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Festa nel bosco – Perito (SA) – 2021

Festa nel bosco – Perito (SA) – 2021


Dopo 1 anno e mezzo ritorna una recensione finalmente pertinente e degna del nome Il Trono di Sagre, e la protagonista è la Festa nel bosco, a Perito.
Non la voglio menare con l’effetto nostalgia, su cosa ci è mancato, su quanto ci è mancato etc., ma la sensazione della fotocamera in spalla era ormai completamente aliena, solo la fame era sempre la stessa.

Frutta - Festa nel bosco
– Le “frutte”


Green Perito


Perito per la sua Festa nel bosco, di questo luglio 2021, ha scelto di inserire tutti i protocolli di sicurezza possibili, dalla prenotazione del tavolo con cognome e numero di telefono, al controllo del Green Pass (senza non entri), al multi-controllo (ancora) della temperatura fino al rilascio di un doppio QRCode da consegnare al “cameriere” che ti accompagna al tavolo. Mancavano giusto una camera di depressurizzazione e una doccia di decontaminazione.

Fila tutto molto liscio finchè non arriviamo al postazione di rilascio del QRCode. A questo punto la mia sola presenza fa implodere la stampante, fino a quel momento perfettamente funzionante. Non ho cuore di rivelare ai due poveri ragazzi che cercano invano di aggiustarla che la colpa è tutta mia. Presumibilmente appena muoviamo qualche passo verso l’ingresso la stessa ricomincia naturalmente a funzionare.

Il percorso verso il tavolo è un vero dedalo, probabilmente se nel mezzo della serata ti alzi per andare in bagno non rivedrai mai più i tuoi affetti. Si narra di persone che ancora vagano nei boschi con un ticket per i cavatelli in mano.

“Cercavo solo un po’ di forte“, sembrano ripetere laconici.

Mappa - Festa nel bosco
– Il reame boscoso


Il fantamenu della Festa nel bosco


Il menu è un po’ cambiato dall’ultima volta che siamo venuti (2017) ed è sparita quella deludente salsiccetta, mentre si è confermato il castrato, che è un po’ il piatto forte della festa.

Ordiniamo praticamente tutto il menu, da condividere: 1 antipasto, 1 piatto di cavatelli (con castrato, le altre due opzioni sono sugo semplice e alla boscaiola), spezzatino di vitello, mulignane ‘mbuttunate, ciaula e minestra stretta.
Scegliamo di provare anche una birra artigianale (da 75 cl) e poi chiaramente il vino della casa.
Tralasciamo praticamente soltanto le patatine fritte.

Gli ordini vanno rilasciati al volenteroso personale vestito da Globuli Bianchi di Siamo Fatti Così che si adopera a correre per i tavoli rilasciando piastrine e proteine (il castrato) e pulendo celermente tutti i tavoli con grande perizia.

Cavatelli - Festa nel bosco
– Gnoccotelli nudi si rilassano su una distesa di pomodoro


Vorrei cominciare dal principio, e cioè dai cavatelli, che per scovarli nella loro veste migliore rendo cieca e indispettita una signora che mi siede di fronte, travolta da più flash di Lady D.
Sono belli pesantucci (bene, riempiono!), callosissimi e sugosi.
Sono molto spessi e tendono allo gnocco, il che non può essere che un bene.
Li abbiamo presi al castrato invece che col sugo semplice e pensavamo di aver fatto la genialata…in realtà sono buonissimi (anche dopo che li inondiamo di formaggio e di un criminale pezzo di peperoncino infilato di nascosto da Corvo) solo che quando al tavolo di fianco portano questo pezzo di meteorite rosso pulsante ci rendiamo conto che forse il pezzettino (pezzettone?) di castrato a parte andava preso.

