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La Fusllata – Valva (SA) – 2022

La Fusllata – Valva (SA) – 2022


La Fusllata di Valva è un evento che si tiene solitamente agli inizi di Agosto (quest’anno le date erano il 6 e il 7, quindi se volevi farci il pensierino mi sa che ti tocca aspettare il 2023!) e che omaggia uno dei prodotti simbolo di comune e provincia: il fusillo.

Fusllata, fusilli
– Un paio di tonnellate di fusilli


La Fusllata


Prima di fiondarci con la testa nel piatto come al solito Annalisa ci porta a fare due passi nel centro storico (che poi è praticamente tutto il centro). Ci lasciamo alle spalle la nota Villa D’Ayala che ho avuto la fortuna di vedere già in due occasioni e procediamo come prima tappa a goderci un ampio panorama.

Tra le montagne e il cielo a tinte rosa (quest’anno stiamo facendo incetta di tramonti) osserviamo la linea immaginaria che separa la provincia di Salerno da quella di Avellino.
Di fronte a noi, come luminosi step del più classico dei GDR spiccano Caposele, Calabritto, Senerchia e la sua valle e infine Contursi. Ad ogni paese per deformazione professionale abbiniamo una sagra, sorprendente quanto ci sia intorno a noi, siamo a 1 anno sagra da tutto!


Passeggiare per Valva è estremamente gradevole poiché se becchi il vicoletto giusto avrai un piacevole venticello rinfrancante che ti attira all’interno. Con alle spalle la Chiesa Madre e una caratteristica ruota da macina procediamo dritti e la prima tappa è il collegio dei fusilli. Qui riposano ordinati i fusilli della giornata (parliamo di 1 tonnellata di sola farina, ragazzi) e molti altri se ne aggiungono poiché vengono lavorati in continuazione nuovi impasti per far fronte alla grande richiesta del pubblico.


Già da queste immagini possiamo percepire cura e caratura di quest’evento.
La Fusllata di Valva è un evento che possiamo definire piccolo (rispetto al panorama di sagre estive) e che cova ambizioni di crescita, ma vi spoilero già che per il gusto che abbiamo saputo ritrovare, per l’accoglienza che ci hanno dimostrato e per il piacere delle passeggiate nei vicoli unite all’attesa minima in fila (proporzionata alla fila) io spero che non cambi mai di una virgola.


I piatti e le piazze


L’evento si svolge principalmente su due piazze, collegate naturalmente da un immaginario cerchio di vicoletti che vi invito a scoprire. Alzando o abbassando lo sguardo noterete incisioni di migliaia di anni, archi di pietre che sbucano chissà dove e chissà perché, una grotta in pieno centro ricoperta di vegetazione, il vecchio campanile e i numeretti rossi presenti su ogni blocco di pietra di ogni portone che sono stati fondamentali dopo il terremoto a ricostruire con ordine tutto.


Per evitare un improvviso calo di zuccheri (nonsiamaiiii!) Annalisa ci rifornisce di taralli e vino.
Il vino lo ricordavo benissimo dalla NIB (Notte in bianco, altro evento estivo di Valva) e scende giù che è un piacere, infatti in seguito ne metteremo a centro tavola 1 litro e mezzo bevuto come fosse acqua.
Non è da meno il tarallo che ha un gusto di forno a legna che gli dona un aroma unico.
Il tarallo viene servito anche nel menu completo insieme a un sapido ed apprezzato formaggio, si conclude così un ideale trittico col vino che vi invito a non sottovalutare!


Proseguendo nei vicoli si arriva alla piazza del campanile (nome dato da me, ma tanto le piazze 2 sono, non vi potete sbagliare) e qui c’è musica leggera italiana, ma anche moderna (a Valva alternano molto a seconda degli anni i generi musicali, per fortuna optando al massimo tra vecchi classici e folk, quindi in quest’oasi felice non c’è Shakerando). In questa piazza si distribuisce il vino, segnatevelo.


Parliamo di fusilli


I fusilli possono essere gustati in tre diverse versioni: al sugo semplice, al ragù di cinghiale, in bianco con porcini. Sono tutti eccellenti, quindi andate sul sicuro. Non voglio manco far finta di imbastire critiche e commenti tecnici, sono tutti buoni e di alto livello, fine.

Bontà nella bontà però devo dirvi che sono rimasto sorpreso veramente in positivo in particolare da quelli in bianco coi funghi. Hanno tirato fuori una cremosità e un profumo sul quale imbastire probabilmente una sagra a sé, provateli.


Nel menu completo è presente anche un piatto di…verdure? contorni?
E’ praticamente un altro piattino completo che fa da contorno solo di nome nel quale troverete una spessa e umida frittata (ottima), dei funghi (molto carnosi) e delle verdure saltate in padella che rivelano una croccantezza che non trovi in un ristorante qualsiasi. Quest’ultime erano eccellenti.
Recensione (racconto!) più facile di sempre.

ALTRO PIATTINO altra pietanza. Uno spezzatino con piselli che…indovinate un po’? Si, è molto buono.
Cremoso, tenero, perfettamente amalgamato, si accompagna col pane fresco e fatto in casa presente sempre all’interno del menu, ideale per scarpettare, non tralasciatelo.

A scelta potete optare anche per una sfrionzola classica, non per questo da meno qualitativamente al resto del menu.

Ah, si, c’è anche la zeppola. Ci dicono che la zeppola per notorietà se la batte alla pari col fusillo. Nonostante fosse bella, buona, paffuta e soffice, benché mantenesse una decisa consistenza interna, per me vince il fusillo.

Fusllata, zeppola
– La zeppola


Conclusioni al mandarino


Per via delle tante cose da provare (ci hanno farcito come tacchini) ho tralasciato alcuni aspetti che vanno sottolineati e che avevo accennato prima.
Il piacere, la naturalezza e la gentilezza con cui siamo stati accolti è difficile da credersi.
Persone che interrompono il loro lavoro di giorni per mostrarci i prodotti di cui sono fieri e che curano come fossero loro figli, che ci invitano nelle retrovie per scoprire come si cuoce questo e condisce quello, orgogliose e curiose di sapere cosa ne pensiamo, manco ci ponessimo come critici (al massimo come affamati, su quello non deludiamo mai).

Sono cose possibili solo in un evento e una comunità con ritmi ben scanditi e decisamente più lenti e controllabili di quelli di una grande organizzazione, e lo comprende anche il pubblico.
Soprattutto quando assaggia!
Era tutto spettacolare, peculiarità che abbiamo constatato solamente in altri eventi che fanno gli stessi numeri, ma è naturale. Cambia la cura, cambia l’attenzione, è tutta un’altra cosa.

– Il Trono di Sagre e Il Gruppo Amico durante le celebrazioni di fine e riuscitissimo evento


Addirittura ci siamo infilati anche nella foto di gruppo dove abbiamo provato un amaro al mandarino per pochi eletti, offertoci con grande garbo dal presidente del comitato, se potete procuratevelo in qualche modo.
Auguro a Valva di scegliere la via che preferisce, col grande onere di mantenere un livello qualitativo così alto!


– Falco

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Sagra dello gnocco – Taurano (AV) – 2022

Sagra dello gnocco – Taurano (AV) – 2022

La sagra dello gnocco di Taurano (AV) raggiunge la sua 27esima edizione e riprende esattamente da dove aveva lasciato: dal suggestivo scenario del convento di San Giovanni del Palco. Dall’alto di un dolce panorama reso prima rosato e poi buio dai colori del tramonto riprende la sagra, che passo dopo passo potrebbe intraprendere la strada del festival.
L’evento si terrà dal 4 al 7 Agosto.

