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Festa del carciofo di Paestum IGP – Gromola di Capaccio-Paestum (SA) – 2024

Festa del carciofo di Paestum IGP – Gromola di Capaccio-Paestum (SA) – 2024


La 16° edizione della Festa del carciofo di Paestum IGP, che si tiene al solito a Gromola di Capaccio-Paestum (SA) si fa trovare pronta, nonostante il maltempo, ad accogliere i tanti appassionati che in maniera sempre crescente invadono lo spiazzo della chiesa che ospita l’evento.

Festa del carciofo di Paestum IGP, cortile


Festa del carciofo di Paestum IGP, le date e il programma


La Festa del carciofo di Paestum IGP 2024 presenta una data in più rispetto al solito programma, partendo dal 24 Aprile con la serata inaugurale e continuando imperterrita fino al 1 Maggio. La moltitudine di date permette di approfittare del lungo ponte del 1 Maggio ma anche a far fronte al tempo avverso che ha reso problematica proprio la serata inaugurale del 24 sera.

Nonostante le incertezze climatiche, e dopo 2 giorni di pioggia, ben 9.000 persone hanno risposto “Presente” la sera di Giovedì 25, facendo segnare un nuovo record di presenze all’evento.

Festa del carciofo di Paestum IGP, Volontari

Oltre naturalmente il vasto menu, che contraddistingue la festa, è presente al solito un programma musicale che va dal karaoke alla musica tradizionale, con gli Anima Partenopea, i Sibbenga Sunamo e naturalmente Gigione, che è un affezionato appuntamento fisso fin dalla prima edizione dell’evento, ed è ormai praticamente un personale talismano.


Festa del carciofo di Paestum IGP, il menu


Per quest’edizione 2024 oltre le piccole, solite, accortezze e novità, saranno introdotti nuovi elementi che potrebbero diventare affezionati protagonisti delle edizioni future, come ad esempio il Caciobab (o Kecacio) che riprende la classica forma del kebab inserendo al posto del girevole pezzo di carne…un blocco di formaggio da fondere, aromatizzato al peperone crusco.

La pratica è molto più snella rispetto al metodo classico di preparazione del caciocavallo impiccato ma il gusto è sicuramente ingentilito dalla mancanza della caratteristica affumicatura. Sicuramente interessante, però, la speziatura a base di peperone.


I due tipi di primi presenti saranno anche quest’anno una pennetta e un risotto.
Entrambi ottimi, da segnalare che sono perfettamente al dente (per i miei gusti) e ben bilanciati, con l’avvolgente carciofo e il saporito speck. I primi costano entrambi 6€ e occhio perchè nei momenti più caldi della giornata troverete, per tempi tecnici obbligati, delle file considerevoli!

Al solito, il consiglio è di farvi furbi e arrivare prima o dopo la massa…o semplicemente partire da qualche altro stand nell’attesa che sfolli.


Festa del carciofo di Paestum IGP, il menu pt. 2


Altro piatto forte che si ripropone in scaletta sono i Dorati e fritti, dei cuoricini di carciofo immersi in pastella e fritti a immersione. Snack perfetto da accompagnare con una birra alla spina, sempre al carciofo (oppure ad una classica bionda se non ad un intramontabile vino rosso locale). Mentre per ripulirvi il palato c’è sempre la solita gigantesca fresella con ricottina, pomodori e….carciofo. Ideale, date le sue dimensioni, per la condivisione.


Stand del senza glutine presente con tutte le alternative possibili. Pasta, pizza fritta (al sugo, alla crema di carciofo e alla nutella) e zeppola (tra l’altro ottima, con un dolce retrogusto agrumato!). Mentre allo stand di fronte trovate appaiate le patate fritte realizzate al momento e il più classico dei panini con la salsiccia.


A mio dire la vera star resta il carciofo arrostito. Di fronte a del calore quasi insopportabile gli eroici volontari controllano quasi 700 carciofi in contemporanea, analizzando la cottura foglia per foglia. Farcitura meno aggressiva dello scorso anno, dove ricordo precisamente che il quantitativo di formaggio-pepe-pancetta ci stese (in senso positivo!) ma sempre uno dei miei piatti preferiti dell’intero evento.


Assaltato fino ad esaurimento scorte è lo stand della Fragolata, dove è possibile trovare anche l’amaro al carciofo. Novità di quest’anno anche il gelato, ovviamente gusto carciofo.

Simpatico siparietto che avviene nelle retrovie dove conosciamo le signore che come macchine da guerra falciano e scalpellano qualcosa come 2.000 carciofi al giorno, numeri senza senso!
Sempre simpatici e partecipi tutti gli operatori che giostrandosi tra vento, pioggia o sole a picco saltano, sfriggono, FRIGGONO e mantecano senza sosta. Un grande applauso a loro e alla solita organizzazione puntuale del comitato, tra cui Silvio Marino, che si interfaccia sempre con noi dandoci modo di portarvi tante impressioni di prima mano, direttamente dagli interessati.


Espositori e Sponsor dell’ed. 2024


Come sempre, nell’area che precede il cortile dove si tiene la gremita festa, possiamo trovare stand che espongono prodotti locali (Miele, Olio, Salumi, Formaggi e Taralli) oppure piccola gioielleria artigianale, porcellane, ricami e oggetti da esposizione.

Festa del carciofo di Paestum IGP, TerraOrti


Sponsor principale dell’intero evento rimane come sempre il fedele TerraOrti che con le sue vagonate ci carciofi da modo di tener botta alla grande affluenza di pubblico.

Alleghiamo in calce il menu completo dell’evento e soluzioni locali per chi volesse trattenersi in zona per la notte.

  • Antipasto con prosciutto crudo, bocconcino, ricotta, bruschetta con crema di carciofi e bruschetta con pancetta
  • Risotto con speck e carciofi
  • Penne con speck e carciofi
  • Carciofi arrostiti
  • Carciofi dorati e fritti
  • Carciofo ripieno
  • Fresella con pomodorini, carciofini sott’olio e ricotta di bufala La Contadina
  • Patatine fritte a spirale
  • Pizza fritta con crema di carciofi o con sugo e formaggio
  • Caciobab con crema di carciofo e peperone crusco
  • Panino con salsiccia e crema di carciofi
  • Fragolata
  • Amaro al carciofo
  • Zeppola
  • Yogurt di Bufala La Contadina
  • Caffè

Casa Mare Paestum

Vito +39 388168 1271
Email: info@casamarepaestum.it
Indirizzo: Via Francesco Gregorio 109, 84047 Capaccio Paestum (SA)
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Tra Vasci e Vichi – Castellabate (SA) – 2023

Tra Vasci e Vichi – Castellabate (SA) – 2023


L’associazione PaesanaMente ha istituito la festa popolare Tra Vasci e Vichi ormai 4 edizioni fa, riprendendo un evento simile che coinvolgeva le parti basse del paesino nell’ormai lontano 96′.
L’evento, e l’associazione di conseguenza, si prefiggono di rivalutare e restituire al borgo di Castellabate (SA) anche i suoi vasci (e vichi), appunto, più vetusti e bistrattati.


Tra Vasci e Vichi, la quarta edizione


L’evento muta forma ogni anno, questo perché essendo solamente alla quarta edizione cerca ancora una sua dimensione specifica, ma c’è anche un’altra grossa motivazione.
L’associazione PaesanaMente, di Gabriele Ferro, passa l’intera annata nella parte meno conosciuta della notissima Castellabate (SA), che spesso e volentieri ospita eventi nella sua parte più alta del borgo.

Con tanti volontari che si prestano con entusiasmo vengono ripuliti dei vasci in completo stato di abbandono, in disuso, che spesso poi vengono prestati all’associazione per un edizione dell’evento, prima di essere magari convertiti in locali commerciali o appartamenti, dai reali proprietari.


E’ un lavoro di vero e proprio recupero, fatto completamente gratuito.
Nelle parole di Gabriele Ferro, che ci racconta le motivazioni che hanno spinto questa o quella decisione c’è la pacata rassegnazione adducibile al fatto che il loro lavoro invisibile tenderà man mano a venir soppiantato dal lato secondario eppur più remunerativo della faccenda. Un paese come Castellabate, punto di riferimento nel panorama cilentano rispetto a come è saputo passare in qualche decina d’anni da piccolo borghetto come tanti ad ambita meta di vacanze, eventi mondani etc. non può sicuramente permettersi di lasciare vacanti eventuali ambienti, una volta recuperati.

Il patto non scritto è lasciarli usare per qualche anno all’associazione, per l’evento e non solo, e non tramutarli in progetti che stravolgano completamente il panorama del borgo. Patto che finora ha retto, tra municipalità, associazione e privati.


La disposizione dell’evento


Come spiegavo, dunque, l’evento di anno in anno muta forma, proprio in base a quali locali sono stati risistemati e ripuliti. Quest’anno troviamo una naturale barriera di covoni ad indirizzare il visitatore per una prima serie di scale. L’evento cerca di ricreare una classica passeggiata in un borgo di 100 anni fa, quindi molto spesso vi ritroverete in vicoletti in cui a guidarvi ci sarà solo una fioca lanterna, o una luce soffusa. Ideale per creare atmosfera, meno per noi che dobbiamo riprendere/fotografare!

Le prime postazioni che trovate sono quelle della rumorosa zita, sempre in vena di ballare, accompagnata dal parroco, e di fianco il primo stop gastronomico.
Pizzelle di alici fritte, sempre piacevolmente croccanti e sapide e Sciusciello (con uovo strapazzato, cipolle, pane bagnato).


I vari figuranti sono tutti volontari che operano gratuitamente, con i proventi di tutto che non vanno mai al singolo stand e che sono invece raccolti dall’associazione, che ovviamente si occupa anche delle varie spese. Questi sono poi usati nel corso dell’anno per ripulire altri locali e imbastire un nuovo evento. In un loop condizionato dalla perdita dei locali ripuliti due anni prima (in caso di uso commerciale o privato degli stessi) e in un’infinita rincorsa che non permette di accumulare guadagno ed è promossa soltanto dall’entusiasmo e da una eventuale gran risposta del pubblico, che può veramente smuovere le acque.


