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Montagne Verdi | Agriturismo – Castelfranci (AV) – Tavolo Riservato

Montagne Verdi | Agriturismo – Castelfranci (AV) – Tavolo Riservato


Abbiamo aspettato metà novembre, su consiglio di Nicola, il proprietario di Montagne Verdi, per venire nel pieno della maturazione della verza e provarla con la pizza gialla, quella tipica di Castelfranci (della quale vi parliamo anche ne Il borgo in tavola).

Siamo dunque entrati alle 13.30 di una soleggiata giornata novembrina, siamo usciti alle 18.30, completamente sfatti, manco fossimo reduci da un battesimo durato troppo, sazi, satolli, barcollanti…

Ma si poteva uscirne diversamente, considerato che Montagne Verdi dispone di un antipasto di 16 portate? Decisamente no.

Montagne Verdi, Caciocavallo al tartufo
– Caciocavallo al tartufo


L’antipasto da 16 portate di Montagne Verdi


Onestamente questo articolo potrebbe limitarsi ad essere una lunghissima lista di pietanze, del resto come si fa ad argomentare una sequela così continua di pasti?
Per fortuna le portate (che vi avviso, sono passate da 16 a 20 e passa, dato che non mollavamo) erano tutte molto diverse l’un dall’altra, erano formate da vari assaggi e molte volte erano davvero uniche, questo ha aiutato il palato a non stancarsi, e la nostra ingordigia ha fatto il resto.

Iniziamo subito? Sennò non finiamo mai!

Pronti via e arrivano giusto 2 assaggini (senza essere ironici) di salumi e un piatto centrale con delle pizzelle da segnalare (si comincia!)
Una al sale, sulla scia dello gnocco fritto romagnolo (o emiliano?) e una alla menta, con un cuore molto morbido che a me dava un’idea di gorgonzola, che però in realtà non sembra comparire nella ricetta.


Di seguito una valanga senza pietà di olive nere e un’inaspettata insalata di peperoni con olive verdi e tartufo, che ho saggiamente spezzato con la fetta di pane all’olio che mi ero messo da parte.

Fin qui tutto ok, le portate non sono enormi, c’è il giusto per un assaggio ben fatto, ci carichiamo con un po’ di vino e nel frattempo parliamo anche con il padre di Nicola, che ogni tanto passa al tavolo a salutarci.
Ci racconta di come questa non sia stata la sua prima esperienza e di come, tra vari passaggi ed esperimenti siano arrivati alla fine alla concezione di questo agriturismo (Montagne Verdi) e della voglia di far assaggiare al cliente un po’ di tutto, con apprezzate variazioni, per non fare le cose “come tutti gli altri”. Ringraziamo per questa intuizione e arriva il prossimo piatto.


Ricotta mantecata al tartufo


Ciò che da il titolo a questo capitolo è proprio il prossimo piatto.
Una ricotta di vacca, mantecata, presentata in due versioni, al tartufo e con frutti di bosco.
Altra particolarità è che viene servita calda.

Il suo sapore caldo e avvolgente è davvero sorprendente, sia quella al tartufo che la versione ai frutti di bosco sono entrambe molto buone, con la stessa ricotta inoltre, ci rivelano, ci fanno anche i ravioli. Ma benissimo.


Cambio di scenario, dal piattino si passa al tagliere.
In questo carnevale di porzioncine segnaliamo una melanzana a barchetta, due pizzelle veramente ottime (ai cavolfiori e al fiori di zucca), una specie di torta rustica/crespella, con ricotta, quella mantecata di prima, e olive verdi, una frittatona alta e morbida, con peperoni…e dei fantastici involtini di verza con salsiccia di maiale e pancetta. Questo è decisamente l’aperitivo che vorrei, SEMPRE. Altro che noccioline e taralli.

Montagne Verdi, tagliere colorato
– Il coloratissimo tagliere


E ancora, sulla stessa scia, un piatto con al centro un croccante cornetto salato, sempre con ricotta e olive, affiancato da parmigiane (di zucchine e di melanzane).


E ancora, e ancora, e ancora…


Credete che sia finita? Assolutamente no.
Inesorabile Nicola continua ad andare avanti e indietro dalle cucine, in un orario favorevole che lascia il locale tutto per noi, e porta piatti su piatti che, per quanto “piccoli”, cominciano a fiaccarci.

Cominciamo decisamente a preoccuparci e nel frattempo è finito il vino, che viene immediatamente sostituito.

Peperoni ripieni! Una sassata al nostro livello di sazietà, fatti nello stile di Caposele, che vanno dunque sul dolce e sono senza carne. Molto carini a vedersi, confermano che in ogni piatto, qui a Montagne Verdi, oltre che cercare di presentarti qualcosa di nuovo e che non hai mai provato (o che almeno non mangi spesso) c’è anche una certa cura.