Sagra dello gnocco, teglia
– Nonostante le presenze importanti i cocci sono sempre abbondanti


L’evoluzione della sagra dello gnocco


Se da un lato la sagra da quasi 30 anni è immutata (con il solo epocale cambiamento dato dall’introduzione dello stoccafisso in menu, 15 anni fa) e continua a confermare i suoi punti saldi (gli gnocchi fatti in casa) dall’altra parte si rivolge al suo pubblico con un intento anche culturale e di aggregazione.

Gli organizzatori ci rivelano appunto che oltre le solite note importanti sulla tradizione, anche gastronomica, dell’evento c’è una sincera voglia di ampliare l’abbraccio della stessa a tematiche mai così di rilievo negli anni che stiamo vivendo.

In anni di incertezza, ci confidano, scanditi da pandemie, crisi economiche e guerre non bisogna dimenticare l’accoglienza e la solidarietà. Taurano infatti ospita anche un evento parallelo alla sagra dello gnocco che prevede la presenza di ragazzi stranieri, provenienti da più parti del mondo.

L’occasione è il ponte ideale per consolidare quest’idea di Taurano e a Taurano. Partire dunque dalla naturale idea di sedersi in panca tutti insieme davanti a un tegamino fumante e poi restare per dar vita a qualcosa di nuovo. La proposta, ci dice Giovanni, è anche uno speranzoso tentativo di far rete contro lo spopolamento, fisico e dell’anima, dei paesini dell’Italia interna.
Una piaga che indistintamente affligge molti dei borghi che noi celebriamo con questo o quel piatto tipico, durante le nostre spedizioni estive.


Il convento di San Giovanni del Palco


Quali sono le strade che uniscono la gastronomia e la solidarietà? Una di queste è sicuramente quella della cultura. Aiuta nell’impresa avere nello spiazzale dove la sagra si svolge (anzi, è il contrario) il convento di San Giovanni del Palco.

Il convento risale al finire del 1300, è visitabile gratuitamente (anzi, durante la sagra siete invitati a visitarlo, con tanto di visita guidata offerta dall’organizzazione) e ospita al suo interno uno dei più importanti e maestosi altari maggiori. Un’opera unica, realizzata completamente a mano.


All’interno del chiostro del convento troverete anche un’oasi di pace dove è possibile rifugiarsi dal frastuono delle schitarrate che provengono dal palco esterno.
“Serve il casino, ma anche la quiete”, dice profondo Giovanni.

Il convento ospita anche, in quelle che erano le sue stalle, alcuni posti a sedere in una posizione privilegiata e suggestiva. Immediatamente prima invece troviamo le cucine principali.

Gnocco semplice
– Lo gnocco gradito ospite del convento


Il menu della Sagra dello gnocco di Taurano


Nello sciamare delle cucine decine di membri della Pro Loco si danno da fare vista l’ingente quantità di persone che ogni sera visitano l’evento (in alcuni picchi si raggiungono le 3.000, per sera).
Abbiamo notato la presenza di esperti chef nei posti chiave dirigere con grande efficacia le tempistiche e l’uscita dei piatti.

Nelle retrovie erano presenti tre enormi pentoloni dove gli gnocchi sobbollivano, a catena di montaggio essi venivano scolati, riversati in immense teglie (uno spettacolo per gli occhi) e conditi al sugo e formaggio o con stoccafisso, capperi e olive.


Lo gnocco risulta al gusto calloso il giusto e ben condito.
Vista la mole è bello compatto, rigiratelo un po’ per farlo respirare e riposare un attimo.
I due sughi sono differenti e convincenti in egual misura.
Lo gnocco classico, al sugo e basilico, è ottimo per saggiare tutta la tradizione di Taurano in materia, devo dire che si inserisce in una trilogia ideale insieme a quelli di Magliano Nuovo e di Trentinara, provati in precedenza quest’anno.

Gnocco al merluzzo
– I ciuffi di merluzzo condiscono insieme alle olive questa variante del tipico gnocco tauranese


Lo gnocco allo stoccafisso è una piacevole scoperta. Nonostante sia pericoloso cimentarsi in un piatto gourmet (come per semplicità veniva chiamato nelle comande dell’impegnatissima cucina) il risultato è più che degno. Col grande merito di prepararlo, ricordiamo, in una cucina da campo e per migliaia di persone che arrivano a flusso continuo.


(Si) Mangi chi può


La presenza di gente è tale che persino noi, chiamati per dire la nostra, non riusciamo ad acchiappare le note polpette. Cercheremo di informarci tramite una live di Caverna, che abbiamo visto aggirarsi per gli stand, il fratello ci avrà soffiato le ultime polpette?

Proviamo lo stoccafisso, che viene servito anche come secondo.
La porzione prevede un tocco da 200gr con sughetto e pane per scarpetta.
Il sughetto è sfizioso, vi consiglio di inzuppare per bene il pane (ambo i lati) e di adagiarci sopra il merluzzo poiché di suo come sapete ha un sapore anche troppo gentile e rischia di non darvi particolare soddisfazione se provato singolarmente.

Al contrario la sua personalità era ben presente servito con gli gnocchi nella versione gourmet accennata sopra.

Stoccafisso al sugo
– Lo stoccafisso riposa nel sughetto con capperi e olive


Nel marasma incredibilmente non proviamo nemmeno il misto di salumi, anzi neanche lo vediamo vista la folla affamata che nell’orario topico (22.30) sta prendendo d’assalto lo stand.

Prendiamo due panini al volo (hamburger, cheddar e funghi per Corvo e hamburger e melanzane a funghetto per me) e un bicchiere di vino rosso fresco (che viene servito in simpatici bicchieri di terracotta che naturalmente ora ampliano la mia vasta collezione di cocci da sagra). Volendo era possibile scegliere anche birra alla spina, sia Moretti che Ichnusa, ottima scelta.

Panino con funghi, formaggio e hamburger
– Un panino al volo


Vista la natura affatto da comprimario dello stoccafisso mi viene naturale chiedere se hanno mai pensato di servirlo anche fritto, magari proprio in un panino dedicato!
Ci risponde Eduardo Venezia, uno degli organizzatori che fortemente ci ha voluto qui, semplicemente lasciandoci osservare la folla. Un piatto del genere prevede tempo e cura, farlo per 3.000 persone sarebbe rischioso. Magari fra qualche anno, se la sagra si evolve in festival? Chissà.


– Falco

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Sagra del cavatiello maglianese – Magliano nuovo di Magliano Vetere (SA) – 2022

Sagra del cavatiello maglianese – Magliano nuovo di Magliano Vetere (SA) – 2022

La Sagra del cavatiello maglianese, anche detta Festa Farina Forca, si svolge a Magliano Nuovo, un’estensione del borgo più antico di Magliano Vetere (SA) ed è organizzata dall’Associazione Manlium.
Il nome Festa Farina Forca deriva da un vecchio detto della monarchia borbonica che dominava queste terre, alludendo a come il popolo potesse essere facilmente controllato con un abile uso di questi tre elementi. Oggi per fortuna questi tre elementi vengono usati per impastare i cavatIelli.

Sagra del cavatiello maglianese, cannolo cilentano
– Oggi ci divertiamo.


Un panorama per antipasto


La viuzza per raggiungere Magliano Nuovo non è delle più brevi. Parlo di lunghezza più che altro perché non è che la strada sia così difficoltosa, tolta qualche franetta e qualche cedimento stradale qui e lì, ma del resto siamo in Campania, ci siamo abituati!

In compenso però, senza distrarvi troppo, e se partite ad un orario complice avrete un assaggio del perché nonostante le difficoltà è così difficile staccarsi da questi territori.
Basta voltarsi verso il finestrino per osservare un vivo mare di verde che spazzolato dal vento è spruzzato dal dorato del sole (ore 19.45 orario ideale). Ci vivi, eppure continua a sorprenderti.

