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Festa della montagna – Acerno (SA) – 2023

Festa della montagna – Acerno (SA) – 2023


La Festa della montagna di Acerno (SA) mescola il passeggio del centro cittadino a quello degli iniziali sentieri della montagna. Paese e montagna vivono da sempre in simbiosi, ed è proprio la festa, quest’anno tenutasi nei giorni 9 e 10 Settembre, a celebrare questa antica unione. L’evento è organizzato dall’Associazione Tannera.


Festa della montagna di Acerno, il programma


La Festa della montagna non si limita ad una sfilata gastronomica. Al contrario, il suo programma è colmo di piccole manifestazioni tutte atte a mostrare e riprendere antichi mestieri, usanze, riti e lavori di una volta.

Quando siamo arrivati, con le persone che già sciamavano da questo a quel prato, ci siamo ritrovati praticamente quattro show in contemporanea. Una piccola fila stava nascendo nei pressi della Cagliata. In questo spazio messo a disposizione per i casari locali avveniva tutta la dimostrazione su come si preparano ricotta, primo sale e treccia di mozzarella. Le piccole ricotte vengono compattate negli appositi stampini, sul pentolone invece, colpita e addensata, si tormenta la pasta filante che poi avrebbe formato trecce e mozzarella, con tanto di dimostrazione di intreccio fatto a mano.


Il piattino dimostrativo è servito al pubblico molto attento e noi stessi abbiamo assaggiato ben volentieri. Sono un amante di tutti i formaggi freschi quindi mi sono piaciuti tutti e tre. La ricotta calda, in particolare, era una delizia, ma anche primo sale e treccia si difendevano bene.

Poco distanti giacevano quattro grossi buoi, a loro e dei muli l’onere di sfilare dal parco fino al centro cittadino, dando dimostrazione di traino di enormi tronchi di legno. Alle due coppie di buoi veniva agganciato il grosso tronco, mentre ai muli toccavano dei rami più affusolati e dal diametro direttamente inferiore. I muli si riproponevano poi anche per le gare di carico e scarico. Per constatare quale concorrente riuscisse a preparare più velocemente sella e materiale per la competizione.

Tra i sacchi pronti per il carico anche quelli colmi delle ceneri del catuozzo. Costruzione quasi arcaica concepita per la produzione di carbone. Se ricordate, il capannello viene tirato su con dei rami, i quali vanno a erigere una solida capanna con dello spazio aperto utile per far circolare il vento e nutrire di ciocchi infuocati la struttura, che può continuare a bruciare per giorni e giorni.


Festa della montagna di Acerno, il programma pt. 2


Nello stesso parco era da poco iniziata anche la competizione con i motosega.
Diversi esperti, di cui molti in tarda età, si mettevano in gioco per cercare, con un taglio netto e deciso, di estrarre dall’enorme tronco messo a disposizione, un ciocco del peso e della dimensione giusta.

Chi più si avvicina al peso e alle dimensioni ideali, decise inizialmente dalla giuria, vince.
Sulla destra, in fondo, dei cordoli bianchi e rossi delimitavano le aree nelle quali si esibivano lagotti e segugi addestrati alla ricerca del tartufo. I simpatici cagnoloni si ficcavano con la testa nel terreno alla ricerca dei profumati tuberi, destando l’attenzione di appassionati ma soprattutto di tanti giovani, felici e sopraffatti dalle tante possibilità di scoperta.


Nella stessa zona era possibile vedere un’arnia con tanto di ape regina e sciame intenta a proteggerla. Mentre con curiosità si seguivano i percorsi creati dalle api nell’alveare erano anche disponibili delle prove d’assaggio di miele con diversi abbinamenti. Più sotto ancora, invece, il tree climbing. Degli esperti, con resistenti carrucole, facevano provare ai curiosi l’ebrezza di essere trainati su un imponente albero, per poi essere dolcemente riportati al suolo.


Intorno alle 15.00 sarebbe iniziato anche lo show dei Falconieri dell’Irno, che ormai cominciamo ad incontrare spesso nel corso dei nostri giri mangerecci per sagre ed eventi regionali. Lo spettacolo, istruttivo e interessante, vede sempre alcune dimostrazioni di volo dei rapaci scelti per la giornata. Gufi africani, aquile del cile, barbagianni e altri esemplari, volano da un guanto imbottito all’altro dispiegando le grandi ali, oppure dimostrando quanto sia fine il loro udito e acuta la loro vista. Allo spettacolo spesso sono invitati a partecipare bambini, che si dimostrano sempre entusiasti di avere a che fare con queste regali creature.


Festa della montagna di Acerno, il menu


Come prima accennato, il vastissimo programma di dimostrazioni, musica e altro quasi sormonta la parte culinaria della festa. Questa però non è assolutamente da perdere, dimostrandosi comunque degna di essere scoperta. Il menu è creato in simbiosi con dei ristoranti.

Per fare un po’ di chiarezza possiamo dire che ci sono alcuni ristoranti del centro che preparano arbitrariamente dei menu proprio per l’evento. Nelle zone dedicate agli stand gastronomici abbiamo invece un mix di aiuti dato dall’Associazione Tannera e ristorazione locale.

Ai macellai è affidata la preparazione delle carni alla brace. Costate di maiale, bistecche, salsicce, pancetta, con patate e sfrionzola. Patate al forno che vanno per la maggiore come accompagnamento e carni che, forse aiutati dalle fronde fresche degli alberi e dalla magia del mangiare all’aria aperta, ci sono sembrate particolarmente buone.


A seguire abbiamo diversi primi a disposizione. Cavatelli al ragù di cinghiale, raviolo farcito di ricotta servito al sugo e pippoli con fagioli e castagna. Mentre cavatelli e ravioli non hanno bisogno di molte presentazioni va forse ricordato che i pippoli sono pallini di pasta serviti in una sorta di zuppa molto addensata. Si accompagnano solitamente con funghi, castagne, carne, patate o prodotti del bosco.

I prezzi medi di queste pietanze sono tutti un pochino più alti della media, rispetto ad altri eventi simili.
Ci è stato spiegato che ciò avviene poichè la pasta (realizzata artigianalmente) non è improvvisata in strada ma bensì nei laboratori propri di ogni struttura ricettiva. Questo ha dei costi che solitamente una sagra classica non deve sostenere, ed ecco spiegato il piccolo sovrapprezzo.


Festa della montagna di Acerno, il menu pt. 2


Scorrendo ancora avanti troviamo anche della pizza fritta, del caciocavallo impiccato (disponibile in centro, vicino la chiesa!) e due piatti poveri appartenenti alla tradizione acernese, quali il Pan Cotto e la Zuppa di Castagne. Questi due piatti spacciati per “semplici” erano tra i più buoni e sorprendenti dell’intera proposta. Il pan cotto, che è un piacevolissimo mappazzone di pane e patate sfritto e saltato in padella con vari aromi non si spiega come faccia ad essere così buono nonostante sia composto da tre ingredienti in croce (appunto pane, patate e aromi). Idem la zuppa di fagioli e castagne, dove l’assaggiatore attento noterà subito la presenza di cotenna/grasso, la quale concede una certa sapida collosità al composto.


Presente al centro della piazzetta di fronte il convento (all’interno del quale, nel chiostro, è possibile anche osservare una mostra fotografica relativa alla II Guerra Mondiale) anche uno stand di dolci.
Dai classici calzoncelli con ripieno di cioccolato e castagne fino a dolci nazionali. Come Zeppole di San Giuseppe, pasta di mandorle, piccola pasticceria, babà ripieni di crema e delizie di ricotta e pera.


Altri stand culinari, come quelli presenti in piazza, li trovate anche in centro, vicino alla chiesa. Essi sono stand identici a quelli descritti finora, utili semplicemente a smaltire la folla e permettere anche a chi si sta occupando di visitare il centro, di trovare un punto di ristoro più vicino.
Non ho parlato molto del vino ma come era intuibile viene servito nei pressi della grigliata.

Molti stand esterni, ma inseriti nel percorso, propongono salumi e formaggi locali e regionali, conserve, dolci tipici, artigianato, miele e confetture, potete sbizzarrirvi quindi con la scelta di tipicissimi souvenir.


La Festa della montagna, conclusioni


Abbiamo notato con piacere come l’evento, che apertamente dice di puntare all’intrattenimento e alla scoperta della vera Acerno, riesca in realtà a svolgere in modo eccellente i diversi aspetti della manifestazione. Noi siamo sempre particolarmente affezionati al lato gastronomico, si sa, ma ci ha fatto piacere vedere come viene realizzata da 0 una cagliata, allo stesso tempo è stato interessante provare piatti quasi mai sentiti o raramente assaggiati prima, come appunto il Pan cotto o i Pippoli.


Idem è interessante vagare col naso all’insù incuriosendosi dapprima col tree climbing, poi al contrario fissarsi i piedi non perdendosi lagotti e cuccioli lanosi alla ricerca di tartufi, voltarsi di qua e di la e sorridere di fronte la particolare sfida delle motoseghe o soccombendo all’imponente dimostrazione di forza di buoi.

L’evento è rodato e anche se quest’anno si è dovuto per forza di cose cambiare il luogo dello svolgimento (causa lavori in corso ed impalcature) il tutto non ne ha minimamente risentito, anzi.
Quel che si coglie anche al primo sguardo è anche un desiderio di essere in contatto con la natura, e con la montagna, la quale si può anche visitare con due escursioni completamente gratuite organizzate di primo mattino (alle 9) e che mostravano al pubblico il Sentiero delle Acque e la Valle delle Cartiere e Ferriere che ha origine proprio da Acerno. Insomma, una festa decisamente per tutti i gusti.


