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TIPICA – Vietri di Potenza (PZ) – 2022

TIPICA – Vietri di Potenza (PZ) – 2022

TIPICA, la Sagra dell’olio e dei prodotti tipici vietresi, è un percorso gastronomico di lunghezza non indifferente (900 mt / 1 km) e dall’altrettanto lungo menu.
L’evento si candida indubbiamente ad essere uno dei più TOPICI della Basilicata e si tiene il 12 e il 13 Agosto 2022.

TIPICA, ciambuottola
– La colorata ciambuottola


Il lungo percorso


C’è poco da dire, i percorsi itineranti sono i più affascinanti, soprattutto se belli lunghi e se perfettamente incastonati in un curato centro storico. Il piccolo labirinto goloso passa attraverso tutte le piazze (o quasi) della cittadina creando un disorientante loop che tra musiche e folla vi porterà talvolta a continuare a girare all’infinito come in un calorico purgatorio.


Grazie a giochi di luci e musicalità molto diverse tra loro talvolta avrete l’impressione di essere in due/tre eventi diversi.
Penso immediatamente ad una delle prime piazze che ci si ritrova davanti imboccando il percorso da dove si viene depositati dalla navetta, illuminata come una piccola festa di paese, con alberi e lampadine gialle, molto compatta, con un anticiclone di gente nel mezzo costretta tra stand sulla destra, un recinto di caprette (poracce, si sono fatte praticamente un rave), dei tavoli sulla sinistra e un gruppo un po’ attempato a centro pista che però ha tirato fuori un medley di 1 ora piena con tutto il meglio della musica italiana. Impossibile non andare a ritmo, sicuramente l’accompagnamento melodico che mi è piaciuto di più, fantastici.


Facendo dietrofront e cominciando a salire trovate un vicoletto dedicato agli artigiani, con ombrelli appesi sulle vostre teste, botti e cesti di vimini. Questo vicoletto si apre in una seconda piazza, anche questa gremita ma ben più ampia, il primo stand che trovate è quello per il cambio dei soldi (1 Vietrese = 1 €, il Vietrese è tipo la 1.000 lire del 1920, un foglio di quaderno), la musica è quella molesta del consenso dei giovani, si va dalla bachata alla generazione zoomer più attuale, avendo superato i 30 fuggiamo spaventati come vampiri boomer.


Terza piazza, terza concerto, qui abbiamo il folk classico con i pezzi più noti del panorama sagra. Probabilmente lo spazio più affollato, anche per la pura presenza di una gran quantità di stand!
In tutto questo elenco ho omesso una serie di scorci, passeggiando vi ritroverete davanti all’improvviso diverse chiese e punti d’interesse, perfettamente valorizzati da illuminazione e posizionamento sul percorso, come dicevo prima mangiare diventa un gran bel modo per scoprire tutto il paese.


Il lungo menu


Se pensavate che il percorso fosse lungo (e non l’ho descritto nella sua interezza) aspettate di conoscere il menu. Nella piazza delle caprette troviamo Ciambuottola (5€), Caciocavallo impiccato con tartufo (4€), Antipasto/Tagliere (10€), Bombette (4€), Arrosticini (3€) poi Pizzelle, Calzoni con la menesta e altro ancora…tra cui le Polpette Vietresi (4€ mi pare).

TIPICA, Antipasto
– L’Antipasto è un’ottima occasione per provare diversi prodotti locali


Iniziamo con un Antipasto misto di salumi e formaggi. Ve lo consiglio, ne vale davvero la pena. Troverete diversi prodotti tipici lucani, alcuni imperdibili ed è decisamente abbondante, non è un piatto da affrontare da soli. La Ciambuottola invece per quanto buona è fuori budget, visivamente, però, è uno spettacolo. Allo stesso stand dove ritirate i piatti trovate anche l’Uovo Fritto con Peperone Crusco (3€, o 4€) e avrete la possibilità di comprare quei salumi provati nell’antipasto. Tutti abbiamo effettuato almeno 1 acquisto, a riprova di quanto ci avesse convinto.

TIPICA, caciocavallo
– Caciocavallo impiccato, stuccato di fresco


Sempre nella stessa piazza, uno step oltre ci sono le braci.
Qui proviamo gli Arrosticini (1€ al pezzo), buoni ma sfizio effimero visto il costo, e il caciocavallo.
Mai visto un caciocavallo spalmato con tanta cura, l’addetto a ritmo di medley di Battisti ricopre, come lo stesse stuccando, tutto il pane. In più c’è il tartufo, buono.

Le bombette erano finite e non riusciamo a provarle, le polpette rimangono nei nostri sogni più proibiti ma dobbiamo cambiare piazza, altrimenti non riusciremo mai a provare “tutto”.


Il lungo lungo menu


Per la strada avete occasione di prendere un sacchetto di struffoli (tipici del territorio, sono salati, non dolci e smielati come i “nostri”) accompagnato da un bicchiere di vino rosso gelato.
Totale offerta 2€. Il vino rosso non ho ancora compreso quanto mi piacesse ma scendeva che scendeva, in molti stand trovate anche la bottiglia, 4€ e andate alla grande.

TIPICA, parmarieddi
– Parmarieddi, qualità eccellente


Qui era il momento di provare alcuni primi piatti. La scelta è tra Cavatieddi e Parmarieddi, serviti da una standista in bandana che avrebbe potuto vendermi qualsiasi cosa.
I cavatelli erano quelli classici, serviti al sugo, con a scelta spolverata di cacioricotta e forte.
La vera chicca sono i parmarieddi: Formato di pasta più allungato, largo, spesso, calloso.
Si servono in bianco, con mollica di pane e cacio. Buonissimi. Davvero.
Questo se lo riproponi in ristorante con alicella e una parvenza di melanzana voli altissimo, complimenti.
Non a caso, infatti, la folla a intuito comprende la particolarità del piatto e prende d’assalto lo stand.
La fila non è mai invivibile ma sfortuna vuole che tocchi a me nel ricambio della pasta e devo quindi attendere gli inesorabili tempi di cottura (quest’anno 3/3, serve un’inversione di tendenza).

Capitolo persone: TIPICA si, ma talvolta TIPICAOS, un caos però sempre gioioso, mai percepità animosità anche quando in più di un’occasione vieni travolto da qualche amichevole spallata nell’approccio a qualche stand o posto a sedere. Rimanete saldi e decisi al vostro posto, è così che mi sono procacciato il cinghiale.

TIPICA, cinghiale
– Il cinghiale è da non perdere


Parlando proprio del cinghiale. E’ il piatto da non perdere ? Probabilmente si.
Tagliato spesso 2 cm, tenero, assorbe i profumi delle braci e viene deliziato con un olietto piccante.
Qui il pensiero ricorre a qualche piatto tipicamente peruviano difatti par di mangiare alpaca per quanto sia delicata la carne. Riusciamo a beccare gli ultimi tre piatti disponibili, meno male!
Buono anche l’amaro, ma è servito in un ditale!


TIPICA, conclusioni


L’evento ha una personalità e un folklore impossibile da mancare, si percepisce ad ogni passo. Come avrete letto le scelte sono veramente tante (abbiamo anche saltato delle cose, tipo la Pasta e fagioli).
I prezzi in apparenza sono alti ma noi abbiamo preso 40 € di Vietresi e ne sarebbero bastati anche 30.
Se condividi tutto assaggi tutto e ti sazi senza problemi, 15€ sono assolutamente in linea con la qualità dell’evento. Faccio anche notare che i prodotti sono tutti assolutamente del posto, valore aggiunto.


E’ presente anche un servizio navetta gratuito (occhio al consueto assalto) e cercate ogni tanto di alzare la testa dal piatto per godervi il paesino, perché merita.
Troverete anche degli esilaranti cartelli sparpagliati sui muri, con detti locali e regionali, e qualche membro dello staff che gioca ad un’animata versione della Morra.
TIPICA è sicuramente un evento da consigliare, non ha neanche 10 anni ed è un evento già rodato, con le idee molto chiare, che saprà sicuramente ripetersi e migliorarsi.