Sagra del cavatiello maglianese, panorama
– Comunque quella è Capri. Si.

Ancora, impossibile non rimanere affascinati dalla gola quando la strada a un passo dall’arrivo si infila in questa montagna scavata e levigata dal vento e regala l’ennesimo panorama da vertigini.


Le vesti nuove di Magliano Nuovo


Parlare di nuove vesti è relativo ma Magliano Nuovo è conservato come fosse una scenografia di Cinecittà. Arrivi e trovi immediatamente la chiesa (del 700′) ristrutturata grazie all’aiuto di tutta la cittadinanza. Perfettamente tenuta, sia fuori con le sue pietre che dentro con i suoi marmi tirati a lucido (e un caratteristico presepe che di Nolaniana concezione rappresenta il paese e la chiesa stessa. Ci sarà all’interno della miniatura della chiesa un’altra miniatura? Mindblown.)


Il paese risente naturalmente dello spopolamento, come tutte le piccole realtà italiane.
C’è un evento che richiama e rallegra gli abitanti del posto e quelli vicini: La Sagra del cavatiello maglianese.

Il nostro tour è già iniziato in piazza quando ci è stata fatta un’infarinatura della storia del paese.
Ora tocca ai festeggiamenti, in serata verremo eventualmente passati per la forca, ma fa parte del gioco.


Il piazzale dove si tiene la festa è minuto e con le panche già disposte, sono appena le 20 e c’è qualche anziano abitante locale che si sta godendo un piatto di cavatielli e un bicchiere di vino.
E’ il momento preferito del giorno, si godono il tramonto.
Nulla da dire, è la scelta migliore.


Il menu


Veniamo portati nelle cucine, la struttura era una vecchia chiesa adibita poi a scuola, poi a una sorta di centro sociale e ora è a disposizione della popolazione per attività disparate.

Le sale sono state organizzate in modo da ospitare fasi diverse delle preparazioni culinarie.
Nella prima sala troviamo una distesa di antipasti.
Qualche piatto di freddi è già pronto, alle spalle di essi scalinate di formaggio, veli di capocollo, ziqqurat di pane.


Ancora, una distesa di dolci da Alice nel paese delle Maglianoviglie.
LE PESCHE, brillano di rosa e di zucchero, i cannoli in due versioni: la siciliana (che però è in questo caso la cilentana, con la crema che sta diventando sempre più nota e frequente) e quella formata dall’impasto delle zeppole.

Zeppole, naturalmente, struffoli, pasticceria secca.

Sagra del cavatiello maglianese, mulignane mbuttunate
– Il lento supplizio delle mulignane


Alle spalle dei dolci, a sorpresa, due pentoloni di ‘mulignane mbuttunate che galleggiano riverse a pancia sotto nel sugo, stremate.

Siamo nella prima sala e già non ci capisco più niente, dobbiamo resistere almeno fino all’assaggio.


La sala dei cavatielli


Cambiano le sale ma non vengono meno le sorprese.
Due padelloni giganti saltano cavatielli con sugo semplice e basilico oppure con castrato.
Il padellone ha un peso specifico non indifferente e si lascerà alzare solo se sei degno.

Le signore con mosse sussultorie alla Honda creano delle (h)onde di Hokusai di sugo.
Spuma di formaggio a pioggia, fogliolina di basilico in cima e sono pronti.

Cavatielli
– Bello quanto il panorama stesso


A destra, in una sauna di sugo, nella pace dei sensi, riposa il castrato.
Ha cotto per ore negli abissi rubini del pomodoro ed è di un rosso brillante, stupendo.

Lasciamo gli interni per dedicarci agli esterni e alle braci.
Qui c’è una delle sorprese di questa sagra: le trote.
Hanno deciso di proporre le trote poiché era vecchia tradizione popolare recarsi al fiume Calore a pescare. Mai vista una trota in una sagra, siamo molto curiosi di assaggiarla.


Insieme alle trote su una larga impalcatura in ferro ardono sulle braci le salsicce e la pancetta.
In un raro momento di pausa qualcuno ne approfitta per rifocillarsi e bere un bicchiere di vino, veniamo felicemente coinvolti, perchè mai e poi mai rifiutiamo quando ci offrono qualcosa da mangiare.
La prima cosa che proviamo alla Sagra del cavatiello maglianese è dunque…la pancetta.

Tagliata fine, arrostita fino a doratura, diventa un croccante e caloricissimo snack.
Assaggiamo anche il vino, che viene dalle vigne della vicina Stio, e che viene venduto in un pericolosissimo 3€ alla bottiglia. Alla mia mente ricorre la strada del ritorno.


In tavola


Dopo aver fatto questa preview di tutto quello che ci aspetta siamo sinceramente ingolositi e vogliosi di provare un po’ tutto. Cominciamo dall’antipasto di salumi, formaggi e sottoli (7€)

Antipasti freddi
– Ricordate, formaggi e sottoli!

In una vasta gamma di cose buone spiccano per me i formaggi e i sottoli.
Necessariamente prendete un tozzo di pane, armatevi di vino e fateci una minimarenna.
In particolare c’erano delle zucchine croccantissime che mi hanno deliziato.

A seguire cavatielli, sia al sugo semplice con basilico che con sugo di castrato, ovviamente.
I sapori sono ben distinti, il sugo di castrato è chiaramente più grasso e avvolgente ma ciò che spicca è il cavatiello. E’ veramente una soddisfazione.

Cavatielli x 2
– I due cavatielli


Quando vado a una sagra metto in conto che, cucinando per centinaia di persone possa scappare un po’ di sale in più o in meno, stesso ragionamento per quanto riguarda la cottura.
E invece no. Il cavatiello è perfetto di sale e di cottura, al dentissimo, come piace a noi.
Sicuramente influisce il doverlo preparare solo per 400 persone (il numero medio di avventori per sera) invece che per i canonici 1200/1500 medi delle feste cilentane classiche.

Anche vero che se si ha la forza e la pazienza di accontentarsi di un pubblico più minuto (che rimane minuto sia per posizione del borgo sia per gli spazi) si può eccellere nella qualità.
E su questo aspetto la Sagra del cavatiello maglianese fa incetta di 10/10.


Secondi e contorni


Andrò un po’ più rapido, altrimenti diventa una biografia invece di un racconto.
Come secondi proviamo la trota e il castrato, due pietanze agli antipodi.

La trota è un altro elemento dove si poteva cadere, vista comunque la delicatezza della cottura del pesce sulla brace viva. E invece…
Ogni volta che potrebbero essere colti in fallo si rianimano.
Ben cotta, non asciutta, senza condimenti invadenti, piena di polpa, spinabile anche da un bambino.


Il castrato, che te lo dico a fare, è talmente morbido che viene via come fosse una delizia al limone (che pessimo accostamento di idee). Se volete farla grossa prendete insieme il castrato e i cavatelli e fate il sugo della vostra vita (7€ i cavatelli + 7€ il castrato = 14€ di goduria NB: i piatti sono grossi)

Come annunciato tra parentesi i piatti sono grandicelli e non nascondo che cominciavamo già a boccheggiare, nonostante il litro di vino rosso fresco aiutasse, però volevamo continuare a magn- provare!


Per contorni proviamo le Patane co a cepodda (buone, ma da queste mi aspettavo un’amalgama più pastosa), naturalmente le ‘mulignane mbuttunate (buone, pesanti così come appaiono) e le rape e patate (si sente molto la rapa, sicuramente un pregio se apprezzi le erbe).


