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La Tettoia | Matasseria – Campagna (SA) – Tavolo Riservato

La Tettoia | Matasseria – Campagna (SA) – Tavolo Riservato


La visita di oggi è davvero particolare poiché abbiamo avuto l’occasione di conoscere Giuseppe Cricchio, il cui nome a Campagna ricorda immediatamente una cosa sola, anzi un lungo filamento di pasta: la Matassa. A La Tettoia, infatti, Giuseppe conduce dal ’98 una “battaglia” dall’interno delle sue cucine per dare il giusto lustro e riconoscimento a un piatto di pasta identificativo e storico per l’intera città.


Una lunga introduzione / L’Antipasto


Appena entrati siamo avvolti da un calduccio rassicurante, le pareti dipinte a festa cominciano a raccontare una storia a chi qui non c’è mai stato. Ogni mensola, angolino, scultura in legno e pantalone tirolese attaccato a una trave sono un lato della colorata personalità del nostro ospite del giorno.

Il nostro tavolo è da 6, anche se siamo in 3, perché oggi Giuseppe ha una sola e unica missione, quella di metterci K.O. . In realtà, prerogativa della serata sarebbe assaggiucchiare il più possibile, per poi potervene parlare con cognizione di causa, ma anche noi, di fronte ad una tavolata imbandita, lasciamo perdere ogni barlume di professionalità e accettiamo la sfida: oggi ci strafoghiamo.


La carrellata di piatti che arriva a tavola ha dell’inquietante, solo alcune porzioni sono “”diviso 3″”, altre sono piatti interi, da centrotavola, e insieme ad essi un’unta orda d’oro di verdurine che, dopo la 6° varietà di foglia di verza, ho smesso di cercare di catalogare. Ecco un breve elenco di ciò che era in tavola:

Parmigiana rossa, Patane cunzate con peperone crusco (quest’ultimo in versione più molla e meno croccante del solito, che io ho comunque apprezzato), una TIELLA di salsiccione, cotenna, carne in umido e foglie che da sola era un secondo intero, Chiodini & Champignon sott’olio, due salamoni d’annata a centro tavola per chiunque si sentisse in vena di affettarli (onore e onere a me concesso), una delicata e ingannevole zuppa di zucca molto delicata e almeno 4 diverse varieta di verza, scarola, bietola, broccolo e diversi stand del reparto ortofrutticolo della piana del Sele saltati in padella.

E questo era l’antipasto.


L’otre di MATASSA


Ancora in pieno controllo delle nostre facoltà mentali, dopo aver dovuto fare bis di diverse porzioni per completare tutta la fase iniziale della cena, ecco che arriva il piatto forte de La Tettoia e anche della città di Campagna stessa, la benedettissima Matassa.

Giuseppe ci porta in tavola un suggestivo pentolone colmo della sua pasta delle meraviglia di puro grano duro (come lui stesso specifica, il grano duro permette di avere una pasta sì meno elastica, ma anche più digeribile). E’ una matassa di concezione antica e più simile possibile al concetto originale, non il lungo gomitolo che abbiamo osservato in altre occasioni (tipo quella di Caposele, che trovate qui e che è una evoluzione (?) dell’originale campagnese).


Non contento, vi rovescia sopra un’incandescente spadellata di peperone crusco (stavolta molto croccante e anche molto abbrustolito, in qualche caso anche troppo) e olio bollente. La formula è corretta, la pozione è realizzata. La pasta è una crema. Carnosa, sguscia via nel piatto adagiandosi su un letto di crema creatasi naturalmente tra fagioli, amido e olio. E’ davvero un piatto fantastico.

Anche qui “assaggino” implica 2 porzioni a testa, si comincia a vacillare.

– Ravioli aggressivi


Ci restano da assaggiare i ravioli, cominciamo a pregare che ce ne porti giusto 2 a testa, perché sarebbe il terzo piatto di pasta e oltre, che divoriamo nel giro di 25 minuti.
Sono due a testa, ma sono grandi come un cazzotto.
Devo dire che sono colpito da questo scrigno di ricotta sul quale il nostro ospite spolvera una valanga di polveri manco tanto sottili, sotto forma di ricotta salata.
Il sapido risveglia le papille gustative e così, tirato in barca un Corvo alla deriva, avanziamo desiderosi di sopravvivere in questo naufragio calorico, un raviolo dopo l’altro.


I secondi di carne, al plurale.


E’ tutto divertente finché dalla cucina non cominciano ad arrivare i secondi.
Anche un occhio poco attento si rende conto che i piatti sono più di noi, di conseguenza ci stiamo affacciando ad un’altra Pearl Harbor, o se preferite una disfatta yankee più consona alla situazione, ad un’altra Hamburger Hill.

Soffritto, ‘gnumareddi (involtini di intestino al sugo), salsiccione e una porzione di sfrionzola fuori dalla grazia di Dio, che già da sola è per più di tre persone. Giuseppe gioca sporco e ha deciso che vuole ucciderci: per farlo non avrà bisogno di una pillola di cianuro, basterà sottovalutare una buccia di peperone sfritto e presto saremo a terra schiumanti.

– Perchè, Giuseppe, perchè?

Giuseppe viene a farsi una foto con i suoi trofei di caccia, prima di passare al dolce.

Molto gentilmente ci mette a disposizione una bottiglia di grappa che, mi vergogno di dire, non apriamo nemmeno. Eravamo davvero al limite e il solo sentore di distillato ci avrebbe provocato un sicuro aneurisma. Rinfrancanti invece i dolci, una delizia al limone molto buona e un babà rivestito di cioccolato, con coccarda di crema in cima. Strano non aver trovato al loro interno altro soffritto a sorpresa.


La Tettoia, in sintesi…


La Tettoia per me è un patrimonio, è uno di quei locali che resistono strenuamente. Uno dei pochi posti dove puoi unire il mangiare a sazietà con il mangiar tipico, una concessione che oggi è più unica che rara.
Vuoi per i costi crescenti della ristorazione, vuoi per il cambio di mentalità che fortunatamente ha anteposto la qualità alla quantità e vuoi anche per una lenta ma inesorabile perdita delle tradizioni, ma tutto questo a Giuseppe Cricchio non interessa. Lui continuerà a inondare di matassa fumante tavolate di giovani che non sanno cosa gli aspetta, e nel frattempo volerà tra New York e Las Vegas (true story!) a insegnare come si usa davvero il grano duro, e a diffondere il verbo, il complemento oggetto e un menu lungo, infinito, soddisfacente e soprattutto autentico. Grazie per questa esperienza, e complimenti.

Falco

– Link alla pagina FB de La Tettoia
Taverna degli antichi sapori | Cibo di qualità – Controne (SA) – Tavolo Riservato

Taverna degli antichi sapori | Cibo di qualità – Controne (SA) – Tavolo Riservato


Oggi torniamo naturalmente, visto dove ci troviamo, a parlare di prodotti estremamente tipici e locali del panorama salernitano. Per l’occasione volgeremo nuovamente l’occhio al fagiolo di Controne (SA), una prelibatezza nota in tutta Italia e che per nostra fortuna è presentata in tavola alla perfezione dalla Taverna degli antichi sapori.

Taverna degli antichi sapori, pasta fresca
– Pasta fresca con fagiolo di controne, soddisfacente cremina naturale


Accompagnati da un vento secco…


La giornata è particolare, siamo in missione ad ora pranzo, cosa rara, e al freddo insolito degli ultimi giorni è subentrato un vento afoso e difficile da decifrare. Ci accompagna per il lungo tragitto rigonfio di verde. Controne è un po’ deserta, del resto è ora di pranzo, e il vento la spazza via a piccole folate mentre ci dirigiamo al locale.

Veniamo subito accolti da Donato, che con grande entusiasmo fin da quando ci siamo sentiti la prima volta si è dimostrato disponibile a mettere in tavola tutti i sapori della sua taverna, a cominciare da un vino della casa molto particolare, decisamente amabile. Un mix di uve dove spiccano Merlot, Aglianico, Barbera e anche uve bianche.


Al tempo delle presentazioni subentra quello del tagliere, ormai un rito irrinunciabile delle nostre sessioni.
Lardo, capocollo bello spesso, soppressata (in diverse versioni) e un formaggio stagionato.
Stranamente a dispetto di un prodotto per me spesso troppo aromatico (al quale preferisco il dolce del salume classico) il pezzo migliore è proprio la soppressata.

Al tagliere seguono rapidamente delle patane cunzate con peperone crusco spezzettato, dei broccoli dal sapore quasi orientale (con pomodori secchi), un primo assaggio di fagioli bianchi con crostini (e un olio extravergine che picca da quanto è puro) e un caciocavallo al tegame con una coriandolata di tartufo.