Cavatelli al formaggio - Festa nel bosco
– Il pudico Corvo ricopre con una coperta di formaggio e peperoncino i cavatelli


Lo spezzatino e i suoi amici


Ci consoliamo immediatamente con lo spezzatino di vitello, per noi all’unanimità il piatto più buono.
Delicato e pieno di succhi, si scioglie in bocca e si accompagna alla grande con le patate al forno, ve lo consiglio.
Anche la ciaula (il ciambottone) è molto diverso rispetto a quello timido di qualche anno fa.
Le patate sono tagliate con l’accetta, sembrano quarti di mela, ma sono perfettamente cotti e allietano il palato sfaldandosi mentre vengono protette vanamente da un mantello rosso di puparuoli. Stesso ragionamento per il piatto di minestra stretta, di acquoso, come suggerisce il nome, ha ben poco, è invece di perfetto accompagnamento a tutti gli altri piatti.

Pancetta - Festa nel bosco
– La pancetta prende le distanze dal formaggio, che trama qualcosa in penombra



Siamo molto soddisfatti, ci è piaciuto davvero tutto, menzione di disonore però per l’antipasto che nonostante la qualità dei pezzi (saporito il formaggio e dolce la pancetta) si presenta troppo miserello. Con queste fette di salume in lacrime aggrappate ai bordi del piatto, che guardano di sottecchi il formaggio che deve averne fatta una delle sue.
Qualitativamente c’è poco da lamentarsi, ma forse rimpolpato con qualche sott’olio avrebbe fatto fesso e contento qualche pollo di cortile come noi.

Ah, dimenticavo, anche le mulignane ‘mbuttunate sono ottime.

Spezzatino di vitello - Festa nel bosco
– Primo piano meritato per lo spezzatino di vitello, sul retro spiccano la minestra stretta e la ciaula


Il coso della fotocamera


Dopo aver intervallato con un’altra bottiglia di vino (in realtà altre 2) e un’altra bottiglia da 75 di birra artigianale e discusso praticamente di tutto, in questa piacevole cornicetta di fronde e rami, decidiamo di fare una piccola passeggiata scattando qualche foto nel suggestivo percorso. Ne ho parlato molto poco ma che vi assicuro merita la visita. La festa infatti si svolge tutta in questo boschetto che praticamente dal nulla sboccia nel cuore del paese, a tratti passi dall’acciottolato al sentiero e manco te ne accorgi, ti lasci alle spalle la chiesa e ti ci ritrovi un albero, quasi per magia.

Di foto in verità ne scatto poco, distratto dalle chiacchiere e dalla ricerca infruttuosa del banco dolci, ma faccio in tempo a dimenticarmi come sempre il copriobiettivo della Canon sul tavolo, per fortuna una globulina mi urla dietro che ho dimenticato “il coso” e puntualmente faccio dietro front per recuperarlo.

Le nostre impressioni sono state positive, in un clima difficile come quello del 2021 (eppur l’ho dovuto dire) Perito è riuscita a tirar su una festa molto dignitosa, che ha fatto anche passi in avanti decisi rispetto a quella di qualche annata fa e che ci fa ben sperare in vista di un nostro ritorno nel 2022 alla Festa nel bosco.


Falco

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Da dieta Cilentana a Mediterranea, un attimo che vale 100 anni.

Da dieta Cilentana a Mediterranea, un attimo che vale 100 anni.


Il cibo in Cilento non è solo cibo. Un po’ come il mare non è solo mare e la terra non è solo terra.
In Cilento tutto si carica di grande significato, trasformando “l’oggetto” in simbolo, manifesto, idea,
sentimento.


Alimentazione = Nutrimento+Amore


E’ risaputo che “l’alimentazione” non equivale più alla mera “nutrizione” (assumere alimenti all’unico scopo di apportare i nutrienti necessari alla sopravvivenza e alla riproduzione). Bensì porta con sé un enorme bagaglio di valori edonistici, per cui l’atto del “mangiare” si sovrappone, quasi sempre, ad
“amare”, “odiare”, “comunicare”, “pensare”, “perdonare” e così via.