Dolci conclusioni


Gag orrenda nel titolo ed è il momento dei dolci: Cannolo con impasto della zeppola e torta.
Corvo sceglie i due dolci più pesanti possibili e nonostante siamo sull’orlo del KO non possiamo non apprezzare, anche in questo caso.

Per tutto lo scritto, siccome c’era veramente molto da dire, non ho mai avuto il tempo di parlare dell’ospitalità. E’ stata grandiosa.

Ci sono venuti a prendere praticamente nel parcheggio per mostrarci tutto il paese, sicuramente una cosa apprezzata e che non capita spesso.

Staff di Associazione Manlium
– Squadrone Cavatielli


Allo stesso tempo è sinonimo di cosa questa festa rappresenti.
C’è una sinergia e uno scopo comune che si percepisce nell’aria (a volte fresca e ventosa, portatevi un giacchetto) che è tutto volto a far qualcosa di bello per il paese, per tenerlo vivo.

Anche quando eravamo in cucina si rideva e si scherzava, chiunque, anche i più indaffarati, erano ben felici di mollare tutto e scambiare qualche battuta con noi.

La mia impressione non è stata quella di un evento che deve riuscire sennò fai un buco nelle casse, ma di un clima da scampagnata in famiglia, organizzata in modo eccellente.

Venditore di cestini
– Cesti intrecciati a mano


Perfino mentre eravamo a tavola qualcuno si avvicinava per sapere le nostre opinioni e spiegarci questo o quello su ciò che stavamo mangiando. Sicuramente parte della motivazione era diretta al fatto che questi scritti vengono letti da migliaia (oheeeee!) di persone e volevano essere sicuri che non scrivessi boiate (cosa fatta comunque, avete colto il riferimento a Street Fighter prima?) ma c’era anche una sincera voglia di sapere se….”era tutto buono?”.

Abbiamo respirato delle atmosfere che a dire la verità un po’ mancavano, da evento di paese reale, di quelli dove andavamo quasi per caso, all’avventura, ben prima di aprire Il Trono di Sagre e ci siamo divertiti un casino.


Anche nei tavoli intorno a noi c’era un’atmosfera molto rilassata, la gente si godeva la serata senza fregarsene granché di confronti con questa o quella festa, o questo e quel piatto, in qualche modo anche la musica, sicuramente modesta ma sincera, adeguata, era parte del contesto.

In conclusione un accenno, ancora una volta, alla gentilezza e disponibilità di tutto lo staff (sia di quello sul retro che di quello che sciamava ovunque per i tavoli (vieni servito a tavola dopo aver preso l’ordinazione)) che ci ha fatto sentire ospiti graditi.


– Falco

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Sagra della porziuncola, dei fusilli e del pecorino – Ceppaloni (BN) – 2022

Sagra della porziuncola, dei fusilli e del pecorino – Ceppaloni (BN) – 2022


La sagra della porziuncola, dei fusilli e del pecorino è un evento che si svolge regolarmente, pandemie permettendo, da 39 edizioni. Ha conosciuto un iniziale periodo di splendore negli anni 90′, quando ha cominciato ad affermarsi come evento irrinunciabile dell’estate beneventana, complice anche la massiccia presenza a Ceppaloni (BN) di artisti di caratura nazionale per altri eventi che avvenivano in parallelo.

Ora, nel 2019, aveva ricominciato la sua scalata verso la notorietà ma ha dovuto come tutti fermarsi e ripartire. Riuscirà nel corso delle estati che verranno a riprendersi il titolo di “sagra delle sagre del Sannio” che con tanta costanza era riuscita a guadagnarsi?


Una porziuncola puntata verso il cielo


La sagra della porziuncola (dei fusilli e del pecorino) si svolge in piazza Carmine Rossi, una piazza che si estende per lunghezza, verso l’alto, come fosse concepita da Tony Hawk per una rincorsa da record sui sanpietrini, oppure da Sire Denethor nella sua passeggiata finale avvolto dalle fiamme.

Questo regala un effetto prospettico particolare, facendo sembrare in foto la piazza più corta e affollata di quel che davvero sia, un Pecorino Beach Party praticamente. A smentire l’inganno ci pensa però la voglia di fusilli (e di pecorino) di locali e turisti che cominciano ad arrivare a fiotti fin dalle 20.15 riempendo in breve la piazza, con tanti saluti alla prospettiva.


Riempire piazza Carmine Rossi non è semplice, parliamo di uno spazio che può ospitare un buon 5.000 persone. Saggiamente per la Sagra della porziuncola, grazie a quasi 40 anni di esperienza, hanno imparato a disporre bene gli spazi. Abbiamo un palco a inizio piazza, sui due lati a rappresentare la cavalleria di Alessandro Magno sfilano schiere di tavoli. Alla fine di essi due stand (Pizza Fritta e Panino con la Salsiccia) dopo di essi, sulla destra, schieramento di rinforzi (il banco dolciumi e di spighe) e in fondo, a capitanare la carica, la cassa.

Le file sono così distribuite in una spirale tentacolare a mò di galassia di Andromeda con centro al centro della piazza. A onor del vero, per quanto lunghe, nel momento più hot della serata, sembravano scorrere a passo cadenzato e regolare.


Il punto d’interesse maggiore (oltre il castello che protegge tutto lo spiazzo, dall’alto) è quello della distribuzione dei vassoi coi menu completi. Ma facciamo un passo indietro.


Stand (by me)


Oltre il menu completo potete scegliere diverse pietanze fuori menu (oltre i già citati prima anche il banco delle spighe) e cominceremo da quelli. Spighe e salsiccia, come tutto il resto, sono abbastanza popolari (addirittura le spighe alle 22.45 erano esaurite). Nello stand dei panini ci intrufoliamo per dare un morso a questo panino bello unto di melanzane a funghetto che fa da lenzuolino alla salsiccia aperta poggiata su del morbido pane. C’è giustamente un calore bestiale dato dalle braci ma i ragazzi ci salutano comunque sorridenti.


I volontari erano ovunque, sfilavano ininterrotte magliette rosse della Pro Loco, ma erano tutti disponibili a fermarsi un attimo per una battuta e un sorriso.
All’esterno di quasi ogni stand un caratteristico spillatore di vino bianco o rosso, da consumare fresco al momento. Ci concediamo un paio di refill a testa.


Lo stand della Pizza Fritta è un perfetto orologio.
Una decina di donne di varia età lavora al momento un macigno di impasto, lo rifinisce coi pugni e lo adagia in questo calderone di olio bollente modello vasca da bagno.
Oltretutto la pizza fritta di tradizione beneventana è decisamente enorme di suo. Un pasto completo.
Guardate quanto è bella. E al gusto? Ci mangi in due, ti riempie la bocca. Bella, buona, grande.


Raramente ho osservato un’organizzazione migliore, meglio di così non si poteva.
Ci viene permesso di gironzolare un po’ tra sbuffi di farina, olio a temperature da supernova e un caldo a corredo che continua a fiaccare, nonostante in realtà il piazzale sia ben ventilato.
Perfino una nube nera che si avvicinava minacciosa viene spazzata via dalla voglia di infischiarsene che Ceppaloni ha covato per 2 anni, e che finalmente sta sfogando in una festa che funziona decisamente bene.


Il menu completo


Il menu, anche questo distribuito a catena di montaggio in un vecchio convento (credo) procede a ritmi regolari ed è così composto: Vino, Fusilli, Formaggi & Salumi, Pane, Anguria.
Come in Texas tutto è più grande a Ceppaloni, la fetta d’anguria è tagliata in via orizzontale.

– Fusilli


Non ho trovato indimenticabile il fusillo, la cui cottura è al dente (caratteristica di tutte le sagre dove siamo stati quest’anno) ma priva di sale, sugo di carne e pecorino provano a rianimarlo senza riuscirci.
Al contrario nel piattino dei formaggi troverete un pecorino dalla Classifica Top 3 Sapidità Ever.

