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Birra in borgo – Sant’Egidio del Monte Albino (SA) – 2022 – Una passione tra amici che diventa evento

Birra in borgo – Sant’Egidio del Monte Albino (SA) – 2022 – Una passione tra amici che diventa evento


Birra In Borgo è un’evento nato dall’amore e dalla passione di alcuni amici, verso il proprio paese. Serate allietate da tanta musica e fiumi di birra che scorrono, nella magnifica atmosfera di Piazza G.B. Ferrajoli, a Sant’Egidio del Monte Albino (SA), rendono Birra In Borgo un evento a cui non si può rinunciare.

Birra in borgo, a Sant'Egidio del Monte Albino
– Birra in borgo, a Sant’Egidio del Monte Albino, dal 18 al 21 Agosto 2022

Le birre artigianali e la gastronomia


La quinta  edizione di Birra In Borgo valorizza la birra artigianale e l’enogastronomia tipica con concerti live e spettacoli. 
Vicoli e cortili popolari e corti di palazzi nobiliari si trasformano in location originalissime per degustare birre artigianali, e prodotti enogastronomici che esaltano le qualità tipiche del territorio.
A seguire concerti live con esibizioni di gruppi emergenti ed altri affermati e quella spensieratezza che accompagna i tanti visitatori che nelle quattro giornate affollano il borgo vicinissimo alla rete autostradale, l’uscita è Angri Sud, e autentica porta della Costiera Amalfitana con l’incrocio verso il Valico di Chiunzi.

Birra in borgo, birre
– Alcune birre presenti nelle passate edizioni

Cultura del buon vivere con un birra fresca e ristoratrice per godere di uno dei borghi più suggestivi della nostra regione. L’organizzazione sta lavorando per allestire spazi e offrire il massimo comfort per l’evento che come ogni anno attira sempre più visitatori.

– Uno spot dell’edizione 2019
Birra in borgo, copertina evento FB
– Clicca per avere informazioni nell’evento ufficiale!

– Falco

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La Fusllata – Valva (SA) – 2022

La Fusllata – Valva (SA) – 2022


La Fusllata di Valva è un evento che si tiene solitamente agli inizi di Agosto (quest’anno le date erano il 6 e il 7, quindi se volevi farci il pensierino mi sa che ti tocca aspettare il 2023!) e che omaggia uno dei prodotti simbolo di comune e provincia: il fusillo.

Fusllata, fusilli
– Un paio di tonnellate di fusilli


La Fusllata


Prima di fiondarci con la testa nel piatto come al solito Annalisa ci porta a fare due passi nel centro storico (che poi è praticamente tutto il centro). Ci lasciamo alle spalle la nota Villa D’Ayala che ho avuto la fortuna di vedere già in due occasioni e procediamo come prima tappa a goderci un ampio panorama.

Tra le montagne e il cielo a tinte rosa (quest’anno stiamo facendo incetta di tramonti) osserviamo la linea immaginaria che separa la provincia di Salerno da quella di Avellino.
Di fronte a noi, come luminosi step del più classico dei GDR spiccano Caposele, Calabritto, Senerchia e la sua valle e infine Contursi. Ad ogni paese per deformazione professionale abbiniamo una sagra, sorprendente quanto ci sia intorno a noi, siamo a 1 anno sagra da tutto!


Passeggiare per Valva è estremamente gradevole poiché se becchi il vicoletto giusto avrai un piacevole venticello rinfrancante che ti attira all’interno. Con alle spalle la Chiesa Madre e una caratteristica ruota da macina procediamo dritti e la prima tappa è il collegio dei fusilli. Qui riposano ordinati i fusilli della giornata (parliamo di 1 tonnellata di sola farina, ragazzi) e molti altri se ne aggiungono poiché vengono lavorati in continuazione nuovi impasti per far fronte alla grande richiesta del pubblico.


Già da queste immagini possiamo percepire cura e caratura di quest’evento.
La Fusllata di Valva è un evento che possiamo definire piccolo (rispetto al panorama di sagre estive) e che cova ambizioni di crescita, ma vi spoilero già che per il gusto che abbiamo saputo ritrovare, per l’accoglienza che ci hanno dimostrato e per il piacere delle passeggiate nei vicoli unite all’attesa minima in fila (proporzionata alla fila) io spero che non cambi mai di una virgola.


I piatti e le piazze


L’evento si svolge principalmente su due piazze, collegate naturalmente da un immaginario cerchio di vicoletti che vi invito a scoprire. Alzando o abbassando lo sguardo noterete incisioni di migliaia di anni, archi di pietre che sbucano chissà dove e chissà perché, una grotta in pieno centro ricoperta di vegetazione, il vecchio campanile e i numeretti rossi presenti su ogni blocco di pietra di ogni portone che sono stati fondamentali dopo il terremoto a ricostruire con ordine tutto.


Per evitare un improvviso calo di zuccheri (nonsiamaiiii!) Annalisa ci rifornisce di taralli e vino.
Il vino lo ricordavo benissimo dalla NIB (Notte in bianco, altro evento estivo di Valva) e scende giù che è un piacere, infatti in seguito ne metteremo a centro tavola 1 litro e mezzo bevuto come fosse acqua.
Non è da meno il tarallo che ha un gusto di forno a legna che gli dona un aroma unico.
Il tarallo viene servito anche nel menu completo insieme a un sapido ed apprezzato formaggio, si conclude così un ideale trittico col vino che vi invito a non sottovalutare!


Proseguendo nei vicoli si arriva alla piazza del campanile (nome dato da me, ma tanto le piazze 2 sono, non vi potete sbagliare) e qui c’è musica leggera italiana, ma anche moderna (a Valva alternano molto a seconda degli anni i generi musicali, per fortuna optando al massimo tra vecchi classici e folk, quindi in quest’oasi felice non c’è Shakerando). In questa piazza si distribuisce il vino, segnatevelo.


Parliamo di fusilli


I fusilli possono essere gustati in tre diverse versioni: al sugo semplice, al ragù di cinghiale, in bianco con porcini. Sono tutti eccellenti, quindi andate sul sicuro. Non voglio manco far finta di imbastire critiche e commenti tecnici, sono tutti buoni e di alto livello, fine.

Bontà nella bontà però devo dirvi che sono rimasto sorpreso veramente in positivo in particolare da quelli in bianco coi funghi. Hanno tirato fuori una cremosità e un profumo sul quale imbastire probabilmente una sagra a sé, provateli.


Nel menu completo è presente anche un piatto di…verdure? contorni?
E’ praticamente un altro piattino completo che fa da contorno solo di nome nel quale troverete una spessa e umida frittata (ottima), dei funghi (molto carnosi) e delle verdure saltate in padella che rivelano una croccantezza che non trovi in un ristorante qualsiasi. Quest’ultime erano eccellenti.
Recensione (racconto!) più facile di sempre.

ALTRO PIATTINO altra pietanza. Uno spezzatino con piselli che…indovinate un po’? Si, è molto buono.
Cremoso, tenero, perfettamente amalgamato, si accompagna col pane fresco e fatto in casa presente sempre all’interno del menu, ideale per scarpettare, non tralasciatelo.

A scelta potete optare anche per una sfrionzola classica, non per questo da meno qualitativamente al resto del menu.

Ah, si, c’è anche la zeppola. Ci dicono che la zeppola per notorietà se la batte alla pari col fusillo. Nonostante fosse bella, buona, paffuta e soffice, benché mantenesse una decisa consistenza interna, per me vince il fusillo.