Proseguendo abbiamo una lunga scalinata panoramica che permette di ammirare la parte costiera del paese (Santa Maria) con un mare mosso di cui si percepisce l’eco. Per fortuna non c’è la minima traccia di vento e c’è un anomalo tempo mite che permette di passeggiare con serenità.

Lungo la passeggiata, sulla sinistra, sarà possibile osservare la ricostruzione di una tipica casa popolare dell’epoca, con figuranti intenti a tessere e vivere la quotidianità di cento anni prima, e successivamente il ritrovo dei cacciatori, con enorme inquietante cinghiale alle spalle.


Lagane e piazza del mercato


Le lagane fatte in casa (e al momento) sono tra i piatti forti di questa manifestazione, fin da sempre.
Estremamente cremose e abbondanti sono realizzate a vista a favor di pubblico, il quale può poi gustarsele in serena pace di fronte alla vista del mare.


Alle spalle della cucina troviamo un giardino, recuperato dall’associazione qualche anno prima, dove c’è un piccolo zoo campagnolo che funge anche da fattoria didattica, con animali da fattoria e da presepe. Asini, pecore, caprette, e un addetto che fa il formaggio alla vecchia maniera.

Passando oltre, invece, una zona che sembra veramente uscita da Gerusalemme.
Un muro color sabbia diroccato, una palma, casette in legno (occhio, legno vero, non quello delle casette da mercatino!) e mani operose intente a macinare e insaccare salumi, come si faceva una volta.

Appresso, ancora, lo scorcio di una taverna e il sanguinaccio. Antichissimo dolce povero e popolare realizzato con sangue di maiale, cioccolato, spezie e aromi, assolutamente da provare!


In un labirinto naturale passerete poi nello spazio dedicato al mercato ortofrutticolo e la tessitura. Tramite una rampa di scale ritroverete le vecchie scuole e l’intrecciatore di cesti. Si sbuca poi al vecchio ufficio anagrafe, dove potete lasciare la vostra firma in quanto visitatori, e fare una foto in bianco e nero che può essere ritirata, se volete, al costo di 1.000 Lire (1€).

Anche quest’anno la moneta di scambio è proprio il vecchio conio, scambiabile, proprio come fece qualcuno nel 2001, al pari dell’euro.


Vasci e vichi, l’esterna


Una volta all’esterno noterete subito l’angolino dedicato al mulino e alle lavandaie. Fiochi giochi di luce vi condurranno alla Farnata, una polenta arricchita da foglie di broccolo e cipolla lasciata appassire in padella. Piatto assolutamente da condividere, pena il saziarsi immediatamente. Naturalmente il vino lo trovate in quasi tutti gli stand/vasci che si occupano anche di gastronomia, insieme a della musica popolare itinerante.

Di fronte la farnata, miele, fichi ricoperti al cioccolato, impaccati e propoli.
Alla destra, un nascosto sentiero con lucine che conduce alla visita del morto, all’affilacoltelli e alla pizza fritta. Subito dopo, invece ecco lo spazio dedicato alla fotografia e alla sua storica evoluzione (qui potete ritirare la foto fatta prima)


Nella stessa zona, poco più avanti, anche la sfrionzola (carne di maiale soffritta in padella con patate e peperoni, sempre ottima) e il borgo dei pescatori. Addobbato con reti da pesca, assi di legno e salvagenti.

L’antico fabbro e battitore di metalli si occupa invece di fondere anche il caciocavallo. Oltre ciò ci sarà una piccola scena della natività (dopo il 25 Dicembre, naturalmente!) e la rampa di scale che porta al banco del coniatore ed allo spiazzo superiore.


Pizze in teglia e rorgi


Due delizie finali vi attendono tra i covoni. Una è l’ottima pizza realizzata in teglia, forse quello che ci è piaciuto di più quest’anno. Insaporita dai fumi naturali della legna, ricca d’olio, morbida, con sugo e pecorino.


L’altra son i rorgi (o i naspri, in Cilento cambiano nome ogni 2 km), i dolci popolari con la glassa.
Li trovate sotto forma di “ciambella” o con una sorta di morbido pan di spagna. Ottimi in entrambi i modi, assolutamente consigliati anche per la colazione del giorno dopo.


Si conclude così la nostra lunga passeggiata Tra Vasci e Vichi.
E’ stato fondamentale ancora una volta chiacchierare con figuranti e organizzatori per cogliere la vera natura di quest’evento. Solidarietà e senso civico è ciò che smuove il tutto e che spinge associazione, associati ed amici a rimboccarsi ogni volta le maniche, ripulire, sgomberare, costruire e poi disfare. Raccogliendo di volta in volta il necessario per ripartire.

Finiranno un giorno i vasci da ripulire? La longevità dell’evento stesso è minata proprio dall’efficienza del lavoro svolto? Speriamo che crescendo in popolarità di anno in anno sarà proprio il pubblico a dare la forza di continuare e di rinnovarsi, ad un evento che rimane un incredibile risultato. Soprattutto sapendo i retroscena che abbiamo cercato di svelarvi. Speriamo apprezziate, come noi, questo evento natalizio unico nel suo genere.

Clicca per sfogliare tutto il nostro calendario eventi e non perdertene nemmeno uno!


Tra Vasci e Vichi, di PaesanaMente, si svolgerà quest’anno il 22 e 23, 26 e 27 Dicembre, e il 5 e 6 Gennaio, non perdetevelo!


Falco

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Mercatini di Natale – Castellabate (SA) – 2023

Mercatini di Natale – Castellabate (SA) – 2023


I mercatini di Natale di Castellabate (SA) hanno importanza capitale per una realtà che è magari oberata di visitatori nella sua parentesi estiva ma, come la maggior parte dei paesini di mare campani cerca una sua nicchia per movimentare anche il mercato invernale. Da 10 anni a questa parte i Mercatini di Natale svolgono un ruolo fondamentale per stimolare questo processo di crescita.


Una realtà consolidata da 10 anni


E’ da più di una decade che i Mercatini di Natale di Castellabate sono una certezza dicembrina nel panorama salernitano. Meta di ritrovo fissa per pullman e navette dalle regioni confinanti che si avvicendano sul pendio pronti a scaricare i curiosi.

Fondamentale riuscire a mantenere la costanza, e ad essere presenti ogni anno in un mercato, quello natalizio, molto agguerrito e pieno di realtà di alto livello, anche a pochi km di distanza.
Ma quel che riesce meglio a questi mercatini è proprio l’essere costanti.


Come sempre, largo spazio viene dato all’artigianato. L’evento non ha mai puntato direttamente sulla gastronomia, anche se tra i vicoletti, affacciandovi nelle piccole cucine, sarete in grado di provare un menu completo che spazia tra storici piatti locali e puramente tradizionali, da tipico borgo campano.


Molto forte il lato dolce dell’evento, col naspro protagonista, che candidamente glassa molti dei dolcetti più popolari. Presenti anche gli immancabili cantuccini e le imperdibili ciliegie al cioccolato e liquore.
Il torrone merita sempre, e io ne sono stato un fan affezionato, però le ciliegie sono imperdibili!


Ricami, addobbi e cucina casalinga


Le idee regalo abbondano, l’intero mercatino è un’idea regalo.
Se vi piacciono i ricami, le sciarpine, i cappelli, i cuscini decorati…siete a cavallo.


Ma sono presenti anche veri e propri sassi dipinti a mano, sculture di cera (che fanno il paio con vasetti di miele, sempre made in Castellabate), propoli etc.

Se intendete portare a casa un dolce ricordino tipico, oltre le già sopracitate ciliegie e il cioccolato troverete anche panettoni artigianali, a km 0, fichi secchi & impaccati, ma anche ricoperti al cioccolato.
Se preferite il sapido…pancetta, salumi, capocollo e provoloni sono alla vostra portata.


Anche sulla gastronomia abbonda l’homemade, i fusilli sono realizzati al mano, e al momento.
Saltati al sugo semplice o al ragù di carne. Abbondate di formaggio e forte e accompagnate tutto con un bicchiere di vino (più una saporita cotenna al sugo!)


Consiglio personalmente anche la lagana, che seppur non realizzata a mano risulta estremamente cremosa e saporita, imperdibile. Allo stesso stand troverete anche una vera chicca locale, le polpette cilentane. Snack per tutti i momenti della vostra vita, delizioso sia bollente che riposato.


Panorami e ristrutturazioni


Una delle piazze principali è in ristrutturazione, ma questo ha dato modo all’evento di articolarsi un po’ di più nei vicoletti e di aprire anche qualche casa, come quella dove abbiamo trovate delle brillanti ceramiche decorate


In un antro di scale, quasi nascosto, un’isola felice fatta di frittelle di alici (perfetta sapidità da accompagnare al vino rosso) con ciambottina cilentana e scarola e fagioli.


Una delle peculiarità più grosse del mercatino è la possibilità di poter ammirare anche i famosi panorami del borgo. Da un lato il mare mosso, che però non fa il paio con una giornata uggiosa (benché i primi giorni di dicembre siano noti sul posto per essere un po’ capricciosi), che anzi si rivela sgombra di nuvole ed assolata il giusto, con un clima quasi primaverile, dall’altro i campanili, gli argini in muratura, i fiori colorati e i vicoletti che hanno reso famoso questo paese…


Ricordate di visitare ogni angolino perché dietro ogni muretto può saltare fuori lo stand che cercate, ad esempio…avete mai provato le castagne ‘mbriache? E la brioche alla brace?


I mercatini di Castellabate si terranno quest’anno dal 2 al 17 Dicembre, per tutti i fine settimana, dal venerdì alla domenica, tutto il giorno!

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Falco

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Sagra del fagiolo – Controne (SA) – 2023

Sagra del fagiolo – Controne (SA) – 2023


La Sagra del fagiolo di Controne (SA) riprende un notissimo frutto della terra che ha fatto la fortuna di paese e dintorni. Si parla chiaramente del notissimo fagiolo e di tutti i suoi fratellini. L’evento che celebra questo prodotto ha raggiunto con il 2023 le 39 primavere. Siamo dunque di fronte ad una delle più antiche e celebrate feste della provincia di Salerno.