Buono, molto buono, davvero caratteristico.
Ma ragazzi, al primo morso cominci a sudare dagli zigomi.
Al secondo morso già sai che ti servirà una Santa Croce da 2lt sul comodino.
Al terzo morso vorresti un po’ di sale per stemperare.
E’ chiaro però che questa sapidità è una caratteristica del formaggio, non qualcosa di anomalo.
Farà felici sicuramente gli estimatori del pecorino, e anche noi, che sorpresa per sorpresa mangiamo entrambe le due fettone tagliate spesse presenti nel piatto.

– 2 gusti, 2 sorprese


Capitolo a parte: il Capocollo.
Fenomenale.
Delicatissimo, tenero, mai aggressivo (ma poi perché un capocollo dovrebbe essere aggressivo?), ma con un sentore di affumicato che non so da dove hanno tirato fuori. Un capocollo che andava descritto da un sommelier, prometto di approfondire e farvi sapere di più.


Dolciumi e balli vorticosi


Come richiesto da cantanti e direttore artistico (la parte musicale è molto importante nell’ambito dell’evento) molti lasciano liberi i tavoli per ballare. Gente di ogni età si arma di nacchere ed improvvisa balli eseguiti a regola d’arte, come quando nei musical Disney tutti quanti conoscono già la canzone.


Prima di dare uno sguardo al banco dolciumi incontriamo Michele Iacicco, è lui l’organizzatore dell’evento. Felice e travolto da una presenza di pubblico sognata, per il ritorno in grande stile della porziuncola, è indaffarato e scappa ovunque per controllare che ogni cosa fili liscia.

Ci ha fortemente voluto qui, e noi lo ringraziamo, ci ha fatto piacere provare cose nuove e mai viste (la pizza fritta gigante, il pecosapido, il capocollo al bacio) e sarebbe bello tornare (a proposito, a novembre Sagra del tartufo? Ci facciamo il pensierino).


Prima di andar via un dolcino, scegliamo una crostata di prugne, buona, come me l’aspettavo.
Io sono golosissimo di crostate di frutta quindi DOVEVO averla.
Prezzo modicissimo, 1,50€ al pezzo.

Con la marmellata che ci avvolge il palato ci apprestiamo a scendere dalla montagna, come sempre andata e ritorno diventano due strade completamente differenti. Ci preoccupiamo un attimo quando troviamo solo cartelli gialli ed il culmine di ciò è un cinghiale che pascolava vicino il guard rail, quasi in centro cittadino, all’altezza di Atripalda, ma tolto ciò torniamo a casa sani e salvi in poco meno di due anni sagra.

– Clicca per visualizzare l’evento ufficiale!


– Falco

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Evento Di…Vino di Cantina Firosa – Olevano sul Tusciano (SA) – 2022

Evento Di…Vino di Cantina Firosa – Olevano sul Tusciano (SA) – 2022


Evento Di…Vino è una degustazione itinerante cui abbiamo già partecipato nel 2019.
Le ragazze di Cantina Firosa (la cantina è stata ripresa e rilanciata dalle tre sorelle Sara, Filomena e Rossella, come vi raccontavamo qui) stanno ampliando di volta in volta l’organizzazione di un filotto di serate che partivano già col piede giusto.


I vini di Evento Di…Vino


La serata è una piacevole scusa per saggiare i vini prodotti direttamente in cantina e conoscere più da vicino il potenziale della struttura e la sua apertura al pubblico (è presente naturalmente anche il punto vendita, qualora qualcuno volesse riprovare anche a casa le sensazioni espresse durante la serata)

Al pubblico è lasciato un libero percorso, secondo il proprio gusto si può scegliere da quale vino iniziare.
Ogni vino (ogni calice, quindi) ha un piatto ad esso abbinato.
Il calice si ritira all’ingresso con cauzione a 2,50€ restituibili a fine serata.

Noi siamo partiti dal rosato (non ci sono obblighi ma se vai in senso antiorario più o meno li dovresti beccare tutti nell’ordine “giusto”), il Ferriere.
Sono un grande amatore di vini ma le mie competenze si limitano alla passione e alla capacità di scolare, quindi non potrò scendere nei dettagli spiegandovi tutte le sensazioni che questo vino rilascia (riguardo ciò vi rimando alla cultura delle tre sorelle). Posso però svelarvi fin dall’inizio che dato forse il periodo di caldo torrido questo è stato il vino che ho apprezzato di più.

Il vino veniva accompagnato da un piatto che fungeva un po’ da antipasto, un mix di formaggio sapido con un eccellente salame, tocchetti di prosciutto crudo, olive verdi e pomodori secchi.


E’ molto piacevole sbocconcellare nel proprio piattino nell’area verde riservata alla “cena”.
Le larghe tavolate nel prato sono ideali per fermarsi un attimo a godere di un’inedita frescura.


Frosano, Castiello ed Erythros


Mentre qualcuno si lasciava esaltare già dai primi sorsi e si fiondava sottocassa a ballare noi passavamo al fiano, il Frosano.

Nonostante il vino mi sia piaciuto particolarmente, devo dire al pari del Ferriere, forse perché avevo davvero bisogno di qualcosa di “fresco”, il piatto d’accompagnamento (paccheri con polpo e cipolle sfumate al vino) non reggeva il ritmo dell’ottimo bianco.


Il Castiello, un vino rosso più dolciastro, era abbinato ad una parmigianina.
Passare da un bianco a un rosso non sarà un problema siccome per tutto il percorso troverete delle fontanelle perfette per sciacquare via i sentori della sorsata appena finita.

Aggiungo inoltre che per tutta la serata non abbiamo mai notato file, siamo arrivati alle 20.00 quando c’erano i primi afflussi e siamo andati via alle 23 passate, l’attesa si era dimostrata minima.
Occhio però ai tempi della carne abbinate al Nardantuono, nelle edizioni passate vi si era creato intorno un discreto capannello (la carne ha cotture più lunghe ed è naturalmente fatta al momento)


Il secondo rosso in elenco è l’Erythros, che gradisco più del Castiello (ma che non raggiunge i miei favori nei confronti del Ferriere!) ed è abbinato ad una fagiolata!

Consiglio un po’ di piccante, che non guasta. La fagiolata viene servita con del pane a mò di fresella ma se volete scarpettare un po’ rubacchiate del pane morbido dallo stand precedente, quello della parmigiana.


Nardantuono, il top di gamma


L’ultimo stand di questo ideale percorso è il Nardantuono, è l’Aglianico di punta di Cantina Firosa.
Un vino corposo ideale da gustare con le carni morbide cotte al momento su piastra e spruzzate (a vostro gusto) con una riduzione d’aglianico.


Letto di rucola onnipresente e carne da gustare immediatamente.
Non fate i merli come noi che per fare foto e video l’abbiamo lasciato freddare (sigh!)

La serata ad Evento Di…Vino è all’insegna del relax.
E’ un percorso si, ma nessuno vi corre dietro, potete scegliere il vostro calice e sedervi con amici al tavolo (abbiamo visto molti prendere direttamente le bottiglie, saggia scelta) dove se siete fortunati Concato vi accompagnerà nelle note fruttate del vostro vino prediletto, mentre se dovesse partire Shakerando avrete almeno il vino a consolarvi.
A proposito di relax…è presente un’area con gonfiabili dove far sfogare fino allo sfinimento i bambini!

Evento Di...vino, Gelato al mosto cotto
– Gelato al mosto cotto, meraviglia.


