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Sagra dei funghi – Cusano Mutri (BN) – 2023

Sagra dei funghi – Cusano Mutri (BN) – 2023


Ogni anno Cusano Mutri ospita quella che col tempo è diventata una delle più vaste, note, popolate esperienze del panorama autunnale e regionale: La Sagra dei funghi.
Il nome riprende ancora quello della vecchia manifestazione originale ma col tempo l’evento si è evoluto in tutt’altra cosa. L’edizione 2023 durerà inoltre ben 18 giorni, dal 29 Settembre al 15 Ottobre.


L’evoluzione della Sagra dei funghi


Come ha fatto una festa di paese, una sagra come tante, a tramutarsi nel punto di riferimento se si pensa ad un evento di successo? Tanta costanza. E una morfologia complice.
Il comune di Cusano Mutri, infatti, non differisce più di tanto da altre simili realtà che ospitano eventi nello stesso periodo dell’anno, anche la conta dei suoi abitanti (3.000 circa) è in linea o di poco superiore alla media.

– Arrosticini di Azienda Agricola Della Rosa


Aver avuto la costanza di mettere in piedi 43 edizioni però conta terribilmente nel crearsi un nome, soprattutto in un periodo storico nel quale non c’era il supporto di internet. Il nome stesso dell’evento è risuonato quindi come una campana solitaria e ha accolto proseliti in tempi non sospetti (e quando non era facile farlo, e ci si poteva basare solo sul passaparola!). Abbiamo personalmente incontrato sul posto “frequentatori assidui” dell’evento che non mancavano un’edizione da 7 anni, e ci tenevano a farlo sapere.

Altro incredibile bonus è la struttura stessa del paese. Un piccolo rompicapo fatto di scale, saliscendi e archi in pietra che da la piacevole illusione del presepe, di un’antica città in miniatura (neanche poi così piccola, se si pensa ai percorsi che si creano naturalmente tra i vicoletti connessi), di un posto da esplorare che consente una scoperta dietro ogni angolo.


Aggiungici i sapori e i prodotti delle terre beneventane (funghi compresi) e il gioco è fatto.
Naturalmente non è stato tutto così semplice, ma l’essere partiti con grande vantaggio ha aiutato non poco. C’è stata indubbiamente lungimiranza da parte dei comitati organizzativi prima, e dall’amministrazione comunale poi, che ha saputo sospingere l’ascesa di Cusano Mutri sulle mappe.


150 stand e innumerevoli proposte gastronomiche


“Quanti piatti ci sono? Abbastanza da non poterli provare tutti in 20 giorni di festa”, ci rivela Giuseppe Maria Maturo, il sindaco. L’evento ospita infatti oltre 150 stand diversi, tra comunali, pro loco, privati, locali e naturalmente aziende agricole.

Viene dato libero sfogo alle proposte degli standisti, e non per forza dev’essere protagonista il fungo, anche perché, con la mole di gente che ogni anno visita la sagra (col limite delle 10.000 a serata!) è matematicamente impossibile che il territorio circostante possa fornire abbastanza funghi (immaginate quest’anno, dove non ha neanche piovuto!). “Sagra dei funghi” ricorda quindi più il nostalgico proprosito originale, ma l’evento che ci ritroviamo oggi davanti è un festival. Ricco di musica e partecipazione.

– Menu disponibile presso lo stand Lo Svago


L’aver dato la possibilità agli standisti di personalizzare l’area immediatamente circostante alla loro postazione ha fatto si che si creasse una naturale diversità che sorprende e diverte l’avventore.
Non è raro trovare piccoli mucchietti di visitatori intenti a ballare danze completamente diverse (e provare piatti completamente diversi) a pochi metri di distanza.

Essendo attiva tutti i giorni della settimana, inoltre, si crea una naturale scrematura e selezione. Avete voglia di una semplice passeggiata provando qualche specialità? Potete venire a Cusano Mutri dal lunedì al giovedì, nel weekend la situazione si scalda e la città si riempie anche di comitive di giovani. Sabato e domenica mattina invece le carte si mescolano ancora, e la città si riempi di grandi e piccoli, famiglie intere comprese.


Cosa abbiamo provato alla Sagra dei funghi


Per una raccolta più semplice del materiale divulgativo da sottoporvi noi siamo stati a Cusano Mutri di Lunedì sera! La serata come anticipato era molto più tranquilla di quella che vi si pone davanti durante il weekend ma nonostante ciò c’era comunque una discreta partecipazione (con il 20-30% di stand aperti) e siamo stati accolti in maniera molto calorosa. Indimenticabile tra gli altri il siparietto nella piccola galleria d’arte dove tra prosciutto crudo (di una dolcezza e tenerezza commovente) e rosso, vino rosso e quadri rossi, abbiamo composto il nostro personalissimo trittico artistico.


Dopo i primi metri fatti, addentrandoci nel centro storico, siamo stati subito aggrediti da alcune pizzelle fiori di zucca e funghi, bollenti e saporite. Un aperitivo che è una bomba calorica, giusto per iniziare.


Ancora meno passi e siamo piacevolmente placcati da Alta Mangiuria, caseificio di Alife (CE) che partecipa anche abitualmente a Kult, l’evento del birrificio Karma. Qui abbiamo provato una serie di formaggi uno più buono dell’altro. Al mirtillo, al tartufo, aromatizzato al fieno, con arancia e cannella…

Delle vere e proprie delizie di cui siamo stati anche omaggiati. Un pit stop obbligato prima di andar via, per portarsi a casa un profumato e unico ricordino.


Addentrandosi sempre di più, seguendo le stradine lastricate in pietra, ecco alcuni stand locali, come quelle delle polpette ai funghi di Basile Mosè. “Classiche polpette” come da lui definite, ma con l’aggiunta di una cremina ai funghi che le rende speciali. Tra le cose favorite provate in serata.
Alla polpetta si accompagna una carica “carne e peperoni” (qui non si chiama Sfrionzola!) bella pregna d’aceto, e si va avanti.


Altri sapori della Sagra dei funghi


Subito dopo la polpetta ai funghi vi troverete davanti a un bivio. Se salite sopra, prendendo le scale e aggirando le ortensie, troverete molti stand gastronomici di attività locali (e potrete fare anche una piacevole passeggiata, scoprendo altri vicoletti di Cusano), scendendo giù invece, lasciandovi sulla destra l’Oscar Wilde pub….troverete altri stand gastronomici. In realtà la parte che conduce verso il basso dal lunedì al giovedì è piuttosto vuota, quindi se la vostra visita è infrasettimanale vi consigliamo o di fare un tentativo salendo…o di tornare indietro.


Questo non significa che in piazzetta non avete nulla da sgranocchiare, anzi.
La prima casetta in legno che trovate sulle scale propone svariati tipi di pizza fritta realizzata al momento.
Crema di funghi, un ragù bianco di funghi e salsiccia, porchetta, prosciutto crudo e rucola, nutella, classica al pomodoro e tanto altro ancora. Ci è stato subito chiesto se volevamo provarne una, ovviamente abbiamo detto di si senza pensarci troppo.


Con le mani completamente ricoperte di crema ai funghi siamo stati chiamati a raccolta dall’Azienda Agricola De Rosa, che propone i suoi arrosticini di pecora e del caciocavallo impiccato ai funghi (o al tartufo). Qui già l’anno scorso prendemmo del cacio filante, quest’anno invece non ci fanno neanche fiatare, ci piazzano una birra gelata in una mano e nell’altra due fettone di pane, formaggio e funghi.
Ci appollaiamo poco vicino e affondiamo i denti nel cacio bollente.


Piacevole ritorno al gusto della caseina fondente, che quest’anno, complice un po’ la reale overdose dell’anno scorso, avevamo un po’ messo da parte. Incredibile, se pensate che è letteralmente il nostro logo!


Pizza & Pasta (con funghi)


La fiera del carboidrato non finisce qui. Mentre siamo a fare qualche ripresa presso Lo Svago veniamo subito apostrofati dal pizzaiolo: “Ma una pizza la volete?”. Noi che praticamente abbiamo assunto il quantitativo in carboidrati di 3 piatti di pasta cadauno ovviamente diciamo di si.


Detto fatto dal forno esce una morbida pizza ai funghi, con abbondante mozzarella.
A questo punto siamo ubriachi di amido, e non abbiamo neanche incominciato con la pasta!

La pasta presa in esame sarà proprio quella dello stand L’arte del sapore.
Qui troviamo almeno quattro primi diversi: Tagliatelle, Gnocchetti, Paccheri (tutte e tre in bianco e col tartufo) e una trofia al tartufo realizzata in primis per un affezionato seguace del forno (che diventa stand gastronomico durante l’evento) che non salta un piatto. Mi volto ed è lì felice, ad aspettare le sue trofie.


Tra le scelte, consigliata anche solo per il profumino, una zuppa che in realtà è un ragù, per quanto è denso e pregno di funghi, umori e un tocco di pomodoro.
Come souvenir avete l’imbarazzo della scelta durante le vostre passeggiate, vi abbiamo già parlato del formaggio di prima scelta di Alta Mangiuria, mentre qui da L’arte del sapore troverete dei taralli tostati al forno con polvere di porcini, un’altra ottima idea per ricordare la serata.


Sagra dei funghi, dettagli


La Sagra dei funghi continuerà fino al 15 Ottobre. Sabato e Domenica mattina ci sarà molto partecipazione, così come dal Venerdì alla Domenica sera. Per una passeggiata più tranquilla si consigliano i giorni dal lunedì al giovedì.

Clicca sull’immagine per essere visualizzare il calendario eventi!


Falco

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Festival del gusto – Venosa (PZ) – 2023

Festival del gusto – Venosa (PZ) – 2023


Venosa è una città che ha tanti motivi per essere visitata. E’ la città natale del poeta Orazio, è uno dei Borghi più belli d’Italia, ha un castello, una cattedrale, un ben tenuto centro storico…e da oggi è sede anche del Festival del gusto. Una prima edizione partita alla grande che sfrutta il naturale percorso cittadino per mostrare al pubblico le delizie delle terre lucane.


Venosa e il Festival del gusto


Una delle prime cose che si scorge arrivando al Festival del gusto è il castello. Datato 1470, si mostra al pubblico nel suo naturale fossato, oggi un giardino curato ricco di verde e alberi. Proseguendo sul viale lastricato ci si lascia la chiesa di San Filippo sulla destra e ci si infila nei vicoletti.