Falco

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Festa della nocciola – Baiano (AV) – 2023

Festa della nocciola – Baiano (AV) – 2023


La festa della nocciola di Baiano (AV) è uno dei primi eventi a dettare il cambio di passo dall’estate all’autunno. Le date di quest’anno sono quelle che vanno dall’8 al 10 Settembre. Già nella giornata d’esordio del venerdì si segnala una bella risposta di pubblico. L’evento negli anni ha saputo costruirsi una solida reputazione, basata innanzitutto sulla qualità delle pietanze proposte.


La nocciola di Baiano


La Festa della nocciola riprende il prodotto più noto e pregiato del territorio: la nocciola.
La nocciola (di qualità mortarella) ha fatto la ricchezza di Baiano e dei comuni limitrofi (e ne abbiamo parlato abbondantemente qui) ma soprattutto ha saputo regalare ai buongustai un seme versatile e gustoso, che si adatta a diverse preparazioni con disinvoltura.

La nocciola compare in ogni parte del menu, che qui di seguito vi riportiamo nella sua interezza:

  • Pasta fresca al pesto di nocciole 6€
  • Panino salsiccia e contorno (melanzane sottolio) 5€
  • Panino Hamburger e scamorza con crema di nocciole 6€
  • Polpette di vitello con fonduta alla nocciola 6€
  • Straccetti di vitello con crema alle nocciole 6€
  • Tagliere di salumi con ricotta di bufala con granella di nocciole, miele e olive taggiasche 7€
  • Patatine fritte 3€
  • Pizza fritta alla montanara & Pizza fritta con crema di nocciole e capocollo 4€ (la coppia)


Quelli elencati sopra sono tutti stand Pro Loco. Come stand “esterni” che partecipano comunque alla festa abbiamo la casetta del caciocavallo impiccato, due postazioni di birra artigianale (provate entrambe, molto buone, consigliamo). In alternativa un’intera postazione dedicata al vino, con molte scelte di bianchi, rosati e rossi e soprattutto i dolci, affidati ad aziende agricole e pasticcerie del territorio.


Disposizione della Festa della nocciola


Prima di raccontarvi cosa abbiamo provato e cosa ci è piaciuto di più facciamo una piccola panoramica su come è disposto l’evento. La piazza accoglie i visitatori con un primo palco, le panche sono al centro e sono accerchiate dagli stand della pizza fritta, hamburger, dolci e al centro, sotto un imponente traliccio che riporta l’effige della Pro Loco di Baiano, abbiamo una cassa veloce dove è possibile prendere birre nazionali alla spina, bibite e acqua.


Alla sinistra della cassa (non quella veloce) si apre la villetta comunale.
Il percorso continua all’interno, quest’anno come tema (che cambia ogni anno), è stato scelto il mondo contadino. Appena discesa la rampa che porta all’interno della villetta trovate subito alla vostra sinistra i taglieri, il caciocavallo e l’ottimo stand di birra artigianale Okorei.

Immediatamente alla destra del percorso compaiono delle balle di fieno con delle basi in legno a fare da tavolino, questa è una composizione che a me piace sempre molto. Poi si continua con la pista da ballo, dove imperversano liscio e balli di gruppo, e troviamo i primi banchi dedicati ai mercatini artigianli.
Opere realizzate in legno, ricamate, monili, bracciali, anelli e targhe personalizzate con nomi figli del 2023.


La coerenza del tema scelto viene svelata anche in piccoli particolari, tipo le lucine hanno tutte dei paralume realizzati in tela, molto country, oppure qui e lì trovate degli spaventapasseri dai sorrisi morbosi ansiosi di fare dei selfie con voi.

Infine, il percorso si conclude con il secondo palco, altri tavoli, la postazione del vino, un’altra di birra artigianale e gli ambiti stand di pasta, straccetti, polpette e panino. Ora, finalmente, parliamo di magnà.


Il menu della Festa della nocciola


La nostra esplorazione comincia, una volta tanto, in ordine cronologico (spesso per esigenze di raccolta materiale, tempi di arrivo della folla etc è capitato di sorseggiare vino mentre in una mano sorreggevamo un’ustionante pizza fritta colma di sugo e nell’altra una sfogliatella con la ricotta…) e quindi partiamo subito con la pasta.

In realtà prendiamo si per prima la pasta…ma approfittando della poca fila (ho visto onestamente poche file intasate, forse solo quella della pizza fritta aveva dei rallentamenti) al volo ci procuriamo anche gli straccetti e le polpette. Vuoi un po’ i video, vuoi un po’ le foto, per evitare che si freddi troppo la carne partiamo proprio dagli straccetti.


Alle spalle dello stand abbiamo seguito con interesse la preparazione, un esperto maneggiatore di pentoloni faceva saltare e girare gli straccetti cercando di non farli mai diventare stopposi. L’aggiunta della granella di nocciola non infastidisce affatto, né diventa mai stucchevole. Gli straccetti sono teneri e succosi e la scarpetta ci sta tutta. Step due, passiamo alle polpette.

“Ah!”, esclamiamo (o qualcosa di simile…) ma quanto sono buone queste polpette!
Anche in questo caso la nocciola, servita in forma di fonduta, non è mai di troppo, accompagna e avvolge la polpetta croccante fuori e tenera dentro, perfettamente bilanciata. Il menu è ottimo (spoiler!), ma forse la polpetta è il piatto che ci è piaciuto di più.


Tocca finalmente alla pasta. “Ah!”. L’avevamo lasciata per ultima e invece sai che…forse bisognava portarle più rispetto? Si sa, in un evento a volte la pasta può essere scotta, può essere gentile di sale (parole in codice per dire che…è scema! ndF. scema = povera di sale), può avere qualche mancanza perché cucinare per 1000, 2000, 3000 persone può essere un incubo ed è difficile tenere bilanciato un piatto…

Tutto questo non tange lo chef (che ci dicono aver scelto personalmente questo tipo di fusillo), che tira fuori un piatto da ristorante, in una cucina un po’ da campo (ovviamente, è una sagra/festa!). Allora io dico, lasciate fare a quell’uomo quello che più desidera, perché ne sa eccome.

Avrete insomma capito che la pasta è ottima. E’ al dente, o meglio ha una cottura perfetta, è ricca di sapori. Salata, pepata, la nocciola diventa una cremina che…indovinate un po’? Esatto, non stucca! (si è capito che non sono un amante di creme dolci?) ed è un piatto che non potete mancare.


Birrone, tagliere e hamburger


Se cominciamo a fissarci annuendo e non parlando vuol dire che qualcosa ci sta sorprendendo, e tutta questa prima parte del menu ufficiale direi che è promosso a pieni voti. Vediamo che altro c’è.

Mentre gironzolavamo nelle retrovie avevamo già notato il panino “gourmet” con scamorza e crema di nocciole, che si opponeva a quello classico da festa di paese con salsiccia e melanzane sottolio.
Senza nulla togliere alla qualità della salsiccia proposta (che attirava non poco, cotta alla brace in esterna) scegliamo di provare l’hamburger. MA PRIMA…è il momento della seconda pinta cadauno e del taglierino.


Come accennato prima prendiamo la seconda pinta dal birrificio Okorei e ce la gustiamo in abbinato al tagliere. I prodotti sono freschi e locali, sono molto teneri e questo è sicuramente il punto di forza, ma tra tutto quello proposto ho preferito la ricotta di bufala con miele e granella di nocciole (eh lo so, metti il miele da qualche parte e mi hai in pugno…) e le nocciole sgusciate, gradevolissime per un aperitivo sfizioso.


E’ arrivato il momento del panino. Io vorrei dividerlo ma il Sig. Corvo comincia a rabbuiarsi e quindi vada per un panino a testa (“A Settembre ci si rimette in forma” Cit.). Questa è la fila più lunga che abbiamo fatto e dura si e no 10 minuti. Alle nostre spalle un signore si lamenta di aver fatto il ticket per il panino alla cassa della pasta e di dover essere stato “costretto” a tornare in piazza per prenderlo. Dallo stand gli rispondono ridendo che “a una festa si cammina”, e siamo d’accordissimo! Quanti punti prende in più un evento che ti permette di fare anche due passi? Tanti! E ti fa anche illudere che hai fatto un po’ di moto.


Il panino è ottimo. Solita considerazione sulla crema di nocciola, che si mescola in modo soave con la scamorza. Ottimo e succoso anche l’hamburger, pane tenerissimo, metà dei pub della regione Campania per cortesia prendano esempio. Non è una pecca, ma una verdurina avrebbe aiutato. Tipo un friggitello verde bello appassito su piastra. Però si sa, più aggiungi e più complichi, capisco perchè l’hanno lasciato “neutro”, vi assicuro che è comunque ottimo e ve lo consiglio.

PS io lo mangio tutto mentre il Sig. Corvo se ne lascia metà a portar via. Cosa che se volete fare a vostra volta sarà possibile grazie ad una pratica scatolina di cartone che vi rilasciano con l’hamburger. Un’ottima idea che ci piacerebbe vedere più spesso!


Festa della nocciola di Baiano, in sintesi


La Festa della nocciola di Baiano, edizione 2023, è secondo noi un evento molto riuscito. Il menu ci è piaciuto molto e siccome siamo all’angolo dei consigli vi diamo qualche nostra dritta per provare il più possibile.
Se siete in due dovete spartirvi in modo obbligatorio pasta, straccetti e polpette.
Le polpette prese da sole non sono propriamente economiche (2€ a polpetta), ma sono veramente buone e secondo me dovete provarle. A questo punto vi siete fatti metà menu con 8,50€ a testa. Pinta di birra artigianale e panino gourmet diviso a metà e avete provato il meglio con nemmeno 12€ ciascuno. Fate un ultimo sforzo e concedetevi un dolcetto, in modo da provare davvero la nocciola in tutte le creme e avrete assaggiato praticamente tutto il menu con 15€ scarsi. Impossibile lamentarsi.

Vi ricordiamo che l’evento andrà avanti fino a Domenica 10 Settembre, che le cucine aprono tra le 19.30 e le 20.00 e che la nocciola non stucca in nessuna preparazione. Buon divertimento!