Fusllata, zeppola
– La zeppola


Conclusioni al mandarino


Per via delle tante cose da provare (ci hanno farcito come tacchini) ho tralasciato alcuni aspetti che vanno sottolineati e che avevo accennato prima.
Il piacere, la naturalezza e la gentilezza con cui siamo stati accolti è difficile da credersi.
Persone che interrompono il loro lavoro di giorni per mostrarci i prodotti di cui sono fieri e che curano come fossero loro figli, che ci invitano nelle retrovie per scoprire come si cuoce questo e condisce quello, orgogliose e curiose di sapere cosa ne pensiamo, manco ci ponessimo come critici (al massimo come affamati, su quello non deludiamo mai).

Sono cose possibili solo in un evento e una comunità con ritmi ben scanditi e decisamente più lenti e controllabili di quelli di una grande organizzazione, e lo comprende anche il pubblico.
Soprattutto quando assaggia!
Era tutto spettacolare, peculiarità che abbiamo constatato solamente in altri eventi che fanno gli stessi numeri, ma è naturale. Cambia la cura, cambia l’attenzione, è tutta un’altra cosa.

– Il Trono di Sagre e Il Gruppo Amico durante le celebrazioni di fine e riuscitissimo evento


Addirittura ci siamo infilati anche nella foto di gruppo dove abbiamo provato un amaro al mandarino per pochi eletti, offertoci con grande garbo dal presidente del comitato, se potete procuratevelo in qualche modo.
Auguro a Valva di scegliere la via che preferisce, col grande onere di mantenere un livello qualitativo così alto!


– Falco

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Festa medievale San Martino – Montecorvino Rovella (SA) – 2022

Festa medievale San Martino – Montecorvino Rovella (SA) – 2022


Nella frazione omonima di Montecorvino Rovella (SA) si tiene la Festa Medievale San Martino.
Quella di quest’anno è una 2° edizione siccome dopo il primo fortunato tentativo l’organizzazione ha dovuto fermarsi per due anni per i motivi noti.
L’evento si terrà dal 5 al 7 Agosto 2022.


Il nostro medioevo


Nonostante una cura capillare di molti particolari il vicolo che ospita l’evento (900 dignitosi metri di festa) presenta un solo sito realmente appartenente al periodo preso in esame, la chiesa di San Filippo, appartenente al XV secolo.

Si è scelto comunque di celebrare questa particolare data poiché lungo il percorso sono presenti strutture ed abitazioni, talvolta abbandonate dalla popolazione (seppur per la maggior parte curate) risalenti tranquillamente al 1700, 1800 e così via.
Il salto nel passato è un modo per tener viva l’attenzione su una strada ricca di storia che rischia di passare altrimenti inosservata e dimenticata.


L’evento è ricco di particolari, basti osservare gli stendardi in legno che portano il nome di ogni taverna o punto ristoro che si trova durante il percorso. I drappi, i segnali stradali, le balle di fieno ma soprattutto gli spettacoli. Impossibile non citare anche le monete che si sono presi la briga di coniare A MANO e che potete cambiare nei tre diversi banchi di cambio presenti, imperdibili.

Il vero punto focale, dicevo, sono infatti i diversi spettacoli che si alternano nelle tre piazze principali del percorso.
Durante il corso di questa edizione osserverete il suggestivo scambiarsi di figuranti e di danze. A partire dall’irriverente gobbo passando per l’artista del fuoco Nino Scaffidi.


Uno degli artisti itineranti che più ho apprezzato è quello dei Viandanti di Montevergine. Un gruppo in costume che si esibiva in danze da corti medievali con tanto di musiche d’epoca. Da amante personalmente sia del fascino delle corti che di questo tipo di melodie non ho potuto fare a meno di fermarmi ogni volta che li incontravo.


Il menu ricercato della Festa Medievale San Martino


Nonostante la Festa Medievale San Martino non punti ad essere un evento gastronomico (o una sagra) ma bensì un carosello da osservare per stupirsi e divertirsi, il parco di pietanze offerto è degno della cura dimostrata dagli organizzatori in tutti gli altri ambiti.

Abbiamo due primi diversi: Fusilli al tartufo (7€) o Fusilli con zucchine e guanciale (5€).
Entrambi i piatti sono abbondanti. Il più sfizioso dei due è indubbiamente la variante al tartufo. Il costo non è popolare ma il tartufo c’è, si vede e si sente pure.
Questa è l’unica taberna dove potreste incontrare un po’ di fila data la grande affluenza. A onor del vero sfortuna ha voluto che dovesse esserci il ricambio della pasta proprio quando toccava a noi, perché per il resto è filata via liscia senza mai grosse attese.

Festa medievale San Martino, Fusilli al tartufo
– Pioggia di tartufo


Altre pietanze da provare sono il caciocavallo impiccato con tartufo (4€) e il pan tuost’ con fagioli (4€ con vino omaggio).
Benchè il cacio sia il simbolo perfino della nostra pagina uno degli alimenti che più mi ha colpito (insieme al vino con le percoche che si trova nell’ultima piazza, 2€) sono proprio i fagioli.

Lo stand in legno si trova in un piccolo atrio circondato da abitazioni. Il piatto è abbondante, tanto da risultare anche bello peso, componibile (vengono serviti fagioli sul pane e si può scegliere di condire con pomodori, cipolla, aglio, peperoncino in olio o piccante etc.). Sicuramente di gran gusto.

Fagioli e pan tuost
– Carosello di fagioli


Lo spezzatino di cinghiale va letteralmente a ruba. Le quantità sono limitate perché come dicevo l’aspetto del cibo non è uno dei punti principali su cui punta l’organizzazione, non è una festa dove ci si viene ad abbuffare. La scelta è stata quella di avere diversi elementi di qualità ma in dosi limitate. Neanche noi, che ci siamo colpevolmente attardati convinti di avere più tempo, siamo riusciti a provarlo!


Mercatini, mostre e Falconieri


Oltre a stand di birra artigianale (ottima) alla spina durante il percorso è possibile anche trovare qualche piccolo esempio di mercatini artigianali, dai dolciumi alla lavorazione del legno.
Una delle mostre che colpisce di più è quella delle armi medievali ed armature.

Il curatore è un vero appassionato del periodo e ha realizzato egli stesso i vari trabocchi, baliste, arieti e torri che potrete ammirare esposti nel piazzale.
Sarà ben felice di scambiare con voi qualche osservazione sul suo lavoro, non temete di chiedere.


I Falconieri dell’Irno sono stati un altro dei vari spettacoli educativi e di sicuro effetto della Festa.
Il loro show di barbagianni, poiane, falchi e gufi ha creato una folla di curiosi e rispettosi appassionati del mondo dei rapaci. Insieme all’eleganza dei rapaci l’occasione è stata sfruttata anche per fare un po’ di divulgazione, che non fa mai male.

La Festa Medievale di San Martino è dunque un evento peculiare per le caratteristiche espresse.
Non è facile trovare nei paraggi un’organizzazione che non decide di giocare facile e non puntare sul cibo.
Caparbiamente, invece, si è deciso di dare tutto sulla cura degli spettacoli innanzitutto e in generale su una sensazione di voler crescere e migliorarsi per diventare un punto di riferimento per gli eventi del genere, e della zona.
Certo, dopo due anni di stop e una sola edizione non era facile tornare in grande stile e qualche postazione un po’ scarna di addobbi lo dimostra. La serietà del comitato organizzativo, col quale ci siamo fermati a parlare a inizio e fine serata è però una garanzia per la crescita dell’evento nelle edizioni immediatamente successive, ne siamo certi.