Ognuno di noi ha sicuramente sperimentato il concetto di “cibo-riparatore” o di “cibo-amore”. Chi non ha mai sfogato la disperazione di una qualsiasi perdita in un dolce ipercalorico o non ha cucinato per dimostrare amore al proprio partner?

Tornando al Cilento, in questa terra tutto pare amplificato, perfino i rapporti e i sentimenti, come se l’amore non fosse solo amore ed i suoi convenzionali mezzi di dimostrazione non siano abbastanza.
Per cui si sfrutta qualsiasi concetto, fatto o azione per far arrivare al destinatario tale emozione. Ed ecco che il cibo, l’unica antica risorsa posseduta dal popolo contadino cilentano, è diventato il mezzo principale di tutto questo. Quella che ha subito è una vera e propria “metamorfosi di significato.
La cosa più speciale è che ciò si sia evoluto in un contesto ambientale e culturale naturalmente predisposto a quello che oggi è ritenuto il più nobile degli stili alimentari.


Keys e il segreto del Cilento


A dimostrazione di ciò, il trasferimento a Pioppi dello scienziato americano Ancel Keys dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale. Il suo scopo, quello di studiare la correlazione tra le abitudini alimentari di quella popolazione particolarmente longeva e le patologie cardiovascolari. Oggi, grazie alle sue scoperte tutte cilentane, possiamo parlare di “Dieta Mediterranea” come quello stile alimentare (stile di vita, più in generale) proprio dei popoli i cui luoghi affacciano sul Mar Mediterraneo.
Caratterizzato dal consumo frequente e preponderante di alimenti poveri e non trasformati (cereali integrali, legumi, ortaggi, frutta, semi, tuberi, olio EVO, carni bianche, pesce locale) in quantità moderate (la povertà dell’epoca non permetteva di certo “l’iperalimentazione” attuale), dal consumo saltuario di carni rosse (ancora in linea con la povertà diffusa) ed alcolici (principalmente vino rosso da uva locale). Il tutto accompagnato da una vita molto attiva, trascorsa a contatto con la natura, in semplicità ed in buona compagnia.

Negli ultimi anni, vista la dilagante pandemia dell’obesità e delle sue complicanze nel mondo (oggi l’obesità è riconosciuta come “malattia”), il panorama scientifico si è focalizzato sulle strategie più valide per affrontare e risolvere a lungo termine tale patologia per qualsiasi fascia di età. E indovinate un po’ quale è risultata la più efficace? Proprio la “Dieta Mediterranea”, associata ad uno stile di vita attivo.

– Il Dr. Keys si gode una giornata di relax cilentano in famiglia dopo una healthy sfrionzola


Ancora oggi le alternative non sono degne del concetto originale


Sono state considerate alternative dietetiche con sbilanciamenti a favore di questo o quell’altro macronutriente. Si è provato a sostituire gli alimenti veri e propri con soluzioni ed integratori. Sono stati testati centinaia di protocolli alimentari, ma al primo posto del podio si è sempre confermata Lei.
Prima di spiegare le ragioni di ciò, mi preme sottolineare che l’obesità e, in generale, l’eccesso ponderale, si contrastano unicamente con la “restrizione calorica”. Che può ottenersi sia con un’alimentazione “ipocalorica” sia con l’attività fisica (introduco meno energie di quante ne consumo e/o
viceversa).

Studi scientifici recenti concludono che questa è la chiave del dimagrimento (a carico della massa grassa), a prescindere dalla distribuzione dei macronutrienti.
Tornando al primato della “Dieta Mediterranea”, il primo dei motivi che lo giustificano sta in quanto detto pocanzi relativamente alla povertà del popolo cilentano/mediterraneo. La limitata disponibilità di cibo, infatti, non ha consentito, all’epoca, l’insorgenza di malattie legate all’eccesso ponderale. Concetto che oggi sappiamo corrispondere alla “restrizione calorica”, coinvolta primariamente, come già detto, nel contrastare le suddette patologie.