Ho segnalato prima il tagliere colorato, ma anche il bis di ricotta ha il suo perchè, così come il cornetto salato e queste belle pietre preziose farcite non sono da meno.

Qualcosa ci dice che forse ci siamo quasi, ma prima di arrivare al primo piatto dobbiamo superare ancora un serie di scogli non da poco.

Un ottimo caciocavallo al tartufo, che potete osservare nella prima foto in alto, direttamente da produttori locali della zona (pensate che ne consumano 200 all’anno!) con a seguire dei bei porcini grassocci accompagnati da patate al forno.

Ultima combo sono dei fagioli alla messicana completamente a sorpresa e la popolare verza con tanto di pizza gialla che però al 19° piatto…diventa difficile da sconfiggere.


Finalmente il primo!

Siamo sopravvissuti, ce l’abbiamo fatta! Gli antipasti sono finiti…è il momento del primo piatto…

Adesso, voi leggete qui tutto di seguito e sembra tutta una bella danza di buoni sentimenti e gente che brinda con sorrisi a 32 denti ma a questo punto della giornata noi eravamo seduti da 2 ore e mezza e si presentava quasi il pericolo di piaghe da decupito miste a collasso con testa sul tavolo. Però che fai, non saggi il primo?

Anche perchè…il primo è una Maccaronara. Tipicissima di Castelfranci, anche di questa parlammo ne Il borgo in tavola quando ci trovammo alla felice edizione del VendemmiaFest con tutti gli amici della Pro Loco.

Il piatto si conferma buonissimo, non so come questa forma sappia dare ancora più gusto ma è così.
Il pomodoro rosso rubino con una spolverata di ricotta salata (mantecata) secca fa il resto, deliziosa, davvero.
Complimenti a Montagne Verdi.

Montagne Verdi, Maccaronara
– La Maccaronara in tutto il suo splendore


Subito dopo, un’altra nostra vecchia conoscenza, anche in questo caso la provammo al VendemmiaFest (ma un po’ ovunque in verità). Tipica dell’avellinese e non solo, rende saporito ogni pasto, come ci conferma il capofamiglia, che ci osserva divorare anche questo piatto. E’ la sfrionzola, “motivo di festa, quando si uccideva il maiale”. E ci credo.

– Sfrionzola di maiale ingentilita da olio EVO


C’è spazio per un dolcino?


Non ci chiamate vigliacchi, ma in tutto il pranzo abbiamo dovuto a malincuore saltare i ravioli, perchè vi giuro che a una certa o mangiavamo quei ravioli o tornavamo a casa senza il supporto di un respiratore artificiale. E’ stata dura scegliere, ma non si poteva diversamente.

C’è spazio però per un dolcino. Ne chiediamo una (Torta al cocco) ma ce ne arrivano due (E che fai, la cheesecake non la provi?). Come tutto il resto del pasto si confermano buone, molto buone…

Non mi sarò dilungato molto sui vari sapori, tranne che sulle cose che mi hanno davvero molto colpito dove non potevo esimermi dal dirvi la mia, ma tutto, davvero tutto, è buono. Non abbiamo lasciato nulla nel piatto, neanche quando tra un boccone e l’altro abbiamo perso l’uso della vista e la testa è diventata improvvisamente leggera.
Niente, neanche in quei momenti, perchè era davvero tutto buono!


Con la faccia tosta del chiedere anche l’amaro, questa giornata finisce.

Ci aspetta soltanto 1 ora e passa d’auto per tornare a casa, un venerdì sera che non avverrà mai, la pancia strapiena e un’autostrada piena di simpaticissimi elementi che quasi ci costano un frontale (realtà accettata con serenità, dato che la sazietà ci impediva di provare terrore) ma siamo stati felici di venire a trovare Nicola ogni volta che veniva al tavolo (per ben 23 volte, o più? ho perso il conto) e sicuramente ritorneremo.


Falco

Marrandino Cafè | Bistrò – Battipaglia (SA) – Tavolo Riservato

Marrandino Cafè | Bistrò – Battipaglia (SA) – Tavolo Riservato


Si gioca in casa, al quadrato. Difatti ci rechiamo per la prima volta da Marrandino Cafè, un bistrò-agriturismo-bakery che si trova a Battipaglia. Una sequela di definizioni, perchè?
Beh perchè le carni del bistrò sono tutte di San Gregorio e sono una garanzia, le portate dell’agriturismo sono tutte abbondanti e c’è una particolare attenzione anche al reparto dolci.

Marrandino Cafè, Tagliere
– Un vasto tagliere


Quando l’antipasto è tutta la cena


Mega spoiler proprio nel titolo iniziale di questo articolo ma era impossibile non farlo notare, l’antipasto è infatti mostruoso!

