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Tra vasci e vichi – Castellabate (SA) – 2022

Tra vasci e vichi – Castellabate (SA) – 2022


Castellabate (SA) è ormai una delle località più note del Cilento e ha bisogno di poche presentazioni.
Nella sua parte più bassa però c’è un tesoro di vicoletti, archi, antri e nicchie che l’associazione PaeSanaMente ha deciso di valorizzare una volta per tutte con la manifestazione Tra Vasci e Vichi

– Pizza bassa in stile cilentano


Il turno dei vicoletti

Se piazza, panorama e castello hanno già i loro visitatori pochi si spingono di loro volontà fino alle pendici del paese. Grosso errore! Perché questa storica parte della cittadina è ricca di storia e cultura e si presta benissimo ad un evento.

PaeSanaMente ha capito che con Tra Vasci e Vichi poteva ridare dignità a questi quartieri e farli conoscere anche al grande pubblico. Tutti i mestieri di una volta, dal macellaio, ai pescatori, dall’arrotino ai cacciatori, riprendono vita grazie a dei figuranti abilmente piazzati in questa o quella casetta.


Ciò che rende credibile il tutto è un percorso studiato fin nei minimi dettagli per mettere sotto i riflettori tutti gli “hot-spot” del borgo. Un discorso che ha riguardato le luci e l’atmosfera, ma che ha necessitato anche il montaggio di una scenografia vera e propria.

Il risultato? Una credibile passeggiata indietro nel tempo.


Un racconto corale


A far da collante tra le varie scenette ci sono i figuranti in movimento. La zita, che sbraita vagando per il paese in abiti da sposa, i musici, che animano le piazzette dove il visitatore può unirsi alla festa e ballare ed altre comparse che con abiti dell’epoca indicano e guidano il turista alla scoperta dell’antro successivo.


All’inaugurazione della prima serata c’è stata anche una parte recitata che introduceva l’inizio di questa 3° fortunata edizione. Lo sforzo organizzativo è stato notevole, ma ha funzionato tutto? Si.

Tra Vasci e Vichi si è dimostrato uno tra gli eventi meglio organizzati, belli e partecipati dell’anno, senza dubbio. Era già tutto sui giusti binari nel 2019, nel corso della sua 2° edizione, ma stavolta c’è stato un salto di qualità e di impegno osservabile a occhio nudo.

Funziona tutto, dalla navetta che corre su e giù senza limiti fino a fine evento, dagli spazi creati ad hoc per mescolare le bellezze naturali del posto (come i panorami), fin alle tradizioni riesumate e mostrate al pubblico. Vicino il vecchio capanno dove cuoce il latte per il formaggio troviamo due tranquille e curiose caprette, poco vicino il mercato.


Altra incredibile particolarità è come il percorso passi tra spazi aperti, piazzette e minute rampe di scale (o tunnel) sia, senza interruzioni, all’interno di palazzi. Ad esempio quello dove è stata ricreata una prima scuola dell’obbligo con attempati discoli studenti. O che ospita, nello stesso spazio, le sarte e l’intrecciatore di cestini.

C’è un’intera barca con set di reti e galleggianti, a ricordare l’importanza del ruolo dei pescatori, ma non manca il bivacco dei cacciatori e il pozzo delle lavandaie, il mulino e il falegname.


Il percorso gastronomico


Insolitamente in basso nel nostro racconto arriva la parte gastronomica.
Il bello è che nonostante questo evento non punti troppo sulla parte mangiatoria ne possiede comunque una di alto livello. Anche i punti ristoro, infatti, sono ben incastonati nel percorso, in aree un pochino più spaziose (non sempre) e adibite al relax.

La lagane e ceci, che viene tirata a mano e preparata al momento (creando l’attesa più lunga nel percorso, per ovvie ragioni) è uno dei punti più interessanti. Ben sapete, siccome ne abbiamo parlato diverse volte, quanto cambi questo piatto in ogni paesino del Cilento. In questo caso la scelta è furba, si è optato per una pasta in stile Rufoli (SA), molto cremosa, distante ad esempio dalla tradizionale tipica di Giungano (SA), che è molto brodosa e ricca d’aglio!

– La proposta cremosa

In ordine sparso non sono da perdere le pizzelle con le alici. Quelle di Castellabate sono le migliori mai provate, insieme a quelle storiche della festa di Rutino (SA), che vi raccontammo ormai 4 anni fa!

In ogni antro culinario potete abbinare al piatto un bicchiere di vino, antro diverso vino diverso, con una buona qualità minima generale. Altro piatto estremamente tipico della zona è la farnata, che…vi consiglio.

Premetto che per me va assaggiato tutto, quindi difficilmente vi suggerirò di saltare qualche tappa del percorso. La soluzione migliore, al solito, è fare gruppetto e spartirsi il tutto, altrimenti è veramente difficile non arrivare satolli alla fine!

– La preparazione dello sfrionzolo


Sfrionzolo e Sanguinaccio


Mentre andate in giro troverete più spazi interattivi, come quello dove potete ricreare una foto d’epoca (che potete anche ritirare stampata in b/n poco più avanti!) o il punto dove potete mettervi sulle punte alle spalle dei manichini e farvi delle simpatiche foto con coppolla o paglietta.

A destra e a manca, andando a naso, troverete il sapido e saporito sfrionzolo, abbondante e accompagnato da fettona di pane modello mattoncino, e il dolce sanguinaccio.
Quest’ultimo è una vera rarità e vi consiglio vivamente di provarlo, potrebbe essere l’ultima volta che ci riuscite!

Questa del sanguinaccio, insieme ad altre scelte, dimostrano lo studio approfondito che c’è stato dietro l’evento. Non solo è stato veramente complesso coordinare tutte le scene, è stata inserita una parte recitata, una quantità di figuranti che va ben oltre il necessario, ma anche un’attenta selezione dei piatti.
E tutto funziona a meraviglia.

Altro piatto povero e soddisfacente è il Sciusciello, a base di uova e pane ammollato (ma sempre bello croccante), poi ci sono anche la Pizza Fritta e la pizza cilentana classica, con sugo e formaggio, caldarroste e dolci tradizionali.


Tra Vasci e Vichi, in conclusione…


Difficile aggiungere altro. Menzione d’onore per l’uso delle Lire come ticket, altra genialata.
PaeSanaMente fa le cose sul serio e siamo felici di aver promosso in prima persona quest’evento di questa Castellabate che mai doma e mai sazia continua a sorprenderci con la sua voglia di mostrarsi e di stupire, ancora una volta, in una veste totalmente nuova. A Castellabate ci sanno fare.

L’evento si è tenuto il 22 e 23 Dicembre 2022, riprendendo per altri due giorni dopo Natale, il 26 e 27.

– Il vecchio conio <3


Falco

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Calici di Natale al castello – Riardo (CE) – 2022

Calici di Natale al castello – Riardo (CE) – 2022

Eccezionalmente spostato al periodo natalizio questo collaudato evento che si tiene solitamente ad Ottobre vi da la possibilità oltremodo suggestiva di passeggiare nella parte più storica e affascinante di Riardo (CE). Calici di Natale al castello vi porta dal vecchio ospedale in disuso e che ormai presenta solo una storica facciata fino ai vicoletti che portano al castello e alle sue larghe sale.


Menu tradizionale, con degustazioni


L’evento si compone di una parte più tradizionale che si svolge all’inizio del centro storico di Riardo, dopo una serie di tortuose salite che vi invogliano a parcheggiare “a valle”, pena manovre al limite della frizione nelle sue ripide curve.

