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Sagra dello gnocco – Taurano (AV) – 2022

Sagra dello gnocco – Taurano (AV) – 2022

La sagra dello gnocco di Taurano (AV) raggiunge la sua 27esima edizione e riprende esattamente da dove aveva lasciato: dal suggestivo scenario del convento di San Giovanni del Palco. Dall’alto di un dolce panorama reso prima rosato e poi buio dai colori del tramonto riprende la sagra, che passo dopo passo potrebbe intraprendere la strada del festival.
L’evento si terrà dal 4 al 7 Agosto.

Sagra dello gnocco, teglia
– Nonostante le presenze importanti i cocci sono sempre abbondanti


L’evoluzione della sagra dello gnocco


Se da un lato la sagra da quasi 30 anni è immutata (con il solo epocale cambiamento dato dall’introduzione dello stoccafisso in menu, 15 anni fa) e continua a confermare i suoi punti saldi (gli gnocchi fatti in casa) dall’altra parte si rivolge al suo pubblico con un intento anche culturale e di aggregazione.

Gli organizzatori ci rivelano appunto che oltre le solite note importanti sulla tradizione, anche gastronomica, dell’evento c’è una sincera voglia di ampliare l’abbraccio della stessa a tematiche mai così di rilievo negli anni che stiamo vivendo.

In anni di incertezza, ci confidano, scanditi da pandemie, crisi economiche e guerre non bisogna dimenticare l’accoglienza e la solidarietà. Taurano infatti ospita anche un evento parallelo alla sagra dello gnocco che prevede la presenza di ragazzi stranieri, provenienti da più parti del mondo.

L’occasione è il ponte ideale per consolidare quest’idea di Taurano e a Taurano. Partire dunque dalla naturale idea di sedersi in panca tutti insieme davanti a un tegamino fumante e poi restare per dar vita a qualcosa di nuovo. La proposta, ci dice Giovanni, è anche uno speranzoso tentativo di far rete contro lo spopolamento, fisico e dell’anima, dei paesini dell’Italia interna.
Una piaga che indistintamente affligge molti dei borghi che noi celebriamo con questo o quel piatto tipico, durante le nostre spedizioni estive.


Il convento di San Giovanni del Palco


Quali sono le strade che uniscono la gastronomia e la solidarietà? Una di queste è sicuramente quella della cultura. Aiuta nell’impresa avere nello spiazzale dove la sagra si svolge (anzi, è il contrario) il convento di San Giovanni del Palco.

Il convento risale al finire del 1300, è visitabile gratuitamente (anzi, durante la sagra siete invitati a visitarlo, con tanto di visita guidata offerta dall’organizzazione) e ospita al suo interno uno dei più importanti e maestosi altari maggiori. Un’opera unica, realizzata completamente a mano.


All’interno del chiostro del convento troverete anche un’oasi di pace dove è possibile rifugiarsi dal frastuono delle schitarrate che provengono dal palco esterno.
“Serve il casino, ma anche la quiete”, dice profondo Giovanni.

Il convento ospita anche, in quelle che erano le sue stalle, alcuni posti a sedere in una posizione privilegiata e suggestiva. Immediatamente prima invece troviamo le cucine principali.

Gnocco semplice
– Lo gnocco gradito ospite del convento


Il menu della Sagra dello gnocco di Taurano


Nello sciamare delle cucine decine di membri della Pro Loco si danno da fare vista l’ingente quantità di persone che ogni sera visitano l’evento (in alcuni picchi si raggiungono le 3.000, per sera).
Abbiamo notato la presenza di esperti chef nei posti chiave dirigere con grande efficacia le tempistiche e l’uscita dei piatti.

Nelle retrovie erano presenti tre enormi pentoloni dove gli gnocchi sobbollivano, a catena di montaggio essi venivano scolati, riversati in immense teglie (uno spettacolo per gli occhi) e conditi al sugo e formaggio o con stoccafisso, capperi e olive.


Lo gnocco risulta al gusto calloso il giusto e ben condito.
Vista la mole è bello compatto, rigiratelo un po’ per farlo respirare e riposare un attimo.
I due sughi sono differenti e convincenti in egual misura.
Lo gnocco classico, al sugo e basilico, è ottimo per saggiare tutta la tradizione di Taurano in materia, devo dire che si inserisce in una trilogia ideale insieme a quelli di Magliano Nuovo e di Trentinara, provati in precedenza quest’anno.

Gnocco al merluzzo
– I ciuffi di merluzzo condiscono insieme alle olive questa variante del tipico gnocco tauranese


Lo gnocco allo stoccafisso è una piacevole scoperta. Nonostante sia pericoloso cimentarsi in un piatto gourmet (come per semplicità veniva chiamato nelle comande dell’impegnatissima cucina) il risultato è più che degno. Col grande merito di prepararlo, ricordiamo, in una cucina da campo e per migliaia di persone che arrivano a flusso continuo.


(Si) Mangi chi può


La presenza di gente è tale che persino noi, chiamati per dire la nostra, non riusciamo ad acchiappare le note polpette. Cercheremo di informarci tramite una live di Caverna, che abbiamo visto aggirarsi per gli stand, il fratello ci avrà soffiato le ultime polpette?

Proviamo lo stoccafisso, che viene servito anche come secondo.
La porzione prevede un tocco da 200gr con sughetto e pane per scarpetta.
Il sughetto è sfizioso, vi consiglio di inzuppare per bene il pane (ambo i lati) e di adagiarci sopra il merluzzo poiché di suo come sapete ha un sapore anche troppo gentile e rischia di non darvi particolare soddisfazione se provato singolarmente.

Al contrario la sua personalità era ben presente servito con gli gnocchi nella versione gourmet accennata sopra.

Stoccafisso al sugo
– Lo stoccafisso riposa nel sughetto con capperi e olive


Nel marasma incredibilmente non proviamo nemmeno il misto di salumi, anzi neanche lo vediamo vista la folla affamata che nell’orario topico (22.30) sta prendendo d’assalto lo stand.

Prendiamo due panini al volo (hamburger, cheddar e funghi per Corvo e hamburger e melanzane a funghetto per me) e un bicchiere di vino rosso fresco (che viene servito in simpatici bicchieri di terracotta che naturalmente ora ampliano la mia vasta collezione di cocci da sagra). Volendo era possibile scegliere anche birra alla spina, sia Moretti che Ichnusa, ottima scelta.