All’inizio giunge un classico tagliere di salumi e formaggi (noterete come le fette di formaggio, della dimensione di piastrelle di bagno, son ben più di un assaggino a testa) di provenienza San Gregorio Magno.
Difatti il gentil Pierangelo cerca di fare un mix genuino tra ingredienti locali della florida Piana del Sele e prodotti tipici della sua San Gregorio, terra di vino, cantine e allevamenti.

Insieme al tagliere un’infinita lista di piatti e piattini, in ordine sparso:

Una frittata di patate e cipolle bella gonfia e morbida, con qualche erbetta che alleggerisce e rinfresca, un devastante mix di sottoli e sottaceti tra cui broccoli (conditi all’insalata), giardiniera di peperoni, cavolo e zucchine.
Notoriamente sono amante di queste due tipologie di conserve e a prescindere estimatore dell’aceto ma la quantità assurda delle porzioni mi manda KO il senso del gusto e provoca in me un panico simile alla scarpetta sciolta in salamoia dal giudice Morton.

Marrandino cafè, verdure
– Le due insalate di verdure con alle spalle una timida frittatona


Cotiche, melone e patan’ arruscat


Perfino il pane è una bomba, difatti ci viene immediatamente rivelato che è farcito di prosciutto!

In sostituzione del pane gradisco afferrarmi innumerevoli polpettine, le quali, adagiate su una corazza di zucchine e povere di sale sono l’ideale per “spezzare” tra una portata e l’altra, al pari in realtà di una chicca da intenditori che per fortuna compare fin da principio in tavola: il melone bianco.

Preziosissimo, inestimabile, ci funge da sorbetto e rigenerante in questa maratona, consigliato.

Se i piatti di verdure sono molto aggressivi sono invece da me (e da tutti in realtà) particolarmente apprezzati i fagioli con le cotiche e le patate arruscate (o arricinate) con peperone crusco.
Il fagiolo dona alla lunga cottura con la cotica una cremosità e densità che da soddisfazione ad ogni morso, veramente ben fatto. Nonostante la già citata abbondanza questo è un tegame che viene spazzolato via in pochi secondi.

Riguardo le patate che vuoi dire? Simbolo di San Gregorio Magno al pari del vino (e della braciola di capra!) sono perfette come il melone per accompagnare qualsiasi pietanza presente in tavola, dal salume fino ai fagioli, e risultano anche utili per stemperare l’aceto. Per tutti gli usi.
Unte, lucide, impreziosite di peperone crusco che brilla di rosso rubino attirandoci verso di esso.
Come i fagioli, durano molto poco.


Pancetta per antipasto? Perché no?


Nella moltitudine di piatti compare all’improvviso anche un minitagliere con 3 tracchie e 3 pezzi di pancetta che praticamente sistemati nel piatto ricompongono un secondo vero e proprio per quanto concerne le dimensioni.

Ottime al gusto, non stonano anche se divorate nel caos di sapori che l’abbondanza delle portate naturalmente porta e sono un’ottima anteprima qualora voleste saggiare le carni disponibili all’interno.

Infatti, come si accennava all’inizio, una delle specialità del locale, proveniente dagli allevamenti dei proprietari stessi, sono proprio le carni di bovino (e anche di maiale, si narra di una gran sfrionzola purtroppo non provata).
In caso di visita, dunque, occhio a contenervi un minimo all’inizio così avrete spazio per dopo.

Marrandino Cafè, Pancetta e Tracchia
– Anteprima arrostita del reparto carni

Nel vortice della follia abbiamo il barbaro coraggio di provare della pasta.
Viene scelta una pirofila semplice di cavatelli e ravioli al sugo, giusto per farsi un po’ la bocca.
Il cavato è il più classico dei classici, servito al sugo non spicca rispetto alle altre portate mentre il raviolo ha una sua personalità.

Siccome comunque eravamo già belli pienotti ne abbiamo mangiati solo 5 a testa, praticamente un piatto intero.
E solamente due piattini di cavatielli, per accompagnare.

Ravioli e cavatelli
– Sepolto sotto i cavati, ansimante, il raviolo chiede aiuto


Marrandino Cafè, in sintesi…


Come fare per godersi una serata al bistrò senza dover ricorrere a una latta di Brioschi a fronte di tal abbondanza?

Semplice, fatti furbo!

Ti consiglio di provare, perchè ne vale la pena, un mix di antipasti composto da:
Patate arruscate con peperone crusco, Cotica e fagioli, Polpettine, Frittata di patate e cipolle.
Poi, finchè sei ancora in tempo scegli la tua prossima mossa con cura, perchè la sazietà incombe.
Il mio consiglio? Sei a tavola nella dimora di un allevatore, aggredisci la carne, innaffiala di vino, rifatti il palato con del fresco melone e ricordati di non tralasciare il dolce!

