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La Fusllata – Valva (SA) – 2022

La Fusllata – Valva (SA) – 2022


La Fusllata di Valva è un evento che si tiene solitamente agli inizi di Agosto (quest’anno le date erano il 6 e il 7, quindi se volevi farci il pensierino mi sa che ti tocca aspettare il 2023!) e che omaggia uno dei prodotti simbolo di comune e provincia: il fusillo.

Fusllata, fusilli
– Un paio di tonnellate di fusilli


La Fusllata


Prima di fiondarci con la testa nel piatto come al solito Annalisa ci porta a fare due passi nel centro storico (che poi è praticamente tutto il centro). Ci lasciamo alle spalle la nota Villa D’Ayala che ho avuto la fortuna di vedere già in due occasioni e procediamo come prima tappa a goderci un ampio panorama.

Tra le montagne e il cielo a tinte rosa (quest’anno stiamo facendo incetta di tramonti) osserviamo la linea immaginaria che separa la provincia di Salerno da quella di Avellino.
Di fronte a noi, come luminosi step del più classico dei GDR spiccano Caposele, Calabritto, Senerchia e la sua valle e infine Contursi. Ad ogni paese per deformazione professionale abbiniamo una sagra, sorprendente quanto ci sia intorno a noi, siamo a 1 anno sagra da tutto!


Passeggiare per Valva è estremamente gradevole poiché se becchi il vicoletto giusto avrai un piacevole venticello rinfrancante che ti attira all’interno. Con alle spalle la Chiesa Madre e una caratteristica ruota da macina procediamo dritti e la prima tappa è il collegio dei fusilli. Qui riposano ordinati i fusilli della giornata (parliamo di 1 tonnellata di sola farina, ragazzi) e molti altri se ne aggiungono poiché vengono lavorati in continuazione nuovi impasti per far fronte alla grande richiesta del pubblico.


Già da queste immagini possiamo percepire cura e caratura di quest’evento.
La Fusllata di Valva è un evento che possiamo definire piccolo (rispetto al panorama di sagre estive) e che cova ambizioni di crescita, ma vi spoilero già che per il gusto che abbiamo saputo ritrovare, per l’accoglienza che ci hanno dimostrato e per il piacere delle passeggiate nei vicoli unite all’attesa minima in fila (proporzionata alla fila) io spero che non cambi mai di una virgola.


I piatti e le piazze


L’evento si svolge principalmente su due piazze, collegate naturalmente da un immaginario cerchio di vicoletti che vi invito a scoprire. Alzando o abbassando lo sguardo noterete incisioni di migliaia di anni, archi di pietre che sbucano chissà dove e chissà perché, una grotta in pieno centro ricoperta di vegetazione, il vecchio campanile e i numeretti rossi presenti su ogni blocco di pietra di ogni portone che sono stati fondamentali dopo il terremoto a ricostruire con ordine tutto.


Per evitare un improvviso calo di zuccheri (nonsiamaiiii!) Annalisa ci rifornisce di taralli e vino.
Il vino lo ricordavo benissimo dalla NIB (Notte in bianco, altro evento estivo di Valva) e scende giù che è un piacere, infatti in seguito ne metteremo a centro tavola 1 litro e mezzo bevuto come fosse acqua.
Non è da meno il tarallo che ha un gusto di forno a legna che gli dona un aroma unico.
Il tarallo viene servito anche nel menu completo insieme a un sapido ed apprezzato formaggio, si conclude così un ideale trittico col vino che vi invito a non sottovalutare!


Proseguendo nei vicoli si arriva alla piazza del campanile (nome dato da me, ma tanto le piazze 2 sono, non vi potete sbagliare) e qui c’è musica leggera italiana, ma anche moderna (a Valva alternano molto a seconda degli anni i generi musicali, per fortuna optando al massimo tra vecchi classici e folk, quindi in quest’oasi felice non c’è Shakerando). In questa piazza si distribuisce il vino, segnatevelo.


Parliamo di fusilli


I fusilli possono essere gustati in tre diverse versioni: al sugo semplice, al ragù di cinghiale, in bianco con porcini. Sono tutti eccellenti, quindi andate sul sicuro. Non voglio manco far finta di imbastire critiche e commenti tecnici, sono tutti buoni e di alto livello, fine.

Bontà nella bontà però devo dirvi che sono rimasto sorpreso veramente in positivo in particolare da quelli in bianco coi funghi. Hanno tirato fuori una cremosità e un profumo sul quale imbastire probabilmente una sagra a sé, provateli.


Nel menu completo è presente anche un piatto di…verdure? contorni?
E’ praticamente un altro piattino completo che fa da contorno solo di nome nel quale troverete una spessa e umida frittata (ottima), dei funghi (molto carnosi) e delle verdure saltate in padella che rivelano una croccantezza che non trovi in un ristorante qualsiasi. Quest’ultime erano eccellenti.
Recensione (racconto!) più facile di sempre.

ALTRO PIATTINO altra pietanza. Uno spezzatino con piselli che…indovinate un po’? Si, è molto buono.
Cremoso, tenero, perfettamente amalgamato, si accompagna col pane fresco e fatto in casa presente sempre all’interno del menu, ideale per scarpettare, non tralasciatelo.

A scelta potete optare anche per una sfrionzola classica, non per questo da meno qualitativamente al resto del menu.

Ah, si, c’è anche la zeppola. Ci dicono che la zeppola per notorietà se la batte alla pari col fusillo. Nonostante fosse bella, buona, paffuta e soffice, benché mantenesse una decisa consistenza interna, per me vince il fusillo.

Fusllata, zeppola
– La zeppola


Conclusioni al mandarino


Per via delle tante cose da provare (ci hanno farcito come tacchini) ho tralasciato alcuni aspetti che vanno sottolineati e che avevo accennato prima.
Il piacere, la naturalezza e la gentilezza con cui siamo stati accolti è difficile da credersi.
Persone che interrompono il loro lavoro di giorni per mostrarci i prodotti di cui sono fieri e che curano come fossero loro figli, che ci invitano nelle retrovie per scoprire come si cuoce questo e condisce quello, orgogliose e curiose di sapere cosa ne pensiamo, manco ci ponessimo come critici (al massimo come affamati, su quello non deludiamo mai).

Sono cose possibili solo in un evento e una comunità con ritmi ben scanditi e decisamente più lenti e controllabili di quelli di una grande organizzazione, e lo comprende anche il pubblico.
Soprattutto quando assaggia!
Era tutto spettacolare, peculiarità che abbiamo constatato solamente in altri eventi che fanno gli stessi numeri, ma è naturale. Cambia la cura, cambia l’attenzione, è tutta un’altra cosa.

– Il Trono di Sagre e Il Gruppo Amico durante le celebrazioni di fine e riuscitissimo evento


Addirittura ci siamo infilati anche nella foto di gruppo dove abbiamo provato un amaro al mandarino per pochi eletti, offertoci con grande garbo dal presidente del comitato, se potete procuratevelo in qualche modo.
Auguro a Valva di scegliere la via che preferisce, col grande onere di mantenere un livello qualitativo così alto!


– Falco

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Sagra dello gnocco – Taurano (AV) – 2022

Sagra dello gnocco – Taurano (AV) – 2022

La sagra dello gnocco di Taurano (AV) raggiunge la sua 27esima edizione e riprende esattamente da dove aveva lasciato: dal suggestivo scenario del convento di San Giovanni del Palco. Dall’alto di un dolce panorama reso prima rosato e poi buio dai colori del tramonto riprende la sagra, che passo dopo passo potrebbe intraprendere la strada del festival.
L’evento si terrà dal 4 al 7 Agosto.