Festa medievale di San martino, mappa
– Mappa del percorso


– Falco

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Sagra del cavatiello maglianese – Magliano nuovo di Magliano Vetere (SA) – 2022

Sagra del cavatiello maglianese – Magliano nuovo di Magliano Vetere (SA) – 2022

La Sagra del cavatiello maglianese, anche detta Festa Farina Forca, si svolge a Magliano Nuovo, un’estensione del borgo più antico di Magliano Vetere (SA) ed è organizzata dall’Associazione Manlium.
Il nome Festa Farina Forca deriva da un vecchio detto della monarchia borbonica che dominava queste terre, alludendo a come il popolo potesse essere facilmente controllato con un abile uso di questi tre elementi. Oggi per fortuna questi tre elementi vengono usati per impastare i cavatIelli.

Sagra del cavatiello maglianese, cannolo cilentano
– Oggi ci divertiamo.


Un panorama per antipasto


La viuzza per raggiungere Magliano Nuovo non è delle più brevi. Parlo di lunghezza più che altro perché non è che la strada sia così difficoltosa, tolta qualche franetta e qualche cedimento stradale qui e lì, ma del resto siamo in Campania, ci siamo abituati!

In compenso però, senza distrarvi troppo, e se partite ad un orario complice avrete un assaggio del perché nonostante le difficoltà è così difficile staccarsi da questi territori.
Basta voltarsi verso il finestrino per osservare un vivo mare di verde che spazzolato dal vento è spruzzato dal dorato del sole (ore 19.45 orario ideale). Ci vivi, eppure continua a sorprenderti.

Sagra del cavatiello maglianese, panorama
– Comunque quella è Capri. Si.

Ancora, impossibile non rimanere affascinati dalla gola quando la strada a un passo dall’arrivo si infila in questa montagna scavata e levigata dal vento e regala l’ennesimo panorama da vertigini.


Le vesti nuove di Magliano Nuovo


Parlare di nuove vesti è relativo ma Magliano Nuovo è conservato come fosse una scenografia di Cinecittà. Arrivi e trovi immediatamente la chiesa (del 700′) ristrutturata grazie all’aiuto di tutta la cittadinanza. Perfettamente tenuta, sia fuori con le sue pietre che dentro con i suoi marmi tirati a lucido (e un caratteristico presepe che di Nolaniana concezione rappresenta il paese e la chiesa stessa. Ci sarà all’interno della miniatura della chiesa un’altra miniatura? Mindblown.)


Il paese risente naturalmente dello spopolamento, come tutte le piccole realtà italiane.
C’è un evento che richiama e rallegra gli abitanti del posto e quelli vicini: La Sagra del cavatiello maglianese.

Il nostro tour è già iniziato in piazza quando ci è stata fatta un’infarinatura della storia del paese.
Ora tocca ai festeggiamenti, in serata verremo eventualmente passati per la forca, ma fa parte del gioco.


Il piazzale dove si tiene la festa è minuto e con le panche già disposte, sono appena le 20 e c’è qualche anziano abitante locale che si sta godendo un piatto di cavatielli e un bicchiere di vino.
E’ il momento preferito del giorno, si godono il tramonto.
Nulla da dire, è la scelta migliore.


Il menu


Veniamo portati nelle cucine, la struttura era una vecchia chiesa adibita poi a scuola, poi a una sorta di centro sociale e ora è a disposizione della popolazione per attività disparate.

Le sale sono state organizzate in modo da ospitare fasi diverse delle preparazioni culinarie.
Nella prima sala troviamo una distesa di antipasti.
Qualche piatto di freddi è già pronto, alle spalle di essi scalinate di formaggio, veli di capocollo, ziqqurat di pane.


Ancora, una distesa di dolci da Alice nel paese delle Maglianoviglie.
LE PESCHE, brillano di rosa e di zucchero, i cannoli in due versioni: la siciliana (che però è in questo caso la cilentana, con la crema che sta diventando sempre più nota e frequente) e quella formata dall’impasto delle zeppole.

Zeppole, naturalmente, struffoli, pasticceria secca.

Sagra del cavatiello maglianese, mulignane mbuttunate
– Il lento supplizio delle mulignane


Alle spalle dei dolci, a sorpresa, due pentoloni di ‘mulignane mbuttunate che galleggiano riverse a pancia sotto nel sugo, stremate.

Siamo nella prima sala e già non ci capisco più niente, dobbiamo resistere almeno fino all’assaggio.


La sala dei cavatielli


Cambiano le sale ma non vengono meno le sorprese.
Due padelloni giganti saltano cavatielli con sugo semplice e basilico oppure con castrato.
Il padellone ha un peso specifico non indifferente e si lascerà alzare solo se sei degno.

Le signore con mosse sussultorie alla Honda creano delle (h)onde di Hokusai di sugo.
Spuma di formaggio a pioggia, fogliolina di basilico in cima e sono pronti.

Cavatielli
– Bello quanto il panorama stesso


A destra, in una sauna di sugo, nella pace dei sensi, riposa il castrato.
Ha cotto per ore negli abissi rubini del pomodoro ed è di un rosso brillante, stupendo.

Lasciamo gli interni per dedicarci agli esterni e alle braci.
Qui c’è una delle sorprese di questa sagra: le trote.
Hanno deciso di proporre le trote poiché era vecchia tradizione popolare recarsi al fiume Calore a pescare. Mai vista una trota in una sagra, siamo molto curiosi di assaggiarla.


Insieme alle trote su una larga impalcatura in ferro ardono sulle braci le salsicce e la pancetta.
In un raro momento di pausa qualcuno ne approfitta per rifocillarsi e bere un bicchiere di vino, veniamo felicemente coinvolti, perchè mai e poi mai rifiutiamo quando ci offrono qualcosa da mangiare.
La prima cosa che proviamo alla Sagra del cavatiello maglianese è dunque…la pancetta.

Tagliata fine, arrostita fino a doratura, diventa un croccante e caloricissimo snack.
Assaggiamo anche il vino, che viene dalle vigne della vicina Stio, e che viene venduto in un pericolosissimo 3€ alla bottiglia. Alla mia mente ricorre la strada del ritorno.


In tavola


Dopo aver fatto questa preview di tutto quello che ci aspetta siamo sinceramente ingolositi e vogliosi di provare un po’ tutto. Cominciamo dall’antipasto di salumi, formaggi e sottoli (7€)

Antipasti freddi
– Ricordate, formaggi e sottoli!

In una vasta gamma di cose buone spiccano per me i formaggi e i sottoli.
Necessariamente prendete un tozzo di pane, armatevi di vino e fateci una minimarenna.
In particolare c’erano delle zucchine croccantissime che mi hanno deliziato.

A seguire cavatielli, sia al sugo semplice con basilico che con sugo di castrato, ovviamente.
I sapori sono ben distinti, il sugo di castrato è chiaramente più grasso e avvolgente ma ciò che spicca è il cavatiello. E’ veramente una soddisfazione.

Cavatielli x 2
– I due cavatielli


Quando vado a una sagra metto in conto che, cucinando per centinaia di persone possa scappare un po’ di sale in più o in meno, stesso ragionamento per quanto riguarda la cottura.
E invece no. Il cavatiello è perfetto di sale e di cottura, al dentissimo, come piace a noi.
Sicuramente influisce il doverlo preparare solo per 400 persone (il numero medio di avventori per sera) invece che per i canonici 1200/1500 medi delle feste cilentane classiche.

