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Sagra della castagna – Salza Irpina (AV) – 2023

Sagra della castagna – Salza Irpina (AV) – 2023


Tra la miriade di sagre autunnali sulla castagna, prodotto che in Campania, insieme alla nocciola, da vita a mercati ed eventi di un certo spessore, ce n’è una che mantiene ancora intatto il suo fascino di minuto evento di paese. Nell’accogliente centro storico di Salza Irpina, infatti, tra lucine e danze popolari, si è svolta (e si sta svolgendo) la 38esima Sagra della castagna.


Calza Irpina


Arrivare a Salza Irpina è molto semplice, e se anche vi perdeste i segnali che vi indirizzano verso il parcheggio più vicino (come è successo a noi) avrete della simpatica forza dell’ordine locale che gentilmente vi rimetterà sulla giusta via. Dopo aver trovato l’ampio e gratuito parcheggio ci incamminiamo su una bianca scalinata che porta al centro del paese. Qui incrociamo due anziani visitatori dell’evento che si autocompiacciono del menu appena provato.
“Tutto saporito”, dicono, questo ci mette già di buonumore.


Un arco ci affaccia sul corso principale di Salza, la prima cosa che vediamo è un cartello dove è esposto tutto il menu, con relative indicazioni. Alla nostra destra il viale conduce al Municipio e alla biblioteca (tra l’altro, la prima d’Irpinia! Di recente ricatalogata e messa a nuovo, con la complicità di Amministrazione comunale locale e volenterosi abitanti), alla nostra sinistra c’è invece la piazza principale.

In piazza ad aspettarci, ansioso per questa prima edizione da lui organizzata, c’è Carmine D’Onofrio.
Carmine comincia a snocciolarci un po’ tutte le nozioni, in ordine misto, che riguardano Salza, le sue origini e i suoi eventi tipici. Ci racconta che il paese era notissimo per la presenza di ciabattini e piccoli laboratori artigianali di calzature (da cui il supersimpatico titolo di questo capitolo). Una tradizione che purtroppo, come tutte quelle tipiche dei paesini, ha sofferto molto lo spopolamento e la modernizzazione dell’industria ed è quasi totalmente sparita.


Sagra della castagna, il menu della 38esima edizione


Insieme a Carmine cominciamo a girare per i vari stand, ognuno con la sua storia, ma soprattutto ognuno gestito da volontari/membri delle varie associazioni che hanno reso l’evento possibile. Uno sforzo collettivo di 50 persone, tutte sorridenti, tutte reinventatesi per qualche giorno e pronte a vestire i panni di casari, massaie ed esperti della graticola.


Saltano subito all’occhio i prezzi. In media ogni pietanza in menu costa 1€/1.50€ in meno rispetto alla sua classica, identica, controparte, provata in diversi eventi quest’anno. Ma sarà buona?
Posso dirvi che uno dei piatti che mi è piaciuto di più è stato il primo con salsiccia, funghi e castagne (che si contrappone ad un primo semplice al sugo). Sembrava di mangiare salsiccia con un po’ di pasta, vista l’abbondanza del condimento, il che è un grosso pregio. Primo abbondante e saporito, decisamente consigliato!


Con grande dolore scopriamo che dopo il nostro giro perlustrativo, quando è arrivato insomma il momento di magnà, la zuppa di castagne è finita. E’ un colpo al cuore, ma anche una scusa per ritornare.
La zuppa è infatti uno dei piatti più apprezzati della sagra (e infatti l’hanno spazzolato via subito) ma una signora ci tranquillizza: C’è la trippa.

La trippa, infatti, meriterebbe un capitolino a parte. Innanzitutto non si ha minimamente l’impressione di star mangiando delle frattaglie, e lo dico da estimatore delle stesse. Per me quinto quarto, organi e appunto frattaglie sono delicate parti dell’animale che sanno essere esaltate da diverse, specifiche preparazioni e solitamente non vedo l’ora di provarle. Qui però c’è la sensazione di un piatto di carne completo. Una ricchezza di sapore che da soddisfazione al morso, pezzettoni di stomaco, fagioli e pellecchia di pomodoro in un sughetto densissimo. Ottimo anche il pane con cui si accompagna. Spazzoliamo via il piatto tra scarpette e mugolii, eccellente.


Sagra della castagna, il menu della 38esima edizione pt. 2


Ma se ci si perde la zuppa di castagne, con cosa conviene consolarsi? Con altre castagne, direi.

Ci incamminiamo quindi sul viale illuminato da lucine gialle, lasciandoci alle spalle la piazza animata da danze popolari con banda al seguito. Sul viale, a destra, anche lo stand dedicato al fritto. Pizzilli, anche conosciute come le classiche pizze fritte. Tentando di ordinare vi ritroverete catapultati in qualche surreale conversazione con le “proprietarie” dello stand. Un gruppo di amiche prestatesi anch’esse ad aiutare durante i giorni della sagra. Clima scherzoso e inside jokes a iosa, ma anche un servizio espresso, il tempo a stento di scattare qualche foto e la pizza fritta (o pizzillo) è pronta, fumante e ricoperta di sugo.


Al “piano di sopra”, su una piazzetta rialzata, proseguendo verso il municipio abbiamo quattro diverse postazioni. Sulla sinistra, all’inizio della discesa, troviamo lo stand delle crepes alla Nutella ed è qui che potrete approfittarne per prendere qualche kg di castagne fresche da portare a casa (10€ 2kg) come ricordino.

Se invece siete fan della cosiddetta castagna ammunata e bona, ma soprattutto cotta al punto giusto, rivolgetevi ai mastri di brace che con l’aiuto di un po’ di meccanica elementare dispongono di caldi sacchetti di castagne sempre pronti e di un meccanismo che muove in continuazione le castagne in modo da non farle bruciare tenendole costantemente calde. Cosa che scopro a mie spese quando, chiedendo di assaggiare, mi ritrovo un mucchio di pepite ustionanti versate direttamente sulle mie nude mani che, nonostante l’ustione in arrivo, si rifiutavano comunque di mollare la presa. Un semplice sacchetto trovato su un banco si rivelerà la mia salvezza.


Di fianco agli allegri castagnari banco di caciocavallo impiccato, panini con salsiccia e panino con cotechino. Quello con cotechino l’abbiamo già provato in piazza, c’è un giardinetto aromatizzato alla menta, un pochino nascosto, che sforna cotechini a ritmo continuo. Molto buona la grassa salsiccia (mi riferisco sempre al cotechino), anche condita in modo deciso, si fa ricordare, la consiglio. Passo indietro sul panino, un po’ secco, al contrario di tutto il resto del pane provato in evento, che era ottimo, anche in versione focaccia (ci arriveremo). Durante le riprese abbiamo modo di assaggiare anche il cacio fuso, che non delude. Anche qui, animato staff di volontari sorridenti e presi bene dalla socievole partecipazione del pubblico.


Vino e castagne (ma anche birra)


Di fronte allo stand del caciocavallo (3€) c’è anche la spillatura di birra (il vino invece lo trovate nella piazza principale, vicino alla fontana). Bicchiere da 25 cl a 1,50€, fantastico. Ci sediamo un attimo per gustarci questa birra gelata che con la sua frizzantezza spezza col grasso e avvolgente sapore del caciocavallo e ne approfittiamo per ascoltare un po’ il gruppo musicale presente sotto il municipio.
Al ritmo di arpa, tamburo, violino, flauto e altri strumenti di stampo classico inscenano dei ritmi che un po’ ricordano le danze medievali pre-1500, con una tonalità più moderna.


Il comparto musicale della Sagra della castagna di Salza Irpina copre anche il 900′, infatti in piazza, tornando nei pressi del fontanone, dei bambini incredibilmente ferrati in danza moderna si esibiscono sulle note dei Backstreet Boys e dei grandi successi degli anni 90′. A suon di Aqua e dance italiana ci concediamo anche una focaccia con la mortadella e quella bottiglia di vino che vi ho accennato prima…


La piazza è il posto nel quale potrete anche sbizzarrirvi con i dolci. E’ presente un vasto assortimento di dolciaria locale per tutti i gusti. Crostate, torte, spumoni, pasticelle, un castagnaccio gigante e farcitura di castagne in ogni dove. Paradiso dei golosi, tutto fatto in casa. Noi ci facciamo preparare un assortimento misto a piacere e ce lo gustiamo con calma a tavola.