Dabbasso quindi troviamo panche e cucina tradizionale, nel menu a prezzi competitivi troviamo una zuppa di ceci che funge da alternativa vegetariana, pasta e fagioli con cotiche, soffritto, cuzz’tiello con polpetta e altre varianti di questi piatti principali.


La zuppa, molto semplice e con poco mordente, viene compensata oltremodo dalla ricchezza di lipidi della pasta e fagioli. Difatti grazie alla ricetta tradizionale di scuola Monticelli essa nasconde uno strato di grasso dato da lardo e cotiche. Alla prima cucchiaiata rimarrete straniti, poi ci darete dentro.
Ci hanno sussurrato la ricetta, ma è un po’ un segreto professionale, quindi vi invitiamo a scoprirla recandovi sul posto (dove volendo al punto vendita Monticelli trovate anche le conserve con questo “sugo”)

Abbiamo trovato saporito e carnoso il soffritto (sempre della stessa provenienza) e buona la polpetta, anche se il cuzztiello di per sè spauriva un po’ di fronte il suo ideale fratellone di Cervinara.


Finito questo pasto caldo (mentre si alzava ogni tanto un po’ di fresco) ci si può recare al castello facendo qualche pit stop nelle varie cantine che si incontrano sul percorso, come Telaro o Terre dei Lombari.
Dall’altro lato, invece, un’altra parte della Pro Loco si occupa di cuocere arrosticini al sole, sulla parte del castello che offre un vasto panorama.


Show Cooking


La parte di cucina che si tiene nel castello è affidata alla già citata Monticelli, famiglia & macelleria che con affiatamento sminuzza, cucina e intrattiene l’intera Riardo. Antonio Caiazza, il conosciuto titolare, si occuperà del porzionamento di 1/2 maiale mostrando la sua maestria al coltello e tutte le parti dell’animale al pubblico curioso.

Mentre con rapidità la bestia viene completamente sezionata alle spalle di Antonio il processo continua con cottura e servizio per i prenotati allo Show Cooking. Intrattiene e fa da collante Sergio, che ha composto addirittura una poesia per celebrare questo momento.


Dal maiale si ricava anche una delle preparazioni più tipiche di Riardo e che pare che possa diventare sempre più protagonisti di Calici (di Natale) al Castello, cioè la carne salsicciata.
Detto volgarmente si tratta di una vecchia usanza un po’ alla carlona di sminuzzamento del ripieno della salsiccia, con aggiunta generosa e ad occhio di una bella parte di grasso.
Come è intuibile si da vita a un versatile “””trito di carne””” molto saporito da poter utilizzare in svariate preparazioni.

Dallo show cooking arrivano anche piatti di salumi, freschi, teneri e dolci, con formaggi del posto, e finalmente la parte arrostita e fumante: salsiccia, filetto di maiale e altre delizie preparate sul posto.


Dove trovare tutti questi prodotti…


Tutto e molto di più lo trovate anche nel punto vendita a poche centinaia di metri dal centro del paese stesso. Dalle conserve di salsiccia fresca sottolio ai vini delle rinomate cantine locali, passando per pasta secca delle migliori marche, cestini natalizi, tagli di carne di svariata grandezza, porchetta, salami, formaggi e chi più ne ha più ne metta. Il tutto circondato da una gran sintonia familiare, frasi motivazionali e l’incredibile energia di Antonio Caizza, che con il suo vocione fa sentire passione e presenza anche mentre è indaffarato in più mansioni all’unisono. E’ proprio lui che ci ha voluto qui per l’occasione e che tra l’imboccarci prosciutto appena affettato e senza fermarsi un attimo manda in porto il suo show cooking prestandosi anche alle danze e agli abbracci, tra una suonata folk e un Ricciardi random.



Alleghiamo foto con indirizzo del punto vendita, qualora qualcuno volesse procurarsi qualche prodotto tipico della zona.
Macelleria Monticelli, Via XXV Aprile, 15, 81053 Riardo CE, 328 557 2976


– Falco

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Vicolo dei tartufai – Borgo Pirozza di Cervinara (AV) – 2022

Vicolo dei tartufai – Borgo Pirozza di Cervinara (AV) – 2022


Vicolo dei tartufai giunge alla sua 6° edizione e si terrà come sempre a Borgo Pirozza, “quartiere” di Cervinara (AV) molto antico contraddistinto da archi e e cortili in pietra ideali per ospitare un evento itinerante. Altra ideale caratteristica è il prodotto: Il tartufo. L’evento si terrà dall’8 al 10 Dicembre 2022, ed ora viene la parte interessante…


Più che un vicolo, un corso


Si chiama “vicolo” per tradizione ma Borgo Pirozza è molto più di questo. Esplorare il percorso con attenzione saprà ricompensarvi, come nel caso della cappelletta di San Sebastiano, ritrovata quasi per caso dato che nel tempo era stata adibita a legnaia e che è ora disponibile per i visitatori in maniera gratuita.

Altro cortile che non potete perdervi è quello che ospita Umberto e i suoi formaggi.
Più che uno stand una mostra, da appassionato di prodotti caseari del territorio e di arte Umberto dispone di un ampio spazio con balle di fieno, cavalletti, un vecchio carretto e una moderna piastra.

Vi ritenete conoscitori di formaggi? Vi sfido a non sciogliervi a vostra volta quando assaggerete la provola affumicata fusa.


Andiamo però con ordine, anche se rimettere insieme tutti gli eventi in successione non è semplice, sia per via della girandola di volti sorridenti, di piatti provati, sia per la moltitudine di bicchieri di vino ingeriti.
Se pur da qualche parte dobbiamo cominciare si cominci da Antonio.

Se è vero che chi ci ha chiamato sul posto è stato Gianni Bizzarro, uno dei coordinatori dell’evento, bisogna dire che chi ce l’ha fatto scoprire è senza dubbio Antonio Catilino.
Solitamente per gli eventi ci piace girare in solitaria, così abbiamo modo di osservare in maniera neutrale, senza parafrasi e suggerimenti, e cogliere i pro e i contro di tutto.
Del resto la nostra funzione è anche quella di aiutare gli organizzatori con il punto di vista di un visitatore ferrato ed esigente.

Per fortuna le cose a Vicolo dei tartufai sono andate diversamente dall’ordinario.


“Borgo Pirozza è casa mia”


Vagare con Antonio per il borgo è stato come tornare dalle Americhe e andare a fare il giro dei parenti.
Non si percepiva la febbrile sensazione del dover fatturare a tutti costi ma c’era al contrario un vago sentore di Pasquetta in famiglia. Una Pasquetta organizzata da Dio, si intende, dove era difficile fare un passo senza che qualcuno non ti chiedesse come stavi, non ti offrisse un piatto fumante e abbondante o un bicchiere di vino. E infatti è presumibile che a metà percorso fossimo già ubriachi.

Per fortuna abbiamo iniziato con una bella pinta di birra artigianale, accompagnata con un bretzel, proprio al primo stand del percorso, quello del Capannone Motor Club. La birra era perfetta per accompagnarsi alla pastosità del bretzel e infatti abbiamo fagocitato il tutto abbastanza rapidamente.


Pochi metri più avanti e un nuovo pit stop. Qui abbiamo arrosticini, molto saporiti (tra l’altro non so se sia voluto ma il passaggio bretzel-birra come aperitivo leggero che si evolve con arrosticini-vino era perfetto per preparare il palato a tutto quello che verrà) e caldarroste. Naturalmente altro bicchiere di vino e le prime gag con noi che cominciavamo a prendere confidenza con l’ambiente.