Sagra dello gnocco, teglia
– Nonostante le presenze importanti i cocci sono sempre abbondanti


L’evoluzione della sagra dello gnocco


Se da un lato la sagra da quasi 30 anni è immutata (con il solo epocale cambiamento dato dall’introduzione dello stoccafisso in menu, 15 anni fa) e continua a confermare i suoi punti saldi (gli gnocchi fatti in casa) dall’altra parte si rivolge al suo pubblico con un intento anche culturale e di aggregazione.

Gli organizzatori ci rivelano appunto che oltre le solite note importanti sulla tradizione, anche gastronomica, dell’evento c’è una sincera voglia di ampliare l’abbraccio della stessa a tematiche mai così di rilievo negli anni che stiamo vivendo.

In anni di incertezza, ci confidano, scanditi da pandemie, crisi economiche e guerre non bisogna dimenticare l’accoglienza e la solidarietà. Taurano infatti ospita anche un evento parallelo alla sagra dello gnocco che prevede la presenza di ragazzi stranieri, provenienti da più parti del mondo.

L’occasione è il ponte ideale per consolidare quest’idea di Taurano e a Taurano. Partire dunque dalla naturale idea di sedersi in panca tutti insieme davanti a un tegamino fumante e poi restare per dar vita a qualcosa di nuovo. La proposta, ci dice Giovanni, è anche uno speranzoso tentativo di far rete contro lo spopolamento, fisico e dell’anima, dei paesini dell’Italia interna.
Una piaga che indistintamente affligge molti dei borghi che noi celebriamo con questo o quel piatto tipico, durante le nostre spedizioni estive.


Il convento di San Giovanni del Palco


Quali sono le strade che uniscono la gastronomia e la solidarietà? Una di queste è sicuramente quella della cultura. Aiuta nell’impresa avere nello spiazzale dove la sagra si svolge (anzi, è il contrario) il convento di San Giovanni del Palco.

Il convento risale al finire del 1300, è visitabile gratuitamente (anzi, durante la sagra siete invitati a visitarlo, con tanto di visita guidata offerta dall’organizzazione) e ospita al suo interno uno dei più importanti e maestosi altari maggiori. Un’opera unica, realizzata completamente a mano.


All’interno del chiostro del convento troverete anche un’oasi di pace dove è possibile rifugiarsi dal frastuono delle schitarrate che provengono dal palco esterno.
“Serve il casino, ma anche la quiete”, dice profondo Giovanni.

Il convento ospita anche, in quelle che erano le sue stalle, alcuni posti a sedere in una posizione privilegiata e suggestiva. Immediatamente prima invece troviamo le cucine principali.

Gnocco semplice
– Lo gnocco gradito ospite del convento


Il menu della Sagra dello gnocco di Taurano


Nello sciamare delle cucine decine di membri della Pro Loco si danno da fare vista l’ingente quantità di persone che ogni sera visitano l’evento (in alcuni picchi si raggiungono le 3.000, per sera).
Abbiamo notato la presenza di esperti chef nei posti chiave dirigere con grande efficacia le tempistiche e l’uscita dei piatti.

Nelle retrovie erano presenti tre enormi pentoloni dove gli gnocchi sobbollivano, a catena di montaggio essi venivano scolati, riversati in immense teglie (uno spettacolo per gli occhi) e conditi al sugo e formaggio o con stoccafisso, capperi e olive.


Lo gnocco risulta al gusto calloso il giusto e ben condito.
Vista la mole è bello compatto, rigiratelo un po’ per farlo respirare e riposare un attimo.
I due sughi sono differenti e convincenti in egual misura.
Lo gnocco classico, al sugo e basilico, è ottimo per saggiare tutta la tradizione di Taurano in materia, devo dire che si inserisce in una trilogia ideale insieme a quelli di Magliano Nuovo e di Trentinara, provati in precedenza quest’anno.

Gnocco al merluzzo
– I ciuffi di merluzzo condiscono insieme alle olive questa variante del tipico gnocco tauranese


Lo gnocco allo stoccafisso è una piacevole scoperta. Nonostante sia pericoloso cimentarsi in un piatto gourmet (come per semplicità veniva chiamato nelle comande dell’impegnatissima cucina) il risultato è più che degno. Col grande merito di prepararlo, ricordiamo, in una cucina da campo e per migliaia di persone che arrivano a flusso continuo.


(Si) Mangi chi può


La presenza di gente è tale che persino noi, chiamati per dire la nostra, non riusciamo ad acchiappare le note polpette. Cercheremo di informarci tramite una live di Caverna, che abbiamo visto aggirarsi per gli stand, il fratello ci avrà soffiato le ultime polpette?

Proviamo lo stoccafisso, che viene servito anche come secondo.
La porzione prevede un tocco da 200gr con sughetto e pane per scarpetta.
Il sughetto è sfizioso, vi consiglio di inzuppare per bene il pane (ambo i lati) e di adagiarci sopra il merluzzo poiché di suo come sapete ha un sapore anche troppo gentile e rischia di non darvi particolare soddisfazione se provato singolarmente.

Al contrario la sua personalità era ben presente servito con gli gnocchi nella versione gourmet accennata sopra.

Stoccafisso al sugo
– Lo stoccafisso riposa nel sughetto con capperi e olive


Nel marasma incredibilmente non proviamo nemmeno il misto di salumi, anzi neanche lo vediamo vista la folla affamata che nell’orario topico (22.30) sta prendendo d’assalto lo stand.

Prendiamo due panini al volo (hamburger, cheddar e funghi per Corvo e hamburger e melanzane a funghetto per me) e un bicchiere di vino rosso fresco (che viene servito in simpatici bicchieri di terracotta che naturalmente ora ampliano la mia vasta collezione di cocci da sagra). Volendo era possibile scegliere anche birra alla spina, sia Moretti che Ichnusa, ottima scelta.

Panino con funghi, formaggio e hamburger
– Un panino al volo


Vista la natura affatto da comprimario dello stoccafisso mi viene naturale chiedere se hanno mai pensato di servirlo anche fritto, magari proprio in un panino dedicato!
Ci risponde Eduardo Venezia, uno degli organizzatori che fortemente ci ha voluto qui, semplicemente lasciandoci osservare la folla. Un piatto del genere prevede tempo e cura, farlo per 3.000 persone sarebbe rischioso. Magari fra qualche anno, se la sagra si evolve in festival? Chissà.


– Falco

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Sagra del cavatiello maglianese – Magliano nuovo di Magliano Vetere (SA) – 2022

Sagra del cavatiello maglianese – Magliano nuovo di Magliano Vetere (SA) – 2022

La Sagra del cavatiello maglianese, anche detta Festa Farina Forca, si svolge a Magliano Nuovo, un’estensione del borgo più antico di Magliano Vetere (SA) ed è organizzata dall’Associazione Manlium.
Il nome Festa Farina Forca deriva da un vecchio detto della monarchia borbonica che dominava queste terre, alludendo a come il popolo potesse essere facilmente controllato con un abile uso di questi tre elementi. Oggi per fortuna questi tre elementi vengono usati per impastare i cavatIelli.

Sagra del cavatiello maglianese, cannolo cilentano
– Oggi ci divertiamo.


Un panorama per antipasto


La viuzza per raggiungere Magliano Nuovo non è delle più brevi. Parlo di lunghezza più che altro perché non è che la strada sia così difficoltosa, tolta qualche franetta e qualche cedimento stradale qui e lì, ma del resto siamo in Campania, ci siamo abituati!

In compenso però, senza distrarvi troppo, e se partite ad un orario complice avrete un assaggio del perché nonostante le difficoltà è così difficile staccarsi da questi territori.
Basta voltarsi verso il finestrino per osservare un vivo mare di verde che spazzolato dal vento è spruzzato dal dorato del sole (ore 19.45 orario ideale). Ci vivi, eppure continua a sorprenderti.

Sagra del cavatiello maglianese, panorama
– Comunque quella è Capri. Si.