Foto pre-coma
– Foto scattate un attimo prima del coma


Falco

Vecchia Quercia Bio | Agriturismo – Montecorvino Pugliano (SA) – Tavolo Riservato

Vecchia Quercia Bio | Agriturismo – Montecorvino Pugliano (SA) – Tavolo Riservato


Se per la via di Pugliano, nel mezzo del centro città, si gira improvvisamente a sinistra ecco che ci si ritroverà in un piccolo spicchio narniesco. In questo angolo di bosco, natura, un po’ paradiso e un po’ sterrato sorge Vecchia Quercia Bio, un agriturismo nuovo a cui piace fare le cose alla vecchia maniera, con un bel po’ di lavori in corso (perchè l’idea è quella di migliorare e migliorare) ma partendo dal fortunato presupposto di sorgere al posto giusto.

Vecchia Quercia Bio, Tagliere
– Tagliere misto


Verdure a KmSottozero


Caratteristica della struttura è l’essere circondata da portefinestre in vetro.
Questo permette di godersi un pranzo circondati dall’immagine di fronde al vento e colline pregne di olivi.
Uno spettacolo bucolico che concilia la fame e il coccolarsi al calduccio mentre fuori arriva l’autunno.

La gestione può considerarsi ancora nuova e in via di esperimenti, considerato che per via della benedetta pandemia si è cominciato solamente da poco a fare sul serio.
Tra l’idea di riaccendere il camino, tirar su un forno a legna per le pizze, una piscina, dei tavoli e una distesa losangelesca di tappeti, Vecchia Quercia Bio cerca di costruire la sua identità.


Alcune idee però sono già chiare, a cominciare dalla scelta delle materie prime.
Siamo fortunati, nonostante il locale sia pronto ad accogliere già parecchi clienti sembra che i terreni circostanti siano abbastanza fertili e ben lavorati da fornire ottime verdure per tutti.

E’ difficile che in un antipasto a base di salumi & formaggi (con marmellatine) essi possano passare in secondo piano rispetto a dei contorni di zucca e melanzane arrostite. Eppure questi ultimi risultano fenomenali.
Presi direttamente nell’orto di casa, come prima accennavo, sono conditi come se non bastasse con olio evo paesanissimo, e si sente.

Menzione a parte per le mulignane a fungetiello, opera d’arte degna di un puttino esposto preso a Capodimonte.


Non sia mai si bistratti però l’amato tagliere.
Come accennavo è composto da formaggi locali (di media stagionatura e al vino) e formaggi nostrani e non.
Con qualche partecipazione dalla basilicata e dalla calabria, tra cui alcuni di essi conservati col metodo naturale del peperone, che rende il salume più gentile al palato e di un rossiccio invitante (e allarmante, visto che pare piccante!)

Nel tour dei piattini non manca una parmigiana, presentata in gonfi rollè.


Tris di primi


Ritorna il famigerato tris di primi, perchè comunque si sa, noi si deve assaggiare un po’ di tutto!
Ed ecco allora che mentre sorseggiamo un Montepulciano Mario ci propone tre varietà di pasta alle verdure, dato che abbiamo apprezzato le stesse pochi minuti prima.

Eliche con zucchine e fiori di zucca, Trofie zucca e salsiccia e Paccheri con melanzane a funghetto e scaglie di ricotta salata.

Sono tre varianti che apprezzo molto, complesso dire quale sia la favorita di giornata mentre la trofia alla zucca è sicuramente la sorpresa.
Mi aspettavo un piatto neutro e dolciastro, sapore tipico di quando si abusa di zucca, mentre in questo caso abbiamo un piatto equilibrato. Con la salsiccia che è presente ma non sovrasta, che accompagna e solletica.
Il preferito è forse l’elica con zucchine, colmo delle verdure sopracitate, abbondanti e presenti ad ogni assaggio.


A questo punto della giornata tornano i fantasmi dell’abbuffata di castagne arrosto della sera prima, a Felitto, ma siamo dei professionisti e si va avanti, finendo a larghi sorsi anche il Montepulciano.


Salsiccia rossiccia e maiale al limone


Per secondo insieme ad una ampia mestolata di patate al forno con foglie e aromi (belle croccanti e saporite) proviamo due secondi semplici di carne.
Entrambi hanno radici calabre, l’una è una salsiccia stagionata col metodo del peperone, il cui allarmante color rossastro sembra lampeggiare peperoncino, ma si limita invece soltanto ad una sfumatura dello stesso.
L’altro è del maiale tagliato fine, panato con mollica di pane, timo, aromi e limone, molto delicato.

