bene della sfrionzola di Castelfranci…carne (di maiale) a tocchetti perfettamente abbrustolita, saltata e dorata in padella con un rossissimo peperone carico d’aceto. Noto con piacere che si, è ancora lei, ancora ottima, non può deludere.

Anche il mugliatiello, involtino d’intestini d’agnello cotto al sugo, è pronto per essere accompagnato con un po’ di pane. Lo mangiamo guardandoci le spalle dato che altre telecamere sono giunte sul posto e braccano Corvo per una forbita opinione sui pregi delle interiora animali. Io come mio solito mi defilo e mangio di nascosto tra un palo e una botte mentre le prime file cominciano a formarsi…


Tra balle e botti


Divorato il divorabile lasciamo lo chef alle sue mansioni e in pochi passi raggiungiamo la seconda postazione. Essa è perfettamente nel centro dell’evento (e della piazzetta), ma prima di soffermarci su di essa preferiamo gironzolare un po’ fra i tavoli, cinti da un drappo blu che recita luogo & nome dell’evento, fornendo loro un discreto SEO. Dopo di essi c’è una postazione di caramelle e canditi, ancora dopo uno stand che prepara una serie di cocktail e dispone di birra alla spina nazionale. Ancora alle spalle un palco che per ora aspetta in religioso silenzio che inizieremo a fare l’intervista video, così potrà puntualmente, come un perfetto orologio, partire con le prove e finire inevitabilmente in background del video, come sempre accade.

E’ proprio nella postazione centrale che vengono anche servite ed esposte le etichette.
Come accennavamo nel prologo, queste sono tutte cantine di Castelfranci, che se è apprezzata per la maccaronara è probabilmente ancora più amata per il caratteristico vino che produce, il quale ha saputo varcare abbondantemente i confini cittadini ed è di forte richiamo per tutti i grapejuice enjoyer.


Gli amici del caciocavallo


Con questo simpatico nomignolo gli amici della postazione di cucina centrale propongono un panino con rucola, crema al tartufo, glassa d’aceto balsamico, formaggio lasciato fondere in piastra e naturalmente hamburger. Composizione semplice e d’effetto, grazie alla bontà e alla sicura provenienza degli ingredienti, anche in questo caso locali, per quanto concerne la carne.

Con acquolina vengono supervisionate anche le ribs di maiale. Lunga cottura, lasciando che il fianco della bestia si rosoli e quasi aspettando che le costine vengano via da sole. Queste non riusciamo a provarle, la cottura è molto lunga e anche la fila che comincia a formarsi, rischieremmo il linciaggio. Guardiamo da lontano, con invidia. Immancabile, di fianco l’amico porco, il ciondolante caciocavallo impiccato.


Risposta del pubblico


Il pubblico comincia a rispondere, sappiamo che già durante la prima serata della festa (21 luglio, il giorno precedente) c’è stata una bella risposta, e si aspetta ancora più gente per il sabato.
Questo è sicuramente uno dei piccoli riusciti step per rimettere Castelfranci, i suoi eventi, i suoi prodotti, i suoi vini e i suoi piatti di pasta fumanti al centro delle mappe d’Irpinia e Campania tutta.

Il modo in cui il tutto è stato allestito ricorda con piacere un’Italia di qualche anno fa, una piacevole passeggiata in paese, con le atmosfere lente proprio di quelle feste che hanno poi dato origine alle tanto amate sagre di oggi. Botti, balle di fieno, tavoli per condividere il pasto e la serata. La possibilità di sedersi con una bella bottiglia di fronte a quattro amici, il panorama verde di fronde e vigne (e qualche zanzara maledetta, invisibile, minuscola e letale) e il gruppo musicale, che stavolta si comincia a suonare, partendo da una moderne ma comunque nostalgica Italodisco.

Vi ricordiamo che saremo nuovamente a Castelfranci in occasione di Fiume di vino, dal 28 al 30 Luglio.
Al contrario di questa manifestazione, che si tiene in pieno centro, quest’ultima costeggerà il fiume calore, in una piccola oasi rimessa in piedi dallo sforzo municipale, vi alleghiamo direttamente il link all’evento in calendario, in modo da rimanere aggiornati e non perdervelo!