La naturale eccellenza dell’olio EVO


Il secondo motivo sta nella scelta qualitativa degli alimenti. Si tende a rivolgersi a quelli “naturali” e stagionali, locali, non trasformati, raramente conservati (con metodiche casalinghe e senza additivi chimici); probabilmente oggi ci riferiremmo a questi prodotti con i termini “Bio” e “km0”.
Si tratta di alimenti a bassa densità calorica. Ricchi in fibre, micronutrienti, sostanze bioattive e molecole antinfiammatorie (es. antiossidanti dei prodotti di origine vegetale e acidi grassi polinsaturi del pesce azzurro locale). Senza additivi e sostanze chimiche a partire dal campo fino alla tavola.

Il terzo motivo sta nella modalità di preparazione delle pietanze.
Rispettosa dell’alimento, che non lo stravolge con eccessivi condimenti o cotture violente, che mantiene tutti i nutrienti, che accosta le materie prime in modo da ottenere piatti sazianti, energetici (per affrontare, nell’ottica del passato, le ore di lavoro fisico quotidiane) e saporiti; pensiamo, quindi, ai piatti unici tipici cilentani, tra cui “fagioli e scarola” o “la cuccìa” (zuppa di ceci e lagane fatte in casa).

Una colorata versione della cuccia


A proposito di condimenti, ecco un altro motivo dell’eccellenza della “Dieta Mediterranea”: l’olio extra-vergine di oliva (EVO). Ormai non più semplice alimento, quanto piuttosto “farmaco” per i suoi effetti benefici sul nostro organismo imputabili all’alta concentrazione di molecole bioattive. Tra cui l’Oleuropeina, antiossidante per eccellenza di questo alimento.
Anche in questo caso, si tratta di un’eccellenza cilentana strettamente legata al contesto ambientale e climatico, che ha consentito le grandi piantagioni di olivi e le produzioni di olio EVO dalle inimitabili caratteristiche chimico-fisiche (ne è già un esempio l’acidità libera che ne permette la denominazione “extra-vergine”) ed organolettiche, tali da meritare Certificazioni di “Denominazione di Origine Protetta”.

Non scopriamo certo oggi l’eccellenza e la bontà dell’olio EVO.
Siamo molto fortunati in quanto campani ad avere la terza produzione d’Italia per quantitativo (in netta crescita) e a mani basse possiamo giocarcela con chiunque per l’aspetto qualitativo.
Vicino, anzi vicinissimo a noi, la splendida realtà di Serre, ricca di oliveti, tra cui quelli di
Tenuta Mennella, che abbiamo la fortuna di conoscere personalmente. Con le sue linee di olio “Leggero” (il più delicato!) e “Medio” (saporito e leggermente piccante), convertita al biologico e senza pesticidi ha fatto il salto da Serre a Londra passando per la Toscana.
Un orgoglio tutto Campano.

(Falco)


Bisogna anche tenere in considerazione che questo stile alimentare non contempla l’utilizzo di altri tipi di grassi da condimento (es. burro, margarina, strutto, sugna), di origine
animale e, quindi, dalla composizione in acidi grassi molto diversa da quella dell’olio EVO: infatti, se in quest’ultimo prevalgono acidi grassi insaturi non nocivi per la nostra salute, nei prodotti di origine animale citati troviamo per lo più acidi grassi saturi che, per la loro struttura chimica, ci espongono ad un più alto rischio di patologie metaboliche legate all’alterazione del profilo lipidico e all’infiammazione (ipercolesterolemia tra tutte).