A questo punto del pranzo è bene fare due passi all’esterno, dove troviamo anche la vecchia quercia che da il nome a tutto, e ci godiamo la posizione privilegiata del locale.
Apparentemente isolata ma in realtà a pochi passi da Montecorvino Pugliano essa riposa in silenzio circondata dai campi, pronta ad accogliere eventi (e di questo ne riparleremo) e cerimonie.

Dopo qualche sospiro torniamo dentro, ci sono le castagne.


Vecchia Quercia Bio, in sintesi…


Nonostante il giorno prima avessi ingerito almeno 1 kg e 600 di castagne felittesi non posso fare a meno di sbocconcellare come fossero popcorn quelle proposte da Vecchia Quercia Bio.
Piccole castagne sicignanesi dorate e cotte alla perfezione, praticamente si sbucciano da sole.

Ad accompagnare abbiamo richiesto un dolcino semplice e caratteristico: la zeppolina.
Profumata di cannella e calda si presenta a braccetto con un’altra portata autoprodotta, il limoncello.

Godendomi questa azzeccata tris non posso fare a meno di concedermi la romantica immagine di questo fine pasto accompagnata da un camino luminoso e crepitante mentre fuori imperversa implacabile l’inverno, per non vedere l’ora di tornare.


Falco

La cantina del riccio | Wine bar – Castiglione del Genovesi (SA) – Tavolo Riservato

La cantina del riccio | Wine bar – Castiglione del Genovesi (SA) – Tavolo Riservato


Ad un anno di distanza torniamo da Roberta a La cantina del riccio per riprendere un discorso lasciato in sospeso proprio ad inizio coprifuoco nel dimenticato 2020. Dove c’è cibo tradizionale c’è Il Trono di Sagre (e la sua versione relativa con i piedi sotto la tavola, tal Tavolo Riservato) e ogni iniziativa a riguardo è una pista da seguire come un cane da tartufo. A proposito di tartufo, intanto vi dico che abbiamo mangiato, poi su questa cosa ci torniamo su.


Le porzioncine


Unicità dello stile di Roberta e de La cantina del riccio è che il menu è sempre composto da tante, diverse portate, che spesso si caratterizzano per essere confezionate e servite in modo tale da poter essere mandate giù anche in un sol boccone.

Una contrapposizione forte al classico agriturismo come lo conosciamo qui al sud Italia, dove quando ci si siede ci si aspetta una tavolata imbandita stile banchetto medievale, dove fette di prosciutto grandi come vele dell’Amerigo Vespucci coprono gli altri piatti, parti del locale e gli stessi clienti, che sotto di esse annaspano cercando di procacciarsi un po’ di confettura al mandarino da spalmare sul formaggio giovane.

Ma non ci si faccia ingannare!
Ho detto da qualche parte che si mangia poco? Non è così.
L’elegante trappola de (la cantina del) riccio è che ti sembra di addentare poco, inizialmente, ma poi per qualche misteriosa ragione la panza comincia a far pressione sull’eroico bottone del jeans, e lì capisci che anche oggi hai compiuto il solito attentato alla tua linea.


La sequela di piatti


Per iniziare ecco del prosciutto sfilettato di fresco dal gambone di maiale presente in bancone, accompagnato da tocchi di formaggio da far imbrunire e ammorbidire su una pietra di sale incandescente.
Ideali da ingelatinare un po’ con del miele su una fetta di pane.


A seguire arriva il “primo”, in realtà i primi.
Si tratta di due belle pentolone in coccio che ospitano il riso che è un po’ il tratto distintivo del locale.
Cotto in forno a legna, assume una caratteristica sfumatura bruciacchiata e croccante, e ci viene presentato in due versioni.

Una con zucca e tartufo, l’altro con broccoli.
Le due versioni sono entrambi soddisfacenti, ma chiaramente il profumo del tartufo da sicuramente un tocco distintivo in più. Il povero broccolo a parer nostro si piazza secondo in questa brevissima classifica.

Subito dopo cicoria e fagioli e delle polpettine delicate di vitello con al fianco delle fette di melanzana “alla contadina” o alla “spaccatella” che dir si voglia, con sugo e formaggio.
Anche in questo caso, tranne che col riso col quale ci siamo concessi un bis (quindi 2 bis, quindi 4 piatti di riso a testa) si tratta sempre di bocconi e porzioncine, solo che tra pane, bocce di vino e compagnia a breve cominci a sentirle…


E ancora, e ancora!


Il confine tra i “secondi” e tutto il resto è sottile, quindi benchè non sia in grado di capire a che punto della cena siamo continuo a mangiare, e la prossima portata è speciale.