Controne e il suo fagiolo


Il fagiolo di Controne (presidio Slow Food) è un fagiolo molto particolare grazie a diverse caratteristiche. Possiede una buccia molto sottile, quasi impalpabile ed è, di conseguenza, altamente digeribile e di facile e breve cottura. Non necessita inoltre di ammollo preventivo. E’ il fiore all’occhiello di Controne, la cui zona ne ha permesso la coltivazione, avendo un microclima ideale ed un terreno ricco di acqua proveniente dalle numerose sorgenti presenti nel territorio stesso. Si semina a maggio e si raccoglie a novembre (proprio quando c’è la sagra). Grazie a queste caratteristiche, è abbinabile a qualsiasi piatto e a vari tipi di vino, sia rosso che bianco.

Il fagiolo di Controne ha inoltre diversi fratellini di egual pregio, anche se l’evento si concentra principalmente sulla bianchissima varietà.


Sagra del fagiolo di Controne, una limpida domenica


L’evento si articola nel corso di due giornate, le ultime del weekend. Il sabato era stato un po’ sfortunato e preso di mira dalle intemperie, ma alla domenica il sole e un cielo limpidissimo, quasi anomali per Novembre, avevano cancellato i brutti ricordi della giornata precedente.

Sono solo le 10.45 quando arriviamo sul posto ma c’è già un discreto passeggio. I locali sono già in fermento, i primi ciocchi nelle due piazze che delimitano il percorso cominciano ad essere accesi, un gruppo di ottoni dal Conservatorio di Salerno comincia a scaldare il fiato e gli stand in legno hanno già l’acqua sui fuochi. La giornata sarà lunga e bisogna essere preparati.


All’arrivo noterete una lunga fila di stand generici dedicati a torroni e caramelle, ma più avanzerete e più troverete prodotti consoni alla sagra. Ci sono infatti dei cocci di produzione barese, adatti a stufati, zuppe e lunghe cotture. I miei amatissimi stand di formaggi, da ogni dove, freschi, salati e ubriachi, gli immancabili amari della costa del Cilento, mieli e caldarroste fumanti.

Prima di cedere il passo alle casette in legno che ospitano gli stand gastronomici del Comune abbiamo anche una rappresentanza dell’azienda agricola Agrimel. Una realtà locale che espone tutto il raccolto dell’anno: Olio, miele e naturalmente tutto il parco legumi del territorio.


Il menu della Sagra del fagiolo


Siccome la lagana ha una lunga cottura ma noi abbiamo un certo languorino come spesso accade cominciamo a ritroso, e cioè dal dolce. Il signor Alfonso espone da sempre i suoi preparati per la Sagra del fagiolo e ha concepito, in un lungo studio durato mesi, un pasticcino al cioccolato e nocciole, con un cuore di fagiolo. Il dolcino è inoltre glassato al cioccolato, con delle piccole scaglie di nocciole che gli forniscono un aspetto pralinato e un ciuffo di panna sulla sommità.

La pastosità del cioccolato è spesso nemica del mio palato ma il dolce è delicato è sarà sicuramente apprezzato dai più golosi. Non commettete l’errore, invece, di dare per scontata la seconda proposta della pasticceria, la zeppola. Molto candida come lo stesso fagiolo protagonista di giornata ha una lievitazione di 48 ore. L’impasto “E’ ideale per farci una zeppola” ci confermano, ed è proprio così. Una soffice nuvoletta che ripulisce la bocca e che abbiamo entrambi molto apprezzato.


Il circuito intorno al quale si muove tutto l’evento è abbastanza semplice, ma se non siete pratici di Controne tenderete e chiedervi dove siete finiti almeno un paio di volte. In realtà se dalla piazza principale proseguite dritto, arrivati alla seconda piazzetta e girando poi a destra, scendendo giù, dovreste facilmente tornare al punto dal quale siete partiti.

Subito dopo la zeppola incontriamo in piazza i membri dell’amministrazione comunale. Pirone e il sindaco Ettore Poti, il quale da sei anni conduce dal salotto comunale la Sagra del fagiolo di Controne.
Entrambi ci confermano che l’ossatura dell’evento è sempre la stessa, quel che cambia è fondamentalmente l’intrattenimento. Ad esempio quest’anno si alterneranno diversi gruppi musicali, dal mattino alla sera, ma soprattutto rimane intatta la recente tradizione di invitare uno chef noto a livello nazionale e una sua proposta dedicata al bianco fagiolo. L’invitato di quest’anno è Ciro Salvo, di 50 Kalò.


Fagioli con tocchetti, salsiccia e scarola


Il magnifico piatto descritto nel titolo in realtà non esiste, ma è la fusione di almeno tre diverse proposte.
Uno stand privato nella piazzetta alla fine del corso, dopo un brevissimo pendio, propone il fagiolo insaporito dalla salsiccia. Notiamo che il piatto di per sé non è molto sapido, a dargli personalità troviamo principalmente la saporita salsiccia e un ingrediente ricorrente, che troveremo in tutti gli altri piatti, l’olio.

L’olio di Controne è degno del suo compare più famoso e celebrato, in occasione della sagra anch’esso ha la sua rivalsa. Alla fine dell’evento, dopo una lunga degustazione, vi renderete conto che molti dei sapori che avete provato sono molto simili (olio e fagioli, fagioli e olio) ma sarà inevitabile annuire al vuoto ed esclamare “Certo che l’olio è proprio buono“, “Eh ma il fagiolo…” in un’alternanza di complimenti banali ma inevitabili, a conferma che è la qualità dell’ingrediente, nonostante la semplicità della preparazione, a fare il piatto.


Ed è anche la qualità dell’ingrediente a dettarne il costo. Qualcuno potrebbe obiettare che la media di 6.50€ a piatto potrebbe essere ritenuta altina, per proposte di stampo contadino, ma ricordiamoci che qui parliamo di un fagiolo che va per i 13€ al kg. Senza neanche intraprendere il discorso sull’olio.

In ogni caso, praticamente tutti i piatti vengono forniti di tozzo di pane e bicchiere di vino (e nessuno vi rimprovererà se di bicchierini ne prendete due, cosa che ho sistematicamente fatto ad ogni stand, tra l’imbarazzo di Corvo che si voltava dall’altra parte ad ogni richiesta)

Dopo salsiccia e fagioli…tocca a tozzetti e fagioli. Come ho già scritto poche righe fa…3 ingredienti in croce: Fagioli, olio, tozzetti di pane tostato. E peperoncino. E aglio. Questi piatti hanno fatto la mia felicità perché ho trovato aglio ed erbette dappertutto, il peperoncino ci ha svegliato ad ogni cucchiaiata e il vino ci ha rilassato mentre ci destreggiavamo tra la folla che aumentava e aumentava.


Aglio, olio e fagioli


La sagra è molto conosciuta, il fatto che vada avanti da 40 anni ha sicuramente contribuito a renderla, nell’immaginario collettivo, un appuntamento fisso in un novembre che non brilla per ricchezza di eventi, di conseguenza le persone si moltiplicavano e in poco tempo lo snodo principale tra la piazza e le lagane era totalmente invaso. Consiglio personale, soprattutto se è domenica…non andate agli eventi alle 13.00. Partire un po’ prima o un po’ dopo può cambiarvi la giornata in positivo, specialmente se siete una famigliola con passeggini al seguito, è abbastanza intuibile come concetto!

Dribblando un centinaio di persone, continuando a percorrere al contrario tutto il menu ci addentriamo nel girone della scarola. Lunga, lunga fila, ma per fortuna la semplicità del piatto permette rapide somministrazioni e la catena di montaggio delle cucine cerca di non rimanere mai ferma. Quando tocca a noi becchiamo il piatto finale, quello più ricco, dato che eccedeva la porzione minima garantita ma non era abbastanza da permetterne due. Anche qui doppio vino e gustiamo il piatto poco vicino, passando sotto una cascata di pomodori freschi e peperoni secchi, svaccando su delle fredde scale di marmo.

Anche in questo caso il piatto sorprende per i suoi sapori semplici, ma tutti esaltati dalla qualità di base degli ingredienti. Olio, fagioli, peperoncino, tozzo di pane (e scarola).


Arrivati a questo punto è necessariamente il momento per il piatto forte, la pasta.
In realtà considerato che il fagiolo andrebbe quasi gustato in senso assoluto forse i piatti forti sono quelli con la scarola o con i tozzetti di pane? Non saprei, ditecelo voi. In ogni caso la pasta è una laganella corta, cottura giusta, cremosa, ricca di…olio, fagioli, aglio. Qui non ricordo se abbiamo messo il peperoncino ma mi sa di no. La gustiamo al solito scaraventati sul primo portoncino possibile (con tutte queste persone è cosa rara trovare una panchina, ma non è un problema) e troviamo il piatto molto soddisfacente, come tutte le proposte che l’hanno preceduta.


Sagra del fagiolo di Controne, 50 Kalò & considerazioni


Ci eravamo quasi scordati dell’ospite dell’edizione 2023. Parliamo di Ciro Salvo e del suo leggero impasto, che l’ha reso famoso a livello nazionale. Per la Sagra del fagiolo di quest’anno, il pizzaiolo napoletano propone una pizza fritta con una densissima crema di fagioli, resa di un colore argilloso da un po’ di concentrato di pomodoro. La richiesta è tanta, la fila parte dalla grande aiuola nella grande piazza.

Paradossalmente non proviamo questo piatto, avessimo dovuto fare un’ora di fila non saremmo stati in grado di provare tutto il resto e di fare le foto/video necessarie. E onestamente perfino io questa volta ho vergogna di saltare la fila e temo decisamente il linciaggio, quindi ci siamo accontentati di scorgere i volti soddisfatti degli astanti per renderci conto che il piatto era gradito. Anche qui mantenuta la tradizione del vinello omaggio con la fettona di pizza fritta-ma-non-unta.