Perdersi è impossibile, ogni angolino è allestito a festa (nonostante il percorso non sia brevissimo) e ai lati della pubblica illuminazione ciondolano filari di peperoni in diverso stato di essiccazione.
Il protagonista di questa prima edizione del festival è infatti proprio il peperone crusco di Senise (PZ).
Per esaltare al massimo le potenzialità di questo prodotto è stato anche istituito un piccolo gemellaggio proprio con Senise e gli eventi che già lo celebravano (tipo il Tumact Me Tulez).


Tutta la parte gastronomica e stuzzicante dell’evento si trova ai piedi della cattedrale di Sant’Andrea Apostolo. La piazza e la cattedrale, dei naturali colori della pietra, riflettono le tante lucine disposte orizzontalmente e concedono al visitatore una vista che colma gli occhi di genuina meraviglia, soprattutto se come noi è la prima volta che la vedete. Dal piccolo palco fino alle 22.00 una azzeccatissima discografia di Tonino Carotone ci immerge nelle atmosfere del festival.


Vicoli e piazze di Venosa


Nel percorso che va dal castello alla cattedrale troviamo, come anticipato, diversi allestimenti ed iniziative. Una delle più ricche si trova proprio nella piazza che porta il nome del poeta, ricordato costantemente in città, parliamo chiaramente di piazza Orazio Flacco.

Il poeta, stringendo a sè una filare di peperoni (bel tocco) osserva lo sciamare della folla che è libera di avvicinarsi ad artisti che espongono e realizzano sul posto le loro opere, a casette in legno scuro che mettono a disposizione i loro prodotti biologici. Tra i tanti, vino, taralli, lavanda, miele, olio…

C’è spazio per un convegno e per un libero passeggio.


Subito prima della piazza abbiamo una sequenza di vicoli che ricordano le atmosfere di Alice nel paese delle meraviglie, con tanto di danza al suono di una cornamusa e rappresentazioni appese ai muri dei personaggi di Carroll. Il percorso è anche occasione per ammirare la street art che decora tutto il paese.
Proseguendo naturalmente ci si incorre anche nei clown dell’Avis, che fanno animazione per bambini, e si fuoriesce giusto in tempo per potersi concedere l’acquisto ricordo di rosmarino, pasta secca, artigianato, ceramiche e ovviamente peperoni cruschi in ogni forma (perchè il colore è sempre il tipico rosso brillante).


Festival del gusto, Il percorso gastronomico


In ogni angolino si può trovare qualcosa da mangiare, ma è andando verso la cattedrale che il preponderante lato culinario del festival prende vita.
Inizialmente trovere delle pettole di peperoni e cipolle, impastati e fritti al momento, risultano fragranti e non unti, sono un perfetto antipasto/aperitivo e potete gustarli anche con delle creme dolci.
A realizzarli è il Forno Magico, anch’esso perfettamente in tema con l’elegante ma vistoso andazzo della serata tutta.


Un attimo più avanti potete ritrovare un’esposizione artistica: Giraffe che reggono lampadari e peperoni.
Ancora più avanti siete nel pieno del percorso gastronomico.
Il primo stand è di una nota macelleria locale che serve carne di cavallo in diverse varianti, anche accompagnata da frittelle di zucchine (5€, ma è disponibile anche il panino a 7€ ed altro ancora), mentre subito dopo trovate un’interessante proposta: paella con crusco, ceci e baccalà. Saporita soprattutto se si acchiappa il sapido baccalà, prezzo più alto rispetto alla media degli altri piatti, 10€.


Superata questa parte c’è il primo drammatico ingorgo con due elementi che attirano molto pubblico.
Pasta realizzata al momento (strascinati o ditalini), serviti con peperone crusco e mollica, estremamente croccanti, oppure con crema di formaggio e polvere (ovviamente sempre di peperone!)

Li abbiamo provati entrambi e vi consigliamo di assaggiarne almeno uno! Se invece siete in coppia/gruppo, il consiglio è sempre quello di condividere tutto e assaggiare il più possibile.


Festival del gusto, Il percorso gastronomico pt 2


Addentrandovi all’interno della piazza della cattedrale troverete naturalmente altri stand gastronomici.
Molto successo riscuote al solito la strazzata aviglianese, già incontrata all’omonimo evento di Castel Lagopesole (PZ), alla sua destra non è da meno il cuoppo di baccalà e peperone crusco fritto. Una delizia che purtroppo, nonostante il gentile invito, non riusciamo a provare (eravamo ormai troppo pieni!)


Abbiamo provato invece due esempi di apprezzata carne locale. Da un lato la salsiccia (e i salumi, il pezzente, la soppressata) di Macelleria Sileno, che preparava morbidi panini anche con hamburger.


Dall’altro la porchetta realizzata con orgoglio da Carni DOC di A. Gammone.
Molto gentili, ci hanno invitato all’interno dello stand a seguire la farcitura del panino e a provare la croccantissima porchetta. Da segnalare il pane ottimo, fresco e fragrante che ci è sembrato di notare fosse lo stesso per tutti gli stand. Finalmente del pane degno della farcitura interna. Dimenticatevi la gommosità e il sapore stantio del paninazzo improvvisato da festa patronale.


Ho parlato della gentilezza di Carni DOC ma tra comitato organizzativo, amministrazione comunale, stand, cuochi, cantanti e semplici civili abbiamo riscontrato, come sempre ci capita in terre lucane, l’infinita gentilezza e disponibilità dei locali. Non eravamo mai stati a Venosa, ci siamo sentiti rilassati e a casa nostra, un punto a favore che non è passato per niente inosservato, ve lo assicuriamo.


Festival del gusto, il percorso gastronomico pt 3


Tra inviti ad avvicinarci, sorrisi e assaggini, in piazza siamo passati anche a provare il guanciale di maiale.
Lunga cottura, in un naturale sughetto di succhi e carotine. Servito con crostino di pane dorato.
Una delizia delicata che non potete saltare, accompagnandola con vino.


Di fianco, per spezzare, zeppola di San Giuseppe realizzata al momento.
In questo caso nella sua versione più saporita, quella fritta!


Ancora, alle vostre spalle, caciocavallo impiccato. Versione un po’ diversa da quella cui siamo abituati ultimamente. Formaggio fuso sui carboni, naturalmente, su una morbida fetta di pane (dorata anch’essa) con in cima un rossissimo salume tagliato fresco.
Ricordava per le tonalità il più fragrante dei french toast!


Tra la folla, in un tripudio di ovazioni, ci pensa la signora Nunzia da Bari a ridimensionare qualsiasi influencer. Tra inviti a riprodursi più di frequente possibile, acqua e amore, invita tutti a disporsi a cerchio intorno al suo banchetto e a rapide manate stira prontamente un chiletto di fresche orecchiette.
Insegna il suo sapere ai fanciulli, concede foto e scompare in una nuvola di semola. Che show.


Festival del gusto, conclusioni


Ci sembra assurdo che una città piena di attrazioni come Venosa non avesse mai avuto un festival/evento del genere. Le sue stradine sembrano fatte apposta per far perdere ed accogliere. Come si sarà potuto immaginare la nostra permanenza è stata estremamente gradita.

Abbiamo apprezzato la naturale bellezza della città ma anche i gusti, i sapori, l’organizzazione e il buonumore.
Abbiamo avuto la possibilità di visitare anche il palazzo comunale e di conoscere il sindaco Marianna Iovanni e l’organizzatore dell’evento Felice Lovaglio Manzi, al quale vanno i nostri complimenti per una prima edizione senza passi falsi o incertezze.


Il festival è una piacevole scusa per fermarsi un giorno di più (e infatti i b&b erano tutti belli pieni) e visitare, castelli, chiese, cattedrali ma anche l’immediato circondario. Non dimentichiamo che Venosa è nota anche per un ottimo aglianico!

L’evento in questa sua prima edizione si terrà 30 Settembre e 1 Ottobre 2023, vi invitiamo a scoprirlo!


Falco

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Sagra del fungo porcino – Castelpagano (BN) – 2023

Sagra del fungo porcino – Castelpagano (BN) – 2023


La Sagra del fungo porcino di Castelpagano (BN) procede spedita da 25 anni. L’evento è andato di pari passo con la ristrutturazione dell’intero centro storico del paese, eseguita dalla stessa pubblica amministrazione che ha anche incentivato lo sviluppo della sagra. L’idea è proprio quella di porre la sagra come fiore all’occhiello e spingere le persone a scoprire e tornare a Castelpagano.


Sagra del fungo porcino, Aperifungo


L’anno scorso questa era stata una delle portate che mi erano piaciute di più. Non so se fosse previsto o se fosse solamente capitato, ma nelle frittelle ricordo specificatamente che c’erano dei pezzettoni di fungo insieme a salumi/salsiccioni vari, mentre quest’anno il fritto (6 pezzi) comprendeva il “solo” salume.

Il panino è rimasto praticamente identico. Invece della salsina ai funghi scegliamo quella all’aglianico.
Il pane era perfetto, per fortuna ci sono capitati 2-3 eventi di seguito dove il pane era di prima scelta. Forse qualcuno ha capito che non importa quanto sia buono ciò che ci metti dentro…se il pane è sereticcio (vedi: Stantio) ti rovina tutto il piatto. Vogliamo approfittarne per far sparire una volta per tutte anche quei panini lunghi da festa di paese nei quali troviamo tracce di salsiccia-e-patatine e che forse possono piacere a uno stormo di piccioni? Nel caso io firmo, fatemi sapere.

Buono anche l’hamburger, anche se troppo tenace per i miei gusti. Il paninetto abbinato al vino come aperitivo rimane però un qualcosa che mi stuzzica. Sono curioso di vedere come si evolverà il prossimo anno.


Sagra del fungo porcino, gli stand


Una bella occasione per spaziare tra le delizie territoriali di Castelpagano è quella di soffermarsi agli stand che accompagnano la sagra. In molte occasioni essi sono solo di contorno, qui vi consiglio fermamente di concedervi qualche minuto per provare qualche specialità. Aziende agricole locali o degli immediati dintorni espongono il meglio che hanno. Ecco quindi sbucare etichette di rossi e bianchi, porchette, rossi prosciutti (per cui Castelpagano è nota, occhio!) e una sfilza di formaggi e salumi vari.


Presente come primo stand appena la discesa dall’inizio del paese diventa più lieve, di fronte alla cassa dell’Aperifungo, il banco dei dolci. Ve lo segnalo non a fine pasto perché c’è l’imbarazzo della scelta alla sola vista. Un bancale pieno di torte, direttamente uscito dalle più folkloristiche favole dei Grimm.

Crostate, sacher, torte di mele, panettoni, dolcetti al cocco, di tutto. Fantastico.