Quasi superfluo dire che nella sua semplicità il fagiolo-con-crostino è probabilmente il piatto migliore, sicuramente l’aggiunta di EVO è un’ulteriore raccomandazione difficile da ignorare. Ogni piatto però è degno di un ottimo antipasto composto, vario, non pesante.

Ad esempio, anche il caciocavallo in tegamino, che solitamente si rivela un chiodoterrificante, è alleggerito dalle scaglie di tartufo. Come? Non vi risulta che il tartufo alleggerisca fettone di cacio? Beh, può essere.


Assaggi di primi


Assaggi, al solito, per modo di dire. Donato ci propone una classica pasta fatta in casa, tra la reginella e la lagana, che accompagna naturalmente col fagiolo locale.
Piatto egregio nella sua semplicità, ancora una volta, che si gongola nella sua cremina al naturale di fagioli che la cottura ha ridotto ad una farinosa purea. Classico e sempre piacevole.

Successivamente, scarola e fagioli con peperone crusco.
Qui ci dobbiamo fermare un secondo perchè il fagiolo si scansa un attimino lasciando le luci dei riflettori per un non-protagonista da oscar. Sto parlando del peperone crusco, che posso dire uno dei migliori che abbia mai provato in vita mia.

Un pochino amarognolo, come le più buone radici di liquirizia, lucido e brillante come un rubino, croccante, è uno snack ideale al punto che mi concentro per diversi minuti solamente su di lui.
Donato ce ne porta un altro paio come fossero dei buoni cubani, in un piattino a parte, e noi li sfumacchiamo allegramente. I venti caldi e il sole non troppo forte sono perfetti per far fiorire questo gioiello locale, che vi consiglio caldamente. Non c’è bisogno di dire poi che anche la scarola e fagioli, bella fusa in una crema perfetta (ma consistente, mai liquida, facilmente distinguibile) risulti ottima.

Taverna degli antichi sapori, Scarola e fagioli
– Peperone crusco spettacolare!

Inaspettatamente come secondo primo arrivano delle italiche coccarde alla Italo Balbo farcite alla ricotta.
Hanno su di noi lo stesso effetto della contraerea in quel sbadato giorno di Giugno del 40′.
Anche se siamo già un po’ semideambulanti, storditi dal sordo frastuono del fagiolo e dai fumi del peperone crusco, il raviolo (di quello parlavo) è vincente per via di un sugo bello sapido e carico (un ragù di carne di maiale), che macchia un candido velo di pasta alla ricotta con nevicata abbondante di ricotta salata. Molto buono, ho una mia teoria sui ravioli e questo per me è vincente.

Taverna degli antichi sapori, ravioli
– Ravioli macchiati di ragù di maiale, con ricotta & ricotta salata


Ancora qualcosina…


In teoria ci si potrebbe anche fermare, ma perchè farlo?
Ritorna in grande spolvero nuovamente il fagiolo, che ormai accetta più contratti di Nicolas Cage, stavolta nelle vesti di una fagiolata locale con salsiccia.

In pochi colpi, aiutati da Corvo che dopo il KO del raviolo ritorna magicamente alla vita con cucchiaio tra le mani, il piatto è terminato e possiamo passare al dolce.

Una scomposta poco dolce, al vin cotto, neutrale sulla stessa riga dei piatti al fagiolo, e molto gradevole soprattutto per chi come me mal sopporta il troppo dolce, il troppo zuccheroso, che tende a stancarmi molto velocemente. La accompagniamo con un mirto della casa.

Scomposta al vin cotto
– Particolare l’uso del vin cotto, consigliata!

Il tempo di una foto insieme e anche questo pranzo si è concluso.
C’era molto da dire, vista la ricchezza dei piatti, ma vorrei anche sottolineare che la Taverna degli antichi sapori spicca anche per una grande disponibilità e attenzione, nei confronti del cliente.

In modo mai pedante siamo stati sempre seguiti, consigliati, indirizzati e siamo stati trattati con i guanti.
Un’attenzione quasi d’altri tempi e che è la norma in questo locale, non l’eccezione.

Vi salutiamo con una foto di gruppo, e a presto!

Foto di gruppo
– Il Trono con i nostri gentili ospiti de La taverna degli antichi sapori

Falco

– Link alla pagina FB de Taverna degli antichi sapori
All’Antica Tavola | Piatti tradizionali – Pontecagnano (SA) – Tavolo Riservato

All’Antica Tavola | Piatti tradizionali – Pontecagnano (SA) – Tavolo Riservato

All’Antica Tavola di Pontecagnano (SA) abbiamo una proposta in apparenza semplice di prodotti tipici campani, con spiccata attenzione verso la parte composta dal Cilento. Non è un segreto, difatti i due chef, unitisi per creare questo posticino, provengono entrambi da magiche porzioni della nostra regione. Il cilento, appunto, e gli Alburni.

All'Antica Tavola, ceci e scarola
– Il perfetto compare di ogni antipasto di terra


Un salotto fermo nel tempo


Tutto all’interno de All’Antica Tavola si ispira ai bei tempi andati, quelli della cucina di casa non come riscoperta o alternativa, ma come unica possibilità di sfamarsi. Anche parlando di arredamento però è facile comprendere come solo sulla carta questo sia un semplice locale a tema, andando un minimo più a fondo si individua subito come anche il singolo bicchiere o la favolosa insegna della Campari siano il frutto di un’attenta ricerca corale, da parte dei due proprietari, egregiamente messa a frutto.


I vinili accompagneranno la vostra intima serata (30 coperti all’interno, che diventano 60 in esterno in estate) tra tavolini in cui stringersi core-a-core o gomito-a-gomito accucciandosi tra una scarpetta e un bicchiere di vino (un Montepulciano della casa, molto gustoso, che si accompagna volentieri in litri al vostro spiluccare qui e lì sulla tavola) mentre Nives, che si occupa della sala, svolazza intrattenendo gli ospiti con origini, scelte e motivazioni sui piatti in menu (da me, avido di lore, sempre molto apprezzate)


Un colorato tagliere


Una delle scelte obbligate è naturalmente il tagliere. Diciamo che ormai nel 2022 l’idea stessa del tagliere vada direttamente consacrata e inserita nel patrimonio UNESCO, poiché è passato concettualmente da intrattenimento al centro, preso quasi per abitudine in sostituzione dell’antipasto*, a qualcosa che rappresenta ogni locale che lo propone, se ci si prende la briga di comporlo come si deve, si intende.

Uno dei tagliere che indubbiamente merita la sua nomea è quello di All’Antica Tavola.

*almeno dalle nostre parti

All'Antica Tavola, tagliere
– Tagliere favoloso

Trattenente il fiato e si parte con la full immersion descrittiva, via!

Partendo dal basso, a destra, ricotta di pecora di Monte San Giacomo, al suo fianco una giallissima pizza chiena. Una catena montuosa di crostini con fagioli di Controne e pezzentella sbriciolata chiudono il trittico.

Sulla scogliera a sinistra, caciocavallo silano DOP, a protezione di una corte di salumi di Morigerati, precisamente del Salumificio Cellito, e di polpettine fritte tipiche del locale.

Salto all’indietro, a protezione del bordo, muraglia di frittata di cipolle ramate di Montoro, vi invito ad apprezzarne lo spessore (ottima, uno dei miei pezzi preferiti della scacchiera) e “patate mparentate” al sugo con cacioricotta che chiude il cerchio.
Al centro una confettura di arance e un classico miele. Vi assicuro che farsi guidare dall’istinto e dai colori di questa pittoresca tavolozza è una delle parti più interattive della cena.
L’aspettativa riguardo la delicatezza della pancetta, l’idea pazza di salvare un tocco di ricotta (che io adoro) per un po’ di sugo e patate lì in fondo (vi assicuro che funziona) o la voglia di schiaffare un lenzuolo di salumi sul crostino e buttarla proprio in marenna vi porterà via allegramente un 20 minuti di ludibrio, in attesa del primo.


Il momento del primo


Come primo piatto Nives ha scelto di farci assaggiare una loro versione della pasta e patate.
Questi paccheri si presentano in una purea fantastica di patate che li impantana in una vellutata distesa di sabbie mobili. Qualcuno deve salvare quei paccheri, a forchettate.