Un taglio entrecote sulla celebre pietra di sale che sfrigola, con in cima una pioggia copiosa di pecorino e cachi.
Il taglio magro e succoso della carne al sangue si amalgama al bianco grasso del formaggio.
Un gran bel boccone che merita più di una sorsata di vino.

Di fianco alla carne, per ingentilire, una zuppa (sorta di menestra sciatizza) con zucca, foglie e cipolle.

Dopodichè è il momento del trancio di capocollo di maiale marinato servito con delle patate alle erbe abbrustolite al forno che possono essere tranquillamente usate come piccolo recipiente/base per bruschetta e che quindi volendo vi salvano dall’ingerimento dell’ennesima fetta di pane.
Anche qui ho trovato molto delicata la carne ed interessante la patata, che sembra davvero la cappella di un grosso champignon, molto sfiziosa.

Anche in questo caso di fianco c’è una zuppetta. E’ un mallone, alla maniera di Roberta, molto più umido e bagnato delle versioni braciglianesi, con un po’ di brodino d’accompagnamento.


E infine…


Ci dirigiamo a grosse falcate verso la fine.
Arrivano delle castagne locali (come tutto quello che ci è arrivato in tavola, sottolineo, a partire dall’acqua) e subito dopo delle zeppoline pucciose e incandescenti.

Stavolta invece che con la zuppetta le accompagniamo col passito.


E’ stata una cena piacevolmente lunga, di quelle che piacciono a me.
Quando vado a cena fuori mi piace passare tanto tempo a tavola con i miei amici a chiacchierare, mangiucchiare, bere vino, bere vino, bere vino e sicuramente La cantina del riccio è ideale per questo tipo di attività.
L’ambiente è caldo, spesso c’è musica dal vivo, le portate sono sempre tante, locali e tradizionali (anche se presentano sempre un tocco personale) e c’è un ampia scelta di vini (da tutta Italia).

Insomma, ci siamo rilassati, abbiamo mangiato, abbiamo ideato cose (che poi vi spiego meglio in pagina…) e non vediamo l’ora di sentire di nuovo parlare de La cantina del riccio.

Falco



La taverna del buongustaio | Agriturismo – Trentinara (SA) – Tavolo Riservato

La taverna del buongustaio | Agriturismo – Trentinara (SA) – Tavolo Riservato


Un invito assai gradito giunge in redazione.
Il Trono di Sagre è richiesto a Trentinara ospite de La taverna del buongustaio, che ha fatto il grosso errore di volerci ospiti per cena. Si cancellino tutti gli impegni, si va in Cilento, si va a cena!


Il menu è lungo


Una delle premesse che preferiamo, quasi fosse un po’ un invito un po’ una sfida è quella sorta di avvertimento che precede molte delle nostre cene.

“Ragazzi, il menu è bello lungo”

Ci scocchiamo prontamente l’apparato digerente, siamo pronti, ma prima di iniziare a sciorinare la solita sequela di piatti e gusti mi va di ringraziare il titolare, Luigi Mauro, che, specificando di apprezzare il nostro stile e di conseguenza il nostro lavoro ci ha dato la possibilità di essere amici, ospiti, partecipi e critici della sua proposta culinaria.

Grazie Luigi, mangeremo anche sedie e tavoli, lo prometto.

Comunque, prima dell’antipasto, come entrée, arrivano tre fettone fumanti di torta rustica bella farcita e ricca d’uovo con la quale buttiamo giù il primo bicchierone di rosso della casa. Un bel vino paesano che una volta ossigenatosi risulta piacevole e di grande accompagnamento (se ne accorgerà Corvo sul finale).

Dopodichè, rapidamente, giunge l’antipasto vero e proprio:
Prosciutto, capocollo e salame di cinghiale, doppio bocconcino di Capaccio, un assaggio di verdure grigliate e poi un bel trittico di “caldi” in sequenza tra peperone crusco ripieno (alici, pane, capperi) mulignane mbuttunate (per fortuna un solo medaglione), funghi saltati in padella (gallinacci e chiodini, belli carnosi) e la mia parte preferita del piatto: zucchine arrecanate.

La taverna del buongustaio, Antipasto
– L’antipastino, spicca il peperone crusco farcito


Il prevedibile momento del tris di primi


Come primi il buon Luigi, che ogni tanto tra una servita e l’altra si ferma a chiacchierare con noi, accertandosi che siamo sbronzi il giusto, ci propone: Lagane e ceci, Raviolo di ricotta al sugo, Spaghettone con guanciale, pepe, formaggio e datterino.