La ciliegina a fine percorso è il gelato al mosto cotto.
Suggerisco alle sorelle Fi-Ro-Sa di brevettare questo gelato perché è fenomenale.
Note di caramello avvolgenti stavolta non abbinabili a nessun vino (il gelato è un extra) ma che vi consiglio spassionatamente.

Evento Di…Vino continuerà fino al 3 Agosto! Vi lasciamo il link diretto all’evento ufficiale dove trovare tutte le informazioni e i contatti utili anche per prenotare online!

– Clicca per andare all’evento ufficiale!


– Falco

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La vecchia cantina | Cantina – Castel San Lorenzo (SA) – Tavolo Riservato

La vecchia cantina | Cantina – Castel San Lorenzo (SA) – Tavolo Riservato


A Castel San Lorenzo Gigi e Cynthia hanno rivalutato la vecchia cantina del Podere Donna Irene in un ristorante di cucina casalinga estremamente tradizionale.
L’ospite dunque potrà continuare a usufruire dei servizi del Podere (B&B e non solo) con l’aggiunta di un ristorante dedicato dove svolgere un pasto completo, La vecchia cantina.


La tavola imbandita de La Vecchia Cantina


Il 90% di questo articolo potrebbe limitarsi ad una semplice descrizione una per una della infinita sequela di pietanze che in serata ci siamo trovati di fronte.
Il cuoco infatti ha attinto a tutto il repertorio della cucina cilentana (ma espressamente caratteristica di un certo ramo di essa) a patto che fosse stagionale.

La stagionalità è stata una delle prime tre cose che ci sono state dette al nostro arrivo.
La prima erano i saluti da parte di Luigi e di Cynthia, gentilissimi padroni di casa, l’altra era un’offerta di prosecchino da loro prodotto che detto tra noi mi è piaciuto tantissimo.

– La Ncantarata


Cerchiamo di ragionare discernendo nel carnevale di sapori e vediamo che salta fuori.
A memoria ricordo una buona parmigiana di melanzane, metodo classico, di cui ho avuto il barbaro coraggio di fare il bis (io e Corvo ci siamo alzati tre volte per rifornirci al buffet, senza vergogna) e un’insalata un po’ alla greca con olive nere giganti e sapidissima cacioricotta fresca (anche qui bis per me)

– Lo spettacolo di quei pani fatti in casa e farciti, stupendi.


Le patate le ho provate in due versioni, sia al forno con buccia che in modalità classica lessate con i fagioli lardari. Nella prima delle due modalità le ho molto apprezzate, benché qui interviene molto il gusto personale siccome erano (volutamente) indietro di cottura. Nella seconda un po’ meno poiché risultavano molto dolcine (sicuramente influenzate dal gusto neutro dei lardari)


La tavola imbandita de La Vecchia Cantina, parte 2


Qui va aperta una parentesi. E’ ben più che evidente, come accennato nelle prime fasi dell’articolo, che a La Vecchia Cantina ci sia una cucina di casa (“Una cucina di casa di 50 anni fa” annuncia Luigi prima dell’apertura del buffet) il che da un lato garantisce genuinità, un prodotto preso letteralmente nell’orto sotto casa e la sicurezza che alle spalle vi sia meno manipolazione possibile (prendiamo i friarielli [quelli “nostri”] arrostiti, erano letteralmente presi, arrostiti, serviti) ma dall’altro sottopone un gusto molto personale, insomma quello de mamma tua, cioè sua!

Un gusto che ti piace perché l’hai sempre mangiato così, ma ogni casa ha le sue ricette e paradossalmente la stessa cosa è completamente diversa a seconda del focolare che la concepisce.


Cerchiamo di essere più chiari con un esempio lampante: i ravioli.

I ravioli erano di un bello da incorniciare, gonfi, finemente ricamati, sembravano cuscini.
Al gusto si scindevano in…dolci e salati. Ravioli dolci? Ebbene si, ma gli unici sorpresi eravamo noi perché agli altri tavoli i locali avevano tutti riconosciuto la ricetta. In alcune parti dell’estesa provincia di Salerno è cosa nota servire questi ravioli la cui ricotta è addolcita dallo zucchero (e a volte un po’ di buccia di limone) che va a formare un contrasto agrodolce col sugo di pomodoro fresco.

Per noi che però veniamo dall’altro lato della provincia, quello della Piana del Sele, era una discreta novità! E credetemi, noi giriamo per la Campania da anni, di sagra in sagra, e non me li ero mai trovati davanti. Il raviolo salato era quindi più nelle mie corde, ma solo perché vi ero più abituato siccome l’avevo sempre mangiato così a partire da casa mia e da qui il discorso sulla cucina di casa.

Certo, preferisco 100 volte sbalordirmi di un piatto che credevo di conoscere a menadito, invece di mangiare sempre le stesse cose.


Salumi e tutto il resto


Tornando ai meri elenchi, menzione d’onore per il caciocavallo dell’emigrante che ho provato in diverse forme e che non mi soddisfa quasi mai. Qui invece ho fatto immediatamente notare quanto fosse buono, penso il migliore mai provato. A filotto lo seguivano tutti gli altri salumi, capocollo e soppressata fresca.

Saltellando qui e li, andando avanti e indietro col menu, siamo rimasti colpiti anche dalla tenerezza della carne che accompagnava gli ziti spezzati (a giudicare dalla circonferenza forse erano candele).
In un sugo che più classico non si può, nella concezione più positiva del termine.

– Presentazione regale di salumi


Da amante di polpette non ho potuto non apprezzare le compattissime polpette di carne al sugo. Speziate e rese frizzanti da abbondante prezzemolo e aglio q.b., le inserisco tra i piatti che mi sono piaciuti di più.

Pensate che in tutto questo marasma non sono riuscito ad assaggiare (ma semplicemente perché ero saturo) il coniglio alla cacciatora o il pollo con le patate (ero già al terzo piatto di patate, ormai avevo le sembianze di un purè).


Gli esterni


Vi ho parlato solo di tavolate ma in realtà abbiamo apprezzato molto la composizione de La Vecchia Cantina. Poche stanze, numero limitato di tavoli, spiazzo esterno che da sulla vigna da un lato e su una grande quercia dall’altro. Interni semplici ma eleganti con scaffali in legno scuro al muro, qualche frase colorata alle pareti e per quel che mi riguarda un arredamento di gusto diverso dal casalingo annunciato prima. Perfettamente in tono e abbinato all’ambiente e all’idea di ristorazione.


Girovagando in esterna abbiamo anche notato un forno per le pizze, un paio che invece erano chiaramente dedicati a panificazioni e carni (diverse altezze, diversa potenza di fuoco) e uno “da terra” bassi, di quelli dove sotto vi si riempe di braci e ci cuoci di tutto.

Questa serie di forni lascia spazio all’immaginazione e a serate-evento a carattere conviviale.
Del resto era proprio questa l’idea che i proprietari ci hanno lasciato, l’idea di una veranda con cucina annessa dove al ritorno da mare (facciamo da fiume) ti fermi a rilassarti e a chiacchierare con tutti, chiedendo quel che la cucina ha disponibile nella giornata e abbondando con vino e prosecco della casa (molto apprezzato, ripeto) mentre il sole tramonta, sorge, poi ritorna, se ne va e tu sei affacciato dal tuo tavolo, verso l’orizzonte, senza fretta alcuna.

– Pesca sciroppata con panna che imita un uovo fritto, sfiziosissimo


– Falco

La Festa nel bosco di Perito (SA), prodotti cilentani tipici nella frescura del bosco cittadino

La Festa nel bosco di Perito (SA), prodotti cilentani tipici nella frescura del bosco cittadino


Una delle feste più particolari del panorama estivo è sicuramente quella di Perito (SA), La Festa nel bosco.
Essa si svolge nel comune di Perito, con la caratteristica di essere nel pieno di un bosco raggiungibile a piedi, senza neanche rendersene conto, direttamente dal centro urbano.