Ancora, impossibile non rimanere affascinati dalla gola quando la strada a un passo dall’arrivo si infila in questa montagna scavata e levigata dal vento e regala l’ennesimo panorama da vertigini.


Le vesti nuove di Magliano Nuovo


Parlare di nuove vesti è relativo ma Magliano Nuovo è conservato come fosse una scenografia di Cinecittà. Arrivi e trovi immediatamente la chiesa (del 700′) ristrutturata grazie all’aiuto di tutta la cittadinanza. Perfettamente tenuta, sia fuori con le sue pietre che dentro con i suoi marmi tirati a lucido (e un caratteristico presepe che di Nolaniana concezione rappresenta il paese e la chiesa stessa. Ci sarà all’interno della miniatura della chiesa un’altra miniatura? Mindblown.)


Il paese risente naturalmente dello spopolamento, come tutte le piccole realtà italiane.
C’è un evento che richiama e rallegra gli abitanti del posto e quelli vicini: La Sagra del cavatiello maglianese.

Il nostro tour è già iniziato in piazza quando ci è stata fatta un’infarinatura della storia del paese.
Ora tocca ai festeggiamenti, in serata verremo eventualmente passati per la forca, ma fa parte del gioco.


Il piazzale dove si tiene la festa è minuto e con le panche già disposte, sono appena le 20 e c’è qualche anziano abitante locale che si sta godendo un piatto di cavatielli e un bicchiere di vino.
E’ il momento preferito del giorno, si godono il tramonto.
Nulla da dire, è la scelta migliore.


Il menu


Veniamo portati nelle cucine, la struttura era una vecchia chiesa adibita poi a scuola, poi a una sorta di centro sociale e ora è a disposizione della popolazione per attività disparate.

Le sale sono state organizzate in modo da ospitare fasi diverse delle preparazioni culinarie.
Nella prima sala troviamo una distesa di antipasti.
Qualche piatto di freddi è già pronto, alle spalle di essi scalinate di formaggio, veli di capocollo, ziqqurat di pane.


Ancora, una distesa di dolci da Alice nel paese delle Maglianoviglie.
LE PESCHE, brillano di rosa e di zucchero, i cannoli in due versioni: la siciliana (che però è in questo caso la cilentana, con la crema che sta diventando sempre più nota e frequente) e quella formata dall’impasto delle zeppole.

Zeppole, naturalmente, struffoli, pasticceria secca.

Sagra del cavatiello maglianese, mulignane mbuttunate
– Il lento supplizio delle mulignane


Alle spalle dei dolci, a sorpresa, due pentoloni di ‘mulignane mbuttunate che galleggiano riverse a pancia sotto nel sugo, stremate.

Siamo nella prima sala e già non ci capisco più niente, dobbiamo resistere almeno fino all’assaggio.


La sala dei cavatielli


Cambiano le sale ma non vengono meno le sorprese.
Due padelloni giganti saltano cavatielli con sugo semplice e basilico oppure con castrato.
Il padellone ha un peso specifico non indifferente e si lascerà alzare solo se sei degno.

Le signore con mosse sussultorie alla Honda creano delle (h)onde di Hokusai di sugo.
Spuma di formaggio a pioggia, fogliolina di basilico in cima e sono pronti.

Cavatielli
– Bello quanto il panorama stesso


A destra, in una sauna di sugo, nella pace dei sensi, riposa il castrato.
Ha cotto per ore negli abissi rubini del pomodoro ed è di un rosso brillante, stupendo.

Lasciamo gli interni per dedicarci agli esterni e alle braci.
Qui c’è una delle sorprese di questa sagra: le trote.
Hanno deciso di proporre le trote poiché era vecchia tradizione popolare recarsi al fiume Calore a pescare. Mai vista una trota in una sagra, siamo molto curiosi di assaggiarla.


Insieme alle trote su una larga impalcatura in ferro ardono sulle braci le salsicce e la pancetta.
In un raro momento di pausa qualcuno ne approfitta per rifocillarsi e bere un bicchiere di vino, veniamo felicemente coinvolti, perchè mai e poi mai rifiutiamo quando ci offrono qualcosa da mangiare.
La prima cosa che proviamo alla Sagra del cavatiello maglianese è dunque…la pancetta.

Tagliata fine, arrostita fino a doratura, diventa un croccante e caloricissimo snack.
Assaggiamo anche il vino, che viene dalle vigne della vicina Stio, e che viene venduto in un pericolosissimo 3€ alla bottiglia. Alla mia mente ricorre la strada del ritorno.


In tavola


Dopo aver fatto questa preview di tutto quello che ci aspetta siamo sinceramente ingolositi e vogliosi di provare un po’ tutto. Cominciamo dall’antipasto di salumi, formaggi e sottoli (7€)

Antipasti freddi
– Ricordate, formaggi e sottoli!

In una vasta gamma di cose buone spiccano per me i formaggi e i sottoli.
Necessariamente prendete un tozzo di pane, armatevi di vino e fateci una minimarenna.
In particolare c’erano delle zucchine croccantissime che mi hanno deliziato.

A seguire cavatielli, sia al sugo semplice con basilico che con sugo di castrato, ovviamente.
I sapori sono ben distinti, il sugo di castrato è chiaramente più grasso e avvolgente ma ciò che spicca è il cavatiello. E’ veramente una soddisfazione.

Cavatielli x 2
– I due cavatielli


Quando vado a una sagra metto in conto che, cucinando per centinaia di persone possa scappare un po’ di sale in più o in meno, stesso ragionamento per quanto riguarda la cottura.
E invece no. Il cavatiello è perfetto di sale e di cottura, al dentissimo, come piace a noi.
Sicuramente influisce il doverlo preparare solo per 400 persone (il numero medio di avventori per sera) invece che per i canonici 1200/1500 medi delle feste cilentane classiche.

Anche vero che se si ha la forza e la pazienza di accontentarsi di un pubblico più minuto (che rimane minuto sia per posizione del borgo sia per gli spazi) si può eccellere nella qualità.
E su questo aspetto la Sagra del cavatiello maglianese fa incetta di 10/10.


Secondi e contorni


Andrò un po’ più rapido, altrimenti diventa una biografia invece di un racconto.
Come secondi proviamo la trota e il castrato, due pietanze agli antipodi.

La trota è un altro elemento dove si poteva cadere, vista comunque la delicatezza della cottura del pesce sulla brace viva. E invece…
Ogni volta che potrebbero essere colti in fallo si rianimano.
Ben cotta, non asciutta, senza condimenti invadenti, piena di polpa, spinabile anche da un bambino.


Il castrato, che te lo dico a fare, è talmente morbido che viene via come fosse una delizia al limone (che pessimo accostamento di idee). Se volete farla grossa prendete insieme il castrato e i cavatelli e fate il sugo della vostra vita (7€ i cavatelli + 7€ il castrato = 14€ di goduria NB: i piatti sono grossi)

Come annunciato tra parentesi i piatti sono grandicelli e non nascondo che cominciavamo già a boccheggiare, nonostante il litro di vino rosso fresco aiutasse, però volevamo continuare a magn- provare!


Per contorni proviamo le Patane co a cepodda (buone, ma da queste mi aspettavo un’amalgama più pastosa), naturalmente le ‘mulignane mbuttunate (buone, pesanti così come appaiono) e le rape e patate (si sente molto la rapa, sicuramente un pregio se apprezzi le erbe).


Dolci conclusioni


Gag orrenda nel titolo ed è il momento dei dolci: Cannolo con impasto della zeppola e torta.
Corvo sceglie i due dolci più pesanti possibili e nonostante siamo sull’orlo del KO non possiamo non apprezzare, anche in questo caso.

Per tutto lo scritto, siccome c’era veramente molto da dire, non ho mai avuto il tempo di parlare dell’ospitalità. E’ stata grandiosa.