– Dall’8 al 10 Settembre! Clicca sulla foto per avere tutte le informazioni!


Segnaliamo inoltre un simpatico siparietto con i gentilissimi ragazzini che aiutano la Pro Loco sbarazzando i tavoli e facendo simpatici sondaggi tra la folla. “Vi è piaciuta la festa?” “Vi è piaciuta la pasta?” “Che cosa non vi è piaciuto?” chiedono con incessante e sincero interesse. Ultimamente ci è capitato di incontrare tante nuove leve, negli occhi delle quali abbiamo scorto tanto genuino entusiasmo. Speriamo di trovarli un giorno a prendere le redini degli eventi che li hanno cresciuti.
Ne approfittiamo anche per salutare Mariella Del Basso e Felice D’Anna, Presidente e SMM dell’evento, che sono stati tanto gentili prima e dopo il nostro incontro, svelandoci tutti i retroscena della festa alla quale vi consigliamo di partecipare!


Falco

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Sagra del vitello podolico intero allo spiedo – Santo Stefano del Sole (AV) – 2023

Sagra del vitello podolico intero allo spiedo – Santo Stefano del Sole (AV) – 2023


Santo Stefano del Sole (AV) ha ospitato il 25 e il 26 agosto la 50° edizione della Sagra del vitello podolico intero allo spiedo. Un incredibile traguardo raggiunto con grande abnegazione da parte del paesino dell’avellinese. Un traguardo fatto di volontari, grande lavoro e la voglia di non arrendersi allo spopolamento.


Sagra del vitello podolico intero allo spiedo


E’ sicuramente uno dei nomi più lunghi e ricordati del panorama sagre avellinese, il fatto che la denominazione sia così specifica fa sorridere, ma ci fa anche immaginare quanto si tenga a certe tradizioni. La Sagra del vitello podolico intero allo spiedo infatti riprende con costanza diversi fattori, scandendoli precisamente nel suo nome. Innanzitutto era, è e resta una sagra. Il che significa che tutto il lavoro è fatto principalmente da volontari. Amici e parenti che si raccolgono per mantenere viva una tradizione.


Il vitello è podolico. Questo ci da indizi sia sull’età della bestia, che sulle sue caratteristiche. Non è carne di manzo a caso, è un vitello podolico. E’ intero, ed è allo spiedo. Questi due dettagliucci bastano a stuzzicare la fantasia dell’avventore. Un vitello allo spiedo, intero? E come ce lo mettono?

Ce lo mettono a fatica, perchè il vitellino è una bestia di 280kg (anzi sono due vitellucci, per quasi 600kg in totale!) e soprattutto lo mettono su un marchingegno di stampo Davinciano (che ha praticamente inventato il girarrosto, quindi il tutto calza a pennello) dove la carne gira e si cuoce lentamente, fin dal mattino. Degli addetti coccolano la carne in cottura con aromi (naturali, la carne deve mantenere inalterato il più possibile il suo sapore) e aglianico, finchè non è pronta.


La lunga cottura del vitello


Sezionato in parti, parti molto grosse, il vitello viene man mano smontato e portato nella zona dedicata alla cucina. Siamo rimasti molto sorpresi nel constatare il ritmo della macchina organizzativa nelle retrovie. Parliamo di una 70ina di persone, ognuna con il suo ruolo, incastonate perfettamente in una catena di montaggio ben oliata.


Il tutto comincia con lo sminuzzamento e il taglio. Le diverse parti dell’animale vengono omaggiate agli addetti che si occupano di una specifica parte. Dal vitello, per la sagra, si producono esclusivamente due piatti: il panino e gli straccetti. Per il panino si necessitano fette sottilissime (3/4 mm, a occhio) tagliate finemente da macellai con delicate mani da pittore. Sembrava di vedere un prosciutto sotto un’affettatrice, invece era un esperto macellaio con un coltellaccio e una grossa spalla bovina sul tavolo.

Le fette sottili vengono stese e condite con sale e olio, poi vengono nuovamente ripassate (da un’altra postazione) che gli da il tocco finale atto a certificare il punto di cottura ideale per essere servite alla manifestazione.

Gli straccetti invece, come potete immaginare, sono pezzettoni un attimo più grossi, di carne più fibrosa, che tende quindi a sfaldarsi. Vengono tagliati più spessi, per non disperdersi, ma sono ugualmente delicati. Finita la trafila, che tratta due-tre postazioni diverse, oltre quella d’origine sullo spiedo, ecco che la carne arriva finalmente ai giovanissimi, che si occupano di impiattarla e servirla.


Sagra del vitello podolico intero allo spiedo, l’assaggio


Mentre eravamo in giro a scattare foto e video, attenti a non intralciare la macchina perfetta composta dallo sforzo umano dei volontari, venivamo invitati ad assaggiare qui e lì e a fare dei piccoli test.

Ed è in questo momento che Lina Feola, che ci ha voluti qui ad essere testimoni di questa magia, ci porge le nostre personali porzioni di straccetti e panini. Ci viene proposto anche un bicchiere di vino e nel mentre che si finisce di chiacchierare, prendere posto, fare le ultime foto e riguardare le clip per essere sicuri di non essersi persi niente…passa un bel po’ di tempo. Peccato, pensiamo, ormai sarà freddo.

Procediamo al morso e all’assaggio degli straccetti. Favolosi, non più bollenti ma tenerissimi, gli straccetti hanno la giusta tenacia per essere morsi e dilaniati con facilità. Il sapore è di pura carne, nient’altro, al massimo un po’ di sale. Così semplici eppure così buoni, è anche complesso descriverli senza essere banali. E il panino?

Per me il panino è la vera sorpresa. Panino morbidissimo con fettine di vitello tagliate sottili. Panino non bagnato (o comunque non inzuppato) nei succhi della carne ma che si piega comunque alla tenerezza delle fettine. La mente ricorre ai migliori esempi di carne provata in giro per il mondo, dal buonissimo pastrami del Mogg di Berlino fin alla schiena di bovino bollita e salata servita alle 10 del mattino nei vigneti del Beaujolais, durante le vendemmie settembrine a Villié-Morgon, vicino Lione.


Perchè questi esempi così specifici e altolocati? Perché la mia mente necessita di piazzare questo panino in qualche classifica mentale, e non dimenticarlo. Notate che ho citato un tramezzino fatto da alcuni tra i più raffinati esperti nell’arte del panino, e uno fatto praticamente da vignaioli. Questo perché il prodotto è, in ambedue i casi, un fine ma naturale mix di tecniche e naturale bontà del prodotto.


Vino, luci, balli e santi


C’è voluto grande coraggio e forse un po’ di beata ingenuità, per preservare questo panino nel tempo. Chissà quante mode e quante tendenze ha schivato in 50 anni. Chissà in quanti hanno proposto di arricchirlo, modificarlo, stravolgerlo. I due santi di Santo Stefano del Sole hanno vegliato sulla sua inalterabilità per dieci lustri, come fosse una reliquia.

E a proposito di santi, qui ce ne sono due. Santo Stefano, la figura che da anche il nome al paese, e San Vito Martire, che da il nome al comitato organizzativo. Probabilmente uno di loro ama gli straccetti e l’altro il panino. Passioni in realtà perfettamente conciliabili.


Conciliabili anche a un buon vino (per rimanere in tema ecclesiastico), che proviamo da Domenico Urciuoli, che molto gentilmente ci narra del suo vino e ce lo fa anche assaggiare. Vicino un gusto così delicato io ho scelto un fiano, per me ci stava da Dio (o da Santo Stefano). Chiaramente avete anche l’aglianico e diverse altre scelte. Sono disponibili anche vini di Feudi San Gregorio e Rosa Boccella, a voi la scelta!


50 anni di evento


In 50 anni la Sagra del vitello podolico intero allo spiedo ha subito diversi cambiamenti. Prima era nel piazzale della chiesa, ora per motivi logistici si è spezzettata in due-tre piazzette adiacenti.
C’è quella della chiesa, in alto, alla quale venite condotti da un corridoio di luci, c’è quella centrale dove si ritira il panino/straccetto, dove rotea il vitello sulle braci, e dove sono al lavoro tutti i volontari, e poi c’è quella immediatamente attaccata, dove si prova il vino, il caciocavallo e si prova a trovare un posto a sedere.


L’evento negli anni ha formato nugoli di appassionati. Abbiamo sentito qualcuno sbuffare per le file, vi assicuro che più veloce di così quelle persone non potevano andare. I tempi tecnici sono quelli della carne, e vanno assecondati. A proposito di cose noiose, parliamo anche di prezzi: Il panino viene 6€, gli straccetti 7€.

Quest’anno, eccezionalmente, la prima giornata dell’evento è stata affidata ai tre chef Agnes, Parisi e Mariconda. Questo risvolto è interessante e apre la strada a diverse possibilità. Ogni anno si potrebbe riprendere la sagra classica, e accostargli di fianco un’altra serata nella quale si propone qualche novità, che naturalmente rispetti e non alteri le qualità del pezzo di carne proposto. Ecco, come dicevo ieri, io tra uno straccetto e un panino con fettina…un bel sandwich con cetriolino e un po’ di senape e cipolle rosse lo proverei ben volentieri. Ve lo propongo sotto la benedizione di San Falco (che comunque esiste). O perchè no, in versione terrina? In una mousse? In un patè? C’è un anno di tempo, pensateci!


Falco

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Sagra della lasagna e delle polpette costesi – Costa di Mercato San Severino – 2023

Sagra della lasagna e delle polpette costesi – Costa di Mercato San Severino – 2023


La Sagra della lasagna e delle polpette costesi, di Costa di Mercato San Severino (SA), si terrà dal 23 al 27 Agosto 2023 proprio nella frazione vicina all’Università di Fisciano.