All'Antica Tavola, Pasta e patate
– Pasta e patate da non prendere sottogamba


Io prediligo “l’azzeccoso” anche quando non dovrei, quindi con questo piatto che è un trionfo di tal sensazione ci vado veramente a nozze. Sottolineo però che nonostante chiaramente questo sia un piatto che tende a mandarti rapidamente KO (overdose di carboidrati neanche calcolata) la vellutata è molto piacevole al palato e l’idea iniziale del piatto non è quella di appesantirti (eh beh).
A risvegliare i sensi ci pensa il guanciale croccante, che spavaldo in cima alla collina di paccheri ormai esausti, protegge il fortino. Lieve fossato di olio EVO intorno. Vero comfort food.


Il momento del secondo


Dopo pochi minuti di raccoglimento nei quali, non sazi di carbs, abbiamo anche scarpettato le patate col pane, ecco arrivare una salsiccia allo spiedo.
Secondo tipicissimo che riprende un metodo di conservazione originario di Perito con carni tagliate fini e insaporite all’arancia! Dopo una lunga ricerca infruttuosa i due chef e proprietari hanno deciso di farsele direttamente in casa, ottima idea direi.

All'Antica Tavola, salsiccia
– La salsiccia all’arancia

La salsiccia fluttua su un tappeto di zucca arrostita, cipolle in agrodolce e stracciata.
Anche questo piatto è indice della mentalità del locale: una salsiccia in apparenza paesana, che in pratica è frutto di un’attenta lavorazione, si accompagna ad una zucca arrostita che più tradizionale non si può, con la spinta però della cipolla in agrodolce e l’aggiunta del dolce della stracciata. Torna tutto, no? Quanti punti in più ha preso questo piatto rispetto ad una qualsivoglia banale presentazione di salsiccia timida e triste su letto di insalata iceberg? Domanda retorica.


Dessert e foto di rito


Proviamo tre differenti dolci: Tiramisù, Cheesecake e Panna Cotta.
A me tocca il tiramisù perché forse è arrivato finalmente il giorno che mi affogo per l’ultima volta con la polvere di cacao e schianto sul tavolo, ma non prima di aver apprezzato la giallissima crema ben montata al centro della coppa e di aver provato comunque un po’ degli altri due dolcetti.


Chiude una piacevole cena un amaro alle erbe, radici, bacche e fantabosco e la foto di rito, che ci promette sicuramente un ritorno e un’altra ambita chiacchierata su sapori ed eccellenze prettamente campane, che anche dopo tutti questi anni non cessano di stupirci.


Grazie ai due chef e compagni di cena, Nives e Riccardo, per questo invito da All’Antica Tavola.

Foto di rito
– Invasione della cucina per foto di rito


Falco

– Link alla pagina FB del locale
La Terrazza | Pollo scucchiato – Mercato San Severino (SA) – Tavolo Riservato

La Terrazza | Pollo scucchiato – Mercato San Severino (SA) – Tavolo Riservato

A Mercato San Severino (SA) c’è un’istituzione del pollo, e non stiamo esagerando. Si parla di marchi registrati e sigilli di garanzia su quello che è il vero, unico, rovente…pollo scucchiato.

Siamo a La Terrazza, e tanto per cambiare abbiamo decisamente fame.

La Terrazza, Pollo Scucchiato
– Polletto scucchiato classico, con patate


La Terrazza, anticamera e inizio della cena


E’ un lunedì sera molto freddo, soprattutto a Mercato San Severino (SA) ed è la nostra prima visita ufficiale a La Terrazza. Lo stesso non si può dire di una vasta serie di appassionati che non mancano l’appuntamento neanche a settimana appena iniziata. Se non si fosse capito il locale è pieno!

Facciamo un po’ di anticamera vessati dall’antica maledizione che porta qualsiasi over 50 a non poter pronunciare correttamente il nostro nome (Il Trono di Spade, Il Trono DELLE Sagre e tante simpatiche variazioni sul tema) e rapidamente ci accomodiamo in un piccolo tavolino in posizione strategica. Ora abbiamo gli occhi su tutte le portate che passano in sala e possiamo cominciare a sbirciare e a farci qualche idea su cosa ci aspetta stasera.

Bando alle ciance e si comincia rapidamente con una Nastro da 66, un po’ di mallone con pane fritto, broccoli “saltati” e una focaccia bella grossa e fumante.

Mallone
Mallone


Inizialmente dribblo la focaccia temendo la grande onda di carboidrati che andrà inevitabilmente a contrasto con l’arrivo del pollo ma poi mi lascio convincere da un mallone ottimo e cremoso e dai broccoletti lievemente speziati e solo leggermente amari, che si sposano benissimo nel farcire la focaccia di cui sopra.


I tanti polli de La Terrazza


Rapidamente in tavola giungono due prime porzioni di pollo.
Abbiamo naturalmente una versione classica con patate ed una versione un po’ più laida con ingombrante presenza di porcini e provola.

Alla vista il piatto dice già la sua, è un trionfo di pollo, ma partiamo subito con l’assaggio.

Sono immediatamente sorpreso dalla prima forchettata, dove incrocio avidamente patate, provola e funghi. Le patate hanno una crosticina dorata che definisce una superficie levigata dai grassi e dal forte calore del forno, sono perfette. I funghi dal canto loro sono grandi quanto chicchi di grandine, quella da Allerta Meteo, e la provola unisce il tutto con la sua indole dolce e delicata.

Il pollo, naturalmente, è ottimo. Cerchiamo di capire quali sono le sue vere peculiarità e facciamo anche un passo indietro, per scoprire come è diventato così iconico in questo locale.

La Terrazza, pollo con provola, funghi e patate
Pollo scucchiato con patate, provola e porcini


Le origini del mito


Un buon 15 anni fa, in un locale che fungeva da ristorante e pizzeria si deve far fronte a un problema: i clienti affezionati sono già parecchi, il pollo allo spiedo ha cotture troppe lunghe ed è anche difficile da dosare, il che crea spiacevoli problemi logistici quando vuoi offrire solo il meglio.

In un lampo di genio, una sera, per ovviare proprio a questi problemi di attese, un polletto finisce a tocchetti dentro una tiella. Un po’ come la povera Laika diventa non volendo il primo animale a sfidare le profondità dell’ignoto, in questo caso un forno a legna che va per i 500°.
Viene letteralmente scucchiato, uso locale che definisce una cottura al volo e soprattutto a fiamma alta!

Il pollo ficcato nel forno destinato solitamente alle pizze cuoce in modo estremamente rapido. Questo ne sigilla i succhi, non lo secca e inoltre viene aromatizzato dai fumi naturali della legna, subendo un veloce ma consistente affumicamento naturale. E’ nata una stella.

Il successo è immediato, la folla impazzisce, il marchio viene addirittura registrato e sono 15 anni consecutivi che l’entusiasmo e la voglia di pollo continuano a portare clienti sempre nuovi (e a fideizzare i vecchi) presso La Terrazza.

Pollo alla cacciatora
– Pollo alla cacciatora


Tornando alla realtà del nostro tavolo la selezione di pollame aumenta e ci viene presentato un polletto in umido, al sugo, con le olive. E’ la versione alla cacciatora.

Devo dire che sono rimasto molto sorpreso dal suo sapore, quando si parla di pollo in generale non è che ci si aspetti un’esplosione di gusto e invece qui ogni piatto ha una sua specifica caratteristica.
Perfino la versione classica ha un gusto deciso, ben lungi da qualsivoglia pennuto che possiate realizzare in padella tra le mura di casa, da La Terrazza il pollo è uno speciale caso a parte, non un’alternativa quando non si sa che prendere.


Racconti, sogni e dessert


Tra una portata e l’altra spuntano tra sala e cucina Stefano e Michele, padre e figlio non staccano gli occhi dai polli da ben 15 anni (30 se consideriamo la primissima apertura del locale) e nonostante il successo di pubblico hanno deciso di non cambiare la formula vincente.

Stefano è al forno, controlla e rimescola i polli per controllare che la cottura violenta non li bruci mentre Michele si occupa della sala, accompagnato da uno staff felice e longevo.

E’ piacevole, al solito, sentire le storie e le origini del locale. Dalle chiacchiere e le battute scambiate percepiamo l’amore e la cura per ciò che i due servono in tavola ogni giorno, a pranzo e cena (martedì e mercoledì esclusi!) e prima di accompagnare il dessert con un passito scopriamo l’attenzione particolare che il capofamiglia dedica anche al caffè, definito importante come un bacio, di cui ti resta il gusto, se è particolarmente buono. La definizione calza a pennello, mi permetto allora di definire questo pollo un caldo abbraccio, fondamentalmente unticcio, ma piacevolmente familiare.