Sagra della castagna di Salza Irpina, conclusioni


La Sagra della castagna di Salza Irpina è un evento molto piacevole da vivere, e che ci sentiamo ben volentieri di consigliare.
E’ un evento piccolo che proprio nelle sue dimensioni contenute trova la sua forma migliore.
Prezzi estremamente abbordabili, ritmi più lenti, partecipata si, ma senza calca asfissiante, piatti ottimi che proprio perché non devono essere preparati per masse invadenti di persone riescono a sprigionare il loro lato migliore. Il fascino unico del piccolo centro storico, che ti accoglie ma non ti schiaccia né ti forza e la sensazione di un evento ancora autentico, che ancora non si è dovuto forzatamente adattare ai ritmi più frenetici delle sagre del 2000qualcosa.

All’evento auguriamo di crescere, come si auspica, ma anche di non perdere mai questa autenticità che ora più che mai sarebbe poi difficile da ritrovare.
L’edizione numero 38 continuerà fino a domenica 15 Ottobre 2023!

PS Al ritorno ci siamo persi su una montagna.

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Festa della nocciola – Baiano (AV) – 2023

Festa della nocciola – Baiano (AV) – 2023


La festa della nocciola di Baiano (AV) è uno dei primi eventi a dettare il cambio di passo dall’estate all’autunno. Le date di quest’anno sono quelle che vanno dall’8 al 10 Settembre. Già nella giornata d’esordio del venerdì si segnala una bella risposta di pubblico. L’evento negli anni ha saputo costruirsi una solida reputazione, basata innanzitutto sulla qualità delle pietanze proposte.


La nocciola di Baiano


La Festa della nocciola riprende il prodotto più noto e pregiato del territorio: la nocciola.
La nocciola (di qualità mortarella) ha fatto la ricchezza di Baiano e dei comuni limitrofi (e ne abbiamo parlato abbondantemente qui) ma soprattutto ha saputo regalare ai buongustai un seme versatile e gustoso, che si adatta a diverse preparazioni con disinvoltura.

La nocciola compare in ogni parte del menu, che qui di seguito vi riportiamo nella sua interezza:

  • Pasta fresca al pesto di nocciole 6€
  • Panino salsiccia e contorno (melanzane sottolio) 5€
  • Panino Hamburger e scamorza con crema di nocciole 6€
  • Polpette di vitello con fonduta alla nocciola 6€
  • Straccetti di vitello con crema alle nocciole 6€
  • Tagliere di salumi con ricotta di bufala con granella di nocciole, miele e olive taggiasche 7€
  • Patatine fritte 3€
  • Pizza fritta alla montanara & Pizza fritta con crema di nocciole e capocollo 4€ (la coppia)


Quelli elencati sopra sono tutti stand Pro Loco. Come stand “esterni” che partecipano comunque alla festa abbiamo la casetta del caciocavallo impiccato, due postazioni di birra artigianale (provate entrambe, molto buone, consigliamo). In alternativa un’intera postazione dedicata al vino, con molte scelte di bianchi, rosati e rossi e soprattutto i dolci, affidati ad aziende agricole e pasticcerie del territorio.


Disposizione della Festa della nocciola


Prima di raccontarvi cosa abbiamo provato e cosa ci è piaciuto di più facciamo una piccola panoramica su come è disposto l’evento. La piazza accoglie i visitatori con un primo palco, le panche sono al centro e sono accerchiate dagli stand della pizza fritta, hamburger, dolci e al centro, sotto un imponente traliccio che riporta l’effige della Pro Loco di Baiano, abbiamo una cassa veloce dove è possibile prendere birre nazionali alla spina, bibite e acqua.


Alla sinistra della cassa (non quella veloce) si apre la villetta comunale.
Il percorso continua all’interno, quest’anno come tema (che cambia ogni anno), è stato scelto il mondo contadino. Appena discesa la rampa che porta all’interno della villetta trovate subito alla vostra sinistra i taglieri, il caciocavallo e l’ottimo stand di birra artigianale Okorei.

Immediatamente alla destra del percorso compaiono delle balle di fieno con delle basi in legno a fare da tavolino, questa è una composizione che a me piace sempre molto. Poi si continua con la pista da ballo, dove imperversano liscio e balli di gruppo, e troviamo i primi banchi dedicati ai mercatini artigianli.
Opere realizzate in legno, ricamate, monili, bracciali, anelli e targhe personalizzate con nomi figli del 2023.


La coerenza del tema scelto viene svelata anche in piccoli particolari, tipo le lucine hanno tutte dei paralume realizzati in tela, molto country, oppure qui e lì trovate degli spaventapasseri dai sorrisi morbosi ansiosi di fare dei selfie con voi.

Infine, il percorso si conclude con il secondo palco, altri tavoli, la postazione del vino, un’altra di birra artigianale e gli ambiti stand di pasta, straccetti, polpette e panino. Ora, finalmente, parliamo di magnà.


Il menu della Festa della nocciola


La nostra esplorazione comincia, una volta tanto, in ordine cronologico (spesso per esigenze di raccolta materiale, tempi di arrivo della folla etc è capitato di sorseggiare vino mentre in una mano sorreggevamo un’ustionante pizza fritta colma di sugo e nell’altra una sfogliatella con la ricotta…) e quindi partiamo subito con la pasta.

In realtà prendiamo si per prima la pasta…ma approfittando della poca fila (ho visto onestamente poche file intasate, forse solo quella della pizza fritta aveva dei rallentamenti) al volo ci procuriamo anche gli straccetti e le polpette. Vuoi un po’ i video, vuoi un po’ le foto, per evitare che si freddi troppo la carne partiamo proprio dagli straccetti.


Alle spalle dello stand abbiamo seguito con interesse la preparazione, un esperto maneggiatore di pentoloni faceva saltare e girare gli straccetti cercando di non farli mai diventare stopposi. L’aggiunta della granella di nocciola non infastidisce affatto, né diventa mai stucchevole. Gli straccetti sono teneri e succosi e la scarpetta ci sta tutta. Step due, passiamo alle polpette.

“Ah!”, esclamiamo (o qualcosa di simile…) ma quanto sono buone queste polpette!
Anche in questo caso la nocciola, servita in forma di fonduta, non è mai di troppo, accompagna e avvolge la polpetta croccante fuori e tenera dentro, perfettamente bilanciata. Il menu è ottimo (spoiler!), ma forse la polpetta è il piatto che ci è piaciuto di più.


Tocca finalmente alla pasta. “Ah!”. L’avevamo lasciata per ultima e invece sai che…forse bisognava portarle più rispetto? Si sa, in un evento a volte la pasta può essere scotta, può essere gentile di sale (parole in codice per dire che…è scema! ndF. scema = povera di sale), può avere qualche mancanza perché cucinare per 1000, 2000, 3000 persone può essere un incubo ed è difficile tenere bilanciato un piatto…

Tutto questo non tange lo chef (che ci dicono aver scelto personalmente questo tipo di fusillo), che tira fuori un piatto da ristorante, in una cucina un po’ da campo (ovviamente, è una sagra/festa!). Allora io dico, lasciate fare a quell’uomo quello che più desidera, perché ne sa eccome.

Avrete insomma capito che la pasta è ottima. E’ al dente, o meglio ha una cottura perfetta, è ricca di sapori. Salata, pepata, la nocciola diventa una cremina che…indovinate un po’? Esatto, non stucca! (si è capito che non sono un amante di creme dolci?) ed è un piatto che non potete mancare.


Birrone, tagliere e hamburger


Se cominciamo a fissarci annuendo e non parlando vuol dire che qualcosa ci sta sorprendendo, e tutta questa prima parte del menu ufficiale direi che è promosso a pieni voti. Vediamo che altro c’è.

Mentre gironzolavamo nelle retrovie avevamo già notato il panino “gourmet” con scamorza e crema di nocciole, che si opponeva a quello classico da festa di paese con salsiccia e melanzane sottolio.
Senza nulla togliere alla qualità della salsiccia proposta (che attirava non poco, cotta alla brace in esterna) scegliamo di provare l’hamburger. MA PRIMA…è il momento della seconda pinta cadauno e del taglierino.


