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Sagra della castagna – Trecchina (PZ) – 2023

Sagra della castagna – Trecchina (PZ) – 2023


Gli Amici della Castagna di Trecchina (PZ) organizzano la Sagra della castagna da un buon ventennio. Negli anni l’evento è diventato un punto di riferimento grazie alla sua costanza, longevità e ricchezza di offerte, non solo gastronomiche, ma anche artigianali, locali e nazionali.


Organizzazione della Sagra della Castagna


L’evento nasce formalmente nel 1999, anni nei quali non c’era lo strapotere di internet a mettere tutti sulle mappe. Se si voleva riuscire c’era bisogno di un gruppo coeso e di grande serietà.
L’evento ha così le sue prime edizioni, all’inizio per pochi giorni, un weekend o simili, ma presto passa, di anno in anno, a toccare le diverse settimane di durata.


E’ proprio quest’occasione ad attirare da fuori collaboratori, privati ed espositori d’eccellenza, non solo al di fuori del territorio di Trecchina, ma anche da fuori regione.

Ad oggi questo flusso non si è arrestato affatto, l’evento è un gran bazar nel quale trovare specialità da tutte le regioni circostanti. Grande influenza ha il mercato calabrese, difatti molti stand sono dedicati ai salumi più noti e celebri della zona. Se siete infatti appassionati di nduja, di conserve, olii al peperoncino, e autentiche “bombe” alla capseicina allora tra i banchi di Piazza del Popolo troverete creme (e salse) per i vostri tozzi di pane.


Le molte offerte della Sagra della Castagna


Un altro protagonista delle terre calabresi, oltre nduja e salumi vari, è sicuramente il cedro.
Esposto fieramente nel suo verde brillante, con le fattezze e le dimensioni di uova di dinosauro pronte a schiudersi, fieramente impacchettato, processato e venduto sotto forma di biscotti, amaro, liquore e frutta candita.


Ad esso si accompagna naturalmente il grande mercato delle castagne.
Diversi i prezzi e le qualità esposte, si passa dagli umili 5-6 € al kg fino ai prodotti pregiati che raggiungono il doppio del prezzo. Chiedendo ai singoli espositori si potranno conoscere vita, morte e germogli di ogni castagna, le quali giacciono in grosse ceste colorate, provenienti da ogni parte d’Italia, ma anche dal mercato internazionale.


Naturalmente così come i salumi, è tanta la selezione disponibile anche di formaggi e prodotti caseari.
Formaggi freschi o stagionati, pecorino, caprino, aromatizzati al vino, alle uve, alle erbe…in qualsivoglia varietà vogliate…


Artigianato alla Sagra della castagna


Tanti gli spazi dedicati all’artigianato o al modellismo/collezionismo.
Diversi stand, si può dire più di 1/3 del totale, sono di espositori che si sono dilettati nelle varie arti del cucito, della concia delle pelli o nella creazione e colorazione di piccole mascotte a forma di castagna.

Le abbiamo viste di tutte le tipologie: Come fossero calamite, fermagli, spille, ciondoli, presine da forno, ricami etc.


Gastronomia


La Sagra della castagna di Trecchina non dispone di un proprio “menu Pro Loco”, non c’è uno spazio dove Gli Amici della Castagna possano proporre i piatti tipici del posto, questo perché fin da subito, sempre per ragioni organizzative e logistiche, si è preferito affidare la somministrazione degli alimenti a stand privati che già disponessero di tutti i mezzi necessari per farlo.


Benché il gastronomico non sia la parte preponderante dell’evento è comunque possibile trovare una buona varietà. Nel corso delle nostre passeggiate tra i banchetti di legno scuro abbiamo notato arrosticini, taglieri di salumi e formaggi, classici panini con salsiccia, immancabili crepes alla Nutella o dolcetti alla crema di castagne, per concludere infine con mortadella arrostita, hamburger o straccetti di vitello.


Noi, proprio in uno degli stand di origine calabrese, abbiamo preso un “tagliere”, che in realtà era un vassoietto, colmo di salumi e formaggi. Perfino in tre abbiamo fatto fatica a finirlo!
Questo non ci ha impedito di provare anche gli arrosticini, ovviamente.


E la birra? Anch’essa ha largo spazio. Diverse le proposte ospitate, tra cui Iris, che presentava la sua celebre birra alle castagne. Ci siamo soffermati a provarla, poi si è testata una bionda alla spina…e infine un’altra bionda alla spina, sempre per essere sicuri.

Tra le proposte del birrificio di Palinuro (SA) anche birra al peperoncino, al cioccolato e al limone.
Potete scoprire di più andando sul loro sito ufficiale, dove compare anche lo shop online.


Gli amici della Castagna si riservano però uno spazio tutto loro con ben sei enormi graticole che girano in continuazione, e dove somministrano quintali di caldarroste nei sei giorni della festa.
Le castagne sono tenute al calduccio in grossi bauli che una volta aperti rilasciano dei ghiotti fumi di condensa e le castagne dorate all’interno sembrano luccicanti dobloni. Considerato il prezzo a cui sono arrivate le castagne in genere, si può proprio dire che siano veri e propri tesori degni della famosa X sulla mappa.