Panino con funghi, formaggio e hamburger
– Un panino al volo


Vista la natura affatto da comprimario dello stoccafisso mi viene naturale chiedere se hanno mai pensato di servirlo anche fritto, magari proprio in un panino dedicato!
Ci risponde Eduardo Venezia, uno degli organizzatori che fortemente ci ha voluto qui, semplicemente lasciandoci osservare la folla. Un piatto del genere prevede tempo e cura, farlo per 3.000 persone sarebbe rischioso. Magari fra qualche anno, se la sagra si evolve in festival? Chissà.


– Falco

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Sagra dello Gnocco di Taurano (AV), la 27esima edizione è ormai alle porte

Sagra dello Gnocco di Taurano (AV), la 27esima edizione è ormai alle porte

La copertina ufficiale dell'evento della Sagra dello Gnocco di Taurano
La copertina ufficiale dell’evento

Sono passati quasi tre anni anche per la Sagra dello gnocco di Taurano, ma ora è il momento di tornare a vedere la luce. Lo farà nei giorni che vanno dal 4 al 7 Agosto 2022, l’evento si terrà nel suggestivo scenario di San Giovanni del Palco a Taurano.

Lo gnocco di Taurano!

La proposta gastronomica


Durante la sagra dello gnocco di Taurano sarà possibile degustare gnocchi al sugo o gnocchi gourmet alla puttanesca di pesce serviti in tegamino.
Panini farciti di vario genere:

  • porchetta, provola e funghi;
  • hamburger, cheddar, iceberg e pomodori;
  • salsiccia e melanzane a funghetto;
  • panino vegetariano con provola, melanzane e funghi.


E ancora polpette, patatine, dolci e tanto altro, accompagnato da tanta buona birra e buon vino.

I posti ristoro saranno circa 800.

Il programma artistico-musicale


Durante le serate della sagra dello gnocco di Taurano ci saranno esibizioni di gruppi internazionali folcloristici provenienti da Messico, Algeria, Cile e Polonia.
La serata di giovedì 4 Agosto sarà allietata da Dj Marmy e Dj Antony Fei
Venerdì 5 Agosto il gruppo “ DISSONANTHIKA
Sabato 6 e domenica 7 Agosto tanta musica con gli amici di Radio Ibiza

Visite guidate


Ma non finisce qui, non ci sarà solo la sagra enogastronomica, non ci saranno solo musica e spettacoli, durante la sagra dello gnocco di Taurano ci sarà spazio anche per un po’ di cultura.

Pertanto ci sarà anche la possibilità di visitare, con guida, sia la Villa Romana, sito archeologico tra i più importanti del territorio. Sia il Convento San Giovanni Del Palco, uno dei più grandi e meglio conservati complessi monastici tenuto dai frati francescani della regione. Le visite saranno gratuite, basta prenotarsi in loco, tramite i canali social (Pro Loco Taurano) o tramite i numeri dell’associazione pro loco (presenti sulla copertina ufficiale).


Cultura, musica, balli, buon cibo, buon bere in uno degli scenari più suggestivi del Vallo di Lauro. Appuntamento da non perdere.

  • CORVO

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Sagra della coccetella, la tradizione della pasta fatta a mano di Sorbo Serpico (AV) – Il Trono di Sagre

Sagra della coccetella, la tradizione della pasta fatta a mano di Sorbo Serpico (AV) – Il Trono di Sagre

In provincia di Avellino, precisamente a Sorbo Serpico, il 29-30-31 Luglio 2022 tornerà la Sagra della coccetella, eccezionalmente con l’edizione numero 41.

Una sagra ormai storica e tipicissima dell’avellinese, che basa tutto il suo clamore sull’abbondante piatto di pasta fatta in casa, la coccetella, appunto, tipica del borgo.

Sagra della coccetella, locandina
– Locandina dell’edizione 2022


Le origini della Sagra della coccetella


Come molte manifestazioni campane la festa ha origini religiose: Le massaie di Sorbo Serpico decidono di onorare la Madonna della Neve, patrona del paese, consegnando ad essa il piatto tipico che da sempre veniva tramandato in famiglia, la coccetella.

La coccetella è una formato di pasta simile alle orecchiette, ma più grande e più stiracchiato, composto da un insieme di farina, semola e acqua.

Dall’unione tra le donne del paese e dal comitato Festa Maria SS della Neve nasce la sagra vera e propria.
Ancora oggi l’evento serve ad autofinanziare il paese per poter permettere, nei primi giorni di Settembre, la festa della santa patrona.

Sagra della coccetella, pasta
– La coccetella di Sorbo Serpico

Il Menu

Per l’edizione del 2022 si resta sul classico, alla Sagra della coccetella di Sorbo Serpico sarà possibile provare:

Coccetella al sugo
Braciola con peperoni
Specialità alla brace
Pizza fritta

il tutto accompagnato da vino locale


L’evento si terrà come al solito nei pressi della chiesa e della farmacia, dove oltre il palchetto che offrirà ai presenti musica popolare, sarà possibile trovare diversi solidi tavoli in legno dove rilassarsi in attesa del fumante piatto di coccetella.

Quest’anno la festa si terrà dal 29 al 31 Luglio.

Coccetella
– La coccetella di Sorbo Serpico (AV)

Informazioni utili:
+39 348 567 2410
Via Vincenzo Pennetti, presso Farmacia.

Falco

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Festa Popolare della Tammorra – Sessa Aurunca (CE), un percorso degustativo, tra musica e cultura – Il Trono di Sagre

Festa Popolare della Tammorra – Sessa Aurunca (CE), un percorso degustativo, tra musica e cultura – Il Trono di Sagre

– Per chi acquista il ticket degustazione in prevendita , con sole 2€ in più può avere un calice serigrafato


Torna dopo due anni di stop anche l’appuntamento della Festa popolare della tammorra di Sessa Aurunca, in provincia di Caserta.

Quest’anno si prospetta una festa davvero esplosiva, da quello che lasciano trapelare gli organizzatori. La voglia di ripartire è tanta e infatti con l’impegno di tutti, l’obiettivo sarà quello di restituire a tutti il tempo perduto e di godere di nuove delle belle sere d’estate.

Il video di un’edizione precedente

– La mappa della manifestazione

Il Programma


La festa popolare della tammorra avrà luogo nel weekend che va dal 22 al 24 luglio 2022 e nell’edizione di quest’anno saranno presenti, tra gli altri, La Nuova Compagnia di Canto Popolare e il Canzoniere Grecanico Salentino.