Ci sono venuti a prendere praticamente nel parcheggio per mostrarci tutto il paese, sicuramente una cosa apprezzata e che non capita spesso.

Staff di Associazione Manlium
– Squadrone Cavatielli


Allo stesso tempo è sinonimo di cosa questa festa rappresenti.
C’è una sinergia e uno scopo comune che si percepisce nell’aria (a volte fresca e ventosa, portatevi un giacchetto) che è tutto volto a far qualcosa di bello per il paese, per tenerlo vivo.

Anche quando eravamo in cucina si rideva e si scherzava, chiunque, anche i più indaffarati, erano ben felici di mollare tutto e scambiare qualche battuta con noi.

La mia impressione non è stata quella di un evento che deve riuscire sennò fai un buco nelle casse, ma di un clima da scampagnata in famiglia, organizzata in modo eccellente.

Venditore di cestini
– Cesti intrecciati a mano


Perfino mentre eravamo a tavola qualcuno si avvicinava per sapere le nostre opinioni e spiegarci questo o quello su ciò che stavamo mangiando. Sicuramente parte della motivazione era diretta al fatto che questi scritti vengono letti da migliaia (oheeeee!) di persone e volevano essere sicuri che non scrivessi boiate (cosa fatta comunque, avete colto il riferimento a Street Fighter prima?) ma c’era anche una sincera voglia di sapere se….”era tutto buono?”.

Abbiamo respirato delle atmosfere che a dire la verità un po’ mancavano, da evento di paese reale, di quelli dove andavamo quasi per caso, all’avventura, ben prima di aprire Il Trono di Sagre e ci siamo divertiti un casino.


Anche nei tavoli intorno a noi c’era un’atmosfera molto rilassata, la gente si godeva la serata senza fregarsene granché di confronti con questa o quella festa, o questo e quel piatto, in qualche modo anche la musica, sicuramente modesta ma sincera, adeguata, era parte del contesto.

In conclusione un accenno, ancora una volta, alla gentilezza e disponibilità di tutto lo staff (sia di quello sul retro che di quello che sciamava ovunque per i tavoli (vieni servito a tavola dopo aver preso l’ordinazione)) che ci ha fatto sentire ospiti graditi.


– Falco

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Sagra della porziuncola, dei fusilli e del pecorino – Ceppaloni (BN) – 2022

Sagra della porziuncola, dei fusilli e del pecorino – Ceppaloni (BN) – 2022


La sagra della porziuncola, dei fusilli e del pecorino è un evento che si svolge regolarmente, pandemie permettendo, da 39 edizioni. Ha conosciuto un iniziale periodo di splendore negli anni 90′, quando ha cominciato ad affermarsi come evento irrinunciabile dell’estate beneventana, complice anche la massiccia presenza a Ceppaloni (BN) di artisti di caratura nazionale per altri eventi che avvenivano in parallelo.

Ora, nel 2019, aveva ricominciato la sua scalata verso la notorietà ma ha dovuto come tutti fermarsi e ripartire. Riuscirà nel corso delle estati che verranno a riprendersi il titolo di “sagra delle sagre del Sannio” che con tanta costanza era riuscita a guadagnarsi?


Una porziuncola puntata verso il cielo


La sagra della porziuncola (dei fusilli e del pecorino) si svolge in piazza Carmine Rossi, una piazza che si estende per lunghezza, verso l’alto, come fosse concepita da Tony Hawk per una rincorsa da record sui sanpietrini, oppure da Sire Denethor nella sua passeggiata finale avvolto dalle fiamme.

Questo regala un effetto prospettico particolare, facendo sembrare in foto la piazza più corta e affollata di quel che davvero sia, un Pecorino Beach Party praticamente. A smentire l’inganno ci pensa però la voglia di fusilli (e di pecorino) di locali e turisti che cominciano ad arrivare a fiotti fin dalle 20.15 riempendo in breve la piazza, con tanti saluti alla prospettiva.


Riempire piazza Carmine Rossi non è semplice, parliamo di uno spazio che può ospitare un buon 5.000 persone. Saggiamente per la Sagra della porziuncola, grazie a quasi 40 anni di esperienza, hanno imparato a disporre bene gli spazi. Abbiamo un palco a inizio piazza, sui due lati a rappresentare la cavalleria di Alessandro Magno sfilano schiere di tavoli. Alla fine di essi due stand (Pizza Fritta e Panino con la Salsiccia) dopo di essi, sulla destra, schieramento di rinforzi (il banco dolciumi e di spighe) e in fondo, a capitanare la carica, la cassa.

Le file sono così distribuite in una spirale tentacolare a mò di galassia di Andromeda con centro al centro della piazza. A onor del vero, per quanto lunghe, nel momento più hot della serata, sembravano scorrere a passo cadenzato e regolare.


Il punto d’interesse maggiore (oltre il castello che protegge tutto lo spiazzo, dall’alto) è quello della distribuzione dei vassoi coi menu completi. Ma facciamo un passo indietro.


Stand (by me)


Oltre il menu completo potete scegliere diverse pietanze fuori menu (oltre i già citati prima anche il banco delle spighe) e cominceremo da quelli. Spighe e salsiccia, come tutto il resto, sono abbastanza popolari (addirittura le spighe alle 22.45 erano esaurite). Nello stand dei panini ci intrufoliamo per dare un morso a questo panino bello unto di melanzane a funghetto che fa da lenzuolino alla salsiccia aperta poggiata su del morbido pane. C’è giustamente un calore bestiale dato dalle braci ma i ragazzi ci salutano comunque sorridenti.


I volontari erano ovunque, sfilavano ininterrotte magliette rosse della Pro Loco, ma erano tutti disponibili a fermarsi un attimo per una battuta e un sorriso.
All’esterno di quasi ogni stand un caratteristico spillatore di vino bianco o rosso, da consumare fresco al momento. Ci concediamo un paio di refill a testa.


Lo stand della Pizza Fritta è un perfetto orologio.
Una decina di donne di varia età lavora al momento un macigno di impasto, lo rifinisce coi pugni e lo adagia in questo calderone di olio bollente modello vasca da bagno.
Oltretutto la pizza fritta di tradizione beneventana è decisamente enorme di suo. Un pasto completo.
Guardate quanto è bella. E al gusto? Ci mangi in due, ti riempie la bocca. Bella, buona, grande.


Raramente ho osservato un’organizzazione migliore, meglio di così non si poteva.
Ci viene permesso di gironzolare un po’ tra sbuffi di farina, olio a temperature da supernova e un caldo a corredo che continua a fiaccare, nonostante in realtà il piazzale sia ben ventilato.
Perfino una nube nera che si avvicinava minacciosa viene spazzata via dalla voglia di infischiarsene che Ceppaloni ha covato per 2 anni, e che finalmente sta sfogando in una festa che funziona decisamente bene.


Il menu completo


Il menu, anche questo distribuito a catena di montaggio in un vecchio convento (credo) procede a ritmi regolari ed è così composto: Vino, Fusilli, Formaggi & Salumi, Pane, Anguria.
Come in Texas tutto è più grande a Ceppaloni, la fetta d’anguria è tagliata in via orizzontale.

– Fusilli


Non ho trovato indimenticabile il fusillo, la cui cottura è al dente (caratteristica di tutte le sagre dove siamo stati quest’anno) ma priva di sale, sugo di carne e pecorino provano a rianimarlo senza riuscirci.
Al contrario nel piattino dei formaggi troverete un pecorino dalla Classifica Top 3 Sapidità Ever.

Buono, molto buono, davvero caratteristico.
Ma ragazzi, al primo morso cominci a sudare dagli zigomi.
Al secondo morso già sai che ti servirà una Santa Croce da 2lt sul comodino.
Al terzo morso vorresti un po’ di sale per stemperare.
E’ chiaro però che questa sapidità è una caratteristica del formaggio, non qualcosa di anomalo.
Farà felici sicuramente gli estimatori del pecorino, e anche noi, che sorpresa per sorpresa mangiamo entrambe le due fettone tagliate spesse presenti nel piatto.