Falco

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La notte del Barone – Torchiara (SA), Il Burbero barone torna a danzare tra le folle

La notte del Barone – Torchiara (SA), Il Burbero barone torna a danzare tra le folle


A Torchiara, in Cilento, il 17, 18 e 19 agosto 2022 va in scena la quinta edizione de “La Notte del Barone“: tra atmosfere fiabesche, dentro e fuori il palcoscenico naturale del cinquecentesco palazzo baronale “De Conciliis”, prendono vita personaggi e vicende di epoche passate.

La notte del barone, artisti
– Grande cura per artisti e giochi di luce


La notte del Barone, il programma della festa


La manifestazione accende i riflettori sulla storia del borgo attraverso l’arte del teatro di strada, la musica e l’enogastronomia. Tantissimi spettacoli con circa 50 artisti coinvolti riempiranno le straduzze del borgo in attesa della suggestiva uscita del Barone.

La notte del barone, ospiti
– Un’ospite dell’edizione 2022

Mostre, artigiani, concerti, folklore e danze popolari accompagneranno i visitatori fino a tarda notte.

La manifestazione si propone, dunque, come “tappa obbligata” per il turista che approda nel Cilento nel mese estivo; un modo alternativo per penetrare nell’entroterra cilentano e trovarsi al cospetto di un evento originale, nuovo e di ampia portata.


Le origini della festa


L’evento riprende romanzate vicende di epoche passate come quella del Barone, feudatario dal fare apparentemente burbero, che, stizzito inizialmente dagli schiamazzi di estranei e popolani intenti a far baldoria nei propri possedimenti, non perderà occasione, all’assaggio del primo boccale di vino, a mostrarsi, con la sua singolare generosità, quale vera anima della festa! 

Giullari, musici, danzatrici, artisti di strada invaderanno le stradine del borgo storico e mescolandosi alla folla regaleranno tre serate davvero magiche. Non solo rievocazione, ma un vissuto fuori dal tempo che, attraverso l’arte visiva, la musica e la danza popolare, consentiranno al visitatore di sfogliare le pagine del passato, per intraprendere un viaggio tra storia, spettacolo, enogastronomia e cultura.


La notte del Barone, il menu

Ecco il menu dell’edizione 2022, distribuito in un percorso di 500 mt circa:

– Fusilli al sugo
– Lagane e ceci
– Ciambotta
– Pizze fritte
– Panini con salsiccia, provola e patatine
– Patatine fritte
– Zeppoline con fiori di zucca
– Pizza cilentana
– Caciocavallo arrostito
– Fagiolata cilentana
– Fagiolata vegan
– Mortadella arrostita
– Vino e percoche


– Falco

La notte del barone, copertina evento FB
– Clicca sull’immagine per accedere all’evento ufficiale!
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Festa medievale San Martino – Montecorvino Rovella (SA) – 2022

Festa medievale San Martino – Montecorvino Rovella (SA) – 2022


Nella frazione omonima di Montecorvino Rovella (SA) si tiene la Festa Medievale San Martino.
Quella di quest’anno è una 2° edizione siccome dopo il primo fortunato tentativo l’organizzazione ha dovuto fermarsi per due anni per i motivi noti.
L’evento si terrà dal 5 al 7 Agosto 2022.


Il nostro medioevo


Nonostante una cura capillare di molti particolari il vicolo che ospita l’evento (900 dignitosi metri di festa) presenta un solo sito realmente appartenente al periodo preso in esame, la chiesa di San Filippo, appartenente al XV secolo.

Si è scelto comunque di celebrare questa particolare data poiché lungo il percorso sono presenti strutture ed abitazioni, talvolta abbandonate dalla popolazione (seppur per la maggior parte curate) risalenti tranquillamente al 1700, 1800 e così via.
Il salto nel passato è un modo per tener viva l’attenzione su una strada ricca di storia che rischia di passare altrimenti inosservata e dimenticata.


L’evento è ricco di particolari, basti osservare gli stendardi in legno che portano il nome di ogni taverna o punto ristoro che si trova durante il percorso. I drappi, i segnali stradali, le balle di fieno ma soprattutto gli spettacoli. Impossibile non citare anche le monete che si sono presi la briga di coniare A MANO e che potete cambiare nei tre diversi banchi di cambio presenti, imperdibili.

Il vero punto focale, dicevo, sono infatti i diversi spettacoli che si alternano nelle tre piazze principali del percorso.
Durante il corso di questa edizione osserverete il suggestivo scambiarsi di figuranti e di danze. A partire dall’irriverente gobbo passando per l’artista del fuoco Nino Scaffidi.


Uno degli artisti itineranti che più ho apprezzato è quello dei Viandanti di Montevergine. Un gruppo in costume che si esibiva in danze da corti medievali con tanto di musiche d’epoca. Da amante personalmente sia del fascino delle corti che di questo tipo di melodie non ho potuto fare a meno di fermarmi ogni volta che li incontravo.


Il menu ricercato della Festa Medievale San Martino


Nonostante la Festa Medievale San Martino non punti ad essere un evento gastronomico (o una sagra) ma bensì un carosello da osservare per stupirsi e divertirsi, il parco di pietanze offerto è degno della cura dimostrata dagli organizzatori in tutti gli altri ambiti.

Abbiamo due primi diversi: Fusilli al tartufo (7€) o Fusilli con zucchine e guanciale (5€).
Entrambi i piatti sono abbondanti. Il più sfizioso dei due è indubbiamente la variante al tartufo. Il costo non è popolare ma il tartufo c’è, si vede e si sente pure.
Questa è l’unica taberna dove potreste incontrare un po’ di fila data la grande affluenza. A onor del vero sfortuna ha voluto che dovesse esserci il ricambio della pasta proprio quando toccava a noi, perché per il resto è filata via liscia senza mai grosse attese.

Festa medievale San Martino, Fusilli al tartufo
– Pioggia di tartufo


Altre pietanze da provare sono il caciocavallo impiccato con tartufo (4€) e il pan tuost’ con fagioli (4€ con vino omaggio).
Benchè il cacio sia il simbolo perfino della nostra pagina uno degli alimenti che più mi ha colpito (insieme al vino con le percoche che si trova nell’ultima piazza, 2€) sono proprio i fagioli.

Lo stand in legno si trova in un piccolo atrio circondato da abitazioni. Il piatto è abbondante, tanto da risultare anche bello peso, componibile (vengono serviti fagioli sul pane e si può scegliere di condire con pomodori, cipolla, aglio, peperoncino in olio o piccante etc.). Sicuramente di gran gusto.

Fagioli e pan tuost
– Carosello di fagioli


Lo spezzatino di cinghiale va letteralmente a ruba. Le quantità sono limitate perché come dicevo l’aspetto del cibo non è uno dei punti principali su cui punta l’organizzazione, non è una festa dove ci si viene ad abbuffare. La scelta è stata quella di avere diversi elementi di qualità ma in dosi limitate. Neanche noi, che ci siamo colpevolmente attardati convinti di avere più tempo, siamo riusciti a provarlo!


Mercatini, mostre e Falconieri


Oltre a stand di birra artigianale (ottima) alla spina durante il percorso è possibile anche trovare qualche piccolo esempio di mercatini artigianali, dai dolciumi alla lavorazione del legno.
Una delle mostre che colpisce di più è quella delle armi medievali ed armature.

Il curatore è un vero appassionato del periodo e ha realizzato egli stesso i vari trabocchi, baliste, arieti e torri che potrete ammirare esposti nel piazzale.
Sarà ben felice di scambiare con voi qualche osservazione sul suo lavoro, non temete di chiedere.