Una festa iniziata quasi per gioco, in sole tre edizioni, porta il nome di Sessa Aurunca sui grandi palcoscenici.
Premiata ed elogiata a Roma in Piazza Navona ritira l’ambitissimo premio Italive !
Il premio viene consegnato da Miss Italia 2020 e dal dott. Tamburella, ospite alla IV edizione svoltasi al Teatro Romano di Sessa Aurunca.

La premiazione della festa popolare della tammorra
La premiazione

Il Trono chiede, gli organizzatori rispondono…

Descrivici brevemente la festa popolare della tammorra, cosa potranno aspettarsi gli avventori, durante il vostro evento?

Certo, ci sarà un vero e proprio percorso gastronomico, dove saranno presenti prodotti tipici del territorio di Sessa Aurunca, con la partecipazione delle nostre aziende vinicole. Ci sarà la possibilità di acquistare ticket che hanno una duplice valenza.
Vi sarà quindi il ticket degustazione per chi vorrà partecipare soltanto al percorso degustativo, con sacca e calice. Mentre chi vorrà invece soddisfare anche la curiosità dal punto di vista culturale ci sarà la possibilità di acquistare un ticket visita guidata per visitare i monumenti storici del luogo. Acquistando insieme i due ticket, quest’ultimo sarà scontato di un euro.
Aggiungo inoltre che chi acquisterà i ticket in pre-ordine, otterrà un calice riservato in omaggio, serigrafato.

La festa ha sicuramente nell’atmosfera, nella musica e nel percorso degustativo il suo forte, ma ci accennavi anche ad una parte artistica da sottolineare, cosa puoi dirci di più?

Esatto. Ci sarà una casetta dedicata proprio al merchandising, ci sarà la possibilità di acquistare magliette, collane fatte in terracotta con la forma di tammorra, centrotavola, ventagli e borse.
– Clicca sull’immagine per avere tutte le informazioni!

Informazioni utili

Organizzatori: Festa Popolare della Tammorra
Numero di telefono: 329 388 7445
Email: festapopolaredellatammorra@gmail.com
Pre-order ticket link

telegram trono

Corvo

Link degli organizzatori della festa popolare della tammorra
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Riserva 24 | Dispensa selezionata – Serino (AV) – Tavolo Riservato

Riserva 24 | Dispensa selezionata – Serino (AV) – Tavolo Riservato

Questo sarà per fortuna un articolo un po’ atipico, perché “differenti” sono le circostanze che animano Riserva 24. Partiamo col dire che questo crogiolo di prodotti attentamente scelti lo trovate a Serino (AV) e che Fiore è l’uomo che deciderà le sorti della vostra serata.
Al che o starete al gioco o presumibilmente vi accomoderete all’esterno, e non nel senso che cenerete all’aperto.

– Non avete idea di quel che vi aspetta oggi.


Accoglienza


Prima di cominciare va spiegato un minimo come vengono scelti i locali dove decidiamo di andare.
Fondamentalmente o veniamo invitati dai proprietari o ci vengono consigliati direttamente da clienti vicini, per passione o amicizia, al locale. La terza via è quella dove per una pura casualità qualcosa ci colpisce, quasi sempre una foto, o un concetto espresso tramite social (del locale) ed è proprio così che è stato cerchiato di rosso Riserva 24.

Va premesso anche che per mia indole, curiosità, esigenze lavorative e gola la lista dei posticini da provare è decisamente più lunga di quella di Buoni&Cattivi di Babbo Natale, e si accresce ogni giorno.



Detto ciò una volta entrati è proprio Fiore che si palesa da un antro del ristorante e ci tiene a mettere immediatamente le cose in chiaro.
In un discorso tra l’Hartmaniano (“[…]qui vige l’uguaglianza e non conta un cazzo nessuno.”) e la tragicità del Riccardo III ci viene subito precisato che si fa volentieri a meno di critici, esaltazione da web e opinioni inconsistenti che non arricchiscono il dialogo (sul cibo).

La sensazione iniziale è di smarrimento ma quella che da uno sconosciuto può essere fraintesa per arroganza è in realtà un desiderio di voler essere più chiaro possibile.
Grazie alle dosate pause del suo discorso d’introduzione capiamo molto velocemente che Fiore ci sta spiegando le regole del suo regno. Un regno da lui creato (insieme a pochi collaboratori capaci) a sua immagine e somiglianza, un regno di cui fondamentalmente non ha bisogno e che dunque può permettersi il lusso di gestire un po’ come diavolo gli pare. Come sempre poi sarebbe bello che fosse.


Assaggi


La sua idea di ristorazione è una ed è precisa, e se superi una serie di test che non sapevi di star facendo (perchè tu ingenuotto pensavi di essere uscito per cena, e invece!) la capisci anche abbastanza facilmente: Materia prima eccellente, manipolazione minima essenziale, conoscenza, buon senso.

Da Riserva 24 dunque non c’è il menu, perché la stagionalità è fondamentale (“Il menu lo decide la natura”) e in realtà non c’è neanche la carta dei vini (nonostante le 500 etichette presenti!), però c’è Fiore, ci sei tu che sei un ospite e c’è un concetto che si sciorina via via nelle portate, che è il caso di cominciare a descrivere altrimenti famo notte.

Si comincia con una intro semplice semplice, castagna infiocchettata da guanciale.
Niente fronzoli, castagna sbucciata, lessata, contenuta in atmosfera controllata finché non arriva il suo momento, al che cappio di guanciale e via sul patibolo.
Buona, essendo servita calda potete ben immaginare come il grasso del guanciale avvolga la castagna e favorisca un naturale insaporirsi della sua trama farinosa.

A seguire una delle mie pietanze favorite, la ricotta.
Ci viene servita piastrata e caramellata con un accompagnamento di sette differenti pomodori.
I pomodori sono tutti diversi, alcuni hanno consistenze mai provate prima, alcuni molto carnosi, altri, come ti aspetteresti, molto “rinfrescanti” e ricchi di succo. Vi verrà naturale punzecchiare i pomodori uno alla volta per scoprire le tantissime differenze. Vi verrà naturale anche aggredire quel pane scuro e morbidissimo, di cereali, che vi verrà proposto: una bontà.

– Semplice ma perfetto. I pomodorini colorati sono una chicca, la ricotta è da mettersi a piangere.

Subito dopo, tagliere di verdure (peperoni, melanzane, cipollotto) grigliati alla brace.
Su alcune pietanze, a seconda del messaggio che doveva arrivare in tavola, a volte non c’era neanche il sale. Altre volte, ancora, c’era un determinato olio. Di semi, d’oliva, extravergine…
A seconda del sapore che in quel momento dovevi cogliere era presente un condimento.