La lagana capita a fagiolo (anche se è con i ceci) poichè proprio un articolo fa si parlò delle profonde differenze che qualche km può indurre in questo piatto così tipico delle nostre parti.
La proposta de La taverna del buongustaio è quella di una lagane e ceci molto brodosa (anche se non “sciacquata”, mantiene infatti una certa crema consistente) con erbette e poco forte.
Ovviamente è buona, fatta in casa, e conferma che su questo primo piatto in particolare ci si potrebbe scrivere un libro (forse lo farò)


Il raviolo è un classicissimo. Anch’esso fatto in casa, l’ho trovato molto delicato, nel classico mix tra la dolcezza della ricotta e il sugo non invadente.

Il vero protagonista però, il piatto che ruba la scena, è lo spaghettone.
Lo spaghettone non me lo aspettavo.
Apparantemente è una gricia (pasta lunga rugosa, che trattiene, formaggio sapido a scaglie, pepe e guanciale) ma è stato aggiunto il datterino giallo che con la sua dolcezza sgrassa ad ogni forchettata la lingua.
Quindi mastichi, gusti, ripulisci, riparti. All’infinito.
Con qualche sguardo complice concordiamo che un giorno si tornerà per gustarsi una bella pirofila solo di questo.

La taverna del buongustaio, raviolo
– Il raviolon


Qualche assaggino di carne…


Luigi ha scelto di non ucciderci stasera e ci prepara principalmente due secondi con l’inganno di un contorno da ko.
Si tratta di una ciambottona classica, bianca, che introduce una tagliata molto sottile di carne di vitello al sangue (con rucola, glassa di aceto balsamico e parmigiano) e uno sfizioso e altisonante involtino di capocollo di maiale con formaggio. Ah beh.

Fortunatamente nonostante il timore entrambe le portate si rivelano molto delicate.
La carne di vitello è perfetta e l’insalatina con parmigiano e glassa aiuta anche in questo caso a ripulirsi le fauci, mentre il capocollo nonostante il trappolone del formaggio all’interno è anche’esso non dico light, ma affrontabile.


Dopo una pausa aria fresca, nella quale ne approfittiamo per conoscere ancora un po’ la storia di questo ristorante a conduzione tutta familiare, Luigi ne approfitta anche per mostrarci il forno a legna per pizze, di stampo napoletano moderno, che a breve tornerà in funzione. Con attenzione, nonostante l’esser sazi, ascoltiamo le proposte della “pizzeria”. Urge probabilmente un terzo ritorno.


La taverna del buongustaio, in sintesi…


Risulta molto facile esprimersi in merito alla qualità della nostra serata presso La taverna del buongustaio, in sintesi era davvero tutto buono.
Ho constatato la presenza di diverse eccellenze (a mio gusto personale sicuramente lo spaghettone e il raviolo, insieme alle zucchine arrecanate, per esempio) e niente NON è stato di mio, anzi di nostro gradimento.

Dopo il 15 minuti d’aria c’è stato anche spazio per provare qualche dolce (una ricotta e cocco, una cubana classica a cioccolato e una torta alla crema) e un limoncello della casa.

Per dovere di cronaca riporto che un pranzo del genere, compresa acqua, doppio litro di vino e coperto, è sui 30 euro a testa circa, che, considerata la qualità di fondo, il buonumore provato durante l’esperienza, e quanto boccheggiasse Corvo a fine serata, ci sembra un prezzo giusto.

Ci rivedremo presto.


Falco

Paisà | Ristorante – Olevano sul Tusciano (SA) – Tavolo Riservato

Paisà | Ristorante – Olevano sul Tusciano (SA) – Tavolo Riservato


In un tranquillo mercoledì settembrino, mettendocisi forzatamente alle spalle l’estate, i suoi deliri e i suoi gamberoni arrostiti incalziamo a passo felpato verso l’autunno.
Verso la braciola, il vino rosso, il cavatello al sugo e verso Paisà.

Paisà, taglieri
– Tris di formaggi e tris di salumi


Antipasti? Fate voi


Fuori c’è un vento gelido, a supportare la nostra tesi e a planarci di pancia su un menu tutto di terra, menu che in realtà , almeno in cartaceo, non vedremo mai, perchè non appena ci sediamo ci viene chiesto: “Dell’antipasto ce ne occupiamo noi?”
Sarebbe meglio dire che ci viene detto, più che chiesto, ma a noi sta bene così, le nostre facoltà mentali sono tutte rivolte a dividere saggiamente un vasetto di percoche monnate che ci viene portato in accompagnamento a un vino rosso dolcino (per qualcuno troppo dolcino, per me ci poteva stare).

Al primo brindisi piovono 2 taglieri di salumi e formaggi.
Tris di formaggi di diversa stagionatura, qualcuno suggerisce che provengono da pastori locali.
Di fianco, tris di salumi (Capocollo, pancetta e prosciutto crudo, un classico).
Qualche gonfio bocconcino, delle confetture per i formaggi, del pane a dadoni abbrustolito, unto il giusto e profumato d’origano e infine le portate calde.