E’ inoltre a questo punto della serata che ci accorgiamo, in linea con lo scorso anno, di essere tra gli unici in camicetta e pantaloncino, mentre tutto il paese gira quasi in giacchetto. Stavolta non abbiamo sbagliato strada, abbiamo solo sbagliato outfit. Non un problema.


Sagra del fungo porcino, il menu


Finite le foto di rito è il momento di provare il menu completo della sagra.
Al prezzo ridicolo di 16,50€ abbiamo:

  • Perditempo bella fornarina alle verdurine dell’orto
  • Insalata di farro alla boscaiola
  • Tagliatelle all’uovo al ragù di bosco
  • Rotolo delicato al profumo di fughi
  • Bombette di vitello affogate alla crema di porcini
  • Bocconcini di nero a metà con spezie, erbe, falanghina e sottobosco
  • Vini DOC del Sannio


Partiamo dalla pasta. La tagliatella col porcino vince sempre. Quest’anno si è optato per una versione al sugo, per mio gusto personale i funghi li preferisco sempre in bianco, forse faccio una piccola eccezione per i Gallinacci. Considerato il prezzo dell’intero menu la porzione a mio dire è più che soddisfacente.

In ordine sparso poi ho aggredito subito il rotolo, che ho trovato veramente ottimo. Non so se questa specialità solitamente si serva fredda o comunque non bollente, considerato che è colma di ricotta probabilmente è immangiabile appena sformata e va lasciata riposare. Non lo so e non mi interessa, buonissimo, approvato a pieni voti.


Purtroppo non rientrano nei miei gusti nè questa versione dolciastra della ciambotta (fornarina alle verdure dell’orto), nè il farro, per lo stesso motivo. So che al contrario della provincia di Salerno, dove questi piatti sono notoriamente salati, in alcune parti del beneventano e dell’avellinese ci sono alcuni piatti (tipo i peperoni ripieni provati a Caposele, chi se li scorda…) che hanno un forte retrogusto dolciastro.
Purtroppo nell’intero panorama del mondo della cucina internazionale l’unico gusto che difficilmente mando giù è proprio l’accenno di agrodolce. Che sia bambù o che sia ciambotta.


I bocconcini, il Nero a metà, il sottobosco e le bombette…e la pizza


Le ultime due pietanze nel menu sono a base di carne. Bombette e Bocconcini.
Le bombette, che in realtà sembrano più uno spesso roastbeef sono effettivamente affogate in un bella salsina che invoglia alla scarpetta. La nostra porzione purtroppo, vuoi un po’ le foto, vuoi un po’ l’averla mangiata per ultima, vuoi che probabilmente era tiepida già in partenza…al momento dell’assaggio era diventata fredda. Si percepiva fosse buona in origine quindi io l’ho mangiata tutta senza particolari patemi (in realtà io ho comunque spazzolato via tutto il menu, nonostante l’accenno di critiche…avrò lasciato due forchettate si e no).


Mi ritaglio un piccolo capitolo a parte per i bocconcini.
Provati per ultimi, più che tiepidi, erano comunque ottimi.
Molto teneri, ricchi di carne e…sottobosco (?) ma soprattutto ricavati da questo Nero a metà.

Cosa sarebbe per la precisione? Il Sindaco Giuseppe Bozzuto, tra i più grandi promotori dell’iniziativa, ci ha spiegato durante l’intervista che ci sono discreti sforzi per generare un incrocio di razze suine tra il noto nero casertano e la specie locale, anch’essa rinomata (pensata all’accenno precedente sul prosciutto!). Sforzi che, a giudicare da queste succose polpettine, sembrano andare nella giusta direzione.


Spendiamo due paroline anche per la pizza. L’anno scorso era stata anch’essa parte di un menu spaziale. Chiaramente un prodotto da forno più che da pizzeria (e nessuno cerca di mistificarlo, tranquilli) ideale da gustare nel modo più semplice possibile in bianco, al sugo o in versione di classica Margherita.

L’impasto mi è piaciuto. Poco salato e soffice, un ottimo prodotto da forno. Il fungo stavolta era un po’ spugnoso e bagnato. L’ho mangiata comunque con piacere. Viene servita al prezzo di 8€ con accompagnamento di vino/birra.


Sagra del fungo porcino, conclusioni


Il territorio di Castelpagano comprende 1000 ettari di bosco, dai quali fuoriescono i prodotti che vivacemente vengono consumati durante l’evento. Quest’anno, eccezionalmente, si passerà dai canonici tre giorni a ben nove, con l’esclusione del solo lunedì. Oltre al menu sul porcino, nei weekend a seguire sarà possibile provare altre specialità locali oppure la tagliata di marchigiana.

Aggiungo come nota personale che per il secondo anno consecutivo abbiamo incontrato sul posto addetti ai lavori o semplici paesani genuinamente gentili. L’idea dall’esterno è che questo evento piaccia davvero tanto agli abitanti di Castelpagano, e che se lo tengano stretto.

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Festa della montagna – Acerno (SA) – 2023

Festa della montagna – Acerno (SA) – 2023


La Festa della montagna di Acerno (SA) mescola il passeggio del centro cittadino a quello degli iniziali sentieri della montagna. Paese e montagna vivono da sempre in simbiosi, ed è proprio la festa, quest’anno tenutasi nei giorni 9 e 10 Settembre, a celebrare questa antica unione. L’evento è organizzato dall’Associazione Tannera.


Festa della montagna di Acerno, il programma


La Festa della montagna non si limita ad una sfilata gastronomica. Al contrario, il suo programma è colmo di piccole manifestazioni tutte atte a mostrare e riprendere antichi mestieri, usanze, riti e lavori di una volta.

Quando siamo arrivati, con le persone che già sciamavano da questo a quel prato, ci siamo ritrovati praticamente quattro show in contemporanea. Una piccola fila stava nascendo nei pressi della Cagliata. In questo spazio messo a disposizione per i casari locali avveniva tutta la dimostrazione su come si preparano ricotta, primo sale e treccia di mozzarella. Le piccole ricotte vengono compattate negli appositi stampini, sul pentolone invece, colpita e addensata, si tormenta la pasta filante che poi avrebbe formato trecce e mozzarella, con tanto di dimostrazione di intreccio fatto a mano.


Il piattino dimostrativo è servito al pubblico molto attento e noi stessi abbiamo assaggiato ben volentieri. Sono un amante di tutti i formaggi freschi quindi mi sono piaciuti tutti e tre. La ricotta calda, in particolare, era una delizia, ma anche primo sale e treccia si difendevano bene.

Poco distanti giacevano quattro grossi buoi, a loro e dei muli l’onere di sfilare dal parco fino al centro cittadino, dando dimostrazione di traino di enormi tronchi di legno. Alle due coppie di buoi veniva agganciato il grosso tronco, mentre ai muli toccavano dei rami più affusolati e dal diametro direttamente inferiore. I muli si riproponevano poi anche per le gare di carico e scarico. Per constatare quale concorrente riuscisse a preparare più velocemente sella e materiale per la competizione.

Tra i sacchi pronti per il carico anche quelli colmi delle ceneri del catuozzo. Costruzione quasi arcaica concepita per la produzione di carbone. Se ricordate, il capannello viene tirato su con dei rami, i quali vanno a erigere una solida capanna con dello spazio aperto utile per far circolare il vento e nutrire di ciocchi infuocati la struttura, che può continuare a bruciare per giorni e giorni.


Festa della montagna di Acerno, il programma pt. 2


Nello stesso parco era da poco iniziata anche la competizione con i motosega.
Diversi esperti, di cui molti in tarda età, si mettevano in gioco per cercare, con un taglio netto e deciso, di estrarre dall’enorme tronco messo a disposizione, un ciocco del peso e della dimensione giusta.

Chi più si avvicina al peso e alle dimensioni ideali, decise inizialmente dalla giuria, vince.
Sulla destra, in fondo, dei cordoli bianchi e rossi delimitavano le aree nelle quali si esibivano lagotti e segugi addestrati alla ricerca del tartufo. I simpatici cagnoloni si ficcavano con la testa nel terreno alla ricerca dei profumati tuberi, destando l’attenzione di appassionati ma soprattutto di tanti giovani, felici e sopraffatti dalle tante possibilità di scoperta.


Nella stessa zona era possibile vedere un’arnia con tanto di ape regina e sciame intenta a proteggerla. Mentre con curiosità si seguivano i percorsi creati dalle api nell’alveare erano anche disponibili delle prove d’assaggio di miele con diversi abbinamenti. Più sotto ancora, invece, il tree climbing. Degli esperti, con resistenti carrucole, facevano provare ai curiosi l’ebrezza di essere trainati su un imponente albero, per poi essere dolcemente riportati al suolo.


Intorno alle 15.00 sarebbe iniziato anche lo show dei Falconieri dell’Irno, che ormai cominciamo ad incontrare spesso nel corso dei nostri giri mangerecci per sagre ed eventi regionali. Lo spettacolo, istruttivo e interessante, vede sempre alcune dimostrazioni di volo dei rapaci scelti per la giornata. Gufi africani, aquile del cile, barbagianni e altri esemplari, volano da un guanto imbottito all’altro dispiegando le grandi ali, oppure dimostrando quanto sia fine il loro udito e acuta la loro vista. Allo spettacolo spesso sono invitati a partecipare bambini, che si dimostrano sempre entusiasti di avere a che fare con queste regali creature.


Festa della montagna di Acerno, il menu


Come prima accennato, il vastissimo programma di dimostrazioni, musica e altro quasi sormonta la parte culinaria della festa. Questa però non è assolutamente da perdere, dimostrandosi comunque degna di essere scoperta. Il menu è creato in simbiosi con dei ristoranti.

Per fare un po’ di chiarezza possiamo dire che ci sono alcuni ristoranti del centro che preparano arbitrariamente dei menu proprio per l’evento. Nelle zone dedicate agli stand gastronomici abbiamo invece un mix di aiuti dato dall’Associazione Tannera e ristorazione locale.

Ai macellai è affidata la preparazione delle carni alla brace. Costate di maiale, bistecche, salsicce, pancetta, con patate e sfrionzola. Patate al forno che vanno per la maggiore come accompagnamento e carni che, forse aiutati dalle fronde fresche degli alberi e dalla magia del mangiare all’aria aperta, ci sono sembrate particolarmente buone.


A seguire abbiamo diversi primi a disposizione. Cavatelli al ragù di cinghiale, raviolo farcito di ricotta servito al sugo e pippoli con fagioli e castagna. Mentre cavatelli e ravioli non hanno bisogno di molte presentazioni va forse ricordato che i pippoli sono pallini di pasta serviti in una sorta di zuppa molto addensata. Si accompagnano solitamente con funghi, castagne, carne, patate o prodotti del bosco.