La bruschetta

Al momento dell’arrivo della bruschetta ci viene fatto intendere che il percorso (per noi) è praticamente finito e sgomenti come quando la mamma ti veniva a tirar via dalla piscina di palline ci apprestiamo un po’ sconsolati all’ultimo boccone.

Si apre il cielo. “Ma che cazzo c’è su questa bruschetta?” Pane e pomodoro? Impossibile. E’ troppo buona.
E la verità è che oltre quei 2 ingredienti in più c’era una fogliolina di basilico e un filo d’olio. Stop.
Addirittura ci è stato portato del sale a parte, indicato (e OVVIAMENTE selezionato) per condirla, ma non ho voluto sapere ragioni, per me era perfetta così e i 5 minuti seguenti sono stati tra noi che ci facevamo spallucce a vicenda, interrogandoci su come fosse possibile che una cosa così semplice fosse così perfetta. (“Materia prima eccellente, manipolazione minima essenziale, conoscenza, buon senso.”)

– La bruschetta migliore della mia vita.

A questo punto dovremmo andar via, ma la curiosità ha il sopravvento, così inizia la serata vera e propria.
Ci rechiamo all’esterno dove Fiore è intento a piastrare e grigliare, su un apposito braciere poco convenzionale ma estremamente pratico, di fianco a una padella gigantesca dove si poteva mantecare un essere umano e ad un erbario enorme e vario.

Qui finalmente abbiamo modo di esprimere la nostra natura curiosa, di persone che fanno questo lavoro sia per passione, sia perché ritengono di avere qualcosa da dire. Rimaniamo fuori a chiacchierare fino all’1, quando ormai tutti i clienti sono andati via ed è a quel punto che, rimossi i pregiudizi e i dubbi, finalmente le difese vengono abbassate e quel che rimane è una chiacchierata amichevole tra golosi.


Conclusioni


Ci sarebbe ancora così tanto da dire…
Dalla concezione di tutta la cultura della carne (il locale dispone di un’ottima selezione, ovviamente), al valore del prodotto, al valore del lavoro, all’evoluzione del concetto di ristorazione. Si è parlato per ore.

– L’innocenza genuina di questo dolce mi ha ricordato il riz au lait francese.
Concepito per bambini, data la sua delicatezza, ideale per me visti i sentori di vaniglia e ricotta che personalmente adoro.

Per fortuna più si parlava e più continuavamo a mangiare, nutriti ad asparagi, improfumati di strutto di cinta senese, omaggiati con un dolce fantastico.
Ricotta, vaniglia (dal baccello), mentuccia, limone, nocciola. Servito in un calice, la bontà.
Non contenti, anzi si, proviamo anche il suo caffè, con dello zucchero artigianale, grezzo, umidiccio, bruno.

Ci sarebbe davvero tantissimo da dire ancora, non ho avuto il tempo di parlarvi della libreria di prodotti che ruotano intorno a voi all’interno del locale, tutti scelti per una ragione, e che sono disponibili all’acquisto, se vi va. E non ho avuto modo neanche di ringraziare chi ha lavorato in sala e in cucina, la cui gentilezza e disponibilità si è percepita in ogni momento, quando ci hanno seguito intorno al tavolo, all’esterno, in cucina, in dispensa, ovunque ci portasse la nostra curiosità.

L’articolo devo concluderlo per forza, perché è già infinito, e per ripicca, siccome ci è stato un po’ ironicamente detto di non pubblicare nulla, perchè si parla anche troppo, l’ho fatto più lungo possibile per dimostrare che anche noi abbiamo qualcosa da dire. E anche perchè questo è il mio, di regno!


Falco

– Link alla pagina FB del locale
La locandiera | Locanda – Canale di Serino (AV) – Tavolo Riservato

La locandiera | Locanda – Canale di Serino (AV) – Tavolo Riservato


Su questo portale troverete solo belle storie, riguardo i pranzi/cene in Irpinia (anche perché quelle poche volte che è andata male il racconto era più nello stile del Blu Notte di Lucarelli) e la giornata di oggi non ha fatto eccezione. Ci siamo ritrovati, dietro gradito invito, a La Locandiera, a Canale di Serino (AV), un luogo quasi magico che spunta per caso, incastonato tra le abitazioni della frazione.

– Chips!


Incastonato


Il locale ti sorprende fin dall’inzio, quando svolti l’angolino e ti ritrovi immerse nel sole queste fronde di edera che svolazzano leggermente, e che avvolgono l’intero arco che poi dà nella piazzetta-chiostro.
Muovi i primi passi e trovi l’accesso alle varie cantine, composte ognuna con un tocco diverso e che fungono da sale per il ristorante.


Ogni sala è letteralmente addobbata. La ricchezza di particolari alle pareti (o che pende dalle pareti, come ad esempio i vari ramoscelli e fronde che pendono dal soffitto e che vanno a formare il giardino capovolto, molto suggestivo) è varia e ricca di colori. La sensazione è che niente sia fuori posto e che ogni stanza abbia così una sua distinta personalità. Ogni fogliolina è stata posata personalmente da Laura Rocco, la proprietaria, ideatrice anche di Canalarte. E’ evidente che evento e locanda si influenzino a vicenda. Nelle sale stesse aleggia anche una musica vagamente fabiesca, medievale, ma che non stona mai nè tantomeno risulta eccessiva, anzi accompagna all’interno del viaggio, come ogni dettaglio che compone la locanda.


I piatti


Ci sediamo al nostro tavolo, in posizione ideale per rimanere al fresco, in un fascio di sole rassicurante e ci viene immediatamente portato in tavola l’antipasto.
Due bruschette ai pomodori, una panzanella di pane, l’antipasto della locandiera e uno sformatino.
Visivamente c’è già di che stupirsi, spiccano i colori brillanti dell’antipasto centrale e della panzanella.

– Panzanella

Quest’ultima è composta da saporite olive nere, quadrotti di pane, menta, sedano e zucchine marinate.
Questi tre elementi col loro sfizioso solleticare il palato rendevano il piatto gradevolmente estivo e spensierato.