Troviamo che la Sagra del fagiolo di Controne sia un evento per palati fini.
I gusti, come più volte ripetuto, sono tradizionali, semplici, ad un’occhiata fugace anche banali, ma è inevitabile, se si possiede il minimo senso del gusto, restare colpiti ogni volta dalla bontà, alternata, vuoi dell’olio, vuoi del fagiolo.

La partecipazione forte alla sagra aiuta a creare un clima conviviale, fa piacere vedere in giro famiglie, amici, persone intrappolate in fila che riconoscendoci ci hanno affettuosamente maledetto (ragazzi, dovete partire prima di casa!) e suoni da tutte le parti. Concertini e band itineranti e una grande scelta di dolci fanno il resto. Alla prossima sagra del fagiolo!


Falco

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Sagra della castagna – Curti di Giffoni Valle Piana (SA) – 2023

Sagra della castagna – Curti di Giffoni Valle Piana (SA) – 2023


La Sagra della castagna di Curti, frazione elevata di Giffoni Valle Piana (SA) è prossima al grande traguardo delle 50 edizioni, raggiunge infatti la 47esima in questo 2023 (dal 20 al 22 Ottobre).
Vediamo, in modo più approfondito, quali sono i segreti del successo di una manifestazione minuta ma piena di voglia di fare, partecipazione e buona gastronomia.


Sagra della castagna di Curti, il segreto di tante edizioni…


La sagra della castagna si svolge nel pieno del piccolo centro storico della frazione di Curti, di Giffoni Valle Piana. Per quanto non sia molto esteso, il centro presenta diverse caratteristiche che lo rendono ideale per una manifestazione del genere.

Innanzitutto dalla vicinissima Giffoni arrivano nocciole e castagne di qualità, quindi abbiamo già un elemento principe a km 0. Dopodiché abbiamo la piazza principale, non enorme, ma che si presta benissimo a vivaci concerti di musica popolare (ogni anno abbiamo modo di apprezzare la grande partecipazione di locali e non che si scatenano sotto il palco, senza limiti di età).
Quest’anno ad animare le folle abbiamo visto ancora una volta i Vienteterra (venerdì sera), una scelta che evidentemente convince di anno in anno, e viene per questo riproposta.


Altre peculiarità del centro di Curti sono la ramificazione delle strade. Esse si distendono come tentacoli e creano dei naturali percorsi che sono stati arricchiti di stand gastronomici che costringono l’avventore a esplorare ogni ciottolo del paese. Tra un anfratto e l’altro, ove possibile, sorgono piccoli allestimenti che per quanto piccini dimostrano una personalizzazione cercata, e che è sempre positiva.

Ad esempio abbiamo un piccolissimo museo sul brigantaggio, incastonato in una cantinetta, un “improvvisato” museo sulla civiltà contadina, che presenta tanti reperti di varia natura, catalogati e collezionati dal curatore del museo, e suo ideatore. Il quale è disponibile all’interno dello stesso per chiacchiere e delucidazioni. Mio articolo preferito dopo tutti questi anni rimane la palla di cannone delle crociate.


Sagra della castagna di Curti, Gastronomia e prezzi popolari


Va sottolineato, nel 2023 che stiamo vivendo, fatto di recenti inflazioni e speculazioni, che la Sagra della castagna di Curti ha mantenuto quasi inalterati i propri prezzi. Prezzi che, impossibile non notarlo, sono a un passo dal prezzo di costo e candidano sicuramente l’evento come ottimale per famiglie (ma non solo).

Ad esempio, allo stand della pasta, dove trovate Penne alla boscaiola e Tubetti con sugo con di castagne non si superano i 5€ per porzione. Porzione che è anche bella abbondante, sottolineo che non avevamo scattato neanche due foto che già ci stavano passando un invitante piatto sotto il naso. Avreste dovuto vedere lo scoramento che ha colto la “signora della pasta” quando le abbiamo chiesto una porzione un po’ più piccola (vi ricordo che ad ogni frequentissima uscita ci spazzoliamo un menu intero in 2).


Non che sia servito a molto in realtà, perché ne siamo usciti comunque con due porzioni normali e per niente dietetiche. Meno male, mi verrebbe da dire, perché la pennetta alla boscaiola è uno dei piatti che più ci è piaciuto in questa Curti 2023. Saporitissima, col caratteristico sugo di pomodoro cotto insieme alla carne di maiale, con pezzettoni di salame/salsiccia che lo rendono un piatto completo.
Non potete perdervelo. Molto gradevole e beverino questo vino versione succo d’uva che trovate in abbinato a soli 50 centesimi, prezzo che ormai viene barbaramente sostituito partendo dall’euro in su.


Potete gustarvi il vostro piatto di pasta o immediatamente nella discesa fuori dallo stand della pasta, scendendo al volo e girando a sinistra…oppure salendo un pochino a destra (sempre uscendo dallo stand della pasta) e facendo un qualche 200 metri scarsi. Lo ricordiamo perché abbiamo notato qualcuno deambulare con dei piatti in mano, con un volto un po’ spaesato, in cerca di posti a sedere che almeno in quella postazione abbondavano.


Pizza senza castagne…


Una volta spazzolata la pasta ci ficchiamo nell’antro della pizza. Uno stretto cunicolo colmo di legna da ardere ci conduce al forno dove in una piccola oasi di pace si lavora ad un ritmo cadenzato, del resto sono ancora le 20 e il grosso della gente deve ancora arrivare.

Qui scopriamo che le pizze disponibili sono Margherita (4€) e Bianca al cotto (5€). La pizza bianca con le castagne era in menu ma (nelle passate edizioni) la gente non la prendeva, quindi l’hanno sostituita con la democratica bianca con prosciutto. Aneddoto da esporre quando qualcuno dice che “la gente sa quello che vuole”. Saranno gli stessi che vanno a Manila e chiedono gli spaghetti al sugo.


In ogni caso conversiamo amabilmente con i nostri nuovi amici pizzaioli e per non farci mancare niente procediamo a dividerci una bella bianca al cotto. Pizza classicissima, soddisfacente, non contemporanea ma non ce ne frega assolutamente nulla. Speriamo che l’anno prossimo il popolo rinsavisca così la proviamo anche con castagne.


…e panino con castagne


Pochi metri più avanti, mentre abbiamo ancora le guance sporche di farina, ci infiliamo direttamente nella fila del panino al maialetto (e castagne). Il panino viene 5€, il vino sempre 50 cent. Non so se ogni stand ha un suo vino o se alcuni si ripetono, anche questo comunque era buono (e così tutti gli altri provati, penso andiate sul sicuro ovunque decidiate di prenderlo). Molto positivo che ogni stand abbia vino e acqua, questo evita l’accalcarsi in determinate zone.

Il panino, che sembra molto alto e gonfio di mollica, è in realtà abbastanza fragrante. Il maialetto è umido quanto basta per dare soddisfazione. Saporito e con la gradevole aggiunta della castagna, lo consumiamo in un antro insieme ad altro vino (siamo a 3 ciascuno).


Presepi, caciocavallo e bruschette di lardo


Non è un film della Wertmüller ma una piccola anticipazione su quel che sarà.
Proprio a sinistra del paninetto al maialetto c’è una stanzina con dei presepi.
Questo caldo durato 8 mesi ci ha veramente stufato e quindi ben venga parlare un po’ di Natale anche se siamo ancora ad Ottobre. Vi consiglio di spenderci qualche minuto in silenzio, osservando il fuocherello di carta velina crepitare senza un gemito, e riflettere un po’ sulla vostra vita.


Cosa ci vuole dopo PASTA PIZZA PANINO ? Esatto! Altri carboidrati. Dunque ci allunghiamo in direzione Caciocavallo impiccato, prezzo 5€, decisamente altino, però le fette sono due, allarme rientrato.
In più su ogni fetta viene abbandonato un po’ di aromatico lardo/pancetta che mai guasta.

Veniamo invasi dai fumi del caciocavallo suicida che sgocciola sulle braci e ricordiamo, come sempre in questi frangenti, la faticaccia di chi si trova nottate intere a braciare. I veri eroi di ogni manifestazione.

Allo stesso stand potete prendere anche gli arrosticini, 4 per 5€, probabilmente il piatto dal prezzo più alto (in proporzione) di tutta la sagra.


Lo scoglio di lardo nel mare di miele


A questo punto siamo stravolti da caseina e amido ma ci trasciniamo ad uno dei nostri pit stop preferiti, quello della bruschetta al lardo, castagne e miele. Piatto tanto apprezzato che in più occasioni abbiamo celebrato sbattendolo in copertina. Quest’anno c’è un cambiamento. E’ cambiato il pane (da morbido e successivamente tostato pane paesano a un pane più sottile e bruschettato-biscottato) ed è sparito il formaggio. Forse perché come concezione era troppo simile al cacio impiccato di altrui stand?

Il cambiamento ha senso, però il formaggio col suo grasso era utile a dissipare un po’ il dolce della castagna. Il quale invece sguazza con ludibrio gongolandosi tra i grassi della pancetta (anch’essi di natura dolce) e il miele (che come forse ricorderete io adoro). Rimane comunque ottimo, ma quest’anno, per mio gusto personale, finisce dietro la boscaiola.


Un altro grande classico che si ripropone è la zuppa di fagioli. La ricorderete, poco brodosa, stracolma di fagioli, insaporita dal piccante già presente di suo (ma un’aggiuntina al banco non fa male) e con croccanti pezzettoni di pane.


E le caldarroste?


Due larghe varole vengono trascinate sulle braci in un supplizio demoniaco tendente all’infinito (cioè alla sera del 22 ottobre) da due amichevoli satanassi che si divertono a punzecchiare anche noi e soprattutto le tempistiche dei mie scatti. Il vero tormento è in realtà il fumo avvolgente che devasta e travolge ogni minimo spruzzo di profumo o essenza di shampoo che futilmente hai sparso sul tuo corpo prima di uscire.