I prezzi medi di queste pietanze sono tutti un pochino più alti della media, rispetto ad altri eventi simili.
Ci è stato spiegato che ciò avviene poichè la pasta (realizzata artigianalmente) non è improvvisata in strada ma bensì nei laboratori propri di ogni struttura ricettiva. Questo ha dei costi che solitamente una sagra classica non deve sostenere, ed ecco spiegato il piccolo sovrapprezzo.


Festa della montagna di Acerno, il menu pt. 2


Scorrendo ancora avanti troviamo anche della pizza fritta, del caciocavallo impiccato (disponibile in centro, vicino la chiesa!) e due piatti poveri appartenenti alla tradizione acernese, quali il Pan Cotto e la Zuppa di Castagne. Questi due piatti spacciati per “semplici” erano tra i più buoni e sorprendenti dell’intera proposta. Il pan cotto, che è un piacevolissimo mappazzone di pane e patate sfritto e saltato in padella con vari aromi non si spiega come faccia ad essere così buono nonostante sia composto da tre ingredienti in croce (appunto pane, patate e aromi). Idem la zuppa di fagioli e castagne, dove l’assaggiatore attento noterà subito la presenza di cotenna/grasso, la quale concede una certa sapida collosità al composto.


Presente al centro della piazzetta di fronte il convento (all’interno del quale, nel chiostro, è possibile anche osservare una mostra fotografica relativa alla II Guerra Mondiale) anche uno stand di dolci.
Dai classici calzoncelli con ripieno di cioccolato e castagne fino a dolci nazionali. Come Zeppole di San Giuseppe, pasta di mandorle, piccola pasticceria, babà ripieni di crema e delizie di ricotta e pera.


Altri stand culinari, come quelli presenti in piazza, li trovate anche in centro, vicino alla chiesa. Essi sono stand identici a quelli descritti finora, utili semplicemente a smaltire la folla e permettere anche a chi si sta occupando di visitare il centro, di trovare un punto di ristoro più vicino.
Non ho parlato molto del vino ma come era intuibile viene servito nei pressi della grigliata.

Molti stand esterni, ma inseriti nel percorso, propongono salumi e formaggi locali e regionali, conserve, dolci tipici, artigianato, miele e confetture, potete sbizzarrirvi quindi con la scelta di tipicissimi souvenir.


La Festa della montagna, conclusioni


Abbiamo notato con piacere come l’evento, che apertamente dice di puntare all’intrattenimento e alla scoperta della vera Acerno, riesca in realtà a svolgere in modo eccellente i diversi aspetti della manifestazione. Noi siamo sempre particolarmente affezionati al lato gastronomico, si sa, ma ci ha fatto piacere vedere come viene realizzata da 0 una cagliata, allo stesso tempo è stato interessante provare piatti quasi mai sentiti o raramente assaggiati prima, come appunto il Pan cotto o i Pippoli.


Idem è interessante vagare col naso all’insù incuriosendosi dapprima col tree climbing, poi al contrario fissarsi i piedi non perdendosi lagotti e cuccioli lanosi alla ricerca di tartufi, voltarsi di qua e di la e sorridere di fronte la particolare sfida delle motoseghe o soccombendo all’imponente dimostrazione di forza di buoi.

L’evento è rodato e anche se quest’anno si è dovuto per forza di cose cambiare il luogo dello svolgimento (causa lavori in corso ed impalcature) il tutto non ne ha minimamente risentito, anzi.
Quel che si coglie anche al primo sguardo è anche un desiderio di essere in contatto con la natura, e con la montagna, la quale si può anche visitare con due escursioni completamente gratuite organizzate di primo mattino (alle 9) e che mostravano al pubblico il Sentiero delle Acque e la Valle delle Cartiere e Ferriere che ha origine proprio da Acerno. Insomma, una festa decisamente per tutti i gusti.


Falco

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Festa della nocciola – Baiano (AV) – 2023

Festa della nocciola – Baiano (AV) – 2023


La festa della nocciola di Baiano (AV) è uno dei primi eventi a dettare il cambio di passo dall’estate all’autunno. Le date di quest’anno sono quelle che vanno dall’8 al 10 Settembre. Già nella giornata d’esordio del venerdì si segnala una bella risposta di pubblico. L’evento negli anni ha saputo costruirsi una solida reputazione, basata innanzitutto sulla qualità delle pietanze proposte.


La nocciola di Baiano


La Festa della nocciola riprende il prodotto più noto e pregiato del territorio: la nocciola.
La nocciola (di qualità mortarella) ha fatto la ricchezza di Baiano e dei comuni limitrofi (e ne abbiamo parlato abbondantemente qui) ma soprattutto ha saputo regalare ai buongustai un seme versatile e gustoso, che si adatta a diverse preparazioni con disinvoltura.

La nocciola compare in ogni parte del menu, che qui di seguito vi riportiamo nella sua interezza:

  • Pasta fresca al pesto di nocciole 6€
  • Panino salsiccia e contorno (melanzane sottolio) 5€
  • Panino Hamburger e scamorza con crema di nocciole 6€
  • Polpette di vitello con fonduta alla nocciola 6€
  • Straccetti di vitello con crema alle nocciole 6€
  • Tagliere di salumi con ricotta di bufala con granella di nocciole, miele e olive taggiasche 7€
  • Patatine fritte 3€
  • Pizza fritta alla montanara & Pizza fritta con crema di nocciole e capocollo 4€ (la coppia)


Quelli elencati sopra sono tutti stand Pro Loco. Come stand “esterni” che partecipano comunque alla festa abbiamo la casetta del caciocavallo impiccato, due postazioni di birra artigianale (provate entrambe, molto buone, consigliamo). In alternativa un’intera postazione dedicata al vino, con molte scelte di bianchi, rosati e rossi e soprattutto i dolci, affidati ad aziende agricole e pasticcerie del territorio.


Disposizione della Festa della nocciola


Prima di raccontarvi cosa abbiamo provato e cosa ci è piaciuto di più facciamo una piccola panoramica su come è disposto l’evento. La piazza accoglie i visitatori con un primo palco, le panche sono al centro e sono accerchiate dagli stand della pizza fritta, hamburger, dolci e al centro, sotto un imponente traliccio che riporta l’effige della Pro Loco di Baiano, abbiamo una cassa veloce dove è possibile prendere birre nazionali alla spina, bibite e acqua.


Alla sinistra della cassa (non quella veloce) si apre la villetta comunale.
Il percorso continua all’interno, quest’anno come tema (che cambia ogni anno), è stato scelto il mondo contadino. Appena discesa la rampa che porta all’interno della villetta trovate subito alla vostra sinistra i taglieri, il caciocavallo e l’ottimo stand di birra artigianale Okorei.

Immediatamente alla destra del percorso compaiono delle balle di fieno con delle basi in legno a fare da tavolino, questa è una composizione che a me piace sempre molto. Poi si continua con la pista da ballo, dove imperversano liscio e balli di gruppo, e troviamo i primi banchi dedicati ai mercatini artigianli.
Opere realizzate in legno, ricamate, monili, bracciali, anelli e targhe personalizzate con nomi figli del 2023.


La coerenza del tema scelto viene svelata anche in piccoli particolari, tipo le lucine hanno tutte dei paralume realizzati in tela, molto country, oppure qui e lì trovate degli spaventapasseri dai sorrisi morbosi ansiosi di fare dei selfie con voi.

Infine, il percorso si conclude con il secondo palco, altri tavoli, la postazione del vino, un’altra di birra artigianale e gli ambiti stand di pasta, straccetti, polpette e panino. Ora, finalmente, parliamo di magnà.


Il menu della Festa della nocciola


La nostra esplorazione comincia, una volta tanto, in ordine cronologico (spesso per esigenze di raccolta materiale, tempi di arrivo della folla etc è capitato di sorseggiare vino mentre in una mano sorreggevamo un’ustionante pizza fritta colma di sugo e nell’altra una sfogliatella con la ricotta…) e quindi partiamo subito con la pasta.

In realtà prendiamo si per prima la pasta…ma approfittando della poca fila (ho visto onestamente poche file intasate, forse solo quella della pizza fritta aveva dei rallentamenti) al volo ci procuriamo anche gli straccetti e le polpette. Vuoi un po’ i video, vuoi un po’ le foto, per evitare che si freddi troppo la carne partiamo proprio dagli straccetti.


Alle spalle dello stand abbiamo seguito con interesse la preparazione, un esperto maneggiatore di pentoloni faceva saltare e girare gli straccetti cercando di non farli mai diventare stopposi. L’aggiunta della granella di nocciola non infastidisce affatto, né diventa mai stucchevole. Gli straccetti sono teneri e succosi e la scarpetta ci sta tutta. Step due, passiamo alle polpette.

“Ah!”, esclamiamo (o qualcosa di simile…) ma quanto sono buone queste polpette!
Anche in questo caso la nocciola, servita in forma di fonduta, non è mai di troppo, accompagna e avvolge la polpetta croccante fuori e tenera dentro, perfettamente bilanciata. Il menu è ottimo (spoiler!), ma forse la polpetta è il piatto che ci è piaciuto di più.


Tocca finalmente alla pasta. “Ah!”. L’avevamo lasciata per ultima e invece sai che…forse bisognava portarle più rispetto? Si sa, in un evento a volte la pasta può essere scotta, può essere gentile di sale (parole in codice per dire che…è scema! ndF. scema = povera di sale), può avere qualche mancanza perché cucinare per 1000, 2000, 3000 persone può essere un incubo ed è difficile tenere bilanciato un piatto…

Tutto questo non tange lo chef (che ci dicono aver scelto personalmente questo tipo di fusillo), che tira fuori un piatto da ristorante, in una cucina un po’ da campo (ovviamente, è una sagra/festa!). Allora io dico, lasciate fare a quell’uomo quello che più desidera, perché ne sa eccome.

Avrete insomma capito che la pasta è ottima. E’ al dente, o meglio ha una cottura perfetta, è ricca di sapori. Salata, pepata, la nocciola diventa una cremina che…indovinate un po’? Esatto, non stucca! (si è capito che non sono un amante di creme dolci?) ed è un piatto che non potete mancare.


Birrone, tagliere e hamburger


Se cominciamo a fissarci annuendo e non parlando vuol dire che qualcosa ci sta sorprendendo, e tutta questa prima parte del menu ufficiale direi che è promosso a pieni voti. Vediamo che altro c’è.