Seguendo i cartelli in legno (anche se perdersi è impossibile) si prosegue fino alla pizza fritta.
L’avete mai provata con sugo, formaggio e tartufo? Noi no, ed era buonissima.
Anche qui, in teoria ci si poteva limitare a foto-video-assaggio e passare avanti ma era impossibile!
All’interno dello stand si danzava e rideva mentre si stendeva la pizza, al di fuori dello stand i clienti e visitatori di rimando stavano al gioco, concedevano la precedenza per pura galanteria e sostavano mangiucchiando e scambiandosi opinioni anche tra sconosciuti. Non so con quanta gente ho parlato.


Spritzino?

Altra area, altra incredibile quantità di scelta. Andiamo con ordine. Di fronte a noi vedo un uomo sorreggere un cuzz’tiello di pane grande quanto la calotta cranica di Corvo.

“Ragazzi, ve ne preparo uno?”
“Magari! Come li fai?”
“Beh c’è alla Genovese, o…”
“Genovese.”

Non sapremo mai gli altri gusti, anche se ho intravisto un signore con un broccoli e salsiccia che definire strapieno era un eufemismo. Come si poteva immaginare il cuzztiello è una bomba. Il pane nonostante sia spesso si ammorbidisce a sua volta sedotto dalla genovese fumante, ve lo consiglio vivamente.


Non è facile non consigliare qualcosa in una serata del genere, dove fila tutto liscio.
Perfino durante un breve attimo di pioggia (più acquaneve che pioggia, dai!) alla postazione del caciocavallo impiccato si continuava a ridere e fregarsene, qualche piccolo intoppo non poteva rovinare la festa. E guarda un po’…il caciocavallo impiccato (che noi abbiamo preso sulla classica fetta di pane, ma che volendo si può inserire in un panino farcito che già alla vista era da acquolina pura, con salsicce paesane alla brace, melanzane sottolio, altro tartufo etc.) era enorme, ed ottimo.

Ci fermiamo nuovamente a scambiare due chiacchiere allo stand dello spritz (buono, idea sfiziosa piazzarlo lì e bella risposta anche del pubblico più giovane) con Antonio che transita allegramente sotto la pioggia senza il cappuccio e che nonostante noi abbiamo inanellato un notevole pinta di birra-vino-vino-vino-spritz ci ha probabilmente doppiato grazie ai suoi ritmi invidiabili.

Conosciamo altre 48 persone e poi andiamo a vedere una zona nuova.


Stand e sfottò in un clima di festa


Antonio procede con sfottò continui ai vari stand, che rispondono a tono. Molti li ricordo perché ci hanno schiantato, altri si sono persi nel vino, altri non posso ripeterli, ma la procedura è sempre la stessa.
Spesso non sappiamo nemmeno cosa staremo per provare perchè ci si perde di frequente in brindisi che degenerano in bevute vere e proprie, battute e conversazioni che spaziano dai tuberi all’edilizia.

“Lui è pisciaiuolo”
“Ah beh, anche noi siamo della provincia di Salerno”
“Nono, nel senso che vendeva il pesce”

Nello spazio che precede il gran cortile di Umberto e i suoi formaggi troviamo un enorme stand dedicato ai panini, alla porchetta, agli hamburger, mentre spingendosi un po’ oltre è il momento dell’uovo fritto al tartufo. La stanza-cucina è irreale, sembra il set di un film di Lynch. C’è un camino, o meglio ciò che ne resta, che è stupendamente decadente. Vi sono sopra delle candele e sembra fatto esso stesso di cera, come se si rimodellasse bruciando. La sala è di un giallo curry fortissimo e senza apparente motivo c’è un un vuoto circolare sul tetto. Andiamo avanti.

In ordine sparso, altrimenti servono altri due articoli, più avanti sul corso principale del “vicolo” c’è della musica tradizionale dal vivo, con bella partecipazione di danzatrici folk e visitatori, una sala illuminata a festa con un grande albero di Natale bianco e giallo e una stanza piena piena di peluche, sogno di ogni bambino, incubo di ogni detective.


Scelta gastronomica illimitata


In diverse postazioni troverete, in forme vagamente differenti, zuppa di fagioli e funghi o tartufi, sempre accompagnata dall’immancabile fetta di pane (a fine serata avremo mangiato probabilmente un intero sfilatino) ma anche pizza, pizza fritta (già citata, ma proposta più volte), formaggi (altri, non quelli di Maurizio), mortadella alla piastra, vin brulè, ma anche stand di artigiani con oggettistica natalizia.

Patate attorcigliate allo stecco e vogliamo dimenticare quel tagliolino con grana al tartufo? Quel tagliolino mangiato lì, tra i locali, con Antonio che faceva le foto a noi, in una particolare inversione di ruoli, in quella serata che continuava a sorprenderci…

Nonostante mi sia dilungato molto più del solito probabilmente non sono comunque riuscito a rendere giustizia alla moltitudine di amici incontrati (per Walter serve un articolo a parte) ed è per questo che vi invito a non perdervi quest’evento! Dall’8 al 10 Dicembre 2022, a Borgo Pirozza di Cervinara, Vicolo dei Tartufai. Non mancate!

– La serata in una foto


– Falco

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Mercatini di Natale – Castellabate (SA) – 2022

Mercatini di Natale – Castellabate (SA) – 2022


I Mercatini di Natale di Castellabate (SA) sono arrivati alla 10° edizione, un traguardo che sarebbe importante per qualsiasi sagra/festa. Far diventare dei mercatini una tradizione non è cosa da poco, specialmente in un paese nel quale non mancano iniziative, turismo e organizzazioni.

Per la terza volta consecutiva siamo tornati all’evento che non è stato fermato neanche dal covid e che caparbiamente si è imposto come uno dei più importanti della provincia, e dell’intera regione.

Artigianato, Mercatini di Natale di Castellabate
– Artigianato protagonista come sempre


Questione di organizzazione


Per tenere insieme i pezzi di un’organizzazione che comprende così tante voci vuol dire che alla base deve esserci un progetto concreto. Da 10 anni quest’evento cresce e si conferma e la prova sono alcuni standisti che ormai sono presenza fissa all’evento. Un continuare a tornare che certifica come l’evento stia continuando a crescere anche sotto pandemia, guerra, inflazione, maltempo, sciame meteorico, guerre civili e ogni altro regalo che questo millennio ha da offrirci.

Già dopo i primi passi si nota una differenza, anche solo di colore e luci, rispetto alla versione che per esigenza, tra green pass e incertezza, fu quella dell’anno scorso.


Quest’anno ci sono ben 56 (e passa) casette. Tra il classico artigianato natalizio (palline in ceramica, stoffa, vetro, babbi natale trapuntati, scultori di legno, intrecciatori di vimini), l’intrattenimento (con un teatrino di burattini in pianta stabile e un amorevole trio di zampugnari barbuti che ciondolano per le stradine del borgo), il prodotto locale (amari alle erbe, miele, formaggi, salumi, frutta secca, conserve) e una scelta gastronomica sbalorditiva, soprattutto per un evento che non fa del food il suo punto focale.


Meraviglia alla vaniglia


Essendo avvezzi all’evento (come accennavo, è la terza volta consecutiva che Il Trono di Sagre viene scelto come uno dei promotori ufficiali dei mercatini) ci aspettavamo una piacevole visita di routine, come quando da expat si torna a casa per Natale e si fa il giro degli zii…e invece…

Neanche il tempo di salutare Nicola Paolillo (l’uomo che per 365 giorni l’anno programma il Natale come in una burocratica versione del burtoniano Nightmare Before Christmas) che veniamo condotti con la manina verso un tour rapidissimo di assaggi che ricorda incredibilmente l’ingozzamento di dolciumi del Grinch nel paese di Chi non so.