Lasagna protagonista in menu


Sicuramente, come suggerisce il nome, alla Sagra della lasagna e delle polpette costesi il piatto protagonista è proprio la lasagna. Essa viene presentata con all’interno pezzettoni di salame e di polpettine, in un incrocio a tre tra bolognese, napoletana e costese.

La lasagna è molto tenera, modello dolce al cucchiaio, questa è una scelta che può piacere e non piacere.
Personalmente, per quanto apprezzi la crosticina da forno, non mi dispiace neanche questa tipologia qui (che poi è la stessa che realizzo anche io, quindi…)


La lasagna, ricca di sugo e paragonabile per consistenza quasi ad una mousse, mi è parsa più saporita dello scorso anno, e anche più farcita in generale.

Allo stesso tempo però la pasta e fagioli sembra perdere il confronto a distanza con se stessa.
Molto più brodosa di quella dell’edizione 2022, che era si povera di sale, ma che risultando molto collosa e appapocchiata risultava molto soddisfacente da buttar giù. Ricordava una Nennellesca pasta e patane.
Quella di quest’anno sembra non credere molto in sè, anche se bisogna dire che noi abbiamo pescato il primo giro di piatti, mentre è risaputo che una pasta e fagioli da il meglio quando ha il tempo di riposare.

Ho sbirciato i piatti degli altri commensali dopo qualche ora e sembrava già più rappresa. Meglio così.


Le polpette costesi


Altra coprotagonista della serata sono proprio le famose polpette costesi.
Oserei dire che sono il piatto migliore e il più riuscito (apparentemente anche quello più scelto)

L’evento ha avuto diverse difficoltà a partire per problemi logistici. Inizialmente alcune forniture sono arrivate in ritardo, dopo, inoltre, ci sono stati problemi col quadro elettrico. Per fortuna è stato tutto risolto e la friggitrice è ripartita a mille, pronta a soddisfare le tante richieste di polpette, ma questo ha fatto sì che si creasse un po’ di fila e di impazienza.

Ciò non dovrebbe più capitare, assicurando ai restanti giorni dell’evento (fino al 27 agosto), una regolare continuità delle attese.


Anche la polpetta sembra avere un piccolo upgrade. Tanto, tanto pepata, ci è sembrata farcita con più generosità rispetto allo scorso anno.
I pezzettoni di salumi all’interno sono stati una graditissima scoperta.
Ideali per un aperitivo sostanzioso faranno probabilmente impazzire gli amanti dell’oliva all’ascolana, e simili.


I panini


Lo scorso anno esaltammo alcune delle scelte della Sagra della lasagna e delle polpette costesi, tipo quella di inserire, come alternativa al panino classico da festa, quello alla milza.
Complimenti che ci sentiamo di rinnovare. Non siamo esperti di milza alla salernitana ma l’abbiamo mangiata in diverse occasioni.

La milza presentata a Costa durante la sagra risulta poco aggressiva, assolutamente non eccessiva di piccante e neanche pregna d’aceto. Molto tenera, molto umida, si adatta molto al panino inzuppando il giusto la sua mollica. Benché io sia amante di aceto e l’avrei gradita anche più cattiva, devo dire senza molte esitazioni che questo è un tocco del menu decisamente riuscito.


In alternativa potete scegliere i grandi classici di festa: Porchetta e patatine & Salsiccia e patatine.
Fra i due abbiamo scelto quello con porchetta. Sicuramente rispetto alla proposta con la milza questo tipo di panino risulta intuibilmente più secco, consigliamo qualche salsa laida per aiutarlo nella sua discesa nell’esofago.


Altre scelte in menu e intrattenimento.


Con un guizzo potete scegliere volendo anche l’impepata di cozze, ma ancora una volta vi sospingo leggermente verso il panino con la milza, che metto in un ideale tris con la lasagna e le polpette.

Vino rosso o bianco, oppure bibite. Non abbiamo assaggiato il bianco, dedicandoci piuttosto a un doppio-triplo bicchiere di rosso, che comunque si sente tutto.


Per dolci, zeppole e brioche (anche farcite al cioccolato) fritte al momento, che potete gustare pigramente mentre di fronte a voi, sul palco, passa il convegno sulla legalità e l’ambiente, argomento sempre caro al comitato organizzativo. Post convegno, in verità molto breve e conciso, è il momento dell’intrattenimento musicale. Per i più piccoli possibilità di passeggiata a cavallo e qualche giostrina colorata.

La Sagra della lasagna e delle polpette costesi ha un buon pubblico di fedelissimi.
Anche quest’anno abbiamo notato qualche migliaio di persone (2.000 nelle prime ore, ci conferma il comitato organizzativo) sciamare tra la cassa, il ritiro dei piatti e l’abbondante scelta di tavoli (sia nel campetto sportivo ben illuminato sia nello spiazzo di fronte il palco).


Da segnalare invece, e da sottolineare, la gentilezza e disponibilità dei giovanissimi.
Un’educazione sorprendente che è venuta fuori in più di un frangente. Adeguati ai loro ruoli di farcitura panini e consegna polpette, amabili anche a gestire le pressioni di gente col triplo dei loro anni che smaniava per essere servita per prima e puntualissimi anche nella pulizia certosina dei tavoli.
Davvero complimenti.

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Festa del fico bianco – Giungano (SA) – 2023

Festa del fico bianco – Giungano (SA) – 2023

La Festa del fico bianco di Giungano (SA) riprende uno dei prodotti che ha reso celebre Giungano (insieme a tanti altri, diciamo che nell’ultimo decennio la cittadina è salita alla ribalta nelle mete estive cilentane per diverse meritevoli iniziative). Il fico bianco però, tra i tanti, merita un posto d’onore per la sua dolcezza e versatilità e la Pro Loco ha tutta l’intenzione di sfruttare le sue caratteristiche per dar vita a un lungo menu.


I giorni del fico bianco


La Festa del fico bianco di Giungano (SA) si tiene solitamente tra il 20 e il 24 Agosto, questi sono i giorni perfetti, tra la fine della calura più intensa di Agosto e l’inizio della parte finale d’estate, ben più sopportabile, che annuncia l’arrivo di Settembre. Il caldo unito ad una gentile brezza rende i fichi pronti per essere gustati.


La festa si tiene in località San Giuseppe di Giungano, gli stand sono posizionati ambo i lati della strada e occupano poi un lato della piazzetta dove viene eretto anche il palco. La strada è naturalmente chiusa al traffico per i giorni dell’evento. Il luogo designato per la festa non ha certamente il candore e l’attrattiva del prodotto che celebra ma è facilmente raggiungibile da un vasto pubblico, fu fatto un tentativo di esportare la festa vicino il suggestivo convento ma la bella cornice metteva in difficoltà, a dir poco, il processo di viabilità.


La Festa del fico bianco è giunta ormai alla 7° edizione e sembra aver trovato una sua quadra, ieri dopo aver chiacchierato con Francesco Astone, che si può definire l’ideatore e primo promotore dell’evento, siamo andati come al solito a gironzolare tra i vari stand e abbiamo trovato ovunque un clima molto sereno e rilassato. Volti sorridenti e persone amichevoli che non vedevano l’ora di scambiare qualche battuta, farci provare qualche pietanza di cui si vedeva fossero orgogliosi rappresentanti e posare, perché no, per qualche foto ricordo. Ma immagino che vogliate sentir parlare dei piatti, giusto?


Il lungo menu della Festa del Fico bianco


Ah! A me piacciono i menu lunghi, quando naturalmente sono coerenti con la festa e quando si ingegnano per tramutare in più versioni possibili, dolci, salate, pepate e così via, i prodotti che hanno scelto di portare in tavola. Non si può negare che il menu della Festa del fico bianco di Giungano sia impressionante. Siccome merita e voglio che arriviate preparati ve lo scrivo tutto! Buona lettura.

  • Antipasto Cilentano, 6€
  • Bruschettona del ficaiolo, 3€
  • Fusilli (Al sugo; Speck e fichi), 6€
  • Cavatelli (Pancetta e fichi), 6€
  • Pizza Cilentana o Con Fichi, 2,50€
  • Pizza Fritta, 3€
  • Croccante (Pizza Crunch), 3€
  • Caciocavallo coricato, 6€
  • Arrosticini, 6€
  • Brioche alla brace, 6€
  • Cuzzetiello / Pane e salsiccia, 6€
  • Patate cu a’ cauzodda, 3€
  • Straccetti fritti, 4€
  • Crostata/Panna cotta 3€
  • Crumble noci e fichi, 3,50€
  • Confetti, 2€
  • Zeppole/Frutta, 3€
  • Pasta Gluten Free, 6€
  • Cocktail, 7€
  • Fichetto e Agrumetto, 2,50€
  • Sorbetto di fichi, 2€
  • Cannolo cilentano, 3,50€
  • Prosecco, 4€
  • Amari, 2,50€
  • Caffè, 1€


Direi che il menu è abbastanza lungo! Abbiamo provato ad assaggiare più cose possibili ma anche noi a una certa ci siamo dovuti arrendere. Vediamo nel dettaglio cosa abbiamo provato e cosa posso assolutamente consigliarvi.


Cosa provare alla Festa del fico bianco


Vi rivelo senza troppi giri di parole che questo è uno dei menu più meritevoli provati in questa lunga estate, ci siamo trovati di fronte davvero diverse eccellenze e di conseguenza, entusiasti, abbiamo cercato di mangiare a più non posso, ma anche noi a una certa ci siamo dovuti arrendere…


Non potete però perdervi la Bruschetta del ficaiolo. Pezzo di pane lievemente bruschettato con spalmata di ricotta, prosciutto crudo e fichi. Semplice? Semplicissimo, irreale da quanto è buono, mi brucio subito tutta l’attesa e vi dico che probabilmente è il piatto migliore, a mio dire. Imperdibile nella sua semplicità.