Festa nel bosco, locandina
– Preview dell’evento


Programmi e date della Festa nel bosco


La festa si svolgerà dal 6 al 13 Agosto, ed è organizzata in collaborazione tra il Comune di Perito e la ProLoco omonima.

Il bosco di castagni con le sue fronde fresche ospita ormai da 41 anni questo evento che ogni anno accoglie locali e turisti, con un menu sempre locale e tradizionale.
Negli anni gli organizzatori sono stati abili a ricavare sentieri e postazioni che rendono molto semplice l’accesso al bosco e il cercare il proprio posto a sedere.

Celeri ragazzi e ragazze volenterosi provvederanno a prendere l’ordinazione e a portarvi a tavola i vassoi con le pietanze scelte.

Festa nel bosco, poster
– Locandina dell’evento 2022


Il menu della Festa nel bosco


Tra le varie pietanze tipiche che vengono notoriamente proposte a Perito (SA) in occasione della Festa nel bosco troviamo la minestra stretta.
Un piatto di antica tradizione contadina originario della zona del Cilento.
Si tratta di un contorno di verdure che, dopo essere lessate, vengono strizzate – da qui in termine “strinta”, cioè stretta – e poi ulteriormente ripassate in padella.

Altro piatto classico sono le Melanzane ripiene alla Cilentana. Mulignane ‘mbuttunat, come vengono chiamate nel Cilento.
Sono delle melanzane tagliate a libro e farcite, fritte e condite con salsa di pomodoro.
“Niente di più semplice e squisito.”


A seguire…Spezzatino con funghi e patate. Un piatto unico tipico dal sapore inconfondibile.
“Dire che è squisito non è fare giustizia a questa ricetta dal gusto unico”, promettono da Perito!

Come primo piatto compaiono i tradizionali cavatelli, nelle versioni Alla Boscaiola, Pomodoro e Basilico, e Al sugo di castrato.


Antipasto e dolce sono composti da un mix di salumi e formaggi mentre la dolce conclusione saranno frutta e fichi cilentani e dolci tipici.
Oltre a questa panoramica già soddisfacente sono presenti via via altre pietanze, che vi invitiamo a scoprire!

L’ingresso è gratuito e naturalmente il vino è disponibile!


– Falco

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Sagra lagane e ceci – Rufoli di Salerno (SA) – 2022

Sagra lagane e ceci – Rufoli di Salerno (SA) – 2022

Appuntamento fisso, vista anche la ristretta distanza che, una volta tanto, ci separa.
In questo Luglio 2022, precisamente nelle date che vanno dal 15 al 19, torna puntuale la Sagra lagane e ceci di Rufoli. E, in modo altrettanto naturale, Il Trono di Sagre sarà presente sul posto.


30 anni di lagane, 30 kg di lagane

La Sagra lagane e ceci di Rufoli si tiene ormai da 30 edizioni (e passa, in realtà) e lo si nota dall’organizzazione militare delle sue retrovie.
Siamo stati scortati da Emilio Di Giacomo, il lucido 80enne patron dell’evento, tra i primi di sempre ad organizzarlo e portarlo fieramente avanti per tre decadi abbondanti.

Noi veniamo a Rufoli, anche in borghese, da diversi anni, questa è la prima volta però che possiamo dare un’occhiata al luogo dove avviene la magia vera e propria e non posso nascondere che sono rimasto sbalordito.

Pentoloni
– La lagana ribelle viene sorvegliata a vista con mestoli di due metri

La prima cosa che salta all’occhio sono questi pentoloni giganteschi ricolmi di lagane, con un processo e delle tempistiche che vanno a “scalare”, quando l’acqua bolle in uno si procede a rimuovere la pasta da un altro, e così via.
Ogni pentolone può contenere 30kg di lagane!
Vengono seguiti con attenzione dai membri del comitato organizzativo.

I membri sono divisi a gruppi, ognuno con un suo compito, ognuno indipendente dall’altro, è stata una lezione d’organizzazione degna del film “The Founder”.


Frionzolo e zeppole


Saltando immediatamente alla fine del pasto, un’altra cosa incantevole e suggestiva, e altrettanto iconica di questo evento sono le zeppole.

All’esterno, in un’area dedicata, all’aperto, in un delicato tramonto estivo tendente al rosa, avevamo una mezza dozzina di signore che con ritmi tribali e ben cadenzati, come una dolce catena di montaggio a metà tra l’ambizione di Ford e i deliri di Fantasia, impastavano le zeppole.

Impasto informe al centro, colpito ai fianchi senza pietà, strappato delle sue carni lievitate e lavorato al momento in piccoli salsicciotti che diventavano serpentelli e infine cappi, mandati di fianco, nell’olio bollente.

Sagra lagane e ceci, zeppole
– Zeppole appena sfornate

Nella terza di queste fasi, in un reparto con ritmi più cadenzati, il momento di far piovere zucchero e asciugare un po’ l’olio (che, a onor del vero, non ho mai visto troppo abbondante).
La zeppola, se non si fosse capito, qui è un’eccellenza.

Non è da meno l’ennesimo reparto indipendente, quello della Frionzola, o della Sfrionzola, ogni provincia mette o toglie una S, una F o qualche Z.
La ricetta è sempre la stessa: carne di maiale, peperoni rigorosamente insaporiti d’aceto, che è il vero collante della ricetta, e patate.

Complimenti vivissimi a chi ha lavorato le patate, sembrano fatte in serie, sono dorate come pepite e hanno colore e consistenza perfetta. Le patate sanno essere un incubo, ma qui c’è qualcuno che ha scoperto il loro segreto.

Frionzolo
– Un monte di carne di maiale


In un pentolone a parte sfrigge la carne di maiale, insaporendosi in un abbraccio col peperone.


Ultimo, ma non per mancanza di grasso


Ci sono anche le melanzane allardate!
Ricetta semplice: melanzane spaccate con un saporito insaccato a ricoprirle.
Prendono un ottimo sentore di affumicato, sono saporite e sapide il giusto.

Quanti reparti, e quanta gente per ogni reparto!
Sapete in quanti lavorano, tra banchi, casse e cucine? 120 persone!
Non a caso il Presidente Di Giacomo si è vantato dell’efficienza e della velocità ormai raggiunta.
Insomma, se l’intoppo c’è, perché può capitare, è un incidente di percorso dovuto anche alle massicce presenza giornaliere (quasi 5.000 circa!) che assaltano la sagra nella sua cinque giorni.

Non stentiamo a crederlo, noi ci siamo stati di lunedì e comunque era tutto pieno.

Capocollo
– 10/10 Would slice #top!


Non posso concludere senza accennare ai salumi (pancetta e capocollo tagliati freschi) e il pane.
Anche il pane infatti va messo nel leggendario trio di prodotti peculiari della festa.
Nonostante le 5.000 presenze trovano il tempo di sfornare pagnotte fresche, e la differenza SI VEDE E SI SENTE.

Una qualsivoglia rosetta da supermercato non regge il confronto, grande merito alla figura che ha ispirato quest’ennesima tradizione, purtroppo scomparsa, cui il presidente ci accenna diverse volte, con commozione.


Desinare sotto i tigli


Premettiamo che non ho la minima idea se quelli fossero tigli, ma il rimando agli O-Zone era necessario.
La Sagra lagane e ceci di Rufoli ha sempre avuto un paio di spiazzali dedicati, dove poter cenare.
Recentemente ha ampliato e ha unito, in un dislivello a seguire, un altro paio di spazi.