La terrazza, dessert
– Il momento dei dessert fatti in casa


Per i dessert sorvoliamo rapidamente tutto il campionario: tiramisù fatto in casa, panna cotta con frutti di bosco (gradevole la spinta amara dell’agrume, mandarino I suppose?) e una gran bella fetta di torta di mele casalinga con mandorlone, ottima, ne vorrei ancora un po’ anche adesso per colazione (immaginate aver voglia di torta mentre scrivete di pollo al forno, ho le papille gustative in shock anafilattico)

Falco e Corvo
Falco e Corvo pronti da scucchiare, con Michele e Stefano

Falco

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Villa Marchesa | Pizzeria-Agriturismo – Castelnuovo Cilento (SA) – Tavolo Riservato

Villa Marchesa | Pizzeria-Agriturismo – Castelnuovo Cilento (SA) – Tavolo Riservato


Nella serata di ieri siamo stati felici ospiti di un’istituzione cilentana, l’Ammaccata, nelle vesti di Cristian Santomauro in persona (o viceversa?). Ma non facciamo confusione, andiamo per ordine.
Nella sua Villa Marchesa, a Castelnuovo Cilento (SA), Cristian ha da anni ridato lustro ad un’antica preparazione, l’Ammaccata appunto, l’originale ricetta della “pizza cilentana” e ci tiene a mettere tutti i puntini sulle I giuste. Vediamo!


Cristian e la sua pizza


Premessa: Il lavoro di Cristian, durato anni, nella sua riscoperta di antiche preparazioni merita decisamente un capitolo a parte. Abbiamo dunque deciso di scrivere un approfondimento (che seguirà a breve) solamente sull’Ammaccata, con vita morte e miracoli della stessa e di concedervi in questo articolo giusto un’infarinatura (ahah!).

Alcune caratteristiche di questa pizza che possiamo però svelarvi sono una bassa sapidità dell’impasto (volutamente si lascia al condimento, con i suoi sapori naturali, il compito di dare spessore al gusto) e una maglia glutinica molto bassa, il che la rende molto delicata e fragile.
Altra caratteristica del caso è l’ovvia tendenza ad usare prodotti autentici, locali e che favoriscano il fiorire di una piccola economica locale. Ciò che Cristian non trova nel suo campo, lo trova nell’orto del vicino.

Ora che ne sapete qualcosa in più…possiamo cominciare!

L'originale
– Il punto di vista dell’iceberg, in Titanic


Un impasto per quattro diverse preparazioni


Villa Marchesa ci accoglie in un sabato sera decisamente partecipato, c’è pienone e dopo aver vagato nel cortile con imbarazzo, mancando l’entrata giusta in un paio di occasioni, finalmente ci accomodiamo e dopo un giro di sorrisi e presentazioni diamo il via libera a Cristian di guidarci in quest’avventura.
Siccome la serata sarà a base di lievitati chiediamo subito un paio di Leffe e un Agrado rossa, per adeguarci.

Per iniziare ci viene servito un cuscino da paggetto ricamato a mano e successivamente fritto.
Questa fantastica gag solo per farvi intuire quanto fosse ben presentata questa piccola, soffice, gonfia pizza fritta di cui Cristian ci illustra le delicate caratteristiche.
Appena sfornata è questione di minuti prima che appassisca dunque va immediatamente “condita” e servita, nonostante fosse bella gonfia, ci svela, in cucina era almeno il doppio!


Vorrei farvi notare, inoltre, la consistenza di quel fazzoletto di seta che è il rosso sugo che la ricopre.
Non c’è un buchino, non c’è una goccia che colori il piatto di rosso, il sugo è viscoso, tirato, sapido, un concentrato, una coulis di pomodoro. Corvo apprezza.

Formaggis in fundo, la pizza galleggia tronfia su una cremina di pecorino che si abbraccia e si compensa con il saporito pomodoro. Questo è un gran bell’inizio, ragazzi.


La classica ammaccata


Subito dopo la matriarca delle pizze arriva in tavola, è l’Originale.

Tre tipi di pomodori cotti.
Pomodoro pelato, datterino e pomodorino di collina biologico dei moresani.
A fine cottura, abbondante cacioricotta di capra cilentana ”Presidio Slow Food” e origano del monte Stella.

I tre pomodorini, come nel caso accennato della pizza fritta, sono fondamentali per dare gusto ad un impasto che, ricordiamo, è volutamente povero di sale per tradizione.

Villa Marchesa, l'Originale
– L’Originale


Ho avuto l’impressione ancora una volta di una pizza molto delicata, altamente digeribile, semplice, ma incredibilmente saporita. Trovavo riscontro, al palato, di tutte le spiegazioni che mi erano state fornite.

Vorrei sottolineare che questa è un’ottima occasione per farsi una cultura in modo soddisfacente, mangiando con gusto e scoprendo di pari passo il mondo di storia che si nasconde dietro una semplice infornata. Ve la consiglio, ma non in DAD.

Il nostro viaggio in Cilento continua, ci viene servito un viccio.
In questo caso ci viene spiegato che a differenza del viccio originale (che ricordiamo essere un prodotto che fungeva un po’ da test e da prima infornata, e che veniva poi consumato come pane un po’ da battaglia, risultando naturalmente molto pesante data la bassa lievitazione, traduzione: era inghiommoso, e non poco) questo è molto più leggero e croccante perché nonostante la preparazione sia quella classica viene forgiato in tre differenti infornate che lo rendono molto più moderno e consono ad essere servito farcito, a cena, senza mandare ko i commensali per overdose di carboidrati.
E’ un po’ un panuozzo, ma cilentano, mi seguite?

Farcito con fior di latte, petali di pancetta di Gioi, olive ammaccate e olio EVO.


La pizza, il viccio e il calzone


Altro giro sulla giostra, altra modalità e versione di questo magnifico impasto a base di Carosella (come tutti quelli che l’hanno preceduto) in una forma ancora diversa, quella di Calzone.

Per questa portata Cristian usa verdure di stagione del suo orto o erbe spontanee di campo.

Le verdure vengono saltate in padella con olive Salella ammaccate del Cilento Az. Salella ”Presidio Slow Food”, alici di Menaica Az. Donatella Marino ”Presidio Slow Food”, cacioricotta di capra del Cilento Az. Starze ”Presidio Slow Food”, olio extra vergine d’oliva.

Gran forza di questa preparazione è la qualità degli ingredienti.
Vi ricordo ancora che il pane per quanto importante fa da altare a ciò che contiene ed è favoloso incrociare masticando olive, alici e cacioricotta. Tre consistenze, tre sapidità diverse, un unico, completo risultato.

Villa Marchesa, Calzone
– Il Calzone


Una persona normale a questo punto sarebbe già bella piena e soddisfatta, ma noi siamo un po’ animali e quando Cristian avanza un flebile “Altra pizza?”, noi annuiamo senza pietà.

E’ mezzanotte e mezza, come Joe Dante aveva provato inutilmente ad avvertirci dovremmo smettere di ingozzarci, ma noi non seguiamo mai le istruzioni, a meno che non siano quelle di una ricetta.

La terza (quarta?) pizza è La Crusca di Teggiano con Fior di latte e post cottura petali di pancetta del piccolo salumificio di Gioi, polvere di peperone crusco di Teggiano e chips di Sciuscellone di Teggiano P.A.T., olio EVO a crudo, basilico.

Villa Marchesa, La crusca di Teggiano
– La Crusca di Teggiano


Molto diversa a primo impatto da tutte le pietanze assaggiate finora, è evidente che non si tratta di una pizza classica ma è comunque impasto a base di Carosella, come tutti gli altri, a testimoniare la grande versatilità dei grani e la grande manualità di chi vi armeggia nelle cucine.
Vi sorprenderà la chips di peperone crusco, estremente diversa da quelle cui siete abituati.
Molto amara, terrosa, quasi come liquirizia, come una radice.
Intuibile, fa da contraltare al tenue sapore della pancetta tagliata fine.

Siamo dunque giunti al finale? Si, è il momento del dolce.
Il Cilentomisù a sorpresa (o forse no, vista l’estrema coerenza che contraddistingue Villa Marchesa e i suoi piatti) è un po’ l’inverso di tutto ciò che abbiamo provato finora e allo stesso tempo una naturale continuazione: è poco dolce.
Lasciatemi spiegare, è volutamente poco dolce. Non si sente la spinta di zucchero tipica della crema poiché il vin cotto, il pepe di sichuan e l’arancia smorzano questo lato ma ne creano uno unico, completamente differente. Posso osare dire che ci starebbe da Dio, di fianco, un distillato di quelli corposi e possibilmente barricati? Probabilmente si.

Cilentomisù
– Cilentomisù!