I Falconieri dell’Irno sono stati un altro dei vari spettacoli educativi e di sicuro effetto della Festa.
Il loro show di barbagianni, poiane, falchi e gufi ha creato una folla di curiosi e rispettosi appassionati del mondo dei rapaci. Insieme all’eleganza dei rapaci l’occasione è stata sfruttata anche per fare un po’ di divulgazione, che non fa mai male.

La Festa Medievale di San Martino è dunque un evento peculiare per le caratteristiche espresse.
Non è facile trovare nei paraggi un’organizzazione che non decide di giocare facile e non puntare sul cibo.
Caparbiamente, invece, si è deciso di dare tutto sulla cura degli spettacoli innanzitutto e in generale su una sensazione di voler crescere e migliorarsi per diventare un punto di riferimento per gli eventi del genere, e della zona.
Certo, dopo due anni di stop e una sola edizione non era facile tornare in grande stile e qualche postazione un po’ scarna di addobbi lo dimostra. La serietà del comitato organizzativo, col quale ci siamo fermati a parlare a inizio e fine serata è però una garanzia per la crescita dell’evento nelle edizioni immediatamente successive, ne siamo certi.

Festa medievale di San martino, mappa
– Mappa del percorso


– Falco

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La vecchia cantina | Cantina – Castel San Lorenzo (SA) – Tavolo Riservato

La vecchia cantina | Cantina – Castel San Lorenzo (SA) – Tavolo Riservato


A Castel San Lorenzo Gigi e Cynthia hanno rivalutato la vecchia cantina del Podere Donna Irene in un ristorante di cucina casalinga estremamente tradizionale.
L’ospite dunque potrà continuare a usufruire dei servizi del Podere (B&B e non solo) con l’aggiunta di un ristorante dedicato dove svolgere un pasto completo, La vecchia cantina.


La tavola imbandita de La Vecchia Cantina


Il 90% di questo articolo potrebbe limitarsi ad una semplice descrizione una per una della infinita sequela di pietanze che in serata ci siamo trovati di fronte.
Il cuoco infatti ha attinto a tutto il repertorio della cucina cilentana (ma espressamente caratteristica di un certo ramo di essa) a patto che fosse stagionale.

La stagionalità è stata una delle prime tre cose che ci sono state dette al nostro arrivo.
La prima erano i saluti da parte di Luigi e di Cynthia, gentilissimi padroni di casa, l’altra era un’offerta di prosecchino da loro prodotto che detto tra noi mi è piaciuto tantissimo.

– La Ncantarata


Cerchiamo di ragionare discernendo nel carnevale di sapori e vediamo che salta fuori.
A memoria ricordo una buona parmigiana di melanzane, metodo classico, di cui ho avuto il barbaro coraggio di fare il bis (io e Corvo ci siamo alzati tre volte per rifornirci al buffet, senza vergogna) e un’insalata un po’ alla greca con olive nere giganti e sapidissima cacioricotta fresca (anche qui bis per me)

– Lo spettacolo di quei pani fatti in casa e farciti, stupendi.


Le patate le ho provate in due versioni, sia al forno con buccia che in modalità classica lessate con i fagioli lardari. Nella prima delle due modalità le ho molto apprezzate, benché qui interviene molto il gusto personale siccome erano (volutamente) indietro di cottura. Nella seconda un po’ meno poiché risultavano molto dolcine (sicuramente influenzate dal gusto neutro dei lardari)


La tavola imbandita de La Vecchia Cantina, parte 2


Qui va aperta una parentesi. E’ ben più che evidente, come accennato nelle prime fasi dell’articolo, che a La Vecchia Cantina ci sia una cucina di casa (“Una cucina di casa di 50 anni fa” annuncia Luigi prima dell’apertura del buffet) il che da un lato garantisce genuinità, un prodotto preso letteralmente nell’orto sotto casa e la sicurezza che alle spalle vi sia meno manipolazione possibile (prendiamo i friarielli [quelli “nostri”] arrostiti, erano letteralmente presi, arrostiti, serviti) ma dall’altro sottopone un gusto molto personale, insomma quello de mamma tua, cioè sua!

Un gusto che ti piace perché l’hai sempre mangiato così, ma ogni casa ha le sue ricette e paradossalmente la stessa cosa è completamente diversa a seconda del focolare che la concepisce.


Cerchiamo di essere più chiari con un esempio lampante: i ravioli.

I ravioli erano di un bello da incorniciare, gonfi, finemente ricamati, sembravano cuscini.
Al gusto si scindevano in…dolci e salati. Ravioli dolci? Ebbene si, ma gli unici sorpresi eravamo noi perché agli altri tavoli i locali avevano tutti riconosciuto la ricetta. In alcune parti dell’estesa provincia di Salerno è cosa nota servire questi ravioli la cui ricotta è addolcita dallo zucchero (e a volte un po’ di buccia di limone) che va a formare un contrasto agrodolce col sugo di pomodoro fresco.

Per noi che però veniamo dall’altro lato della provincia, quello della Piana del Sele, era una discreta novità! E credetemi, noi giriamo per la Campania da anni, di sagra in sagra, e non me li ero mai trovati davanti. Il raviolo salato era quindi più nelle mie corde, ma solo perché vi ero più abituato siccome l’avevo sempre mangiato così a partire da casa mia e da qui il discorso sulla cucina di casa.

Certo, preferisco 100 volte sbalordirmi di un piatto che credevo di conoscere a menadito, invece di mangiare sempre le stesse cose.


Salumi e tutto il resto


Tornando ai meri elenchi, menzione d’onore per il caciocavallo dell’emigrante che ho provato in diverse forme e che non mi soddisfa quasi mai. Qui invece ho fatto immediatamente notare quanto fosse buono, penso il migliore mai provato. A filotto lo seguivano tutti gli altri salumi, capocollo e soppressata fresca.

Saltellando qui e li, andando avanti e indietro col menu, siamo rimasti colpiti anche dalla tenerezza della carne che accompagnava gli ziti spezzati (a giudicare dalla circonferenza forse erano candele).
In un sugo che più classico non si può, nella concezione più positiva del termine.

– Presentazione regale di salumi


Da amante di polpette non ho potuto non apprezzare le compattissime polpette di carne al sugo. Speziate e rese frizzanti da abbondante prezzemolo e aglio q.b., le inserisco tra i piatti che mi sono piaciuti di più.

Pensate che in tutto questo marasma non sono riuscito ad assaggiare (ma semplicemente perché ero saturo) il coniglio alla cacciatora o il pollo con le patate (ero già al terzo piatto di patate, ormai avevo le sembianze di un purè).


Gli esterni


Vi ho parlato solo di tavolate ma in realtà abbiamo apprezzato molto la composizione de La Vecchia Cantina. Poche stanze, numero limitato di tavoli, spiazzo esterno che da sulla vigna da un lato e su una grande quercia dall’altro. Interni semplici ma eleganti con scaffali in legno scuro al muro, qualche frase colorata alle pareti e per quel che mi riguarda un arredamento di gusto diverso dal casalingo annunciato prima. Perfettamente in tono e abbinato all’ambiente e all’idea di ristorazione.


Girovagando in esterna abbiamo anche notato un forno per le pizze, un paio che invece erano chiaramente dedicati a panificazioni e carni (diverse altezze, diversa potenza di fuoco) e uno “da terra” bassi, di quelli dove sotto vi si riempe di braci e ci cuoci di tutto.

Questa serie di forni lascia spazio all’immaginazione e a serate-evento a carattere conviviale.
Del resto era proprio questa l’idea che i proprietari ci hanno lasciato, l’idea di una veranda con cucina annessa dove al ritorno da mare (facciamo da fiume) ti fermi a rilassarti e a chiacchierare con tutti, chiedendo quel che la cucina ha disponibile nella giornata e abbondando con vino e prosecco della casa (molto apprezzato, ripeto) mentre il sole tramonta, sorge, poi ritorna, se ne va e tu sei affacciato dal tuo tavolo, verso l’orizzonte, senza fretta alcuna.