Uno dei due, molto caruccio, è addobbato con diverse lucine tra gli alberi e panche di legno, è probabilmente la zona più caratteristica dove poter cenare.
I tavoli sono abbondanti, quindi non dovreste mai avere problemi a trovare posto, ma vi ricordo che la gente abbonda allo stesso modo, quindi siate celeri.


Vi ho parlato dell’evento e dei piatti, ma questi piatti come sono?

La lagane e ceci è una delle mie preferite dell’intero panorama eventi estivo, l’ho sempre detto e lo ripeto. Probabilmente per me è la migliore.
Sicuramente influisce il mio gusto personale, difatti a me piace cremosa e non acquosa, ma ogni tradizione ha la sua.

Quest’anno, incredibilmente, la pasta era ancora più buona di come la ricordavo (e abbondante).
Pienamente approvata.

Lagana
– La famosa lagana


Sarà stata la bella serata ma sapete cos’altro mi ha meravigliato? I salumi.
Capocollo color rubino, dolce, perfetto, quasi un crimine mangiarlo col pane.
Difesa strenua anche della pancetta, anche qui un prodotto sul quale non ho nulla da poter dire.

La Frionzola purtroppo l’ho acchiappato già fredda, perché nel mentre che andavo a prendermi la birra si è riposato un po’ troppo, quindi non posso giudicarlo granchè, peccato!
Anche a freddo, comunque, ho apprezzato le note capricciose dell’aceto.

In compenso la birra era eccellente (volendo c’è anche il vino).
Aggiungo che quello di cui vi ho parlato era il menu completo, però potete prendere i piatti singolarmente o, perché no, lanciarvi sui panini, di cui ho comunque un buon ricordo.

Menu completo
– Foto frettolosa del menu completo, perchè volevo magnà!


Se oltre mangiare (c’è altro oltre mangiare e bere?) volete ballare vi informo che ogni sera si alternano sul palchetto della chiesa diversi gruppi. Quest’anno c’erano band dedicate ai bambini, altre tendenti allo swing e anche, naturalmente, gruppi di musica popolare. Per tutti i gusti.


Sagra lagane e ceci, conclusioni


E’ stata una grande conferma essere nuovamente qui, molto gradita, aggiungo.
Molto gradita perchè abbiamo ritrovato un evento che sembra non aver risentito minimamente di questi due anni di stop e ci ha fatto piacere rivedere 120 e passa persone, cariche a palla, funzionare come un singolo perfetto ingranaggio.


Gran merito della bella serata è stato del presidente Emilio Di Giacomo, che approfittiamo nuovamente per salutare, ha saputo illustrarci tutti i segreti e gli sfizi di un’organizzazione perfetta, quella della Sagra lagane e ceci, di Rufoli. Vi salutiamo, come sempre, da Il Trono di Sagre!


– Falco

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Sagra della coccetella, la tradizione della pasta fatta a mano di Sorbo Serpico (AV) – Il Trono di Sagre

Sagra della coccetella, la tradizione della pasta fatta a mano di Sorbo Serpico (AV) – Il Trono di Sagre

In provincia di Avellino, precisamente a Sorbo Serpico, il 29-30-31 Luglio 2022 tornerà la Sagra della coccetella, eccezionalmente con l’edizione numero 41.

Una sagra ormai storica e tipicissima dell’avellinese, che basa tutto il suo clamore sull’abbondante piatto di pasta fatta in casa, la coccetella, appunto, tipica del borgo.

Sagra della coccetella, locandina
– Locandina dell’edizione 2022


Le origini della Sagra della coccetella


Come molte manifestazioni campane la festa ha origini religiose: Le massaie di Sorbo Serpico decidono di onorare la Madonna della Neve, patrona del paese, consegnando ad essa il piatto tipico che da sempre veniva tramandato in famiglia, la coccetella.

La coccetella è una formato di pasta simile alle orecchiette, ma più grande e più stiracchiato, composto da un insieme di farina, semola e acqua.

Dall’unione tra le donne del paese e dal comitato Festa Maria SS della Neve nasce la sagra vera e propria.
Ancora oggi l’evento serve ad autofinanziare il paese per poter permettere, nei primi giorni di Settembre, la festa della santa patrona.

Sagra della coccetella, pasta
– La coccetella di Sorbo Serpico

Il Menu

Per l’edizione del 2022 si resta sul classico, alla Sagra della coccetella di Sorbo Serpico sarà possibile provare:

Coccetella al sugo
Braciola con peperoni
Specialità alla brace
Pizza fritta

il tutto accompagnato da vino locale


L’evento si terrà come al solito nei pressi della chiesa e della farmacia, dove oltre il palchetto che offrirà ai presenti musica popolare, sarà possibile trovare diversi solidi tavoli in legno dove rilassarsi in attesa del fumante piatto di coccetella.

Quest’anno la festa si terrà dal 29 al 31 Luglio.

Coccetella
– La coccetella di Sorbo Serpico (AV)

Informazioni utili:
+39 348 567 2410
Via Vincenzo Pennetti, presso Farmacia.

Falco

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Evento di…Vino, la degustazione enogastronomica di Cantina Firosa – Olevano sul Tusciano (SA)

Evento di…Vino, la degustazione enogastronomica di Cantina Firosa – Olevano sul Tusciano (SA)


Cantina Firosa è una realtà nata dal connubio tra la tradizione e la vitalità giovanile, è a gestione tutta familiare e tutta al femminile. Il rilancio dell’attività di famiglia è avvenuto tramite l’entusiasmo delle tre sorelle Poppiti, che hanno deciso di prendere in mano la situazione e dar vita ad eventi come Evento…di Vino, una degustazione messa in scena nella tenuta di famiglia.

Programmi
– Preview dell’evento


Il programma

#CantinaFirosa anche quest’anno vi propone l’attesissimo “Evento di…Vino”, l’ormai famoso percorso #enogastronimico racchiuso in un’avvolgente atmosfera.

I protagonisti per eccellenza saranno gli ottimi vini di Cantina Firosa: il rosato #FERRIERE, il rosso #ERYTHROS, il fiano #FROSANO, l’eccellente Aglianico #NARDANTUONO e #CASTIELLO!!!

Infine, ad addolcire i palati ci penserà il gelato al #MOSTOCOTTO, specialità di Cantina Firosa.

Ad ogni vino verrà abbinato un piatto gustoso e raffinato, anche nella versione #glutenfree

Il tutto accompagnato da #musica dal vivo, area play park per bambini e altre novità.

Un #evento da vivere, non da farselo raccontare!

Non mancare!!

#CantineFirosa#EventoDiVino#EventoDiVino6#EventoDiVino2022

Antipasti
– Una parte del percorso degustativo


Con queste parole, è la stessa cantina, dai suoi portali social, ad annunciare l’edizione del 2022.
Noi c’eravamo già stati nel lontano Agosto del 2019 e infatti ricordiamo con piacere diverse pietanze, dal gelato al Mosto Cotto ai cavatelli, passando anche per un’importante parmigiana, perchè ben venga la degustazione, ma meglio se poi ti sazi anche! Le portate, inoltre, potranno essere selezionate nell’ordine desiderato, quindi avrete facoltà di scegliere ciò che più vi piace, nell’ordine che preferite.

Cantina Firosa, Mosto Cotto
– Molto consigliato il Gelato al Mosto Cotto, da gustare come gran finale

L’evento si terrà il 29 – 30 – 31 Luglio e 1 – 2 – 3 Agosto.

L’occasione sarà quella per provare e acquistare i vini della Cantina Firosa che collaborò inoltre con noi nella stesura di questo articolo a proposito delle qualità dell’Aglianico:

Evento FB

Informazioni utili

Cantina Firosa
Via Ferriere 43/45, Olevano sul Tusciano (SA)
0828 311887
www.cantinafirosa.com

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