– Ogni scrigno una geniale intuizione


Il tagliere invece contiene questi piccoli scrigni panati: Peperoni e verza ripieni (torna il caratteristico ripieno “dolce” provato anche a Caposele), torta rustica, prosciutto (particolarmente dolce e profumato), involtino di melanzana (buonissimo), crocchetta fredda di patate (ottima), formaggio al tartufo (fantastico), una ricottina aromatizzata al forno con note di limone e di miele (forse!) che non sto manco a dirvi quanto era buona e a chiudere la trilogia di portate…uno sformatino soffice estivo.

– Sformatino soffice


Ora, questo sformatino, nonostante la ricchezza degli altri piatti, è stato ciò che per me ha illuminato la giornata, o perlomeno la sezione antipasti. Adagiato su una fonduta di caciocavallo podolico si è rivelato davvero delicatissimo e suadente. L’ho plasmato ricoprendolo della sua stessa fonduta, godendomi ogni vellutato sentore che rilasciava. Fantastico davvero.


I primi


Un raviolo di un verde brillante ci viene portato in tavola. E’ un piccolo gioiello ricoperto di crema ai piselli, con guanciale croccante, tarallo sbriciolato e scaglie di formaggio.
Incredibilmente in teoria in questo piatto ci son ben due elementi che solitamente non apprezzo, cioè la crema di piselli e il tarallo sbriciolato, eppure il piatto è perfettamente bilanciato. La crema non è mai troppo dolce, il tarallo non infastidisce per nulla e la ricotta all’interno è ottima, perfettamente compattata in un raviolino sagacemente al dente.

– Crema di piselli, guanciale, tarallo sbriciolato e scaglie


Il secondo piatto è un abbondante spaghetto alla chitarra al ragù di carne e noci, con prosciutto crudo e olive verdi. Incredibilmente l’accostamento prosciutto crudo & olive è un altro elemento che solitamente tendo a gradire poco (si sottintenda che il mio “gradire poco” significa semplicemente che ci metto 40 secondi più del solito a finire il piatto) e infatti doppio Corvo, mi spazzolo via il piatto e lo lascio completamente intonso, dopo aver scarpettato quel sugo che “non mi piaceva”.
Anche in questo piatto, come nel primo, risalta la pasta molto al dente, particolare che invece gradisco e pure tanto.

– Spaghettone alla chitarra


Il secondo, con spettacolo


Lo chef ci concede 5 minuti di scuola di cucina quando con nostra apprezzata sorpresa ci raggiunge al tavolo per condire il baccalà. Distende una base di crema di zucchine, ci adagia il merluzzo, che ha subito precedentemente una lieve scottatura/gratinatura, pioggia di zucchine alla scapece e filo d’olio finale, a crudo. Tenta anche di darci qualche dettaglio in più ma viene travolto da due musicanti in filarmonica e tamburello che per qualche minuto creano un piacevole caos nella sala (e del resto, in pieno stile locanda!).

– Secondo consigliatissimo!


Questo piatto è accompagnato da delle chips (aka patane cu’ a cauzodda) che formano a mio parere un perfetto fish&chips nostrano. Mi diverto infatti a mescolare i vari sapori ricreando io stesso la composizione dello chef, ma in piccolo, sulle patate usate a mò di nachos.
Naturalmente la parte migliore è constatare come i diversi sapori e consistenze stiano perfettamente insieme, in ogni tipo di combinazione.


Dopo il secondo, terminato il vino, terminata la mela annurca e skippato il caffé, dopo delle pigre e compassate forchettate al dolce (una pastierina e un tiramisù della casa, molto particolari) abbiamo continuato a passeggiare tra le stanze della locanda fino praticamente alle 15.30, godendoci sia il sole di una giornata di grazia, sia il silenzio che veniva concesso alla piazzetta dalla sua posizione privilegiata, incastonata nel ventricolo destro di Canale, di Serino.


Falco

– Link alla pagina FB del locale
Pizza chiena, una storia farcita – Il Trono di Sagre

Pizza chiena, una storia farcita – Il Trono di Sagre

Ci ritroviamo ancora una volta nel misterioso mondo dei prodotti tipici campani.
La pizza chiena è un prodotto noto in tutte le province e i capoluoghi regionali, e non solo, ma naturalmente si porta dietro confusione, dubbi sulle origini, provenienze e chiaramente rivalità accese tra chi ne reclama la paternità. Vediamoci più chiaro.

– Crimine di guerra a base di uova e strutto


Cos’è la Pizza chiena?


Si tratta di una torta salata, farcita. Fin qui tutto semplice.

Gli ingredienti principali comuni a tutte le versioni sembrano essere una gran quantità di GRASSI quali salumi, formaggi, strutto e uova. Ad esempio, nella versione campana e laziale ricorre l’uso di uova strapazzate unite a prosciutto crudo/salame con scelta di pecorino o provolone, a seconda della zona.

In Basilicata invece si prediligono le uova sode, i salumi scelti variano tra salsiccia e soppressata, i formaggi usati sono pecorino e toma (o ricotta, in alternativa alla toma).

L’impasto è tipico a tutte le ricette: farina, acqua, uova e strutto (oppure olio, nelle versioni più light!)

– La soppressata irpina è uno degli ingredienti più tipici e noti della pizza


Nomi e origini

“Questa è la parte un po’ drammatica”

Partiamo innanzitutto dai nomi, la pizza (chiena) è conosciuta anche come canascione, scarcedda, cazzola, cuzzola.

Per alcuni l’origine è contadina (come nel caso delle prime cacio&pepe e delle prime pizze fritte) e ricorre naturalmente un uso smodato di prodotti poveri quali formaggi autonomamente prodotti e salumi di maiale. Tutto sembra però cambiare quando questo prodotto da forno estremamente soddisfacente solletica il palato delle corti, dove viene grandemente apprezzato poichè ricorda, in maniera più laida, i pasticcetti rustici a base di ricotta, mozzarella e prosciutto.

Una versione della storia diametralmente opposta la vede invece nascere nelle corti borboniche ed espandersi in Italia ed Europa.

– Il male.


Primi scritti…

I primi scritti a riguardo risalgono al 1500, quando si tratta la sacra trilogia dei pani pasquali: Tortano, Casatiello e appunto la nostra Pizza Chiena, nelle varie opere di Giulio Cesare Cortese, Giambattista Basile e Giambattista Del Tufo. Questi sapidi pani compaiono anche in dipinti dell’epoca e nei trattati di cucina rinascimentali.

Nel 1840 abbiamo la prima ricetta “ufficiale”, che è quella di Cavalcanti, che ne illustra i diversi passaggi nel suo “Cucina teorico pratica” mentre in un arco temporale immediatamente precedente abbiamo la prima descrizione da parte di Vincenzo Corrado, Principe, gastronomo e figura di cultura nelle corti nazionali (e non solo).