Come accennato prima prendiamo la seconda pinta dal birrificio Okorei e ce la gustiamo in abbinato al tagliere. I prodotti sono freschi e locali, sono molto teneri e questo è sicuramente il punto di forza, ma tra tutto quello proposto ho preferito la ricotta di bufala con miele e granella di nocciole (eh lo so, metti il miele da qualche parte e mi hai in pugno…) e le nocciole sgusciate, gradevolissime per un aperitivo sfizioso.


E’ arrivato il momento del panino. Io vorrei dividerlo ma il Sig. Corvo comincia a rabbuiarsi e quindi vada per un panino a testa (“A Settembre ci si rimette in forma” Cit.). Questa è la fila più lunga che abbiamo fatto e dura si e no 10 minuti. Alle nostre spalle un signore si lamenta di aver fatto il ticket per il panino alla cassa della pasta e di dover essere stato “costretto” a tornare in piazza per prenderlo. Dallo stand gli rispondono ridendo che “a una festa si cammina”, e siamo d’accordissimo! Quanti punti prende in più un evento che ti permette di fare anche due passi? Tanti! E ti fa anche illudere che hai fatto un po’ di moto.


Il panino è ottimo. Solita considerazione sulla crema di nocciola, che si mescola in modo soave con la scamorza. Ottimo e succoso anche l’hamburger, pane tenerissimo, metà dei pub della regione Campania per cortesia prendano esempio. Non è una pecca, ma una verdurina avrebbe aiutato. Tipo un friggitello verde bello appassito su piastra. Però si sa, più aggiungi e più complichi, capisco perchè l’hanno lasciato “neutro”, vi assicuro che è comunque ottimo e ve lo consiglio.

PS io lo mangio tutto mentre il Sig. Corvo se ne lascia metà a portar via. Cosa che se volete fare a vostra volta sarà possibile grazie ad una pratica scatolina di cartone che vi rilasciano con l’hamburger. Un’ottima idea che ci piacerebbe vedere più spesso!


Festa della nocciola di Baiano, in sintesi


La Festa della nocciola di Baiano, edizione 2023, è secondo noi un evento molto riuscito. Il menu ci è piaciuto molto e siccome siamo all’angolo dei consigli vi diamo qualche nostra dritta per provare il più possibile.
Se siete in due dovete spartirvi in modo obbligatorio pasta, straccetti e polpette.
Le polpette prese da sole non sono propriamente economiche (2€ a polpetta), ma sono veramente buone e secondo me dovete provarle. A questo punto vi siete fatti metà menu con 8,50€ a testa. Pinta di birra artigianale e panino gourmet diviso a metà e avete provato il meglio con nemmeno 12€ ciascuno. Fate un ultimo sforzo e concedetevi un dolcetto, in modo da provare davvero la nocciola in tutte le creme e avrete assaggiato praticamente tutto il menu con 15€ scarsi. Impossibile lamentarsi.

Vi ricordiamo che l’evento andrà avanti fino a Domenica 10 Settembre, che le cucine aprono tra le 19.30 e le 20.00 e che la nocciola non stucca in nessuna preparazione. Buon divertimento!

– Dall’8 al 10 Settembre! Clicca sulla foto per avere tutte le informazioni!


Segnaliamo inoltre un simpatico siparietto con i gentilissimi ragazzini che aiutano la Pro Loco sbarazzando i tavoli e facendo simpatici sondaggi tra la folla. “Vi è piaciuta la festa?” “Vi è piaciuta la pasta?” “Che cosa non vi è piaciuto?” chiedono con incessante e sincero interesse. Ultimamente ci è capitato di incontrare tante nuove leve, negli occhi delle quali abbiamo scorto tanto genuino entusiasmo. Speriamo di trovarli un giorno a prendere le redini degli eventi che li hanno cresciuti.
Ne approfittiamo anche per salutare Mariella Del Basso e Felice D’Anna, Presidente e SMM dell’evento, che sono stati tanto gentili prima e dopo il nostro incontro, svelandoci tutti i retroscena della festa alla quale vi consigliamo di partecipare!


Falco

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La nocciola di Baiano, gusti e segreti – Il Trono di Sagre

La nocciola di Baiano, gusti e segreti – Il Trono di Sagre


Da un buon trentennale Baiano per gli amanti di eventi e sagre significa principalmente Festa della nocciola. Questo piccolo tesoro però condiziona più di quel che si pensa l’intero territorio di Baiano (e non solo). Estendendosi a macchia d’olio nei territori circostanti ne ha, da quando fu “scoperta”, condizionato storia, crescita ed economie, oltre ad allietarne il palato.


Baiano, un po’ di storia, dalla fondazione alla sagra


Baiano è citata per la prima volta in un documento storico del 1129. Con l’Unità d’Italia diventa centro propulsore per l’intero territorio circostante, detto “Baianese”, grazie anche alla costruzione della ferrovia Napoli/Baiano inaugurata nel 1885. Fino al 1923, Baiano è capoluogo del Mandamento e sede della Pretura, del carcere mandamentale e di altri uffici amministrativi.


Agli inizi degli anni 90′ nasce a Baiano la Festa della Nocciola, un evento che si ripete abitualmente ogni Settembre e che scandisce uno dei momenti più importanti dell’anno per tutti gli abitanti del paese irpino. Da sottolineare che dal 2019 la manifestazione è stata riconosciuta dall’Unpli (Unione Nazionale Pro Loco Italiane) quale Sagra di Qualità

Clicca sull’immagine per scoprire di più sulle date ufficiali dell’ed. 2023


La nocciola di Baiano


La nocciola di Baiano è definita Mortarella. Si tratta di un prodotto tipico della Campania, presente a macchia d’olio su larga parte del territorio regionale. Si tratta di una particolare varietà di nocciola dal gusto intenso e dalla dimensione ridotta. Il guscio della nocciola mortarella è abbastanza sottile, di colore marrone chiaro, con lievi striature di colore più intenso e leggermente schiacciato nella parte inferiore. Il seme è molto aromatico, consistente, di colore bianco-avorio di ottimo sapore.

La Mortarella è coltivata in quasi tutte le aree corilicole campane (ad eccezione del Giffonese) per le sue pregevoli caratteristiche di idoneità alla trasformazione.


L’origine e la tradizionalità della nocciola mortarella in Campania è strettamente legata alla presenza dei noccioleti che caratterizzano il paesaggio della regione nelle aree di origine della produzione.

Ampia e nutrita documentazione prova la tradizionalità della produzione di questa nocciola e la sua storicità è contenuta nelle cronache locali.

– L’Italia è ricchissima di varietà di nocciole


Il territorio della nocciola non si arresta al solo comune di appartenenza, ma comprende anche altri comuni avellinesi come Quadrelle, Mugnano del Cardinale e la stessa Baiano; ma si estende anche a comuni del napoletano come Comiziano e Nola. A Baiano la raccolta delle nocciole è un momento molto sentito che attira i cittadini di tutte le età, i quali si riversano nelle coltivazioni per dare il via alla raccolta che, solitamente avviene a settembre. Un momento di comunità e condivisione per rivivere i ritmi di un tempo ed ascoltare i suoni della campagna. Ma la nocciola, come anticipato, è anche un motivo di festa per i baianesi.

Dolci e creme di nocciole si possono trovare durante l’evento della Festa della Nocciola

Solitamente la location è la villa comunale di Baiano. Questa è addobbata a festa con danze, spettacoli musicali e partite di calcetto. Ma la protagonista assoluta è la nocciola, presente tanto nei dolci quanto nei piatti a base di pasta e persino nei liquori. Una festa all’insegna dei prodotti tipici e del cibo genuino con i sapori di un tempo.


Tecniche di raccolta e coltivazione


Le tecniche di raccolta ormai si sono evolute e la raccolta è quasi tutta meccanizzata, ma in paese è rimasto ancora qualche piccolo agricoltore che raccoglie le nocciole alla vecchia maniera. La raccolta non è solo un periodo di di lavoro ma è un momento per riunire le famiglie, per pranzare tutti insieme in campagna, staccare dallo stress quotidiano e godersi aria pulita.

Per il territorio la nocciola è un prodotto di vanto ed è proprio intorno a questo prodotto che molte aziende focalizzano la loro produzione: come la  pasta di nocciole spalmabili, le nocciole tostate, le nocciole caramellate e il pesto di nocciola. Da oltre vent’anni la Pro Loco Baiano organizza la Festa della nocciola divenuta oramai un evento attesto da tutti. I visitatori arrivano anche da fuori regione, raggiungendo anche i ventimila partecipanti.