Questione di stile (di vita)


La quarta ragione per cui la “Dieta Mediterranea” risulta la più efficace nel contrastare alcune delle patologie croniche non trasmissibili più diffuse nel Mondo (obesità, sindrome
metabolica, diabete, dislipidemie, tumori ecc) risiede nel fatto che, in realtà, non sia solo una “dieta”, ma rappresenti un vero e proprio stile di vita, fatto certamente di buone abitudini a tavola, ma anche di attività fisica quotidiana e costante nel tempo. Quest’ultima è, insieme all’alimentazione, il segreto del benessere psico-fisico per qualsiasi fascia d’età, a tal punto che l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) afferma
che “l’inattività fisica è il quarto più importante fattore di rischio di mortalità nel mondo”.

L’ultimo motivo è legato al concetto di “sostenibilità”. In generale, una “dieta” non sostenibile e non personalizzata è
impossibile che venga seguita a lungo termine e che diventi parte dello stile di vita della persona e, quando ciò non avviene, non si assisterà mai al cambiamento che permette lo sradicamento di cattive abitudini a favore di altre corrette.

E’ un po’ come portare un vegano in una braceria per costringerlo a mangiare la carne: a fine serata non avrà toccato cibo e sicuramente non si sarà convinto a cambiare “credo”.


Il naturale equilibrio della dieta mediterranea


La “Dieta Mediterranea” in questo è davvero perfetta, perchè non prevede esclusioni di alimenti (e, di conseguenza,
macronutrienti), stravolgimenti delle abitudini alimentari ed introduzione di cibi introvabili o poco convenzionali, quindi è alla portata di tutti, anche di chi, nato qualche anno fa, è ancorato a delle tradizioni locali e non vi rinuncerebbe per nulla al mondo.

– L’importanza della stagionalità è fondamentale in una dieta equilibrata e di qualità


Quando si parla di “Dieta Mediterranea”, l’unica accortezza
che bisogna avere è non cadere nell’errore di confondere quella “vera” (quella di Ancel Keys, per intenderci) con quella “moderna”, che si crede essere sovrapponibile a quella nata nel Dopoguerra, ma che, in realtà, è agli antipodi da essa.
Oggi, infatti, c’è la tendenza a rifugiarsi dietro questo “titolo” per riferirsi ad un’alimentazione fatta di prodotti provenienti da un’area geografica, dimenticando le proprietà degli stessi.

Mi spiego: posso utilizzare un olio prodotto in Cilento, ma, se il frantoio non rispetta le regole di produzione
(es. temperatura durante la spremitura), esso non avrà le caratteristiche attese e che ne determinano gli effetti benefici; oppure, posso consumare un pane ottenuto con farine del Cilento, ma, se queste hanno subito processo di raffinazione, non avrò a che fare con un prodotto in linea con i precetti della “Dieta Mediterranea”, in cui sono previste solo fonti di carboidrati non raffinate.


Consigli, percentuali e linee guida


Dal punto di vista nutrizionale in senso stretto, periodicamente vengono emesse e revisionate delle “Linee Guida” che forniscono indicazioni generali su come gestire al meglio la propria alimentazione. I LARN 2014, riferimento in Italia, ci suggeriscono un’alimentazione che apporti il 45-50% delle kcal giornaliere dai carboidrati (di cui il 10-15% dagli zuccheri semplici), il 15-20% dalle proteine ed il 30% dai lipidi (si consiglia un’assunzione massima di 300mg di colesterolo al giorno, in assenza di patologie metaboliche) e circa 30g di
fibre/die, con frequenze specifiche di assunzione per ogni categoria di alimento.
Si consiglia, quindi, il consumo di carne rossa limitato ad 1 volta a settimana, così come quello dei formaggi, soprattutto se
stagionati (quelli magri e freschi anche 2 volte a settimana); oppure di pesce ed, in particolare di quello azzurro, almeno 3 volte a settimana, così come di legumi (da abbinare sempre a dei cereali per assumere il corredo completo di amminoacidi essenziali); di uova 1-2 volte a settimana; di fonti di carboidrati complessi non raffinate (ad es. cereali integrali, pasta e pane integrali), frutta e verdura, olio EVO quotidiano (3-5 porzioni di frutta e verdura al giorno); per il vino rosso 1-2 volte al giorno (la porzione di riferimento è 1 bicchiere); a ciò è possibile aggiungere un 20% di alimenti definiti “junk food” al fine di rendere l’alimentazione più sostenibile (nessuno può vivere per sempre senza il dolcino della domenica o la pizza del
sabato sera
).