Corrado indicava la pasta brisée come involucro più adatto ma, andando ancora indietro nel tempo, se ne trovano altre versioni. Già nel Medioevo infatti si utilizzavano delle torte rustiche con una crosta esterna molto dura, non commestibile. Solo nel Rinascimento si passò poi alla pasta frolla che conferiva alla torta un accattivante mix di sapori dolci e salati.

Da Cucina teorico pratica, di Cavalcanti

“Farraje la stessa pasta  comm’a li cauzuncielli de coppa con lo zuccaro; piglia lo ruoto che t’abbesogna nce farraje na sodonta de nzogna e po nce miette la pettola de pasta che schianarraje co lo laniaturo; pe mbottonatura nce miette chello stesso che t’aggio ditto ncoppa  (uova e ricotta, ndr) mperò de caso e ova, mozzarelle, e presutto, nce miette l’auta pettola, la chiude bona attuorno e ncoppa  essa nce  farraje pure na sodognuta de nzogna e la farrai cocere  a lo furno o co lo tiesto.”
– Fortunato libro di Corrado, ristampato 6 volte (mentre il principe era in vita), che ha fatto da guida nelle cucine più raffinate delle corti europee


Rivalità


Principalmente le province che si contendono questo unto fardello sono quelle di Avellino, Frosinone, Potenza e Caserta (fa ridere che sia esclusa da queste pretese la provincia di Napoli! Per alcune versioni nasce lì, a corte, per altre non può neanche rivendicarne l’origine, fantastico!)

Secondo gli irpini (tra l’altro, divisione nella divisione, la rivalsa principale della ricetta è irpina e non “avellinese”) non ci sono dubbi, la ricetta originale è la loro e lo testimonia il fatto che uno degli ingredienti più tipici è la soppressata, salume “affumicato” tipico della zona che poi si abbina naturalmente all’aglianico, e di conseguenza tutto torna. Altri prodotti usati nelle preparazioni irpine sono la caciotta di primo sale di latte vaccino, il pecorino bagnolese o il carmasciano semistagionato. 

Anche se in maniera minore rispetto alle sopracitate anche il Cilento ha la sua versione di pizza chiena, e anche qui ricorre il preferenziale uso della soppressata, stavolta di Gioi, e del formaggio di capra.

Non sottovalutiamo la Basilicata, che addirittura ha classificato la pizza come PAT (prodotti agroalimentari tradizionali)

– La pizza chiena della Basilicata e il suo assurdo interno con uova sode!

Ricetta


Naturalmente era IMPOSSIBILE trovare la ricetta definitiva, ve ne mostriamo dunque una standard da cui potete prendere spunto. La ricetta è largamente personalizzabile con i vostri prodotti preferiti e locali.

Ingredienti per pasta 

  • 250 gr di farina 00
  • 250 g di farina Manitoba
  • 50 g di acqua
  • 100 g di latte
  • 80 g di olio extravergine di oliva + q.b. per ungere la teglia
  • 15 g di lievito di birra fresco
  • 10 g di sale

Ingredienti per il ripieno

  • 500  di ricotta
  • 150   di provola o fiordilatte
  • 175   di salame e prosciutto cotto
  • 150   di parmigiano
  • 50    di pecorino
  • 4 uova
  • Sale e pepe qb

Procedimento

Tagliare tutti i salumi e il formaggio a pezzetti non piccoli. In una ciotola mescolare le uova con il pepe. Un pò alla volta unite alle uova i salumi e il formaggio. Uova e formaggio devono essere ben amalgamati fra loro. Imburrate ed infarinate una teglia tonda con bordi alti, stendete una parte dell’impasto e foderate lo stampo. Ora versate tutto il composto nella teglia e coprite con un altro strato di pasta, facendo moltissima attenzione a chiudere perfettamente i bordi, al fine di evitare che l’uovo fuoriesca. Infornate in forno già caldo a 200° C per almeno 60 minuti, poggiandola sulla base del forno. Il tempo varia in base alla grandezza della pizza e, al quantitativo di uova; pertanto, tanto più è grande, più deve cuocere. L’interno della pizza deve risultare perfettamente asciutto. L’uovo deve essere cotto. Per verificarne la cottura fate la prova coltello, infilando la punta sia in un angolo della pizza che al centro. Se risulterà ben asciutto allora sarà cotta. Sfornate e fate raffreddare e riposare almeno 24 ore o anche più prima di essere mangiata, perchè il tutto deve ben assestarsi ed asciugarsi.

“Fiori e pani” di Tommaso Realfonso detto Masillo (1677-1743, olio su tela): la ciambella di pane ricorda il Casatiello napoletano ed è contornato da uova dipinte e uova sode della tradizione pasquale.


Falco

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Tutti i falò che rischiano di spegnersi – Il Trono di Sagre

Tutti i falò che rischiano di spegnersi – Il Trono di Sagre


Con l’avvento, giustissimo termine di carattere natalizio visto il periodo, della più recente ordinanza pare che gli eventi e le sagre siano banditi. Ancora una volta, almeno fino al finire di Gennaio.
Seppur Gennaio non sia gran mese di sagre un appuntamento molto importante nella tradizione campana e non solo rischia di saltare. Stiamo parlando dei Falò di Sant’Antonio.


I Falò di Sant’Antonio, le origini


Il rito del falò è sempre stato legato ad un’idea di purificazione fin dalle sue origini più antiche.
Come accennato nell’introduzione la tradizione non si limita solo ai confini campani ma è diffusa in tutta Italia e perfino in Europa. In Irlanda, Danimarca e paesi con tradizioni germaniche. Una delle poche differenze è che spesso queste celebrazioni, al contrario delle nostre, avvengono in piena estate.


Tra le feste dei falò più note nei nostri dintorni abbiamo sicuramente quelle di Campagna, Nusco e Gesualdo.

I Fucanoli di Campagna (SA), di cui siamo affezionati seguaci sono sempre caratterizzati da una grande allegria data dalle musiche tipiche e soprattutto dal vino che scorre a fiumi, nei dintorni di giganteschi fuochi piazzati qui e lì per la cittadina.