In un tour di sapori completamente random cominciamo dalla polenta alla piastra dello stand del Sardo Cilentano, altra presenza fissa dei mercatini. Passiamo poi ad un caciocavallo impiccato che si sposa benissimo con la lieve brezza del mare e questo sole misericordioso che oggi ha deciso di regalare a tutti una domenica di tranquillità dagli inquietanti rovesci che ci stavano martellando ultimamente.

Dopo cacio e polenta, altra polenta, stavolta quella tipica di Castellabate (la farnata) con cipolle stufate. Nello stesso angolino potete trovare pizza fritta classica (al sugo) e in versione cacio e pepe, quindi bianca. Volendo allo stesso stand potete anche concludere il vostro menu con i tipici scauratieddi.


Proseguendo invece verso Piazza 10 Ottobre incontrerete ritrattisti, infiniti stand di artigianato, folle sciamanti (presenti in gran numero già prima di ora di pranzo), un apposito stand di dolci tipici e potrete poi voltare l’angolino e tornar su, per altre stradine ricche di colore e musica.


La 10° edizione è un’edizione di colore


Molte cose sono state perfezionate e altre nuove sono state implementate. Come ad esempio i castagnatori di Summonte, in privilegiata posizione panoramica, col venticello che fornisce qualche coppino ogni tanto e che hanno a disposizione la classica caldarrosta e quella flambé alla Strega.

Intorno alle 17.00, dopo 4 ore di assaggini, le luci cominciano ad accendersi e il mercatino entra nella sua fase serale, sicuramente la più suggestiva. Noi non abbiamo ancora finito di mangiare infatti c’è tempo per provare un piccolo aperitivo con rosè, del vin brulè, dell’aglianico, una ciliegia ricoperta di cioccolato con il tasso alcolico di un Black Russian, una pizza cilentana per spezzare un po’ e dare un po’ di quiete al palato e…pizzelle alle alici (e semplici), fiche secche impaccate e giusto un nonnulla di crema di formaggio di pecora.

Ciliegia alcolica, Mercatini di Natale di Castellabate
– La devastante ciliegia alcolica al cioccolato


Un percorso pieno di attrattive


La grande peculiarità dei mercatini di Natale di Castellabate è proprio l’avere a disposizione un percorso poliedrico e ricco di attrattive. Se avete voglia di panorami vi basterà voltarvi, intorno a voi c’è di tutto. E’ un percorso ideale per famiglie, ma anche per gruppi di amici. Il lungo elenco che ho fornito dovrebbe lasciar intendere la vasta possibilità di stuzzicare qualcosa o addirittura pranzare/cenare in modo completo. Si può arrivare in autobus (previsti 40 pullman ed oltre) e soddisfare ogni guizzo creativo in tempo per l’Immacolata, per rendere più vivace il nostro albero di Natale casalingo.


Insomma, l’edizione 2022 lascia ben sperare per l’immediato futuro e vi consigliamo di farci un giro.
I Mercatini ci saranno tutti i giorni, dal 2 all’11 Dicembre.

Vi lasciamo con un video dell’edizione scorsa e l’evento FB con link apposito, per seguire e rimanere sempre aggiornati su ogni cambiamento!

– La nostra visita nell’edizione ristretta del 2021
– Evento FB ufficiale de Il Trono di Sagre


– Falco

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Il Castagneto | Agriturismo e cerimonie – Quadrivio di Campagna (SA)

Il Castagneto | Agriturismo e cerimonie – Quadrivio di Campagna (SA)


Il Castagneto è una struttura storica di Quadrivio di Campagna (SA).
Avendo a disposizione un vastissimo cortile (e anche una sala interna altrettanto capiente) sa mutare agilmente da agriturismo-pizzeria di famiglia a sala per cerimonie ed eventi.

Il menu stesso cambia ed evolve a seconda della richiesta (nel corso della nostra visita, ad esempio, si era intenti a pianificare quello del prossimo Capodanno), ecco cos’abbiamo provato noi.


Menu flessibile


Flessibile è in effetti la parola giusta per definire il menu del Castagneto, al solito essendo ospiti abbiamo lasciato scegliere a Gerardo, nostro riferimento per la serata, il nostro destino.

Si parte da un classico antipasto di salumi molto semplice e a un piatto misto di caldi tra cui una gustosa e alta frittata di patate (sarà solo una frittata, ma a me piace sempre), un assaggio di ciambottina in versione macchiata di pomodoro, pizza di patate, torta rustica con ricotta e verdure grigliate sottolio.


Naturalmente un rosso della casa d’accompagnamento e siamo pronti per l’assaggio di pasta.
Siamo a Campagna (Quadrivio di…) quindi non rimaniamo sorpresi nel vederci recapitare una classica matassa coi fagioli. La matassa è molto cremosa e l’aggiunta di qualche fungo carnoso non può che trasformare il piatto in un apprezzato comfort food ideale in queste serate di primi freddi.

La matassa, fatta in casa, proviene inoltre direttamente dal pastificio La Siciliana (con sede sia a Battipaglia che a Campagna) dove potete in realtà trovare diversi tagli di pasta tipica (e anche pasti già cotti solo da ritirare).


Pizza a sorpresa


Dopo la matassa Gerardo ci propone a sorpresa una pizza alla quale diciamo subito di si (figurarsi…) e che ci viene recapitata qualche minuto dopo. Come Gerardo stesso ci anticipa notiamo come questa pizza si piazzi a metà tra la classica pizza “di paese” lievemente biscottata e una moderna pizza gourmet.

Cornicione bello gonfio, al centro sottile il giusto, ben cotta (sotto era perfetta, senza la minima bruciatura, con una cottura uniforme), con i profumi sempre graditi del forno a legna e con rucola, quadrotti di grana, prosciutto crudo e olio al tartufo. Nella sua semplicità un’ottima pizza. Tanto che chiediamo un bis.

– Cornicione gonfio e cottura perfetta


La seconda pizza che piomba in tavolo brilla di nduja. Insieme al rosso solo lievemente piccante della nduja si mescolano il giallo chiaro del datterino, la cipolla caramellata e degli sbuffi di mozzarella di bufala che spuntano qui e lì nel saporito magma.


Questa seconda pizza, più complessa, lascia immaginare una bella scelta che mi stuzzica volentieri a tornare con qualche amico e una cassa di birra in più per testare qualche altra scelta sul menu…


Braceria ed eventi


Come prima introdotto ci sono altre pietanze commissionabili al versatile staff de Il Castagneto, tipo appunto la sezione riservata alla braceria (di cui posso solo accennarvi, dato che in quest’occasione non l’abbiamo provata personalmente) dalla quale sentivamo sussurrare di Black Angus e relativi carpacci. A tal proposito vi invitiamo a chiamare e chiedere per sincerarvi della disponibilità.

Per festeggiare in sala il vostro Capodanno forse siete già in ritardo (le prenotazioni fioccano!) ma per provare la pizza siete i benvenuti tutti i weekend.


Falco

Nonna Mena | Ristorante – Quadrivio di Campagna (SA) – Tavolo Riservato

Nonna Mena | Ristorante – Quadrivio di Campagna (SA) – Tavolo Riservato


In una delle giornate più piovose di questo Novembre 2022 ricomincia la nostra rubrica Tavolo Riservato che si era dovuta fermare in estate per ordine del nostro cardiologo, dando così più spazio agli eventi.
Adesso che il sole cocente ha lasciato spazio ai primi freddi e a qualche rovescio possiamo rificcarci comodi comodi con i piedi sotto la tavola.

Per questo nostro primo ritorno all’assaggio siamo stati da Nonna Mena, piacevole triangolo di forniture di pasta che collega nostre passate visite sia da Mosaico che dalla casa base dei nostri amici di La Siciliana.