Per mia immensa fortuna tra i “dolcini” consigliati e perfettamente godibili della dieta mediterranea compare anche il miele, riguardo il quale soffro/godo da sempre di una sconfinata golosità.
Tra i nostri amici del Trono abbiamo tra l’altro la fortuna di avere
Le Api di Anna, una piccola azienda agricola tutta naturale e a gestione familiare sita in Castellabate, il cui prodotto di punta sono il Millefiori, il miele di Castagno, Acacaia ed Eucalypto.

(Falco)


Una sensazione familiare…


Non so a voi, ma a me tutto questo suona molto familiare. Provate a sostituire la parola “frutta” con “fichi bianchi del Cilento” oppure “pesce azzurro” con “alici di menaica pisciottane”. Se ci fate caso, è tutto perfettamente sovrapponibile ai principi della Dieta Mediterranea esposti pocanzi. E allora il cerchio si chiude e torniamo al discorso con cui ho iniziato questa trattazione.
La vera Dieta Mediterranea è uno stile alimentare semplice, vario, completo e sostenibile, a cui ispirarsi a tavola e non, facendo propri i suoi principi di ricerca della qualità delle materie prime e dei prodotti finiti, di esaltazione del prodotto di nicchia locale, di rispetto dell’alimento, della natura e delle risorse, di persecuzione del benessere psico-fisico attraverso il
costante contatto con la natura e con l’attività fisica, che deve avere la meglio sulla sedentarietà a cui ci espone oggi la modernizzazione.

Se a tutto questo aggiungiamo una buona dose d’amore, il sentimento che da sempre caratterizza questo popolo e che del cibo fa il suo principale mezzo di espressione, ecco che
abbiamo conquistato la chiave della Salute e del benessere psico-fisico.


Dr.ssa Carlotta Cammilli & Falco


Hanno contribuito alla stesura di questo articolo:

Dr.ssa Carlotta Cammilli

Laurea Magistrale in Scienze dell’Alimentazione e della Nutrizione Umana presso Università Campus Bio-Medico di Roma
Master di II livello in “Nutrizione Applicata, Sicurezza e Qualità degli Alimenti” presso Università Campus Bio-Medico di Roma
Sede lavorativa Sapri (SA).
E-mail: cammilli.carlotta@libero.it

Dott.ssa Carlotta Cammilli – Pagina Facebook

Dott.ssa Carlotta Cammilli – Pagina Instagram


Tenuta Mennella dal 1967
Sede Legale: P.zza XXIV Maggio n.5, 84028 Serre (SA) 
Sede Operativa: Via Alimenta snc, 84028 Serre (SA)
Cell. 334/6148831 
E-mail: andreamennella87@gmail.com 
Pec: tenutamennella@pec.it

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Le Api di Anna

Via San Leo, snc 84048, Castellabate (SA)
Cell. 3392549958 / 3385756790

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La Panoramica e i Panettoni Gastronomici

La Panoramica e i Panettoni Gastronomici

E’ stato il primo prodotto specificatamente natalizio che abbiamo mai trattato, è arrivato all’improvviso e ha fatto immediatamente il botto. I panettoni gastronomici potrebbero diventare il simbolo di ogni nostro Natale!