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Evento di…Vino, la degustazione enogastronomica di Cantina Firosa – Olevano sul Tusciano (SA)

Evento di…Vino, la degustazione enogastronomica di Cantina Firosa – Olevano sul Tusciano (SA)


Cantina Firosa è una realtà nata dal connubio tra la tradizione e la vitalità giovanile, è a gestione tutta familiare e tutta al femminile. Il rilancio dell’attività di famiglia è avvenuto tramite l’entusiasmo delle tre sorelle Poppiti, che hanno deciso di prendere in mano la situazione e dar vita ad eventi come Evento…di Vino, una degustazione messa in scena nella tenuta di famiglia.

Programmi
– Preview dell’evento


Il programma

#CantinaFirosa anche quest’anno vi propone l’attesissimo “Evento di…Vino”, l’ormai famoso percorso #enogastronimico racchiuso in un’avvolgente atmosfera.

I protagonisti per eccellenza saranno gli ottimi vini di Cantina Firosa: il rosato #FERRIERE, il rosso #ERYTHROS, il fiano #FROSANO, l’eccellente Aglianico #NARDANTUONO e #CASTIELLO!!!

Infine, ad addolcire i palati ci penserà il gelato al #MOSTOCOTTO, specialità di Cantina Firosa.

Ad ogni vino verrà abbinato un piatto gustoso e raffinato, anche nella versione #glutenfree

Il tutto accompagnato da #musica dal vivo, area play park per bambini e altre novità.

Un #evento da vivere, non da farselo raccontare!

Non mancare!!

#CantineFirosa#EventoDiVino#EventoDiVino6#EventoDiVino2022

Antipasti
– Una parte del percorso degustativo


Con queste parole, è la stessa cantina, dai suoi portali social, ad annunciare l’edizione del 2022.
Noi c’eravamo già stati nel lontano Agosto del 2019 e infatti ricordiamo con piacere diverse pietanze, dal gelato al Mosto Cotto ai cavatelli, passando anche per un’importante parmigiana, perchè ben venga la degustazione, ma meglio se poi ti sazi anche! Le portate, inoltre, potranno essere selezionate nell’ordine desiderato, quindi avrete facoltà di scegliere ciò che più vi piace, nell’ordine che preferite.

Cantina Firosa, Mosto Cotto
– Molto consigliato il Gelato al Mosto Cotto, da gustare come gran finale

L’evento si terrà il 29 – 30 – 31 Luglio e 1 – 2 – 3 Agosto.

L’occasione sarà quella per provare e acquistare i vini della Cantina Firosa che collaborò inoltre con noi nella stesura di questo articolo a proposito delle qualità dell’Aglianico:

Evento FB

Informazioni utili

Cantina Firosa
Via Ferriere 43/45, Olevano sul Tusciano (SA)
0828 311887
www.cantinafirosa.com

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Dai sorrisi purpurei alle migliori tavole: L’Aglianico – Il Trono di Sagre

Dai sorrisi purpurei alle migliori tavole: L’Aglianico – Il Trono di Sagre


Lo conosciamo e riconosciamo perchè ad ogni sagra tinge i nostri sorrisi di un rosso purpureo ma l’Aglianico è molto di più di un semplice vino da tavola. Insieme a Cantina Firosa approfondiamo il mondo di uno dei vini più apprezzati e bevuti in Campania.

Vigna
– Vigna di uve d’Aglianico

Dai greci al dominio spagnolo, fino alle tavole di tutta Italia

Si tratta di un vitigno molto antico, di origine probabilmente greca, alla quale dovrebbe il suo nome (Ellenico -> Aglianico) che durante la dominazione spagnola si tramutò nel moderno termine tuttora usato per via della pronuncia iberica della doppia L. Ma altre fonti indicano che il termine potrebbe essere direttamente romano, dal latino “anicus” che starebbe a significare l’appartenenza a qualcosa, in questo caso le pianure.
I romani infatti definivano l’agnianico un vino “di pianura”, di campagna, non di qualità, eppure era già abbondantemente trattato e bevuto fin d’allora.


Le 3 grandi famiglie dell’Aglianico

I biotipi differenti di Aglianico sono 3:

Il Taurasi, da cui si produce il Taurasi DOCG, orgoglio di Irpinia, nelle terre dell’avellinese. Un aglianico che seguendo il corso del fiume Calore e i suoi terreni argillosi, poco sabbiosi, assume intensi profumi, buona struttura ed equilibrio.

L’Aglianico del Vulture, il vino lucano che si produce nei dintorni del Monte Vulture è detto anche “il Barolo del sud” ed è molto apprezzato anche in Nord Italia. La sua caratteristica è di diventare con l’età ancora più vellutato.

L’Aglianico del Taburno, nel Beneventano, rosso rubino e dal profumo gradevole e persistente.