– 2 gusti, 2 sorprese


Capitolo a parte: il Capocollo.
Fenomenale.
Delicatissimo, tenero, mai aggressivo (ma poi perché un capocollo dovrebbe essere aggressivo?), ma con un sentore di affumicato che non so da dove hanno tirato fuori. Un capocollo che andava descritto da un sommelier, prometto di approfondire e farvi sapere di più.


Dolciumi e balli vorticosi


Come richiesto da cantanti e direttore artistico (la parte musicale è molto importante nell’ambito dell’evento) molti lasciano liberi i tavoli per ballare. Gente di ogni età si arma di nacchere ed improvvisa balli eseguiti a regola d’arte, come quando nei musical Disney tutti quanti conoscono già la canzone.


Prima di dare uno sguardo al banco dolciumi incontriamo Michele Iacicco, è lui l’organizzatore dell’evento. Felice e travolto da una presenza di pubblico sognata, per il ritorno in grande stile della porziuncola, è indaffarato e scappa ovunque per controllare che ogni cosa fili liscia.

Ci ha fortemente voluto qui, e noi lo ringraziamo, ci ha fatto piacere provare cose nuove e mai viste (la pizza fritta gigante, il pecosapido, il capocollo al bacio) e sarebbe bello tornare (a proposito, a novembre Sagra del tartufo? Ci facciamo il pensierino).


Prima di andar via un dolcino, scegliamo una crostata di prugne, buona, come me l’aspettavo.
Io sono golosissimo di crostate di frutta quindi DOVEVO averla.
Prezzo modicissimo, 1,50€ al pezzo.

Con la marmellata che ci avvolge il palato ci apprestiamo a scendere dalla montagna, come sempre andata e ritorno diventano due strade completamente differenti. Ci preoccupiamo un attimo quando troviamo solo cartelli gialli ed il culmine di ciò è un cinghiale che pascolava vicino il guard rail, quasi in centro cittadino, all’altezza di Atripalda, ma tolto ciò torniamo a casa sani e salvi in poco meno di due anni sagra.

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– Falco

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Tartufata – Miranda (IS) – 2022

Tartufata – Miranda (IS) – 2022


Nasce insieme alla sua Pro Loco “solo” nel 1995 eppure è uno degli eventi più longevi del Molise.
La Tartufata di Miranda (IS) che si tiene sul finire di Luglio, quest’anno il 27-28-30-31, è stato uno dei primi eventi a comprendere l’importanza di preservare un prodotto principe del territorio e all’esaltare centro storico e borgo. Due fattori che vanno a braccetto nella riuscita di un evento.


Miranda dai tre panorami


Miranda (IS) è soltanto a 800 mt (anzi, 860! Occhio che qui sono tutti ferrati in altitudini e coordinate geografiche) sul mare ma rispetto all’assolato Cilento si gode già di una impagabile frescura.
E’ la prima volta in sei giorni (fai 2 mesi) che finalmente non sudiamo.

Miranda, riconducibile ad un evocativo spagnolo “que mira” (Che guarda) si pone in una posizione privilegiata accomodata a cavallo tra tre regioni.
Dai suoi “tre panorami” che ci vengono mostrati in una gradevole passeggiata di salute prima di cena osserviamo il tramonto rosa che tinge le montagne di verde e di blu e che nasconde appunto il casertano, il Lazio e il restante Molise.

– Fate un po’ voi


Miranda è anche un piccolo borgo di case color pastello, orientate tra un grigio-bianco stuccato classico ad intarsi rosa, verde o arancio. Sembra un libro per bambini di quelli colorati bene, da bimbi diligenti che rispettano i contorni.

Durante la passeggiata ci ha rincuorato vedere le piazze principali, i piccoli corsi pedonali e le legnaie, che fanno sempre sorridere di default.


La Tartufata


La Tartufata si sviluppa in due delle piazzette principali, di quelle con vista preferenziale sul panorama.
Questa è la prima scelta che bisogna notare. Essendo un evento famoso in provincia (e non solo) poteva accomodarsi anche nel vicino palazzetto dello sport (uno dei più grandi del Molise stesso) ma avrebbe rinunciato al centro storico e avrebbe privato il turista di un motivo per tornare (oltre il tartufo). Cioè una gradevolissima e tranquilla passeggiata in centro prima di cena, proprio come quella che abbiamo fatto noi.

– La Miranda accomodata

La Tartufata riprende naturalmente il prodotto principe della zona, la burrata.
No, non è vero, è il tartufo.
Fa simpatia però notare come, nonostante sia evidente che le qualità del tubero siano note e apprezzate, per i mirandesi (suggerirei cambio nome in “mirador”) questo elemento faccia parte della quotidianità.
Ci raccontano anche che prima dell’inizio della festa, nel ’95, neanche si preoccupassero tanto di preservarlo, diciamo così. Era infatti alla mercè di chiunque, soprattutto dalla Campania, sconfinasse per andare a farne incetta. Non sono sorpreso, siamo da sempre amanti folli dei condimenti, viste mai le pazzie che si fanno per un gran bel peperone crusco lucano? Appunto.

– Quanto vi ho fatto penare prima di mostrarvi la pasta? <3


Il menu, che cambia di anno in anno, cerca sempre di esaltare questo prodotto in ogni preparazione proposta. Quest’anno come primo c’erano le caserecce con caciocavallo molisano a scagliette, tartufo molisano (ovviamente) e mentuccia fresca.

Di questo piatto mi è piaciuto in particolare tutto.
Il tartufo, ci spiega Simone Marucci, facente parte di una dinastia di organizzatori di tartufate, non è solo grattugiato, polverizzato etc. ma viene soprattutto reso una pasta venendo lasciato a macerare per un’intera notte. Questo processo crea una pasta molto densa che insaporisce ancora di più i piatti.


Abbondanza di tartufo


Come suggerisce il nome stesso dell’evento “Tartufata“, l’idea è proprio quella di un’abbondanza dello stesso tartufo, che deve riempire e soddisfare il palato.
Ad intuito capirete che tra pasta di tartufo, tartufo polverizzato e a scaglie di tubero nel menu ce ne sia un bel po’, per la precisione 30gr e passa per menu.

Tornando infatti alla pasta lo si poteva sentire nell’olio, in un abbraccio suadente col caciocavallo, e sotto i denti, nella sua forma in scaglie. Abbiamo anche entrambi apprezzato la cottura moooooolto al dente delle caserecce (de la Molisana, sponsor d’eccellenza). Ottima anche l’aggiunta della mentuccia che rinfrescava a dovere.

– Finalmente un uso della burrata sensato che esula dalla nausea del Food Porn


Prima ho nominato la burrata perché la trovate anche nel menu, nei suoi 250 gr come secondo.
Inzaccherata di pasta di tartufo si accompagna con patate lesse e funghi.
Il tris di abbinamenti è perfetto. Vi basterà pugnalare a morte la burrata per formare un insalata russa di lusso con le patate e i funghi. Anche qui tartufo estremamente presente.

Fondamentale fornirsi di un po’ di pane (che viene elargito gratuitamente al banco) dove potrete anche procacciarvi delle birre alla spina (33 cl, 2,50 €), o vino e bevande varie.


Gradevole snack, presente sempre in menu, è questo tuorlo cotto a bassa temperatura su cui aleggiano scaglie di tartufo accompagnato da una fetta di pane abbrustolito dalla doratura perfetta, cosparso di pasta di tartufo a sua volta. Dopo fate il conto di quante volte è stato scritto “tartufo”.