– Pesca sciroppata con panna che imita un uovo fritto, sfiziosissimo


– Falco

Sagra della coccetella, la tradizione della pasta fatta a mano di Sorbo Serpico (AV) – Il Trono di Sagre

Sagra della coccetella, la tradizione della pasta fatta a mano di Sorbo Serpico (AV) – Il Trono di Sagre

In provincia di Avellino, precisamente a Sorbo Serpico, il 29-30-31 Luglio 2022 tornerà la Sagra della coccetella, eccezionalmente con l’edizione numero 41.

Una sagra ormai storica e tipicissima dell’avellinese, che basa tutto il suo clamore sull’abbondante piatto di pasta fatta in casa, la coccetella, appunto, tipica del borgo.

Sagra della coccetella, locandina
– Locandina dell’edizione 2022


Le origini della Sagra della coccetella


Come molte manifestazioni campane la festa ha origini religiose: Le massaie di Sorbo Serpico decidono di onorare la Madonna della Neve, patrona del paese, consegnando ad essa il piatto tipico che da sempre veniva tramandato in famiglia, la coccetella.

La coccetella è una formato di pasta simile alle orecchiette, ma più grande e più stiracchiato, composto da un insieme di farina, semola e acqua.

Dall’unione tra le donne del paese e dal comitato Festa Maria SS della Neve nasce la sagra vera e propria.
Ancora oggi l’evento serve ad autofinanziare il paese per poter permettere, nei primi giorni di Settembre, la festa della santa patrona.

Sagra della coccetella, pasta
– La coccetella di Sorbo Serpico

Il Menu

Per l’edizione del 2022 si resta sul classico, alla Sagra della coccetella di Sorbo Serpico sarà possibile provare:

Coccetella al sugo
Braciola con peperoni
Specialità alla brace
Pizza fritta

il tutto accompagnato da vino locale


L’evento si terrà come al solito nei pressi della chiesa e della farmacia, dove oltre il palchetto che offrirà ai presenti musica popolare, sarà possibile trovare diversi solidi tavoli in legno dove rilassarsi in attesa del fumante piatto di coccetella.

Quest’anno la festa si terrà dal 29 al 31 Luglio.

Coccetella
– La coccetella di Sorbo Serpico (AV)

Informazioni utili:
+39 348 567 2410
Via Vincenzo Pennetti, presso Farmacia.

Falco

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Cena conviviale, sulla torre più alta del castello – Rocca Cilento (SA) – Il Trono di Sagre

Cena conviviale, sulla torre più alta del castello – Rocca Cilento (SA) – Il Trono di Sagre


Avevo notato sui social già qualche foto relativa all’inaugurazione del Castello di Rocca Cilento (SA) nella sua nuova veste, in qualche spettacolare ripresa dal drone o in qualche scatto che ne valorizzasse, dal basso verso l’alto, il suo sviluppo in verticale verso il cielo. Siccome però noi si frequentan più le feste di popolo che le corti (avrei voluto fare una quindicina di gag su Vassalli-Valvassori-Valvassini ma il prof. Barbero mi ha smontato tutto il programma) non avevo ancora approfondito.


L’invito


Ed è proprio in questo frangente che con un trillo di MSNisiana memoria compare Cristian Santomauro che bene o male mi fa: “Stiamo organizzando una cena esclusiva, inaugurale, sulla torre più alta del castello di Rocca Cilento, vuoi venire?”.
Il tempo di una grassa risata, senza neanche controllare su Google Maps, arriva la mia conferma di partecipazione.

Mercoledì intorno alle 18, con l’outfit di chi va a prendere (o volendo anche a fare) un gelato a Ischia parto con la mia carovana FIAT alla presa del castello. Il tragitto e le indicazioni sono stra-semplici, ti lasci alle spalle Salerno, imprechi sulla SS18 per 30Km, superi Agropoli, ritrovi il sorriso, dopo 5 km esci per Prignano Cilento e da lì in poi segui per Rocca. Molto apprezzabile al primissimo svincolo già un cartello che ti avvisa di dove sia il borgo medievale.

Castello, prato
– All’interno del torrione si nasconde una suite esclusiva


Non poteva mancare la classica strada alternativa consigliata dal Signor Maps in persona, che ricordiamolo, è settato sul mindset di un contadino delle valli che ti consiglia il sierro, il carraro, la viuzza insomma, quella smart che usano i local, quella più veloce…che però ha una pendenza del 30% quando va bene. A una certa era Dr Strange e il controsenso della follia quando, con il FIATtino quasi ribaltato al contrario, con la strada che era ormai un asfalto di Moebius, il sole rosso come in TORA! TORA! TORA! dritto negli occhi mi arriva di fronte un auto nel senso opposto. Ma ce l’abbiamo comunque fatta.

Finito il cammino dell’espiazione (dunque vi consiglio la strada normale) si passa vicino un punto panoramico dove scatto un selfie pessimo e arrivo finalmente al castello.
Battipaglia-Castello 1 anno sagra (45/50 minuti), fattibilissimo.


Nelle sale del castello


In realtà dovrei dire “negli spiazzi del castello”, perché la parte che mi è piaciuta di più e anche quella che è più presente, sono naturalmente gli ampi cortili. Molto spazio al verde, diversi dislivelli e terrazze, il che da un’idea di un ampio dedalo a cielo aperto dove respirare e rilassarsi.

Abbiamo dunque la parte della scacchiera, dove trionfa un cavallo che da scacco matto alla tua idea di riservare qui all’ultimo momento per il tuo sabato sera, e scendendo una prima rampa di scale, una “piscina” con alle spalle due torrioni che ospitano delle suite!
Ogni torre ha un paio di suite all’interno, con anche spazio sul “tetto” della stessa per una romantica colazione. La vista è talmente bella che trovi l’amore anche se siete tu e il cornetto.
Se ciò non ti basta c’è anche una Jacuzzi, prontamente e con grande spirito di collaborazione mi sono immediatamente proposto di tornare per provarle.

Un accenno alla vista. La posizione del castello è strategica (MA DAVVERO) e hai da un lato il mare, dall’altra il verde del Cilento più vero, un lago, delle vigne, il cielo terso, Capri…una gemma.

Castello, panorama
– La vista sul mare dal Sunset

Proseguendo c’è il Sunset, un’altra terrazza con vista tramonto sul mare (impagabile) e cocktail bar.
Qui, in una miriade di Gin Tonic, vado di Negroni e sorrido ripensando alla via del ritorno e a Dormammu che mi aspetta nel parcheggio.


L’Ammaccata e il rivalutato


Finalmente becco Cristian che mi saluta con il suo solito sorriso.
Ha portato la sua Ammaccata (ne parlammo abbondantemente qui), per tutta la stagione estiva nelle corti del castello.

Al piano di sotto rispetto alla terrazza dove ci troviamo c’è un ampio ristorante (preceduto nella stessa viuzza anche da una stuzzicante zona bistrot) ed è su questi livelli che Cristian si muoverà, tra forni a legna (portati sulla torre con una gru, scena assurda che avrei voluto vedere) e fornetti ben più maneggevoli.

In particolare l’occasione di oggi prevede una cena conviviale nella quale i diversi invitati proveranno una serie di sapori tipicamente cilentani.
Mi accomodo insieme agli altri ospiti, dopo alcune presentazioni volanti avvenute durante il sorseggio del Negroni e mi sistemo cercando una nicchia per proteggermi dal vento.
Purtroppo, infatti, col calare del sole si è alzato un inaspettato vento tipicamente novembrino e io sono in camicia rosa di lino, ma soffrirò stoicamente da vero gentiluomo per tutta la durata della cena.


La cena conviviale


Il tavolo apparecchiato con la vista del mare è qualcosa di commovente.
Mi sento un po’ l’amica della sposa, sono felice per lei, non c’è altro da dire.

Il buffet prevede: Foglie e patate, formaggi, salumi, fiori di zucca mignon ripieni di ricotta, mortazza e altre diverse specialità del territorio.