Nonna Mena, black angus con provolone del monaco
– Black Angus con provolone del monaco e granella di pistacchio


Nonna Mena, tra terra e mare


Il menu di Nonna Mena è un menu di proposte molto classiche, sparita da tempo la pizza dalle scelte abbiamo una proposta di una decina di primi (che talvolta cambiano, secondo disponibilità) e dei secondi che spaziano un po’ sul lato mare un po’ sulla braceria.

L’intenzione è quella di offrire un prodotto fresco, da fornitori locali e ormai conosciuti (l’attività è in piedi da decine di anni) con un occhio alle nuove tendenze (la mortadella arrostita con granella nell’antipasto e la sezione dedicata al Black Angus tra le carni) e le certezze che piacciono al cliente classico e affezionato, come lo spaghetto con le vongole o la tradizionale matassa (ricordiamoci che siamo a Campagna!)


Il nostro primo incontro è quello con due lunghi taglieri, divisi tra caldi e freddi.
Abbiamo da un lato un classico mix di salumi con un po’ di zucca sottolio, spicchi di frittata (buona, soffice), formaggi, una bruschetta calda con un po’ di pancetta e aromi, tarallini e salsiccia paesana.

Dall’altro il tagliere dei caldi con scarola, olive e peperone crusco che a dispetto di quel che si potrebbe pensare non era affatto sapida, delle patate sulla scia del cunzato (soddisfacenti, piccolo bis per me) e delle parmigianine di spessa fattura.


Primi e secondi

Per tutta la cena abbiamo accompagnato i bocconi con del vino della casa (ma è presente una scelta di etichette). Un aglianico rosso piacevole, senza solfiti, che si è ben prestato a tutti i piatti proposti, compresa la pasta.

Per la sezione primi Angelo sceglie di farci provare la corteccia al sugo con salsiccia e funghi.
Il piatto è saporito, aiutato dalla grattugiata di formaggio con cui si presenta e il sugo molto tirato (come piace a me). In menu tra i primi volendo trovate anche ravioli e paccheri, oltre ai classici citati prima.

Nonna Mena, cortecce
– Cortecce, notevole il formaggio ridotto a cremina


Una profumata pietra ardente annuncia l’arrivo della sezione carni.
Black Angus in due versioni, da un lato una proposta più classica con pomodorini, rucola e scaglie, dall’altra, al passo coi tempi, trancetti di carne con provolone del monaco e granella di pistacchio.
Azzeccata la scelta dell’angus col provolone del monaco, tutto il piatto assume un vago aroma di affumicato che richiederebbe da solo un’altra bottiglia di vino rosso d’accompagnamento.

Nonna Mena, Black Angus con rucola
– Black Angus in versione più classica


Nonna Mena, in sintesi…


Per la parte finale della nostra cena proviamo una pasticella (castagnaccio, calzoncello, etc.) delicata (altrimenti l’avrei lasciata lì, visti i miei dissidi col cacao troppo invadente) e dalla sfoglia sottile e un bis di limoncello.

Tratteniamo Angelo per qualche piacevole chiacchierata. L’impressione è che Nonna Mena resista all’evolversi della ristorazione di Quadrivio (con tanti locali che si rinnovano, ma anche tanti che chiudono) con un suo passo cadenzato e senza farsi stravolgere dalle mode del momento.
Dal locale, che si è svecchiato col tempo, sono sparite sia le tv che le pizze, per proporre un menu più gestibile e di conseguenza più fresco. Non sono stati abbandonati i grandi classici che piacciono al cliente locale ma sono allo stesso tempo presenti scelte al passo coi tempi e soprattutto un’onestà sui prezzi che non ha subito i folli rincari che si vedono in giro, dove in più di un’occasione si è osservata una pura e semplice speculazione.

Nonna Mena, pasticella
– La pasticella che professionalmente abbiamo scordato di fotografare prima


Falco

Sagra dei funghi – Cusano Mutri (BN) – 2022

Sagra dei funghi – Cusano Mutri (BN) – 2022


La Sagra dei funghi di Cusano Mutri (BN) è uno degli eventi che ha trasceso la definizione di sagra.
Ogni anno è visitata da un numero spasmodico di visitatori, numeri che ricordano più un rave che un evento folk. Dai 100.000 a salire, una trasformazione che ha dell’incredibile per un paesino che normalmente conta neanche 4.000 abitanti!


Il giorno ideale


L’evento è attesissimo da chiunque. E’ l’evento dell’anno per il Comune e le sue casse, che si gioca tutto nell’evento più noto, standisti, stand privati ed espositori sono chini ai posti di partenza perché sanno che l’onda anomala di persone, e soprattutto di turisti, sarà avida dei loro prodotti.

Abbiamo incontrato e parlato, nel corso della nostra visita, con diversi espositori di amari e formaggi (il che implica che con la scusa delle quattro chiacchiere abbiamo trincato e buttato giù sapide stalattiti sotto forma di campioncini, per tutto il percorso)


Sulla nostra strada abbiamo infatti incontrato Accio, che ci ha fatto scoprire interessanti pozioni e distillati con prodotti natii della sua Gesualdo (AV), l’urban cowboy e il fascino e i profumi dei suoi formaggi alle erbe e alla vinaccia, della Azienda Agricola Solomita Raffaele (anche qui direttamente da Gesualdo).
Per concludere, in cerca di avventure come ad un palio medievale, in tour, instancabili come artisti del circo, abbiamo conosciuto anche Il Quintalone, veri esperti di sagre ed eventi.

Conoscere tutte queste persone è stato illuminante, quante realtà si scoprono a corredo di un’altra a sua volta tutta da conoscere, complicata da conoscere, che si nasconde in un dedalo di mura in pietra, pavimenti in roccia, levigate scale ad arco e una fiumana di gente.
A tal proposito, consiglio del Trono…andateci dal lunedì al mercoledì se volete farvi una piacevole passeggiata, dal giovedì al venerdì (presto, orario aperitivo!) per godervi un po’ di movimento…e nel weekend se siete amanti del wall of death o di sfide alla World War Z.


Il menu


Essendo ospiti direttamente del Comune di Cusano Mutri, e del suo sindaco Giuseppe Maria Maturo noi ci siamo serviti principalmente alle cucine cittadine de Il Porcino Regale.
Possiamo assicurarvi che ha regnato l’abbondanza e il gusto e già dopo il primo pit stop eravamo in balia degli amidi.

Il menu si compone di 4 primi differenti (potete anche fare degli assaggi di 2 primi per piatto) 2 secondi, contorni, dolci e pizze. Tutto a base di fughi.

Sagra dei funghi, Tagliatelle e trofie
– Tagliatelle & Trofie


Il primo “assaggio” (che era grande quanto un primo a sé stante) sono state le trofie con salsiccia e funghi. La produzione industriale (che non significa “produzione di massa”, occhio!) della pasta non mina la qualità del piatto (farle a mano con 100.000 visitatori significherebbe avere altrettante persone che sbattono uova e sbuffano farina, il caos) che è immediatamente riconoscibile per il giusto sapido dato dalla salsiccia e la quantità evidente di funghi.

Un salto nell’altro piatto e si passa alle tagliatelle. Al solito il piatto più gentile di sapori, ugualmente valido, ma la mancanza della salsiccia concede il punto alle trofie.

Sagra dei funghi, cazzatielli
– Cazzatielli


Novità dell’anno sono i cazzatielli! Piccole palline di pasta un po’ a mo di fregola, molto molto tenere, che si sciolgono come neve al palato. Anche qui funghi carnosi a pezzettoni grossi. Siamo rimasti molto felici e soddisfatti dalla mole dei primi, sicuramente un’ottima partenza!