Anche vero che se si ha la forza e la pazienza di accontentarsi di un pubblico più minuto (che rimane minuto sia per posizione del borgo sia per gli spazi) si può eccellere nella qualità.
E su questo aspetto la Sagra del cavatiello maglianese fa incetta di 10/10.


Secondi e contorni


Andrò un po’ più rapido, altrimenti diventa una biografia invece di un racconto.
Come secondi proviamo la trota e il castrato, due pietanze agli antipodi.

La trota è un altro elemento dove si poteva cadere, vista comunque la delicatezza della cottura del pesce sulla brace viva. E invece…
Ogni volta che potrebbero essere colti in fallo si rianimano.
Ben cotta, non asciutta, senza condimenti invadenti, piena di polpa, spinabile anche da un bambino.


Il castrato, che te lo dico a fare, è talmente morbido che viene via come fosse una delizia al limone (che pessimo accostamento di idee). Se volete farla grossa prendete insieme il castrato e i cavatelli e fate il sugo della vostra vita (7€ i cavatelli + 7€ il castrato = 14€ di goduria NB: i piatti sono grossi)

Come annunciato tra parentesi i piatti sono grandicelli e non nascondo che cominciavamo già a boccheggiare, nonostante il litro di vino rosso fresco aiutasse, però volevamo continuare a magn- provare!


Per contorni proviamo le Patane co a cepodda (buone, ma da queste mi aspettavo un’amalgama più pastosa), naturalmente le ‘mulignane mbuttunate (buone, pesanti così come appaiono) e le rape e patate (si sente molto la rapa, sicuramente un pregio se apprezzi le erbe).


Dolci conclusioni


Gag orrenda nel titolo ed è il momento dei dolci: Cannolo con impasto della zeppola e torta.
Corvo sceglie i due dolci più pesanti possibili e nonostante siamo sull’orlo del KO non possiamo non apprezzare, anche in questo caso.

Per tutto lo scritto, siccome c’era veramente molto da dire, non ho mai avuto il tempo di parlare dell’ospitalità. E’ stata grandiosa.

Ci sono venuti a prendere praticamente nel parcheggio per mostrarci tutto il paese, sicuramente una cosa apprezzata e che non capita spesso.

Staff di Associazione Manlium
– Squadrone Cavatielli


Allo stesso tempo è sinonimo di cosa questa festa rappresenti.
C’è una sinergia e uno scopo comune che si percepisce nell’aria (a volte fresca e ventosa, portatevi un giacchetto) che è tutto volto a far qualcosa di bello per il paese, per tenerlo vivo.

Anche quando eravamo in cucina si rideva e si scherzava, chiunque, anche i più indaffarati, erano ben felici di mollare tutto e scambiare qualche battuta con noi.

La mia impressione non è stata quella di un evento che deve riuscire sennò fai un buco nelle casse, ma di un clima da scampagnata in famiglia, organizzata in modo eccellente.

Venditore di cestini
– Cesti intrecciati a mano


Perfino mentre eravamo a tavola qualcuno si avvicinava per sapere le nostre opinioni e spiegarci questo o quello su ciò che stavamo mangiando. Sicuramente parte della motivazione era diretta al fatto che questi scritti vengono letti da migliaia (oheeeee!) di persone e volevano essere sicuri che non scrivessi boiate (cosa fatta comunque, avete colto il riferimento a Street Fighter prima?) ma c’era anche una sincera voglia di sapere se….”era tutto buono?”.

Abbiamo respirato delle atmosfere che a dire la verità un po’ mancavano, da evento di paese reale, di quelli dove andavamo quasi per caso, all’avventura, ben prima di aprire Il Trono di Sagre e ci siamo divertiti un casino.


Anche nei tavoli intorno a noi c’era un’atmosfera molto rilassata, la gente si godeva la serata senza fregarsene granché di confronti con questa o quella festa, o questo e quel piatto, in qualche modo anche la musica, sicuramente modesta ma sincera, adeguata, era parte del contesto.

In conclusione un accenno, ancora una volta, alla gentilezza e disponibilità di tutto lo staff (sia di quello sul retro che di quello che sciamava ovunque per i tavoli (vieni servito a tavola dopo aver preso l’ordinazione)) che ci ha fatto sentire ospiti graditi.


– Falco

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Evento Di…Vino di Cantina Firosa – Olevano sul Tusciano (SA) – 2022

Evento Di…Vino di Cantina Firosa – Olevano sul Tusciano (SA) – 2022


Evento Di…Vino è una degustazione itinerante cui abbiamo già partecipato nel 2019.
Le ragazze di Cantina Firosa (la cantina è stata ripresa e rilanciata dalle tre sorelle Sara, Filomena e Rossella, come vi raccontavamo qui) stanno ampliando di volta in volta l’organizzazione di un filotto di serate che partivano già col piede giusto.


I vini di Evento Di…Vino


La serata è una piacevole scusa per saggiare i vini prodotti direttamente in cantina e conoscere più da vicino il potenziale della struttura e la sua apertura al pubblico (è presente naturalmente anche il punto vendita, qualora qualcuno volesse riprovare anche a casa le sensazioni espresse durante la serata)

Al pubblico è lasciato un libero percorso, secondo il proprio gusto si può scegliere da quale vino iniziare.
Ogni vino (ogni calice, quindi) ha un piatto ad esso abbinato.
Il calice si ritira all’ingresso con cauzione a 2,50€ restituibili a fine serata.

Noi siamo partiti dal rosato (non ci sono obblighi ma se vai in senso antiorario più o meno li dovresti beccare tutti nell’ordine “giusto”), il Ferriere.
Sono un grande amatore di vini ma le mie competenze si limitano alla passione e alla capacità di scolare, quindi non potrò scendere nei dettagli spiegandovi tutte le sensazioni che questo vino rilascia (riguardo ciò vi rimando alla cultura delle tre sorelle). Posso però svelarvi fin dall’inizio che dato forse il periodo di caldo torrido questo è stato il vino che ho apprezzato di più.

Il vino veniva accompagnato da un piatto che fungeva un po’ da antipasto, un mix di formaggio sapido con un eccellente salame, tocchetti di prosciutto crudo, olive verdi e pomodori secchi.


E’ molto piacevole sbocconcellare nel proprio piattino nell’area verde riservata alla “cena”.
Le larghe tavolate nel prato sono ideali per fermarsi un attimo a godere di un’inedita frescura.


Frosano, Castiello ed Erythros


Mentre qualcuno si lasciava esaltare già dai primi sorsi e si fiondava sottocassa a ballare noi passavamo al fiano, il Frosano.

Nonostante il vino mi sia piaciuto particolarmente, devo dire al pari del Ferriere, forse perché avevo davvero bisogno di qualcosa di “fresco”, il piatto d’accompagnamento (paccheri con polpo e cipolle sfumate al vino) non reggeva il ritmo dell’ottimo bianco.


Il Castiello, un vino rosso più dolciastro, era abbinato ad una parmigianina.
Passare da un bianco a un rosso non sarà un problema siccome per tutto il percorso troverete delle fontanelle perfette per sciacquare via i sentori della sorsata appena finita.

Aggiungo inoltre che per tutta la serata non abbiamo mai notato file, siamo arrivati alle 20.00 quando c’erano i primi afflussi e siamo andati via alle 23 passate, l’attesa si era dimostrata minima.
Occhio però ai tempi della carne abbinate al Nardantuono, nelle edizioni passate vi si era creato intorno un discreto capannello (la carne ha cotture più lunghe ed è naturalmente fatta al momento)


Il secondo rosso in elenco è l’Erythros, che gradisco più del Castiello (ma che non raggiunge i miei favori nei confronti del Ferriere!) ed è abbinato ad una fagiolata!