Mentre gironzolavamo nelle retrovie avevamo già notato il panino “gourmet” con scamorza e crema di nocciole, che si opponeva a quello classico da festa di paese con salsiccia e melanzane sottolio.
Senza nulla togliere alla qualità della salsiccia proposta (che attirava non poco, cotta alla brace in esterna) scegliamo di provare l’hamburger. MA PRIMA…è il momento della seconda pinta cadauno e del taglierino.


Come accennato prima prendiamo la seconda pinta dal birrificio Okorei e ce la gustiamo in abbinato al tagliere. I prodotti sono freschi e locali, sono molto teneri e questo è sicuramente il punto di forza, ma tra tutto quello proposto ho preferito la ricotta di bufala con miele e granella di nocciole (eh lo so, metti il miele da qualche parte e mi hai in pugno…) e le nocciole sgusciate, gradevolissime per un aperitivo sfizioso.


E’ arrivato il momento del panino. Io vorrei dividerlo ma il Sig. Corvo comincia a rabbuiarsi e quindi vada per un panino a testa (“A Settembre ci si rimette in forma” Cit.). Questa è la fila più lunga che abbiamo fatto e dura si e no 10 minuti. Alle nostre spalle un signore si lamenta di aver fatto il ticket per il panino alla cassa della pasta e di dover essere stato “costretto” a tornare in piazza per prenderlo. Dallo stand gli rispondono ridendo che “a una festa si cammina”, e siamo d’accordissimo! Quanti punti prende in più un evento che ti permette di fare anche due passi? Tanti! E ti fa anche illudere che hai fatto un po’ di moto.


Il panino è ottimo. Solita considerazione sulla crema di nocciola, che si mescola in modo soave con la scamorza. Ottimo e succoso anche l’hamburger, pane tenerissimo, metà dei pub della regione Campania per cortesia prendano esempio. Non è una pecca, ma una verdurina avrebbe aiutato. Tipo un friggitello verde bello appassito su piastra. Però si sa, più aggiungi e più complichi, capisco perchè l’hanno lasciato “neutro”, vi assicuro che è comunque ottimo e ve lo consiglio.

PS io lo mangio tutto mentre il Sig. Corvo se ne lascia metà a portar via. Cosa che se volete fare a vostra volta sarà possibile grazie ad una pratica scatolina di cartone che vi rilasciano con l’hamburger. Un’ottima idea che ci piacerebbe vedere più spesso!


Festa della nocciola di Baiano, in sintesi


La Festa della nocciola di Baiano, edizione 2023, è secondo noi un evento molto riuscito. Il menu ci è piaciuto molto e siccome siamo all’angolo dei consigli vi diamo qualche nostra dritta per provare il più possibile.
Se siete in due dovete spartirvi in modo obbligatorio pasta, straccetti e polpette.
Le polpette prese da sole non sono propriamente economiche (2€ a polpetta), ma sono veramente buone e secondo me dovete provarle. A questo punto vi siete fatti metà menu con 8,50€ a testa. Pinta di birra artigianale e panino gourmet diviso a metà e avete provato il meglio con nemmeno 12€ ciascuno. Fate un ultimo sforzo e concedetevi un dolcetto, in modo da provare davvero la nocciola in tutte le creme e avrete assaggiato praticamente tutto il menu con 15€ scarsi. Impossibile lamentarsi.

Vi ricordiamo che l’evento andrà avanti fino a Domenica 10 Settembre, che le cucine aprono tra le 19.30 e le 20.00 e che la nocciola non stucca in nessuna preparazione. Buon divertimento!

– Dall’8 al 10 Settembre! Clicca sulla foto per avere tutte le informazioni!


Segnaliamo inoltre un simpatico siparietto con i gentilissimi ragazzini che aiutano la Pro Loco sbarazzando i tavoli e facendo simpatici sondaggi tra la folla. “Vi è piaciuta la festa?” “Vi è piaciuta la pasta?” “Che cosa non vi è piaciuto?” chiedono con incessante e sincero interesse. Ultimamente ci è capitato di incontrare tante nuove leve, negli occhi delle quali abbiamo scorto tanto genuino entusiasmo. Speriamo di trovarli un giorno a prendere le redini degli eventi che li hanno cresciuti.
Ne approfittiamo anche per salutare Mariella Del Basso e Felice D’Anna, Presidente e SMM dell’evento, che sono stati tanto gentili prima e dopo il nostro incontro, svelandoci tutti i retroscena della festa alla quale vi consigliamo di partecipare!


Falco

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Sagra della braciola – Montecorvino Rovella (SA) – 2023

Sagra della braciola – Montecorvino Rovella (SA) – 2023


La Sagra della braciola di Montecorvino Rovella (SA) sarà in piazza dal 25 al 28 Agosto.
Anche quest’anno il metodo tradizionale, che negli ha fatto si che l’evento si guadagnasse il marchio Sagra di Qualità assegnato da UNPLI, è l’arma vincente di un evento che evolve a piccoli passi mantenendo inalterati i suoi punti forti.


La Sagra della braciola, organizzazione


L’edizione 2022 era stata invasa da un marasma di persone affamate di braciola e questo aveva causato un po’ di disagi. Vi avevamo parlato di file drammaticamente lunghe sia alla casse, sia ai punti di ritiro. Non aiutava il fatto che sia tu volessi la pasta, sia tu volessi il panino, ti toccava la stessa fila.

Quest’anno le cose sono cambiate. Piccoli accorgimenti hanno dimostrato che la Pro Loco Rovella, una Pro Loco esperta che organizza questo evento da quattro decadi, sa osservare, imparare e rimediare.
Una cassa in più. E una persona in più per ogni cassa. Per un totale di sei addetti al rilascio scontrini e conteggio soldi. Ancora, la formula menu, benchè sia rimasta fondamentalmente la stessa, ci è sembrata più intuibile da recepire per il pubblico, e questo crea meno equivoci.


Anche le casette, dove si creava l’ingorgo più grosso, trovano una nuova disposizione.
La pasta, che è una delle hot pick della serata, ha un suo stand personalizzato, mentre all’altro estremo ci sono i panini. Da quest’anno anche senza glutine, novità importante che rende l’evento al passo coi tempi. Le retrovie uniscono il tutto come trincee della Grande Guerra, tutto è collegato e fila liscio.
Grazie a queste due-tre accortezze in tre ore di evento non abbiamo mai notato una grossa calca. Missione compiuta.


Sagra della braciola, i piatti


Decisamente un evento dove non rischi di perderti il piatto forte, siccome fondamentalmente sono due.
Panino, farcito di braciola sfilettata, ricco di sugo. Praticamente uno Sloppy Joe nostrano (che anticipa il compariello americano di almeno trent’anni…) e la penna liscia, cavalcando il meme della pandemia, che ha finalmente la sua riscossa nella cinque giorni annuale di evento.


Come abbiamo detto riguardo la Sagra del vitello podolico intero allo spiedo a Santo Stefano del Sole (AV) se ci si specializza in un piatto (e si comunica bene il perché e il come di questa decisione) il pubblico, soprattutto quello del 2023, recepisce alla grande e apprezza.

Il tempo del fritto misto sembra finito da un pezzo e la scelta della qualità ha il sopravvento nelle voglie degli avventori. Insomma, chi viene qui è la braciola che vuole…e la braciola ottiene.

Nonostante ciò la Pro Loco ha scelto comunque di non lasciare scontento nessuno.
Ecco che dunque sparpagliati per il centro città trovate altri stand culinari, esterni, che hanno portato le loro specialità.


Abbiamo visto delle colorate paelle, i classici arrosticini che ormai sono stati scippati senza ritegno dall’Abruzzo e li trovate in tutta Italia, pasticelle (anche se fa ancora caldo), pannocchie arrostite (immancabili nelle feste estive), il classicissimo caciocavallo impiccato (ormai più croce che delizia, anche se abbiamo visto uno stand che lo proponeva a soli 3,50€…), caldarroste (per coraggiosi, ad Agosto), panini con la mortadella (why not??), zeppole, sfogliatelle e un consigliato e amichevole vino con percoca. Da qualche parte c’è anche il gelato.


Sagra della braciola, in ordine sparso…


Quest’anno, dopo tre anni di lavoro insieme, siamo riusciti a guadagnarci finalmente la fiducia di tutti i membri della Pro Loco, che erano talmente gelosi della loro amata braciola al sugo da limitare perfino a noi, che eravamo venuti per raccontare la loro storia, la vista del luogo dove accade la magia…


Grazie però a un reciproco rapporto di fiducia e rispetto, consolidato in anni di collaborazione (lavorativa e mangiatoria) stavolta siamo riusciti a sbirciare un po’ di più (anche se non tutto ci è stato ancora svelato!)

E’ stato emozionante vedere queste vasche d’acciaio contenenti un fiume rosso di carni, pomodoro ormai dissolto in un sugo rosso, grasso e aromi venire dragato a ficcato con generosità nelle morbide marenne (panini ottimi come al solito, ma l’anno scorso ne acchiappai uno ancora più fragrante) oppure lasciato scorrere a cascata su piatti di pasta abbondanti. Ed è stato anche divertente tramutare gli sguardi di sospetto degli addetti ai lavori, che ci hanno visto spuntare armati di camere dietro le quinte, in sorrisi, quando con la scusa di una foto di gruppo lì e una qui, come audaci spie sovietiche, riuscivamo a documentare tutti i movimenti fino a quel momento tenuti celati.


Non servono dunque grossi consigli per godersi quest’evento dallo svolgimento più che intuitivo.
Cercate di arrivare prima della calca, quindi prima delle 21, prendete SIA panino che pasta (e che scherziamo?), rilassatevi un pochino al tavolo (sono tanti e c’è spazio per tutti, ma non esagerate con le lunghe soste) e poi via, oltre la strada, oltre la fontana, nei vicoletti, a cercare un po’ di vino con pesche e al ritorno, intorno alle 22, fermatevi un po’ in piazza per i concerti in programma.

Ieri abbiamo assistito allo spettacolo dei Tamurrasia (ci piace il fatto che ficcano sempre un po’ di Branduardi nei loro repertori, li avevamo incontrati anche durante la Festa del fico bianco di Giungano (SA) ) e poi se volete spaziare e togliervi qualche sfizio alla vostra destra (alla sinistra del palco) avete tutti gli stand gastronomici incontrati prima. Ah, si segnala che nell’ultima sera dell’evento sarà presente il format Nostalgia90, che a quanto pare va un casino quest’anno. Buon divertimento!