Senza neanche fermarsi a ragionare imbracciamo un bicchiere di vino (molto dolsce, occhio) e procediamo spediti verso i secondi. La casa consiglia…arista di maiale & scaloppina.
Abbiniamo loro rispettivamente le patate al forno ai porcini e la zuppetta di funghi.

La zuppetta ai funghi in questo poker di elementi è quella che spicca di più. Ha un sapore molto deciso e ve la consigliamo, non è da meno la scaloppina tenerissima e le patate al forno, ottime, ben condite, dorate e tirate fuori dal forno al momento giusto. Un po’ in secondo piano si piazza l’arista, che vi sconsigliamo di prendere da sola (senza un contorno dunque).

Sagra dei funghi, arista
– Artista accompagnata da zuppetta di funghi


Un volontario perdersi tra i vichi


Dopo questo menu completo optiamo per il giro lungo. Risaliamo il primo tratto di strada (lo stand dove ci siamo fermati è praticamente il primo della salita che porta al paese) e via sulla destra.
Essendo lunedì non tutte le casette erano illuminate a festa ma si poteva ben immaginare lo spettacolo di un evento a pieno regime. Le stradine, già belle e affascinanti di loro, erano illuminate da lucine natalizie e chiacchiericcio, vi invitiamo a perdervi per un po’ con il naso all’aria, alla scoperta di questi vicoletti.


Risaliamo scala dopo scala, osservando il presepe/miniatura a inizio paese e seguendo i gruppetti che ronzano famelici nel centro. Decidiamo a questo punto che è il momento del nostro amicone, il caciocavallo impiccato. Lo fanno in parecchi, quindi avrete l’imbarazzo della scelta.

Noi ci siamo fermati a uno stand nei pressi del pub Oscar Wilde (dove successivamente ci siamo regalati una corposa IPA alla spina che abbiamo accompagnato con un tarallone avvolto di prosciutto che i gestori hanno gentilmente concesso insieme alla birra) e abbiamo preso un caciocavallo impiccato con funghi e tartufo.


Buono il tartufo, il fungo e il caciocavallo, meno il pane e la quantità. Anche il prezzo non è da ridere (5€).
Di fianco al caciocavallo, a catena di montaggio, sfrigolavano eserciti di arrosticini (c’è chi dalla fila spara un ordine da 24!)


Un’altra settimana di appuntamenti


La sagra dei funghi di Cusano Mutri (BN) continuerà fino alla fine del weekend (domenica 16) quindi avete ancora un bel po’ di tempo per organizzarvi e andare.

Se non ci siete mai stati è il caso che cominciate a piazzare una x sul calendario, perché è un evento che l’amante di borghi e sagre non può perdersi, tra i più importanti della regione ed oltre.
Nonostante ressa e traffico (ma se vi fate furbi li evitate) e la distanza, pensate che per noi erano 2 allegre ore di auto, per un totale di 4 a/r, dunque ben 5 anni sagra, resta un must da provare.

Al ritorno, come di consueto, abbiamo ancora una volta sbagliato strada, e c’era pure la nebbia.


Falco

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Mostra Mercato Nazionale del Tartufo – Colliano (SA) – 2022

Mostra Mercato Nazionale del Tartufo – Colliano (SA) – 2022

La Mostra Mercato Nazionale del Tartufo di Colliano (SA) giunge alla 25° edizione, un traguardo importante che ad inizio evento viene celebrato con le istituzioni locali.
L’evento nel corso degli anni si è ritagliato una sua autorità in materia, se la gioca oggi in notorietà con altri rinomati eventi celebrativi del profumato tubero.
Siamo tornati sul posto per l’edizione del 2022, dopo la nostra visita nel 2019!

Sindaco
– Alle spalle l’onnipresente ombra di San Gregorio Magno


Una fetta della torta


Arriviamo sul posto nella serata d’apertura, quella del venerdì. Per abitudine negli anni l’evento si allarga e cresce con lo svilupparsi del fine settimana, avendo le sue giornate esplosive tra il sabato sera e la domenica mattina.

Mauro Iannarella, presidente Pro Loco che ci ha voluto sul posto, sta parlando alla folla in attesa di taglio di nastro inaugurale e torta. Ha vissuto in prima persona questi 25 anni di evoluzione della Mostra, c’è la sensazione che si sia voltata una pagina importante, temiamo che da un momento all’altro tiri fuori un anello dal panciotto e scompaia come Bilbo.


Mauro non scompare, la torta si. La Mostra Mercato Nazionale del Tartufo è ufficialmente partita, sbandieratori di Cava de Tirreni e il Gruppo Folklorico dei bambini di San Gregorio Magno danno spettacolo in un incrociarsi di bandiere e bambini, nella piazza principale.
Dopo aver ammirato delle caciotte stagionate ci incamminiamo nella parte alta del paese.

Essendo venerdì non ci sono ancora tutti gli stand aperti e ci fermiamo immediatamente ad uno dei primi che incrociamo. Menu completo, al costo di 10 € con Cavati con tartufo e funghi, Pizza fritta con mortadella e tartufo, Zeppola di San Giuseppe, Acqua. Good deal!

Dato che la serata è lunga prendiamo un primo e due pizze fritte con mortadella, giusto come snack.
Il primo ha una cottura ideale, al dente, è insaporito dalla crema di tartufo abbastanza presente ma reperire funghi è facile come cercarli nel bosco, ne troviamo solo due!

La pizza fritta ha un problema: è dura.
Nonostante nel momento in cui si mordano nel suo insieme mortadella & crema al tartufo la combo sia ben riuscita, la base fritta è un po’ troppo tenace. Fosse stata calda e morbida sicuramente avrebbe esaltato anche il grasso tipico della mortadella. Spazzoliamo tutto e andiamo avanti.


Trippa e tartufo


Facciamo qualche metro e siamo tentati da uno spezzatino di vitello con patate, ma c’è qualche problemino alla cassa, così tiriamo dritto. Successivamente, dopo pochi passi, troviamo un invitante Panino alla trippa e tartufo. Impossibile non provarlo.

Convinto del suo prodotto il gestore ci mette a nostro agio offrendoci del vino (ha immediatamente capito con chi ha a che fare) e si dimostra anche molto gentile quando, in seguito a una piccola mancanza nella farcitura, ci omaggia di un panino extra. Fingiamo di rifiutare e poi inghiottiamo voracemente anche quello. Se qualcuno sta portando il conto siamo già a un primo, un panino e una pizza fritta in 20 minuti.


La trippa è effettivamente molto tenera, delicata oserei dire. I sughi si mescolano. Abbiamo la salsa di pomodoro, gli effluvi della trippa stessa, la crema al tartufo e quella piccante, un mix ben riuscito. Un raffinato panino da stadio. Mastichiamo e annuiamo.

Poco più su ci sediamo un attimo a finire il panino ma alzando lo sguardo ci rendiamo conto che qui ci sono altre pietanze, dopo un attimo di smarrimento prendiamo 1 lt di vino rosso e uno spaghetto al tartufo, così, per gradire.

Mostra Mercato Nazionale, Spaghetti al tartufo
– Quanto è bello questo spaghetto al tartufo?


Devo dire che la presenza massiccia del tartufo è una piacevole sorpresa. Lo spaghetto sguscia abile in questa palude profumata, la salsa non scivola via, anzi è molto presente. Abbiamo apprezzato.
Il vino ha diverse sfumature, parte senza corpo, diventa super allappante e si dilegua lasciando un’orma un po’ acida. Annuiamo e beviamo.

In alto, sulla sinistra, c’è un altro paninaro ma dobbiamo ancora provare tutti i piatti del meno della Pro Loco e praticamente abbiamo già cenato. Urge tornare di sotto.