E’ un’ottima occasione per provare delle pietanze locali, dalle minestre fino alla celebre matassa, un lungo filamento di pasta, servito con fagioli e un po’ di peperoncino tipicissimo del luogo.
Ricordiamo inoltre che non siamo gli unici appassionati di questo evento…nel 2019 l’evento fu premiato dai nostri utenti come Evento Autunno/Invernale dell’anno, vincendo la mitica prima Varola D’Oro!


A Nusco (AV), premiato borgo di rinomata bellezza, abbiamo invece La notte dei falò. Si svolge più o meno con le stesse modalità dei sopracitati Fucanoli e che si dice abbia avuto origine addirittura ai tempi della peste, nel 1656.
Per l’occasione, tra le bellezze naturali del borgo e le innumerevoli braci sarà possibile gustare pizza chiena, patanu e pupaini, suffrittu, pastieru, cicalucculi e tante altre perle della cucina locale.


Meanwhile a Gesualdo…


Qualche mese prima a Gesualdo (AV) le “vambalerie” (i fuochi) cominciano a venir accesi per le vie e le contrade, a proseguire una tradizione nata nell’800 dopo l’abbattimento di un grosso tiglio, simbolo del paese.
Dal legno del tiglio è nata la statua del patrono della città (Sant’Andrea) e una serie di fuochi, che anno dopo anno, continuano ad essere ricordati. Anche in questa occasione non si può fare a meno di gustare qualche prodotto locale. Fusilli e cauzuni (fusilli e ravioli alla ricotta) cecaruoccole (cecatielli e vruoccole) (cavatelli con i broccoli) panzetta r’aino ‘mbottita (Pancetta di agnello farcita) abbondano durante la festa.


Una moltitudine di feste senza fine, dentro e fuori la Campania


Questa festa è amatissima ed infatti di eventi simili ce ne sono a bizzeffe.
Cercheremo di nominarvene alcune senza dimenticare le più importanti…

A Teora (AV) abbiamo Li Squacqualacchiun e Sagra delle tomacelle un devastante mix di tradizioni locali e piatti tipici. mentre a Torella del Sannio (CB) c’è R Fuoc de le Maitniet di Sant’Antonio che come avrete intuito è un’altra celebrazione del santo.

A Castel Morrone (CE) c’è Sant’Antuono e a Quindici (AV) La Focara che va menzionata per l’incredibile cura e costanza che ci si mette per costruire il “palazzo” che poi viene puntualmente dato alle fiamme.
Grande tradizione anche per La notte de ra focalenzia, a Castelfranci (AV), ottima occasione per riprovare maccaronara e carmasciano, tipicissimi del territorio.

Di nuovo nell’avellinese, a Montoro c’è La notte delle campanelle, mentre a Casali di Faicchio abbiamo i classici falò del santo.


Potremmo continuare per ore, giuro.
Ora che ci siamo immersi nella nostalgia e nell’odore di fuliggine, legna, braci, carni e pasta fatta in casa…come faremo a rinunciare per un altro anno a tutto questo?


Falco

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Tour Gastronomico de Il Trono di Sagre

Tour Gastronomico de Il Trono di Sagre


Quello di organizzare un nostro evento è sempre stato, fin dai primissimi giorni dell’apertura della pagina, nel 2017, un piccolo sogno. In realtà un sogno del genere è tutt’altro che piccolo…ma l’idea era quella di far partire un Tour Gastronomico degno de Il Trono di Sagre!


Il primo tentativo, La Cantina del Riccio a Castiglione del Genovesi (SA)


Nel nostro girovagare abbiamo trovato immediatamente un locale complice, con uno stile di cucina tradizionale ma “sbarazzino” e una mentalità aperta al mettersi in gioco: La cantina del riccio, a Castiglione del Genovesi (SA).

Le prove di dialogo non sono durate molto, difatti abbiamo subito trovato un accordo e ci è stato proposto un menu eccellente. Il Tour Gastronomico de Il Trono di Sagre era nato. Tour, si, perché l’idea era proprio quella di portare il vessillo de Il Trono in giro per il Sud Italia, locale per locale, specialità per tipicità.

Tour Gastronomico, il menu
– Il primo, storico, menu del primo evento de Il Trono di Sagre!


Colmo di tipicità puramente locali (come le castagne e i funghi) e prettamente stagionali (i cachi!) il menu si sciorinava perfettamente negli ingranaggi de Il Trono. E, diciamolo chiaramente, era anche bello lungo…se devi mangiare è meglio che mangi tanto, e bene, del resto. La nostra è sempre stata una filosofia prettamente mangereccia&godereccia, non ci nascondiamo dietro un dito.

Eravamo dunque pronti a partire, con l’evento creato, le foto fatte e la salivazione che aumentava, poi è successo qualcosa…qualcosa che accade ogni 100 anni: la pandemia.


Il ritorno del lockdown, dopo 60 anni, e un sogno da rimandare…


Non si sentiva parlare di lockdown e coprifuoco da 60 anni, in Italia, e quando l’hanno rimesso? Il 23 Ottobre.
Esattamente il giorno in cui si sarebbe dovuto tenere il nostro evento. L’universo sta tentando di dirci qualcosa? O ci sta elegantemente mostrando il dito medio?

Tour Gastronomico, la prima copertina evento
– La copertina originale dell’evento poi annullato, del 2020


Non c’era modo di rimediare e così l’evento venne annullato, rimandato, mettetela come volete, ma fu una bella delusione.


Una nuova speranza, dicembre 2021


Un anno e qualche mese dopo eravamo pronti a rimetterci in gioco, e anche la Cantina del riccio era disponibile ad accettare la sfida. Dopo qualche scambio di telefonate…si riparte, stesso menu, stesso locale.

Tour Gastronomico, la copertina evento ufficiale
– La nuova copertina riveduta e corretta


L’evento diventa subito virale, coinvolgendo oltre 500 persone interessate e venendo visualizzato da oltre 10.000 utenti in tutta la Campania, e oltre.

Nonostante ciò, c’è da dirlo, siamo stati ben lontani dai numeri del sold out e questo ci ha un po’ abbacchiato…
In fin dei conti abbiamo però deciso di goderci comunque la serata con chi aveva deciso di crederci e di unirsi a noi e ci siamo fatti, si può dire, una grande e grossa mangiata!

Roberta, infatti, non si smentisce e il menu arriva, portata, dopo portata (con qualche sorpresa in omaggio) inesorabile in sala. Abbondanti cocci di riso al forno, delle polpette di maiale che si sciolgono in bocca, abbondanti patate con pancetta, della carne morbida come il burro…

E ancora zeppoline di castagne, amaro tipico, melanzane con ricotta e cachi, zuppa di fagioli e castagne.