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Falco

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Sagra del vitello podolico intero allo spiedo – Santo Stefano del Sole (AV) – 2023

Sagra del vitello podolico intero allo spiedo – Santo Stefano del Sole (AV) – 2023


Santo Stefano del Sole (AV) ha ospitato il 25 e il 26 agosto la 50° edizione della Sagra del vitello podolico intero allo spiedo. Un incredibile traguardo raggiunto con grande abnegazione da parte del paesino dell’avellinese. Un traguardo fatto di volontari, grande lavoro e la voglia di non arrendersi allo spopolamento.


Sagra del vitello podolico intero allo spiedo


E’ sicuramente uno dei nomi più lunghi e ricordati del panorama sagre avellinese, il fatto che la denominazione sia così specifica fa sorridere, ma ci fa anche immaginare quanto si tenga a certe tradizioni. La Sagra del vitello podolico intero allo spiedo infatti riprende con costanza diversi fattori, scandendoli precisamente nel suo nome. Innanzitutto era, è e resta una sagra. Il che significa che tutto il lavoro è fatto principalmente da volontari. Amici e parenti che si raccolgono per mantenere viva una tradizione.


Il vitello è podolico. Questo ci da indizi sia sull’età della bestia, che sulle sue caratteristiche. Non è carne di manzo a caso, è un vitello podolico. E’ intero, ed è allo spiedo. Questi due dettagliucci bastano a stuzzicare la fantasia dell’avventore. Un vitello allo spiedo, intero? E come ce lo mettono?

Ce lo mettono a fatica, perchè il vitellino è una bestia di 280kg (anzi sono due vitellucci, per quasi 600kg in totale!) e soprattutto lo mettono su un marchingegno di stampo Davinciano (che ha praticamente inventato il girarrosto, quindi il tutto calza a pennello) dove la carne gira e si cuoce lentamente, fin dal mattino. Degli addetti coccolano la carne in cottura con aromi (naturali, la carne deve mantenere inalterato il più possibile il suo sapore) e aglianico, finchè non è pronta.


La lunga cottura del vitello


Sezionato in parti, parti molto grosse, il vitello viene man mano smontato e portato nella zona dedicata alla cucina. Siamo rimasti molto sorpresi nel constatare il ritmo della macchina organizzativa nelle retrovie. Parliamo di una 70ina di persone, ognuna con il suo ruolo, incastonate perfettamente in una catena di montaggio ben oliata.


Il tutto comincia con lo sminuzzamento e il taglio. Le diverse parti dell’animale vengono omaggiate agli addetti che si occupano di una specifica parte. Dal vitello, per la sagra, si producono esclusivamente due piatti: il panino e gli straccetti. Per il panino si necessitano fette sottilissime (3/4 mm, a occhio) tagliate finemente da macellai con delicate mani da pittore. Sembrava di vedere un prosciutto sotto un’affettatrice, invece era un esperto macellaio con un coltellaccio e una grossa spalla bovina sul tavolo.

Le fette sottili vengono stese e condite con sale e olio, poi vengono nuovamente ripassate (da un’altra postazione) che gli da il tocco finale atto a certificare il punto di cottura ideale per essere servite alla manifestazione.

Gli straccetti invece, come potete immaginare, sono pezzettoni un attimo più grossi, di carne più fibrosa, che tende quindi a sfaldarsi. Vengono tagliati più spessi, per non disperdersi, ma sono ugualmente delicati. Finita la trafila, che tratta due-tre postazioni diverse, oltre quella d’origine sullo spiedo, ecco che la carne arriva finalmente ai giovanissimi, che si occupano di impiattarla e servirla.


Sagra del vitello podolico intero allo spiedo, l’assaggio


Mentre eravamo in giro a scattare foto e video, attenti a non intralciare la macchina perfetta composta dallo sforzo umano dei volontari, venivamo invitati ad assaggiare qui e lì e a fare dei piccoli test.

Ed è in questo momento che Lina Feola, che ci ha voluti qui ad essere testimoni di questa magia, ci porge le nostre personali porzioni di straccetti e panini. Ci viene proposto anche un bicchiere di vino e nel mentre che si finisce di chiacchierare, prendere posto, fare le ultime foto e riguardare le clip per essere sicuri di non essersi persi niente…passa un bel po’ di tempo. Peccato, pensiamo, ormai sarà freddo.

Procediamo al morso e all’assaggio degli straccetti. Favolosi, non più bollenti ma tenerissimi, gli straccetti hanno la giusta tenacia per essere morsi e dilaniati con facilità. Il sapore è di pura carne, nient’altro, al massimo un po’ di sale. Così semplici eppure così buoni, è anche complesso descriverli senza essere banali. E il panino?

Per me il panino è la vera sorpresa. Panino morbidissimo con fettine di vitello tagliate sottili. Panino non bagnato (o comunque non inzuppato) nei succhi della carne ma che si piega comunque alla tenerezza delle fettine. La mente ricorre ai migliori esempi di carne provata in giro per il mondo, dal buonissimo pastrami del Mogg di Berlino fin alla schiena di bovino bollita e salata servita alle 10 del mattino nei vigneti del Beaujolais, durante le vendemmie settembrine a Villié-Morgon, vicino Lione.


Perchè questi esempi così specifici e altolocati? Perché la mia mente necessita di piazzare questo panino in qualche classifica mentale, e non dimenticarlo. Notate che ho citato un tramezzino fatto da alcuni tra i più raffinati esperti nell’arte del panino, e uno fatto praticamente da vignaioli. Questo perché il prodotto è, in ambedue i casi, un fine ma naturale mix di tecniche e naturale bontà del prodotto.


Vino, luci, balli e santi


C’è voluto grande coraggio e forse un po’ di beata ingenuità, per preservare questo panino nel tempo. Chissà quante mode e quante tendenze ha schivato in 50 anni. Chissà in quanti hanno proposto di arricchirlo, modificarlo, stravolgerlo. I due santi di Santo Stefano del Sole hanno vegliato sulla sua inalterabilità per dieci lustri, come fosse una reliquia.

E a proposito di santi, qui ce ne sono due. Santo Stefano, la figura che da anche il nome al paese, e San Vito Martire, che da il nome al comitato organizzativo. Probabilmente uno di loro ama gli straccetti e l’altro il panino. Passioni in realtà perfettamente conciliabili.


Conciliabili anche a un buon vino (per rimanere in tema ecclesiastico), che proviamo da Domenico Urciuoli, che molto gentilmente ci narra del suo vino e ce lo fa anche assaggiare. Vicino un gusto così delicato io ho scelto un fiano, per me ci stava da Dio (o da Santo Stefano). Chiaramente avete anche l’aglianico e diverse altre scelte. Sono disponibili anche vini di Feudi San Gregorio e Rosa Boccella, a voi la scelta!


50 anni di evento


In 50 anni la Sagra del vitello podolico intero allo spiedo ha subito diversi cambiamenti. Prima era nel piazzale della chiesa, ora per motivi logistici si è spezzettata in due-tre piazzette adiacenti.
C’è quella della chiesa, in alto, alla quale venite condotti da un corridoio di luci, c’è quella centrale dove si ritira il panino/straccetto, dove rotea il vitello sulle braci, e dove sono al lavoro tutti i volontari, e poi c’è quella immediatamente attaccata, dove si prova il vino, il caciocavallo e si prova a trovare un posto a sedere.


L’evento negli anni ha formato nugoli di appassionati. Abbiamo sentito qualcuno sbuffare per le file, vi assicuro che più veloce di così quelle persone non potevano andare. I tempi tecnici sono quelli della carne, e vanno assecondati. A proposito di cose noiose, parliamo anche di prezzi: Il panino viene 6€, gli straccetti 7€.

Quest’anno, eccezionalmente, la prima giornata dell’evento è stata affidata ai tre chef Agnes, Parisi e Mariconda. Questo risvolto è interessante e apre la strada a diverse possibilità. Ogni anno si potrebbe riprendere la sagra classica, e accostargli di fianco un’altra serata nella quale si propone qualche novità, che naturalmente rispetti e non alteri le qualità del pezzo di carne proposto. Ecco, come dicevo ieri, io tra uno straccetto e un panino con fettina…un bel sandwich con cetriolino e un po’ di senape e cipolle rosse lo proverei ben volentieri. Ve lo propongo sotto la benedizione di San Falco (che comunque esiste). O perchè no, in versione terrina? In una mousse? In un patè? C’è un anno di tempo, pensateci!


Falco

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Sagra della lasagna e delle polpette costesi – Costa di Mercato San Severino – 2023

Sagra della lasagna e delle polpette costesi – Costa di Mercato San Severino – 2023


La Sagra della lasagna e delle polpette costesi, di Costa di Mercato San Severino (SA), si terrà dal 23 al 27 Agosto 2023 proprio nella frazione vicina all’Università di Fisciano.


Lasagna protagonista in menu


Sicuramente, come suggerisce il nome, alla Sagra della lasagna e delle polpette costesi il piatto protagonista è proprio la lasagna. Essa viene presentata con all’interno pezzettoni di salame e di polpettine, in un incrocio a tre tra bolognese, napoletana e costese.

La lasagna è molto tenera, modello dolce al cucchiaio, questa è una scelta che può piacere e non piacere.
Personalmente, per quanto apprezzi la crosticina da forno, non mi dispiace neanche questa tipologia qui (che poi è la stessa che realizzo anche io, quindi…)


La lasagna, ricca di sugo e paragonabile per consistenza quasi ad una mousse, mi è parsa più saporita dello scorso anno, e anche più farcita in generale.

Allo stesso tempo però la pasta e fagioli sembra perdere il confronto a distanza con se stessa.
Molto più brodosa di quella dell’edizione 2022, che era si povera di sale, ma che risultando molto collosa e appapocchiata risultava molto soddisfacente da buttar giù. Ricordava una Nennellesca pasta e patane.
Quella di quest’anno sembra non credere molto in sè, anche se bisogna dire che noi abbiamo pescato il primo giro di piatti, mentre è risaputo che una pasta e fagioli da il meglio quando ha il tempo di riposare.

Ho sbirciato i piatti degli altri commensali dopo qualche ora e sembrava già più rappresa. Meglio così.


Le polpette costesi


Altra coprotagonista della serata sono proprio le famose polpette costesi.
Oserei dire che sono il piatto migliore e il più riuscito (apparentemente anche quello più scelto)

L’evento ha avuto diverse difficoltà a partire per problemi logistici. Inizialmente alcune forniture sono arrivate in ritardo, dopo, inoltre, ci sono stati problemi col quadro elettrico. Per fortuna è stato tutto risolto e la friggitrice è ripartita a mille, pronta a soddisfare le tante richieste di polpette, ma questo ha fatto sì che si creasse un po’ di fila e di impazienza.