– Sembra quasi di sentirne l’odore…


Giungano e la tradizione del forno


Solitamente si comincia a parlare di un prodotto specificatamente natalizio ben prima di Dicembre (nella follia degli acquisti impulsivi c’è chi inizia a parlarne a settembre, roba che sei ancora a mare…) mentre noi abbiamo “deciso” di aspettare quasi l’ultimo momento. A Dicembre inoltrato, infatti, con l’Immacolata alle spalle, si è deciso di collaborare con La Panoramica al lancio di questo prodotto che sembrava fatto apposta per noi.

Innanzitutto ciò che ci ha convinto era che il prodotto da forno veniva da Giungano, da dei produttori amici che puntualmente incontriamo (anche solo telematicamente) in occasione di una delle feste più rinomate del territorio, quella dell’Antica Pizza Cilentana.
Sicuramente se penso alla pizza cilentana di Giungano il pensiero ricorre alle calde serate estive e non al panettone, ma come sicurezza sulla qualità del prodotto tipicamente da forno c’era ben poco di cui discutere!
La sapiente arte del Maestro Pizzaiolo Pietro Manganelli e di Rossella Di Filippo ha condotto infatti per anni la gestione de La Panoramica fin nelle alte sfere del gusto.


Le 4 varianti


Al solo pensiero scorreva acquolina, ma quando abbiamo sentito le 4 varianti proposte abbiamo quasi esultato…
Soppressata&Pecorino, che è quello andato per la maggiore, presentava una spiccata sapidità e una tendenza al forte sapore quasi amaro dei grani di pepe contenuti nella paesanissima soppressata locale.
Caciocavallo&Pomodoro Secco invece era contraddistinto da una pastosità dolciastra tipica del pomodoro e del dolce grasso genuino della caciotta. Un prodotto che si lega a triplo nodo carpiato con un aperitivo perfetto (vi consiglio un doppio Negroni, fidatevi).
Capocollo&Fichi proponeva un’alternativa delicata. Col salume locale legato ad uno dei frutti più tipici del nostro Cilento, quello del fico, uno dei motivi di vanto anche della stessa Giungano.
Salsiccia&Finocchietto invece ha puntato sull’aroma, con un sapore meno invadente ma che creava una sua atmosfera su tutto il palato.


“Siamo spiacenti, il prodotto è esaurito!”


Convinti della qualità del panettone e sicuri della voracità della nostra utenza che risponde sempre presente abbiamo così proposto, dopo aver allegramente degustato durante il making of di video&set fotografico (questa è la parte migliore del lavoro…), l’allegro panettone.

La risposta è stata eccellente !
Ben 50 panettoni sono andati esauriti in 72 ore, praticamente le ordinazioni si sono fermate solo perchè i panettoni erano finiti.

Con l’allegra notizia abbiamo subito informato i nostri amici e mastri fornai. Una bellissima avventura, breve ma intensa, è diventata un potenziale caposaldo dei nostri inverni.


Falco


L’apposito video da noi realizzato:


Il goloso approfondimento su FB:



Immutati da millenni, gli Scauratielli – Il Trono di Sagre

Immutati da millenni, gli Scauratielli – Il Trono di Sagre


La semplicità di questi dolciumi mi ha sempre colpito e proprio per questo li avevo forse un po’ sottovalutati…
Scavando un po’ più a fondo, sotto una lucente glassa al miele, viene fuori la millenaria storia degli Scauratielli.

Giungano
– Una versione “sorella” degli Scauratielli proposta a Giungano in occasione della festa


Un dono agli dei…


Sono i greci a iniziare gli abitanti dell’antica regione pre-romana del Cilento, precisamente nell’antica Posidonia, “odierna” Paestum, a questa dolce usanza.
I sibariti e i loro eredi infatti tramandarono dagli achei questa ricetta che in origine era un dono agli Dei fatto nella notte più buia dell’anno, quella del 24 Dicembre.
I dolcetti erano di buon auspicio, difatti dopo la notte viene sempre il giorno e così passato il solstizio ci si godeva giornate con più luce.
La “nottata” era passata e la delizia consumata.