Consiglio un po’ di piccante, che non guasta. La fagiolata viene servita con del pane a mò di fresella ma se volete scarpettare un po’ rubacchiate del pane morbido dallo stand precedente, quello della parmigiana.


Nardantuono, il top di gamma


L’ultimo stand di questo ideale percorso è il Nardantuono, è l’Aglianico di punta di Cantina Firosa.
Un vino corposo ideale da gustare con le carni morbide cotte al momento su piastra e spruzzate (a vostro gusto) con una riduzione d’aglianico.


Letto di rucola onnipresente e carne da gustare immediatamente.
Non fate i merli come noi che per fare foto e video l’abbiamo lasciato freddare (sigh!)

La serata ad Evento Di…Vino è all’insegna del relax.
E’ un percorso si, ma nessuno vi corre dietro, potete scegliere il vostro calice e sedervi con amici al tavolo (abbiamo visto molti prendere direttamente le bottiglie, saggia scelta) dove se siete fortunati Concato vi accompagnerà nelle note fruttate del vostro vino prediletto, mentre se dovesse partire Shakerando avrete almeno il vino a consolarvi.
A proposito di relax…è presente un’area con gonfiabili dove far sfogare fino allo sfinimento i bambini!

Evento Di...vino, Gelato al mosto cotto
– Gelato al mosto cotto, meraviglia.


La ciliegina a fine percorso è il gelato al mosto cotto.
Suggerisco alle sorelle Fi-Ro-Sa di brevettare questo gelato perché è fenomenale.
Note di caramello avvolgenti stavolta non abbinabili a nessun vino (il gelato è un extra) ma che vi consiglio spassionatamente.

Evento Di…Vino continuerà fino al 3 Agosto! Vi lasciamo il link diretto all’evento ufficiale dove trovare tutte le informazioni e i contatti utili anche per prenotare online!

– Clicca per andare all’evento ufficiale!


– Falco

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Fusillata – Valva (SA), il famoso fusillo preparato a mano dalle massaie locali

Fusillata – Valva (SA), il famoso fusillo preparato a mano dalle massaie locali

Dopo due anni di stop forzato, è pronta per ripartire anche la Fusillata di Valva, in provincia di Salerno.
Sabato 6 e domenica 7 agosto, l’Associazione “Amico”, nel centro storico di Valva, organizza la XIII edizione della “Sagra del fusillo storico Valvese”. L’evento è patrocinato dal comune di Valva (SA).

La copertina ufficiale della Fusillata di Valva



Durante la fusillata di Valva potrete degustare ottimi piatti tipici della tradizione locale, tutto accompagnato da ottimo vino e buona musica. Proprio riguardo la musica, per domenica 7 agosto sarà presente Valerio Latronico.

Il fusillo della Fusillata di Valva.
Lo splendido fusillo di Valva



Per quanto riguarda il menù quest’anno avremo:

  • Fusilli (sugo classico, cinghiale, e bianchi con i funghi)
  • Spezzatino di vitello e maiale con patate e piselli
  • Spezzatino di maiale con peperoni all’aceto e patate fritte
  • Tris con frittata di verdure miste, patan cunzat, e fritto misto di verdure
  • Taralli e caciocavallo
  • Zeppola (insieme ai fusilli è il prodotto più ricercato).


Nel corso della kermesse gastronomica, sarà possibile partecipare al workshop sul fusillo fatto a mano, a partire dalle ore 9.00, mentre, dalle ore 20.00, spazio alla degustazione di prodotti tipici gastronomici e alla mostra mercato dell’artigianato.

  • CORVO

Clicca sulla copertina dell’evento facebook per ricevere notifiche in prossimità dell’ evento stesso.

Evento fb della Fusillata di Valva
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La vecchia cantina | Cantina – Castel San Lorenzo (SA) – Tavolo Riservato

La vecchia cantina | Cantina – Castel San Lorenzo (SA) – Tavolo Riservato


A Castel San Lorenzo Gigi e Cynthia hanno rivalutato la vecchia cantina del Podere Donna Irene in un ristorante di cucina casalinga estremamente tradizionale.
L’ospite dunque potrà continuare a usufruire dei servizi del Podere (B&B e non solo) con l’aggiunta di un ristorante dedicato dove svolgere un pasto completo, La vecchia cantina.


La tavola imbandita de La Vecchia Cantina


Il 90% di questo articolo potrebbe limitarsi ad una semplice descrizione una per una della infinita sequela di pietanze che in serata ci siamo trovati di fronte.
Il cuoco infatti ha attinto a tutto il repertorio della cucina cilentana (ma espressamente caratteristica di un certo ramo di essa) a patto che fosse stagionale.

La stagionalità è stata una delle prime tre cose che ci sono state dette al nostro arrivo.
La prima erano i saluti da parte di Luigi e di Cynthia, gentilissimi padroni di casa, l’altra era un’offerta di prosecchino da loro prodotto che detto tra noi mi è piaciuto tantissimo.

– La Ncantarata


Cerchiamo di ragionare discernendo nel carnevale di sapori e vediamo che salta fuori.
A memoria ricordo una buona parmigiana di melanzane, metodo classico, di cui ho avuto il barbaro coraggio di fare il bis (io e Corvo ci siamo alzati tre volte per rifornirci al buffet, senza vergogna) e un’insalata un po’ alla greca con olive nere giganti e sapidissima cacioricotta fresca (anche qui bis per me)

– Lo spettacolo di quei pani fatti in casa e farciti, stupendi.


Le patate le ho provate in due versioni, sia al forno con buccia che in modalità classica lessate con i fagioli lardari. Nella prima delle due modalità le ho molto apprezzate, benché qui interviene molto il gusto personale siccome erano (volutamente) indietro di cottura. Nella seconda un po’ meno poiché risultavano molto dolcine (sicuramente influenzate dal gusto neutro dei lardari)


La tavola imbandita de La Vecchia Cantina, parte 2


Qui va aperta una parentesi. E’ ben più che evidente, come accennato nelle prime fasi dell’articolo, che a La Vecchia Cantina ci sia una cucina di casa (“Una cucina di casa di 50 anni fa” annuncia Luigi prima dell’apertura del buffet) il che da un lato garantisce genuinità, un prodotto preso letteralmente nell’orto sotto casa e la sicurezza che alle spalle vi sia meno manipolazione possibile (prendiamo i friarielli [quelli “nostri”] arrostiti, erano letteralmente presi, arrostiti, serviti) ma dall’altro sottopone un gusto molto personale, insomma quello de mamma tua, cioè sua!

Un gusto che ti piace perché l’hai sempre mangiato così, ma ogni casa ha le sue ricette e paradossalmente la stessa cosa è completamente diversa a seconda del focolare che la concepisce.


Cerchiamo di essere più chiari con un esempio lampante: i ravioli.

I ravioli erano di un bello da incorniciare, gonfi, finemente ricamati, sembravano cuscini.
Al gusto si scindevano in…dolci e salati. Ravioli dolci? Ebbene si, ma gli unici sorpresi eravamo noi perché agli altri tavoli i locali avevano tutti riconosciuto la ricetta. In alcune parti dell’estesa provincia di Salerno è cosa nota servire questi ravioli la cui ricotta è addolcita dallo zucchero (e a volte un po’ di buccia di limone) che va a formare un contrasto agrodolce col sugo di pomodoro fresco.