Villa Marchesa, in sintesi…


E’ stata una gran bella esperienza. Devo necessariamente sottolineare la gentilezza, la disponibilità, la pacatezza e l’umiltà di Cristian Santomauro che fin da quando ci siamo sentiti la prima volta a telefono si è posto come una persona completamente a modo, quale è, oltre che ad essere un professionista con l’animo d’artista (grande amante dell’arte, non perde occasione per enunciarci un vero saggio sull’argomento).

Nonostante siamo in questo mondo da ben 6 anni fa sempre piacere trovare qualcuno che è ansioso di mostrarti tutto il suo mondo (nonostante il web ne sia ormai tappezzato, Cristian è infatti comparso in diverse interviste e su diverse testate, anche leggermente più autorevoli di noi, tipo la Rai) non per sbatterti in faccia il suo successo ma per spiegarti le varie sfaccettature in modo che tu possa poi goderne quando ne trovi riscontro nel piatto. Una serata piacevolissima, dove persino una soundtrack di Madonna in loop sentita per 4 volte, come in una distorta San Junipero, non è stata altro che una eco distante, coperta dal nostro incessante ruminar pizza.

Restate con noi per l’approfondimento promesso sulla Ammaccata, e le sue origini, e probabilmente anche sul Viccio. Maybe.

Il Trono e Cristian Santomauro
Il Trono sopraffatto dai lieviti e Cristian Santomauro


Falco

– Link alla pagina FB di Villa Marchesa



Cucina Settantuno | Ristobraceria – Battipaglia (SA) – Tavolo Riservato

Cucina Settantuno | Ristobraceria – Battipaglia (SA) – Tavolo Riservato


Serata alquanto inedita quella che ci si offre nelle ampie e colorate sale di Cucina Settantuno, ristorante e braceria con presenza record di persone con maglione a collo alto per m2, molto apprezzato a Battipaglia (SA). Difatti, compresi nell’invito non ci saremo solamente noi ma un ampio palco di amanti del “food”. Per l’occasione, infatti, avremo modo di conoscere una tavolata di food blogger, noi, che in fondo siamo sempre #sagrateller. Come sarà andata? Ma soprattutto, che abbiamo provato?

Cucina Settantuno, Polenta
– Polentina con funghi


L’invito


Prima di addentrarmi nell’elenco succoso dei piatti vorrei approfondire un po’ sugli ospiti che ci hanno accompagnato in quella che rapidamente è passata da una serata di lavoro ad una conviviale cena con confronto molto simpatico di opinioni sul cibo, preferenze e approcci al mondo social.
Per me, che amo il confronto e il prendere sempre nuovo spunto, è stato un appuntamento molto soddisfacente. Ma vado a presentarvi i compagni di tavolata: organizzatore fondamentale della serata, Luca Fresolone, con la sua Cucina del Presidente (e 1000 altre iniziative), a seguire un conosciuto nome del foodbloggin’ campano, lo dice il nome, Campania Food Blog, accompagnato da un competente e simpatico amico e chef. Prosegue il tavolo e abbiamo l’istrionico Cucina di Fabiuccio e Castalfood.
A mediare e unire i fili alcuni amici e collaboratori di Luca, Aldo ed Emiliano.

Adesso possiamo parlare di cibo.


Si stappa la prima di 3 o 4 bottiglie di Merlot, di cui una finita tra una chiacchiera e l’altra principalmente dal sottoscritto, con molta disinvoltura, mentre la sfilza di antipastini comincia ad atterrare in tavola.

Notiamo una carrellata di antipasti tipicamente campani serviti con la cura e la qualità che han fatto sì che Cucina Settantuno diventasse negli anni, e nelle sue evoluzioni costanti (l’arredamento e il menu cambiano spesso, sempre con gran gusto), un punto fermo della Battipaglia che mangia bene, nello specifico: Pizzelle al pepe nero come starter, poi, polentina a grana finissima con funghi, parmigiana sia rossa che bianca, polpetta di verdure, una delicata mozzarella in carrozza, foglie con salsiccione.


Il battuto e le carni


I vari antipastini erano tutti di gran gusto, mi hanno particolarmente colpito però sia le “foglie” con salsiccione e pane fritto, che si sono rivelate una non-variazione sul tema che ha reso un piatto di una semplicità disarmante una portata dal gusto speciale (ci ho fatto bis e tris, nonostante l’abbondanza presente in tavola), la polpetta di verdure che era di un soffice stile soufflé, con la sua base di fondutina di formaggio e la mozzarella in carrozza perché è veramente raro che me ne piaccia una. Da non amante del fritto a tutti i costi ho il disgusto facile quando si tratta di pietanze inzuppate nell’olio, in questo caso però non c’era traccia di unto, il fritto era perfetto, non grondante e mai eccessivo, mi ha ricordato molto la delicata cucina indonesiana e il suo olio di cocco sempre presente.

Cucina Settantuno, foglie
– XXX con salsiccione e pane fritto


Una vera chicca è stata il battuto. Non troppo fine, aveva la consistenza giusta per essere masticato ed esplorato in tutte le sue sfumature di olive, capperi e tartufo. A donargli una spallata di gusto e pienezza un tuorlo marinato e leggermente fritto. Ideale la fettina di pane che lo accompagnava, l’ho trovato un piatto completo in tutti i suoi aspetti. Lo consiglio principalmente a chi abbia voglia di una variazione sul battuto canonico, Corvo invece, che è estimatore di quest’ultimo, l’avrebbe preferito in una versione più classica.

Cucina Settantuno, il battuto
– Il battuto


Strascinati ai peperoni, Pasta e patate


Prima di passare ad una delle signature dish del locale abbiamo il tempo di sorvolare un paio di assaggi di primi. Uno strascinato con peperone e guanciale che non presentava particolari picchi di sapore ed una pasta e patate classica con virate accorte invece molto apprezzate.
Ne ho apprezzato molto la consistenza, la pasta volutamente non troppo al dente si mescolava senza spappolarsi con le patate in 2 consistenze, una più cremosa unita principalmente alla pasta e l’altra a grana più fine (sullo stile di una vellutata) che aspettava sul fondo del piatto. Tocco finale qualche scaglia di tartufo piovuta dall’alto.


Si arriva a grandi falcate ad una delle specialità del locale, le carni.
Luigi sceglie di farci assaggiare 2 tagli distinti, una Sashi Finlandese e una Retinta Spagnola.

La Sashi aveva un gusto più marcato, con 40 giorni di frollatura, di cui ho apprezzato molto il carattere (mi sto riscoprendo man mano grande fan del dry-aged) mentre la Retinta, più grassa, è stata una scoperta da annotare sul taccuino, non avendola mai provata prima. Non dimentichiamo le sempre bistrattate patate: crosticina eccellente, fragranti fuori e morbide dentro, cottura perfetta, molto saporite.


Cucina Settantuno, la filosofia…


Credo che lo stile e il pensiero di Cucina Settantuno siano, come prima accennato, facilmente intuibili fin dal primo passo all’interno del locale. Ho personalmente apprezzato le scelte molto personalizzate di arredamento e colore, a volte tenue, a volte elettrico, abbinato con gusto, non banale, non eccessivo, perfettamente funzionale ma allo stesso tempo puramente bello.


Adeguato allo stile del locale è il menu, con piatti che non subiscono stravolgimenti ma che sono invece dosati con cura e perfezionati o proposti non per stupire o essere instagrammabili (brr…) ma per una scelta di gusto coerente e precisa, che mi sembra di aver colto e apprezzato.

Finale con tocco delicato di tiramisù al bicchiere, molto molto cremoso e soffice, mi è piaciuto molto e sono comunque riuscito ad affogarmi con la polvere di cacao (ma questa è una piaga che ci tramandiamo in famiglia) e sulla stessa linea anche l’amaro finale alle erbe & spezie.

E’ stata una serata piacevole, ringraziamo Luigi e Sofia per l’ospitalità e Luca per l’iniziativa, ma adesso “non facciamo che non ci vediamo più!”.


Falco

– Link alla pagina FB di Cucina Settantuno
Il Sorgituro | Agriturismo – Postiglione (SA) – Tavolo Riservato

Il Sorgituro | Agriturismo – Postiglione (SA) – Tavolo Riservato


Quella di Sorgituro è una nuova gestione che parte dal fantastico presupposto di una posizione privilegiata tra i boschetti e le fonti di Postiglione (SA). Protetti dagli Alburni, Vito e famiglia si adoperano per confermarsi una certezza in questi tempi inquieti, con un pubblico che è già diventato internazionale.
Nel grande spazio verde che circonda l’agriturismo c’è spazio per tutto, da un orto a un pollaio passando per casette adibite a b&b e anche un grande prato per il campeggio. Ma se vi state chiedendo “si, ma come si mangia?” allora è il momento di passare al prossimo capitolo.