Sagra della castagna, conclusioni


La Sagra della castagna di Trecchina si tiene, nella sua edizione 2023, nei weekend del 14-15, 21-22 e 28-29 Ottobre. Chiaramente la domenica è sempre il giorno che vede più movimento.
Nelle varie domeniche sono previsti un’ottantina di pullman dalla Puglia, una delle regioni che insieme alla Calabria è più presente all’interno dell’area fiera.

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Falco

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Percorso Enogastronomico: Alla riscoperta degli antichi sapori – Castel Lagopesole di Avigliano (PZ), un percorso del gusto tra i vicoli del borgo federiciano

Percorso Enogastronomico: Alla riscoperta degli antichi sapori – Castel Lagopesole di Avigliano (PZ), un percorso del gusto tra i vicoli del borgo federiciano

Il 22 e il 23 luglio 2023 un giro tra i vicoli più caratteristici del borgo di Castel Lagopesole vi porterà Alla Scoperta di Antichi Sapori, siamo ovviamente in provincia di Potenza dove sarà allestito il percorso enogastronomico.

Un evento articolato e composito per rendere maggiormente attrattivo il borgo federiciano. I turisti e visitatori possono riscoprire, così, i sapori tradizionali di un tempo da un lato e immergersi in diverse forme artistico-culturali dall’altro.

Tra i vicoli del centro storico, infatti, sarà allestito un percorso del gusto che spazia dall’acqua sala, alle lagane con ceci, dai peperoni cruschi con baccalà, al maiale in agrodolce, dalla famosa strazzata, il provolone impiccato, salsicce arrostite, cuoppi di verdura in pastella e tanto altro.

Saranno i prodotti a km 0 forniti dai produttori locali, come i ceci della località di Signore o i peperoni di Frusci, a garantire la genuinità dei sapori.

Percorso enogastronomico di Castel Lagopesole

Disponibile anche animazione per bambini e gonfiabili in piazza.

Importanti dall’altro canto le scelte artistiche delle due serate.

Suoni di organetti e di strumenti tradizionali allieteranno per tutte e tre le giornate il percorso, le suggestioni delle antiche danze della Grecia e del Medietrraneo di Thalia Artedanza si alterneranno alle evoluzioni aeree e di #fuoco di Elide Lorusso e all’electroacoustic dei “Doctor Funk”.

Percorso enogastronomico di Castel Lagopesole
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Pizza chiena, una storia farcita – Il Trono di Sagre

Pizza chiena, una storia farcita – Il Trono di Sagre

Ci ritroviamo ancora una volta nel misterioso mondo dei prodotti tipici campani.
La pizza chiena è un prodotto noto in tutte le province e i capoluoghi regionali, e non solo, ma naturalmente si porta dietro confusione, dubbi sulle origini, provenienze e chiaramente rivalità accese tra chi ne reclama la paternità. Vediamoci più chiaro.

– Crimine di guerra a base di uova e strutto


Cos’è la Pizza chiena?


Si tratta di una torta salata, farcita. Fin qui tutto semplice.

Gli ingredienti principali comuni a tutte le versioni sembrano essere una gran quantità di GRASSI quali salumi, formaggi, strutto e uova. Ad esempio, nella versione campana e laziale ricorre l’uso di uova strapazzate unite a prosciutto crudo/salame con scelta di pecorino o provolone, a seconda della zona.

In Basilicata invece si prediligono le uova sode, i salumi scelti variano tra salsiccia e soppressata, i formaggi usati sono pecorino e toma (o ricotta, in alternativa alla toma).

L’impasto è tipico a tutte le ricette: farina, acqua, uova e strutto (oppure olio, nelle versioni più light!)

– La soppressata irpina è uno degli ingredienti più tipici e noti della pizza


Nomi e origini

“Questa è la parte un po’ drammatica”

Partiamo innanzitutto dai nomi, la pizza (chiena) è conosciuta anche come canascione, scarcedda, cazzola, cuzzola.

Per alcuni l’origine è contadina (come nel caso delle prime cacio&pepe e delle prime pizze fritte) e ricorre naturalmente un uso smodato di prodotti poveri quali formaggi autonomamente prodotti e salumi di maiale. Tutto sembra però cambiare quando questo prodotto da forno estremamente soddisfacente solletica il palato delle corti, dove viene grandemente apprezzato poichè ricorda, in maniera più laida, i pasticcetti rustici a base di ricotta, mozzarella e prosciutto.

Una versione della storia diametralmente opposta la vede invece nascere nelle corti borboniche ed espandersi in Italia ed Europa.

– Il male.


Primi scritti…

I primi scritti a riguardo risalgono al 1500, quando si tratta la sacra trilogia dei pani pasquali: Tortano, Casatiello e appunto la nostra Pizza Chiena, nelle varie opere di Giulio Cesare Cortese, Giambattista Basile e Giambattista Del Tufo. Questi sapidi pani compaiono anche in dipinti dell’epoca e nei trattati di cucina rinascimentali.