Per noi che però veniamo dall’altro lato della provincia, quello della Piana del Sele, era una discreta novità! E credetemi, noi giriamo per la Campania da anni, di sagra in sagra, e non me li ero mai trovati davanti. Il raviolo salato era quindi più nelle mie corde, ma solo perché vi ero più abituato siccome l’avevo sempre mangiato così a partire da casa mia e da qui il discorso sulla cucina di casa.

Certo, preferisco 100 volte sbalordirmi di un piatto che credevo di conoscere a menadito, invece di mangiare sempre le stesse cose.


Salumi e tutto il resto


Tornando ai meri elenchi, menzione d’onore per il caciocavallo dell’emigrante che ho provato in diverse forme e che non mi soddisfa quasi mai. Qui invece ho fatto immediatamente notare quanto fosse buono, penso il migliore mai provato. A filotto lo seguivano tutti gli altri salumi, capocollo e soppressata fresca.

Saltellando qui e li, andando avanti e indietro col menu, siamo rimasti colpiti anche dalla tenerezza della carne che accompagnava gli ziti spezzati (a giudicare dalla circonferenza forse erano candele).
In un sugo che più classico non si può, nella concezione più positiva del termine.

– Presentazione regale di salumi


Da amante di polpette non ho potuto non apprezzare le compattissime polpette di carne al sugo. Speziate e rese frizzanti da abbondante prezzemolo e aglio q.b., le inserisco tra i piatti che mi sono piaciuti di più.

Pensate che in tutto questo marasma non sono riuscito ad assaggiare (ma semplicemente perché ero saturo) il coniglio alla cacciatora o il pollo con le patate (ero già al terzo piatto di patate, ormai avevo le sembianze di un purè).


Gli esterni


Vi ho parlato solo di tavolate ma in realtà abbiamo apprezzato molto la composizione de La Vecchia Cantina. Poche stanze, numero limitato di tavoli, spiazzo esterno che da sulla vigna da un lato e su una grande quercia dall’altro. Interni semplici ma eleganti con scaffali in legno scuro al muro, qualche frase colorata alle pareti e per quel che mi riguarda un arredamento di gusto diverso dal casalingo annunciato prima. Perfettamente in tono e abbinato all’ambiente e all’idea di ristorazione.


Girovagando in esterna abbiamo anche notato un forno per le pizze, un paio che invece erano chiaramente dedicati a panificazioni e carni (diverse altezze, diversa potenza di fuoco) e uno “da terra” bassi, di quelli dove sotto vi si riempe di braci e ci cuoci di tutto.

Questa serie di forni lascia spazio all’immaginazione e a serate-evento a carattere conviviale.
Del resto era proprio questa l’idea che i proprietari ci hanno lasciato, l’idea di una veranda con cucina annessa dove al ritorno da mare (facciamo da fiume) ti fermi a rilassarti e a chiacchierare con tutti, chiedendo quel che la cucina ha disponibile nella giornata e abbondando con vino e prosecco della casa (molto apprezzato, ripeto) mentre il sole tramonta, sorge, poi ritorna, se ne va e tu sei affacciato dal tuo tavolo, verso l’orizzonte, senza fretta alcuna.

– Pesca sciroppata con panna che imita un uovo fritto, sfiziosissimo


– Falco

La Festa nel bosco di Perito (SA), prodotti cilentani tipici nella frescura del bosco cittadino

La Festa nel bosco di Perito (SA), prodotti cilentani tipici nella frescura del bosco cittadino


Una delle feste più particolari del panorama estivo è sicuramente quella di Perito (SA), La Festa nel bosco.
Essa si svolge nel comune di Perito, con la caratteristica di essere nel pieno di un bosco raggiungibile a piedi, senza neanche rendersene conto, direttamente dal centro urbano.

Festa nel bosco, locandina
– Preview dell’evento


Programmi e date della Festa nel bosco


La festa si svolgerà dal 6 al 13 Agosto, ed è organizzata in collaborazione tra il Comune di Perito e la ProLoco omonima.

Il bosco di castagni con le sue fronde fresche ospita ormai da 41 anni questo evento che ogni anno accoglie locali e turisti, con un menu sempre locale e tradizionale.
Negli anni gli organizzatori sono stati abili a ricavare sentieri e postazioni che rendono molto semplice l’accesso al bosco e il cercare il proprio posto a sedere.

Celeri ragazzi e ragazze volenterosi provvederanno a prendere l’ordinazione e a portarvi a tavola i vassoi con le pietanze scelte.

Festa nel bosco, poster
– Locandina dell’evento 2022


Il menu della Festa nel bosco


Tra le varie pietanze tipiche che vengono notoriamente proposte a Perito (SA) in occasione della Festa nel bosco troviamo la minestra stretta.
Un piatto di antica tradizione contadina originario della zona del Cilento.
Si tratta di un contorno di verdure che, dopo essere lessate, vengono strizzate – da qui in termine “strinta”, cioè stretta – e poi ulteriormente ripassate in padella.

Altro piatto classico sono le Melanzane ripiene alla Cilentana. Mulignane ‘mbuttunat, come vengono chiamate nel Cilento.
Sono delle melanzane tagliate a libro e farcite, fritte e condite con salsa di pomodoro.
“Niente di più semplice e squisito.”


A seguire…Spezzatino con funghi e patate. Un piatto unico tipico dal sapore inconfondibile.
“Dire che è squisito non è fare giustizia a questa ricetta dal gusto unico”, promettono da Perito!

Come primo piatto compaiono i tradizionali cavatelli, nelle versioni Alla Boscaiola, Pomodoro e Basilico, e Al sugo di castrato.


Antipasto e dolce sono composti da un mix di salumi e formaggi mentre la dolce conclusione saranno frutta e fichi cilentani e dolci tipici.
Oltre a questa panoramica già soddisfacente sono presenti via via altre pietanze, che vi invitiamo a scoprire!

L’ingresso è gratuito e naturalmente il vino è disponibile!


– Falco

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Sagra lagane e ceci – Rufoli di Salerno (SA) – 2022

Sagra lagane e ceci – Rufoli di Salerno (SA) – 2022

Appuntamento fisso, vista anche la ristretta distanza che, una volta tanto, ci separa.
In questo Luglio 2022, precisamente nelle date che vanno dal 15 al 19, torna puntuale la Sagra lagane e ceci di Rufoli. E, in modo altrettanto naturale, Il Trono di Sagre sarà presente sul posto.


30 anni di lagane, 30 kg di lagane

La Sagra lagane e ceci di Rufoli si tiene ormai da 30 edizioni (e passa, in realtà) e lo si nota dall’organizzazione militare delle sue retrovie.
Siamo stati scortati da Emilio Di Giacomo, il lucido 80enne patron dell’evento, tra i primi di sempre ad organizzarlo e portarlo fieramente avanti per tre decadi abbondanti.

Noi veniamo a Rufoli, anche in borghese, da diversi anni, questa è la prima volta però che possiamo dare un’occhiata al luogo dove avviene la magia vera e propria e non posso nascondere che sono rimasto sbalordito.

Pentoloni
– La lagana ribelle viene sorvegliata a vista con mestoli di due metri

La prima cosa che salta all’occhio sono questi pentoloni giganteschi ricolmi di lagane, con un processo e delle tempistiche che vanno a “scalare”, quando l’acqua bolle in uno si procede a rimuovere la pasta da un altro, e così via.
Ogni pentolone può contenere 30kg di lagane!
Vengono seguiti con attenzione dai membri del comitato organizzativo.