Le condizioni ambientali di coltura dei noccioleti destinati alla produzione devono essere quelle tradizionali della zona e, comunque, atte a conferire al prodotto che ne deriva le specifiche caratteristiche di qualità.

Sono ammesse anche forme di allevamento diverse, quali il “vaso libero”, il “monocaule” (alberello), la siepe, sempre che condotte con raziocinio e nel rispetto comunque delle specifiche caratteristiche di qualità del prodotto. Il numero di piante ad ettaro non può, in ogni caso, superare il limite di 650.


Le nocciole, al momento dell’immissione al consumo, devono presentarsi sane, prive di residui antiparassitari, come per legge; difetti ammessi, riferiti al peso: impurità 0,5%, vuote 1 %, avariate 1 %, raggrinzite 3 %, cimiciato 1%.


Nocciola di Baiano, usi eccellenti al di fuori della sagra


La nocciola campana, probabilmente proprio quella coltivata nel territorio nolano-baianese, viene scoperta nel 1898 dal ristoratore viennese Joseph Manner. Costui fu l’inventore dei “wafer napolitaner“: 5 strati di sottilissima cialda, alternati a crema di nocciola proveniente dalla Campania. Nel giro di alcuni anni i Manner Napolitaner divennero famosi e, confezionati nelle tradizionali confezioni rosa, continuano ad essere uno dei prodotti più venduti dall’azienda austriaca Manner. Successivamente, le nocciole campane interessarono anche un’altro ristoratore che divenne famoso soltanto dopo: Loacker. Alfons Loacker era un pasticciere sudtirolese commercializzò il medesimo wafer con crema di nocciole, ma sotto il proprio marchio. Oggi i suoi wafer Neapolitaner non hanno bisogno di presentazioni. Così come le nocciole campane, da cui deriva la deliziosa crema.


Nocciola di Baiano, piatti tipici e ricette


Durante l’evento viene proposto un menu perfezionato negli anni, ecco alcune delle proposte più note e amate della Festa della nocciola.

  • Polpette e fonduta di nocciole
  • Pasta al pesto di nocciola
  • Straccetti di carne con crema di nocciola
  • Panino gourmet alla crema di nocciola (Panino con hamburger di vitello, provola e crema di nocciola)
– La nocciola si presta benissimo a diventare un saporito pesto per condire la pasta
– Direttamente dalla Festa della nocciola, la ricetta della pasta al pesto di nocciole
– Clicca sull’immagine per visitare il calendario e non perderti neanche un evento!

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Fiume di vino – Castelfranci (AV) – 2023

Fiume di vino – Castelfranci (AV) – 2023


La stagione degli eventi di Castelfranci (AV) continua con Fiume di vino, dal 28 al 30 Luglio 2023.
Dopo essersi lasciati alle spalle la brillante Notte della maccaronara, che ha condotto i visitatori in un passeggio per le viuzze della cittadina, stavolta il paese irpino noto per la produzione di vino ci prende per mano e ci accompagna lungo il fiume Calore, in una suggestiva serata nella frescura di un boschetto attrezzato per l’occasione.


Fiume di vino, dove, come e perché


Fiume di vino è un’iniziativa che già in passato era stata istituita dall’amministrazione comunale, anche se con modalità leggermente diverse. Questa volta, così come nel caso delle Notti della Maccaronara, gli organizzatori si sono fatti furbi e hanno giocato le loro carte migliori.

Cominciamo dal dove: Una deliziosa area attrezzata lungo il fiume Calore, con tavoli in legno, amache, seggioline, lucine, foglioline (che erano già lì) e cantine, si tipo quella del ristorante Il Vecchio Mulino che riprendendo tempo addietro un vecchio mulino in disuso l’ha trasformato in un ristorante di successo (già noto in zona, non lo scopriamo certo noi) e che per l’evento ha aperto le cucine e prestato gli chef alla comune causa.

Appena abbiamo sentito parlare di una cantina ci siamo spinti a curiosare. La meraviglia inizia dopo pochi passi, il locale segue la discesa verso il fiume (e grazie, era un mulino…) e rivela al suo interno un’incantevole muratura. Sorvoliamo i tavoli perfettamente apparecchiati per visitare la cantina sì piccola ma sicuramente colma di interessanti etichette.


Fiume di vino, il menu


Lo stand del ristorante Il Vecchio Mulino si occuperà con il suo staff, compresa la professionale proprietà, che si adopera a mostrarci le retrovie, tra sughi che sobbollono e pasta fatta a mano che giace comoda in grandi contenitori freschi in attesa della bollitura, di un menu tradizionale fatto apposta per l’evento.

Fiume di Vino, pasta
– Immagini che puoi annusare

Oltre la nota maccaronara, che abbiamo trattato a lungo durante il racconto delle Notti della maccaronara insieme alla sua fedela compagna, la sfrionzola, stavolta abbiamo anche dei cecaluccoli.
Parenti locali dei cavatelli, vengono preparati con pomodorino giallo, salsiccia, ricotta salata e basilico.
Il piatto è ottimo, chiudi gli occhi e non diresti mai che non ti trovi in un ristorante.
Perfettamente al dente, saporito, ricco, ve lo consigliamo vivamente.

Altra pietanza proposta è il baccalà fritto. La diffusione del baccalà in paesi montani non è più una sorpresa, ben sappiamo ormai da tempo che la tradizione culinaria italiana prese in prestito dalla cultura del nord Europa l’immensa convenienza di questo pesce che sapeva mantenersi a lungo. Son notizie vecchie di secoli. Anche a Castelfranci, dunque, il baccalà fritto è piatto tipico.
Viene proposto con frittura al bacio, presentato perfettamente asciutto e senza un goccino d’unto (l’ho mangiato con le mani senza ricorrere al minimo uso di fazzoletti vari), schizzato di una cremina al peperone un po’ dolce e un po’ acida che si accompagna perfettamente al neutro ma corposo baccalà. Ottima pietanza anche questa, vivamente consigliata.


Fiume di vino…il vino.


La parola chiave dell’articolo è…VINO. Naturalmente anche in quest’occasione troviamo le migliori proposte del territorio castelfrancino (lo so che non si dice così, ma è più caruccio).
Potete scegliere da soli, se siete navigati bevitori, oppure lasciarvi consigliare in base ai vostri gusti.
E’ probabile che cadiate in piedi. Noi che siamo venuti diverse volte in zona scegliamo due bottiglie già note, Il Rasott di Cantine Boccella e il Badius di Cantine Molettieri.


Vini diversi tra loro, entrambi di nostro gusto. Non mi lancerò in descrizioni perché c’è gente che fa 8 anni di corso per parlare di vini e onestamente non sarei un narratore adeguato. Posso dirvi però da profano che il Rasott ha un che di liquoroso molto più spiccato rispetto al Badius, che si rivela molto più asciutto.
Entrambi sono ottimi, andate tranquilli.

Fiume di vino, lista etichette


Non fidatevi insomma di noi, ma del vostro gusto, o di chi sa consigliarvi.
Le cantine di Castelfranci sono tante e sono buone, sbizzarritevi a provare diverse etichette.

Nel mentre che sorseggiamo il palco comincia a scaldarsi, abbiamo del liscio, abbiamo del folk e abbiamo gruppetti felici che dopo un paio di degustazioni sentono l’esigenza di lanciarsi in pista.
Il clima è fresco e sereno, ben distante dall’incubo delle due bollenti settimane appena passate, e ci sta concedersi un giro on the concrete floor senza il timore di ritrovarsi a grondare di sudore.


Burger, salsicce e caci fumanti


Ritroviamo la stessa postazione presente anche alle Notti della Maccaronara. Se non vi va il piatto di pasta e preferite qualcosa di più disinvolto (hamburger o panino con salsiccia) o di ancora più tradizionale (caciocavallo impiccato, con tartufo o senza) questo è il posto giusto.