Ma l’Aglianico c’è anche in Cilento!
In una realtà più vicina alla nostra abbiamo fatto due piacevoli chiacchiere con gli amici di Cantina Firosa, per saperne di più direttamente dagli esperti del settore.

Quattrocalici
– Consigli per la degustazione da parte di Quattrocalici

Innanzitutto, due parole su Cantina Firosa?

Cantina Firosa è un’azienda giovane nata dal connubio tra memorie storiche e vitalità giovanile.
Noi, tre sorelle Filomena, Rossella e Sara (da qui il nome Firosa), abbiamo deciso di trasformare in lavoro una passione che viene tramandata da ormai 4 generazioni.
Il nostro scopo è quello di portare avanti i valori e le tradizioni radicate nella nostra famiglia e al nostro territorio.
I nostri prodotti nascono quindi dall’unione di tradizione e innovazione.
L’obiettivo dell’azienda è quello di migliorarci sempre di più nella produzione di vini di alta qualità.
Non puntiamo ai grandi numeri ma alla soddisfazione dei nostri clienti che, bevendo i nostri vini, possano vivere un’esperienza sensoriale unica.


Quali sono le uve migliori della nostra zona?

Cantina Firosa è posizionata nella zona dell’IGP Colli di Salerno. Il territorio è vocato alla produzione di diverse qualità di uva da vino e, forse, i due vitigni che esprimono al meglio le caratteristiche del territorio sono l’Aglianico e il Fiano.”

Grigliata a Cantina Firosa
– La “grigliata” prelibata in occasione di Evento di Vino, di Cantina Firosa, nel 2019


Come se la gioca l’Aglianico nel panorama Campano e nazionale?

L’Aglianico è un vino molto strutturato, si potrebbe definire quasi unico. La produzione maggiore di questa tipologia di vino è proprio in Campania (e in maniera minore in Basilicata). A livello nazionale è molto apprezzato.


Quali sono gli abbinamenti migliori per gustarlo?

L’Aglianico è un grande vino rosso, di estrema eleganza, strutturato, tannico, corposo e adatto a sfidare gli anni con l’invecchiamento. Proprio per la sua struttura, il suo corpo, la sua grinta, per apprezzarlo al meglio deve essere degustato accompagnato sicuramente da una bella grigliata di carne, lasagna al forno, risotto al tartufo, ai funghi porcini, un bel ragù della domenica della nonna!
Insomma gustato con dei piatti sostanziosi L’Aglianico tirerà fuori tutto il suo carattere!

Sciroppo per dolce
– Durante Evento di Vino l’Aglianico è presente anche sottoforma di dolce sciroppo


Qual è il vino più amato e richiesto e qual è il prodotto di punta della vostra cantina?

La nostra azienda produce 3 bottiglie di rosso 1 di bianco e 1 di rosato.
Il nostro bianco “Frosano” è un Fiano in purezza che regala piacevoli sensazioni quando degustato, grazie alla sua freschezza, ai suoi profumi eleganti.
Il rosato “Ferriere” è prodotto con sole uve Aglianico vinificate in bianco. Questo vino è molto apprezzato dai nostri clienti per la sua esuberanza e per la sua versatilità.
Il rosso “Castiello” è un Aglianico affinato in acciaio, per il suo sorso morbido e per la sua finezza tannica è perfetto accompagnato da salumi e formaggi semi stagionati.
Il vero principe della nostra azienda è “Nardantuono”. È un Aglianico in purezza ottenuto da una lavorazione tradizionale in rosso a temperatura controllata e da un affinamento in legno e acciaio per circa un anno. Con la sua gradazione alcolica di 14,5%, il suo carattere un po’ rude e il raffinato bouquet aromatico di frutti rossi maturi, regala delle sensazioni uniche ed è un ottimo vino da meditazione. In questo vino sono racchiuse tutte le caratteristiche dell’Aglianico, offre emozioni uniche, un’eleganza evoluta, matura, piena di profumi complessi, il tutto incorniciato da tannini sempre aitanti.



Quello che ci aspetta tra i vini è un lungo viaggio!


L’Aglianico non è l’unico vino che dalla sagra ci porta in enoteca (o viceversa), la Campania e il Sud Italia sono per fortuna ricchi di questi prodotti caratteristici e di riconosciuta qualità.
Ma è un viaggio che affrontiamo volentieri, di bicchiere in bicchiere.
Al prossimo brindisi!


Falco


La pagina FB di Cantina Firosa:

Cantina Firosa

– Il racconto della nostra esperienza presso Cantina Firosa


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