I membri sono divisi a gruppi, ognuno con un suo compito, ognuno indipendente dall’altro, è stata una lezione d’organizzazione degna del film “The Founder”.


Frionzolo e zeppole


Saltando immediatamente alla fine del pasto, un’altra cosa incantevole e suggestiva, e altrettanto iconica di questo evento sono le zeppole.

All’esterno, in un’area dedicata, all’aperto, in un delicato tramonto estivo tendente al rosa, avevamo una mezza dozzina di signore che con ritmi tribali e ben cadenzati, come una dolce catena di montaggio a metà tra l’ambizione di Ford e i deliri di Fantasia, impastavano le zeppole.

Impasto informe al centro, colpito ai fianchi senza pietà, strappato delle sue carni lievitate e lavorato al momento in piccoli salsicciotti che diventavano serpentelli e infine cappi, mandati di fianco, nell’olio bollente.

Sagra lagane e ceci, zeppole
– Zeppole appena sfornate

Nella terza di queste fasi, in un reparto con ritmi più cadenzati, il momento di far piovere zucchero e asciugare un po’ l’olio (che, a onor del vero, non ho mai visto troppo abbondante).
La zeppola, se non si fosse capito, qui è un’eccellenza.

Non è da meno l’ennesimo reparto indipendente, quello della Frionzola, o della Sfrionzola, ogni provincia mette o toglie una S, una F o qualche Z.
La ricetta è sempre la stessa: carne di maiale, peperoni rigorosamente insaporiti d’aceto, che è il vero collante della ricetta, e patate.

Complimenti vivissimi a chi ha lavorato le patate, sembrano fatte in serie, sono dorate come pepite e hanno colore e consistenza perfetta. Le patate sanno essere un incubo, ma qui c’è qualcuno che ha scoperto il loro segreto.

Frionzolo
– Un monte di carne di maiale


In un pentolone a parte sfrigge la carne di maiale, insaporendosi in un abbraccio col peperone.


Ultimo, ma non per mancanza di grasso


Ci sono anche le melanzane allardate!
Ricetta semplice: melanzane spaccate con un saporito insaccato a ricoprirle.
Prendono un ottimo sentore di affumicato, sono saporite e sapide il giusto.

Quanti reparti, e quanta gente per ogni reparto!
Sapete in quanti lavorano, tra banchi, casse e cucine? 120 persone!
Non a caso il Presidente Di Giacomo si è vantato dell’efficienza e della velocità ormai raggiunta.
Insomma, se l’intoppo c’è, perché può capitare, è un incidente di percorso dovuto anche alle massicce presenza giornaliere (quasi 5.000 circa!) che assaltano la sagra nella sua cinque giorni.

Non stentiamo a crederlo, noi ci siamo stati di lunedì e comunque era tutto pieno.

Capocollo
– 10/10 Would slice #top!


Non posso concludere senza accennare ai salumi (pancetta e capocollo tagliati freschi) e il pane.
Anche il pane infatti va messo nel leggendario trio di prodotti peculiari della festa.
Nonostante le 5.000 presenze trovano il tempo di sfornare pagnotte fresche, e la differenza SI VEDE E SI SENTE.

Una qualsivoglia rosetta da supermercato non regge il confronto, grande merito alla figura che ha ispirato quest’ennesima tradizione, purtroppo scomparsa, cui il presidente ci accenna diverse volte, con commozione.


Desinare sotto i tigli


Premettiamo che non ho la minima idea se quelli fossero tigli, ma il rimando agli O-Zone era necessario.
La Sagra lagane e ceci di Rufoli ha sempre avuto un paio di spiazzali dedicati, dove poter cenare.
Recentemente ha ampliato e ha unito, in un dislivello a seguire, un altro paio di spazi.

Uno dei due, molto caruccio, è addobbato con diverse lucine tra gli alberi e panche di legno, è probabilmente la zona più caratteristica dove poter cenare.
I tavoli sono abbondanti, quindi non dovreste mai avere problemi a trovare posto, ma vi ricordo che la gente abbonda allo stesso modo, quindi siate celeri.


Vi ho parlato dell’evento e dei piatti, ma questi piatti come sono?

La lagane e ceci è una delle mie preferite dell’intero panorama eventi estivo, l’ho sempre detto e lo ripeto. Probabilmente per me è la migliore.
Sicuramente influisce il mio gusto personale, difatti a me piace cremosa e non acquosa, ma ogni tradizione ha la sua.

Quest’anno, incredibilmente, la pasta era ancora più buona di come la ricordavo (e abbondante).
Pienamente approvata.

Lagana
– La famosa lagana


Sarà stata la bella serata ma sapete cos’altro mi ha meravigliato? I salumi.
Capocollo color rubino, dolce, perfetto, quasi un crimine mangiarlo col pane.
Difesa strenua anche della pancetta, anche qui un prodotto sul quale non ho nulla da poter dire.

La Frionzola purtroppo l’ho acchiappato già fredda, perché nel mentre che andavo a prendermi la birra si è riposato un po’ troppo, quindi non posso giudicarlo granchè, peccato!
Anche a freddo, comunque, ho apprezzato le note capricciose dell’aceto.

In compenso la birra era eccellente (volendo c’è anche il vino).
Aggiungo che quello di cui vi ho parlato era il menu completo, però potete prendere i piatti singolarmente o, perché no, lanciarvi sui panini, di cui ho comunque un buon ricordo.

Menu completo
– Foto frettolosa del menu completo, perchè volevo magnà!


Se oltre mangiare (c’è altro oltre mangiare e bere?) volete ballare vi informo che ogni sera si alternano sul palchetto della chiesa diversi gruppi. Quest’anno c’erano band dedicate ai bambini, altre tendenti allo swing e anche, naturalmente, gruppi di musica popolare. Per tutti i gusti.


Sagra lagane e ceci, conclusioni


E’ stata una grande conferma essere nuovamente qui, molto gradita, aggiungo.
Molto gradita perchè abbiamo ritrovato un evento che sembra non aver risentito minimamente di questi due anni di stop e ci ha fatto piacere rivedere 120 e passa persone, cariche a palla, funzionare come un singolo perfetto ingranaggio.


Gran merito della bella serata è stato del presidente Emilio Di Giacomo, che approfittiamo nuovamente per salutare, ha saputo illustrarci tutti i segreti e gli sfizi di un’organizzazione perfetta, quella della Sagra lagane e ceci, di Rufoli. Vi salutiamo, come sempre, da Il Trono di Sagre!


– Falco

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Cena conviviale, sulla torre più alta del castello – Rocca Cilento (SA) – Il Trono di Sagre

Cena conviviale, sulla torre più alta del castello – Rocca Cilento (SA) – Il Trono di Sagre


Avevo notato sui social già qualche foto relativa all’inaugurazione del Castello di Rocca Cilento (SA) nella sua nuova veste, in qualche spettacolare ripresa dal drone o in qualche scatto che ne valorizzasse, dal basso verso l’alto, il suo sviluppo in verticale verso il cielo. Siccome però noi si frequentan più le feste di popolo che le corti (avrei voluto fare una quindicina di gag su Vassalli-Valvassori-Valvassini ma il prof. Barbero mi ha smontato tutto il programma) non avevo ancora approfondito.


L’invito


Ed è proprio in questo frangente che con un trillo di MSNisiana memoria compare Cristian Santomauro che bene o male mi fa: “Stiamo organizzando una cena esclusiva, inaugurale, sulla torre più alta del castello di Rocca Cilento, vuoi venire?”.
Il tempo di una grassa risata, senza neanche controllare su Google Maps, arriva la mia conferma di partecipazione.