Nella sua semplicità era ottimo, io ho spalmato a forza il tuorlo sul crostino e sulla pasta di t. e poi ci ho fatto colare sopra ciò che restava dell’intingolo di patate e funghi. Un bontà vera.

Come ci consigliano gli organizzatori ricordatevi di fare una generosa scarpetta, sarebbe follia lasciar andare perduto tutto quel…tartufo. Cercherò di nominarlo qui per l’ultima volta.


In menu non sono presenti i dolci, di cui si occupa di solito uno stand esterno. Questo permette alle persone di farsi un giro in paese e anche di liberare i tavoli, che tra frescura, birretta fresca e gridolini di goduria papillare si finisce facilmente per piallarsi sulle panche per un tempo indefinito.


L’efficienza dei mirador


Impossibile non notare il continuo via-vai di bimbi, ragazzi e ragazze che con un’immensa cortesia e diligenza spaziano tra i tavoli portando via il pasto ultimato e servendo quello appena sfornato.
Infatti una volta fatto il ticket alla cassa (20€ menu completo con acqua e pane, birra a parte) e trovata la vostra postazione prediletta verrete raggiunti da sorridenti giovani del posto che vi accomoderanno immediatamente.

Abbiamo riscontrato un’immensa cortesia in chiunque abbiamo incontrato, al contrario come sempre ero io quello burbero che non mollava il piatto perché incastrato in un loop di scarpetta-olio-pane-crostino-burrata.


Benché Miranda fosse a 3 anni sagra da noi è stata una piacevole scoperta, l’impegno e la dedizione si notano. Il menu è curato come tutto il centro storico e le persone sono accoglienti.

Altro particolare che ci ha fatto sorridere è come la Tartufata si fermasse il giorno 29 poiché c’era un matrimonio cui era invitato tutto il paese. Dimostrazione di quanto sia fondamentale il rapporto dell’evento con il centro che lo ospita e le persone che lo vivono.


– Falco

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La Festa nel bosco di Perito (SA), prodotti cilentani tipici nella frescura del bosco cittadino

La Festa nel bosco di Perito (SA), prodotti cilentani tipici nella frescura del bosco cittadino


Una delle feste più particolari del panorama estivo è sicuramente quella di Perito (SA), La Festa nel bosco.
Essa si svolge nel comune di Perito, con la caratteristica di essere nel pieno di un bosco raggiungibile a piedi, senza neanche rendersene conto, direttamente dal centro urbano.

Festa nel bosco, locandina
– Preview dell’evento


Programmi e date della Festa nel bosco


La festa si svolgerà dal 6 al 13 Agosto, ed è organizzata in collaborazione tra il Comune di Perito e la ProLoco omonima.

Il bosco di castagni con le sue fronde fresche ospita ormai da 41 anni questo evento che ogni anno accoglie locali e turisti, con un menu sempre locale e tradizionale.
Negli anni gli organizzatori sono stati abili a ricavare sentieri e postazioni che rendono molto semplice l’accesso al bosco e il cercare il proprio posto a sedere.

Celeri ragazzi e ragazze volenterosi provvederanno a prendere l’ordinazione e a portarvi a tavola i vassoi con le pietanze scelte.

Festa nel bosco, poster
– Locandina dell’evento 2022


Il menu della Festa nel bosco


Tra le varie pietanze tipiche che vengono notoriamente proposte a Perito (SA) in occasione della Festa nel bosco troviamo la minestra stretta.
Un piatto di antica tradizione contadina originario della zona del Cilento.
Si tratta di un contorno di verdure che, dopo essere lessate, vengono strizzate – da qui in termine “strinta”, cioè stretta – e poi ulteriormente ripassate in padella.

Altro piatto classico sono le Melanzane ripiene alla Cilentana. Mulignane ‘mbuttunat, come vengono chiamate nel Cilento.
Sono delle melanzane tagliate a libro e farcite, fritte e condite con salsa di pomodoro.
“Niente di più semplice e squisito.”


A seguire…Spezzatino con funghi e patate. Un piatto unico tipico dal sapore inconfondibile.
“Dire che è squisito non è fare giustizia a questa ricetta dal gusto unico”, promettono da Perito!

Come primo piatto compaiono i tradizionali cavatelli, nelle versioni Alla Boscaiola, Pomodoro e Basilico, e Al sugo di castrato.


Antipasto e dolce sono composti da un mix di salumi e formaggi mentre la dolce conclusione saranno frutta e fichi cilentani e dolci tipici.
Oltre a questa panoramica già soddisfacente sono presenti via via altre pietanze, che vi invitiamo a scoprire!

L’ingresso è gratuito e naturalmente il vino è disponibile!


– Falco

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Sagra lagane e ceci – Rufoli di Salerno (SA) – 2022

Sagra lagane e ceci – Rufoli di Salerno (SA) – 2022

Appuntamento fisso, vista anche la ristretta distanza che, una volta tanto, ci separa.
In questo Luglio 2022, precisamente nelle date che vanno dal 15 al 19, torna puntuale la Sagra lagane e ceci di Rufoli. E, in modo altrettanto naturale, Il Trono di Sagre sarà presente sul posto.


30 anni di lagane, 30 kg di lagane

La Sagra lagane e ceci di Rufoli si tiene ormai da 30 edizioni (e passa, in realtà) e lo si nota dall’organizzazione militare delle sue retrovie.
Siamo stati scortati da Emilio Di Giacomo, il lucido 80enne patron dell’evento, tra i primi di sempre ad organizzarlo e portarlo fieramente avanti per tre decadi abbondanti.

Noi veniamo a Rufoli, anche in borghese, da diversi anni, questa è la prima volta però che possiamo dare un’occhiata al luogo dove avviene la magia vera e propria e non posso nascondere che sono rimasto sbalordito.

Pentoloni
– La lagana ribelle viene sorvegliata a vista con mestoli di due metri

La prima cosa che salta all’occhio sono questi pentoloni giganteschi ricolmi di lagane, con un processo e delle tempistiche che vanno a “scalare”, quando l’acqua bolle in uno si procede a rimuovere la pasta da un altro, e così via.
Ogni pentolone può contenere 30kg di lagane!
Vengono seguiti con attenzione dai membri del comitato organizzativo.

I membri sono divisi a gruppi, ognuno con un suo compito, ognuno indipendente dall’altro, è stata una lezione d’organizzazione degna del film “The Founder”.


Frionzolo e zeppole


Saltando immediatamente alla fine del pasto, un’altra cosa incantevole e suggestiva, e altrettanto iconica di questo evento sono le zeppole.

All’esterno, in un’area dedicata, all’aperto, in un delicato tramonto estivo tendente al rosa, avevamo una mezza dozzina di signore che con ritmi tribali e ben cadenzati, come una dolce catena di montaggio a metà tra l’ambizione di Ford e i deliri di Fantasia, impastavano le zeppole.

Impasto informe al centro, colpito ai fianchi senza pietà, strappato delle sue carni lievitate e lavorato al momento in piccoli salsicciotti che diventavano serpentelli e infine cappi, mandati di fianco, nell’olio bollente.

Sagra lagane e ceci, zeppole
– Zeppole appena sfornate

Nella terza di queste fasi, in un reparto con ritmi più cadenzati, il momento di far piovere zucchero e asciugare un po’ l’olio (che, a onor del vero, non ho mai visto troppo abbondante).
La zeppola, se non si fosse capito, qui è un’eccellenza.

Non è da meno l’ennesimo reparto indipendente, quello della Frionzola, o della Sfrionzola, ogni provincia mette o toglie una S, una F o qualche Z.
La ricetta è sempre la stessa: carne di maiale, peperoni rigorosamente insaporiti d’aceto, che è il vero collante della ricetta, e patate.

Complimenti vivissimi a chi ha lavorato le patate, sembrano fatte in serie, sono dorate come pepite e hanno colore e consistenza perfetta. Le patate sanno essere un incubo, ma qui c’è qualcuno che ha scoperto il loro segreto.