Faccio un primo piatto di perlustrazione, ancora non voglio farmi riconoscere, ci si gode un po’ la tavolata (che poi era il senso della serata!) e ogni tanto ritorno al buffet con la scusa del bel panorama.
Le pietanze si accompagnano con un aglianico (una delle iniziative più belle è che le vigne che sono nei territori del castello sono concesse a viticoltori locali che poi rilasciano il prodotto finito (insieme ad altre etichette) al castello stesso. Un feudalesimo eticamente corretto!).

In generale, oltre che per i vini, l’idea è proprio quella di attingere negli immediati dintorni della tenuta e di Rocca Cilento, non a caso avevamo anche l’Ammaccata che proviene da un altro Castel(nuovo).


Proprio a proposito dell’Ammaccata, è il momento di riprovare la specialità di Cristian.
L’assaggio inizialmente distratto dalle chiacchiere ma al primo morso ricordo immediatamente tutte le sue peculiarità: Soffice, delicata, mai salata, con il suo blend di pomodori, è sempre lei.

Ne provo 2 fette di quella cilentana classica, poi passo alla mia preferita della serata, cioè quella con alici e pomodorino giallo, che è di un dolce più delicato di quel tramonto rosso che abbiamo visto prima.
Infine, specialità del giorno, patate, cipolla di Vatolla, crema di zucca, fagioli, mentuccia.
Un’altra grande preparazione.

Infine abbiamo proseguito con un fusillo con sugo di carne (non era un ragù perché c’erano dei gradevolissimi pezzettoni di morbida carne all’interno) e dei piccoli cannoli.


Considerazioni


Mi ha fatto molto piacere il ricevere quest’invito, è stata un’occasione per salutarsi con Cristian, che da quando siamo andati a trovarlo al suo ristorante/pizzeria non ha mai smesso di tenersi in contatto con noi, un uomo che impasta, ma impasta anche se stesso, ritrovandosi sempre più delicato e curato ad ogni spolverata di farina (compresa quella che mi sono beccato in faccia quando ho tentato di fare una foto controvento). Naturalmente gran parte della bella serata è dovuta al posto in cui ci trovavamo, una location dal potenziale infinito: Matrimoni, Degustazioni, Mercatini di Natale, Addii al celibato, Toga Party, Baccanali, Lupanari, Sagre (magari!) o Premiazioni (a proposito, a Settembre/Ottobre si consegna il Tegamino D’Oro 2022, ci teniamo in contatto?)

L’idea di proporre cene conviviali mi trova incredibilmente concorde, noi siamo tipi da condivisione e immaginarmi con amici e persone nuove, in qualche terrazza o torre, ad assaggiare, sperimentare e sorseggiare, (magari con qualche turista da fondamentalizzare su quale sia la mozzarella da scegliere) è un sogno che si avvera. Mettici che se ti va puoi passare anche un’elegante serata estiva con un panorama unico e quindi…che altro si può volere?

– Falco

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Sagre di Liberi – Liberi (CE), una ogni fine settimana fino a fine agosto – Il Trono di Sagre

Sagre di Liberi – Liberi (CE), una ogni fine settimana fino a fine agosto – Il Trono di Sagre

Imbarazzo della scelta in quel di Liberi, dove si terranno per l’appunto le Sagre di Liberi, una dietro l’altra, ci troviamo in provincia di Caserta. Gli appuntamenti saranno ovviamente a carattere gastronomico, ogni fine settimana a partire dal 25 giugno fino a fine agosto.

Panoramica durante una delle sagre di Liberi

Il programma

Come detto il programma delle sagre di Liberi è ricchissimo, pieno di appuntamenti, sono ben dieci e molto variegati, si va dalla pancetta di zingara, al classico caciocavallo impiccato. Si passa da una tagliata marchigiana a degli gnocchi al forno con una delle novità di quest’anno, ovvero lo spiedone di Ulisse. Un ottimo stinco di maiale bavarese e restando in tema, una braciata di maialino nero casertano. Per gli amanti del cibo etnico un altro piatto da non perdere è il churrasco brasiliano di picanha, le classicissime e immancabili montanare in festa, accompagnati dai famosi arrosticini. Si conclude con il decimo appuntamento, quello del porcino in festa.

Sagre di Liberi, calendario
– Calendario 2022 di Le Sagre di Liberi

Il Trono chiede, gli organizzatori rispondono…

Ciao Angela, la Sagra di Liberi è una delle poche che non si è mai fermato, nemmeno nei due anni bui di pandemia, come sono andate le due precedenti edizioni, vi aspettate per quest’anno un ritorno alla normalità in termini di presenze?

“Guarda sembra strano ma i momenti bui della pandemia ci ha fatto registrare numeri sempre più alti di presenze, sarà per la sicurezza degli immensi spazi all’aperto che ci ha permesso di lavorare in piena sicurezza e rispetto delle regole anti covid. Ci aspettiamo quest’anno comunque un aumento delle presenze che si rinnova come sempre perché le nostre prospettive vanno sempre oltre.”
Sagre di Liberi, parco
Largo spazio nel verde

La Sagre di Liberi è un evento più unico che raro, ci sono così tanti appuntamenti, quali sono le new entry di quest’anno? O meglio quali differenze ci sono con gli appuntamenti dell’anno scorso dal punto di vista delle scelte culinarie?

“La sagra di Liberi offre una varietà di appuntamenti proprio per soddisfare un pubblico sempre più ampio, dal più piccolo al più grande. Quest’anno come dicevi abbiamo delle new entry come il churrasco di porkstrami che è carne di maiale affumicata e cotta al barbecue e poi ripassata sui carboni ardenti del churrasco. La seconda new entry è lo spiedone di Ulisse, dalla cucina greca dalla quale ne deriva il nome che sono dei pezzettoni di carne mista che vanno a formare uno spiedone gigante sempre alla brace del maestoso churrasco.”

Tra tutti questi appuntamenti, gli avventori probabilmente si troveranno a scegliere a quale partecipare, quali tra questi sono quelli più sentiti e/o con più partecipazione?

La scelta è sempre difficile da fare perché come si nota dal calendario non si potrebbe tralasciare nessun evento. Io penso che l’appuntamento più ambito è sempre quello di sua maestà il caciocavallo impiccato che ci fa registrare numeri di presenze sempre più alti. E’ seguito poi dal nostro maialino nero casertano perché la nostra parola d’ordine è sempre la tradizione accompagnata da un pizzico di innovazione che non guasta mai per poter così accontentare anche le nuove generazioni.

Qual è la proposta musicale quest’anno? Si esibiranno diversi gruppi immagino.

Per quanto riguarda la musica vale lo stesso discorso fatto in cucina: la tradizione. Si susseguiranno vari gruppi musicali folkloristici che allieteranno con briosità le nostre serate.

Informazioni utili

Organizzatori – Sagre di Liberi (link alla pagina fb a fine articolo)
Numeri di telefono – 366 477 3205

Corvo

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Riserva 24 | Dispensa selezionata – Serino (AV) – Tavolo Riservato

Riserva 24 | Dispensa selezionata – Serino (AV) – Tavolo Riservato

Questo sarà per fortuna un articolo un po’ atipico, perché “differenti” sono le circostanze che animano Riserva 24. Partiamo col dire che questo crogiolo di prodotti attentamente scelti lo trovate a Serino (AV) e che Fiore è l’uomo che deciderà le sorti della vostra serata.
Al che o starete al gioco o presumibilmente vi accomoderete all’esterno, e non nel senso che cenerete all’aperto.

– Non avete idea di quel che vi aspetta oggi.


Accoglienza


Prima di cominciare va spiegato un minimo come vengono scelti i locali dove decidiamo di andare.
Fondamentalmente o veniamo invitati dai proprietari o ci vengono consigliati direttamente da clienti vicini, per passione o amicizia, al locale. La terza via è quella dove per una pura casualità qualcosa ci colpisce, quasi sempre una foto, o un concetto espresso tramite social (del locale) ed è proprio così che è stato cerchiato di rosso Riserva 24.