Proseguendo sulla linea degli antipasti, anche il misto di formaggi, salumi e fichi è un buon mix. Facile anche da condividere (in 2 sarebbe meglio ma volendo ci mangiucchiate anche in 3, condividere qui è fondamentale altrimenti è KO tecnico dopo pochi piatti). Procuratevi dei fazzoletti perché tra pancetta bella laida e formaggi freschi (e fichi) avrete le dita belle appiccicose.

A questo punto dopo una rinfrancante birra Peroni alla spina (o vino, o acqua) è il momento di un primo piatto. I fusilli che si trovano a inizio percorso si alternano ai cavatelli alla fine dello stesso. I primi, grassocci, lunghi e pesanti, vi faranno simpatia al primo sguardo. Potete provarli in rosso, al sugo, oppure in bianco con i fichi e lo speck. Ora, i rossi sono buoni, un po’ troppo gentili di sale forse ma il sugo è saporito e il fusillo è buono di default, i bianchi però, ragazzi, si vola alto.


Sicuramente uno dei primi piatti migliori provati quest’anno, ci ha sorpreso per bontà quanto la fusllata (sempre in versione bianca, provata a Valva). Dolce il giusto, mai eccessivo. Il fusillo assorbe gli eccessi del fico e lo speck solletica il palato. Consigliamo un po’ di formaggio e anche un pochino di forte. Davvero eccellente, complimenti.


Cosa provare alla Festa del fico bianco, pt. 2


Pochi metri dopo i fusilli c’è lo stand della pizza cilentana. La trovate in versione cilentana classica, con sugo cotto e pecorino, oppure bianca con datterino giallo e fichi. Allora, vi consiglio comunque di provare la cilentana perché il sugo cotto vi aiuterà un po’ a ripulire il palato dalla dolcezza del fico ma successivamente non potete perdervi quella in bianco, coi fichi.


Un’altra grande sorpresa, perfettamente bilanciata, dolce ma mai troppo. Lo sottolineo perché vi assicuro che non sono un amante nè del dolce né del dolciastro, qui abbiamo il pomodorino che funge da salvatore della pasta (o dell’impasto) e argina la deriva del fico. Ottima, da non perdere.
Abbiamo saltato gli straccetti fritti sennò ci ricoveravano dopo 20 mt di percorso.


Ci siamo diretti ad ampie falcate (dopo una seconda Peroni) verso la piazza che cominciava ad animarsi grazie al gruppo Tamurriasia, che si è esibito durante la nostra visita, lunedì 21. Da far notare che nonostante fosse un semplice lunedì c’era una bella partecipazione di pubblico, è pur sempre Agosto del resto.

In piazza andavano provati i Cavatelli, anche questi in bianco coi fichi (e pancetta), uno dei piatti più attesi dell’evento.
Pareri discordanti, io li ho trovati un po’ troppo dolci per i miei gusti, ho preferito di tanto i fusilli ma c’è chi nel nostro gruppetto ha detto l’esatto opposto, quindi a voi la scelta! Il consiglio è di fare come abbiamo fatto noi, prenderli entrambi e condividerli. Una forchettata a testa e ti sei divertito.
E’ presumibile che essendo arrivati ai cavatelli dopo già 3/4 portate il nostro palato fosse un po’ provato dalla dolcezza del fico e quindi questo può averci un po’ condizionato.

Cosa provare alla Festa del fico bianco, pt. 3


Di fianco i cavatelli trovate la Pizza Crunch (un tozzo croccante a mò di saltimbocca, mi si perdoni il semplicismo) farcito con capocollo e naturalmente fichi. Ottimo oltre al solito fico, anche il capocollo, come erano buoni un po’ tutti i saluti provati sul posto, sia il prosciutto presente sulla bruschetta sia il mix antipasto iniziale. Se devo scegliere tra la pizza crunch e quella bianca di cui sopra però non ho dubbi.


Di fianco alla pizza-saltimbocca abbiamo invece la pizza fritta, non l’abbiamo provata perché non ce la facevamo più però sembrava bella abbondante. Giungano poi è anche nota per le sue pizze fritte, fossi in voi il pensierino lo farei.

Lo stand del Crunch proponeva anche dei dolci ed era arrivato il momento di provarli.
Abbiamo selezionato il cannolo cilentano (una versione tutta della festa, che differisce da quella classica che trovate in giro durante queste sagre) ed il crumble ai fichi.


Allora, provate il crumble e poi potete esultare alla Grosso 2006 perchè è favoloso.
Ancora una volta ricotta, ancora una volta fichi, e del biscotto. Buono, buono, buono, buono.
Anche il cannolo è buono, la cialda è ottima e il ripieno è lo stesso del crumble, ma è un po’ troppo piccolo per 3,50€. A parità di prezzo vince il crumble.


Ah, dimenticavo, abbiamo mangiato anche gli arrosticini! Gusto classico, ci sta per staccare dopo un’orgia di fichi, prezzo un po’ sostenuto, con 1 € per arrosticino, così come il caciocavallo coricato. Una porzione generosa di cacio fatto alla piastra (così non si spreca, ci dicono, innegabile, rispondiamo) con fichi.

Il cocktail, un Mojito ai fichi con liquore ai fichi secondo me vale i suoi 7€ modello bar all’avanguardia perché…ragazzi tolto il ghiaccio qui parliamo di un alcolico composto al 100% da fichi, ed è fatto anche bene. E’ estremamente dolce, ostico per chi come me solitamente va a Negroni, Unicum e compagnia, ma ottimo, molto da discoteca estiva, solo che di fronte c’erano dei pezzi di Branduardi e gente che faceva girotondi da corte medievale, ma va bene così.


Festa del fico bianco, conclusioni


Dunque, vi consigliamo questa festa? Si, assolutamente, il menu come vi abbiamo illustrato per tante righe è decisamente meritevole di visita, purtroppo la passeggiata non offre molto alla vista ma tutto il resto c’è. A noi hanno regalato una paglietta da veri pizzaioli cilentani, voi però come souvenir potete trovare delle t-shirt simpatiche, in prugna e bianco, con proverbi cilentani, oppure persistere e portarvi a casa una bella vaschetta di fichi.

Clicca sull’immagine per aprire l’evento ufficiale della Festa del fico bianco di Giungano

Avete fino al 24 Agosto per provarla, fateci sapere cosa ne pensate!


Falco

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Sagra del pomodorino datterino – San Bartolomeo in Galdo (BN)

Sagra del pomodorino datterino – San Bartolomeo in Galdo (BN)


San Bartolomeo in Galdo, piccolo comune del beneventano di 5.000 abitanti, si ritrova per le mani una vera primizia. Un’eccellenza nel campo già pregiato delle colture di nicchia: il pomodorino datterino.
La corrente amministrazione comunale, in vista del marchio De.Co (denominazioni comunali di origine) in arrivo ha scelto di onorare questo prodotto con una giornata ad esso dedicata, la Sagra del pomodorino datterino, appunto, che si è svolta sabato 19 Agosto proprio tra le strade della città.


Sagra del pomodorino datterino ed eccellenze locali


La Sagra del pomodorino datterino esalta la coltivazione tipica del comune di San Bartolomeo in Galdo. Il microclima e la conformazione del terreno di San Bartolomeo permettono infatti la coltivazione senza irrigazione, conferendo al pomodorino datterino particolare dolcezza e un alto grado zuccherino.

Arrivando sul posto infatti ci siamo goduti dall’alto un panorama collinare che si estendeva a perdita d’occhio. Sormontato da delle sceniche pale eoliche che proteggevano con le loro imponenti ombre colture, vigneti e distese dorate di grano.


Nonostante il caldo pressante degli ultimi anni, che perfino San Bartolomeo, nel suo piccolo, sta percependo, la posizione privilegiata permette al paesino di essere amabilmente spazzolato dal vento e di rimanere fresco abbastanza per favorire questo tipo di coltivazioni.

La raccolta avviene rigorosamente a mano e l’inscatolamento vi si succede molto rapidamente, mantenendo così inalterata sia la freschezza che la dolcezza del prodotto.

Povero di calorie, il datterino è ricco di sali minerali, vitamine e antiossidanti salutari per la pelle.

Il suo sapore aromatico e particolarmente dolce è l’ideale per molti piatti a base di pesce ed anche un gustoso condimento per la pasta...


Per disquisire sull’argomento la popolazione è stata invitata dal sindaco Carmine Agostinelli, tra i più convinti fautori dell’idea, ad una tavola rotonda, che in realtà era un palco quadrato, con le figure politiche più influenti sull’argomento. Non sono mancate premiazioni di personaggi locali che con il loro intervento sono riusciti a rendere questo prodotto noto al grande pubblico anche in tempi non sospetti, lontani dalla luce dei riflettori. Tra gli invitati anche il campione del mondo (oggi agricoltore) Francesco Moser.


Sagra del pomodorino datterino, il menu


Per esaltare il raffinato prodotto è stato istituito un menu degustativo dal prezzo puramente simbolico di 10€. Potete fidarvi se parliamo di prezzo simbolico. Di eventi ne giriamo e un menu così non potrebbe costare così poco neanche se fossimo nel meraviglioso, pre-apocalittico, 2019.

Il menu era così composto: Bruschetta (Con pomodorino, olio e origano). Pizzella (Pasta cresciuta fritta con passata di pomodoro datterino, parmigiano, basilico). Cavatello (Uova, Farina, Pomodoro datterino fresco, basilico). Polpetta (D’uova, parmigiano e mollica di pane) e Straccetti (Carne di vitello cotta al burro con pomodoro e basilico).