Tagliatelle, spezzatino e ancora tartufo


Ci intrufoliamo nelle cucine della Mostra Mercato, quelle dove opera la Pro Loco, e catturiamo qualche scatto sulla preparazione delle celebri tagliatelle al tartufo, servite rigorosamente in bianco.

Sugli altri fornelli un’importante sfrionzola con patate tagliate a tocchi spessi e un peperone color rubino sempre molto invitante. A riposare, su un prato di piselli, c’è lo spezzatino.
Gironzoliamo e scattiamo, nel frattempo con orgoglio ci viene mostrato il barattolino magico che contiene le creme di tartufo e che insaporisce molti dei piatti in menu.

Mostra Mercato nazionale, Tagliatelle
– L’abbondanza fatta tagliatella


E’ il momento del terzo piatto di pasta. La tagliatella è gentile come la ricordavamo, la arrotoliamo famelici sulla forchetta. La sfrionzola pure è come la ricordavamo, cioè molto saporita.
Non si fa in tempo a notare il giallo acceso della patata che Mauro compare come la graffetta di Windows e ci informa che una delle specialità di Colliano è proprio la patata di montagna.

In un attimo l’amico che lo accompagnava si rivela il più informato di sempre sulla coltivazione e l’occultamento della patata. Ci racconta di come il seppellirle a 900-1000 mt dall’altezza le mantiene forti e vigorose. Un aspetto che poi si ritrova al piatto, con la patata che è si molto farinosa al palato ma che si mantiene intatta, di una pasta gialla molto forte.

Sfrionzola
– El dorado

Interessante anche sentir parlare di tutti i riti che occorrono ai tempi di raccolta e sepoltura, con coltivatori che si improvvisano sensitivi, rabdomanti e medium dello spirito di patata, riuscendo a localizzarle sotto terra con la sola forza delle mente. Il pamphlet si chiude su “La miglior patata è quella di Colliano”.

Il secondo litro e mezzo di vino, mentre comincia a far fresco, ci conferma che è stata una serata molto piacevole. Tra un brindisi e l’altro abbiamo incontrato anche gli amici dei comitati organizzativi di Baccanalia e della Sagra del ragù di castrato di Serradarce (entrambe ancora in competizione per il nostro Tegamino D’oro 2022, che al momento si sta svolgendo sul nostro FB!) e fa sempre piacere riscontrare un evento che si riconferma ancora una volta. Buon 25esimo, Mostra Mercato Nazionale del Tartufo di Colliano. Premio Pulitzer al pasticciere che è riuscito a scrivere tutto questo su una torta!


NB: Al ritorno abbiamo sbagliato strada. Intenti a parlare di tartufi e patate, e ci abbiamo messo 1 ora e 10 a tornare a casa, ci sta.


Falco

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Festa dell’uva – Oliveto Citra (SA) – 2022

Festa dell’uva – Oliveto Citra (SA) – 2022


La Festa dell’uva di Oliveto Citra (SA) è una delle più note del salernitano e dell’intera regione.
L’evento procede spedito da 48 edizioni ed è accompagnato in sfilata, è il caso di dirlo, dalla 28° Rassegna Nazionale del Folklore e dal 10° Raduno dei Trattori d’epoca.

Festa dell'uva, grappoli
– Grappoli a cascata pendono dai carri


Una sfilata di chicchi colorati


Una delle caratteristiche principali dell’evento è la rituale sfilata dei carri.
Messi in ordine contraddistinti da lettere dell’alfabeto i carri, ricchi di giovani e abitanti del posto, procedono imperterriti e fantasiosi lungo le vie di Oliveto Citra.

Ogni carro può avere un tema diverso, c’è chi celebra la vendemmia e il grappolo e chi invece in modo più romantico si rifà ad opere della letteratura (ben due scene tratte dall’Odissea erano rappresentate).
In tutti i carri però si canta e balla, e spesso si beve pure.

Carro
– Come detto: Si guida, si suona, si beve, si canta.


Si perché la tradizionale sfilata (che dura circa 2 ore e 30, partendo fuori dal centro e inerpicandosi fino in cima per poi tornare nella piazza principale) è già motivo di festa.
Musica a palla, anche qui secondo gusto e tradizione e saluti, sorrisi e brindisi si susseguono dai “balconcini” che il carro offre sulla folla in festa.

I carri sono tutti decorati con uva. C’è chi, come accennavo, lo addobba come un albero di Natale, appendendo questi grappoli viola e verdi dappertutto e chi fa il miglio in più creando disegni colorati da chicchi d’uva, come una sorta di mosaico alcolico.


Accompagnamento a cavallo


E’ noto che alla sfilata si uniscano anche paesi e tradizioni vicine (e meno vicine) con i loro colori e suoni.
Abbiamo notato un interessante ritmo tribale provenire dal carro dei bottai di Macerata Campania (CE) che con le loro enormi botti scandivano il tempo della traversata mentre più allegre e ricche di bambini erano le composizioni della più vicina San Gregorio Magno (SA) col suo gruppo folklorico locale.

Non mancava l’accompagnamento a cavallo dei destrieri di Solopaca (BN) e una componente in maschera da Lavello (PZ).


Tutti i carri al rientro nella piazza principale, dove si fermano dopo il tour, vengono anche esaminati da una giuria che decreta quello più bello.

La stessa piazza si affolla di osservatori e di passeggeri dei carri che una volta sbarcati puntano gli stand gastronomici della Pro Loco, quelli degli espositori e i bar pronti a servire spritz da godersi nella giornata assolata.


La proposta gastronomica


Il menu proposto dalla Pro Loco è semplice e immediato: Al costo di 13€ pasta, secondo, uva e pane.
La pasta è una pennetta rigata al sugo, con formaggio. Il sugo è saporito e la pennetta al dente, è un primo valido che si esalta con un po’ di forte.

Molto rinfrancante invece lo spezzatino al sugo con piselli. Molto gradito, carne tenera e sugo da scarpettare con la fetta di pane sigillata dalla NASA.

Festa dell'uva, Pasta
– La pennetta con la giusta dose di “forte”


L’uva va snocciolata per ultima, col vino rimasto (a noi è stata gentilmente proposta una bottiglia che non abbiamo rifiutato) e successivamente alla scelta del dolce.
I dessert li abbiamo provati tutti e sono tutti approvati, non ve ne consiglio uno in particolare ma se volete rimanere in tema optate per la frolla con crema e chicchi d’uva.

Festa dell'uva, spezzatino
– Lo spezzatino è tenero e saporito


Riceve una spinta in più di sapore anche il panino con la salsiccia di macellerie locali, ne abbiamo diviso uno farcito di melanzane sottolio ma tra la scelte avete salse e patatine fritte.

Prima di andar via un pit stop agli espositori e si porta in salvo una porzione di pecorino e della pancetta mentre la festa continua fino a sera!
Per il programma (vasto) completo della Festa dell’uva di Oliveto Citra vi rimandiamo al nostro articolo informativo precedentemente pubblicato (qui) !

Festa dell'uva, crostata
– La “crostata” d’uva va provata!

Falco

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Sagra della strazzata – Castel Lagopesole di Avigliano (PZ) – 2022

Sagra della strazzata – Castel Lagopesole di Avigliano (PZ) – 2022


Una tradizione familiare che si allarga al punto di diventare una festa di quartiere e successivamente una sagra. Un successo di pubblico che convince gli organizzatori a trovare uno spazio più grande e la scelta definitiva (?) cade su un’altra delle frazioni di Avigliano: Castel Lagopesole, col suo lungo viale e un castello alle spalle che da la giusta atmosfera. Siamo stati alla Sagra della Strazzata, ed ecco come è andata!