Il panino l’abbiamo già provato la volta scorsa e dunque già sapete che ci è piaciuto, però noi siamo degli ingordi e non diciamo mai di no, di conseguenza lo proviamo nuovamente. Purtroppo lo becchiamo ormai freddo. Questo non ci impedisce di buttar giù tutto fino all’ultima briciolina. Neanche stavolta riusciamo a provare il caciocavallo ma siamo abbondantemente sazi, sarà per la prossima.

Caciocavallo
– Qualsivoglia sia l’evento, lui non può mancare


Per tutta la nostra visita, anche se non l’ho ancora citato, siamo accompagnati da Francesco Raffaele, membro del consiglio comunale ed ex Pro Loco, che quindi ci conosce benissimo date le nostre molteplici visite in zona. Francesco ci spiega le origini dell’evento, come sia stata recuperata e ripulita la zona, che ora con i nuovi tavoli in legno, le amache, etc. possa rimanere a disposizione del pubblico, sicuramente un’iniziativa che va sottolineata. Ci accompagna anche nella scelta di un buon bicchiere e ci invita infine a fare una passeggiata nel boschetto illuminato a festa prima di andar via.


Gelato all’aglianico


E’ proprio quello che facciamo. Ma prima va assaggiato il gelato all’aglianico di The Ship, gelateria e pasticceria locale (ma non sono) che sotto dicembre propone anche un panettone all’aglianico che dobbiamo certamente provare…

Il gelatino è consigliatissimo, ci viene spiegato che dato che un gelato ha bisogno di un grande equilibrio il lato alcolico (e divertente) viene molto ammorbidito nel processo, quindi in pratica non vi ci potete ubriacare, però è davvero ottimo, non perdetevelo.

E’ finalmente il momento di addentrarci nel boschetto. Ci sono bambini che scorrazzano nella natura tentando di lanciarsi a vicenda tra fogliame e rami, di intrappolarsi nelle amache come fossero mosche in una ragnatela, un piacevole caos. Adulti e aspiranti tali invece si rilassano con un buon vino facendo qualche chiacchiera nella frescura del boschetto.

Le lucine creano una bellissima atmosfera incantata, in lontananza vediamo il mulino che i faretti illuminano di blu. Se anche tutto l’evento fosse stato una scusa per rimettere a nuovo questo posto, e consegnarlo agli abitanti di Castelfranci, ne sarebbe comunque valsa la pena.


Falco

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Assettati addò vuò – Manocalzati (AV) – 2023

Assettati addò vuò – Manocalzati (AV) – 2023


Assettati addò vuò, evento notissimo al quale attendevo ben prima della nascita de Il Trono di Sagre.
Ricordo sempre con piacere il lungo percorso che attraversava Manocalzati, tra stand, folle e palchi disseminati per l’evento. A distanza di diversi anni, per via di pandemie, questioni interne e problemi vari…uno degli eventi più movimentati d’Irpinia è tornato a farsi sentire. Cosa sarà cambiato?

Assettati addò vuò, cotica


Assettati addò vuò, letteralmente


Incontriamo subito Enrico Sole, nelle veci di rappresentante dell’evento, il quale ci conferma che l’idea nasce tra amici. “Prendiamo delle sedie e mettiamoci dove più ci pare“, parafrasi più o meno letterale di quel che successe quella sera.

Da qui però l’evento si è snodato in lungo, soprattutto in lungo, e in largo.
Per chi non c’è mai stato c’è da dire che questo è un gran festival mascherato da sagra. Questo lo si può dire innanzitutto per i numeri che questo evento fa abitualmente. Nonostante la pausa l’affetto del pubblico è rimasto totalmente immutato, me lo ricordavo bene io e lo ricordavano bene loro, infatti è bastato l’annuncio per colmare tutto il paese di visitatori.

Assettati addò vuò, sfrionzola


Dico che è un festival anche perché è molto sospinta l’idea della musica, non tanto a dispetto della parte culinaria (che è molto presente e abbondante) ma perché è palese come il ballo, lo sfogo e il dimenarsi a ritmo di musica sia ciò che attira la maggior parte dei visitatori dell’evento.

Il palco centrale, che si trova a metà percorso, è sempre quello con la piazza più gremita (sarà perché alle spalle del palco grande c’è anche lo stand della sangria aka percoca-nel-vino ? Probabile), agli estremi del serpentone poi ci sono altri palchi con diversi tipi di musica.


80 tavoli da 2,50 mt, per un totale di…


Ma quante persone si assettano (siedono), a Manocalzati? Nella tre giorni dell’evento (21-22-23 Luglio 2023) possono sedersi al chilometrico tavolone, che forse non avete ancora concepito, ma che vi assicuro sia ridicolmente lungo, ben 600 e passa persone. Contemporaneamente.

Ah ma allora è lungo sto tavolo…“. Si, ragazzi, è lungo. Sono più di 80 tavoli da 2,50 mt ciascuno, 200 metri di tavolo che partono da uno degli estremi della festa, percorrono tutto il viale principale, si interrompono alla piazza (quella col palco grande) e ricominciano subito dopo.

Assettati addò vuò, pizza fritta


L’effetto visto dall’alto è debilitante. La riuscita è perfetta, arrivando da sopra avrete questa incredibile prospettiva con la fiumana di persone che ricorda quasi una devastante cavalcata degli Eorlingas.

Proprio per accontentare tutti durante queste serate di festa potrete trovare un po’ di tutto (ripetizione).
La distribuzione delle bevande è suddivisa con molta nonchalance tra bar e comitato organizzativo.
Agli stand in pagliuzza posizionati strategicamente sopra, in mezzo e sotto al percorso trovate vino paesano, acqua, birra e sangria, nei bar invece potete farvi il vostro drink preferito, un amaro, quel che vi pare.

Questa sinergia è anche un po’ il segreto dell’evento e della folla variegata che attrae.
Abbiamo i giovanissimi che magari scelgono il cocktail d’ordinanza, ma anche il gruppo di amici in cerca di emozioni paesane, con vassoi di vino rosso che brancolano tra la folla col terrore di cappottarsi con tutto il succo d’uva. Noi ci siamo posizionati un po’ nel mezzo, purtroppo con l’attrezzatura al seguito non si poteva lanciarsi in pista, piccolo rammarico. Onore ed onere del mestiere.

Assettati addò vuò, salsicce


Abboffati addò vuò


Questo titolo simpaticissimo serve ad introdurci la parte gastronomica dell’evento.
La scelta è ampia. Abbiamo fusilli al sugo e cortecce ai ceci. Enrico ridendo ci dice che nonostante ci siano state tante raccomandazioni sul generare delle porzioni tutte uguali e standardizzate si finisce spesso e volentieri a ragionare da “mamme” e scofanare ai giovani virgulti affamati dei piattoni più che abbondanti. Adoro questa mentalità campana e italiana di farsi 100gr di pasta + salsiccia al sugo pure quando si va a ballare. Lasciate che siano gli altri a tenersi leggeri.

Confermiamo che entrambi i piatti di pasta, ad esempio, erano belli gonfi.


Come secondi ci sono varie proposte tipicamente irpine: Cotechino al sugo, Cotica al Sugo, Sfrionzola (non al sugo). Se siete amanti di sagre già conoscerete questi tre piatti.

In scia col sugo abbiamo anche la pizza fritta. Classica, quasi mi mancava, è da inizio estate che non ne provavo una, come siamo giunti a questo? Buona, soddisfacente, il sugo molto saporito fa abbondantemente la sua parte.


Come proposta veg abbiamo invece rape e patate, altre alternative sono il panino con la porchetta o quello con la mortadella. Le patatine fritte, le zeppole e ragazzi ma quanta altra roba volete? C’è anche il caciocavallo impiccato, ovviamente.


Assettati addò vuò, fai quel che ti pare


Il metodo migliore per godervi l’evento è capire principalmente cosa avete voglia di fare.
Volete sedervi e rilassarvi? Magari avete qualche membro in comitiva con tanto di passeggino? (sto diventando vecchio se do consigli del genere) E allora seguite il serpentone di tavoli, troverete sicuramente aree molto spaziose dove sistemarvi. Se ai vostri poveri compagni & boyfriend tocca di andar a rifornirsi di pietanze allora converrà che vi sedete ai due estremi del tavolo, vicini anche alle casse (intendo quelle per pagare, non quelle per sfondarsi i timpani ). Occhio che qua un po’ di fila c’è, evitate orari di punta.