Sorgituro, otre
– Un otre pieno di delizie: Verza, fagioli di Controne e peperone crusco


Una luminosa accoglienza


Appena entrati, lasciandovi alle spalle la fonte che introduce l’agriturismo, la prima cosa che vedrete dopo il cancello sono i solidi Alburni alla vostra destra, i quali competono in bellezza con la fila di cipressi dal lato opposto.
Il lungo viale funge da premessa a quella che sarà la vostra giornata in questa “piccola” oasi silenziosa (nonostante il pubblico da tavolino non manchi) e subito dopo aver parcheggiato vi ritroverete per qualche minuto a contemplare tutto ciò che vi circonda, stupiti dalla vastità di questo verde giardino.


All’interno le cose non cambiano. Sorgituro è stato arredato con molta cura per dimostrare un aspetto più vissuto e familiare possibile, sembrerà infatti di essersi ritrovati la domenica a mangiare alla casa di campagna dei nonni.
Una casa però molto ben tenuta, con fiori, un camino sempre acceso e cura per i piccoli dettagli.

La saletta dove si trova il nostro tavolo sembra esser stata arredata apposta per noi, è carinissima.
Un po’ più piccola delle altre due sale, con di fianco il camino (apprezzatissimo), qualche mimosa e un raggio di sole che penetra dalla finestra alle nostre spalle. Perfetta.


Cominciamo dagli antipasti


Come ogni buona volta che siamo invitati a pranzo/cena lasciamo che sia il nostro ospite a scegliere cosa farci provare e immediatamente Vito piazza 4-5 portate, con 1 litro di vino a braccetto, per mettere le cose in chiaro fin da subito.

La prima portata è un colorato tagliere di salumi e formaggi locali (non tutti di produzione propria, per ora! Sarà il next step quello di trasformare Sorgituro in una fattoria didattica, tra le altre cose) di cui ho apprezzato particolarmente la pancetta. Ottima ed unica nel suo genere. Ad accompagnare i formaggi anche una confettura di arancia e dei peperoni cruschi da sgranocchiare.

Sorgituro, tagliere
– Il colorato tagliere


Insieme al tagliere piombano in tavola anche dei cubotti di frittata con erba cipollina, una parmigiana e dei cavolfiori gratinati. La frittata era bella alta e soffice, ottimi anche i cavolfiori che non erano mai molli ma erano bensì rimasti croccanti e abbrustoliti dal forno, e addolciti dalla besciamella. Della parmigiana ho apprezzato molto l’aspetto rustico.
Erano perfettamente distinguibili infatti i diversi livelli, o piani, belli spessi e carnosi, piacevoli da tagliare e inforchettare, rivelandosi anche abbastanza gentili di sale…


In progressione, un uovo fritto (fresco di pollaio) con tartufo & peperone crusco, delle pizze fritte classiche con pomodoro e formaggio grattugiato (molto buone, fragranti), polpettine di broccoli e un piccolo otre colmo di verza e fagioli di controne.


Il tris di primi


Con la solita scusa dell’assaggiare di tutto un po’ praticamente l’antipasto già si fa sentire ma sappiamo che ci aspettano ben 3 “”assaggi”” di pasta (che si riveleranno quasi 3 piatti di pasta cadauno) e il primo a piombare in tavolo è un grande classico: pasta e fagioli.

I tubetti, celati da una nevicata alla crema di fagioli, sono rintanati anch’essi in un piccolo otre piacevole da scavare e da cui escono 2 bei piatti abbondanti, sui quali spezziamo un altro peperone crusco, che ormai è usato e divorato con la frequenza di un pezzo di pane.

Sorgituro, Pasta e fagioli
– Pasta e fagioli


Gli altri due piatti sono delle classiche pappardelle in bianco, con funghi, e dei ravioli al sugo.
Mi è rimasto impresso il sugo del raviolo, che si era perfettamente caramellato tanto da sembrare una coulis (di pomodoro). L’addetto ai primi dev’essere sicuro un salutista dosato perchè non c’era traccia di eccessi di sale in nessuna delle tre portate (e nella parmigiana).


Agnello alla birra!


Non vedo l’ora di provare questo rollè di agnello al forno, di cui tanto si parla, che come se non bastasse è cotto e marinato nella birra. Vito con grande misericordia ce ne porta solo un assaggio, su nostra richiesta, allegando una fettina di roastbeef e del purè di patate.

In questa sezione del pasto ho gradito tutto, partiamo da qui.
Buono il rollè di agnello, arrostito al punto giusto, con una crosticina croccante e una morbida crema di birra e fondo di cottura, da sbocconcellare con il purè, di gradevole consistenza.
Molto ben preparato anche il roastbeef che ho trovato molto delicato e tenero, tanto che si poteva tranquillamente spezzettare con la minima pressione della forchetta.


Per i dolci proviamo due classici, una sbriciolata con frutti di bosco e crema ed un plumcake con cioccolato e confettura d’arancia.
Siamo entrambi satolli ma talmente concentranti sui nostri dolcini che praticamente ci dimentichiamo di assaggiare il piatto l’un dell’altro, che alti livelli di ingordigia!

Quindi, non saprete mai com’era la sbriciolata (ma Corvo dice “Buona”) ma posso rassicurarvi col plumcake.
L’ho trovato un dolce molto semplice, ideale per il contesto, che porta scritto un “FATTO IN CASA” in fronte a caratteri cubitali. Il plumcake non ti strozza affatto, anzi, si accompagna al cioccolato (allungato al rum? Anice? Sa un po’ di pasticella!) e ad un’arancia caramellata che lo eleva dal semplice status di dolcetto tradizionale.
Se non si fosse capito l’ho apprezzato.


Sorgituro, in sintesi…


Dopo ben 2 ore e mezza seduti in tavola, con i tavoli che nel frattempo avevano completato un ricambio totale di persone, ci siamo concessi amaro e caffè e una piccola passeggiata in esterna, accompagnati da Vito che ha finalmente un po’ di tempo libero per raccontarci un po’ come è iniziata tutta questa avventura.

Un paio di foto insieme e poi andiamo in esplorazione a vedere il pollaio (limitativo chiamarlo in questo modo) con una piacevole coesistenza di oche t-rex (con loro piccolo bagno e stagno privato), un enorme tacchino e delle felici pollastre. Con tutto lo spazio che c’è ne uscirà una gran bella fattoria che non vediamo l’ora di rivedere, al nostro pronto ritorno!


Falco

Link locale
– Clicca per visitare il FB d Sorgituro!
Il Mosaico | Country House – Olevano sul Tusciano (SA) – Tavolo Riservato

Il Mosaico | Country House – Olevano sul Tusciano (SA) – Tavolo Riservato


Mosaico è la nostra destinazione di oggi, non ci spostiamo molto, arrivando presto nella vicina Olevano sul Tusciano (SA) per provare pizza, pasta e tutto ciò che Mirco e Guido, i due cuochi e proprietari, hanno da mostrarci.

Fritti
– Sfilza di crocché e frittatine fatte in casa


Cominciamo dal tagliere


Ora, Mosaico è uno di quei locali in cui se non ci sei stato non sai esattamente cosa scegliere.
Abbiamo accennato di pasta e pizza, ma in allegato con la pasta chiaramente ci sono contorni e antipasti, e insieme alla pizza naturalmente ci sono i fritti. Non a caso il “sottotitolo” di questo posto non è né Pizzeria né Ristorante, bensì…Country House!

Quindi cosa ordinare? Noi ci siamo semplicemente lasciati trasportare dalla corrente dando libero sfogo alla fantasia della cucina, eravamo affamati e pronti a tutto, ed ecco quel che abbiamo provato…


Per cominciare ci sono stati portati dei fritti d’assaggio. Crocché di patate e mozzarella panati in semi di grano e delle piccole frittatine cacio e pepe. I fritti sono freschi e fatti da loro e dipendono dalla disponibilità degli ingredienti, difatti a seconda di quando si vada è possibile trovare anche le frittatine ai friarielli!

Falco con proprietari Guido e Mirco
– Il Falco come pezzo mancante del mosaico, tra Guido e Mirco i due proprietari/cuochi/pizzaioli/ingegnieri/professori


Subito dopo è arrivato un lungo e inaspettato tagliere e abbiamo capito che ci saremmo dovuti alzare da tavola con l’aiuto di un gancio da traino. La serata sarebbe stata lunga e calorica.