Il bello è però anche questo. La piccola castagna della sagra di Curti viene praticamente regalata…prezzo simbolico di 1€ per una ciotolina da consumare un po’ dove vi pare. Molti amano gustarle sulle scalinate della chiesa, osservando chi si dimena in pista, di fronte al concerto, piuttosto che sulle braci.


Alle caldarroste si legano i dolci, vogliamo ricordarvi che i dessert della Sagra della castagna di Curti ci hanno sempre colpito in positivo! Quest’anno disponibili sono la classica pasticella/calzoncello con farcitura di castagne e cioccolato (e tanto altro, ma ogni paese ha la sua ricetta!), tronchetto al cioccolato (anche questo un grande classico) e crostatone, sempre al cioccolato.


Sagra della castagna di Curti, informazioni!


In questo frangente abbiamo quasi dovuto lottare per non farci offrire altro. E ne approfittiamo per ringraziare la gentilezza del popolo di Curti, che ormai, dopo 3 anni di foto, tortini, lardo, caldarroste e tornei, ha imparato a conoscerci e non perde occasione per dimostrare apprezzamento sincero verso quello che facciamo. L’apprezzamento, come potete aver letto in questo scritto, è ampiamente e felicemente ricambiato. Per noi il fatto che questo sia diventato un appuntamento fisso non può essere che un piacere. Abbiamo conosciuto anche storie di chi torna volentieri al paesello, in occasione della sagra, per dare un mano, e anche per sincero piacere, per voglia di esserci. Si è incontrato chi fa tutt’altro, ma durante l’evento si improvvisa (con successo) in questo o quel ruolo. Abbiamo sentito le solite preoccupazioni, su un ricambio generazionale che sembra non esserci quanto dovrebbe…ma abbiamo soprattutto sentito l’affetto del pubblico, che nonostante una preoccupante allerta meteo ha scelto comunque di essere presente, per un venerdì sera stracolmo, fino a che non si è spenta anche l’ultima lucina di questa prima notte di Curti 2023.


Poi comunque mi sono pentito di non essermi preso altre castagne, ma in compenso ci hanno donato delle pasticelle a portar via.



L’evento della Sagra della castagna di Curti di Giffoni Valle Piana (SA) si terrà nella sua edizione nmr. 47, anno 2023, dal Venerdì sera, 20 Ottobre, fino alla sera di domenica 22 Ottobre. Come sempre aperti a pranzo di domenica 22, in una lunga festa che dura fino a sera.

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Sagra della castagna – Sicignano Degli Alburni (SA) – 2023

Sagra della castagna – Sicignano Degli Alburni (SA) – 2023


La Sagra della castagna di Sicignano Degli Alburni ha l’anno scorso passato lo storico traguardo delle 50 edizioni. Per l’edizione numero 51 si è deciso di continuare alla grande. Ben due i weekend di festa e passeggio. Il primo il 14 e 15 Ottobre, e il secondo, il 21 e 22 dello stesso mese. Andiamo a vedere cosa ha preparato per quest’edizione la Pro Loco Monti Alburni APS, che organizza l’evento.


Sagra della castagna di Sicignano Degli Alburni, il programma…


Come dimostrato per l’ottimamente riuscita Festa della Montagna, tenutasi qualche mese fa, alla Pro Loco Monti Alburni APS non piace ridurre un evento ad una “mangiatoia”. Ed è per questo che il programma della Sagra della castagna di Sicignano DA, edizione 2023, presenta anch’essa un ricco palinsesto di iniziative.

Nella piazza principale si alternano artisti di strada e giochi di una volta.
Abbiamo notato l’alternarsi degli entusiasmi, tra grandi e piccini, quando si è passati dalla creatrice di bolle di sapone alla corsa dei sacchi, grande competizione anche per la tradizionale corsa delle carrette.


Ricco anche il palinsesto di artisti, riferendosi solamente al successivo weekend (21-22 Ottobre) ci saranno I Briganti del Re, L’antiqua giostra, gli Spaccapaese e Peppe Cirillo (più altri artisti di strada disseminati sul percorso ed attività varie). Lo spettacolo, infatti, non è delimitato soltanto alla piazza principale, che si presenta circondata di casette in legno dedicate ad espositori. Oltre i nostri amici de La Nuda, la birreria artigianale, era possibile trovare olii essenziali, prodotti alla lavanda e all’olio d’oliva, ed anche il Lemoncaf, l’amaro di cui vi parlammo già in occasione di Ciccimmaretati di Stio (SA).

Si continua riprendendo le naturali salite del paese, disseminate di stand privati che in sinergia con la Pro Loco e la pubblica amministrazione, presieduta da Giacomo Orco, collaborano per la riuscita dell’evento.
Affiancati agli stand privati, che somministrano alimenti, ci sono naturalmente i raccoglitori di castagne e gli espositori di prodotti locali. Castagne, a iosa, formaggi, ma anche salumi stagionati e dolci.


Sagra della castagna di Sicignano DA, l’offerta gastronomica…


L’offerta gastronomica della Sagra della Castagna di Sicignano DA è sempre esagerata, quest’anno ci è parsa anche decisamente ben organizzata. Come prima accennato, c’è una sinergia tra Pro Loco, Comune e privati. Quest’ultimi sono ben felici di partecipare all’evento con le loro personalissime proposte (specialmente i Raccoglitori) e il tutto è concepito in modo da favorire l’economia locale, giustamente.

La Pro Loco, proprio nella piazza del palco, ha un menu completo a disposizione dei visitatori.
Abbiamo tre tipi di primo piatto: Strascinati in bianco con castagne, Lasagna bianca e Strascinati in rosso con formaggio. I due piatti in bianco sono molto delicati di sapore, tranquillamente consigliati anche a chi non impazzisce per la castagna. Per intenderci l’impostazione del piatto è diametralmente opposta al piatto, sempre in bianco, sempre alle castagne, ma con l’aggiunta di un quintale di salsiccia, provato proprio qualche giorno fa a Salza Irpina (AV).


Trovare spazio ai tavoli dedicati è abbastanza semplice, abbiamo visto tanta tanta tanta partecipazione in queste giornate di festa a Sicignano, ma mai ressa. Certo, un po’ di fila è fisiologica, ma non abbiamo mai percepito esasperazione o persone sfiancate dal rimanere in piedi. I piatti avevano un riciclo rapido, ed anche i tavoli (per quanto qualcuno volesse concedersi un po’ più di riposo e tardava un po’ ad alzarsi).

Dopo i primi piatti si passa ai secondi, Spezzatino di carne, Zuppa di fagioli e castagne e Polpette fritte alle castagne. Per le polpette c’è gran bagarre, fatevi furbi e prendetele SUBITO, queste sono un piatto sfizioso e che non si trova ovunque, consigliamo l’assaggio. Molto versatili, si prestano bene anche come aperitivo, sicuramente da testare!


La zuppa di fagioli e castagne ci ha ricordato la naturale bontà del prodotto naturalmente eccellente, anche qui ritorna alla mente la zuppa di cicci di Stio (SA), sicuramente un esempio positivo di uso di ingredienti del posto. Spicca la bontà dell’olio, buono anche il pane gentilmente concesso per accompagnare. Confortante invece lo spezzatino, che presenta anche una buona cremina da scarpetta.
Una bomba, nella sua ingenua semplicità, il paninazzo con LARDO, SALSICCIA, PROVOLA e CASTAGNE servito a tradimento a fine percorso. Altro che sapore gentile, sapido e infame come dovrebbe essere, ci ha rimesso al mondo.


Torniamo più volte a prendere un po’ di vino rosso, ma c’è tempo anche per i dolci tipici dell’autunno sicignanese (e Campano, in realtà). Parlo dei Bocconotti/Bucchinotti farciti alla castagna e cioccolato (con più cioccolato rispetto ad altri dolci tradizionali, in proporzione alla castagna, il che li rende forse anche più avvolgenti e naturalmente dolci). Notoriamente non sono un grande fan del cacao (mentre apprezzo molto il fondente) e a volte il gran ripieno pastoso di questi dolci mi stucca rapidamente il palato…ma qui devo dire che è stato veramente piacevole riprovare questi sapori che proprio per mio gusto spesso mettevo da parte. Un po’ come tornare a sorpresa a casa di nonna.


Ehy, il percorso gastronomico è appena cominciato…


Tutto quello di cui vi abbiamo parlato lo trovate nella piazza principale, ma cos’ha da offrire il resto del paese? Praticamente qualsiasi cosa. Dato che stavamo parlando di dolci vi rivelo che facilmente trovate in giro per Sicignano diverse offerte di cannoli di stampo siciliano (per la sfoglia) farciti e personalizzati dalle diverse attività. Abbiamo trovato cannoli con una farcia classica di ricotta, castagne e gocce di cioccolato, ma anche creme tendenti al color sabbia, ancora più ricchi di castagne, oppure altri neri come la pece, pienissimi di cioccolato.


Sul sapido invece abbonda, con mio grande e personalissimo piacere, il cuzzetiello.
Il Cuzzetiello si è imposto lentamente nella tradizione sagristica sicignanese e ormai è molto ricercato durante i giorni della sagra. Trattasi letteralmente di un 12-15 cm di parte finale di sfilatino farcito con quel che più si vuole. L’originale prevede sugo e polpette, ma l’abbiamo visto alla Messicana oppure con funghi e castagne, proprio in tema festa. Un gran bel prodotto, consigliato!


Anche qui, trionfo di arrosticini e caciocavallo impiccato in più salse/creme, tra cui quella al tartufo.
Quantità infinita di panini con la salsiccia, qualcuno lo propone anche con broccolo.
Polpette al sugo, pizze e “taglieri” di salumi e formaggi.
C’era di tutto.


E le castagne? Beh le castagne sono ovunque! Le trovate allo stand pro loco o nei diversi stand privati disseminati per tutto il paese. Sotto forma di caldarroste da divorare al momento oppure fresche, da portare a casa.