Assettati addò vuò, folla


Se invece, al contrario, la vostra idea è il ballo sfrenato potete fiondarvi direttamente in piazza grande e unirvi alla festa. La festa, infatti, cambia di nuovo quando parte il dj set, con luci e suoni che risvegliano dal torpore della mangiata. Lo spettacolo va avanti fino a notte, ma dall’1 le forze dell’ordine (sempre presenti in giro a vigilare, non che ce ne sia bisogno poiché il clima è serenissimo) danno lo stop all’alcol. Fate buon uso di questa informazione.

Manocalzati, folla 2


Tra le altre, perché vi dico che è veramente piacevole anche solo passeggiare su e giù per l’evento, vedere volti sereni e persone di tutte le età che trovano il loro modo di godersi la serata in questa isola felice di tre notti, ci ha fatto sorridere il buonumore del comitato organizzativo.
Tra qualche risata nervosa e una più sguaiata sia Enrico Sole, che ogni volta che ci vedeva tra la folla veniva a salutarci e aggiornarci sui casini che qui e li andava a rimediare (ma con X.000 persone a sera qualche imprevisto può sempre accadere) che tutti i membri dello staff che abbiamo incontrato dietro i vari stand si godevano, seppur sgobbando, la serata.

C’era una piacevole elettricità nell’aria, data dall’entusiasmo di aver rimesso in piedi una festa che per troppo tempo era mancata sui calendari di tutti gli appassionati. Un buonumore contagioso che ci fa ben sperare per le prossime edizioni. E comunque, nonostante si trattasse di un ritorno dopo una lunga pausa…vi assicuro che si è andati ben oltre il pienone.


Falco

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Le notti della maccaronara – Castelfranci (AV) – 2023

Le notti della maccaronara – Castelfranci (AV) – 2023

Le notti della maccaronara è un evento che trova la sua forma definitiva nel 2023.
Inizialmente, anni addietro e soprattutto pre-covid al Comune di Castelfranci (AV) si era tentato di trovare una serata che unisse i punti forti della cittadina irpina: Piatti tipici e vino locale.

Si è scelto così di lasciarsi rappresentare dal più apprezzato di questi piatti, proprio quella maccaronara che è stato scelto di servire, tirata a mano, nelle tre notti dell’evento. Francesco Raffaele, in concomitanza con il Comune di Castelfranci (AV), ha chiesto a Il Trono di Sagre di seguire questo e gli altri due eventi dell’annata. Il Trono ha risposto affermativamente, e con grande piacere.

Le notti della maccaronara, maccaronara

La golden hour di Castelfranci


Non essendo la prima volta che ci troviamo in città sappiamo benissimo quanto possano rendere le colline nei dintorni di Castelfranci con la luce giusta. Alle 18.30 infatti siamo già sul posto, mentre ancora le botti stanno rotolando al loro posto e le balle di fieno sono ancora belle composte e intonse, pronte a fare da morbidi sedili per il resto della giornata.

I vigneti, i tanti vigneti, sono illuminati dal caldo sole di quest’estate e lo saranno ancora per un paio d’ore, il momento è ideale per cominciare a parlare della maccaronara.
Non è la prima volta che ve ne parliamo, difatti citando noi stessi possiamo dire che…

“L’antica tradizione prevede una preparazione rigorosamente a mano partendo da un impasto ottenuto con semola di grano duro, o talvolta anche farina di grano tenero e acqua, viene poi stesa e tagliata con un mattarello apposito chiamato appunto “maccaronara”. Questo antico strumento, un tempo ottenuto dal legno oggi di ottone, ha delle scanalature con la classica forma della pasta.
Passando con decisione questo strumento sull’impasto si ottiene un taglio a spaghetto che poi viene staccato uno ad uno a mano con una certa dimestichezza prima da un lato e poi dall’altro.
Preparata al sugo semplice o ragù di carne (mogliatielli, braciole, cotechini etc.), con fagioli, al tartufo, con i porcini, e tante varianti rappresenta un piatto tipico della cucina Irpina.”


Lezioni di maccaronara


E’ perfettamente d’accordo anche lo chef Pasquale Corrado che rapidamente, mentre appassionato ci racconta usanze e tradizioni culinarie del posto, ci regala anche una veloce dimostrazione di stesura della pasta.

Chiaramente dopo un po’ d’accademia siamo già pronti per un assaggio. Nel caldo torrido della sua postazione, nel breve tempo che la pasta viene a galla, chef e famiglia, che per oggi lavoreranno insieme, ci preparano un bel piatto fumante e abbondante di maccaronara al sugo, sulla quale facciamo piovere abbondante formaggio.


Le notti della Maccaronara, dei Mugliatielli e della Sfrionzola


Come può qualcosa che ti è stato preparato davanti agli occhi non essere ottima? E infatti la divoriamo con piacere, piacevolissima la sensazione del pomodoro fresco e dolce che si avvolge alla porosità della pasta…

Allo Che Corrado toccano anche mugliatielli e sfrionzola, piacevole scoperta che non vediamo l’ora di saggiare. Ora, chi è con noi dal Vendemmia Fest del 2019 si ricorderà quanto parlai bene della sfrionzola di Castelfranci…carne (di maiale) a tocchetti perfettamente abbrustolita, saltata e dorata in padella con un rossissimo peperone carico d’aceto. Noto con piacere che si, è ancora lei, ancora ottima, non può deludere.

Anche il mugliatiello, involtino d’intestini d’agnello cotto al sugo, è pronto per essere accompagnato con un po’ di pane. Lo mangiamo guardandoci le spalle dato che altre telecamere sono giunte sul posto e braccano Corvo per una forbita opinione sui pregi delle interiora animali. Io come mio solito mi defilo e mangio di nascosto tra un palo e una botte mentre le prime file cominciano a formarsi…


Tra balle e botti


Divorato il divorabile lasciamo lo chef alle sue mansioni e in pochi passi raggiungiamo la seconda postazione. Essa è perfettamente nel centro dell’evento (e della piazzetta), ma prima di soffermarci su di essa preferiamo gironzolare un po’ fra i tavoli, cinti da un drappo blu che recita luogo & nome dell’evento, fornendo loro un discreto SEO. Dopo di essi c’è una postazione di caramelle e canditi, ancora dopo uno stand che prepara una serie di cocktail e dispone di birra alla spina nazionale. Ancora alle spalle un palco che per ora aspetta in religioso silenzio che inizieremo a fare l’intervista video, così potrà puntualmente, come un perfetto orologio, partire con le prove e finire inevitabilmente in background del video, come sempre accade.

E’ proprio nella postazione centrale che vengono anche servite ed esposte le etichette.
Come accennavamo nel prologo, queste sono tutte cantine di Castelfranci, che se è apprezzata per la maccaronara è probabilmente ancora più amata per il caratteristico vino che produce, il quale ha saputo varcare abbondantemente i confini cittadini ed è di forte richiamo per tutti i grapejuice enjoyer.


Gli amici del caciocavallo


Con questo simpatico nomignolo gli amici della postazione di cucina centrale propongono un panino con rucola, crema al tartufo, glassa d’aceto balsamico, formaggio lasciato fondere in piastra e naturalmente hamburger. Composizione semplice e d’effetto, grazie alla bontà e alla sicura provenienza degli ingredienti, anche in questo caso locali, per quanto concerne la carne.

Con acquolina vengono supervisionate anche le ribs di maiale. Lunga cottura, lasciando che il fianco della bestia si rosoli e quasi aspettando che le costine vengano via da sole. Queste non riusciamo a provarle, la cottura è molto lunga e anche la fila che comincia a formarsi, rischieremmo il linciaggio. Guardiamo da lontano, con invidia. Immancabile, di fianco l’amico porco, il ciondolante caciocavallo impiccato.


Risposta del pubblico


Il pubblico comincia a rispondere, sappiamo che già durante la prima serata della festa (21 luglio, il giorno precedente) c’è stata una bella risposta, e si aspetta ancora più gente per il sabato.
Questo è sicuramente uno dei piccoli riusciti step per rimettere Castelfranci, i suoi eventi, i suoi prodotti, i suoi vini e i suoi piatti di pasta fumanti al centro delle mappe d’Irpinia e Campania tutta.