Il tagliere farcito di sgargianti salumi e colorati formaggi si componeva di interessante mortadella di cinghiale, pancetta, prosciutto crudo, capocollo…tutti molto teneri e freschi, si percepiva al primo assaggio.
Per curiosità chiediamo qualche informazione in più sui prodotti e si scopre che sia i salumi che i formaggi sono estremamente locali, quasi sotto il km. Provengono tutte da aziende di Olevano o nei brevi dintorni, ma non si esce dalla provincia, fantastico! Sono rimasto particolarmente sorpreso anche dai formaggi, molto colorati e diversi tra loro, tra cui uno giallo come il sole, profumato alla curcuma.


Come se non bastasse col tagliere sono arrivate anche delle porzioni di mallone, foglie e ceci e una verza morbida come il burro, ideali per accompagnare.


Pasta o pizza?


Pasta! O meglio, capiamo che si tratta di pasta quando, con una banale gag evitiamo di abbuffarci di taralli per rimanere bassi di carboidrati (si, certo) e ci viene risposto che era una scelta saggia, dato che sta per arrivare la pasta. Ma qui non dovevamo mangiare pizza? Ci arriveremo, calma.

Per fortuna la pasta è un generoso assaggio e non un piatto pieno ciascuno altrimenti saremmo in coma glicemico.
Devo dire però che è amore a primo sguardo quando viene servita questa lagana e ceci che brilla di luce propria, che sguazza nella sua cremina, carnosa, perfetta.

In aggiunta, per renderla ancora più speciale, sono stati inseriti saggiamente funghi (from Acerno) e tartufo.

Mosaico, Lagane e ceci
– Lagane e ceci SPETTACOLARE!


Spazzolata via in pochi secondi la laganella è il momento di stappare la seconda bottiglia di Aglianico, di Cantina Firosa, altra nostra conoscenza locale, e di prenderci qualche minuto per riflettere prima della nuovo carico di cibo da smaltire.


Stavolta pizza


Le porte della cucina si spalancano ed ecco arrivare in tavola la Due Fratelli, pizza un po’ simbolo di tutta la country house. La pizza è un insieme di tante cose, ha partecipato a un concorso regionale con un gran piazzamento, è creata dai due fratelli pizzaioli, proprietari e cuochi (ogni capitolo si aggiunge una nuova qualifica) e per assurdo è così colorata da sembrare un vero mosaico. Il cerchio si chiude.

E su questo cerchio appena sfornato troviamo una miriade di ingredienti: Cipolla caramellata, pomodoro datterino, noci, pachino, burrata…un carnevale!

Mosaico, Due Fratelli
– La coloratissima Due Fratelli


Senza pensarci troppo arriva anche la seconda pizza, con un gusto molto più tradizionale e stagionale.
Una bianca classica con zucca su cui spiccano blu di bufala e speck. Veramente ottima anche questa.

Mosaico, pizza con zucca
– Una perfetta pizza invernale


Per concludere un limoncello fatto in casa, molto molto gentile e apprezzato e un piccolo buffet di dolci.
Come saprete ormai io posso mangiare anche 3 pizze di seguito ma non sono un fanatico degli zuccheri quindi a questo punto della serta spilucco qui e lì assaggiando giusto un po’ di tutto, ormai eravamo gonfi non solo di pasta e pizza, ma anche di vino.

Dei piccoli babà in versione granata al rum, che esplodono e ti ubriacano al primo morso, una devastante torta snicker, veramente cremosa, ma che potrebbe risultare fatale se mangiata da una sola persona, per la quantità di creme e caramello…e un finire sul classico con degli straccetti di impasto fritto con nutella & granella.


Mosaico, in sintesi…


Quando si va da Mosaico, quindi, per rispondere alla domanda ad inizio articolo, cosa si deve ordinare?
Sinceramente? Quel che ti pare.

Abbiamo constatato che non ci sono mancanze in ogni sezione della ristorazione da loro sorvolato.
I fritti erano sfiziosi, non stucchevoli nella loro semplicità, il tagliere era ricco e sorprendente, per queste scelte locali ma completamente inedite. Ai contorni che gli vuoi dire? Verza, Mallone e compagnia bella sono stati tutti apprezzati e spazzati via rapidamente.

La pizza? La pizza non è quella gourmet/napoletana/canotto/nuvola che tanto va di moda “”ma”” porta a casa il risultato. La scelta degli ingredienti funziona, sono buoni (il blu di bufala sulla seconda pizza provata era ottimo) e caserecci, esattamente come devono essere e come mi aspetterei dal posto.

La pasta è perfetta. Io vi consiglio caldamente di informarvi quando prenotate per sapere il primo del giorno (se c’è, difatti a differenza della pizza che è sempre presente, la pasta è optional o comunque dipende dalla spesa giornaliera) e fiondarvi sulla sedia senza pensarci troppo se si accenna ad una lagana e ceci coi funghi.

Insomma, a noi è piaciuto tutto, e sottolineiamo anche la gentilezza dello staff e dei proprietari che si sono assicurati più volte che tutto andasse per il meglio al tavolo, cosa molto semplice nel nostro caso considerato che potrebbero anche servirci ghiande e saremmo contenti comunque…

Segnalo anche che in estate c’è ampia disponibilità di posti a bordo piscina, se interessa!

Falco
– Il Falco artiglia un pezzo di pizza attirato dai colori sgargianti


Falco

Al Vitello D’Oro | Braceria – Battipaglia (SA) – Tavolo Riservato

Al Vitello D’Oro | Braceria – Battipaglia (SA) – Tavolo Riservato

Finita l’anarchia delle feste di Natale abbiamo constatato che era più che giusto ricominciare a provare e scrivere di questo e quel locale, e siccome era un bel po’ che non ci gustavamo una bella fettona di carne ecco che la tappa prescelta diventa in automatico Al Vitello D’Oro, a Battipaglia (SA)

Al Vitello D'Oro, Arrosticini
– Arrosticini di agnello, manzo e suino


Macelleria di giorno, braceria di notte


Non è proprio così ma la intro alla Batman ci stava bene. E’ vero però che Al Vitello D’Oro nasce come macelleria storica e rinomata di Battipaglia e si è evoluta proprio nell’ultimo anno anche in braceria.
Questo passaggio è fondamentale, abbiamo in un sol colpo persone abituate a maneggiare e conoscere le carni che si occupano ora anche di selezionarle e cucinarle alla brace per noi, perfetto!

Una di fronte l’altra si alternano perfettamente nella loro routine giornaliera, ma esattamente cosa propongono?
In braceria abbiamo un “fuori menu” formato dai tagli di carne più pregiati, venduti al Kg e che vengono proposti secondo disponibilità, per offrire sempre un prodotto più fresco possibile.
I tagli sono sigillati in un “frigo” visibile in sala che mantiene perennemente un tasso d’umidità tra il 70 e l’80%, e vi permette anche di scegliere e consultare i prezzi.

Al momento della nostra visita erano disponibili vari tagli, dalla classica Chianina, la Philadelphia etc.

Al Vitello D'Oro, Patate al forno
– Patate al forno, immancabile accompagnamento


Nel menu invece potete trovare tutto ciò che è disponibile giornalmente (sempre fino ad esaurimento) come gli arrosticini, le bombette, hamburger, polpettine e perfino panini.


Il primo taglio prescelto


Prima di affacciarci alla degustazione della carne, da avidi e golosi qual siamo prendiamo un po’ di arrosticini (misti all’agnello, manzo e maiale) e giusto una bombettina a testa. Carne che anticipa altra carne.

Gli arrosticini sono sempre sfiziosi, chiaramente si differenziano tra loro in base a personalità e caratteristiche della carne. Quelli classici, d’agnello, sono i più forti al palato mentre come è intuibile i più “dolci” sono quelli di maiale.
Li stuzzichiamo velocemente, insieme alla bombetta, e alla prima bottiglia di Chianti.

Al Vitello D'Oro, bombette
– Bombette


E’ il momento del primo taglio di carne, abbiamo scelto un Maschio Prussiano che presenta un fortissimo aroma dato sia dalle sue caratteristiche intrinseche, proprie dell’animale, sia dalla frollatura che accentua questo aspetto.
Premetto che un bel sapore forte di carne a me piace, infatti mi gusto per bene tutte le striscette grassocce (nel senso di belle gonfie di carne, non era infatti presente molto grasso!) insieme a delle patate al forno.


Il 2° e il 3° kg


Mai domi passiamo subito oltre, smuccicando le patate e cercando di farle bastare, e prendiamo una Rossa dei Balcani.
Il tempo di liberarla dalla sua cella, tranciarla per bene e sbatterla in piastra che ci arriva bella fumante in tavola.