Va premesso anche che per mia indole, curiosità, esigenze lavorative e gola la lista dei posticini da provare è decisamente più lunga di quella di Buoni&Cattivi di Babbo Natale, e si accresce ogni giorno.



Detto ciò una volta entrati è proprio Fiore che si palesa da un antro del ristorante e ci tiene a mettere immediatamente le cose in chiaro.
In un discorso tra l’Hartmaniano (“[…]qui vige l’uguaglianza e non conta un cazzo nessuno.”) e la tragicità del Riccardo III ci viene subito precisato che si fa volentieri a meno di critici, esaltazione da web e opinioni inconsistenti che non arricchiscono il dialogo (sul cibo).

La sensazione iniziale è di smarrimento ma quella che da uno sconosciuto può essere fraintesa per arroganza è in realtà un desiderio di voler essere più chiaro possibile.
Grazie alle dosate pause del suo discorso d’introduzione capiamo molto velocemente che Fiore ci sta spiegando le regole del suo regno. Un regno da lui creato (insieme a pochi collaboratori capaci) a sua immagine e somiglianza, un regno di cui fondamentalmente non ha bisogno e che dunque può permettersi il lusso di gestire un po’ come diavolo gli pare. Come sempre poi sarebbe bello che fosse.


Assaggi


La sua idea di ristorazione è una ed è precisa, e se superi una serie di test che non sapevi di star facendo (perchè tu ingenuotto pensavi di essere uscito per cena, e invece!) la capisci anche abbastanza facilmente: Materia prima eccellente, manipolazione minima essenziale, conoscenza, buon senso.

Da Riserva 24 dunque non c’è il menu, perché la stagionalità è fondamentale (“Il menu lo decide la natura”) e in realtà non c’è neanche la carta dei vini (nonostante le 500 etichette presenti!), però c’è Fiore, ci sei tu che sei un ospite e c’è un concetto che si sciorina via via nelle portate, che è il caso di cominciare a descrivere altrimenti famo notte.

Si comincia con una intro semplice semplice, castagna infiocchettata da guanciale.
Niente fronzoli, castagna sbucciata, lessata, contenuta in atmosfera controllata finché non arriva il suo momento, al che cappio di guanciale e via sul patibolo.
Buona, essendo servita calda potete ben immaginare come il grasso del guanciale avvolga la castagna e favorisca un naturale insaporirsi della sua trama farinosa.

A seguire una delle mie pietanze favorite, la ricotta.
Ci viene servita piastrata e caramellata con un accompagnamento di sette differenti pomodori.
I pomodori sono tutti diversi, alcuni hanno consistenze mai provate prima, alcuni molto carnosi, altri, come ti aspetteresti, molto “rinfrescanti” e ricchi di succo. Vi verrà naturale punzecchiare i pomodori uno alla volta per scoprire le tantissime differenze. Vi verrà naturale anche aggredire quel pane scuro e morbidissimo, di cereali, che vi verrà proposto: una bontà.

– Semplice ma perfetto. I pomodorini colorati sono una chicca, la ricotta è da mettersi a piangere.

Subito dopo, tagliere di verdure (peperoni, melanzane, cipollotto) grigliati alla brace.
Su alcune pietanze, a seconda del messaggio che doveva arrivare in tavola, a volte non c’era neanche il sale. Altre volte, ancora, c’era un determinato olio. Di semi, d’oliva, extravergine…
A seconda del sapore che in quel momento dovevi cogliere era presente un condimento.


La bruschetta

Al momento dell’arrivo della bruschetta ci viene fatto intendere che il percorso (per noi) è praticamente finito e sgomenti come quando la mamma ti veniva a tirar via dalla piscina di palline ci apprestiamo un po’ sconsolati all’ultimo boccone.

Si apre il cielo. “Ma che cazzo c’è su questa bruschetta?” Pane e pomodoro? Impossibile. E’ troppo buona.
E la verità è che oltre quei 2 ingredienti in più c’era una fogliolina di basilico e un filo d’olio. Stop.
Addirittura ci è stato portato del sale a parte, indicato (e OVVIAMENTE selezionato) per condirla, ma non ho voluto sapere ragioni, per me era perfetta così e i 5 minuti seguenti sono stati tra noi che ci facevamo spallucce a vicenda, interrogandoci su come fosse possibile che una cosa così semplice fosse così perfetta. (“Materia prima eccellente, manipolazione minima essenziale, conoscenza, buon senso.”)

– La bruschetta migliore della mia vita.

A questo punto dovremmo andar via, ma la curiosità ha il sopravvento, così inizia la serata vera e propria.
Ci rechiamo all’esterno dove Fiore è intento a piastrare e grigliare, su un apposito braciere poco convenzionale ma estremamente pratico, di fianco a una padella gigantesca dove si poteva mantecare un essere umano e ad un erbario enorme e vario.

Qui finalmente abbiamo modo di esprimere la nostra natura curiosa, di persone che fanno questo lavoro sia per passione, sia perché ritengono di avere qualcosa da dire. Rimaniamo fuori a chiacchierare fino all’1, quando ormai tutti i clienti sono andati via ed è a quel punto che, rimossi i pregiudizi e i dubbi, finalmente le difese vengono abbassate e quel che rimane è una chiacchierata amichevole tra golosi.


Conclusioni


Ci sarebbe ancora così tanto da dire…
Dalla concezione di tutta la cultura della carne (il locale dispone di un’ottima selezione, ovviamente), al valore del prodotto, al valore del lavoro, all’evoluzione del concetto di ristorazione. Si è parlato per ore.

– L’innocenza genuina di questo dolce mi ha ricordato il riz au lait francese.
Concepito per bambini, data la sua delicatezza, ideale per me visti i sentori di vaniglia e ricotta che personalmente adoro.

Per fortuna più si parlava e più continuavamo a mangiare, nutriti ad asparagi, improfumati di strutto di cinta senese, omaggiati con un dolce fantastico.
Ricotta, vaniglia (dal baccello), mentuccia, limone, nocciola. Servito in un calice, la bontà.
Non contenti, anzi si, proviamo anche il suo caffè, con dello zucchero artigianale, grezzo, umidiccio, bruno.

Ci sarebbe davvero tantissimo da dire ancora, non ho avuto il tempo di parlarvi della libreria di prodotti che ruotano intorno a voi all’interno del locale, tutti scelti per una ragione, e che sono disponibili all’acquisto, se vi va. E non ho avuto modo neanche di ringraziare chi ha lavorato in sala e in cucina, la cui gentilezza e disponibilità si è percepita in ogni momento, quando ci hanno seguito intorno al tavolo, all’esterno, in cucina, in dispensa, ovunque ci portasse la nostra curiosità.

L’articolo devo concluderlo per forza, perché è già infinito, e per ripicca, siccome ci è stato un po’ ironicamente detto di non pubblicare nulla, perchè si parla anche troppo, l’ho fatto più lungo possibile per dimostrare che anche noi abbiamo qualcosa da dire. E anche perchè questo è il mio, di regno!


Falco

– Link alla pagina FB del locale
Osteria dall’Oste | Osteria slow food – Pellezzano (SA) – Tavolo Riservato

Osteria dall’Oste | Osteria slow food – Pellezzano (SA) – Tavolo Riservato

In un mondo della ristorazione basato sul frenetico, sul riciclo di tavoli e sulla fatturazione (sennò altrimenti come campi?) c’è un’isola felice due passi sopra Salerno, a Pellezzano.
L’Osteria dall’Oste, ridondanza voluta e cercata, perché le cose vanno messe in chiaro fin da subito, sembra fare un percorso inverso a tutti gli altri. Una naturalezza nella quale vien voglia di immergersi e una proposta gastronomica più che all’altezza. Vediamo nello specifico come è andata la nostra serata…

– Un’anteprima del tagliere


L’osteria dell’oste


Appena entrati, con un rapido colpo d’occhio ci si può fare già un’idea di come sarà la nostra serata.
Sulla sinistra si alternano prodotti biologici di alta qualità, un occhio attento (da alternare a quello “rapido” di cui sopra) riconoscerà sicuramente più di una marca nota. Davanti a noi invece c’è il cucinino dove si erge L’OSTE, Fabrizio. Un timido cenno del capo, un sorriso accennato sotto la mascherina, un ciao con la manina (manona!) e ritorna a concentrarsi sui fornelli mentre veniamo scortati al tavolo dal figlio. Uno dei figli, perché qui si fa tutto in famiglia.