Mercoledì intorno alle 18, con l’outfit di chi va a prendere (o volendo anche a fare) un gelato a Ischia parto con la mia carovana FIAT alla presa del castello. Il tragitto e le indicazioni sono stra-semplici, ti lasci alle spalle Salerno, imprechi sulla SS18 per 30Km, superi Agropoli, ritrovi il sorriso, dopo 5 km esci per Prignano Cilento e da lì in poi segui per Rocca. Molto apprezzabile al primissimo svincolo già un cartello che ti avvisa di dove sia il borgo medievale.

Castello, prato
– All’interno del torrione si nasconde una suite esclusiva


Non poteva mancare la classica strada alternativa consigliata dal Signor Maps in persona, che ricordiamolo, è settato sul mindset di un contadino delle valli che ti consiglia il sierro, il carraro, la viuzza insomma, quella smart che usano i local, quella più veloce…che però ha una pendenza del 30% quando va bene. A una certa era Dr Strange e il controsenso della follia quando, con il FIATtino quasi ribaltato al contrario, con la strada che era ormai un asfalto di Moebius, il sole rosso come in TORA! TORA! TORA! dritto negli occhi mi arriva di fronte un auto nel senso opposto. Ma ce l’abbiamo comunque fatta.

Finito il cammino dell’espiazione (dunque vi consiglio la strada normale) si passa vicino un punto panoramico dove scatto un selfie pessimo e arrivo finalmente al castello.
Battipaglia-Castello 1 anno sagra (45/50 minuti), fattibilissimo.


Nelle sale del castello


In realtà dovrei dire “negli spiazzi del castello”, perché la parte che mi è piaciuta di più e anche quella che è più presente, sono naturalmente gli ampi cortili. Molto spazio al verde, diversi dislivelli e terrazze, il che da un’idea di un ampio dedalo a cielo aperto dove respirare e rilassarsi.

Abbiamo dunque la parte della scacchiera, dove trionfa un cavallo che da scacco matto alla tua idea di riservare qui all’ultimo momento per il tuo sabato sera, e scendendo una prima rampa di scale, una “piscina” con alle spalle due torrioni che ospitano delle suite!
Ogni torre ha un paio di suite all’interno, con anche spazio sul “tetto” della stessa per una romantica colazione. La vista è talmente bella che trovi l’amore anche se siete tu e il cornetto.
Se ciò non ti basta c’è anche una Jacuzzi, prontamente e con grande spirito di collaborazione mi sono immediatamente proposto di tornare per provarle.

Un accenno alla vista. La posizione del castello è strategica (MA DAVVERO) e hai da un lato il mare, dall’altra il verde del Cilento più vero, un lago, delle vigne, il cielo terso, Capri…una gemma.

Castello, panorama
– La vista sul mare dal Sunset

Proseguendo c’è il Sunset, un’altra terrazza con vista tramonto sul mare (impagabile) e cocktail bar.
Qui, in una miriade di Gin Tonic, vado di Negroni e sorrido ripensando alla via del ritorno e a Dormammu che mi aspetta nel parcheggio.


L’Ammaccata e il rivalutato


Finalmente becco Cristian che mi saluta con il suo solito sorriso.
Ha portato la sua Ammaccata (ne parlammo abbondantemente qui), per tutta la stagione estiva nelle corti del castello.

Al piano di sotto rispetto alla terrazza dove ci troviamo c’è un ampio ristorante (preceduto nella stessa viuzza anche da una stuzzicante zona bistrot) ed è su questi livelli che Cristian si muoverà, tra forni a legna (portati sulla torre con una gru, scena assurda che avrei voluto vedere) e fornetti ben più maneggevoli.

In particolare l’occasione di oggi prevede una cena conviviale nella quale i diversi invitati proveranno una serie di sapori tipicamente cilentani.
Mi accomodo insieme agli altri ospiti, dopo alcune presentazioni volanti avvenute durante il sorseggio del Negroni e mi sistemo cercando una nicchia per proteggermi dal vento.
Purtroppo, infatti, col calare del sole si è alzato un inaspettato vento tipicamente novembrino e io sono in camicia rosa di lino, ma soffrirò stoicamente da vero gentiluomo per tutta la durata della cena.


La cena conviviale


Il tavolo apparecchiato con la vista del mare è qualcosa di commovente.
Mi sento un po’ l’amica della sposa, sono felice per lei, non c’è altro da dire.

Il buffet prevede: Foglie e patate, formaggi, salumi, fiori di zucca mignon ripieni di ricotta, mortazza e altre diverse specialità del territorio.


Faccio un primo piatto di perlustrazione, ancora non voglio farmi riconoscere, ci si gode un po’ la tavolata (che poi era il senso della serata!) e ogni tanto ritorno al buffet con la scusa del bel panorama.
Le pietanze si accompagnano con un aglianico (una delle iniziative più belle è che le vigne che sono nei territori del castello sono concesse a viticoltori locali che poi rilasciano il prodotto finito (insieme ad altre etichette) al castello stesso. Un feudalesimo eticamente corretto!).

In generale, oltre che per i vini, l’idea è proprio quella di attingere negli immediati dintorni della tenuta e di Rocca Cilento, non a caso avevamo anche l’Ammaccata che proviene da un altro Castel(nuovo).


Proprio a proposito dell’Ammaccata, è il momento di riprovare la specialità di Cristian.
L’assaggio inizialmente distratto dalle chiacchiere ma al primo morso ricordo immediatamente tutte le sue peculiarità: Soffice, delicata, mai salata, con il suo blend di pomodori, è sempre lei.

Ne provo 2 fette di quella cilentana classica, poi passo alla mia preferita della serata, cioè quella con alici e pomodorino giallo, che è di un dolce più delicato di quel tramonto rosso che abbiamo visto prima.
Infine, specialità del giorno, patate, cipolla di Vatolla, crema di zucca, fagioli, mentuccia.
Un’altra grande preparazione.

Infine abbiamo proseguito con un fusillo con sugo di carne (non era un ragù perché c’erano dei gradevolissimi pezzettoni di morbida carne all’interno) e dei piccoli cannoli.


Considerazioni


Mi ha fatto molto piacere il ricevere quest’invito, è stata un’occasione per salutarsi con Cristian, che da quando siamo andati a trovarlo al suo ristorante/pizzeria non ha mai smesso di tenersi in contatto con noi, un uomo che impasta, ma impasta anche se stesso, ritrovandosi sempre più delicato e curato ad ogni spolverata di farina (compresa quella che mi sono beccato in faccia quando ho tentato di fare una foto controvento). Naturalmente gran parte della bella serata è dovuta al posto in cui ci trovavamo, una location dal potenziale infinito: Matrimoni, Degustazioni, Mercatini di Natale, Addii al celibato, Toga Party, Baccanali, Lupanari, Sagre (magari!) o Premiazioni (a proposito, a Settembre/Ottobre si consegna il Tegamino D’Oro 2022, ci teniamo in contatto?)

L’idea di proporre cene conviviali mi trova incredibilmente concorde, noi siamo tipi da condivisione e immaginarmi con amici e persone nuove, in qualche terrazza o torre, ad assaggiare, sperimentare e sorseggiare, (magari con qualche turista da fondamentalizzare su quale sia la mozzarella da scegliere) è un sogno che si avvera. Mettici che se ti va puoi passare anche un’elegante serata estiva con un panorama unico e quindi…che altro si può volere?

– Falco

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