Tra piatti che arrivano da tutte le parti segnalo volentieri una mulignana a varchetella massiccia, una triremi solida da guidare in battaglia contro Cartagine e una spettacolare verza e salsiccia talmente corposa da darmi l’erranea sensazione di star masticando funghi. Tranquillamente inseribile nelle top 3 verza all time.

In caso dobbiate dare una manco di bianco alle pareti del vostro stomaco ecco un purè massiccio con punte di peperone crusco (mi è sembrato) e per smaltare milza ben condita.

Il vero trionfo? Una costariccia morbida come il burro il cui segreto è la maiala prima (selezionata) e la cottura lenta.
Spazzolata via in pochi secondi, una delizia.

“C’è chi viene apposta”, si dice.


Bis di primi


Siamo un po’ sfortunati (o salvati dal destino?) e oggi invece del solito tris ci viene presentato un bis.
Cortecce con funghi e guanciale & Lagane e ceci (e guanciale).
Decidiamo di provarli ovviamente entrambi, per sperimentare quanto influisca davvero il guanciale in piatti diversi + altre futili scuse.

La prima pirofila (anzi le prime due) di cortecce inondano la tavola, allo sguardo hanno un luccicore antico e perduto nei meandri degli anni 80, è la panna.
A sovrastare la panna un sapore di aglio, riscontrabile in un grosso iceberg che naviga a vista.
L’uso o meno di aglio in queste pietanze è questione di tradizione, c’è poco da discutere…

Chi ci segue si ricorderà che la lagana e ceci provata in diverse sagre aveva ogni volta delle piccole variazioni.
L’abbiamo trovata infatti con erbette e peperoncino, molto cremosa, verso il salernitano, sia a Macchia di Montecorvino Rovella sia a Rufoli (dove scomparivano le erbette) e al contrario l’abbiamo scoperta molto brodosa, senza crema, e ricca di aglio a Giungano.
Di conseguenza è questione di tradizioni e preferenze.

Onoriamo la tavola senza troppi pensieri e in men che non si dica le cortecce sono un ricordo.

Paisà, Cortecce


Piomba su di noi un panfilo di lagane e ceci (e guanciale) e fin dal primo sguardo si comprende chi sia il vero boss di fine livello. E’ chiaramente la lagana, e noi abbiamo ancora giusto un paio di vite.
Mentre il nastro di pasta viene distribuito giunge al tavolo la quarta bottiglia di vino, la percoca nel mio bicchiere, dopo 8 refill, è ormai una gemma dell’infinito.

Si aggancia all’ugola, rugosa, callosa, ruvida, da affrontare in battaglia, moderno Kraken spunta dal piatto e ti sfida ma non ha scampo, perchè è assai buona.
I ceci sono chicchi di grandine di Chialamberto e il croccantissimo guanciale dona allo spartito la nota croccante che completa la sinfonia. E’ un gran bel primo, cioè un secondo-primo, e noi siamo contenti.


Durcetiello


Annuendo al vuoto con le mani sui fianchi attendiamo il colpo di grazia.
Un via vai di cameriere ci tenta e ci punzecchia con proposte oscene tipo fare un misto di carne, ma noi pasteggiamo col vino rimasto e optiamo per passare al dolce e agli amari.

I dolcini consistono in delicati cantucci, non di quelli odiosi che sono strasecchi o di quelli infami che ti si attaccano al palato, ma in cantucci fatti bene, che sanno di casa, con una sorpresa di fianco.
Difatti c’è un altro dolcetto, un bignè farcito.

Non sono un grande fan del bignè perchè quando mai ne trovi uno fatto bene?
Invece questo merita, lo butto giù in un sol boccone come fosse un bocconcino (esempio sbagliato?) e poi aggredisco l’amaro. Provo (leggasi, do un devastante colpo alla bottiglia) il limoncello e poi passo all’amaro alle erbe.

Un bel finale. E complimenti ancora per il cantuccino.


Paisà, in sintesi…


Paisà ci è piaciuto. Atmosfera di casa da piccolo agriturismo, poche chiacchiere e porzioni abbondanti.
Vino che è arrivato in porzioni + infinito, chicche graditissime come i dolcetti di cui ho parlato poco sopra, il parco amaro messo a disposizione, gli abbondanti antipasti (ripeto, costariccia) con portate particolari che ha fatto piacere riprovare, tipo la milza, e una lagana over the top.

Tutto questo, più un paio di pinte e altre cose dimenticate nel caos della mangiatoria, per 25 euro a testa.
Io ce torno.


Falco

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Il Rivolo è un ristorante biologico sito ad Ariano Irpino (AV)

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La Petrosa

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La Petrosa è un’azienda agricola disponibile per pranzo, cena e soggiorni.
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