Altre attività alla Sagra della castagna…


Naturalmente, insieme alle proposte gastronomiche, anche gli artisti di strada erano presenti, non solo nella piazza principale, ma su tutto il percorso. Ad essi si accompagnano altre attività, come le escursioni.
Ricordiamo che in stretta prossimità del paese c’è il monte Panormo, che regala invidiabili panorami (e omaggia col suo nome anche il panino alla salsiccia e lardo di cui sopra)


Escursioni organizzate partono anche dal centro paese con tappa a 1500 metri e abbraccio dell’abete bianco. Possibilità di vedere anche la nota panchina gigante oppure di gironzolare liberamente per il paese, che ricordiamo ospita anche un castello e diversi suggestivi castagneti. Al ritorno all’auto vi aspetta probabilmente una riposante passeggiata digestiva tra i ricci di castagne gonfi e paffuti che ancora non si decidono totalmente a buttarsi giù dai rami pesanti.


La scelta di estendere la festa a due weekend potrebbe essere il passo decisivo che porta la Sagra di Sicignano degli Alburni al prossimo grande step. Siamo più che fiduciosi per il futuro di quest’evento!


Falco

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Festa della montagna – Acerno (SA) – 2023

Festa della montagna – Acerno (SA) – 2023


La Festa della montagna di Acerno (SA) mescola il passeggio del centro cittadino a quello degli iniziali sentieri della montagna. Paese e montagna vivono da sempre in simbiosi, ed è proprio la festa, quest’anno tenutasi nei giorni 9 e 10 Settembre, a celebrare questa antica unione. L’evento è organizzato dall’Associazione Tannera.


Festa della montagna di Acerno, il programma


La Festa della montagna non si limita ad una sfilata gastronomica. Al contrario, il suo programma è colmo di piccole manifestazioni tutte atte a mostrare e riprendere antichi mestieri, usanze, riti e lavori di una volta.

Quando siamo arrivati, con le persone che già sciamavano da questo a quel prato, ci siamo ritrovati praticamente quattro show in contemporanea. Una piccola fila stava nascendo nei pressi della Cagliata. In questo spazio messo a disposizione per i casari locali avveniva tutta la dimostrazione su come si preparano ricotta, primo sale e treccia di mozzarella. Le piccole ricotte vengono compattate negli appositi stampini, sul pentolone invece, colpita e addensata, si tormenta la pasta filante che poi avrebbe formato trecce e mozzarella, con tanto di dimostrazione di intreccio fatto a mano.


Il piattino dimostrativo è servito al pubblico molto attento e noi stessi abbiamo assaggiato ben volentieri. Sono un amante di tutti i formaggi freschi quindi mi sono piaciuti tutti e tre. La ricotta calda, in particolare, era una delizia, ma anche primo sale e treccia si difendevano bene.

Poco distanti giacevano quattro grossi buoi, a loro e dei muli l’onere di sfilare dal parco fino al centro cittadino, dando dimostrazione di traino di enormi tronchi di legno. Alle due coppie di buoi veniva agganciato il grosso tronco, mentre ai muli toccavano dei rami più affusolati e dal diametro direttamente inferiore. I muli si riproponevano poi anche per le gare di carico e scarico. Per constatare quale concorrente riuscisse a preparare più velocemente sella e materiale per la competizione.

Tra i sacchi pronti per il carico anche quelli colmi delle ceneri del catuozzo. Costruzione quasi arcaica concepita per la produzione di carbone. Se ricordate, il capannello viene tirato su con dei rami, i quali vanno a erigere una solida capanna con dello spazio aperto utile per far circolare il vento e nutrire di ciocchi infuocati la struttura, che può continuare a bruciare per giorni e giorni.


Festa della montagna di Acerno, il programma pt. 2


Nello stesso parco era da poco iniziata anche la competizione con i motosega.
Diversi esperti, di cui molti in tarda età, si mettevano in gioco per cercare, con un taglio netto e deciso, di estrarre dall’enorme tronco messo a disposizione, un ciocco del peso e della dimensione giusta.

Chi più si avvicina al peso e alle dimensioni ideali, decise inizialmente dalla giuria, vince.
Sulla destra, in fondo, dei cordoli bianchi e rossi delimitavano le aree nelle quali si esibivano lagotti e segugi addestrati alla ricerca del tartufo. I simpatici cagnoloni si ficcavano con la testa nel terreno alla ricerca dei profumati tuberi, destando l’attenzione di appassionati ma soprattutto di tanti giovani, felici e sopraffatti dalle tante possibilità di scoperta.


Nella stessa zona era possibile vedere un’arnia con tanto di ape regina e sciame intenta a proteggerla. Mentre con curiosità si seguivano i percorsi creati dalle api nell’alveare erano anche disponibili delle prove d’assaggio di miele con diversi abbinamenti. Più sotto ancora, invece, il tree climbing. Degli esperti, con resistenti carrucole, facevano provare ai curiosi l’ebrezza di essere trainati su un imponente albero, per poi essere dolcemente riportati al suolo.


Intorno alle 15.00 sarebbe iniziato anche lo show dei Falconieri dell’Irno, che ormai cominciamo ad incontrare spesso nel corso dei nostri giri mangerecci per sagre ed eventi regionali. Lo spettacolo, istruttivo e interessante, vede sempre alcune dimostrazioni di volo dei rapaci scelti per la giornata. Gufi africani, aquile del cile, barbagianni e altri esemplari, volano da un guanto imbottito all’altro dispiegando le grandi ali, oppure dimostrando quanto sia fine il loro udito e acuta la loro vista. Allo spettacolo spesso sono invitati a partecipare bambini, che si dimostrano sempre entusiasti di avere a che fare con queste regali creature.


Festa della montagna di Acerno, il menu


Come prima accennato, il vastissimo programma di dimostrazioni, musica e altro quasi sormonta la parte culinaria della festa. Questa però non è assolutamente da perdere, dimostrandosi comunque degna di essere scoperta. Il menu è creato in simbiosi con dei ristoranti.

Per fare un po’ di chiarezza possiamo dire che ci sono alcuni ristoranti del centro che preparano arbitrariamente dei menu proprio per l’evento. Nelle zone dedicate agli stand gastronomici abbiamo invece un mix di aiuti dato dall’Associazione Tannera e ristorazione locale.

Ai macellai è affidata la preparazione delle carni alla brace. Costate di maiale, bistecche, salsicce, pancetta, con patate e sfrionzola. Patate al forno che vanno per la maggiore come accompagnamento e carni che, forse aiutati dalle fronde fresche degli alberi e dalla magia del mangiare all’aria aperta, ci sono sembrate particolarmente buone.


A seguire abbiamo diversi primi a disposizione. Cavatelli al ragù di cinghiale, raviolo farcito di ricotta servito al sugo e pippoli con fagioli e castagna. Mentre cavatelli e ravioli non hanno bisogno di molte presentazioni va forse ricordato che i pippoli sono pallini di pasta serviti in una sorta di zuppa molto addensata. Si accompagnano solitamente con funghi, castagne, carne, patate o prodotti del bosco.

I prezzi medi di queste pietanze sono tutti un pochino più alti della media, rispetto ad altri eventi simili.
Ci è stato spiegato che ciò avviene poichè la pasta (realizzata artigianalmente) non è improvvisata in strada ma bensì nei laboratori propri di ogni struttura ricettiva. Questo ha dei costi che solitamente una sagra classica non deve sostenere, ed ecco spiegato il piccolo sovrapprezzo.


Festa della montagna di Acerno, il menu pt. 2


Scorrendo ancora avanti troviamo anche della pizza fritta, del caciocavallo impiccato (disponibile in centro, vicino la chiesa!) e due piatti poveri appartenenti alla tradizione acernese, quali il Pan Cotto e la Zuppa di Castagne. Questi due piatti spacciati per “semplici” erano tra i più buoni e sorprendenti dell’intera proposta. Il pan cotto, che è un piacevolissimo mappazzone di pane e patate sfritto e saltato in padella con vari aromi non si spiega come faccia ad essere così buono nonostante sia composto da tre ingredienti in croce (appunto pane, patate e aromi). Idem la zuppa di fagioli e castagne, dove l’assaggiatore attento noterà subito la presenza di cotenna/grasso, la quale concede una certa sapida collosità al composto.


Presente al centro della piazzetta di fronte il convento (all’interno del quale, nel chiostro, è possibile anche osservare una mostra fotografica relativa alla II Guerra Mondiale) anche uno stand di dolci.
Dai classici calzoncelli con ripieno di cioccolato e castagne fino a dolci nazionali. Come Zeppole di San Giuseppe, pasta di mandorle, piccola pasticceria, babà ripieni di crema e delizie di ricotta e pera.


Altri stand culinari, come quelli presenti in piazza, li trovate anche in centro, vicino alla chiesa. Essi sono stand identici a quelli descritti finora, utili semplicemente a smaltire la folla e permettere anche a chi si sta occupando di visitare il centro, di trovare un punto di ristoro più vicino.
Non ho parlato molto del vino ma come era intuibile viene servito nei pressi della grigliata.

Molti stand esterni, ma inseriti nel percorso, propongono salumi e formaggi locali e regionali, conserve, dolci tipici, artigianato, miele e confetture, potete sbizzarrirvi quindi con la scelta di tipicissimi souvenir.


La Festa della montagna, conclusioni


Abbiamo notato con piacere come l’evento, che apertamente dice di puntare all’intrattenimento e alla scoperta della vera Acerno, riesca in realtà a svolgere in modo eccellente i diversi aspetti della manifestazione. Noi siamo sempre particolarmente affezionati al lato gastronomico, si sa, ma ci ha fatto piacere vedere come viene realizzata da 0 una cagliata, allo stesso tempo è stato interessante provare piatti quasi mai sentiti o raramente assaggiati prima, come appunto il Pan cotto o i Pippoli.


Idem è interessante vagare col naso all’insù incuriosendosi dapprima col tree climbing, poi al contrario fissarsi i piedi non perdendosi lagotti e cuccioli lanosi alla ricerca di tartufi, voltarsi di qua e di la e sorridere di fronte la particolare sfida delle motoseghe o soccombendo all’imponente dimostrazione di forza di buoi.