Per i nostri affezionati lettori della provincia di Salerno segnaliamo che i cavatelli non sono gli stessi nostri ma una variante della tradizione beneventana tra lo scialatiello e le trofie. Tipicissima del posto (e del vicino Molise, che vi dedica più di un evento) la Polpetta cacio e ova, di cui io, da amante folle delle polpette, non ho potuto fare a meno di invaghirmi. Gustosa nella sua semplicità anche la pizzella. Niente più di una montanarina/pizza fritta (a seconda di che provincia campana siete!) cucinata da una simpaticissima signora che nelle retrovie, mentre scattavamo le foto, ci ha ingozzato con due/tre porzioni al volo, ustionanti, tirate fuori dal pentolone a mani nude!


Sagra del pomodorino datterino, i laboratori


In parallelo al convegno e al menu degustazione è stato simpatico seguire i laboratori dedicati ai bambini. In una pace irreale fatta di sorrisi e buonumore veniva insegnato ai più piccoli tutto il processo che va dalla coltura al prodotto finito.


I bambini prendevano i pomodori dalle cassette messe a disposizione, li lavavano e (a fatica) li passavano, separandoli dalla buccia e rendendoli salsa. L’importanza di un antico rituale quasi scomparso, reso estremamente celebre da qualche generazione precedente (tutti avevamo la nonna che faceva le bottiglie!) che viene, per fortuna, ripreso. Un’idea senza dubbio apprezzabile che trasmette l’importanza di un prodotto principe del proprio territorio tramite il gioco.


Nonostante la prima edizione c’è stato un buon successo di pubblico. Già prima della fine del convegno si era formata una temibile fila ansiosa di testare la versatilità del pomodorino datterino di San Bartolomeo e di conseguenza il passo più arduo sembra esser stato compiuto con scioltezza. Alle prossime edizioni il compito di prendere quel che di buono è stato colto, passarlo e renderlo pronto per lo scaffale e la tavola. Il pomodoro è del resto un elemento che si adatta alla perfezione alle tavole di una sagra (figuarsi uno con tutte queste proprietà e qualità). Basti pensare ad eventi simili che hanno già riscosso successo. Penso a Il Bianco e la Rossa, di Rotonda (PZ), a Corbara e il Corbarino, in provincia di Salerno e al successo della Sagra del Pomodoro San Marzano DOP di Striano (NA).


Falco

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Ciccimmaretati – Stio (SA) – 2023

Ciccimmaretati – Stio (SA) – 2023

L’Associazione Culturale Il Punto rimette in scena negli immutati castagneti di Stio (SA) la classica kermesse Ciccimmaretati. Un evento che fluttua amabilmente tra la sagra, la degustazione e la fiera e che trova sempre e puntualmente un fortissimo riscontro nei suoi fan più appassionati.
L’evento quest’anno si terrà dal 17 al 23 Agosto, andiamo a vedere cosa ci aspetta!


Ciccimmaretati, le conferme


Se il 46% dei matrimoni finisce in divorzio ciò non vale per i Ciccimmaretati di Stio (SA) che stretti in un abbraccio più caldo che mai si presentano a rinnovare le loro promesse, ogni anno, nelle stesse date (o quasi) nel posto che li fece innamorare la prima volta.

Costabile Romito, uno degli organizzatori dell’evento, membro dell’Associazione Culturale Il Punto, spiega con inequivocabili parole il succo (o la zuppa) di tutto questo successo: I piatti sono sempre gli stessi.


E se ingenuamente questo potrebbe creare delle perplessità, esse spariscono al primo assaggio.
Escluso il lavoro fatto come Il Trono di Sagre siamo stati all’evento già diverse volte, a distanza di parecchi anni, eppure ritroviamo sempre lo stesso riscontro e lo stesso ottimo sapore, le stesse soddisfacenti sensazioni, ogni volta che ficchiamo le posate in quei cocci lucidi.

Una delle prime volte che venni, ricordo che definii le mulegnane ‘mbuttunatesaldate con la fiamma ossidrica” poiché la resistenza eroica con cui rimanevano compatte, tenendo all’interno tutto il loro caseario ripieno, era invidibiale. Ebbene, anche ieri sera ho notato la stessa cosa. Queste melanzane non sono cotte, sono coniate. Naturalmente il gusto è eccellente, pieno, un piatto che da solo potrebbe sfamarti, assolutamente consigliato.


Ciccimmaretati, rincari sui prezzi?


Mentre in Italia l’inflazione galoppa anche la cartina tornasole più semplice da analizzare da i suoi riscontri: i prezzi sono aumentati (ancora) anche nelle nostre amate sagre (ed eventi) di paese.
Questo ce lo rivela proprio Costabile all’inizio della nostra puntuale chiacchierata.
Ma è davvero così?

Sì è davvero così, però ieri ci siamo messi un po’ col lanternino e abbiamo analizzato la situazione dal lato pratico. Ecco i prezzi:

  • Ciccimmaretati, 7€
  • Grano a’lu furno, 7€
  • Cavatelli, 7€
  • Foglie e patane cu’ lu vicci 7€
  • Mulegnane ‘mbuttunate, 7€
  • Patane a’lu furno, 7€
  • Piatto di formaggi, 6€
  • Zeppole, 4€
  • Struffoli, 4€
  • Frisilli cu’ lu méle, 3€
  • Nu poco re tutto, 5€

Oltre questa lista ci sono una 15ina di vini, ottime etichette, e del vino da tavola, rosso a 4,50€.
Ebbene, noi abbiamo preso tutto il menu, perché naturalmente siamo COSTRETTI ad assaggiare tutto per esprimere un giudizio completo. Eravamo in 4, la spesa totale sarebbe stata di 70€, per un totale di 17,50€ a testa. Con poco più di 15€ quindi mangi tutto il menu (diviso ovviamente, ma tanto da solo non ce la fai mai a superare lo scoglio del Grano a’lu furno, ti sfido personalmente!) e avevamo anche ben 2 piatti di Cavatelli + Acqua (Lete mi pare) e pane (omaggio).
Direi che è un prezzo più che accettabile, per un intero menu…
E si, vi confermo che sazia eccome!


Ciccimmaretati, il gusto inconfondibile


Come prima accennato sono rimasto molto soddisfatto dalle mulegnane, di cui sono personalmente un fanatico, ma ogni piatto era eccellente. L’ottimo bilanciamento del foglie e patate, tra la vellutata patata e la foglia che ogni tanto riemerge e fa notare la sua fibrosità, entrambe accompagnate da un tenerissimo viccio, talmente soffice che non sai se vuoi abbracciarlo o ficcarlo in una zuppa di latte…

Del cavatello ne vogliamo parlare? Ma come fanno a farlo a mano? Sono perfetti, sono callosi, sono al dente (per qualcuno anche troppo, ma io li adoro così) e mescolati col sugo, il formaggio (servito sempre nelle pratiche equivoche monodosi) e il forte sono un piatto che devi e puoi prendere 100 volte.
Come ho dichiarato prima, non è la prima volta che veniamo qui. Ci siamo stufati di provare le stesse cose? NO.

Le patate al forno meriterebbero un capitolo a parte. Altra pietanze difficile da decifrare, perfetta, con la sua crosticina bruciacchiata, morbida dentro e croccante fuori. Saporita, sembra uscita dal menu di un matrimonio del kashmir. Il prezzo sembra elevato per un piatto così, ma poi lo assaggi.
Onestamente non so dire se preferisco queste o le melanzane, e ho detto tutto.

Ottimo anche il sudatissimo e sapido formaggio, che sta li a soffrire sotto le lucine che danno vita alla classica atmosfera calda, da fiaba, e aspetta solo che il vino venga versato, per essere puntualmente dilaniato in un inevitabile supplizio di Prometeo, che si rinnova ad ogni fetta tagliata, ad ogni brindisi.


Castagnimmaretati


Non si può non accennare alla locazione. Il bosco di castagni è una scelta che da Battipaglia, a quasi 2 anni sagra dall’evento (ndF, 1 ora e 15) non sembra ideale. Poi però vengono i pullman dalla Francia e allora zitto e muto. Bisogna inerpicarsi passando da Magliano Vetere e Monteforte Cilento, per raggiungere il boschetto dorato, che però è sempre incantevole da scorgere, non appena si mette piede nell’area dell’evento.


Agghindato a festa protegge sotto la sua aura sbrilluccicante tutti i tavoli (i quali scandendo un ritmo ben preciso continuano a riempirsi, saziare e svuotarsi a oltranza, per tutto il tempo della nostra visita, per tutti i giorni dell’evento, per tutte le edizioni finora avvenute) e invita anche a fare una passeggiata tra i vari fortunati stand esterni, o di aziende amiche/fidate, che vi presenziano.

Al solito abbiamo fatto una capatina e portato a casa qualche souvenir. Carciofini sottolio, zucca, concentrato di peperone o di pomodori secchi. Insaccati, a scelta tra capocollo, pancetta, salame e soppressata, tutti nostrani. Qualcuno ha voglia di amaro o di vino? Potete scegliere tra gusti classici (zenzero, limone, frutti di bosco…) oppure novità sfiziose (amaro al caffè e limone!)


Non manca il classico artigianato. E’ stato piacevole vedere bambini del 2023 giocare con spade di legno e cavallucci con le rotelle. Suggestivo (ancora) osservare i colori delle lampade da scrivania e l’intreccio sia delle bambole fatte a mano che dei cestini di vimini. Rosmarino, miele, sapone, taglieri e bastoni da passeggio. Se avete voglia di un ricordino di Stio, sapete dove trovarlo.


Ah ma…i cicci?


Eh beh, la zuppa di cicci è sempre la solita conferma. A seconda dei gusti potrà non essere il piatto preferito del menu (ragazzi, quelle patate al forno sono roba di un altro pianeta) ma è sempre bello che sia un piatto così “semplice” (almeno in apparenza) e “povero” (almeno in origine) a rappresentare un evento così vincente. Vi ricordiamo che oltre a trovarli già pronti, serviti in tavola, potete portarveli crudi e secchi a casa per prepararli quando più vi và. Graditissimo e originale regalo, pensateci.