Il modo in cui il tutto è stato allestito ricorda con piacere un’Italia di qualche anno fa, una piacevole passeggiata in paese, con le atmosfere lente proprio di quelle feste che hanno poi dato origine alle tanto amate sagre di oggi. Botti, balle di fieno, tavoli per condividere il pasto e la serata. La possibilità di sedersi con una bella bottiglia di fronte a quattro amici, il panorama verde di fronde e vigne (e qualche zanzara maledetta, invisibile, minuscola e letale) e il gruppo musicale, che stavolta si comincia a suonare, partendo da una moderne ma comunque nostalgica Italodisco.

Vi ricordiamo che saremo nuovamente a Castelfranci in occasione di Fiume di vino, dal 28 al 30 Luglio.
Al contrario di questa manifestazione, che si tiene in pieno centro, quest’ultima costeggerà il fiume calore, in una piccola oasi rimessa in piedi dallo sforzo municipale, vi alleghiamo direttamente il link all’evento in calendario, in modo da rimanere aggiornati e non perdervelo!


Falco

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Vicolo dei tartufai – Borgo Pirozza di Cervinara (AV) – 2022

Vicolo dei tartufai – Borgo Pirozza di Cervinara (AV) – 2022


Vicolo dei tartufai giunge alla sua 6° edizione e si terrà come sempre a Borgo Pirozza, “quartiere” di Cervinara (AV) molto antico contraddistinto da archi e e cortili in pietra ideali per ospitare un evento itinerante. Altra ideale caratteristica è il prodotto: Il tartufo. L’evento si terrà dall’8 al 10 Dicembre 2022, ed ora viene la parte interessante…


Più che un vicolo, un corso


Si chiama “vicolo” per tradizione ma Borgo Pirozza è molto più di questo. Esplorare il percorso con attenzione saprà ricompensarvi, come nel caso della cappelletta di San Sebastiano, ritrovata quasi per caso dato che nel tempo era stata adibita a legnaia e che è ora disponibile per i visitatori in maniera gratuita.

Altro cortile che non potete perdervi è quello che ospita Umberto e i suoi formaggi.
Più che uno stand una mostra, da appassionato di prodotti caseari del territorio e di arte Umberto dispone di un ampio spazio con balle di fieno, cavalletti, un vecchio carretto e una moderna piastra.

Vi ritenete conoscitori di formaggi? Vi sfido a non sciogliervi a vostra volta quando assaggerete la provola affumicata fusa.


Andiamo però con ordine, anche se rimettere insieme tutti gli eventi in successione non è semplice, sia per via della girandola di volti sorridenti, di piatti provati, sia per la moltitudine di bicchieri di vino ingeriti.
Se pur da qualche parte dobbiamo cominciare si cominci da Antonio.

Se è vero che chi ci ha chiamato sul posto è stato Gianni Bizzarro, uno dei coordinatori dell’evento, bisogna dire che chi ce l’ha fatto scoprire è senza dubbio Antonio Catilino.
Solitamente per gli eventi ci piace girare in solitaria, così abbiamo modo di osservare in maniera neutrale, senza parafrasi e suggerimenti, e cogliere i pro e i contro di tutto.
Del resto la nostra funzione è anche quella di aiutare gli organizzatori con il punto di vista di un visitatore ferrato ed esigente.

Per fortuna le cose a Vicolo dei tartufai sono andate diversamente dall’ordinario.


“Borgo Pirozza è casa mia”


Vagare con Antonio per il borgo è stato come tornare dalle Americhe e andare a fare il giro dei parenti.
Non si percepiva la febbrile sensazione del dover fatturare a tutti costi ma c’era al contrario un vago sentore di Pasquetta in famiglia. Una Pasquetta organizzata da Dio, si intende, dove era difficile fare un passo senza che qualcuno non ti chiedesse come stavi, non ti offrisse un piatto fumante e abbondante o un bicchiere di vino. E infatti è presumibile che a metà percorso fossimo già ubriachi.

Per fortuna abbiamo iniziato con una bella pinta di birra artigianale, accompagnata con un bretzel, proprio al primo stand del percorso, quello del Capannone Motor Club. La birra era perfetta per accompagnarsi alla pastosità del bretzel e infatti abbiamo fagocitato il tutto abbastanza rapidamente.


Pochi metri più avanti e un nuovo pit stop. Qui abbiamo arrosticini, molto saporiti (tra l’altro non so se sia voluto ma il passaggio bretzel-birra come aperitivo leggero che si evolve con arrosticini-vino era perfetto per preparare il palato a tutto quello che verrà) e caldarroste. Naturalmente altro bicchiere di vino e le prime gag con noi che cominciavamo a prendere confidenza con l’ambiente.

Seguendo i cartelli in legno (anche se perdersi è impossibile) si prosegue fino alla pizza fritta.
L’avete mai provata con sugo, formaggio e tartufo? Noi no, ed era buonissima.
Anche qui, in teoria ci si poteva limitare a foto-video-assaggio e passare avanti ma era impossibile!
All’interno dello stand si danzava e rideva mentre si stendeva la pizza, al di fuori dello stand i clienti e visitatori di rimando stavano al gioco, concedevano la precedenza per pura galanteria e sostavano mangiucchiando e scambiandosi opinioni anche tra sconosciuti. Non so con quanta gente ho parlato.


Spritzino?

Altra area, altra incredibile quantità di scelta. Andiamo con ordine. Di fronte a noi vedo un uomo sorreggere un cuzz’tiello di pane grande quanto la calotta cranica di Corvo.

“Ragazzi, ve ne preparo uno?”
“Magari! Come li fai?”
“Beh c’è alla Genovese, o…”
“Genovese.”

Non sapremo mai gli altri gusti, anche se ho intravisto un signore con un broccoli e salsiccia che definire strapieno era un eufemismo. Come si poteva immaginare il cuzztiello è una bomba. Il pane nonostante sia spesso si ammorbidisce a sua volta sedotto dalla genovese fumante, ve lo consiglio vivamente.


Non è facile non consigliare qualcosa in una serata del genere, dove fila tutto liscio.
Perfino durante un breve attimo di pioggia (più acquaneve che pioggia, dai!) alla postazione del caciocavallo impiccato si continuava a ridere e fregarsene, qualche piccolo intoppo non poteva rovinare la festa. E guarda un po’…il caciocavallo impiccato (che noi abbiamo preso sulla classica fetta di pane, ma che volendo si può inserire in un panino farcito che già alla vista era da acquolina pura, con salsicce paesane alla brace, melanzane sottolio, altro tartufo etc.) era enorme, ed ottimo.

Ci fermiamo nuovamente a scambiare due chiacchiere allo stand dello spritz (buono, idea sfiziosa piazzarlo lì e bella risposta anche del pubblico più giovane) con Antonio che transita allegramente sotto la pioggia senza il cappuccio e che nonostante noi abbiamo inanellato un notevole pinta di birra-vino-vino-vino-spritz ci ha probabilmente doppiato grazie ai suoi ritmi invidiabili.

Conosciamo altre 48 persone e poi andiamo a vedere una zona nuova.


Stand e sfottò in un clima di festa


Antonio procede con sfottò continui ai vari stand, che rispondono a tono. Molti li ricordo perché ci hanno schiantato, altri si sono persi nel vino, altri non posso ripeterli, ma la procedura è sempre la stessa.
Spesso non sappiamo nemmeno cosa staremo per provare perchè ci si perde di frequente in brindisi che degenerano in bevute vere e proprie, battute e conversazioni che spaziano dai tuberi all’edilizia.

“Lui è pisciaiuolo”
“Ah beh, anche noi siamo della provincia di Salerno”
“Nono, nel senso che vendeva il pesce”

Nello spazio che precede il gran cortile di Umberto e i suoi formaggi troviamo un enorme stand dedicato ai panini, alla porchetta, agli hamburger, mentre spingendosi un po’ oltre è il momento dell’uovo fritto al tartufo. La stanza-cucina è irreale, sembra il set di un film di Lynch. C’è un camino, o meglio ciò che ne resta, che è stupendamente decadente. Vi sono sopra delle candele e sembra fatto esso stesso di cera, come se si rimodellasse bruciando. La sala è di un giallo curry fortissimo e senza apparente motivo c’è un un vuoto circolare sul tetto. Andiamo avanti.