Frionzolo
– Un monte di carne di maiale


In un pentolone a parte sfrigge la carne di maiale, insaporendosi in un abbraccio col peperone.


Ultimo, ma non per mancanza di grasso


Ci sono anche le melanzane allardate!
Ricetta semplice: melanzane spaccate con un saporito insaccato a ricoprirle.
Prendono un ottimo sentore di affumicato, sono saporite e sapide il giusto.

Quanti reparti, e quanta gente per ogni reparto!
Sapete in quanti lavorano, tra banchi, casse e cucine? 120 persone!
Non a caso il Presidente Di Giacomo si è vantato dell’efficienza e della velocità ormai raggiunta.
Insomma, se l’intoppo c’è, perché può capitare, è un incidente di percorso dovuto anche alle massicce presenza giornaliere (quasi 5.000 circa!) che assaltano la sagra nella sua cinque giorni.

Non stentiamo a crederlo, noi ci siamo stati di lunedì e comunque era tutto pieno.

Capocollo
– 10/10 Would slice #top!


Non posso concludere senza accennare ai salumi (pancetta e capocollo tagliati freschi) e il pane.
Anche il pane infatti va messo nel leggendario trio di prodotti peculiari della festa.
Nonostante le 5.000 presenze trovano il tempo di sfornare pagnotte fresche, e la differenza SI VEDE E SI SENTE.

Una qualsivoglia rosetta da supermercato non regge il confronto, grande merito alla figura che ha ispirato quest’ennesima tradizione, purtroppo scomparsa, cui il presidente ci accenna diverse volte, con commozione.


Desinare sotto i tigli


Premettiamo che non ho la minima idea se quelli fossero tigli, ma il rimando agli O-Zone era necessario.
La Sagra lagane e ceci di Rufoli ha sempre avuto un paio di spiazzali dedicati, dove poter cenare.
Recentemente ha ampliato e ha unito, in un dislivello a seguire, un altro paio di spazi.

Uno dei due, molto caruccio, è addobbato con diverse lucine tra gli alberi e panche di legno, è probabilmente la zona più caratteristica dove poter cenare.
I tavoli sono abbondanti, quindi non dovreste mai avere problemi a trovare posto, ma vi ricordo che la gente abbonda allo stesso modo, quindi siate celeri.


Vi ho parlato dell’evento e dei piatti, ma questi piatti come sono?

La lagane e ceci è una delle mie preferite dell’intero panorama eventi estivo, l’ho sempre detto e lo ripeto. Probabilmente per me è la migliore.
Sicuramente influisce il mio gusto personale, difatti a me piace cremosa e non acquosa, ma ogni tradizione ha la sua.

Quest’anno, incredibilmente, la pasta era ancora più buona di come la ricordavo (e abbondante).
Pienamente approvata.

Lagana
– La famosa lagana


Sarà stata la bella serata ma sapete cos’altro mi ha meravigliato? I salumi.
Capocollo color rubino, dolce, perfetto, quasi un crimine mangiarlo col pane.
Difesa strenua anche della pancetta, anche qui un prodotto sul quale non ho nulla da poter dire.

La Frionzola purtroppo l’ho acchiappato già fredda, perché nel mentre che andavo a prendermi la birra si è riposato un po’ troppo, quindi non posso giudicarlo granchè, peccato!
Anche a freddo, comunque, ho apprezzato le note capricciose dell’aceto.

In compenso la birra era eccellente (volendo c’è anche il vino).
Aggiungo che quello di cui vi ho parlato era il menu completo, però potete prendere i piatti singolarmente o, perché no, lanciarvi sui panini, di cui ho comunque un buon ricordo.

Menu completo
– Foto frettolosa del menu completo, perchè volevo magnà!


Se oltre mangiare (c’è altro oltre mangiare e bere?) volete ballare vi informo che ogni sera si alternano sul palchetto della chiesa diversi gruppi. Quest’anno c’erano band dedicate ai bambini, altre tendenti allo swing e anche, naturalmente, gruppi di musica popolare. Per tutti i gusti.


Sagra lagane e ceci, conclusioni


E’ stata una grande conferma essere nuovamente qui, molto gradita, aggiungo.
Molto gradita perchè abbiamo ritrovato un evento che sembra non aver risentito minimamente di questi due anni di stop e ci ha fatto piacere rivedere 120 e passa persone, cariche a palla, funzionare come un singolo perfetto ingranaggio.


Gran merito della bella serata è stato del presidente Emilio Di Giacomo, che approfittiamo nuovamente per salutare, ha saputo illustrarci tutti i segreti e gli sfizi di un’organizzazione perfetta, quella della Sagra lagane e ceci, di Rufoli. Vi salutiamo, come sempre, da Il Trono di Sagre!


– Falco

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Sagra della coccetella, la tradizione della pasta fatta a mano di Sorbo Serpico (AV) – Il Trono di Sagre

Sagra della coccetella, la tradizione della pasta fatta a mano di Sorbo Serpico (AV) – Il Trono di Sagre

In provincia di Avellino, precisamente a Sorbo Serpico, il 29-30-31 Luglio 2022 tornerà la Sagra della coccetella, eccezionalmente con l’edizione numero 41.

Una sagra ormai storica e tipicissima dell’avellinese, che basa tutto il suo clamore sull’abbondante piatto di pasta fatta in casa, la coccetella, appunto, tipica del borgo.

Sagra della coccetella, locandina
– Locandina dell’edizione 2022


Le origini della Sagra della coccetella


Come molte manifestazioni campane la festa ha origini religiose: Le massaie di Sorbo Serpico decidono di onorare la Madonna della Neve, patrona del paese, consegnando ad essa il piatto tipico che da sempre veniva tramandato in famiglia, la coccetella.

La coccetella è una formato di pasta simile alle orecchiette, ma più grande e più stiracchiato, composto da un insieme di farina, semola e acqua.

Dall’unione tra le donne del paese e dal comitato Festa Maria SS della Neve nasce la sagra vera e propria.
Ancora oggi l’evento serve ad autofinanziare il paese per poter permettere, nei primi giorni di Settembre, la festa della santa patrona.

Sagra della coccetella, pasta
– La coccetella di Sorbo Serpico

Il Menu

Per l’edizione del 2022 si resta sul classico, alla Sagra della coccetella di Sorbo Serpico sarà possibile provare:

Coccetella al sugo
Braciola con peperoni
Specialità alla brace
Pizza fritta

il tutto accompagnato da vino locale


L’evento si terrà come al solito nei pressi della chiesa e della farmacia, dove oltre il palchetto che offrirà ai presenti musica popolare, sarà possibile trovare diversi solidi tavoli in legno dove rilassarsi in attesa del fumante piatto di coccetella.

Quest’anno la festa si terrà dal 29 al 31 Luglio.

Coccetella
– La coccetella di Sorbo Serpico (AV)

Informazioni utili:
+39 348 567 2410
Via Vincenzo Pennetti, presso Farmacia.

Falco

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Sagra Lagane e Ceci – Rufoli di Salerno, la cremosissima bontà che festeggia i 30 anni!

Sagra Lagane e Ceci – Rufoli di Salerno, la cremosissima bontà che festeggia i 30 anni!

Sagra lagane e ceci, locandina
– La locandina dell’edizione 2022


Finalmente ritorna la Sagra lagane e ceci


Ormai ci siamo, manca davvero poco e finalmente riprenderà anche la Sagra Lagane e Ceci di Rufoli di Salerno, come tutti sappiamo, gli ultimi due anni sono stati di “pausa”. Ma adesso è tornato il momento di riassaggiare questo splendido piatto, in compagnia delle persone che amiamo e perché no, anche con un buon bicchiere di vino.

lagane e ceci, tegamini
– I tegamini ricolmi di lagane e ceci!