Vi lascio con l’augurio di una buona visita a questo gran bell’evento e la descrizione del piatto.
Ci sarà pur qualcuno che viene qui per la prima volta, no?

CICCIMMARETATI

Ingredienti: ceci, fagioli bianchi, cannellini, borlotti, lenticchie, grano, granturco, cicerchie e castagne.

Curiosità: i “ciccimmaretati” venivano preparati dalle nostre nonne il primo giorno di maggio, perché quel giorno avere sulla propria tavola tutti questi ingredienti era segno di abbondanza e si era al riparo da fame e stenti.

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Sagra del fusillo felittese – Felitto (SA) – 2023

Sagra del fusillo felittese – Felitto (SA) – 2023


La Sagra del fusillo felittese è indubbiamente una delle più note e longeve del vasto panorama di eventi campano. Se non ci fosse stata l’interruzione forzata del noto biennio volerebbe alta verso le 50 edizioni, mentre per ora si ferma “solo” a 46. Andiamo a scoprire cosa ha reso così nota questa sagra.


Il fusillo felittese


Il grande protagonista della Sagra del fusillo felittese è sicuramente il suo fusillo. Filamento lungo e molto sottile di pasta, caratterizzato dall’essere cavo all’interno. Questo perché durante la lavorazione viene velocemente spalmato e arrotolato intorno al tipicissimo ferretto, quello che gli dona la sua forma finale.

La sagra di Felitto è visitata da circa 4.000 persone al giorno (nei suoi 10 giorni classici di sagra, quest’anno dal 12 al 22 Agosto, aperti a pranzo e cena!) e posso assicurarvi che gran parte di queste sceglieranno proprio il fusillo. Per ovviare a questa incredibile richiesta diversi team di massaie e artigiane allenate tirano su tavoloni di legno gomitoli praticamente infiniti di fusilli.


Il fusillo è fin da sempre considerato il simbolo di Felitto ed il principe della sua tavola.
Durante l’evento viene servito principalmente in due modi: Al ragù di castrato oppure al ragù di vitello.

La naturale porosità del fusillo aiuta a trattenere il saporito sugo e il coccio è abbastanza abbondante da permettere tranquillamente a due persone di sfamarsi (anche se per quanto è buono ce la fai tranquillamente anche da solo)


Un vasto menu


Insieme al fusillo abbiamo naturalmente provato tutto il menu. Per provarlo vi basta fare un po’ di fila e poi accomodarvi al tavolo, dove verrà presa la vostra ordinazione. Vi consigliamo di calcolare bene i tempi, questo non è un ristorante e bisogna comprendere che non ci sarà un servizio scattante, poco male, poichè è una sagra e dovreste rilassarvi.

Tolta la classica fettina di vitello arrosto siamo rimasti piacevolmente sopresi dal gusto della salsiccia di maiale (storicamente si usa quella di cinghiale, ma per quest’anno è stata fatta un’eccezione) che arriva accompagnata da patatine fritte di fattura casalinga.


Tipico anche il ciauliello felittese (o comunque cilentano), che è composto oltre ai classici elementi della ciambotta (melanzane, peperoni, patate) anche dalla zucchina. Sorprendente la trota invece.
Presente in menu fin dalle prime edizioni, dai tempi in cui si poteva attingere senza freni dal fiume Calore, è servita cotta alla piastra. Senza impanicarvi potete rimuovere la fitta rete di spine per poi godervi la ricca polpa presente all’interno.


Ad introdurre il pasto ci pensa un antipasto misto di salumi e formaggi, con melanzana grigliata sottolio accartocciata al centro. Tutti i prodotti sono locali, tra cui l’ottimo capocollo. Siccome il sugo di castrato era già nel fusillo come secondo abbiamo preso il vitello al sugo. Morbidissimo, saporito, una delicata braciola. Le enormi ruote di pane paesano viste nelle retrovie hanno assistito tutto il pasto e le varie scarpette.


Borgo e oasi


Prima (sicuramente prima) del pasto è consigliabile fare un giretto anche nei vicoli di Felitto. La Sagra del fusillo felittese si tiene solo in un angolino (con bel panorama) adibito a cucina e tavolate, mentre il resto del paese vi aspetta per essere scoperto.


I vicoletti riportano diversi graffiti e opere reduci da eventi passati, tra cui un’ammirevole collezione di ritratti di gatti, una casa araba (o quel che ne rimane), diverse porte risalenti al medioevo, da cui si ergevano delle vere e proprie torri (di cui oggi rimangono solo le spoglie) e una tenuta che dalla sommità del paese controllava le Gole del Calore, un lungo, verde crepaccio dove scorre l’omonimo fiume e che ha dato vita a tutte le diverse oasi.


E’ possibile e consigliabile visitare le diverse oasi che si affacciano sul fiume Calore. Le oasi sono mete molto amate dal turismo locale ma anche internazionale. Sono sfruttate per campeggiare, per puro relax o per sport più o meno estremi, dal rafting al tranquillo kayaking.


Dalla sommità del Cilento


La Sagra del fusillo felittese, partorita dagli sforzi della Pro Loco, con la complicità del Comune, che le riconosce il grande merito di aver messo Felitto sulle mappe, è dunque un’ottima scusa per visitare un antico borgo rimasto praticamente bloccato nel tempo e purtroppo in avanzata fase di spopolamento. Le gole, inoltre, rendono la sosta in loco degna di essere approfondita. Tutto questo se non vi bastasse già l’ottimo fusillo!

Le possibilità sono tante. La sagra tradizionalmente, tolto qualche esperimento durante la sua lunga carriera, si è svolta quasi sempre con le stesse modalità. Sarebbe bello riuscire a coinvolgere anche tutte le bellezze che circondano Felitto, anche se ci rendiamo conto che è semplice solo a dirsi.


Falco

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Sagra del castrato al ragù – Serradarce di Campagna (SA) – 2023

Sagra del castrato al ragù – Serradarce di Campagna (SA) – 2023


La Sagra del castrato al ragù, di Serradarce di Campagna (SA), meglio conosciuta come Sagradelcastratoalragùcumaccarunrzitultimaserafusilli è un’istituzione del panorama campagnese.
La sua storia è lunga quanto il suo nome completo, andiamo a sciorinarla.


Il primo castrato


35 anni fa, nel 1988, in uno spiazzo un po’ logoro, tra le curve quasi nascoste della verde frazione di Serradarce di Campagna (SA) qualcuno decise che una specialità tutta locale avrebbe meritato un palcoscenico più ampio. Quest’idea che oggi potrebbe essere di facile concezione, in un momento storico nel quale ogni capriccio può essere trasformato in business, non era poi così banale in un contesto locale molto geloso delle proprie tradizioni.

Altro “sgarro” fu cambiare immediatamente il candidato alla castrazione dall’ovino classico al manzo, almeno per quanto riguarda l’involtino. Il manzo, oltre ad avere una preparazione più semplice poteva essere anche più facilmente apprezzabile dai visitatori non locali. La ricetta originale resta però applicata al ragù per la pasta.


La scelta delle date


Si scelsero le date, che rimasero quelle fino a oggi. Dall’8 al 13 Agosto. Si confermò il luogo, il solito spiazzo, un tempo ricoperto di terra e pietruzze, oggi pavimentato e arricchito ogni anno di un espediente che possa rendere la visita dell’avventore più piacevole. I fondi ricavati dalla somministrazione di 30 anni e passa di ragù servono e sono serviti per migliorare tutta la zona.
C’è una chiesetta (oggi sconsacrata) rimessa parzialmente a nuovo e tramutata in uno spazio destinato alle attività teatrali e alla cultura (ma che vedendola dall’interno non ho potuto non immaginare quanto avrebbe reso con un soppalco, birre alla spina, musica e un macello di gente, perché nel mio immaginario la spensieratezza è ancora legata ad un’idea di alcol e casino). Non solo gli stretti dintorni hanno beneficiato di questi lavori, perfino la morfologia della zona è cambiata. La terra è stata smossa e oggi dà vita a dei terrazzamenti ricoperti di verde e staccionate.


Il rito del castrato


Ma da dove ha origine la passione locale per il castrato? Tutto ha inizio da un rito nuziale. In quella che doveva essere una fantastica scena a cui assistere, gli sposi di una volta consumavano un pranzo nuziale proprio a base di ziti e castrato. Tutt’oggi infatti è così che il piatto si prepara. Ecco spiegato il divertente sottotitolo dei “maccarun r zit” (perché gli ziti vengono spezzati a mano, e resi maccheroni, cioè più corti).


La storia dei “fusilli l’ultima sera” è in realtà un tentativo di regalare un’alternativa altrettanto tipica, di un piatto molto in voga anche nel vicino Cilento, i fusilli appunto. Rimane uno sfizio da ultima sera perché i numeri abbondanti di visitatori che l’evento riceve non permettono una totale transizione verso il fusillo o la pasta fresca in generale. Poco male, perché nessuno ha in realtà voglia di stravolgere un piatto che è immutato nella tradizione e nella storia del posto, e che sta benissimo proprio con gli ziti con cui è nato.


La stessa locandina, bianca e rossa, storica e riconoscibilissima, rivela tutto l’atteggiamento e il modus operandi del luogo. E’ didascalica e sembra voler a tutti i costi essere chiara e non fraintendibile, poiché il cambiare una storica ricetta e renderla commerciale attirerebbe le ire dei locali, mai molto permissivi quando si va a sfiorare la propria tradizione. Ecco spiegati i divertenti sottotitoli.


Chili di ziti spezzati a mano


Chi disprezza vuol mangiare, e infatti gira che ti rigira sono proprio i locali che col tempo si sono affezionati tanto all’evento e oggi lo considerano un appuntamento irrinunciabile. E’ proprio grazie ad essi (e ad un’attenzione costante alla qualità del prodotto) che i numeri, in cucina e sulle panche, continuano a crescere nonostante la pandemia ed un’edizione sfortunata e fustigata dalla pioggia, che avrebbe tagliato le gambe a chiunque.