Il Tour Gastronomico era iniziato, era lì davanti ai nostri occhi e seppur più in piccolo (decisamente più in piccolo) di come lo si era immaginato…era stato realizzato.

Tutto ciò che rimaneva da fare ora era…scegliere il prossimo locale per la seconda tappa del tour!

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Il borgo delle favole, una storia di Natale nel fascino di Quaglietta – Il Trono di Sagre

Il borgo delle favole, una storia di Natale nel fascino di Quaglietta – Il Trono di Sagre


Il borgo delle favole non è la prima iniziativa di Albergo Diffuso, a Quaglietta (AV), già in estate infatti si è messo in scena uno spettacolo simile approfittando della suggestiva “location” del borgo storico.
Con l’arrivo della naturale magia del Natale è impossibile non approfittarne e tentare una replica.

Il borgo delle favole, Quaglietta
– Suggestiva locandina alternativa


Le date e il programma


“Dal 4 all’8 Dicembre 2021 l’evento unico nel suo genere dove ti racconteremo la storia del Natale attraverso le 5 leggende che ripercorrono e spiegano le usanze e le tradizioni.”

Le date:

4 dicembre ore 10,11,12,13,15,16,17,18,19,20,21
5 dicembre 10,11,12,13,15,16,17,18,19,20,21
6 dicembre 16,17,18,19,20,21
7 dicembre 16,17,18,19,20,21
8 dicembre 10,11,12,13,15,16,17,18,19,20,21

Ingresso adulto: euro 10,00€
Ingresso baby: euro 10,00€
Possibilità di acquistare in loco il kit delle 5 leggende a 8 euro

Info line 081/8678369

Whatsapp 327/2540679



Si presenta così Il borgo delle favole, con una bella e colorata locandina a tema.

Il borgo delle favole, locandina


Il Trono chiede, gli organizzatori rispondono

Abbiamo fatto qualche domanda agli organizzatori, di Albergo Diffuso Quaglietta, per saperne qualcosa di più!

Ciao Caterina! Come accennato questa non è la prima volta che organizzate uno spettacolo del genere, cosa vi ha spinto a riprovarci dopo l’edizione estiva?

Buongiorno e grazie per l’invito. La volontà è sempre la stessa, quella che ci portiamo dentro dall’apertura, ossia provare a dar nuova vita al Borgo di Quaglietta e dare una mano allo sviluppo territoriale.

La manifestazione estiva ha avuto un discreto successo nonostante il periodo negativo che il turismo sta affrontando per via della pandemia. È stata apprezzata ad ampio raggio e richiesto da molti di provare anche con una edizione natalizia. È una sfida ardua per via delle condizioni meteo che in questo periodo sono più avverse ma con il gruppo Animazione in Corso S.r.l. abbiamo deciso di lanciare la prima edizione.

– Il vostro borgo è a dir poco suggestivo, quali sono le caratteristiche che lo rendono unico e speciale per un evento natalizio?

Giusto. Il Borgo di Quaglietta è senza dubbio fra i più suggestivi del meridione e la sua conformazione lo rende l’ambiente ideale per far vivere una favola ai visitatori. L’essere racchiuso in un perimetro invalicabile se non dall’accesso principale lo rende un posto quasi unico nel suo genere. La parta alta, lo slargo del Barone e il sovrastante Castello sono ambienti ideali per lo svolgimento dell’edizione natalizia. Sarà una atmosferica magica tutta da scoprire e da vivere in famiglia. I più piccoli vivranno in prima persona le favole che tanto apprezzano in tv.

– Abbiamo sentito parlare di un percorso enogastronomico, cosa puoi dirci di più?

L’irpinia è una terra da scoprire anche e soprattutto in un viaggio enogastronomico. Con il nostro ristorante daremo l’opportunità di farlo nelle vie del Borgo. Padrone di casa sarà sicuramente lo zenzifero, spezia tipica del posto tanto che la Pro Loco Aquae Electae realizza ogni anno La Sagra dello Zenzifero che ha ottenuto il marchio di Sagra di Qualità e che invitiamo a visitare ad agosto. I piatti che si realizzano con tale spezia per ora preferisco farveli solo immaginare in attesa di degustarli da noi.

Vi sarà poi la tirata di Calabritto, una tipica pasta fresca della tradizione condita con ragù  di carne mista.

Il tutto sarà accompagnato dall’ottimo vino irpino, dall’aglianico al turasi, e non mancheranno i bianchi per chi li preferisce ai rossi.

– Come se non bastasse, Albergo Diffuso mette a disposizione anche percorsi benessere e la possibilità di pernottamento in loco, vero?

Tutto è in via di sviluppo; stiamo investendo giorno per giorno sul completamento ed arricchimento del Borgo Medievale. Sono già disponibili oltre 20 unità abitative, di varia natura e pezzatura, dalla camera da letto con bagno ai mini appartamenti con possibilità di cucinarsi da sé. Il percorso benessere sarà inaugurati a breve con Jacuzzi e bagno turco da poter utilizzare in gruppo o in privato scegliendo la soluzione Suite.

Sono previsti per l’estate ulteriori ampliamenti con stanza del sale e tanto altro che vi annunceremo in primavera.

– Lo stiamo chiedendo a tutti: Organizzare eventi negli ultimi 2 anni è diventato ancora più difficile, quali sono le difficoltà che avete incontrato e come siete riusciti a superarle?

Per noi che abbiamo inaugurato nell’agosto del 2018 è stato ancora più duro dopo appena un anno di gestione dover affrontare tale evento di risonanza mondiale. La difficoltà è stata legata soprattutto alle normative anti contagio che variavano all’ordine del giorno; la non certezza dei protocolli, delle date, delle modalità organizzative; e tutto che di conseguenza scatenava ripercussioni sulle prenotazioni, le più fatte dall’oggi al domani senza dare possibilità di una corretta gestione dei servizi.

Va dato un grande merito a tutti i dipendenti e collaboratori che con sacrificio personale hanno aiutato la struttura a sopravvivere a questo uragano senza precedenti. Sono padri, madri e giovani coraggiosi che stanno credendo nell’iniziativa. Stanno spendendo insieme a tutta la società forze fisiche, mentali e soprattutto sacrifici economici per cercare di andare oltre. È questa la verità che ho il piacere e dovere di condividere.

Il borgo delle favole, cornice
– La copertina ufficiale dell’evento by Il Trono di Sagre, cliccaci per saperne di più!
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