Ciò non dovrebbe più capitare, assicurando ai restanti giorni dell’evento (fino al 27 agosto), una regolare continuità delle attese.


Anche la polpetta sembra avere un piccolo upgrade. Tanto, tanto pepata, ci è sembrata farcita con più generosità rispetto allo scorso anno.
I pezzettoni di salumi all’interno sono stati una graditissima scoperta.
Ideali per un aperitivo sostanzioso faranno probabilmente impazzire gli amanti dell’oliva all’ascolana, e simili.


I panini


Lo scorso anno esaltammo alcune delle scelte della Sagra della lasagna e delle polpette costesi, tipo quella di inserire, come alternativa al panino classico da festa, quello alla milza.
Complimenti che ci sentiamo di rinnovare. Non siamo esperti di milza alla salernitana ma l’abbiamo mangiata in diverse occasioni.

La milza presentata a Costa durante la sagra risulta poco aggressiva, assolutamente non eccessiva di piccante e neanche pregna d’aceto. Molto tenera, molto umida, si adatta molto al panino inzuppando il giusto la sua mollica. Benché io sia amante di aceto e l’avrei gradita anche più cattiva, devo dire senza molte esitazioni che questo è un tocco del menu decisamente riuscito.


In alternativa potete scegliere i grandi classici di festa: Porchetta e patatine & Salsiccia e patatine.
Fra i due abbiamo scelto quello con porchetta. Sicuramente rispetto alla proposta con la milza questo tipo di panino risulta intuibilmente più secco, consigliamo qualche salsa laida per aiutarlo nella sua discesa nell’esofago.


Altre scelte in menu e intrattenimento.


Con un guizzo potete scegliere volendo anche l’impepata di cozze, ma ancora una volta vi sospingo leggermente verso il panino con la milza, che metto in un ideale tris con la lasagna e le polpette.

Vino rosso o bianco, oppure bibite. Non abbiamo assaggiato il bianco, dedicandoci piuttosto a un doppio-triplo bicchiere di rosso, che comunque si sente tutto.


Per dolci, zeppole e brioche (anche farcite al cioccolato) fritte al momento, che potete gustare pigramente mentre di fronte a voi, sul palco, passa il convegno sulla legalità e l’ambiente, argomento sempre caro al comitato organizzativo. Post convegno, in verità molto breve e conciso, è il momento dell’intrattenimento musicale. Per i più piccoli possibilità di passeggiata a cavallo e qualche giostrina colorata.

La Sagra della lasagna e delle polpette costesi ha un buon pubblico di fedelissimi.
Anche quest’anno abbiamo notato qualche migliaio di persone (2.000 nelle prime ore, ci conferma il comitato organizzativo) sciamare tra la cassa, il ritiro dei piatti e l’abbondante scelta di tavoli (sia nel campetto sportivo ben illuminato sia nello spiazzo di fronte il palco).


Da segnalare invece, e da sottolineare, la gentilezza e disponibilità dei giovanissimi.
Un’educazione sorprendente che è venuta fuori in più di un frangente. Adeguati ai loro ruoli di farcitura panini e consegna polpette, amabili anche a gestire le pressioni di gente col triplo dei loro anni che smaniava per essere servita per prima e puntualissimi anche nella pulizia certosina dei tavoli.
Davvero complimenti.

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Festa del fico bianco – Giungano (SA) – 2023

Festa del fico bianco – Giungano (SA) – 2023

La Festa del fico bianco di Giungano (SA) riprende uno dei prodotti che ha reso celebre Giungano (insieme a tanti altri, diciamo che nell’ultimo decennio la cittadina è salita alla ribalta nelle mete estive cilentane per diverse meritevoli iniziative). Il fico bianco però, tra i tanti, merita un posto d’onore per la sua dolcezza e versatilità e la Pro Loco ha tutta l’intenzione di sfruttare le sue caratteristiche per dar vita a un lungo menu.


I giorni del fico bianco


La Festa del fico bianco di Giungano (SA) si tiene solitamente tra il 20 e il 24 Agosto, questi sono i giorni perfetti, tra la fine della calura più intensa di Agosto e l’inizio della parte finale d’estate, ben più sopportabile, che annuncia l’arrivo di Settembre. Il caldo unito ad una gentile brezza rende i fichi pronti per essere gustati.


La festa si tiene in località San Giuseppe di Giungano, gli stand sono posizionati ambo i lati della strada e occupano poi un lato della piazzetta dove viene eretto anche il palco. La strada è naturalmente chiusa al traffico per i giorni dell’evento. Il luogo designato per la festa non ha certamente il candore e l’attrattiva del prodotto che celebra ma è facilmente raggiungibile da un vasto pubblico, fu fatto un tentativo di esportare la festa vicino il suggestivo convento ma la bella cornice metteva in difficoltà, a dir poco, il processo di viabilità.


La Festa del fico bianco è giunta ormai alla 7° edizione e sembra aver trovato una sua quadra, ieri dopo aver chiacchierato con Francesco Astone, che si può definire l’ideatore e primo promotore dell’evento, siamo andati come al solito a gironzolare tra i vari stand e abbiamo trovato ovunque un clima molto sereno e rilassato. Volti sorridenti e persone amichevoli che non vedevano l’ora di scambiare qualche battuta, farci provare qualche pietanza di cui si vedeva fossero orgogliosi rappresentanti e posare, perché no, per qualche foto ricordo. Ma immagino che vogliate sentir parlare dei piatti, giusto?


Il lungo menu della Festa del Fico bianco


Ah! A me piacciono i menu lunghi, quando naturalmente sono coerenti con la festa e quando si ingegnano per tramutare in più versioni possibili, dolci, salate, pepate e così via, i prodotti che hanno scelto di portare in tavola. Non si può negare che il menu della Festa del fico bianco di Giungano sia impressionante. Siccome merita e voglio che arriviate preparati ve lo scrivo tutto! Buona lettura.

  • Antipasto Cilentano, 6€
  • Bruschettona del ficaiolo, 3€
  • Fusilli (Al sugo; Speck e fichi), 6€
  • Cavatelli (Pancetta e fichi), 6€
  • Pizza Cilentana o Con Fichi, 2,50€
  • Pizza Fritta, 3€
  • Croccante (Pizza Crunch), 3€
  • Caciocavallo coricato, 6€
  • Arrosticini, 6€
  • Brioche alla brace, 6€
  • Cuzzetiello / Pane e salsiccia, 6€
  • Patate cu a’ cauzodda, 3€
  • Straccetti fritti, 4€
  • Crostata/Panna cotta 3€
  • Crumble noci e fichi, 3,50€
  • Confetti, 2€
  • Zeppole/Frutta, 3€
  • Pasta Gluten Free, 6€
  • Cocktail, 7€
  • Fichetto e Agrumetto, 2,50€
  • Sorbetto di fichi, 2€
  • Cannolo cilentano, 3,50€
  • Prosecco, 4€
  • Amari, 2,50€
  • Caffè, 1€


Direi che il menu è abbastanza lungo! Abbiamo provato ad assaggiare più cose possibili ma anche noi a una certa ci siamo dovuti arrendere. Vediamo nel dettaglio cosa abbiamo provato e cosa posso assolutamente consigliarvi.


Cosa provare alla Festa del fico bianco


Vi rivelo senza troppi giri di parole che questo è uno dei menu più meritevoli provati in questa lunga estate, ci siamo trovati di fronte davvero diverse eccellenze e di conseguenza, entusiasti, abbiamo cercato di mangiare a più non posso, ma anche noi a una certa ci siamo dovuti arrendere…


Non potete però perdervi la Bruschetta del ficaiolo. Pezzo di pane lievemente bruschettato con spalmata di ricotta, prosciutto crudo e fichi. Semplice? Semplicissimo, irreale da quanto è buono, mi brucio subito tutta l’attesa e vi dico che probabilmente è il piatto migliore, a mio dire. Imperdibile nella sua semplicità.


Proseguendo sulla linea degli antipasti, anche il misto di formaggi, salumi e fichi è un buon mix. Facile anche da condividere (in 2 sarebbe meglio ma volendo ci mangiucchiate anche in 3, condividere qui è fondamentale altrimenti è KO tecnico dopo pochi piatti). Procuratevi dei fazzoletti perché tra pancetta bella laida e formaggi freschi (e fichi) avrete le dita belle appiccicose.

A questo punto dopo una rinfrancante birra Peroni alla spina (o vino, o acqua) è il momento di un primo piatto. I fusilli che si trovano a inizio percorso si alternano ai cavatelli alla fine dello stesso. I primi, grassocci, lunghi e pesanti, vi faranno simpatia al primo sguardo. Potete provarli in rosso, al sugo, oppure in bianco con i fichi e lo speck. Ora, i rossi sono buoni, un po’ troppo gentili di sale forse ma il sugo è saporito e il fusillo è buono di default, i bianchi però, ragazzi, si vola alto.


Sicuramente uno dei primi piatti migliori provati quest’anno, ci ha sorpreso per bontà quanto la fusllata (sempre in versione bianca, provata a Valva). Dolce il giusto, mai eccessivo. Il fusillo assorbe gli eccessi del fico e lo speck solletica il palato. Consigliamo un po’ di formaggio e anche un pochino di forte. Davvero eccellente, complimenti.


Cosa provare alla Festa del fico bianco, pt. 2


Pochi metri dopo i fusilli c’è lo stand della pizza cilentana. La trovate in versione cilentana classica, con sugo cotto e pecorino, oppure bianca con datterino giallo e fichi. Allora, vi consiglio comunque di provare la cilentana perché il sugo cotto vi aiuterà un po’ a ripulire il palato dalla dolcezza del fico ma successivamente non potete perdervi quella in bianco, coi fichi.


Un’altra grande sorpresa, perfettamente bilanciata, dolce ma mai troppo. Lo sottolineo perché vi assicuro che non sono un amante nè del dolce né del dolciastro, qui abbiamo il pomodorino che funge da salvatore della pasta (o dell’impasto) e argina la deriva del fico. Ottima, da non perdere.
Abbiamo saltato gli straccetti fritti sennò ci ricoveravano dopo 20 mt di percorso.


Ci siamo diretti ad ampie falcate (dopo una seconda Peroni) verso la piazza che cominciava ad animarsi grazie al gruppo Tamurriasia, che si è esibito durante la nostra visita, lunedì 21. Da far notare che nonostante fosse un semplice lunedì c’era una bella partecipazione di pubblico, è pur sempre Agosto del resto.