In ordine sparso, altrimenti servono altri due articoli, più avanti sul corso principale del “vicolo” c’è della musica tradizionale dal vivo, con bella partecipazione di danzatrici folk e visitatori, una sala illuminata a festa con un grande albero di Natale bianco e giallo e una stanza piena piena di peluche, sogno di ogni bambino, incubo di ogni detective.


Scelta gastronomica illimitata


In diverse postazioni troverete, in forme vagamente differenti, zuppa di fagioli e funghi o tartufi, sempre accompagnata dall’immancabile fetta di pane (a fine serata avremo mangiato probabilmente un intero sfilatino) ma anche pizza, pizza fritta (già citata, ma proposta più volte), formaggi (altri, non quelli di Maurizio), mortadella alla piastra, vin brulè, ma anche stand di artigiani con oggettistica natalizia.

Patate attorcigliate allo stecco e vogliamo dimenticare quel tagliolino con grana al tartufo? Quel tagliolino mangiato lì, tra i locali, con Antonio che faceva le foto a noi, in una particolare inversione di ruoli, in quella serata che continuava a sorprenderci…

Nonostante mi sia dilungato molto più del solito probabilmente non sono comunque riuscito a rendere giustizia alla moltitudine di amici incontrati (per Walter serve un articolo a parte) ed è per questo che vi invito a non perdervi quest’evento! Dall’8 al 10 Dicembre 2022, a Borgo Pirozza di Cervinara, Vicolo dei Tartufai. Non mancate!

– La serata in una foto


– Falco

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Sagra dello gnocco – Taurano (AV) – 2022

Sagra dello gnocco – Taurano (AV) – 2022

La sagra dello gnocco di Taurano (AV) raggiunge la sua 27esima edizione e riprende esattamente da dove aveva lasciato: dal suggestivo scenario del convento di San Giovanni del Palco. Dall’alto di un dolce panorama reso prima rosato e poi buio dai colori del tramonto riprende la sagra, che passo dopo passo potrebbe intraprendere la strada del festival.
L’evento si terrà dal 4 al 7 Agosto.

Sagra dello gnocco, teglia
– Nonostante le presenze importanti i cocci sono sempre abbondanti


L’evoluzione della sagra dello gnocco


Se da un lato la sagra da quasi 30 anni è immutata (con il solo epocale cambiamento dato dall’introduzione dello stoccafisso in menu, 15 anni fa) e continua a confermare i suoi punti saldi (gli gnocchi fatti in casa) dall’altra parte si rivolge al suo pubblico con un intento anche culturale e di aggregazione.

Gli organizzatori ci rivelano appunto che oltre le solite note importanti sulla tradizione, anche gastronomica, dell’evento c’è una sincera voglia di ampliare l’abbraccio della stessa a tematiche mai così di rilievo negli anni che stiamo vivendo.

In anni di incertezza, ci confidano, scanditi da pandemie, crisi economiche e guerre non bisogna dimenticare l’accoglienza e la solidarietà. Taurano infatti ospita anche un evento parallelo alla sagra dello gnocco che prevede la presenza di ragazzi stranieri, provenienti da più parti del mondo.

L’occasione è il ponte ideale per consolidare quest’idea di Taurano e a Taurano. Partire dunque dalla naturale idea di sedersi in panca tutti insieme davanti a un tegamino fumante e poi restare per dar vita a qualcosa di nuovo. La proposta, ci dice Giovanni, è anche uno speranzoso tentativo di far rete contro lo spopolamento, fisico e dell’anima, dei paesini dell’Italia interna.
Una piaga che indistintamente affligge molti dei borghi che noi celebriamo con questo o quel piatto tipico, durante le nostre spedizioni estive.


Il convento di San Giovanni del Palco


Quali sono le strade che uniscono la gastronomia e la solidarietà? Una di queste è sicuramente quella della cultura. Aiuta nell’impresa avere nello spiazzale dove la sagra si svolge (anzi, è il contrario) il convento di San Giovanni del Palco.

Il convento risale al finire del 1300, è visitabile gratuitamente (anzi, durante la sagra siete invitati a visitarlo, con tanto di visita guidata offerta dall’organizzazione) e ospita al suo interno uno dei più importanti e maestosi altari maggiori. Un’opera unica, realizzata completamente a mano.


All’interno del chiostro del convento troverete anche un’oasi di pace dove è possibile rifugiarsi dal frastuono delle schitarrate che provengono dal palco esterno.
“Serve il casino, ma anche la quiete”, dice profondo Giovanni.

Il convento ospita anche, in quelle che erano le sue stalle, alcuni posti a sedere in una posizione privilegiata e suggestiva. Immediatamente prima invece troviamo le cucine principali.

Gnocco semplice
– Lo gnocco gradito ospite del convento


Il menu della Sagra dello gnocco di Taurano


Nello sciamare delle cucine decine di membri della Pro Loco si danno da fare vista l’ingente quantità di persone che ogni sera visitano l’evento (in alcuni picchi si raggiungono le 3.000, per sera).
Abbiamo notato la presenza di esperti chef nei posti chiave dirigere con grande efficacia le tempistiche e l’uscita dei piatti.

Nelle retrovie erano presenti tre enormi pentoloni dove gli gnocchi sobbollivano, a catena di montaggio essi venivano scolati, riversati in immense teglie (uno spettacolo per gli occhi) e conditi al sugo e formaggio o con stoccafisso, capperi e olive.


Lo gnocco risulta al gusto calloso il giusto e ben condito.
Vista la mole è bello compatto, rigiratelo un po’ per farlo respirare e riposare un attimo.
I due sughi sono differenti e convincenti in egual misura.
Lo gnocco classico, al sugo e basilico, è ottimo per saggiare tutta la tradizione di Taurano in materia, devo dire che si inserisce in una trilogia ideale insieme a quelli di Magliano Nuovo e di Trentinara, provati in precedenza quest’anno.

Gnocco al merluzzo
– I ciuffi di merluzzo condiscono insieme alle olive questa variante del tipico gnocco tauranese


Lo gnocco allo stoccafisso è una piacevole scoperta. Nonostante sia pericoloso cimentarsi in un piatto gourmet (come per semplicità veniva chiamato nelle comande dell’impegnatissima cucina) il risultato è più che degno. Col grande merito di prepararlo, ricordiamo, in una cucina da campo e per migliaia di persone che arrivano a flusso continuo.


(Si) Mangi chi può


La presenza di gente è tale che persino noi, chiamati per dire la nostra, non riusciamo ad acchiappare le note polpette. Cercheremo di informarci tramite una live di Caverna, che abbiamo visto aggirarsi per gli stand, il fratello ci avrà soffiato le ultime polpette?

Proviamo lo stoccafisso, che viene servito anche come secondo.
La porzione prevede un tocco da 200gr con sughetto e pane per scarpetta.
Il sughetto è sfizioso, vi consiglio di inzuppare per bene il pane (ambo i lati) e di adagiarci sopra il merluzzo poiché di suo come sapete ha un sapore anche troppo gentile e rischia di non darvi particolare soddisfazione se provato singolarmente.

Al contrario la sua personalità era ben presente servito con gli gnocchi nella versione gourmet accennata sopra.

Stoccafisso al sugo
– Lo stoccafisso riposa nel sughetto con capperi e olive


Nel marasma incredibilmente non proviamo nemmeno il misto di salumi, anzi neanche lo vediamo vista la folla affamata che nell’orario topico (22.30) sta prendendo d’assalto lo stand.

Prendiamo due panini al volo (hamburger, cheddar e funghi per Corvo e hamburger e melanzane a funghetto per me) e un bicchiere di vino rosso fresco (che viene servito in simpatici bicchieri di terracotta che naturalmente ora ampliano la mia vasta collezione di cocci da sagra). Volendo era possibile scegliere anche birra alla spina, sia Moretti che Ichnusa, ottima scelta.

Panino con funghi, formaggio e hamburger
– Un panino al volo


Vista la natura affatto da comprimario dello stoccafisso mi viene naturale chiedere se hanno mai pensato di servirlo anche fritto, magari proprio in un panino dedicato!
Ci risponde Eduardo Venezia, uno degli organizzatori che fortemente ci ha voluto qui, semplicemente lasciandoci osservare la folla. Un piatto del genere prevede tempo e cura, farlo per 3.000 persone sarebbe rischioso. Magari fra qualche anno, se la sagra si evolve in festival? Chissà.


– Falco

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