Ci si renderà subito conto che non c’è praticamente dolce italiano più natalizio di questo!

Ad arricchire ancor più di fascino questa storia c’è anche quella della forma degli scauratielli, che non è quella di semplici fiocchetti come a prima vista si potrebbe pensare, bensì l’iconica forma dell’Alpha ( α ) e dell’Omega ( Ω ).
L’inizio e la fine dell’alfabeto greco simboleggiavano l’inizio e la fine del ciclo della luce.
Da questo deriva anche l’usanza tutta cilentana di non iniziare a mangiare gli scauratieddi (chiamati anche così, a seconda del dialetto!) prima che siano tutti fritti, in modo da non interrompere il cliclo finchè il rito non è completo.

Scauratielli
– Le due tipiche forme degli Scauratielli


Mitologia, esoterismo e chimica


Altro rito che sicuramente conoscerete se appartenete alla magica regione Campana del Cilento è quella del non dover mai rivelare a nessuno quando si andranno a preparare questi magici dolcetti!
Se si parla troppo e ci si vanta a vanvera si finisce per essere vittima “d l’uocchij dda gente” (si viene presi di mira con malizia, per così dire…ma che ve lo traduco a fare?) e gli scauratielli…scoppiano!
Chiaramente da ciò sono nati riti e controriti, scaramanzie e accortezze varie ma la ragione stavolta è non mitologica ma scientifica…

Se ci si distrae e non li si lavora bene essi tenderanno ad incorporare troppa aria e a contatto con l’olio bollente…beh, potete immaginare!
Resta inspiegabile invece perchè bisogna essere dispari quando li si prepara e perchè gli uomini non sono in teoria ammessi durante la preparazione…

Perfino una ricetta antica come questa, con tutto il suo bagaglio di storie e tradizioni, ha subito un mutamento: in origine infatti essi venivano accompagnati dall’aroma di rosmarino e alloro, oggi sostituiti in modo a dir poco profano da piccoli canditi colorati, anche detti “diavulilli” (più profano di così…)


La ricetta


Chiaramente immaginerete bene che un prodotto così antico avrà subito nel corso dei millenni (!) qualche variazione, in base al luogo di origine della moltitudine di ricette ma noi abbiamo cercato di riportarvi la versione più classica possibile…ricordatevi di offrirne un po’ agli Dei prima di abbuffarvi!

Ingredienti

1 kg di Farina 00
1 Lt di acqua
Buccia d’arancia, mandarino, limone
Rametti di rosmarino
Un pizzico di sale
1/2 bicchiere di vino bianco
1/2 bicchiere di olio d’oliva
Olio extravergine d’oliva per friggere
Miele, zucchero (e se volete i sacrileghi canditi!)

Preparazione

Mettere l’acqua sul fuoco finchè non raggiunge il bollore e tuffarci dentro la buccia d’arancia, di mandarino e di limone, il rosmarino, il vino, l’olio e il pizzichino di sale. Lasciare a bollire 10 minuti in modo che l’acqua si aromatizzi per bene, poi rimuovere tutto e inserire la farina 00 (già setacciata) e mescolare energicamente.

E’ fondamentale mescolare finchè tutta la farina non si è staccata dalle pareti della pentola e non ha formato un unico composto.

Rimuovere il composto dalla pentola e adagiarlo su una spianatoia o un piano da cucina oleato dove si dovrà continuare a lavorarlo ancora caldo, usando (se volete) un mattarello.

Ricavare dal composto (ancora caldo!) dei pezzetti di pasta da affusolare finchè non diventano dei serpentelli grassocci ai quali darete la forma delle 2 famose lettere greche (che, ripetiamo, non sono fiocchetti)

Cottura

Friggere gli scauratielli in olio caldo e a doratura raggiunta estrarli e condirli a piacere con zucchero e miele. Gustare caldi!


Falco


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