Nel 1840 abbiamo la prima ricetta “ufficiale”, che è quella di Cavalcanti, che ne illustra i diversi passaggi nel suo “Cucina teorico pratica” mentre in un arco temporale immediatamente precedente abbiamo la prima descrizione da parte di Vincenzo Corrado, Principe, gastronomo e figura di cultura nelle corti nazionali (e non solo).

Corrado indicava la pasta brisée come involucro più adatto ma, andando ancora indietro nel tempo, se ne trovano altre versioni. Già nel Medioevo infatti si utilizzavano delle torte rustiche con una crosta esterna molto dura, non commestibile. Solo nel Rinascimento si passò poi alla pasta frolla che conferiva alla torta un accattivante mix di sapori dolci e salati.

Da Cucina teorico pratica, di Cavalcanti

“Farraje la stessa pasta  comm’a li cauzuncielli de coppa con lo zuccaro; piglia lo ruoto che t’abbesogna nce farraje na sodonta de nzogna e po nce miette la pettola de pasta che schianarraje co lo laniaturo; pe mbottonatura nce miette chello stesso che t’aggio ditto ncoppa  (uova e ricotta, ndr) mperò de caso e ova, mozzarelle, e presutto, nce miette l’auta pettola, la chiude bona attuorno e ncoppa  essa nce  farraje pure na sodognuta de nzogna e la farrai cocere  a lo furno o co lo tiesto.”
– Fortunato libro di Corrado, ristampato 6 volte (mentre il principe era in vita), che ha fatto da guida nelle cucine più raffinate delle corti europee


Rivalità


Principalmente le province che si contendono questo unto fardello sono quelle di Avellino, Frosinone, Potenza e Caserta (fa ridere che sia esclusa da queste pretese la provincia di Napoli! Per alcune versioni nasce lì, a corte, per altre non può neanche rivendicarne l’origine, fantastico!)

Secondo gli irpini (tra l’altro, divisione nella divisione, la rivalsa principale della ricetta è irpina e non “avellinese”) non ci sono dubbi, la ricetta originale è la loro e lo testimonia il fatto che uno degli ingredienti più tipici è la soppressata, salume “affumicato” tipico della zona che poi si abbina naturalmente all’aglianico, e di conseguenza tutto torna. Altri prodotti usati nelle preparazioni irpine sono la caciotta di primo sale di latte vaccino, il pecorino bagnolese o il carmasciano semistagionato. 

Anche se in maniera minore rispetto alle sopracitate anche il Cilento ha la sua versione di pizza chiena, e anche qui ricorre il preferenziale uso della soppressata, stavolta di Gioi, e del formaggio di capra.

Non sottovalutiamo la Basilicata, che addirittura ha classificato la pizza come PAT (prodotti agroalimentari tradizionali)

– La pizza chiena della Basilicata e il suo assurdo interno con uova sode!

Ricetta


Naturalmente era IMPOSSIBILE trovare la ricetta definitiva, ve ne mostriamo dunque una standard da cui potete prendere spunto. La ricetta è largamente personalizzabile con i vostri prodotti preferiti e locali.

Ingredienti per pasta 

  • 250 gr di farina 00
  • 250 g di farina Manitoba
  • 50 g di acqua
  • 100 g di latte
  • 80 g di olio extravergine di oliva + q.b. per ungere la teglia
  • 15 g di lievito di birra fresco
  • 10 g di sale

Ingredienti per il ripieno

  • 500  di ricotta
  • 150   di provola o fiordilatte
  • 175   di salame e prosciutto cotto
  • 150   di parmigiano
  • 50    di pecorino
  • 4 uova
  • Sale e pepe qb

Procedimento

Tagliare tutti i salumi e il formaggio a pezzetti non piccoli. In una ciotola mescolare le uova con il pepe. Un pò alla volta unite alle uova i salumi e il formaggio. Uova e formaggio devono essere ben amalgamati fra loro. Imburrate ed infarinate una teglia tonda con bordi alti, stendete una parte dell’impasto e foderate lo stampo. Ora versate tutto il composto nella teglia e coprite con un altro strato di pasta, facendo moltissima attenzione a chiudere perfettamente i bordi, al fine di evitare che l’uovo fuoriesca. Infornate in forno già caldo a 200° C per almeno 60 minuti, poggiandola sulla base del forno. Il tempo varia in base alla grandezza della pizza e, al quantitativo di uova; pertanto, tanto più è grande, più deve cuocere. L’interno della pizza deve risultare perfettamente asciutto. L’uovo deve essere cotto. Per verificarne la cottura fate la prova coltello, infilando la punta sia in un angolo della pizza che al centro. Se risulterà ben asciutto allora sarà cotta. Sfornate e fate raffreddare e riposare almeno 24 ore o anche più prima di essere mangiata, perchè il tutto deve ben assestarsi ed asciugarsi.

“Fiori e pani” di Tommaso Realfonso detto Masillo (1677-1743, olio su tela): la ciambella di pane ricorda il Casatiello napoletano ed è contornato da uova dipinte e uova sode della tradizione pasquale.


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