Sagra della strazzata, Monticchio
– Piccola anteprima filante


La prima grande strazzata


Si penserebbe che ad andar per eventi in tutto il sud Italia da anni uno ormai ci abbia fatto il callo e sappia tutti i trucchi. La strada da evitare, quella apparentemente breve ma tortuosa, quella lunga lunga col manto stradale invidiabile…e invece…

Ad Avigliano non eravamo mai stati, benché conoscessimo ormai da anni le sue particolari feste e sagre, tantomeno in una delle sue sparpagliate frazioni. Un rapido sguardo su Maps mostra fondamentalmente due vie per arrivare a Castel Lagopesole, alla Sagra della strazzata, ed entrambe costano 2 Anni Sagra di viaggio (1 ora e 20 circa) ma noi ci vogliamo sempre fare un po’ di male in più e nell’indecisione finiamo per prendere quella nel mezzo, quella che non dovevi mai prendere. Ci ritroviamo sulla montagna che avremmo dovuto costeggiare e si arriva con una mezzora abbondante di viaggio in più, ma tanto che sarà mai?

– No comment


Alla Sagra della strazzata però alla fine ci arriviamo, sono le 21 e il corso è già animato. Rispetto alla nostra piana d’origine c’è un’escursione termica di 12 gradi, passiamo dal pantaloncino corto al giaccone, l’unica cosa inalterata è la fame che abbiamo.

Tra le casette in legno e il castello sullo sfondo c’è già un po’ d’aria natalizia (ma non diciamolo ad alta voce altrimenti domani ci troviamo già gli alberi di Natale nelle vetrine dei negozi), le musiche allegre della banda itinerante riempiono d’allegria la serata e noi ci avviamo a conoscere Emilio, lui che ci ha voluto fortemente qui.


Una tradizione di famiglia


La strazzata e la sagra che ne consegue nasce tutta in famiglia Colangelo.
Dal 2019 l’evento si tiene in collaborazione con la Pro Loco e la manifestazione si è spostata da Stagliuozzo a Castel Lagopesole.
Sarebbe riduttivo dire che la protagonista della festa altro non è che del morbido pane fatto in casa farcito di pepe, ideale per accompagnare qualsiasi cosa. E qualsiasi cosa infatti vi troviamo all’interno.

Negli anni, saggiamente, la famiglia Colangelo ha curato diversi aspetti e scelte gastronomiche puntando solamente sulla qualità. All’interno della sagra potrete trovare tutta una serie di presidi Slow Food puramente lucani. Perfino i nomi delle pietanze rispettano e ricordano le zone del circondario, una scelta di esaltazione territoriale che non può che trovarci d’accordo, del resto è ciò che predichiamo sempre!


In aggiunta, mi si passi la metafora scontata ma Emilio è un pezzo di pane.
Conosciamo anche tutto il resto della famiglia (che insieme formano un bel cesto di pane), la quale si divide i compiti in occasione della sagra e porta la strazzata anche fuori dai confini della sagra, in manifestazioni enogastronomiche all’interno e fuori dai confini della Basilicata.

Altra scelta interessante è quella di non limitare gli stand e le attrazioni della serata ma, sempre con coerenza, renderli espandibili ad altre pietanze (a patto che rispettino gli standard qualitativi) e mostre.
Ecco perché tra un profumo di peperone e una spillata abbondante di birra (andiamo a 40 cl di birra gelata alla volta, fantastico.) troviamo anche un simpatico spettacolo di falconeria e una mostra su Federico II con tanto di duello ben coreografato con luci alla Eggers, molto apprezzato.


La versatilità della strazzata


Emilio ci porta nel reparto confezionamenti, qui la strazzata (che prima di essere tagliata si rivela come un gran ciambellone un po’ schiacciato) viene farcita a scelta con frittata oppure con provolone e prosciutto.

Seguiamo avidamente il processo e veniamo premiati con il nostro primo saccoccio che come i gattini ci portiamo all’esterno per poterlo consumare con calma (anche perché dobbiamo analizzarlo con attenzione per poterne parlare qui, no?)


Io che sono amante di frittate avevo subito intuito che l’unto della stessa avrebbe creato un ideale composto col pane ma sono rimasto sopreso dalla qualità spiccata di prosciutto e provolone in quella che poi all’aspetto pareva la farcitura più semplice.
Sia io che il Corvo abbiamo la stessa intuizione: la materia prima è ottima.
Del resto Emilio ce l’aveva detto chiaramente, però quando te ne accorgi al primo morso vuol dire che non è solo un modo di dire.

Il crudo ha una sua personalità, il neutro e morbido sapore del pane la esalta. Il provolone si infila tra i due sapori alla perfezione e il pepe che farcisce l’impasto (della strazzata) completa il tutto. Ottima, ottima.


A questo punto per non piallarci al suolo andiamo un po’ in giro ad esplorare.
Nonostante non sia enorme la sagra offre molteplici possibilità.
Abbiamo uno stand vegetariano, uno senza glutine (dove brillava una salsiccia pezzente che avrei dovuto conoscere meglio), dei salumi di cinghiale, dolci della tradizione napoletana, panuozzo al pepe (adattato allo stile della festa), patate su stecco, altra birra, altro vino, amari del luogo, alternativa di birra alla spina e una piazzetta con intrattenimento musicale (oltre a quello itinerante) più le castagne arrostite.
Per tutti i gusti, e oltre.


Ancora strazzata, stavolta farcita


Emilio ci becca al volo a vagare per la sagra e il profumino della mortadella arrostita fa il resto.
Pronte per noi due strazzate farcite.
L’aroma che arriva dallo stand è ammaliante. Qui abbiamo mortadella di suino nero arrostita, caciocavallo e pesto di pistacchi di Stigliano. Al solito anche qui una porzione abbondante e tanti sorrisi, l’atmosfera agli stand è molto rilassata e in generale c’è un buonumore palpabile.


Ci rifugiamo nel nostro angolino per divorare questa Monticchio (nomi sempre ispirati a zone del circondario) e le attese sono ripagate. Talmente dalla voglia di affondare i denti in quel pane caldo e morbido che mi ustiono labbra e palato, ma fa nulla.

Mentre stiamo lì a mugolare arriva prontamente anche un cuoppo di peperone crusco e baccalà fritto.
Innanzitutto accostamento da premiare per diversi motivi.

Sagra della strazzata, cuoppo e Monticchio
– Ottimoottimoottimoottimo


Cromaticamente è spettacolare, poi abbiamo la croccantezza del peperone crusco che sta benissimo con la tenerezza del baccalà. I sapori sono perfettamente congeniali, da un lato l’amarognolo dell’arrostito del peperone in contrasto, ancora, col neutro del baccalà. Entrambi gli elementi che compongono il cuoppo sono perfettamente cotti, non c’è un filo d’olio che scappa del baccalà, tant’è che puoi mangiarlo anche con le mani. Il fritto è tenero ma carnoso, i bocconcini sono della grandezza perfetta, il peperone crusco ci sta da Dio ed è ottimo.

Ci ritroviamo a fine serata a cercare di capire qual era la cosa più buona ma è difficile.
Il consiglio al solito è di andare in gruppo e prendere diverse strazzate farcite facendole a metà, perché se provate a lanciarvi in spedizione solitaria finirete come gli ottimisti che non tornano più dall’Himalaya.

La Sagra della strazzata la trovate a Castel Lagopesole di Avigliano (PZ) dal 23 al 25 Settembre, vi consigliamo di farci un salto.

PS Al ritorno abbiamo fatto la strada giusta.


– Falco

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