L’evento è rodato e anche se quest’anno si è dovuto per forza di cose cambiare il luogo dello svolgimento (causa lavori in corso ed impalcature) il tutto non ne ha minimamente risentito, anzi.
Quel che si coglie anche al primo sguardo è anche un desiderio di essere in contatto con la natura, e con la montagna, la quale si può anche visitare con due escursioni completamente gratuite organizzate di primo mattino (alle 9) e che mostravano al pubblico il Sentiero delle Acque e la Valle delle Cartiere e Ferriere che ha origine proprio da Acerno. Insomma, una festa decisamente per tutti i gusti.


Falco

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Sagra della braciola – Montecorvino Rovella (SA) – 2023

Sagra della braciola – Montecorvino Rovella (SA) – 2023


La Sagra della braciola di Montecorvino Rovella (SA) sarà in piazza dal 25 al 28 Agosto.
Anche quest’anno il metodo tradizionale, che negli ha fatto si che l’evento si guadagnasse il marchio Sagra di Qualità assegnato da UNPLI, è l’arma vincente di un evento che evolve a piccoli passi mantenendo inalterati i suoi punti forti.


La Sagra della braciola, organizzazione


L’edizione 2022 era stata invasa da un marasma di persone affamate di braciola e questo aveva causato un po’ di disagi. Vi avevamo parlato di file drammaticamente lunghe sia alla casse, sia ai punti di ritiro. Non aiutava il fatto che sia tu volessi la pasta, sia tu volessi il panino, ti toccava la stessa fila.

Quest’anno le cose sono cambiate. Piccoli accorgimenti hanno dimostrato che la Pro Loco Rovella, una Pro Loco esperta che organizza questo evento da quattro decadi, sa osservare, imparare e rimediare.
Una cassa in più. E una persona in più per ogni cassa. Per un totale di sei addetti al rilascio scontrini e conteggio soldi. Ancora, la formula menu, benchè sia rimasta fondamentalmente la stessa, ci è sembrata più intuibile da recepire per il pubblico, e questo crea meno equivoci.


Anche le casette, dove si creava l’ingorgo più grosso, trovano una nuova disposizione.
La pasta, che è una delle hot pick della serata, ha un suo stand personalizzato, mentre all’altro estremo ci sono i panini. Da quest’anno anche senza glutine, novità importante che rende l’evento al passo coi tempi. Le retrovie uniscono il tutto come trincee della Grande Guerra, tutto è collegato e fila liscio.
Grazie a queste due-tre accortezze in tre ore di evento non abbiamo mai notato una grossa calca. Missione compiuta.


Sagra della braciola, i piatti


Decisamente un evento dove non rischi di perderti il piatto forte, siccome fondamentalmente sono due.
Panino, farcito di braciola sfilettata, ricco di sugo. Praticamente uno Sloppy Joe nostrano (che anticipa il compariello americano di almeno trent’anni…) e la penna liscia, cavalcando il meme della pandemia, che ha finalmente la sua riscossa nella cinque giorni annuale di evento.


Come abbiamo detto riguardo la Sagra del vitello podolico intero allo spiedo a Santo Stefano del Sole (AV) se ci si specializza in un piatto (e si comunica bene il perché e il come di questa decisione) il pubblico, soprattutto quello del 2023, recepisce alla grande e apprezza.

Il tempo del fritto misto sembra finito da un pezzo e la scelta della qualità ha il sopravvento nelle voglie degli avventori. Insomma, chi viene qui è la braciola che vuole…e la braciola ottiene.

Nonostante ciò la Pro Loco ha scelto comunque di non lasciare scontento nessuno.
Ecco che dunque sparpagliati per il centro città trovate altri stand culinari, esterni, che hanno portato le loro specialità.


Abbiamo visto delle colorate paelle, i classici arrosticini che ormai sono stati scippati senza ritegno dall’Abruzzo e li trovate in tutta Italia, pasticelle (anche se fa ancora caldo), pannocchie arrostite (immancabili nelle feste estive), il classicissimo caciocavallo impiccato (ormai più croce che delizia, anche se abbiamo visto uno stand che lo proponeva a soli 3,50€…), caldarroste (per coraggiosi, ad Agosto), panini con la mortadella (why not??), zeppole, sfogliatelle e un consigliato e amichevole vino con percoca. Da qualche parte c’è anche il gelato.


Sagra della braciola, in ordine sparso…


Quest’anno, dopo tre anni di lavoro insieme, siamo riusciti a guadagnarci finalmente la fiducia di tutti i membri della Pro Loco, che erano talmente gelosi della loro amata braciola al sugo da limitare perfino a noi, che eravamo venuti per raccontare la loro storia, la vista del luogo dove accade la magia…


Grazie però a un reciproco rapporto di fiducia e rispetto, consolidato in anni di collaborazione (lavorativa e mangiatoria) stavolta siamo riusciti a sbirciare un po’ di più (anche se non tutto ci è stato ancora svelato!)

E’ stato emozionante vedere queste vasche d’acciaio contenenti un fiume rosso di carni, pomodoro ormai dissolto in un sugo rosso, grasso e aromi venire dragato a ficcato con generosità nelle morbide marenne (panini ottimi come al solito, ma l’anno scorso ne acchiappai uno ancora più fragrante) oppure lasciato scorrere a cascata su piatti di pasta abbondanti. Ed è stato anche divertente tramutare gli sguardi di sospetto degli addetti ai lavori, che ci hanno visto spuntare armati di camere dietro le quinte, in sorrisi, quando con la scusa di una foto di gruppo lì e una qui, come audaci spie sovietiche, riuscivamo a documentare tutti i movimenti fino a quel momento tenuti celati.


Non servono dunque grossi consigli per godersi quest’evento dallo svolgimento più che intuitivo.
Cercate di arrivare prima della calca, quindi prima delle 21, prendete SIA panino che pasta (e che scherziamo?), rilassatevi un pochino al tavolo (sono tanti e c’è spazio per tutti, ma non esagerate con le lunghe soste) e poi via, oltre la strada, oltre la fontana, nei vicoletti, a cercare un po’ di vino con pesche e al ritorno, intorno alle 22, fermatevi un po’ in piazza per i concerti in programma.

Ieri abbiamo assistito allo spettacolo dei Tamurrasia (ci piace il fatto che ficcano sempre un po’ di Branduardi nei loro repertori, li avevamo incontrati anche durante la Festa del fico bianco di Giungano (SA) ) e poi se volete spaziare e togliervi qualche sfizio alla vostra destra (alla sinistra del palco) avete tutti gli stand gastronomici incontrati prima. Ah, si segnala che nell’ultima sera dell’evento sarà presente il format Nostalgia90, che a quanto pare va un casino quest’anno. Buon divertimento!

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Falco

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Ciccimmaretati – Stio (SA) – 2023

Ciccimmaretati – Stio (SA) – 2023

L’Associazione Culturale Il Punto rimette in scena negli immutati castagneti di Stio (SA) la classica kermesse Ciccimmaretati. Un evento che fluttua amabilmente tra la sagra, la degustazione e la fiera e che trova sempre e puntualmente un fortissimo riscontro nei suoi fan più appassionati.
L’evento quest’anno si terrà dal 17 al 23 Agosto, andiamo a vedere cosa ci aspetta!


Ciccimmaretati, le conferme


Se il 46% dei matrimoni finisce in divorzio ciò non vale per i Ciccimmaretati di Stio (SA) che stretti in un abbraccio più caldo che mai si presentano a rinnovare le loro promesse, ogni anno, nelle stesse date (o quasi) nel posto che li fece innamorare la prima volta.

Costabile Romito, uno degli organizzatori dell’evento, membro dell’Associazione Culturale Il Punto, spiega con inequivocabili parole il succo (o la zuppa) di tutto questo successo: I piatti sono sempre gli stessi.


E se ingenuamente questo potrebbe creare delle perplessità, esse spariscono al primo assaggio.
Escluso il lavoro fatto come Il Trono di Sagre siamo stati all’evento già diverse volte, a distanza di parecchi anni, eppure ritroviamo sempre lo stesso riscontro e lo stesso ottimo sapore, le stesse soddisfacenti sensazioni, ogni volta che ficchiamo le posate in quei cocci lucidi.

Una delle prime volte che venni, ricordo che definii le mulegnane ‘mbuttunatesaldate con la fiamma ossidrica” poiché la resistenza eroica con cui rimanevano compatte, tenendo all’interno tutto il loro caseario ripieno, era invidibiale. Ebbene, anche ieri sera ho notato la stessa cosa. Queste melanzane non sono cotte, sono coniate. Naturalmente il gusto è eccellente, pieno, un piatto che da solo potrebbe sfamarti, assolutamente consigliato.


Ciccimmaretati, rincari sui prezzi?


Mentre in Italia l’inflazione galoppa anche la cartina tornasole più semplice da analizzare da i suoi riscontri: i prezzi sono aumentati (ancora) anche nelle nostre amate sagre (ed eventi) di paese.
Questo ce lo rivela proprio Costabile all’inizio della nostra puntuale chiacchierata.
Ma è davvero così?

Sì è davvero così, però ieri ci siamo messi un po’ col lanternino e abbiamo analizzato la situazione dal lato pratico. Ecco i prezzi:

  • Ciccimmaretati, 7€
  • Grano a’lu furno, 7€
  • Cavatelli, 7€
  • Foglie e patane cu’ lu vicci 7€
  • Mulegnane ‘mbuttunate, 7€
  • Patane a’lu furno, 7€
  • Piatto di formaggi, 6€
  • Zeppole, 4€
  • Struffoli, 4€
  • Frisilli cu’ lu méle, 3€
  • Nu poco re tutto, 5€

Oltre questa lista ci sono una 15ina di vini, ottime etichette, e del vino da tavola, rosso a 4,50€.
Ebbene, noi abbiamo preso tutto il menu, perché naturalmente siamo COSTRETTI ad assaggiare tutto per esprimere un giudizio completo. Eravamo in 4, la spesa totale sarebbe stata di 70€, per un totale di 17,50€ a testa. Con poco più di 15€ quindi mangi tutto il menu (diviso ovviamente, ma tanto da solo non ce la fai mai a superare lo scoglio del Grano a’lu furno, ti sfido personalmente!) e avevamo anche ben 2 piatti di Cavatelli + Acqua (Lete mi pare) e pane (omaggio).
Direi che è un prezzo più che accettabile, per un intero menu…
E si, vi confermo che sazia eccome!