Un po’ di storia


La sagra “Lagane e Ceci” di Rufoli affonda le sue radici nell’ormai lontano 1990 quando un gruppo di amici nell’ambito della comunità parrocchiale di San Michele di Rufoli decise di valorizzare un prodotto tipico della cucina locale con il preciso scopo di trovare i fondi necessari per acquistare una nuova statua del Santo Patrono, San Michele Arcangelo, da poco trafugata dall’omonima chiesa.

E’ da questi presupposti che la sagra “Lagane e Ceci” prende il suo avvio e nel momento in cui ha assolto il suo compito, consentendo di riacquistare la statua del Santo protettore, non ha affatto “chiuso i battenti” … anzi ha rivolto l’attenzione al mondo del volontariato devolvendo il ricavato di ogni anno in beneficenza o mettendolo a disposizione della comunità parrocchiale e delle sue esigenze.
Nel corso degli anni sono andate crescendo sempre più sia le presenze che il gradimento del pubblico, disposto anche a fare chilometri pur di assaggiare le tante prelibatezze locali, e il comitato si è trasformato in una associazione denominata “San Michele” composta da circa centotrenta tra volontari e associati, che contribuiscono a dar vita ogni anno ad un evento eno-gastronomico dal “sapore unico”.


Non solo lagane


Ad accompagnare questa prelibatezza ci sono una vasta selezione di prodotti tipici e specialità locali: dalla frionzola (carne di maiale con pupacchiole e pane) alle melanzane allardate, oltre ai panini farciti con milza, salsiccia alla brace, prosciutto o capicollo con contorno a scelta tra patatine fritte, broccoli, melanzane sott’olio, melanzane arrostite oltre a pizzelle di sciurilli e zeppole – il tutto servito con un ottimo vino rosso di produzione locale.


Le date ufficiali


Dunque, la sagra lagane e ceci di Rufoli di Salerno, riprenderà quest’anno con le consuete 5 giornate di sagra, il via sarà dato venerdì 15 luglio 2022, e pertanto, la sagra durerà fino a martedì 19 luglio.

Vi aspetteranno 5 serate di grande festa, in cui oltre a gustare lo squisito e inimitabile tegamino di lagane e ceci e tantissime altre specialità, potrete scatenarci a ritmo di musica, come ogni estate. Per l’intera durata dell’evento, la sagra ospiterà musica live, tanti spettacoli e artisti.


Musica e artisti

Venerdì 15 ci saranno gli Skizzikea, sabato invece sarà la volta degli Stragatti, a concludere la settimana sarà il turno di un gruppo di nostra conoscenza, i simpatici Vienteterra. La sagra si concluderà lunedì e martedì con la presenza della Ciurma e di Salerno periferia.

Per quanto riguarda gli artisti invece avremo il circo di Rudinì, Mariano Fiore “Malabariano” e Mario #NAPS. Per tutte le cinque serate, infine, in uno spettacolo itinerante, la posteggia napoletana di Lino Sabella e i Trampolieri in azione tra la gente per divertire, scherzare e far trascorrere del tempo in maniera spensierata.

Ecco una breve intro dell’edizione 2018, un susseguirsi di immagini che descrivono le pietanze che potrete trovare alla sagra.

L’evento Facebook ufficiale che potete seguire per rimanere aggiornati:

Evento FB
– Ecco l’evento FB ufficiale!


INFORMAZIONI UTILI


Organizzatori
Numero di telefono: 347 8259624
Email: sagreeventirufoli@gmail.com
Sito web: www.sagralaganeececi.it

Come arrivare?
Percorso consigliato da Salerno:
Pastena/Sala Abbagnano -> Giovi Piegolelle -> seguire indicazioni per Rufoli
Percorsi alternativi:
Fratte -> Ogliara -> Rufoli
Autostrada A3 uscita San Mango Piemonte -> direzione Ogliara

Parcheggio

Parcheggio
L’organizzazione della Sagra mette a disposizione, per tutti i visitatori, un ampio parcheggio gratuito al di sotto degli spazi della sagra, raggiungibile solo seguendo il percorso consigliato per Giovi Piegolelle.

Telegram Trono
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– Corvo

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Festa Farina Forca, Sagra del Cavatiello Maglianese – Magliano Nuovo di Magliano Vetere (SA), 17esima edizione

Festa Farina Forca, Sagra del Cavatiello Maglianese – Magliano Nuovo di Magliano Vetere (SA), 17esima edizione

La locandina ufficiale di Festa Farina Forca, Sagra del cavatiello maglianese
La locandina ufficiale
Piccoli talenti crescono di Festa Farina Forca, Sagra del cavatiello maglianese
Piccoli talenti crescono

Un po’ di storia

La Festa Farina Forca, Sagra del Cavatiello Maglianese è una manifestazione che si svolge ogni anno, dal 2004, a Magliano Nuovo, frazione di Magliano Vetere nella piazzetta panoramica Belvedere, dalla quale è possibile ammirare un panorama mozzafiato. La diciassettesima edizione sarebbe dovuta svolgersi nel 2020, ma per le motivazioni che tutti conosciamo, la manifestazione nelle annualità 2020 e 2021 non ha visto la luce. Quest’anno tornerà nelle date che vanno dal 31 luglio al 6 agosto 2022.

La piazzetta panoramica Belvedere di Festa Farina Forca, Sagra del cavatiello maglianese
La piazzetta panoramica Belvedere

La manifestazione di Festa Farina Forca è nata quasi per gioco, quando un gruppo di amici, seduti intorno ad un tavolino del bar, un po’ come i 4 amici di Gino Paoli, decisero di voler cambiare il mondo, o quanto meno quel piccolo angolo di mondo che orgogliosamente chiamavano “casa”. Da allora di acqua sotto i ponti ne è passata parecchia, la manifestazione è cresciuta, si è fatta conoscere nei paesi limitrofi e molto più in là, tanto è vero che è riuscita a vincere il premio Primula D’Oro-Oscar del Cilento 2020 per la categoria “eventi”.

Le sapienti mani delle donne di Festa Farina Forca, Sagra del cavatiello maglianese
Le sapienti mani delle donne di Magliano Nuovo

E’ ora di mangiare!

Nell’arco degli anni sono rimasti inviolati i sapori e i profumi che da sempre hanno caratterizzato Festa Farina Forca. Il menù è ricco e accessibile: va dall’ antipasto composto da salumi, formaggi e sott’olio a km 0, ai primi piatti cioè il principe della manifestazione “il Cavatiello”. Sapientemente prodotto dalle mani delle donne di Magliano Nuovo. E’ condito con sugo di pomodoro fresco oppure sugo di castrato al ragù, per passare ai secondi, trota e salsiccia alla brace e le fantastiche “mulegname mbuttunate“. Quest’anno ci saranno delle novità per quanto riguarda i contorni, oltre alle apprezzatissime e famosissime “rape e patate”. Avremo patate e peperoni fritti e zucchine alla scapece; e per finire i dolci: tutti home Made, dai secchi alle zeppole.

L’intento dell’associazione Manlium, cioè l’associazione che porta avanti questo progetto dal 2004 è sempre stato quello di conservare il patrimonio gastronomico e culturale del proprio paese. Realizzando le pietanze seguendo le ricette della tradizione, chiedendo consiglio a quella fonte inesauribile di saggezza popolare: gli anziani del paese, e anche promuovendo la tutela della storia antichissima di Magliano, del suo folclore e delle sue tradizioni. In occasione della decima edizione, ad esempio, è stata organizzata una rappresentazione teatrale e un convegno.

– Clicca sull’immagine per ricevere le notifiche dell’evento facebook

INFORMAZIONI UTILI

Organizzatori: Associazione Manlium
Numero di telefono: 329 013 7411
Email: festafarinaforca@libero.it

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