L’interno è quello di una classica taverna (giusto per non ripetere ancora…osteria) con tovaglie a quadrettoni bianche e rosse (sono nate prima loro o le taverne?), degli interessanti tavoli che si sviluppano in lunghezza e dei paralumi ricavati da pentole in rame e bottiglie maxi di vino.
Altro particolare interessante è lo spiazzo di fronte il ristorante che lascia ben sperare all’arrivo delle prime calure estive. Non si combatte il caldo in un modo migliore che sedendosi all’aperto con un litro di vino, mi dicono.


Le proposte


Da navigati mangiatori ci dileguiamo con un “Fai tu”. Lasciamo tutto nelle gentili mani dei nostri ospiti, fiduciosi che al solito saranno di larghe maniche, o anche di mezze maniche, che comunque con un sughetto fatto bene ci stanno sempre. Non dobbiamo aspettare molto, in tavola arriva il tagliere.


Ha la sua presenza scenica. Ricavato praticamente dal tronco di un albero, con tanto di corteccia, occupa un coperto al tavolo. E non è l’ideale per chi ha una lavastoviglie da monolocale.
Su di esso troviamo una pancetta timidissima che suda già al primo occhiolino, diversi assaggi di soppressate, formaggi e quella che è la prima chicca dell’offerta Slow Food del locale, la mozzarella ind’à murtedda. La ricorderete sicuramente anche per l’omonima sagra di Novi Velia (SA).


Accompagnano il tagliere diverse damigelle sottolio in abiti di coccio. Da una mulignana a fungetiello molto apprezzata nel suo tipico pizzicore, ad un carciofo tenerissimo accompagnato da patate. Una zuppa di fave con la quale ho accompagnato la qualsiasi e dei peperoni friggitelli sporcati di sugo.
Dirvi tra questi qual era il migliore è veramente scelta ardua.
Forse le fave, per amore personale, ma ho fatto il bis di tutto, eccellenti, davvero.

– Mortadella alla brace


Conclude la lunga scelta di antipasti una mortadella arrostita con stracciata e pistacchio.
Considerato che ormai non puoi uscire di casa senza che qualcuno ti costringa a ingozzarti di burrata/stracciata & pistacchio va al tempo stesso sottolineato l’aromatica sfumatura di brace assunta dalla mortadella. Mi avessero detto qualsiasi panzana a proposito di come era stata profumata, con legni e braci d’altura, ci avrei creduto. Quell’aroma ne rappresentava l’intera identità.


Candele (anzi candelotti)


Siamo sul fotofinish per quanto riguarda la prima bottiglia di vino ormai praticamente andata (un blend di Barbera, San Giovese e Cabernet Sauvignon). Non mi dilungherò non avendone le competenze, ma mi ha piacevolmente sorpreso col suo corpo si leggero ma anche perfettamente amabile (no, non sto ricopiando quello che c’era scritto sull’etichetta), proveniente dalla nota Castel San Lorenzo (SA) ; e nel mentre giunge in tavola la genovese.


All’entrata c’erano delle candele grandi come i ceri della Madonna il giorno dell’Immacolata, con gran piacere ora riesco anche ad assaggiarli. Su di esse questa genovese fatta in casa con “12 ore di cottura e Cappello del prete incluso” (una parte eccellente del bovino, ideale per questo tipo di cotture) che chiede solo di essere mangiata. “Ai clienti piace”, ci apostrofa il nostro gentile cameriere e…come dargli torto?

Sarebbe stata buona in qualsiasi versione, su dei crostini, a cucchiaiate tipo gelato, ottima.
Se vi serve un punto di riferimento per un’ottima genovese, beh questa fa al caso vostro.
Siamo ancora estasiati quando ci viene detto che avremmo provato anche la carne.


L’osteria punta soprattutto sulla sua sezione alla brace (ma vi confido che tutte le proposte erano ottime, quindi che sia tagliere, che sia un primo…cascate in piedi) e ci tiene a farci provare qualche taglio.

Non fingiamo neanche di pensarci. Nel gran piatto centrale compaiono una scottona italiana (servita rigorosamente al sangue, decide Fabrizio, e io annuisco), un capocollo di maiale e salsiccia.
Complice il fatto che eravamo già un po’ satolli e che la carne tende facilmente a riempire, la mia lucidità e il mio linguaggio forbito sono andati scemando morso dopo morso, così come la complessità di queste descrizioni. Posso mettervi la mano sul fuoco a fiamma alta sulla qualità della scottona.
Insieme alla carne, delle patate tagliate e fritte a mano “con pacienz'”, come recita il menu.


Dolce e chiacchiere


Al solito, a fine serata, dopo un assaggio di dolce (tiramisù da me apprezzato perché ci va cauto con la dolcezza, anzi) Fabrizio riesce a liberarsi dalle efestiane fucine/cucine e ci raggiunge per un solare confronto. Ci racconta la sua idea di ristorazione, che mi pare molto chiara. Con un’osteria (era parecchio che non lo scrivevo) aperta 10 anni fa, portata avanti con tutta la famiglia (un piacere per gli occhi vedere l’intesa fra padre, figli e figlie acquisite) e concepita per chiunque voglia venire a concedersi una cena (ma occasionalmente sono aperti a pranzo, controllate i loro social, che linkerò più sotto) rilassata, dove godi non solo di ciò che mangi, ma del tempo che impieghi a farlo, e della convivialità di cui ti circondi nel durante. Abbiamo visto coppie, amici, famiglie con bambini (tra cui uno che simpaticamente mi spoilera urlando il risultato della partita registrata, con uno strillo tale che mi ricorda immediatamente di rinnovare l’appuntamento con quella vasectomia), tutti perfettamente in sintonia con l’ambiente.


Slow food


Ah, è importante, ma mi sono dilungato talmente tanto parlando di fave (“That’s what she said”) che non ho accennato alla scelta Slow Food. Immediatamente post pandemia sono state adottate diverse pietanze e vini che aderiscono a questa associazione di idee su una ristorazione sostenibile.
Conoscete sicuramente il marchio Slow Food e cosa implica, ma andava sottolineato!


Falco

– Link ai social del locale
Festa del carciofo di Paestum IGP – Gromola di Capaccio-Paestum (SA) – 2022

Festa del carciofo di Paestum IGP – Gromola di Capaccio-Paestum (SA) – 2022


E’ il 2022, l’anno della riscossa (si spera) ed Aprile è il mese della fioritura degli eventi e delle prime delizie della nostra regione. Tra questi il carciofo di Paestum IGP.
La Festa del carciofo di Paestum IGP è già nota agli amanti delle sagre per via di una certa costanza nelle sue edizioni, menu ed ospiti.
Non potevamo resistere dal curiosare in quella che per molti sarà l’anteprima della nostra estate.

– Ognuno al posto che la natura gli ha concesso


Impossibile perdersi


Molte volte predichiamo nei confronti di scarse indicazioni stradali ma perdersi l’evento è impossibile.
La statale è tappezzata di manifesti che sotto l’occhio umido di Gigione prendono per la manina e accompagnano fin nella borgata di Gromola, dove in un grande spazio all’aperto, con un vasto parcheggio gratuito, sorge l’evento.