Ciccimmaretati, il gusto inconfondibile


Come prima accennato sono rimasto molto soddisfatto dalle mulegnane, di cui sono personalmente un fanatico, ma ogni piatto era eccellente. L’ottimo bilanciamento del foglie e patate, tra la vellutata patata e la foglia che ogni tanto riemerge e fa notare la sua fibrosità, entrambe accompagnate da un tenerissimo viccio, talmente soffice che non sai se vuoi abbracciarlo o ficcarlo in una zuppa di latte…

Del cavatello ne vogliamo parlare? Ma come fanno a farlo a mano? Sono perfetti, sono callosi, sono al dente (per qualcuno anche troppo, ma io li adoro così) e mescolati col sugo, il formaggio (servito sempre nelle pratiche equivoche monodosi) e il forte sono un piatto che devi e puoi prendere 100 volte.
Come ho dichiarato prima, non è la prima volta che veniamo qui. Ci siamo stufati di provare le stesse cose? NO.

Le patate al forno meriterebbero un capitolo a parte. Altra pietanze difficile da decifrare, perfetta, con la sua crosticina bruciacchiata, morbida dentro e croccante fuori. Saporita, sembra uscita dal menu di un matrimonio del kashmir. Il prezzo sembra elevato per un piatto così, ma poi lo assaggi.
Onestamente non so dire se preferisco queste o le melanzane, e ho detto tutto.

Ottimo anche il sudatissimo e sapido formaggio, che sta li a soffrire sotto le lucine che danno vita alla classica atmosfera calda, da fiaba, e aspetta solo che il vino venga versato, per essere puntualmente dilaniato in un inevitabile supplizio di Prometeo, che si rinnova ad ogni fetta tagliata, ad ogni brindisi.


Castagnimmaretati


Non si può non accennare alla locazione. Il bosco di castagni è una scelta che da Battipaglia, a quasi 2 anni sagra dall’evento (ndF, 1 ora e 15) non sembra ideale. Poi però vengono i pullman dalla Francia e allora zitto e muto. Bisogna inerpicarsi passando da Magliano Vetere e Monteforte Cilento, per raggiungere il boschetto dorato, che però è sempre incantevole da scorgere, non appena si mette piede nell’area dell’evento.


Agghindato a festa protegge sotto la sua aura sbrilluccicante tutti i tavoli (i quali scandendo un ritmo ben preciso continuano a riempirsi, saziare e svuotarsi a oltranza, per tutto il tempo della nostra visita, per tutti i giorni dell’evento, per tutte le edizioni finora avvenute) e invita anche a fare una passeggiata tra i vari fortunati stand esterni, o di aziende amiche/fidate, che vi presenziano.

Al solito abbiamo fatto una capatina e portato a casa qualche souvenir. Carciofini sottolio, zucca, concentrato di peperone o di pomodori secchi. Insaccati, a scelta tra capocollo, pancetta, salame e soppressata, tutti nostrani. Qualcuno ha voglia di amaro o di vino? Potete scegliere tra gusti classici (zenzero, limone, frutti di bosco…) oppure novità sfiziose (amaro al caffè e limone!)


Non manca il classico artigianato. E’ stato piacevole vedere bambini del 2023 giocare con spade di legno e cavallucci con le rotelle. Suggestivo (ancora) osservare i colori delle lampade da scrivania e l’intreccio sia delle bambole fatte a mano che dei cestini di vimini. Rosmarino, miele, sapone, taglieri e bastoni da passeggio. Se avete voglia di un ricordino di Stio, sapete dove trovarlo.


Ah ma…i cicci?


Eh beh, la zuppa di cicci è sempre la solita conferma. A seconda dei gusti potrà non essere il piatto preferito del menu (ragazzi, quelle patate al forno sono roba di un altro pianeta) ma è sempre bello che sia un piatto così “semplice” (almeno in apparenza) e “povero” (almeno in origine) a rappresentare un evento così vincente. Vi ricordiamo che oltre a trovarli già pronti, serviti in tavola, potete portarveli crudi e secchi a casa per prepararli quando più vi và. Graditissimo e originale regalo, pensateci.

Vi lascio con l’augurio di una buona visita a questo gran bell’evento e la descrizione del piatto.
Ci sarà pur qualcuno che viene qui per la prima volta, no?

CICCIMMARETATI

Ingredienti: ceci, fagioli bianchi, cannellini, borlotti, lenticchie, grano, granturco, cicerchie e castagne.

Curiosità: i “ciccimmaretati” venivano preparati dalle nostre nonne il primo giorno di maggio, perché quel giorno avere sulla propria tavola tutti questi ingredienti era segno di abbondanza e si era al riparo da fame e stenti.

Falco

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Sagra del fusillo felittese – Felitto (SA) – 2023

Sagra del fusillo felittese – Felitto (SA) – 2023


La Sagra del fusillo felittese è indubbiamente una delle più note e longeve del vasto panorama di eventi campano. Se non ci fosse stata l’interruzione forzata del noto biennio volerebbe alta verso le 50 edizioni, mentre per ora si ferma “solo” a 46. Andiamo a scoprire cosa ha reso così nota questa sagra.


Il fusillo felittese


Il grande protagonista della Sagra del fusillo felittese è sicuramente il suo fusillo. Filamento lungo e molto sottile di pasta, caratterizzato dall’essere cavo all’interno. Questo perché durante la lavorazione viene velocemente spalmato e arrotolato intorno al tipicissimo ferretto, quello che gli dona la sua forma finale.

La sagra di Felitto è visitata da circa 4.000 persone al giorno (nei suoi 10 giorni classici di sagra, quest’anno dal 12 al 22 Agosto, aperti a pranzo e cena!) e posso assicurarvi che gran parte di queste sceglieranno proprio il fusillo. Per ovviare a questa incredibile richiesta diversi team di massaie e artigiane allenate tirano su tavoloni di legno gomitoli praticamente infiniti di fusilli.


Il fusillo è fin da sempre considerato il simbolo di Felitto ed il principe della sua tavola.
Durante l’evento viene servito principalmente in due modi: Al ragù di castrato oppure al ragù di vitello.

La naturale porosità del fusillo aiuta a trattenere il saporito sugo e il coccio è abbastanza abbondante da permettere tranquillamente a due persone di sfamarsi (anche se per quanto è buono ce la fai tranquillamente anche da solo)


Un vasto menu


Insieme al fusillo abbiamo naturalmente provato tutto il menu. Per provarlo vi basta fare un po’ di fila e poi accomodarvi al tavolo, dove verrà presa la vostra ordinazione. Vi consigliamo di calcolare bene i tempi, questo non è un ristorante e bisogna comprendere che non ci sarà un servizio scattante, poco male, poichè è una sagra e dovreste rilassarvi.

Tolta la classica fettina di vitello arrosto siamo rimasti piacevolmente sopresi dal gusto della salsiccia di maiale (storicamente si usa quella di cinghiale, ma per quest’anno è stata fatta un’eccezione) che arriva accompagnata da patatine fritte di fattura casalinga.


Tipico anche il ciauliello felittese (o comunque cilentano), che è composto oltre ai classici elementi della ciambotta (melanzane, peperoni, patate) anche dalla zucchina. Sorprendente la trota invece.
Presente in menu fin dalle prime edizioni, dai tempi in cui si poteva attingere senza freni dal fiume Calore, è servita cotta alla piastra. Senza impanicarvi potete rimuovere la fitta rete di spine per poi godervi la ricca polpa presente all’interno.


Ad introdurre il pasto ci pensa un antipasto misto di salumi e formaggi, con melanzana grigliata sottolio accartocciata al centro. Tutti i prodotti sono locali, tra cui l’ottimo capocollo. Siccome il sugo di castrato era già nel fusillo come secondo abbiamo preso il vitello al sugo. Morbidissimo, saporito, una delicata braciola. Le enormi ruote di pane paesano viste nelle retrovie hanno assistito tutto il pasto e le varie scarpette.


Borgo e oasi


Prima (sicuramente prima) del pasto è consigliabile fare un giretto anche nei vicoli di Felitto. La Sagra del fusillo felittese si tiene solo in un angolino (con bel panorama) adibito a cucina e tavolate, mentre il resto del paese vi aspetta per essere scoperto.


I vicoletti riportano diversi graffiti e opere reduci da eventi passati, tra cui un’ammirevole collezione di ritratti di gatti, una casa araba (o quel che ne rimane), diverse porte risalenti al medioevo, da cui si ergevano delle vere e proprie torri (di cui oggi rimangono solo le spoglie) e una tenuta che dalla sommità del paese controllava le Gole del Calore, un lungo, verde crepaccio dove scorre l’omonimo fiume e che ha dato vita a tutte le diverse oasi.


E’ possibile e consigliabile visitare le diverse oasi che si affacciano sul fiume Calore. Le oasi sono mete molto amate dal turismo locale ma anche internazionale. Sono sfruttate per campeggiare, per puro relax o per sport più o meno estremi, dal rafting al tranquillo kayaking.


Dalla sommità del Cilento


La Sagra del fusillo felittese, partorita dagli sforzi della Pro Loco, con la complicità del Comune, che le riconosce il grande merito di aver messo Felitto sulle mappe, è dunque un’ottima scusa per visitare un antico borgo rimasto praticamente bloccato nel tempo e purtroppo in avanzata fase di spopolamento. Le gole, inoltre, rendono la sosta in loco degna di essere approfondita. Tutto questo se non vi bastasse già l’ottimo fusillo!

Le possibilità sono tante. La sagra tradizionalmente, tolto qualche esperimento durante la sua lunga carriera, si è svolta quasi sempre con le stesse modalità. Sarebbe bello riuscire a coinvolgere anche tutte le bellezze che circondano Felitto, anche se ci rendiamo conto che è semplice solo a dirsi.


Falco

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