Abbiamo preso tre tagli di carne, non è che ci sia tanto tanto da descrivere, ma tant’è!
Questo taglio è molto più delicato e gentile del primo, ed anche un minimo più ricco in grasso, ma in modo per nulla eccessivo. Finisce in pochi secondi.


Terzo e ultimo taglio, che coglie un po’ di sorpresa lo staff, una bella Picanha magra per pulire la bocca.
Adoro personalmente la picanha perchè viene servita senza osso e praticamente senza grasso.
In sintesi sai perfettamente quanto e cosa stai mangiando, ed è anche ottima.
A questo punto della serata le patate erano già un ricordo da tempo quindi scegliamo delle verdure alla griglia come contorno, e anche un’altra bottiglia di vino, stavolta un Merlot.

Al Vitello D'Oro, Picanha
– Picanha


Con un po’ più di fatica rispetto ad 1 ora prima ci sbarazziamo della Picanha e finito di pasteggiare col vino proviamo anche il dolce. Profiterole al cioccolato e un crumble di mandorle con crema al limone.
Non essendo un fan dei dolci (e sentendomi anche discretamente pieno) colpisco giusto con un paio di cucchiaiate il cremoso e lo trovo buono, poi lo lascio terminare al tavolo.


Al Vitello D’Oro, in sintesi…


Al Vitello D’Oro ha una serie di punti forti.
Innanzitutto il sopracitato fattore, che poi è il più importante, è la garanzia sulla qualità.
Tutto ciò che è in sala proviene o comunque è controllato dal lato “macelleria” dell’operazione, ed è un grosso vantaggio.

Il locale si presenta inoltre in maniera elegante, ma non pretenziosa. Piccolino, ben arredato, raccolto, ben illuminato, con una scelta non troppo abbondante di tavoli e coperti, proprio per poter garantire la giusta attenzione ad ogni cliente.

Non è sicuramente un economico fast food infatti noi abbiamo speso un 77 euro a testa circa (230 in tot.) ma è anche vero che ci siamo dati alla pazza gioia e abbiamo detto Si a tutto, provando e ordinando roba senza ritegno.
Per inciso abbiamo preso circa 850gr di Maschio Prussiano e 920gr di Rossa dei Balcani, poi 1kg di Picanha (questi 3 tagli in media andavano sui 5 l’etto, quindi niente di eccessivo) e in più 3 porzioni di patate al forno, 2 di verdure, 1 di friarielli, 1 bottiglia di Chianti e 1 di Merlot (non ricordo minimamente le etichette), l’assaggio di arrosticini (12 in tutto), le bombette, 2 dolci e l’amaro.

Di sicuro non ci siamo minimamente contenuti!
Se volete provarlo non fatevi condizionare dalla nostra spesa, i tagli fuori menu variano dai 3,50 euro al Kg fino ai 10.
Quindi starà a voi fare la scelta più giusta in base a quanta fame avete (e quanto volete spendere).


Falco

Al Vitello D'oro, link
VinFest – Angri (SA) – Il Trono di Sagre – 2021

VinFest – Angri (SA) – Il Trono di Sagre – 2021

VinFest è una prima edizione che cerca di portare Angri nel mondo delle degustazioni di vino.
La serata si svolge in corso Vittorio Emanuele, presso Gustabacco che è l’enoteca di Saverio D’Antuono, organizzatore e nostro riferimento per la serata.
Nonostante il tempaccio che ha costretto anche a un cambio di data a piccoli passi l’evento cerca la sua dimensione. Il tutto anche grazie ad una nutrita partecipazione di cantine importanti.

Vin Fest, Il Trono e gli organizzatori
Il Trono di Sagre in compagnia di Saverio D’Antuono presso il VinFest


Buona la prima e un grande sforzo di gruppo


Più che uno uno sforzo di gruppo qui si dovrebbe parlare di un atto di fede.
Nonostante la prima edizione di VinFest, come si accennava, alla degustazione in piazza partecipano cantine molto note nel panorama del vino italiano ai più alti livelli.
Tra le altre, Frescobaldi, Di Meo, Feudi di San Gregorio, Mandrarossa, Marco Felluga (e tanti ancora che troverete riportate una a una nell’evento ufficiale a pié di pagina).

Il merito è sicuramente della visione e dello sforzo di Saverio D’Antuono. Forte della sua passione per il vino e affini (nel suo Gustabacco ben 1400 etichette diverse, ma ci arriveremo), in lotta con la burocrazia, riesce comunque a proporre una serata riuscita e partecipata in un dicembre un po’ di ripartenza, dopo l’apatia pandemica, ma che non è stato generoso con tutti. Lo ben sanno alcuni nostri amici dei mercatini di Natale.


Come dicevo, l’evento è in corso Vittorio Emanuele, il 17 e 18 Dicembre 2021, dalle 18 a mezzanotte circa (ma se volete mangiare qualcosa vi consiglio di avviarvi prima della mezza!) ed è costituito da una serie di stand impermeabili che a dispetto di un aspetto esteriore un po’ grossolano fungono perfettamente al loro scopo.

Ha letteralmente piovuto per 3 settimane consecutive, era il caso di rischiare? Non credo.

Sotto gli stand, schierati e in uniforme, fanno la loro figura i vari sommelier che molto gentilmente si approcciano al cliente cercando di consigliarlo al meglio.
Attenzione, la serata è concepita per tutti, noi ci siamo avvicinati con tanta genuina ignoranza e siamo stati indirizzati su questo o quel vino venendo incontro anche ai nostri gusti, quindi niente paura!


Vini pregiati e cuzzetielli al sugo


In questo ferro di cavallo di cantine figura al centro lo stand dedicato al cibo.
Ok, è una degustazione, non è previsto partir male dopo il 4° Barolo, però seppur capitasse ci vengono incontro pasta e fagioli, un mix di fritto e un cuzzetiello di pane ripieno al ragù. Dall’altro lato, ostriche fresche e salsiccia e friarielli, per la più bella accostata miseria e nobiltà che si possa concepire.

Abbiamo provato tutti e tre i piatti dello stand centrale, parliamone un po’ meglio.

Pasta e fagioli
– La pasta e fagioli si presenta bene, e in giuste porzioni


Della pasta e fagioli ho apprezzato molto e personalmente sia la cottura che l’azzeccosità.
Era un bel papocchio come piace a me. Bruna e dorata da poter esser decantata nella Golden Brown dei The Stranglers, con l’aggiunta di quel pizzico di concentrato di pomodoro che completa l’opera.
A dir la verità, tolte queste apprezzabili qualità, la pasta mancava un po’ di carattere…
Più che sale qui ci voleva un po’ di forte vecchia maniera.

Il caratterino non manca invece al cuzzetiello, che è la cosa che mi è piaciuta di più.
Il pane scelto è ideale: fresco, fragrante, croccante ma che viene via facilmente ad ogni boccone. E’ il perfetto recipiente per ogni tipo di pasto ma è naturalmente ideale per il ragù!

Una volta farcito viene condito ancora con formaggio grattugiato e poi “tappato” con un pezzo di mollica.
Molto sfizioso.

Non sono amante dei fritti, quindi non sono la persona ideale per giudicare il mix del terzo piatto proposto…
Per 4 euro però (il prezzo di ogni piatto) conviene a mio parere virare sulle prime due opzioni di cui vi ho parlato.

Ne approfitto per ringraziare lo staff al reparto cibarie che con tanta disponibilità hanno aspettato e preparato un piatto alla volta per favorire foto e riprese!


Sorrisi dietro le mascherine


Vorrei spendere due paroline per i gentilissimi sommelier e aiutanti vari che hanno partecipato all’operazione.
Più di una volta, a favor delle nostre telecamere, si sono mostrati più che gentili e disponibili a posare per una foto di gruppo, a spiegarci tutte le caratteristiche dei loro prodotti, a rimanere inflessibili nelle loro uniformi nonostante il freddo (a mezzanotte io stavo gelando) e a mettere in scena l’apertura di questa o quella bottiglia praticamente solo per noi (è il caso di Nello Gatti e della sua cultura nel mondo del vino unita a una gran simpatia)

Natualmente voglio ringraziare anche Saverio che ha pensato di chiamare Il Trono di Sagre per questa sua prima edizione di VinFest, che speriamo continui per il suo ambizioso percorso.

Una scena simpatica è stata quella in cui ci ha omaggiato di alcune bottiglie dalla sua enoteca modello libreria de La Bella e la Bestia nella quale ho avuto un sincero imbarazzo della scelta, rifugiandomi nel più classico dei “fai tu!”

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