Abbiamo assistito di persona alla catena di spezzaggio che rendeva gli ziti della misura perfetta. Dall’altra parte, dietro una schiera di pentoloni dove il ragù sobbolliva calmo ed inesorabile, si ammorbidiva, lento lento, il castrato. Con una pesca miracolosa dal fondo del pentolone continuavano a uscire pezzettoni di carne grondanti di sugo. Alcuni di essi finiranno ad essere serviti come secondi. Altri, ridotti a pura polpa di carne, arricchiranno il famoso ragù che da il nome a tutto l’evento.


Altro elemento che compone il menu, e che da 33 anni rimane invariato, è la ciambotta.
Anche questa è una versione locale, senza patate, molto carica di melanzane, il che le dona anche un retrogusto pungente, e di friarielli (quelli salernitani, non i napoletani, occhio!)


Il menu completo


Il menu viene proposto completo (al costo di 18€), oppure si può scegliere la singola porzione e pagarla a parte. Molti optano proprio per il menu completo, che permette di assaggiare un’abbondante porzione di pasta (ancora più grande nella versione singola!), il castrato (oppure l’involtino di carne al sugo), la ciambotta, un bicchiere di vino, una pesca (per i veterani che in due colpi alla Goemon la monnano e la ficcano nel vino) e del pane per la scarpetta obbligatoria.


In alternativa, per chi magari sceglie il castrato da 33 anni e ha il guizzo di cambiare, sono presenti anche salsiccia alla piastra (ficcata in un classico panino da festa, con patatine fritte e salse) e gli arrosticini.
Al bar invece birre nazionali e qualche estera (no alla spina), amari, grappe. Vino, disponibile all’acquisto sia nel singolo bicchiere che in bottiglia (solo 4€, ovviamente della zona)

Per l’intrattenimento musicale si alternano radio con speaker e band di musica folk locale.
Lo spiazzo, che può ospitare contemporaneamente 600 persone, è composto da tavoli (ritoccati ogni anno) che però sono stati costruiti con esperienza ben 35 anni fa! Tutto in questo luogo è dedito alla sagra, ed è maturato e…rosolato…con essa proprio come un buon castrato dovrebbe essere.
L’Associazione OPERARE, che ha preso in carico l’onore e l’onere di questa tradizione, al momento presieduta da Sharon Bottiglieri, ci è parsa estremamente accogliente (e di questo non avevamo dubbi) ma anche aperta all’evoluzione di quest’evento in qualcosa di più, che esuli dai limiti imposti da uno spazio si storico e che fa parte della memoria, ma che al tempo stesso contiene a fatica l’energia e la curiosità dei tanti visitatori.

Falco

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Fusllata – Valva (SA) – 2023

Fusllata – Valva (SA) – 2023


Ogni paese ha il suo fusillo“. E’ così che spesso a Valva si comincia a stendere il discorso (e l’impasto), su quel che è la Fusllata. In questi anni di visite frequenti abbiamo capito che banalmente però non è solo questione di acqua, farina e tradizione, dev’esserci anche un’innata voglia di fare, il rispondere a una domanda che nessuno ha posto, un Perchè Sì, squillante e polifonico, che ancora una volta raduni il gruppo (Amico), gli faccia rimboccare le maniche e lasci che le porte di Valva (SA) si spalanchino sulla due giorni di pasta fatta in casa e buonumore.


La Fusllata, cosa fare appena arrivati


Un aspetto che mi piace molto del visitare lo stesso paesino, in occasione dello stesso evento, a distanza di un anno, è che c’è il tempo per scoprire sempre qualcos’altro (e più ne sappiamo, meglio ve lo raccontiamo). A Valva (SA) non scopriamo certo noi la Villa D’Ayala, ma stavolta abbiamo il tempo per visitarla.

La villa dei Marchesi d’Ayala di Valva e l’annesso parco sorgono alle pendici del Monte Marzano, territorio che fu feudo di un signore normanno Gozzolino a partire dall’anno 1108.


La visita nei giardini definiti all’italiana per la loro forma geometrica e per la disposizione di statue e siepi vi porterà via il tempo necessario a rilassarvi, in attesa che la fame cominci a chiamare.
La passeggiata nel fresco percorso fatto di lecci, magnolie ed aceri è un toccasana durante l’estate e la visita alla villa stessa non vi porterà via che qualche decina di minuti (è restituita solo in parte all’antico splendore) a meno che non incrociate Donato Torsiello, una delle due guide assegnate alla villa che sarà ben felice di illustrarvi tutti i segreti del posto.

Un’altra località da scoprire è San Biagio, piccolo promontorio dove sorge una minuta, antica cappella (appunto di San Biagio) e dal quale è possibile osservare un rilassante panorama su Valva e la valle tutta.


Fusllata, gli ultimi preparativi


In un evento come questo, dove tutto è fresco e fatto al momento (come in una smania amish c’è il rifiuto anche di usare un’impastatrice per tutte le centinaia di zeppole che vengono preparate) è normale che fino all’ultimo minuto si abbiano le mani in pasta, letteralmente.

Veniamo portati nel Fort Knox della dolciaria valvese e davanti a noi si distendono schiere di zeppole appena fritte e dorate. Il profumo di zucchero e dell’impasto cresciuto cristallizzano il momento nel tempo. Ci prendiamo qualche minuto, in religioso silenzio per non svegliare le zeppole che riposano, prima di procedere nell’altra stanza dove a sorpresa (?) troviamo un’intera squadra di allegre massaie intente a…impastare zeppole. Si esatto. Perchè, a ragione, la zeppola è richiesta e famosa quanto il fusillo stesso. A quando una Zepplata?


Il menu della Fusllata di Valva (SA) rimane perlopiù immutato, del resto i prodotti tipici e più amati sono gli stessi da sempre. Oltre zeppole e fusilli, ruolo d’onore ricoprono i taralli. Di quattro pastifici differenti, tutti cotti e tostati al forno, tutti con ombra di finocchietto (non invadente) e accompagnati da formaggi stagionati locali. Vi consiglio di prendervi un buon tavolo, una pratica litrata di vino del posto, e di goderveli in religioso silenzio, col venticello.


Spezzatino, Sfrionzola e Frittate


Nell’aria comincia a fare la voce grossa un sentore di aceto, è quello della (s)frionzola che si strugge in padella con i tocchetti di carne di maiale, questo secondo molto comune a tanti eventi del panorama estivo (in realtà va un piacere tutto l’anno) si accompagna allo spezzatino al sugo con piselli.

Quest’ultimo è tutt’altro che comune quindi anche se siete amanti dell’aceto come me magari potete (per una volta!) skippare il peperone in favore delle teneri carni dello spezzatino. Oppure, ancora, vi tenete ben saldo quel tavolo dove vi ho consigliato di scofanarvi qualche tarallo ad inizio articolo e provate entrambi i secondi, che è quel che abbiamo fatto noi.


Fate quel che vi pare ma lasciate un po’ di spazio per le patate saltate in padella, vellutate, quasi ridotte a un puré, rese suadenti e melliflue da un filo d’olio, le cui forme in apparenza porose risultano invece levigate, a ricordare le statue delle Grazie presenti nei giardini della villa (vi invito a picchiarmi dopo questo paragone).

Fate quel che vi pare (parte 2) ma non dimenticate nemmeno le frittate!
Classiche, quelle che vi fanno felici quando vengono tirate fuori a Ferragosto, alte, gialle, giallissime, di peperoni, di patate e di zucchine. Potrei vivere di frittate.


I tre fusilli della Fusllata


Mi sono lasciato per ultimo il piatto forte perché quest’anno, parere strettamente personale, c’è stato un fusillo in particolare che mi ha lasciato basito. Quello in bianco ai funghi.

L’idea era quella di prendere tutti e tre i primi, girandoceli per assaggiarli tutti.
Solo che quando comincio a macinare questo fusillo, con questa cremina, con questo formaggio, con questi funghi…non riuscivo più a staccarmi.

Corvo tronfio si tiene stretto il classico tradizionale al ragù di maiale ma deve ammettere, ammutolendosi al momento dell’assaggio, il trionfo di quello in bianco.


Chiariamo, qui parliamo di fusilli fatti a mano (“Che quest’anno avevano qualcosa di speciale“, ci aveva detto il Presidente, “merito dei grani, quest’anno erano ottimi“, ribadisce. E aveva ragione.), eccellenti in ogni probabile sugo, salsa, cremina (non a caso ce ne siamo portati dietro ben 3kg, crudi, da preparare a casuccia bella per non soffrire troppo di nostalgia), e infatti anche quello al sugo semplice e ovviamente quello al ragù di maiale erano ottimi. Solo che vince il bianco, tocca stacce. Lo reputo facilmente uno dei primi migliori provati quest’anno in tutti gli eventi dove siamo stati, e sono tanti.


Musica in piazza, con percoche


Dato che ormai cominciamo a conoscere Valva e i suoi sweet spots, mettete in lista, magari dopo cena, mentre vi sentite satolli e benevolenti, una piccola sosta nella piazzetta dove sorge il campanile. Qui con mio grade piacere troverete spesso classici della musica leggera italiana, a volume moderatamente alto, cantati ma non urlati, per godervi un momento da classica estate italiana anni 90.

E’ anche la perfetta occasione per un bicchierone di vino con percoche.
Che c’è di meglio, dopo aver cominciato la serata con vino e taralli, concluderla con vino e percoche?


Prima di andar via, classica foto di gruppo che ormai è tradizione. Smontano tutti dalle postazioni per un abbraccio di gruppo, da Gruppo Amico. Anche quest’anno è fatta, la Fusllata si è naturalmente srotolata in un altro piccolo successo.


Falco

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