In piazza andavano provati i Cavatelli, anche questi in bianco coi fichi (e pancetta), uno dei piatti più attesi dell’evento.
Pareri discordanti, io li ho trovati un po’ troppo dolci per i miei gusti, ho preferito di tanto i fusilli ma c’è chi nel nostro gruppetto ha detto l’esatto opposto, quindi a voi la scelta! Il consiglio è di fare come abbiamo fatto noi, prenderli entrambi e condividerli. Una forchettata a testa e ti sei divertito.
E’ presumibile che essendo arrivati ai cavatelli dopo già 3/4 portate il nostro palato fosse un po’ provato dalla dolcezza del fico e quindi questo può averci un po’ condizionato.

Cosa provare alla Festa del fico bianco, pt. 3


Di fianco i cavatelli trovate la Pizza Crunch (un tozzo croccante a mò di saltimbocca, mi si perdoni il semplicismo) farcito con capocollo e naturalmente fichi. Ottimo oltre al solito fico, anche il capocollo, come erano buoni un po’ tutti i saluti provati sul posto, sia il prosciutto presente sulla bruschetta sia il mix antipasto iniziale. Se devo scegliere tra la pizza crunch e quella bianca di cui sopra però non ho dubbi.


Di fianco alla pizza-saltimbocca abbiamo invece la pizza fritta, non l’abbiamo provata perché non ce la facevamo più però sembrava bella abbondante. Giungano poi è anche nota per le sue pizze fritte, fossi in voi il pensierino lo farei.

Lo stand del Crunch proponeva anche dei dolci ed era arrivato il momento di provarli.
Abbiamo selezionato il cannolo cilentano (una versione tutta della festa, che differisce da quella classica che trovate in giro durante queste sagre) ed il crumble ai fichi.


Allora, provate il crumble e poi potete esultare alla Grosso 2006 perchè è favoloso.
Ancora una volta ricotta, ancora una volta fichi, e del biscotto. Buono, buono, buono, buono.
Anche il cannolo è buono, la cialda è ottima e il ripieno è lo stesso del crumble, ma è un po’ troppo piccolo per 3,50€. A parità di prezzo vince il crumble.


Ah, dimenticavo, abbiamo mangiato anche gli arrosticini! Gusto classico, ci sta per staccare dopo un’orgia di fichi, prezzo un po’ sostenuto, con 1 € per arrosticino, così come il caciocavallo coricato. Una porzione generosa di cacio fatto alla piastra (così non si spreca, ci dicono, innegabile, rispondiamo) con fichi.

Il cocktail, un Mojito ai fichi con liquore ai fichi secondo me vale i suoi 7€ modello bar all’avanguardia perché…ragazzi tolto il ghiaccio qui parliamo di un alcolico composto al 100% da fichi, ed è fatto anche bene. E’ estremamente dolce, ostico per chi come me solitamente va a Negroni, Unicum e compagnia, ma ottimo, molto da discoteca estiva, solo che di fronte c’erano dei pezzi di Branduardi e gente che faceva girotondi da corte medievale, ma va bene così.


Festa del fico bianco, conclusioni


Dunque, vi consigliamo questa festa? Si, assolutamente, il menu come vi abbiamo illustrato per tante righe è decisamente meritevole di visita, purtroppo la passeggiata non offre molto alla vista ma tutto il resto c’è. A noi hanno regalato una paglietta da veri pizzaioli cilentani, voi però come souvenir potete trovare delle t-shirt simpatiche, in prugna e bianco, con proverbi cilentani, oppure persistere e portarvi a casa una bella vaschetta di fichi.

Clicca sull’immagine per aprire l’evento ufficiale della Festa del fico bianco di Giungano

Avete fino al 24 Agosto per provarla, fateci sapere cosa ne pensate!


Falco

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La nocciola di Baiano, gusti e segreti – Il Trono di Sagre

La nocciola di Baiano, gusti e segreti – Il Trono di Sagre


Da un buon trentennale Baiano per gli amanti di eventi e sagre significa principalmente Festa della nocciola. Questo piccolo tesoro però condiziona più di quel che si pensa l’intero territorio di Baiano (e non solo). Estendendosi a macchia d’olio nei territori circostanti ne ha, da quando fu “scoperta”, condizionato storia, crescita ed economie, oltre ad allietarne il palato.


Baiano, un po’ di storia, dalla fondazione alla sagra


Baiano è citata per la prima volta in un documento storico del 1129. Con l’Unità d’Italia diventa centro propulsore per l’intero territorio circostante, detto “Baianese”, grazie anche alla costruzione della ferrovia Napoli/Baiano inaugurata nel 1885. Fino al 1923, Baiano è capoluogo del Mandamento e sede della Pretura, del carcere mandamentale e di altri uffici amministrativi.


Agli inizi degli anni 90′ nasce a Baiano la Festa della Nocciola, un evento che si ripete abitualmente ogni Settembre e che scandisce uno dei momenti più importanti dell’anno per tutti gli abitanti del paese irpino. Da sottolineare che dal 2019 la manifestazione è stata riconosciuta dall’Unpli (Unione Nazionale Pro Loco Italiane) quale Sagra di Qualità

Clicca sull’immagine per scoprire di più sulle date ufficiali dell’ed. 2023


La nocciola di Baiano


La nocciola di Baiano è definita Mortarella. Si tratta di un prodotto tipico della Campania, presente a macchia d’olio su larga parte del territorio regionale. Si tratta di una particolare varietà di nocciola dal gusto intenso e dalla dimensione ridotta. Il guscio della nocciola mortarella è abbastanza sottile, di colore marrone chiaro, con lievi striature di colore più intenso e leggermente schiacciato nella parte inferiore. Il seme è molto aromatico, consistente, di colore bianco-avorio di ottimo sapore.

La Mortarella è coltivata in quasi tutte le aree corilicole campane (ad eccezione del Giffonese) per le sue pregevoli caratteristiche di idoneità alla trasformazione.


L’origine e la tradizionalità della nocciola mortarella in Campania è strettamente legata alla presenza dei noccioleti che caratterizzano il paesaggio della regione nelle aree di origine della produzione.

Ampia e nutrita documentazione prova la tradizionalità della produzione di questa nocciola e la sua storicità è contenuta nelle cronache locali.

– L’Italia è ricchissima di varietà di nocciole


Il territorio della nocciola non si arresta al solo comune di appartenenza, ma comprende anche altri comuni avellinesi come Quadrelle, Mugnano del Cardinale e la stessa Baiano; ma si estende anche a comuni del napoletano come Comiziano e Nola. A Baiano la raccolta delle nocciole è un momento molto sentito che attira i cittadini di tutte le età, i quali si riversano nelle coltivazioni per dare il via alla raccolta che, solitamente avviene a settembre. Un momento di comunità e condivisione per rivivere i ritmi di un tempo ed ascoltare i suoni della campagna. Ma la nocciola, come anticipato, è anche un motivo di festa per i baianesi.

Dolci e creme di nocciole si possono trovare durante l’evento della Festa della Nocciola

Solitamente la location è la villa comunale di Baiano. Questa è addobbata a festa con danze, spettacoli musicali e partite di calcetto. Ma la protagonista assoluta è la nocciola, presente tanto nei dolci quanto nei piatti a base di pasta e persino nei liquori. Una festa all’insegna dei prodotti tipici e del cibo genuino con i sapori di un tempo.


Tecniche di raccolta e coltivazione


Le tecniche di raccolta ormai si sono evolute e la raccolta è quasi tutta meccanizzata, ma in paese è rimasto ancora qualche piccolo agricoltore che raccoglie le nocciole alla vecchia maniera. La raccolta non è solo un periodo di di lavoro ma è un momento per riunire le famiglie, per pranzare tutti insieme in campagna, staccare dallo stress quotidiano e godersi aria pulita.

Per il territorio la nocciola è un prodotto di vanto ed è proprio intorno a questo prodotto che molte aziende focalizzano la loro produzione: come la  pasta di nocciole spalmabili, le nocciole tostate, le nocciole caramellate e il pesto di nocciola. Da oltre vent’anni la Pro Loco Baiano organizza la Festa della nocciola divenuta oramai un evento attesto da tutti. I visitatori arrivano anche da fuori regione, raggiungendo anche i ventimila partecipanti.


Le condizioni ambientali di coltura dei noccioleti destinati alla produzione devono essere quelle tradizionali della zona e, comunque, atte a conferire al prodotto che ne deriva le specifiche caratteristiche di qualità.

Sono ammesse anche forme di allevamento diverse, quali il “vaso libero”, il “monocaule” (alberello), la siepe, sempre che condotte con raziocinio e nel rispetto comunque delle specifiche caratteristiche di qualità del prodotto. Il numero di piante ad ettaro non può, in ogni caso, superare il limite di 650.


Le nocciole, al momento dell’immissione al consumo, devono presentarsi sane, prive di residui antiparassitari, come per legge; difetti ammessi, riferiti al peso: impurità 0,5%, vuote 1 %, avariate 1 %, raggrinzite 3 %, cimiciato 1%.


Nocciola di Baiano, usi eccellenti al di fuori della sagra


La nocciola campana, probabilmente proprio quella coltivata nel territorio nolano-baianese, viene scoperta nel 1898 dal ristoratore viennese Joseph Manner. Costui fu l’inventore dei “wafer napolitaner“: 5 strati di sottilissima cialda, alternati a crema di nocciola proveniente dalla Campania. Nel giro di alcuni anni i Manner Napolitaner divennero famosi e, confezionati nelle tradizionali confezioni rosa, continuano ad essere uno dei prodotti più venduti dall’azienda austriaca Manner. Successivamente, le nocciole campane interessarono anche un’altro ristoratore che divenne famoso soltanto dopo: Loacker. Alfons Loacker era un pasticciere sudtirolese commercializzò il medesimo wafer con crema di nocciole, ma sotto il proprio marchio. Oggi i suoi wafer Neapolitaner non hanno bisogno di presentazioni. Così come le nocciole campane, da cui deriva la deliziosa crema.


Nocciola di Baiano, piatti tipici e ricette


Durante l’evento viene proposto un menu perfezionato negli anni, ecco alcune delle proposte più note e amate della Festa della nocciola.

  • Polpette e fonduta di nocciole
  • Pasta al pesto di nocciola
  • Straccetti di carne con crema di nocciola
  • Panino gourmet alla crema di nocciola (Panino con hamburger di vitello, provola e crema di nocciola)
– La nocciola si presta benissimo a diventare un saporito pesto per condire la pasta
– Direttamente dalla Festa della nocciola, la ricetta della pasta al pesto di nocciole
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