Superati i primi stand random di artigianato e dolciumi ci dirigiamo a sinistra (mentre proseguendo dritto c’è un parco giochi dedicato ai bambini) ed una prima piramide di carciofi, direttamente di TerraOrti, fornitrice storica e sponsor dell’evento. L’anziano signore raccomanda i suoi “figli”, come suggerisce la ragazza allo stand, e mostra la tenerezza e il colore tipico di questi fiori d’Aprile.

“L’aspetto rotondeggiante dei suoi capolini, la loro elevata compattezza, l’assenza di spine nelle brattee sono le principali caratteristiche qualitative e peculiari del “Carciofo di Paestum“, che ne hanno consacrato anche la sua fama tra i consumatori.”

Assessorato dell’Agricoltura, Regione Campania.

Salutiamo velocemente Pasquale e Silvio, due tra gli organizzatori che hanno scelto (anche) Il Trono di Sagre per parlare di questo evento e chiediamo qualche dritta su cosa provare in particolare.
“E’ tutto buono”, ci rispondono, e ce lo aspettavamo, così li prendiamo in parola…e mangiamo TUTTO.


La versatilità del carciofo


Tutta la festa è una celebrazione della versatilità di questo prodotto che, devo rivelarvi con un po’ di imbarazzo, praticamente non apprezzavo fino a…un annetto fa? Dopo aver ritrovato la fede però non ho più smesso e se anche voi vacillate sul giusto cammino questo è il posto giusto per rimettervi in pari.

Decidiamo di partire dalle basi: il carciofo arrostito.

– La città di smeraldo


Dei valorosi figli della patria avanzano a volto scoperto nei fumi di una schiera infinita di carciofi adagiati su un reattore di furnacelle che genera tanto calore ed energia da illuminare l’Estonia.
Non so come facciano a non ritrovarsi rannicchiati in terra con gli occhi colmi di lacrime, come noi dopo Italia-Svezia, perché rimango in zona neanche 2 minuti per scattare delle foto e sono già irrimediabilmente contaminato.
I carciofi vengono irrorati in modo capillare con olio buono, ne prendiamo una porzione e ci sistemiamo in tavola.

– Il carciofo arrostito


Tiro via le prime foglie mentre Corvo si allontana per prendere una birra alla spina aromatizzata al carciofo (ottima). La semplicità di questo prodotto (l’arrostito, non la birra, e sicuramente non Corvo) è disarmante nella sua bontà. Per me è pienamente approvato. Al suo interno troviamo un piccolo scrigno di pancetta e prezzemolo che gli da la giusta carica di sapidità.


Altro giro sulla giostra, altro piatto. Stavolta proviamo il fritto&dorato, cuori di carciofo impastellati e fritti.
Anche qui tutto molto buono, vorrei farvi notare che all’interno di ogni “pizzella” c’è davvero almeno 1/3 di cuoricino, onestà intellettuale dello stand pienamente apprezzata.
Anche questa è una fucina che lavora a pieno ritmo, e non mancano sorrisi e risate, è piacevole poter essere di nuovo qui.

Corvo scopre con disappunto che oltre a mangiare deve almeno far finta di lavorare


Nello stesso frangente proviamo anche il piatto che fa un po’ da antipasto: due fette di pane, una al prosciutto e una con crema di carciofi, ricottina e mozzarella. Qui faccio un casino e infilo prosciutto crudo e ricotta tra due pizzelle fritte, raggiungendo la pace dei sensi e rendendo le mie mani di un unto mai visto prima.


“E’ tutto buono”


Pasquale aveva parlato chiaro dicendo che era tutto buono ma noi se non mangiamo non crediamo e così la traversata fra gli stand continua. Il caciocavallo impiccato non lo vuoi provare?


Porzione da 5 euro (mi pare) con 6 tocchi di pane e caciocavallo. Qui il carciofo si sente poco ma il cacio è buono e onestamente è una pietanza che agli appassionati non posso non consigliare. Tolto che la danza sgocciolante dei formaggi è sempre uno spettacolo apprezzabile.

Altra pietanza dove il carciofo è abbastanza impalpabile è la pizza fritta (quella bianca) che però concettualmente approvo: mangiarla in bianco con questa crema e ricoperta di formaggio mi sa davvero di autentico, di rustico. Il prezzo però è elevato per la tipologia di prodotto (4 euro) quindi dovendo scegliere vi consiglierei piuttosto la pasta con speck, formaggio e indovinaindovina…carciofi (5 euro) che anche se la metti in mezzo e dai 2 forchettate a turno ti da una buona base prima di provare il resto.

– Il vero campione sa che oltre agli sfizi per saziarti ci vuole sempre una base importante


Quel che invece è una vera eccellenza sono a mio parere le polpette.
Ottime, ottime, di un verde fluorescente, colme di carciofo fino al midollo, con 5 euro ne prendete 6, e ne vale la pena.


Non siamo riusciti ad assaggiare il risotto e il panino con salsiccia e carciofi (eravamo ormai satolli) ma la sensazione generale era di grande soddisfazione.


Sensazioni generali


Ho belle parole da spendere per questa festa, proverò un riepilogo breve.

– In ogni stand ho trovato una sincera voglia di fare e una partecipazione sentita all’evento. A queste persone faceva veramente piacere trovarsi lì a “lavorare per noi”, o meglio, per tutti gli avventori e turisti che si sono ritrovati dopo così tanto tempo.

– Partecipazione immensa della gente, che ha risposto con grande veemenza (e ce ne eravamo accorti già in pagina, quando abbiamo cominciato a parlare dell’evento un mesetto prima del suo inizio) il che denota ritrovato entusiasmo e voglia di ricominciare.

– “E’ tutto buono”. E’ vero, è così, testimoniano le foto. Sicuramente entra in gioco il gusto personale ma non c’è una pietanza che abbia “deluso”. Certamente ci sono mix che convengono più di altri (e ora vi do qualche dritta)

– Ditelo coi fiori (arrostiti)


Come ti compongo il menu perfetto


Constatato che LA SAGRA E’ CONDIVISIONE, quindi il segreto per mangiare come porcellini, assaggiare tutto e non ritrovarsi con la cosiddetta “panza in mano” e un buco nel portafogli è sempre quello di andare in gruppo e condividere; Ecco a mio parere un menu perfetto per provare il meglio spendendo poco.

Gruppo da 3 persone, ticket da 10 euro cadauno, 30 euro in totale:
Polpette (5 euro), 2 ciascuno
Carciofo arrostito (4 euro), 2 carciofi in tutto
Fritto e dorato (5 euro), sono circa un 4-5 pizzelle ciascuno
Caciocavallo impiccato (5 euro), io ce lo infilo perchè son 6 tocchi ed è ideale da condividere
Zeppola (2 euro), per essere una zeppola è un po’ cara, ma il dolce ci vuole sempre
Vino (1 euro al bicchiere), il vino non era dei miei preferiti ma se volete circolare su questa pagina senza avere problemi ne dovete prendere almeno 2 bicchieri a testa, sennò finora abbiamo perso tempo

In realtà ci si potrebbe anche fermare qui, e non abbiamo neanche raggiunto la cifra di 30 €.
Naturalmente io vi consiglierei di continuare e assaggiare tutto, ma come vedete è possibile saziarsi di prelibatezze locali a un prezzo ridicolo: 10 euro a testa, manco!

– Vi ricordo che tutte le dritte e le anteprime per i vari eventi le trovate sui nostri Canale & Chat Telegram!


L’evento è ricco inoltre di appuntamenti musicali e di intrattenimento anche per i più piccoli, che potete lasciar scorazzare nelle aree apposite mentre voi condividete romanticamente un bicchiere di vino di troppo, abbiamo trattato l’argomento in un articolo precedente, che trovate qui sotto (CLICCATE sull’immagine per aprire l’articolo)

L’evento dura dal 22 Aprile al 1 Maggio, con apertura a pranzo il 24, il 25 e l’1.
Non perdetevi la serata del 29 col ritorno di Gigione, che è un po’ ormai la mascotte dell’evento.

– CLICCA sull’immagine per scoprire tutti gli appuntamenti!


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